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mercoledì 6 ottobre 2010

Bastoncini di semi di papavero e sale

Di Daniela
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Siete o no fans della bellissima saga di Shrek? Io si, lo ammetto: mi piace da pazzi, lo trovo un cartone animato divertente intelligente ed ironico, a dispetto dell'essere "solo un cartone" e trovo perfino adorabili alcuni suoi personaggi: lo confesso, ho una debolezza per Ciuchino e Gatto (e la voce di Antonio Banderas non c'entra nulla, no no!).
Gli asinelli poi mi sono sempre piaciuti da Hi-ho di winnie the pooh, a quello ragliante in cui si trasforma Pinocchio a quello sfortunatissimo che animato non è a cui bisognava da piccoli attaccare la coda con uno spillo! E così quest'estate, quando mi sono imbattuta in un asinello vero, ora che l'età delle favole sembrerebbe passata da un pezzo, non ho prorio potuto fare a meno di fotografarlo. Ditemi voi non è uno spettacolo? Non sembra un peluche?

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BASTONCINI AI SEMI DI PAPAVERO E SALE

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Questa ricetta invece (che nulla ha a che fare con il tenero quadrupede di cui sopra!), l'ho letta sul libro "Patate per tutti i gusti", di autori vari, edito dalla Rusconi Libri, e l'ho trovata squisitissima, perfetta sia in caso di cena con amici o di buffet per i piccoletti.
Queste cosine croccanti e morbide insieme, hanno anche un interessante lato positivo: SE riuscite a farne avanzare qualcuno o se non dovete consumarli immediatamente, possono essere conservati in un contenitore ermetico fino a 5 giorni e scaldati nel forno all'ultimo momento. Quindi anche il vantaggio di poterli preparare per tempo....
Ingredienti
150 gr di patate farinose
120 gr di burro
250 gr di farina
1 uovo sbattuto
semi di papavero e
sale marino
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Preriscaldate il forno a 200° e ungete 2 teglie basse da forno. Cuocete le patate con la buccia in acqua salata: Appena cotte sbucciatele e schiacciatele in una terrina . Aggiungete il burro morbido e la farina con poco sale. Mescolate bene l'impasto fino a renderlo liscio.
Dividetelo a metà e stendete ciascuna parte in un rettangolo di 16x28 cm. Pareggiate i bordi e tagliatelo a metà. Ritagliate con un coltello dei bastoncini di 1 cm di larghezza circa e disponeteli sulle teglie da forno lasciando un pochino di spazio tra uno e l'altro. Spennelateli con l'uovo sbattuto, cospargeteli con i semi di papavero e il sale
Infornate per 10 - 12 minuti. Sfornateli e serviteli ancora caldi.
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Io ne ho fatto qualcuno anche rotondo per velocizzare un po' la preparazione ( ho cominciato a prepararli tardissimo!!!) e devo dire che il sapore non ne risente a patto di tenerli non troppo spessi.
P.S. Per un caso di ispirazione e passione in perfetta sintonia per patate e similia, ho condiviso la realizzazione di questo piatto con acquaviva, che in più, lo ha pure leggermente arricchito.....!!!!
Buon appetito
Dani


STICKS WITH POPPY SEEDS AND SALT

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These soft and crunchy little things have an interesting positive side: IF YOU CAN make some stick leaves or if you do not eat them immediately, you can store ithem in an airtight container up to 5 days, and warm them in the oven at the last minute.
Ingredients
150 grams of potatoes
120 g butter
250 grams of flour
1 beaten egg
poppy seeds and
sea salt
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Preheat oven to 200 degrees and grease 2 baking trays . Cook the potatoes in their skins in salted water: Once cooked peel them and mash them in a bowl. Add the soft butter and flour with a little salt. Stir the mixture well until it is smooth.
Divide in half and roll out each part into a rectangle of 16x28 cm. Regulate the edges and cut with a knife sticks about 1 inch wide and place on baking tray leaving a little space between one and another. Brush them with beaten egg, sprinkle with poppy seeds and salt
Bake for 10 to 12 minutes. Serve hot.
I also I made someone round to speed up a bit the preparation (I started very late to prepare them!) And I must say that the taste is not different as long as you keep them not too thick.
Bon appetite
Dani

lunedì 18 gennaio 2010

Lemon &poppy seed cake

di Alessandra
English Version below

lemon poppy seed cake


Non cominciamo col dire che di questa torta non se ne può più, perché qui c'è un'altra versione, del tutto- o quasi- nuova, almeno da questa parte dell'Oceano: in più, è infinitamente più originale, più buona e con un impasto più adatto a far risaltare il propfumo del limone e il sapore dei semi di papavero.
Anche perché, se vi volete lamentare, di ragioni ne avrete parecchie: basta leggere la lista degli ingredienti...

