martedì 1 dicembre 2009

Strudel di mele e strudel di ricotta di Anneliese Kompatscher

Di Daniela

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(la prima ricetta per la tavola Natalizia è Zabaione montato con caviale e vodka gelata. Fate clic sulla foto a sinistra per scaricarla)


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Cielo grigio su......(cielo grigio suuu)

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foglie gialle giù ...(foglie gialle giùùù)
cerco un po' di blu...(cerco un po' di blu)
dove il blu non c'è ...(dove il blu non c'èèèè)
Sognando la California 1966 Dik Dik
(All the leaves are brown and the sky is gray.....
California dreaming The Mamas & the Papas 1965)
Questo per tutto il sacrosanto week end e particolarmente ieri, è stato il motivo dominante delle nostre giornate.... Un castigo insopportabile!!! Temevamo, ad un certo punto, che venissero fuori a tutti le branchie, tanta era la umidità nell'aria... Per fortuna ieri pomeriggio all'improvviso, alzando la testa dalla scrivania di mia figlia ecco cosa si è mostrato ai miei occhi.....

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... e così, sperando che le promesse di una luce così fantastica vengano mantenute, e forte del fatto che, come spiego sempre alle mie bimbe, ogni promessa è debito, ho scomodato la super fantastica signora A. Kompatscher per regalarvi queste due goduriosissime ricette:


STRUDEL DI MELE E STRUDEL DI RICOTTA DI A. KOMPATSCHER

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Per la pasta

  • 250 gr di farina
  • 1 uovo
  • 1 presa di sale
  • 2 cucchiai di olio ( io li sostituisco con la stessa quantità di burro fuso
  • 1/16 di litro di acqua

Per il ripieno di mele

  • 2 kg di mele (io ne uso un po' meno in realtà) renette o gravenstein o boskop o come le mie verdi della valtellina
  • 150 gr pangrattato
  • 150 burro
  • 80-100 gr di zucchero (dipende dall'asprezza delle vostre mele: per le mie suff. 70gr)
  • cannella, scorza di limone
  • 50 gr di uvetta sultanina
  • 50 gr di pinoli
  • 100 gr di burro fuso (bastano anche un'ottantina) per spennellare la pasta

Per il ripieno di ricotta

  • 130 di burro morbido
  • 130 di zucchero
  • 1 bustina di zucchero vanigliato
  • 1 presa di sale
  • scorza di limone
  • 5 uova
  • 500 gr di ricotta
  • 5 panini senza crosta
  • 200 gr di panna acida
  • 80 gr di uva passa
  • ¼ di litro latte

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Preparate la pasta :

setacciate la farina sulla spianatoia e con una mano impastatela con l'uovo, il sale e l'olio (o il burro), mentre con l'altra aggiungete poco per volta l'acqua necessaria perchè l'impasto abbia la giusta consistenza. Lavorate ora energicamente la pasta con tutte e due le mani fino a quando sarà liscia ed elastica. Raccoglietela formando una palla, spennellatela con olio (o burro) e lasciatela riposare per mezz'ora su un piano leggermente infarinato. A questo punto faccio una piccola digresione sul tema "riposo" non del guerriero ma della pasta :-))) basandomi su quanto afferma la mia amata A. Boni sul Talismano: lei suggerisce di riscaldare una casseruola piuttosto ampia e, quando sarà calda, di rovesciarla sopra la pagnottina della pasta, in modo però che questa non tocchi la parete interna della casseruola, e di lasciarla a riposare li sotto per almeno un quarto d'ora.

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Per il ripieno di mele : torniamo ad Annelise. Nel frattempo , sbucciate le mele, privatele del torsolo e tagliatele a fettine sottili. Rosolate anche il pangrattato nel burro, finchè diventi ben dorato. Su un canovaccio infarinato stendete la pasta con il mattarello passate le mani con il dorso rivolto verso il tavolo sotto la pasta e, iniziando dal centro, tiratela delicatamente cercando di non strapparla fin a che non sarà sottile come un foglio di carta. Spennellate con una parte del burro fuso e tiepido. Cospargete di pangrattato due terzi della pasta e spargetevi sopra le mele, la cannella, lo zucchero, la scorza di limone, l’ uva sultanina e i pinoli. Pareggiate con un coltello i bordi spessi della pasta e , aiutandovi con il canovaccio, arrotolate la sfoglia ben stretta su se stessa adagiate lo strudel su una teglia o sulla placca del forno imburrata, spennellatelo con il resto del burro fuso e cuocetelo in forno a 220° per circa mezz’ ora. Servite lo strudel ancora tiepido dopo averlo spolverizzato con lo zucchero a velo. Lo strudel si accompagna molto bene con la panna leggermente montata (e una leggera spruzzatina di cannella).


