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lunedì 14 gennaio 2013

Zuppa di carote con tahini e ceci croccanti

Di Daniela

Con il freddo intenso di questi giorni ditemi, vi viene in mente qualcosa di più piacevole da preparare di una bella zuppa calda e fumante?
"La zuppa mette il cuore a suo agio,  placa la violenza della fame, elimina la tensione della giornata, e risveglia e raffina l'appetito" e se non possiamo fidarci di Auguste Escoffier, di chi altro? 
Qui da me i primi morbidi e profumati  vanno per la maggiore, perchè in famiglia, dai più grandi ai più giovani, sono tutti  incredibilmente golosi di ciò che di solito non fa impazzire, specialmente i ragazzi: sono pazzi per le verdure, per la carne, per il pesce e sono stragolosi in particolare di minestre e brodo!
Quindi ovviamente cerco sempre di trovare qualche ricetta un po' diversa da aggiungere al mio quintetto preferito : ribollita, mes-ciüa , minestrone alla genovese, zimin e pasta e fagioli.... Ovviamente in questi anni ho arricchito incredibilmente la mia "collezione" di minestre e, con la complicità di Ale, le ho riportate qui sopra : ce ne sono di autori famosi, legate ad una particolare regione o ad uno specifico ingrediente, italiane, straniere, continentali ed esotiche...
Nel caso di questa zuppa mi hanno colpito, appena l'ho vista, il mix eccellente di ingredienti un po' medio orientali, ben bilanciati fra loro e soprattutto l'utilizzo, al posto dei soliti crostini di pane, dei ceci cotti e fatti saltare in padella, per dare una nota croccante al tutto.
Insomma per farla breve è una vera meraviglia!  Anche con questo piatto, grande successo presso il mio personale pubblico !

Zuppa di carote con tahini e ceci croccanti
di Deb Perelman 

zuppa carote

martedì 10 luglio 2012

Lezioni di cucina in Valtellina : le zuppe.Zuppa d'orzo (Chef Roberto Ghilotti)

Di Daniela

Innanzitutto le mie scuse: io adoro stare qui in Valtellina, mi piace tutto, mi diverto moltissimo ed è forse l'unico posto in cui riesco a rilassarmi un pochino... C'è però un'unica seccatura: la mia linea per la connessione ad internet è di una lentezza esasperante e qualunque azione mi costa tempi di attesa lunghissimi, che talvolta si riducono in un niente perchè la connessione si interrompe prima che io riesca a terminare il mio lavoro.  Tutto questo per dirvi che non sempre riesco a rispondere con velocità ai vostri ovviamente graditisssssssimi commenti: abbiate quindi pazienza, in qualche modo riesco sempre a venirne a capo, anche se non troppo in fretta! :-) Lo stesso vale per le fotografie . Caricarle spesso risulta essere uno sforzo superiore alla possibilità del mio povero mini pc e così, in particolare oggi, sotto una pioggia battente, dovrete accontentarvi di ciò che riuscirò a fare: per una documentazione più completa, dovrete essere così gentili da attendere che il tempo migliori... :-))))
Detto ciò, partiamo con la lezione di ieri sera che parlava di un argomento a me personalmente graditissimo : cito da titolo "Cosa bolle in pentola:ì. Zuppe tipiche e non".
Si tratta quindi di zuppe di diversa "provenienza", due infatti sono più marine mentre tre decisamente montane e neppure queste, tipiche di un solo luogo.

Partirò con il parlarvi di un classico assoluto,  molto semplice e gustoso, la zuppa di orzo, seguita da tutti i consigli, suggerimenti e chiarimenti che lo chef Roberto Ghilotti, ci ha elargito a piene mani in questa circostanza
Anche in questa occasione è stato supportato dal sommelier Emanuele Urbani che  ha suggerito abbinamenti per ogni piatto e fornito moltissime  informazioni  sui vini che ha presentato e sull'utilizzo del vino in assoluto.
La sua prima osservazione sull'abbinamento con le zuppe è stato che, non essendo necessario bere mangiando una zuppa, il farlo deve costituire un piacere aggiuntivo: ci ha suggerito quindi vini che potessero abbinarsi bene con le caratteristiche dei singoli ingredienti per esaltarne il sapore .