lemon poppy seed cake


LEMON POPPY SEED CAKE

8 tuorli grossi (pure...)
1 uovo intero, grosso (avevate dei dubbi???)
150 g di zucchero semolato
60 g di farina 00
60 g di fecola
zeste di 2 limoni
250 g di burro
60 g di semi di papavero

Qui è l'originale: ora vi metto le mie modifiche, ma non fatevi troppe illusioni

6 tuorli- 1 uovo. 200 g di burro e mezza bustina di lievito, per rintuzzare il timore che, riducendo le uova, non gonfiasse.

lemon poppy seed cake

La logica è quella del Pan di Spagna, con la piccola differenza- davvero minima- che riguarda l'aggiunta del burro: però, a ben pensare, cosa sono 200 g di fronte al resto di tutto il vostro peso????- Quindi, si parte da qui:

1. mettemte i tuorli, l'uovo intero e lo zucchero in una planetaria e montate il composto fino a quando non sentirete più i granelli sotto le fruste. Questa operazione di può fare anche con le fruste elettrice, a patto di usare un recipiente molto grande dove montare le uova: ci vogliono 10 minuti in planetaria, partendo dalla velocità più bassa e aumentando poco per volta, per incorporare più aria possibile

2. aggiungete le zeste di limone, continuando a montare

3. interrompete l'operazione e aggiungete le due farine, setacciate ( e il lievito, nel mio caso): incorporatele con una spatola, facendo attenzione a non smontare il composto

4. dopodiché, aggiungete il burro morbido e montate a velocità media. Infine i semi di papavero. Infornate a 180 gradi, meglio se in una tortiera di 20 cm di diametro, per una quarantina di minuti, con prova stecchino

Vi dico subito che il punto 4 è stato quello che mi ha fatto benedire l'aggiunta del lievito perché, come temevo, con l'aggiunta del burro il composto si è smontato e per quanto abbia cercato di recuperare, non h più mantenuto la stessa sofficità di prima. Resta comunque un impasto moto arioso e difatti i risultati sono quelli di una torta sofficissima ed eccezionalmente buona

lemon poppy seed cake

Ne parlo con grande serenità, perché, tolta la prima fetta, è stata immediatamente girata ad amici che, ignari di ciò, ci si devono essere strafogati come dei maiali, creatura compresa che pare se ne sia fatta fuori 4 fette, d'amblè.

E adesso che l'ho detto, mi sento infinitamente più leggera....

P.S. comunque sia, non per fare da sponsor a questa torta, ma è la prossima che rifarò: lasciatemi smaltire le scorte di albumi, e poi ricomincio.

Buon Appetito
Alessandra

P.S. non è che mi sia dimenticata di Bill Bryson: è che m mancano ancora trenta pagine alla fine. Lo so che intanto finiscono tutti nello stesso modo, con lui che torna a casa dalla moglie e dai figli, ma un lieto fine ogni tanto, me lo farete godere, o no????
riciao
ale

English Version

Please, please, please, don't say that you have had enough of this cake, because here is another version , completely-or almost-new, at least from this side of the world: furthermore, it is infinitely more original, more delightful and more able to bring out the lemon flavour and the taste of poppy seeds.
Also because, if you want to complain, you will have a lot of reasons: just read the ingredients list, here below...


lemon poppy seed cake

2/3 cup sugar
8 large egg yolks
1 large whole egg
1 1/2 tablespoons finely grated lemon zest (from 2 lemons)
1/2 cup all-purpose flour
1/2 cup cornstarch
Pinch of salt (edited to add this)
2 sticks (1/2 pound) unsalted butter, melted and cooled a bit
1/2 cup poppy seeds (I got this from one 3-ounce spice bottle)


My changes, but do not be too many illusions

6 egg-1 egg. 200 g of butter and 2 tbs of baking powder, to avoid the fear that, by reducing the eggs, the cake do not rise.


lemon poppy seed cake


Preheat the oven to 325°F Butter and flour an 8-inch* fluted Bundt or tube pan generously.