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Per il ripieno di ricotta : (Preparate la pasta come nella la precedente spiegazione.)
Lavorate il burro con la metà dello zucchero, la scorza di limone i tuorli e lo zucchero vanigliato. Aggiungete la ricotta passata al setaccio, i panini bagnati nel latte, strizzati e passati, la panna e per ultimo le chiare montate con il restante zucchero a neve ferma. Stendete la pasta in una sfoglia sottilissima e mettetela su un canovaccio pulito. Spalmatela con il ripieno e cospargetela di uvetta. Pareggiate con un coltello i bordi spessi della pasta e aiutandovi con il canovaccio, arrotolate la sfoglia su se stessa. Appoggiate lo strudel sulla pasta imburrata, dandogli la forma di una mezzaluna . Spennellatelo con il burro e ,mettetelo in forno a calore medio per circa 40 minuti. Dopo 20 minuti di cottura versatevi sopra il latte caldo e finite di cuocere.


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Buon appetito

Daniela

lunedì 30 novembre 2009

Una Ricetta Al Giorno- e questa volta, per tutti

pranzo di natale


Vi ricordate gli "anche sì" e gli "anche no" di quanche tempo fa? E le ricette per i fans e i pdf per i non fans? E chi ha facebook di qua e chi non l0 ha dall'altra parte?
Ecco, dimenticatevi tutto...

"Non mi è chiaro tuttavia il perchè formare più gruppi di appassionati(con e senza Facebook) dal momento che a mio parere il vostro blog è già un piccolo mondo perfetto, frequentato da chi gode del vostro modo di scrivere, apprezza le recensioni dei libri e dei viaggi, sperimenta e commenta le ricette che proponete..."

Le comunità perfette sono quelle dove non si sbaglia mai.
Noi lo abbiamo fatto, e vi chiediamo scusa.
Da domani, una ricetta al giorno, per festeggiare il Natale, tutti insieme

Ale & Dani

Carlo Cracco- Tuorlo d'uovo marinato... (chi la fa?)

Se siete alla ricerca di un'idea di cucina dell'essenza, dove la sottrazione è la cifra per assaporare la nitidezza di un piatto, in un accostamento di sapori che supera l'impressione di un contrasto per fondersi in una sublime coincidenza, Carlo Cracco è lo chef che fa per voi. Nel suo percorso professionale spiccano i nomi più insigni della ristorazione mondiale, da Gualtiero Marchesi ad Alain Ducasse, ma l' ultimo approdo è all'insegna dell'originalità, con una cucina che è puro intelletto, scevra da ogni cerebralismo e sorretta da un gioco divertito e innovativo di tecniche possedute alla perfezione e per questo portate all'estremo. Il Tuorlo d'Uovo Marinato è l'emblema di questa filosofia, che parte dalle materie prime e le tratta in modo nuovo, che rompe il cerchio della tradizione e le estrapola da contesti abituali e, per certi versi , abusati: il risultato è un sapore nuovo e antico nello stesso tempo, che subito spiazza, poi esalta e infine fa riflettere sui nuovi orizzonti delle frontiere di una gastronomia di non facile presa ma di indubbia eccezionalità

TUORLO D'UOVO MARINATO CON ASPARAGI VERDI
da Cracco- Le Ricette dei Grandi Chef
il sole 24 ore

per 4 persone
uova, 4
mazzo di asapragi verdi, 1
fagioli secchi, 200 g
sale grosso affumicato, 1 kg
cipolla bianca, 1
brdo vegetale, 1 dl
burro, 40 g
olio EVO, qb
sale, qb