Zuppa d'orzo

lunedì 16 gennaio 2012

Zuppa di cavolo alla pisana per le (St)renne

Di Daniela
minestrenne


Eccoci con la nuova puntata del lunedì delle (St)renne : una zuppa fantastica, che questa volta arriva dalla toscana, da Pisa per la precisione.  Non posso farci nulla, ma ogni volta che preparo una di queste ricette ripenso immediatamente alle mie splendide vacanze dai  nonni a settembre, di cui vi ho già spesso parlato e i profumi, i sapori, le atmosfere e perfino certe parole, mi fanno sorridere, mi mettono di buon umore.
Questa ricetta non fa eccezione, anzi è perfetta. Così parto subito con il mio solito rituale : patate, quelle buone (certo sarebbe perfetto avere sottomano quelle che prendeva mio papà a Pignone, le sue preferite...), ingredienti freschi, olio  profumato, gli odori per il batturo, i fagioli borlotti e poi la mia magica pentola di coccio rosso, quella che adopero sempre e solo per le zuppe, la mia prediletta, che non tradisce ed è l'unica ad avere proporzioni adeguate alla mia numerosa e golosa famiglia.  
Deliziosa e profumata ha avuto il suo bel successo di pubblico e così eccovela, in tutto il suo calore.
Ah ovviamente nei prossimi giorni vi aspettano i soliti appuntamenti con gli Assaggi, Stefania, Flavia e Mapi, sempre in attesa delle nostre (St)renne in giro per il mondo ( Mai, Greta, Eleonora, Loredana e Simonetta) cn le loro ricette internazionali.
Bene, bando alle ciance, partiamo per la splendida Pisa e la corroborante

Zuppa di cavolo alla pisana
Da La cucina Toscana, Giovanni Righi Parenti
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Ingredienti per 4
2 carote
1 bel gambo di sedano
1 cipolla fresca
fagioli borlotti ( o cannelini se secchi)
timo
nepitella (mentuccia)
1/2 bicchiere di olio evo
500 gr patate
pepe nero
6/ 7 foglie di cavolo nero
1 litro di brodo vegetale circa

giovedì 22 settembre 2011

Lombo d’ agnello in crosta croccante di funghi, con riduzione di Sforzato e verdurine baby

Di Daniela
Secondo piatto per il nostro amico Gaetano e terzo post per me sulla cucina  sfiziosa con i funghi: si tratta di un secondo molto gustoso in cui le lombatine di agnello si accompagnano ad una croccante e saporita crosta al sapore di funghi e una morbida crema al vino Sforzato di Valtellina.

Ancora una volta il giovane Chef ci stupisce con un piatto semplice, ma originale e profumatissimo... ditemi voi se non merita una BRAVO grandissimo!!
Lombo d’ agnello in crosta croccante di funghi, con riduzione di sforzato e verdurine baby
costolette
Ingredienti (per 4 persone)
lombo d’ agnello,
olio extra vergine
1/4 di vino Sforzato della Valtellina DOCG ,
noce di burro
carote, zucchine e patate baby qb.
per la crosta di funghi
80 g di burro,
50 g di parmigiano grattugiato,
50 g di pane grattugiato,
1 cucchiaio di olio extra vergine
50 g di funghi,
erbe aromatiche (rosmarino, timo e maggiorana tritati qb.)

mercoledì 31 agosto 2011

Bauletti di patate ripieni di temolo e verdurine croccanti, al timo selvatico

Di Daniela
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Proseguiamo con la nostra lezione di cucina sui pesci d'acqua dolce: dopo il gustosissimo antipasto, passiamo ad un primo morbido e saporito. Parliamo dei 