In a bowl of an electric mixer, put egg yolks, whole egg and sugar and beat the mixture until you feel more sugar grains. This operation can also be done with the electric whisk, assuming you use a large container where to mount the eggs: it takes 10 minutes in planetary, starting at the lowest speed and gradually increasing to incorporate as much air as possible

Beat in the lemon zest. Sift the flour and cornstarch over the egg mixture (I add baking powder, too)and fold in along with the pinch of salt with a rubber spatula. At medium speed, beat in the butter, then beat in the poppy seeds.

Bake for about 40 minutes and let cool completely, before serving, for about 30 minutes.
Buon appetito
Alessandra

mercoledì 30 settembre 2009

Gnocchi di barbabietola con burro salato e semi di papavero

di Alessandra

scroll down for the English Version


gnocchi di barbabietola 2

Che io e i numeri non si vada d'accordo, è un altro di quegli assiomi di cui si parlava qualche giorno fa. Sono passata alla storia, al liceo, per aver ispirato la frase più felice della professoressa di Matematica, quando, di fronte al mio ennesimo errore, disse che una zolletta di zucchero, sciolta in una tazzina di caffè, avrebbe avuto più probabilità di ricomporsi, di quante ne avessi io, a capire i teoremi.
Questo per dire che non mi sono stupita più di tanto quando ho realizzato che il calendario dei turni del blog che mi ero elaborata mentalmente non coincideva con le scadenze reali, anzi: semmai, il miracolo era il contrario, visto che finora ero sempre riuscita ad arrivare "giusta"agli appuntamenti. Quello che però mi è rincresciuto è che, oltre ad aver perso un titolo buono, oltretutto ossequioso della tradizione, come "giovedì gnocchi" , passo al pc la serata normalmente dedicata alla televisione: perché, come è vero che il giovedì sta agli gnocchi, è altrettanto vero, almeno in casa mia, che il mercoledì sta ad XFactor.
A scanso di equivoci, anticipo subito che, a dispetto della rigorosa puntualità che mi vede, davanti al televisore, allo scoccare delle nove, con cucina pulita e lavastoviglie avviata, a me XFactor NON piace. Lo trovo lento, dispersivo e volgare, l'esatto contrario del suo corrispondente statunitense, quell'America's Got Talent che, oltre a sfornare talenti veri, annovera anche fra i suoi giudici quella meraviglia della natura di Simon Cowell, che basta vederlo per tornare a sperare.
L'unico motivo per cui guardo questo programma è solo perché spero, ad ogni puntata, che il suo contenuto si possa finalmente avvicinare alla buona idea di partenza- la valorizzazione di talenti musicali italiani- e passi se ciò deve avvenire attraverso i meccanismi di un reality, con annessa gara canora: se questo è lo scotto da pagare per avere un po' di buona musica in televisione, siamo disposti a sorbettarci anche collegamenti quotidiani, processi, coreografie strampalate e tutto quanto fa scioubissss.
Va da sè che, ogni volta, io vada a dormire delusa- o meglio: amareggiata dalla pochezza che lo spettacolo riesce a produrre, come casting, come giudici, come scelta delle canzoni, come tempi assegnati alla musica, come tutto, insomma. Me ne sarei dovuta rendere già conto quando, alla prima edizione, venne eliminato uno dei gruppi più raffinati che mai erano apparsi sui palcoscenici italiani, i Cluster, colpevoli di "non essere entrati in pancia" a quello, fra i giurati, che spiccava per incompetenza in materia musicale. E avrei dovuto averne ulteriore conferma lo scorso anno, quando tre buzzurroni spiritati, che potevano anche essere simpatici, ma che in dieci puntate o forse più, avranno azzeccato tre o quattro note, o forse meno, hanno perso per sei punti la finale, contro un onesto mestierante, tornato nell'inevitabile anonimato appena spenti i riflettori.