Preparazione

1. Lasciate a bagno i fagioli in acqua fredda per mezza giornata, poi lessateli per 40 minuti e frullateli con un goccio della loro acqua di cottura.
2. Amalgamate il sale affumicato, lo zucchero e la purea di fagioli. Mettete i tuorli delle uova a marinare per 4-5 ore in questo composto, finché la superficie non sarà diventata resistente. Poi scacquateli delicatamente sotto un filo d'acqua fredda corrente
3. Sbattete gli albumi e stendeteli fra due fogli di carta da forno oliati. Cuoceteli nel forno scaldato a 150 gradi per circa 10 minuti, in modo da ottenere una sorta di rete. Lasciate raffreddare e ricavate dei brandelli irregolari
4. Pelare gli asparagi, separare le punte e tagliate i gambi a cubetti. Tritate la cipolla

Finitura

Spadellate i gambi degli asparagi con metà della cipolla e una noce di burro, bagnateli con un mestolino di brodo vegetale misto ad acqua e portateli a cottura a fuoco vivo.
In un'altra casseruola cuocete brevemente le punte degi asparagi con il reto della cipollina e un'altra noce di burro, salatele e mettetele da parte
Prendete metà dei gambi e frullateli nel mixer
Passate la purea al setaccio, incorporate il resto dei gambi e regolate di sale.
Disponete sui piatti la purea di asparagi, le punte e i tuorli marinati; circondate con le tegole di albume e il fondo di cottura, poi servite. Accompagnate a piacere con striscioline di pancarrè tostate nel forno

vino: un piatto ricco di sensazione, dalla grassezza dell'uovo, con le sue sfumature sapido-aromatiche, alle note varietali e acidule degli asparagi. Può sposare un Arneis del Piemonte elevato in barrique, dal gusto morbido e rotondo

Chi la fa? Lo aspetto
Ale&Dani

domenica 29 novembre 2009

Danimarca: sesto giorno (Odense)

danimarca


Stanchi ma felici per la bella giornata trascorsa ( tanto per non farci mancare la citazione dotta, tratta questa volta dai quaderni della sesta elementare di mia nonna), decidiamo di andare a dormire a Kolding, città che, secondo le guide, non merita una vera e propria sosta. Decidete voi (e decidete anche se è il caso di comprarle, 'ste benedette guide...)

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Al mattino, comunque, siamo pronti per l'altra tappa che aspettiamo con impazienza, vale a dire Odense, la città di Hans Christian Andersen. Ma prima, permettetemi di indulgere in un breve e tipico quadretto familiare, tanto perché vi rendiate conto dei casi della vita e dello stile con cui noi siamo soliti affrontarli.

kolding

Dunque, non so se vi ho mai confessato che noi siamo Genoani. Il che, con tutto il rispetto, è diverso che essere interisti o milanisti o juventini: a meno che non abbiate in famiglia un morto di infarto nella Nord, una madre che firmò un contratto prematrimoniale ante litteram, accettando dal futuro sposo che "prima il Genoa, poi la famiglia", la formazione del Genoa 71-72 come prima cosa che avete scritto e un marito che rischiò di arrivare in ritardo alla cerimonia nuziale perché in coda per comprare gli abbonamenti per la stagione successiva, senza contare una fede incrollabile che si è mantenuta intatta attraverso le disavventure del Grifone: "solo chi soffre impara ad amare" recita lo strisicone più famoso della Gradinata Nord- e noi Genoani lo abbiamo imparato benissimo. Quindi, non c'è da stupirsi se le grandi soddisfazioni sotto il profilo dei risultati arrivino col contagocce, in media una volta ogni venticinque-trent'anni: era il 92 quando conquistammo l'Europa ed era l'estate del 2009 quando bissammo il successo. Superfluo che mi soffermi su quanto è accaduto in casa mia in quei giorni, dalla micra fasciata di rossoblu con il bandierone della Svezia ( è rossoblu pure quello), alla figlia che girò con una scarpa rossa e una blu per tutta la stagione, fino alla corsa ai biglietti Ryanair, fedeli a quel "ti seguiremo ovunque - anche all'inferno" che fa parte dell'iniziazione di ogni genoano che conti.