Bauletti di patate ripieni di temolo e verdurine croccanti, al timo selvatico

Ingredienti per 4
Per i bauletti
300 gr di patate (vecchie , migliori per gli gnocchi)
60 gr di farina 00
60 gr di farina di grano duro
30 gr di fecola di patate
80 gr di uova intere
40 gr di parmigiano grattugiato
Sale e noce moscata qb
Per il ripieno
60 gr di carote
60 gr di zucchine
10 gr di scalogno
200 gr di temolo (o trota)
40 gr di burro

giovedì 17 febbraio 2011

Tisane, elisir e pozioni...lo Zafferano

Di Daniela
Scroll down for English version
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Eccoci con la seconda spezia in programma per la nostra rubrica "Tisane, elisir e pozioni": parliamo del prezioso, profumato, coloratissimo
ZAFFERANO
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"C’era una volta un bellissimo giovane mortale, di nome Croco. Costui si innamorò perdutamente di una ninfa dei boschi, elegante e graziosa, Similace che ricambiava il suo amore…ma l’amore tra un mortale e una divinità non era ammesso e così, vuoi per la gelosia di Afrodite per lei o di Hermes per lui, gli dei trasformarono il bel Croco in una pianta odorosa e preziosa e la giovane ninfa in un’altra piantina…."
Non è un bell’inizio? Non è una favola, è il mito di Croco, che racconta la nascita di questo preziosissimo fiore.. tanto per soddisfare la vostra curiosità la bella ninfa fu trasformata nella similax aspera e cioè la salsapariglia europea [ricordate i Puffi con l’odioso Gargamella? Tutto torna alla fine, in un grande cerchio :-)] i cui frutti erano utilizzati, come ci racconta Euripide nelle sue Baccanti ("Tutte si incoronavano con ghirlande di edera, di quercia e di smilace in fiore") per i riti dionisiaci….
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E non solo questa versione: la mitologia romana invece racconta che Mercurio, il Dio dei ladri e dei mercanti (bella accoppiata vero?) oltre che messaggero preferito degli dei e protettore della medicina, avendo sbagliato il lancio del disco, colpì a morte il suo amico Crocus e fece tingere del suo sangue il fiore della pianta affinché gli uomini, attraverso il colore ed il nome, lo ricordassero per sempre.
In entrambi i casi il personaggio nella mitologia aveva una doppia natura : morte e rinascita o meglio rigenerazione, tanto da diventare sia il fiore degli sposi, che il fiore usato nelle cerimonie funebri.
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Lo zafferano era molto conosciuto tra i popoli antichi.
Gli Egizi lo usavano per colorare le vesti, per preparare unguenti e profumi, per tingere le bende delle mummie e nel composto di erbe necessarie per l’imbalsamazione. I Greci come i persiani lo ritenevano un potente afrodisiaco ottimo per risvegliare la passione e lo usavano per farne corone oppure per spargerlo nei teatri o nei letti nuziali (sembra che anche il letto di Zeus fosse coperto da crochi); per i Romani era il colore del velo delle spose (flammeus, fiammeggiante come le tonalità degli stigmi dello zafferano) e il fiore che ,come dicevo prima, addobbava la casa della sposa, oltre ad usarlo anche per ornare le tombe, come auspicio per una vita ultraterrena. Persino la Bibbia nel Libro dei Cantici (4:14) viene citato come pianta aromatica e odorosa.
Lo zafferano prodotto dal fiore del croco, è stato usato da sempre per colorare con il colore dell’oro abiti sacri e religiosi, dalle toghe degli antichi Egizi all’abito del Dalai Lama, ma era usato anche per tingere la lana per i tappeti persiani, per le lane ed i tessuti del Kashmir, per gli abiti dei re d’Assiria, come per quelli Babilonesi fino ai re d’Irlanda.