gnocchi alla barbabietola

E a quelli che potrebbero obiettare che non è il caso di prendersela per queste cose, che i problemi che affliggono questo mondo sono ben altri e ben più gravi e che queste sono solo canzonette, rispondo serenamente con un bell'anche no: perché, vedete, la Dani e io siamo madri di due aspiranti musiciste, che si confrontano da anni con strumenti di tutto rispetto e con uno studio di tutto rispetto e sentire spacciare per musica e per artisti queste banalità di bassa lega, davvero, mi avvelena il sangue. Uno dei giudici, in questa serie, ha sancito che l'intonazione è secondaria, per un adulto che sa di voler fare il cantante- e le nostre figlie a dieci anni, con un futuro irto di punti interrogativi, hanno dovuto affrontare selezioni durissime, all'interno delle quali la perfetta intonazione costituiva la prova preliminare. Abbiamo visto schiere di più o meno giovani con ambizioni artistiche snobbare la musica italiana o esibire con spocchia abissi di ignoranza musicale, quando da noi da anni gli impegni familiari sono modulati sulle stagioni sinfoniche e sui concerti sparsi per l'Europa, e le memorie dei vari cellulari scoppiano di invenzioni di Bach alternati a pezzi dei Green Day. E soprattutto, assistiamo ogni giorno a sacrifici sempre più pesanti- a levatacce mattutine, a schiene precocemente doloranti, a giornate che non conoscono ore libere, la cui ricompensa è tutta e solo nella gioia dell'oggi, nell'amore viscerale per lo strumento che suonano e per ciò che riescono a tirarne fuori. Io non so che cosa farà mia figlia da grande- e penso che anche la Dani lasci aperta ogni strada alla sua : ma quello che so, oggi, è che la musica non è quella che ci propina questa televisione, fatta di risse, di parolacce, di polemiche sterili e di arroganze sfacciate. Perché se l'X factor che si ricerca è solo l'apoteosi del "televisivo" e del "velinismo", allora è meglio metterci una croce sopra. Per sempre.



gnocchi alla barbabietola 1


Ingredienti (per 4 persone)
400 g di patate
150 g di farina
1 barbabietola piccola (sui 200 g)
sale

Lavare benissimo le patate con la buccia e metterle a cuocere in acqua fredda leggermente salata. Quando saranno cotte, sbucciarle ancora calde (meglio se bollenti) e passarle allo schiacciapatate. Incorporarvi 100 g di farina e il sale, impastando rapidamente e poi, a poco a poco, la barbabietola frullata, aggiungendo i restanti 50 g di farina, per rendere più asciutto l'impasto. Alla fine, dovrete avere il classico impasto da gnocchi, morbido, ma che non si attacca alle mani. Spolverate il piano di lavoro e preparate tanti rotolini, da cui taglierete degli gnocchi, lunghi max 2 cm. Volendo, potete passarli sui rebbi di una forchetta, per dare loro la classica forma rigata.
Mettete sul fuoco una pentola capiente, con abbondante acqua, portate ad ebollizione, salate e, alla ripresa del bollore, gettatevi dentro gli gnocchi. Quando sono cotti, verranno in superficie. Scolateli bene con una schiumarola, a mano a mano che affiorano, e conditeli con burro fuso e semi di papavero
Buon Appetito
Alessandra

English Version

Ingredients (serves 4)
400 g potatoes
150 g flour
1 small beet (about 200 g)
salt

Wash very well potatoes with the skin and cook them in lightly salted cold water. When they are cooked, peel while still hot (preferably boiling) and go to the potato masher. Incorporate 100 g of flour and salt, mix quickly and then, little by little, add he beet smoothies, and he remaining 50g of flour, in order to dry the dough. You must obtein a soft dough but not pasting to hands. Sprinkle the work surface and prepare some rolls, from which you will cut the dumplings, max 2 cm long. If desired, you can pass them on the tines of a fork to give them the classic form striped.

Bring to boil water, in a large pan, add salt and throw the gnocchi in. Initially, they will sink to the bottom, when they will be cooked, they will surface . Use a skimmer, to take the ones which have sufaced . When all the gnocchi have been put in a sauce pan , dress with melted butter and poppy seeds
Buon Appetito
Alessandra