casa di andersen
Un'altra premessa doverosa è che mio marito lavora SEMPRE. non ci sono sabati, domeniche e feste comandate che non lo vedano con una valigia in mano, attaccato al cellulare o davanti al pc, perché per lui il calendario comune non esiste. Non solo: non esiste nemmeno assentarsi da casa per più di una settimana e le volte in cui si è dovuto interrompere un viaggio a metà superano di gran lunga quelle in cui siamo riusciti a concluderlo, secondo programma. Io, per contro, sarei sempre in giro: per cui, vigilo di continuo, nella speranza di prenderlo in contropiede e di appioppargli una valigia che non sia zeppa di documenti e blueberry, ma di cartine e di guide. E così, quando ha comunicato che avrebbe avuto due riunioni ad Amburgo fra l'11 e il 14 agosto, non ho esitato a unire l'utile al dilettevole, trasformando in una vacanza il suo solito viaggio di lavoro.

odense
Se non che, le date prescelte coincidevano con la prima partita di Europa League del Genoa che, udite udite, avrebbe dovuto giocare con l'Odense. E, a quel punto, in casa è scoppiato il finimondo: valigie riaperte per ospitare i soliti cimeli (abbiamo pure una maglia autografata da Bagnoli, incappato nel parente genoano di mio marito, a Verona) e sorrisi di giubilo stampati sulla faccia dei due, a contrastare con lo sconforto della mia faccia, incredula di fronte a cotanta malaugurata coincidenza. E già mi stavo rassegnando a congelare sugli spalti quando, all'improvviso, salta fuori che sì, la sera in cui saremmo dovuti essere ad Odense, si sarebbe giocato lo storico match, ma dalla parte sbagliata. Genoa Odense, cioè, e non Odense Genoa, come pensato.
Su tutto il resto, sorvolo per decenza.

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Odense è la città che ha dato i natali al personaggio più famoso della Danimarca, Hans Christian Andersen e, come spesso accade in casi analoghi, è una sorta di monumento alla sua memoria. Ovunque, ci sono strade intestate a lui (vi lascio immaginare l'orientamento), staue in tutte le pose, case dove è nato, ha vissuto, ha scritto la Sirenetta, ha pianto per gli amori infelici, in una sorta di fiabesca Via Crucis che, dopo un po', ci stufa.

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Ed è un peccato, perché in questo modo si rischia di non godersi in modo adeguato lo strepitoso Museo a lui dedicato, che è quanto di più completo e intelligente si possa pensare per commemorare un personaggio. Ho già detto molte volte che noi Italiani dovremmo imparare dai popoli dell'Europa continentale a come concepire l'organizzazione dei musei, per cui non sto a ripetermi, anche se ogni volta che vedo quell'accordo perfetto fra opere d'arte e spazi espositivi e le molteplici possibilità di fruizione dell'impianto museale (con un'attenzione speciale per i bambini, senza per questo violentare in alcun modo la precisione storica) mi viene un nervoso che non vi dico.

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Stavolta, comunque, mi diverto, girando per le stanze della casa natale dello scrittore, contando le decine di lingue in cui sono stati tradotti i suoi libri e godendomi sir Lawrence Oliver che legge It's perfectly true, esibendosi nell'imitazione di un pollo.


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Appena usciti, finiamo nel mercato rionale, un tripudio di formaggi, fiori e frutta a cui, naturalmente non so resistere. Il mega pacco della giornata sono queste schifezze qui, comprate a cifre vergognose da un sedicente contadino e finite dritte dritte nel più vicino bidone della rumenta
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Proseguiamo la visita, con il marito sempre più ingrugnito e la creatura che tiene alto il cellulare, a mo' di crocifisso, con l'inno del Genoa al massimo volume . "Evangelizzo", mi risponde serissima, infastidita dai miei inviti a spegenre tutto, che non si possono fare 'ste figure anche Oltralpe. E così, a prudente distanza, arriviamo alla vera chicca di Odense, la Sankt Knuds Kirche che, oltre a contenere le spoglie di sant Knud (il re Canuto II), patrono della Danimarca, racchiude questo spettacolo di polittico, di fronte al quale rimaniamo a dir poco estasiati