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Il rosso dei veli da sposa si tramandò dai romani fino al medioevo , dove con la preziosa spezia si tingeva una veste che le spose indossavano sotto gli abiti per le nozze ed è stato usato da sempre per purificare la pelle : le donne si tingevano le guance, le labbra, le unghie e i capelli con questa spezia e la usavano per trattare l'acne, ma anche per trattare scottature, graffi e lividi. Bagni, olii per i massaggi e belletti a base di zafferano erano noti ovunque, e si ritrovano anche " nell’arte di amare " araba e persiana.
Prezioso fino al punto di essere noto come l’oro rosso, compariva addirittura nei contratti matrimoniali nel 1700, insieme a vesti, tele, abiti, terre e denaro… Forse la pianta è originaria di creta: il nome deriva infatti dal greco Kròkos (c'è un esplicito riferimento a questo fiore nell'Iliade di Omero – Libro XIV, versetto 347) che significa “filo di tessuto” e si riferisce ai lunghi stigmi ben visibili nella specie più conosciuta (e coltivata) di questo genere (Crocus sativus o zafferano vero). La prima documentazione dell'uso di questo nome lo abbiamo da Teofrasto di Efeso filosofo e botanico greco antico nonché discepolo di Aristotele. La parola zafferano, invece, deriva dalla parola latina safranum, che a sua volta deriva dall'arabo zaʻfarān (زعفران) (da aṣfar (أَصْفَر‎), che significa "giallo").
Sembra che la pianta sia originaria dell’isola di Creta e che da li sia stata portata nel Medio Oriente, in Africa e in Italia, dove, nel periodo romano, come ho detto, ebbe grande importanza anche economica. Con la caduta dell’Impero Romano la popolarità dallo zafferano venne meno, e la sua coltura sopravvisse in Oriente, nell’impero di Bisanzio, e nei paesi arabi. Attorno all'anno mille (961 a.C.) furono gli Arabi che ne reintrodussero in Europa la coltivazione attraverso la Spagna. Ci fu così, in tutto il bacino del Mediterraneo un grosso incremento nell’utilizzo di questa spezia. Il suo valore fece si che fossero comminate in Spagna pene molto severe per chi cercava di portar fuori i preziosi bulbi: fino alla pena di morte. Ma Padre Santucci, un frate che nel 1230 sappiamo far parte in Spagna di un tribunale dell’inquisizione di Gregorio IX, riuscì a trafugare qualche pianta, portandola in Abruzzo, sua terra d’origine, dove ottenne risultati di qualità addirittura superiori all’originale e dove tutt’ora, oltre che in Toscana e in Sardegna, viene coltivata con ottimi risultati. Curiosità locale: da qualche tempo abbiamo anche noi in Liguria una piccola coltivazione: è a Minceto un minuscolo paesino nel comune di Ronco Scrivia, a 600 metri di altitudine alle spalle di Genova, quindi!
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Da questo connubio fortunato, l’inizio dell’utilizzo anche in cucina dello zafferano anche in Italia: già nel ‘400 “giravano” moltissime ricette con la preziosa spezia e così, oltre ad utilizzarlo per tingersi i capelli, cominciò a far parte della “cucina d’autore” soddisfacendo i palati più raffinati e soprattutto , forse , aiutando a coprire con il suo aroma i sapori un po’ “forti” di molte pietanze del tempo.
sformato capesante gamberi