Questa ricetta partecipa a "un tocco di rosa in cucina", il contest di Sara di Meringhe alla Panna






martedì 8 settembre 2009

Variazioni di pesce spada- in crosta di zenzero e semi di papavero e in guazzetto alla ligure


di Alessandra

E' un post sottotono, e me ne scuso, mentre i motori degli ultimi canadair della giornata si spengono in lontananza e l'odor di bruciato entra dalla finestre semichiuse. In bocca e nel cuore un gusto amaro, di quelli che non vorresti mai sentire e che rimarranno invece per molto tempo, ogni volta che alzeremo gli occhi sul nostro verde, che non c'è più, e sulle nostre montagne che hanno cambiato forma e colore, corrose e distrutte dalla cieca violenza del fuoco. L'assenza di vittime umane compensa in parte il dolore per il disastro ambientale che si è perpetrato sotto gli occhi di una città attonita e impotente, ma non per questo lo attenua. Domani, certo, sarà un altro giorno- ma per molto tempo ancora sarà la tristezza a scandire le pagine del calendario, una dopo l'altra, nel ricordo dell'inferno di queste troppe ore, nel desolante spettacolo dalle nostre finestre, e nella rabbia sorda di chi vive questo scempio come l'ennesima ferita ad una città che da troppo tempo è offesa nel suo patrimonio, nella sua cultura e nei suoi valori e per la quale, per questo, si soffre ancora di più.


Variazioni di pesce spada- in crosta di semi di papavero e zenzero e in guazzetto di patate alla ligure

Collage di Picnik


...ovvero un bel "due per uno", che di questi tempi di forni ancora spenti e voglia di cucinare ancora in rodaggio non è poco. E' che stamattina mi son fatta tentare da un bel trancio di pesce spada (ora che anche george clooney è andato, intendo...) e quando è arrivato il momento di cucinare, mi sono accorta che, come al solito, ne avevo comprato troppo. Il freezer è pieno di mirtilli, il pesce di due giorni non mi piace e allora mi son dovuta industriare con quello che c'era. Il "fuori programma" è a destra- ed è superfluo che aggiunga che è quello che ci è piaciuto di più. La ricetta studiata, invece, è l'altra, su cui il marito ha trovato da ridire per quanto riguarda la cottura- fosse per lui, direttamente sulla piastra. E, sempre se fosse per lui, senza semi di papavero. E anche lo zenzero, non è che ci dica granchè.. se assolviamo il pesce spada è già tanto, insomma.
In ogni caso, son due "signore" preparazioni, che hanno come punto di forza la rapidità e richiedono però come condizione imprescindibile un'ottima materia prima, perché sono tutte mirate ad esaltare il protagonista, con cotture veloci, quasi senza grassi. Entrambe sono tratte dall'ultimo acquisto, La cucina ligure di mare di Valeria Melucci Newton Compton editore, comprato ieri in autogrill al ritorno dall'isola del giglio, uno scrigno di ricette preziose, a cui mi sa che attingerò a piene mani per un po'.
Intanto, gustatevi le prime due...


Pesce spada in crosta di semi di papavero e zenzero


pesce spada in crosta di papavero e zenzero


per 4 persone
4 fette di pesce spada fresco, di circa 200 g l'una
semi di papavero,
radice di zenzero
olio EVO
insalatina per accompagnare

Grattugiate un pezzetto di radice di zenzero e mescolatela con un cucchiaio di semi di papavero. Cospargete le fette di pesce col sale eimpanatele con il misto di semi di papavero e radice di zenzero. Disponete le fette in una pirofila leggermente unta d'olio, e infornate a 180 gradi, per 10 minuti, non di più. Servite su un letto di insalata di stagione

Guazzetto di pesce spada con pomodorini e olive taggiasche su patate dorate

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per 10 persone
1m5 kg di pesce spada
700 g di patate
300 gr di pomodorini
200 ml di olio EVO
100 g di olive taggiasche
100 ml di vino bianco secco
2 spicchi d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
rosmarino
origano
sale

Pulire il trancio di pesce, eliminando la pelle e la spina centrale e tagliatelo a dadini. Mondate le patate, tagliatele a fettine sottili e friggetele in olio d'oliva. Scoltatele e fatele asciugare su un foglio di carta assorbente. Fate soffriggere l'aglio intero nell'olio, con il rametto di rosmarino, unite lo spada, fate rosolare per qualche minuto e sfumate col vino- Spellate i pomodori, privateli della pelle e dei semi e tagliateli a dadini, quindi uniteli al pesce e portate a termine la cottura unendo all'ultimo le olive, una spolverata di origano, e regolando di sale. Disponete sui piatti le patate a raggiera e sistemate il pesce al centro, guarnendo con una spolverata di prezzemolo.
buon appetito
alessandra