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Giriamo un po' nella parte antica, lungo Nedergade, contando gli edifici storici che si susseguono su entrambi i lati e stupendoci per il gran numero di attrazioni riservate ai bambini: per loro c'è davvero di tutto, dal museo delle locomotive alla ricostruzione della città vecchia, passando per un parco giochi naturale, con tanto di funghi e millepiedi di legno, fino ad arrivare alla più piccola biblioteca della Danimarca, una casa di bambola piena zeppa di libri. Se Odense era in cerca di un modo per ricordare Andersen, non poteva trovarne uno migliore

Alla prossima
Alessandra

sabato 28 novembre 2009

Sassolini- e il Dizionario di MT

Io, si sa, sono tipa da cinque minuti. I beneficiari, di solito, sono i parenti stretti, sui quali scarico, ogni volta, tutto quello che mi passa per la testa: ma se in ufficio vedete una specie di Erinni in giro di perle e tailluer piombare come una furia nell'ufficio del capo non avete bisogno di bussare alla porta per far vedere che ci siete: basta aspettare cinque minuti, e avrete via libera.



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La Dani, invece, parte tranquilla: il suo è un calare sicuro, dalla prima alla quinta, accompagnando le curve e seguendo la strada: anche se, per chi la conosce, questo è preludio di fulmini e saette che, al confronto, l'uragano Kathrina è la pioggerellina di marzo, chi non lo sa ha l'impressione di trovarsi di fronte all'Allegoria della Temperanza, circonfusa da una calma olimpica che niente potrà scalfire

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La Dani ed io andiamo d'accordo: pur essendo diversissime per temperamento, abbiamo sempre trovato un punto d'accordo in modo spontaneo e MT non fa eccezione, anzi: è la prova vivente che se un blog è gestito in maniera democratica- e cioè, se la Dani si rassegna a tutte le cavolate che mi vengono in mente e riesce pure a far vedere che le piacciono- funziona alla grande. Il più delle volte, è lei che aspetta che io ritorni in me, un occhio rivolto al cielo, un altro all'orologio: ma ogni tanto capita che i nostri tempi coincidano alla perfezione, come dimostra questo post, figlio della fugace eppur feconda unione dell'immediato sbollimento della mia ira e della minacciosa risalita della sua carogna. E quindi, tanto per restare in tema di prole, è giunto anche per noi il momento di affrontare la vexata quaestio della paternità di quei prodotti del genio e dell'ingegno che trovano nei food blog la loro vetrina


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Per quanto ci dispiaccia, entrambe siamo convinte che, nel caso delle ricette, non sia possibile affermare con certezza che "quella è mia". Lo diciamo con sincero rammarico, ma il detto del "pater incertus" che, per fortuna di noi madri, non è sempre verificato nella vita reale, si trasforma in assioma quando viene applicato ad ingredienti e procedimenti. Sia chiaro: questo non toglie nulla alla deprecabilità di comportamente scorretti a cui assistiamo con frequenza e che diventano francamente vergognosi quando sono sfacciatamente reiterati. io per prima mi arrabbierei e non poco se qualcuno si appropriasse senza il mio permesso del Lemon curd all'olio d'oliva, che allo stato delle cose reputo una "mia" ricetta non avendo mai trovato traccia, in venticinque anni di ricerche, di una versione come quella: e però se spuntasse, che so, la nipote di Misses Aburthnoit, armata di quadernetto ingiallito, a rivendicare la ricetta con cui la nonna scongiurava il colesterolo del marito, credete che potrei far fuoco e fiamme, minacciando tribunali o perizie calligrafiche? La risposta è no, e i motivi sono noti.


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Nello stesso tempo, però, esistono dei "figli" che invece portano marchiata la loro origine e pure in modo indelebile: sono i cosiddetti prodotti dell'ingegno, quelli che nascono, cioè, dalla mente feconda di chi scrive, per professione o per diletto, e che può dimostrare, in modo assolutamente inoppugnabile, che certi brani o espressioni o modi di dire sono nati dalla sua penna e sono stati registrati all'anagrafe in un determinato giorno. E poco importa se la "penna" è la tastiera di un computer e l'ufficio dell'anagrafe è un food blog: certe cose sono di chi le crea e questo è un principio così importante da aver assunto lo status di un vero e proprio diritto e da godere, pertanto, della tutela della legge.

