Stanchi ma felici per la bella giornata trascorsa ( tanto per non farci mancare la citazione dotta, tratta questa volta dai quaderni della sesta elementare di mia nonna), decidiamo di andare a dormire a Kolding, città che, secondo le guide, non merita una vera e propria sosta. Decidete voi (e decidete anche se è il caso di comprarle, 'ste benedette guide...)
Al mattino, comunque, siamo pronti per l'altra tappa che aspettiamo con impazienza, vale a dire Odense, la città di Hans Christian Andersen. Ma prima, permettetemi di indulgere in un breve e tipico quadretto familiare, tanto perché vi rendiate conto dei casi della vita e dello stile con cui noi siamo soliti affrontarli.

Dunque, non so se vi ho mai confessato che noi siamo Genoani. Il che, con tutto il rispetto, è diverso che essere interisti o milanisti o juventini: a meno che non abbiate in famiglia un morto di infarto nella Nord, una madre che firmò un contratto prematrimoniale ante litteram, accettando dal futuro sposo che "prima il Genoa, poi la famiglia", la formazione del Genoa 71-72 come prima cosa che avete scritto e un marito che rischiò di arrivare in ritardo alla cerimonia nuziale perché in coda per comprare gli abbonamenti per la stagione successiva, senza contare una fede incrollabile che si è mantenuta intatta attraverso le disavventure del Grifone: "solo chi soffre impara ad amare" recita lo strisicone più famoso della Gradinata Nord- e noi Genoani lo abbiamo imparato benissimo. Quindi, non c'è da stupirsi se le grandi soddisfazioni sotto il profilo dei risultati arrivino col contagocce, in media una volta ogni venticinque-trent'anni: era il 92 quando conquistammo l'Europa ed era l'estate del 2009 quando bissammo il successo. Superfluo che mi soffermi su quanto è accaduto in casa mia in quei giorni, dalla micra fasciata di rossoblu con il bandierone della Svezia ( è rossoblu pure quello), alla figlia che girò con una scarpa rossa e una blu per tutta la stagione, fino alla corsa ai biglietti Ryanair, fedeli a quel "ti seguiremo ovunque - anche all'inferno" che fa parte dell'iniziazione di ogni genoano che conti.

Un'altra premessa doverosa è che mio marito lavora SEMPRE. non ci sono sabati, domeniche e feste comandate che non lo vedano con una valigia in mano, attaccato al cellulare o davanti al pc, perché per lui il calendario comune non esiste. Non solo: non esiste nemmeno assentarsi da casa per più di una settimana e le volte in cui si è dovuto interrompere un viaggio a metà superano di gran lunga quelle in cui siamo riusciti a concluderlo, secondo programma. Io, per contro, sarei sempre in giro: per cui, vigilo di continuo, nella speranza di prenderlo in contropiede e di appioppargli una valigia che non sia zeppa di documenti e blueberry, ma di cartine e di guide. E così, quando ha comunicato che avrebbe avuto due riunioni ad Amburgo fra l'11 e il 14 agosto, non ho esitato a unire l'utile al dilettevole, trasformando in una vacanza il suo solito viaggio di lavoro.

Se non che, le date prescelte coincidevano con la prima partita di Europa League del Genoa che, udite udite, avrebbe dovuto giocare con l'Odense. E, a quel punto, in casa è scoppiato il finimondo: valigie riaperte per ospitare i soliti cimeli (abbiamo pure una maglia autografata da Bagnoli, incappato nel parente genoano di mio marito, a Verona) e sorrisi di giubilo stampati sulla faccia dei due, a contrastare con lo sconforto della mia faccia, incredula di fronte a cotanta malaugurata coincidenza. E già mi stavo rassegnando a congelare sugli spalti quando, all'improvviso, salta fuori che sì, la sera in cui saremmo dovuti essere ad Odense, si sarebbe giocato lo storico match, ma dalla parte sbagliata. Genoa Odense, cioè, e non Odense Genoa, come pensato.
Su tutto il resto, sorvolo per decenza.
Odense è la città che ha dato i natali al personaggio più famoso della Danimarca, Hans Christian Andersen e, come spesso accade in casi analoghi, è una sorta di monumento alla sua memoria. Ovunque, ci sono strade intestate a lui (vi lascio immaginare l'orientamento), staue in tutte le pose, case dove è nato, ha vissuto, ha scritto la Sirenetta, ha pianto per gli amori infelici, in una sorta di fiabesca Via Crucis che, dopo un po', ci stufa.

Ed è un peccato, perché in questo modo si rischia di non godersi in modo adeguato lo strepitoso Museo a lui dedicato, che è quanto di più completo e intelligente si possa pensare per commemorare un personaggio. Ho già detto molte volte che noi Italiani dovremmo imparare dai popoli dell'Europa continentale a come concepire l'organizzazione dei musei, per cui non sto a ripetermi, anche se ogni volta che vedo quell'accordo perfetto fra opere d'arte e spazi espositivi e le molteplici possibilità di fruizione dell'impianto museale (con un'attenzione speciale per i bambini, senza per questo violentare in alcun modo la precisione storica) mi viene un nervoso che non vi dico.
Stavolta, comunque, mi diverto, girando per le stanze della casa natale dello scrittore, contando le decine di lingue in cui sono stati tradotti i suoi libri e godendomi sir Lawrence Oliver che legge It's perfectly true, esibendosi nell'imitazione di un pollo.
Appena usciti, finiamo nel mercato rionale, un tripudio di formaggi, fiori e frutta a cui, naturalmente non so resistere. Il mega pacco della giornata sono queste schifezze qui, comprate a cifre vergognose da un sedicente contadino e finite dritte dritte nel più vicino bidone della rumenta
Proseguiamo la visita, con il marito sempre più ingrugnito e la creatura che tiene alto il cellulare, a mo' di crocifisso, con l'inno del Genoa al massimo volume . "Evangelizzo", mi risponde serissima, infastidita dai miei inviti a spegenre tutto, che non si possono fare 'ste figure anche Oltralpe. E così, a prudente distanza, arriviamo alla vera chicca di Odense, la Sankt Knuds Kirche che, oltre a contenere le spoglie di sant Knud (il re Canuto II), patrono della Danimarca, racchiude questo spettacolo di polittico, di fronte al quale rimaniamo a dir poco estasiati

Giriamo un po' nella parte antica, lungo Nedergade, contando gli edifici storici che si susseguono su entrambi i lati e stupendoci per il gran numero di attrazioni riservate ai bambini: per loro c'è davvero di tutto, dal museo delle locomotive alla ricostruzione della città vecchia, passando per un parco giochi naturale, con tanto di funghi e millepiedi di legno, fino ad arrivare alla più piccola biblioteca della Danimarca, una casa di bambola piena zeppa di libri. Se Odense era in cerca di un modo per ricordare Andersen, non poteva trovarne uno migliore
Alla prossima
Alessandra