mercoledì 20 maggio 2009

i sondaggi di menu turistico e gli shortbreads ai semi di papavero




no, dico: potevamo restare indietro? dopo che ci abbiamo messo solo un mese per capire che bisognava avere il contatore, dopo che abbiamo imparato prima ad usare l'html e poi a realizzare che è meglio che non tocchiamo niente (Dimitriiii!!!), dopo che ci siamo pure fatta qualche amica nel meraviglioso mondo della blogsfera, dopo questo ed altro e ancora di più, potevamo esimerci dal fare anche noi un sondaggio???? NOOOOOO, è la risposta in coro che già sento salire dalle vostre bocche, certo che no! e così, dopo aver a lungo meditato sui massimi sistemi, abbiamo deciso che la domanda di partenza, su cui dovete esprimere le vostre preferenze è la seguente:

Se fisso una trasferta il 21 maggio a Pavia, quando si sa che scoppia un caldo fottuto-e là di più- quando qui cominciano a spuntare dei teneri pungiglioni che sbattono le ali e fanno zzzz zzzz- e là sono già sputnik- e per giunta colloco il grosso del lavoro fra le 10 e le 13.30, in un ufficio senza aria condizionata e con l'obbligo di tenere le finestre chiuse, che maniman c'è la fuga di notizie, è perché:
1.penso che le date sulle agende siano cornicette per adulti;
2.l'hammam costa troppo;
3.sono l'unico esemplare che ancora creda nell'esistenza della mezza stagione
4. sono completamente, profondamente, irrimediabilmente deficiente

E mentre meditate sulla risposta, vi offro questi deliziosi shortbreads, che sono quanto di più godurioso esista al mondo, qui riproposti in versione "svuota -dispensa", sottotitolo "mannaggia a me quando compro le spezie a chili"


SHORTBREADS AI SEMI DI PAPAVERO


per una trentina di biscotti
200 g di burro fuso
80 g di zucchero a velo
300 g di farina 00
scorza di un limone e qualche goccia di succo
1 cucchiaio colmo di semi di papavero

con le fruste elettriche, montare il burro fuso con lo zucchero fino a quando si otterrà una cremina densa: a quel punto aggiungere la farina e tuti gli altri ingredienti. impastare velocemente, se il caso inumidendo l'impasto bagnandovi le mani con acqua fredda, e stenderlo con un mattrello su un foglio di carta da forno, dando la forma di un rettangolo, altro circa un cm. Mettere il foglio con l'impasto su una teglia da biscotti e infornare a 160 gradi per 30 minuti. Qualche minuto prima che sia cotto, sfornare e, con un coltello, incidetrel'impasto con tanti tagli perpendicolari, in modo da formare tanti rettangolini , delle misure che vedete in foto(di solito, me ne vengono due in altezza e una quindicina in larghezza). Rimettere in forno per pochi minuti.
E' essenziale perché i biscotti si mantengano morbidi che vengano sfornati quando la pasta è ancora chara, senza farla biscottare in nessun modo.
Lasciar raffreddare, poi tagliare lungo le linee, formando i biscotti, procedendo con cura: la pasta è friabilissima e rischia di rompersi.
Quando sono freddi, glassarli con una glassa ottenuta incorporando a 100 g di zucchero poche gocche d'acqua.
il giorno dopo - se resistete- sono ancora più buoni
a dopodomani
alessandra

giovedì 23 aprile 2009

torta ai semi di papavero




non so a voi, ma a me i dolci "da masticare" proprio non piacciono. Non che non li mangi, sia chiaro, sono sempre in missione per voi e quindi mi tocca sempre sacrificarmi all'assaggio: però, tutto questo sdilinquimento per le preparazioni secche- dalle vecchie sbrisolone ai nuovi crumble- non mi ha mai eccessivamente contagiato. Quanto meno, non tanto da perdere il controllo, come invece mi capita, sistematicamente, di fronte alle torte soffici, tanto che, se non ci avesse già pensato qualcun altro, il nome "paradiso" al dolce più morbidoso di tutti, glielo avrei dato io, d'ufficio.
Questo fine settimana si è annunciato con pessimi auspici, sul fronte delle sperimentazioni culinarie, visto che, dopo il tour de force del catering di venerdì e dell'appendice del sabato, nella nostra dispensa sembrava che fosse passato Attila, al comando di un'orda di unni golosi ( che, per inciso, rispetto agli assaltatori del buffet di venerdì, sarebbero sembrati come tante educande vittoriane- ma questa è un'altra storia, che vi racconto appena arrivano le foto) Rimanevano, però, due o tre cucchiai di semi di papavero e tanto è bastato per prodirre questa cosa qua:






TORTA MORBIDISSIMA ALL'ARANCIA E SEMI DI PAPAVERO


250 g. di burro morbido
225 g. di zucchero
250 g.di farina
3 uova grandi (o 4 piccole)
125 g. di latte intero
scorza e succo di una arancia grossa ( o due piccole)
2 cucchiai di semi di papavero (colmi)

1 bustina di lievito
facoltativo : un goccio di cointreau ( io non l'ho messo, perché ho abbondato nella glassa)
indispensabile: TANTA PAZIENZA

glassa:
225 g. di zucchero a velo COMPRATO ( parentesi svela segreti: lo zucchero a velo comprato, trattandosi di preparazione industriale, viene trattato con l'amido: quindi, è perfetto per le glasse, indispensabile per la pasta da zucchero, i fondenti e tutte quelle preparazioni strutturate. Lo zucchero "home maid" va bene per spolverare le torte o per accelerare il lavoro di frusta, nelle creme a freddo);
succo di arancia q. b. oppure un "tappo di Cointreau" allungato con acqua q.b.

Diciamo subito che il segreto ( stamattina sono in vena di disvelamente, godetevela finché dura ), il segreto, dicevo, è nella lavorazione: più si sbatte e meglio è . Quindi, fate voi: o vi mettete su il vostro DVD preferito ( la corazzata potyompkin sarebbe il massimo) o attaccate con la lettura di Guerra e Pace oppure fate come me e lasciate la dura incombenza a Ken* e, mentre lui procede, voi fate dell'altro.
l'ordine, comunque, è questo:

si parte dal burro e dallo zucchero e si monta finché lo zucchero si è sciolto ( non dovete sentire più i granelli sotto le fruste); poi si aggiungono le uova, meglio se rotte in un piatto e leggermente sbattute; poi gli altri liquidi ( ricordatevi di filtrare il succo di arancia, a meno che non abbiate stipulato un accordo con qualche dentista); infine i semi di papavero; in ultimo, lievito e farina, setacciati insieme.

Tortiera imburrata, diametro 24-26 cm

forno statico, 180 gradi per 40 minuti

Lasciate raffreddare bene prima di sformare e poi glassatela in questo modo.

Mettete 200 g di zucchero in una terrina e aggiungete un cucchiaio di liquido: va bene tutto, sia il succo d'arancia che il Cointreau, l'importante è che non superiate questa dose. Iniziate a mescolare: vedrete che si formeranno tanti grumi. Non preoccupatevi e continuate, fino al completo assorbimento del liquido. Alla fine, avrete una massa secca e grumosa, ma GUAI A VOI se vi fate prendere dalla tentazione di aggiungere acqua a palate. Prendete un cucchiaino, meglio se da caffè, riempitelo di liquido e aggiungetelo al composto. mescolate bene di nuovo e vedrete che si formerà una glassa molto solida, tipo fondente. A questo punto, basterebbero due gocce o tre di liquido per ottenere un composto più lavorabile: procedete sempre con cautela, mescolando ogni volta dopo l'assorbimento del liquido, e vedrete che alla fine, avrete una bella glassa spessa, stile quella su cui si sbava in pasticceria, che potrete stendere con una spatola o con la lama di un coltello grosso, dopo averla versata direttamente sulla torta.


Perfetta per il te delle cinque o per la colazione del mattino.


buona settimana
alessandra

* a scanso di pericolosi equivoci, gravemente turbativi della mia stabilità matrimoniale, il Ken di cui sopra è mister Ken Wood, l'unica presenza maschile che non solo tollero in cucina, ma di cui non potrei fare a meno. Siete naturalmente pregati di astenervi da volgari doppi sensi, di cui vi so assolutamente capaci, pena impietosi confronti sulla durata del montaggio e la dotazione delle fruste di quello che resta il vero, grande amore della mia vita.

Firmato
Misses Barbie Wood.
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