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Ci sarebbe anche da aggiungere che, al di là della ratio legis, queste creature appartengono così tanto ai propri creatori che si riconoscono lontano un miglio, anche quando sono usate da altri, in altri contesti, in altri food blog, senza che sia specificata in alcun modo la loro provenienza. Lo diciamo per esperienza, perché ogni tanto capita anche a noi di imbatterci in espressioni e modi di dire che sono nati dalla nostra fantasia e che si trovano, senza citazioni e senza link di sorta, talvolta per giunta storpiati nell'ortografia e nella sintassi, su blog coperti a loro volta da copy right e spesso in prima linea per la difesa dei diritti d'autore.

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Vedete, quando abbiamo deciso di aprire MT, la Dani e io avevamo unicamente voglia di distrarci e di divertirci: a distanza di sette mesi, oggi possiamo dire con orgoglio che ce l'abbiamo fatta, e pure alla grande. Ce la spassiamo tutti i giorni fra scalette, riviste e acquisti dai nomi impronunciabili e dalla provenienza incerta ma che nel blog ci stanno divinamente e ci piace da matti mandare niusletter a mezzo mondo o riempire cesti di Natale virtuali . Di conseguenza, prese com'eravamo dalla foga del divertimento, non ci siamo accorte di quanto stava capitando intorno a noi: e cioè che, accanto ad uno stuolo di "nuovi amici sempre più amici" che si raggoglievano attorno a MT, si stava generando un gigantesco fraintendimento fra altri food blogger, specialmente fra quelli con cui non ci siamo mai presentati ufficialmente ma che, a quanto sembra, passano ripetutamente di qua.

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Confessiamo che la cosa ci ha lasciato un po' stupite: tanto stupite che, a mano a mano che realizzavamo il fatto, cominciavamo a vedere il lato comico della cosa- a nostro parere, l'unico della vicenda- e non nego che ci sia stato un momento in cui ho temuto davvero di strozzarmi dalle risate - o di perdere la socia, per lo stesso motivo. Tuttavia, come sempre, la ragione ha preso il sopravvento ed allora, mentre cercavamo di riconquistare la nostra dignità bevendo un po' d'acqua e soffiandoci il naso, abbiamo pensato che non sarebbe stato giusto lasciarvi brancolare in questo errore e che fosse quindi doveroso un chiarimento, in forme ufficiali e per iscritto. E cioè che se spariamo cavolate a raffica su questo blog, in un crescendo di botte e risposte che prosegue nei commenti con i nostri amici, è solo perché, per mezz'ora al giorno, dismettiamo i panni seriosi e compiti a cui ci costringono i ruoli che ricopriamo nella vita reale e facciamo le deficienti, per un po'. E quindi, in altri termini, facciamo le sceme- e però, non lo siamo per niente...


S caterina e Bormio2000 044

GRANDE DIZIONARIO DI MENU' TURISTICO
ad usum delphini et squalorum

  • che lipidine: the day after "che libidine"
  • ecchediamine- ecchecaspita- eccheppalle: manifestazioni di contenuta contrarietà della Dani quando le si blocca la barra di spazio della tastiera d'antiquariato del suo pc. Esiste anche la variante ECCHEDIAMINE- ECCHECASPITA-ECCHEPPALLE, quando, oltre alla barra di spazio, si blocca pure il tasto della miuscola
  • le ricette da porca figura: il più grande flop nella storia dell'editoria dei Paesi islamici
  • proh dolor: nota marca di burro
  • stupendissima: 300 e passa interventi su CI e ancora non sapete cosa sia???
  • fool blog: MT
  • bloggo: l'equivalente del blocco dello scrittore, applicato al food blogger. E' l'espressione che ricorre più frequentemente , fra quelle riportate qui sopra, oltretutto in una versione imbarbarita dall'uso e dall'abuso, "c'ho il bloggo". E' dovere degli estensori del Vocabolario recuperarne qui la forma originaria, "ho il bloggo", nel rispetto della correttezza filologica, della morfologia, della grammatica- ed anche dei membri della commissione che rilasciò ad entrambe le titolari di questo blog la licenza di seconda elementare
Alla prossima
Alessandra






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