Un’ultima curiosità sul suo utilizzo culinario: sapete qual è la leggenda sulla nascita del risotto alla milanese, il piatto forse più classico (arancini e altre squisitezze a parte :-)) per l’utilizzo dello zafferano? Nel 1500 il Maestro pittore fiammingo, Valerio da Profondovalle (Diependale), lo utilizzava per colorare le vetrate del Duomo di Milano e così, per un caso, pare che durante il matrimonio di sua figlia, anch’essa pittrice) un po’ di zafferano cadde sul piatto di riso che stavano preparando per il banchetto: lo assaggiarono, un po’ prevenuti, i cuochi, e si accorsero così che era squisito. Da qui a poco a poco la fama del risotto si sparse fino a diventare quasi il piatto simbolo della città ed apprezzato ovunque.
zafferano
Parliamo un po’ della pianta ora. Si tratta di un croco autunnale che fiorisce nel periodo che va dalla metà di ottobre alla fine di novembre a seconda del clima. La sua coltura deve essere effettuata quasi interamente a mano rendendo estremamente costosa la spezia che se ne ricava: la fioritura dura dai 15 ai 20 giorni, durante i quali, ogni mattina si raccolgono, manualmente, fiori appena in boccio (infatti con il sole si schiuderebbero rendendo facile, con la manipolazione, il deterioramento degli stimmi), dai quali si estraggono, sempre a mano, i tre preziosissimi stimmi rossi.
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Questi vengono poi essiccati al sole oppure con l'esposizione a una blanda fonte di calore, per conservarli accentuandone l'aroma e il potere colorante. La raccolta deve essere effettuata giornalmente perché il fiore appassisce in poche ore. Per avere 1 grammo di Zafferano essiccato occorrono mediamente dai 140 ai 150 fiori.
zafferano pistilli
Le sue proprietà sono tali da venir ritenuto, da sempre un "elisir di lunga vita" . Vediamole:
- è un fantastico antiossidante, grazie alla crocetina, crocina e picrocrocina, carotenoidi contenuti negli stimmi che hanno la capacità di legarsi ai radicali liberi e neutralizzarli proteggendo le cellule e innalzando le difese immunitarie. E' ricco inoltre di vitamine B1 e B2 essenziali per la crescita e il corretto funzionamento del metabolismo.
- contiene anche una sostanza (la zeaxantina) che protegge gli occhi e la vista
- è un efficace digestivo, grazie ai suoi aromi, ai pigmenti e ai numerosi principi attivi aumenta la secrezione della bile e dei succhi gastrici facilitando la digestione. Molti liquori digestivi contengono lo Zafferano.
- è un ottimo depurativo, ha proprietà disintossicanti e antinfiammatorie che aiutano ad eliminare le tossine e ad abbassare le quote di colesterolo e trigliceridi contenuti nel sangue.
- è un toccasana anche nei confronti della sindrome premestruale, dove le sperimentazioni hanno già dato risultati molto incoraggianti contro sbalzi d’ umore e tensione nervosa.
- è un efficace anti-stress, ha un effetto antidepressivo e tonificante sul sistema nervoso, inoltre ha proprietà sedative .
- è un ottimo afrodisiaco, agisce sulle ghiandole surrenali, stimolando la produzione di ormoni quali adrenalina e cortisolo. (Il cardinale Richelieu, che evidentemente aveva interessi discosti dalla sua “vocazione” usava come eccitante una confettura allo zafferano, e alla fine dello stesso secolo il chirurgo francese Ambrogio Parè consigliava agli impotenti il risotto condito con questa spezia.)
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Oggigiorno si è stabilito che in alcuni casi la quantità di 10 gr di zafferano presa in una unica somministrazione, può risultare nociva, e 20 gr addirittura pericolosa: ma per dare al tutto la giusta proporzione vi ricordo che una bustina ne contiene 0,15 gr e in una porzione di risotto o di una pasta ne sono contenuti circa 0,03 gr… e considerate anche che un piatto preparato con lo zafferano può far eliminare il 20% delle scorie di radicali al giorno: più della vitamina C o E… fate due calcoli voi!

TISANA (e altri rimedi) ALLO ZAFFERANO
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Ingredienti
1 pizzico di zafferano o 3 stimmi
100 ml o poco più d'acqua
1 cucchiaino di miele

Mettete un pizzico di zafferano in polvere in una tazza d’ acqua, portate ad ebollizione e lasciate riposare per una decina di minuti. In alternativa, lasciate in infusione per 10 minuti in 100 ml (un bicchiere circa) di acqua calda 2 o 3 stimmi . Se aggiungete un cucchiaino di miele, avrete un ottimo infuso digestivo e antistress da bere la sera per conciliare il sonno.
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Oppure, per rafforzare le difese dell'organismo, per esempio durante l'inverno o in periodi di superlavoro, è consigliabile diluire una bustina di zafferano in mezzo litro di succo di carota, da bere nel corso della giornata.
Un consiglio per i capelli chiari? Per rendere luminosa una capigliatura bionda, e accentuare i riflessi dorati eliminando il giallo innaturale, è sufficiente sciogliere una bustina di zafferano o alcuni pistilli polverizzati in mezzo litro di acqua bollente. Una volta che si sarà colorata di giallo, filtrarla e versarla sui capelli dopo la shampoo, lasciando asciugare all'aria. Avrete una chioma lucente e profumata…
Ora l’ultimo suggerimento sul tema: per avere una pelle splendente, invece, si può preparare un impacco rigenerante a base di zafferano e carota. Basta frullare 250 grammi di carote ben pulite, e aggiungervi 1/2 tazza di tè verde in cui avrete fatto sciogliere 2 bustine di zafferano. Appena il preparato si è raffreddato potete amalgamarlo con dell’ olio d'oliva fino a ottenere una crema morbida e compatta, da applicare su viso, collo e décolleté per 15 minuti.
Buona giornata
Dani

TISANE (and other remedies) SAFFRON
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Ingredients
1 pinch of saffron or 3 stigmas
100 ml water
1 teaspoon honey


Put a pinch of saffron powder in a cup of 'water, bring to a boil and let it stand for about ten minutes. Alternatively, leave 2 or 3 stigmas to infuse for 10 minutes in 100 ml (about a cup) of hot water. If you add a teaspoon of honey, you'll have a great digestive and anti-stress tea to drink in the evening to sleep
Or, to strengthen the immune system, for example during the winter or during periods of overwork, it is useful to dilute saffron in half a liter of carrot juice to drink throughout the day.
A tip for light hair? To make light blonde hair, and accentuate the golden yellow, eliminating the unnatural, simply dissolve one sachet of saffron pistils or a pinch of powder in boiling water. Once it is yellow, filter it and pour it on the hair after the shampoo, air dry. You will have a shiny and fragrant hair..
Now the last suggestion : to get a glowing skin, however, you can prepare a rejuvenating cream made with saffron and carrot. Just mix 250 grams of carrots cleaned, and add 1 / 2 cup of green tea that you do dissolve in 2 sachets of saffron. As soon as the mixture has cooled, you can mix it with 's olive oil until creamy, smooth and compact, and apply on the face, neck and chest for 15 minutes.
Have a nice day
Dani




Fonti:
http://www.erbeofficinali.org Scheda 'ZAFFERANO' by Alberto Tucci
http://www.amo-bulbi.it/tec_C_sativus_zafferano.htm Testo adattato dall'articolo di Mariella Prato " Zafferano, pianta preziosa. Come l'oro, anzi di più", apparso in GARDENIA, n.29, settembre 1986.

giovedì 22 luglio 2010

il mondo è fatto a scale...- Carote alla marocchina

di Alessandra


carote alla marocchina

L'altra sera, a Genova, il Conservatorio ha organizzato la Notte Bianca. E' un evento che si ripete da qualche anno e a cui noi partecipiamo con piacere. L'idea è deliziosa: una notte di musica, in una fusione totale con lo spazio, nel luogo più simbolico che, in questa notte, diventa un festoso crocevia di allievi ed insegnanti, dilettanti e professionisti, melomani incalliti e semplici appassionati che, per quella sera, si lasciano travolgere da quell'entusiasmo tutto speciale che solo la buona musica è in grado di suscitare.
Va da sè che la creatura ci vada a nozze, con questa manifestazione: in una famiglia dove gli orari esistono ancora, la prospettiva di potersene star fuori dal primo pomeriggio a notte fonda è una specie di miraggio, a cui si prepara due mesi prima, diramando inviti, scegliendo look e arginando sempre di più il tempo e gli spazi che vengono concessi a me e al marito. Dalla prima media a oggi, siamo passati dal poter arrivare alle otto e girare liberamente dappertutto a diktat imperiosi ("non prima delle undici") accompagnati da sbuffi stizziti ("come, alle dieci sei lì, uffa, sono l'unica ad avere questi genitori") e accordi sul filo di lana (" e va bene, arrivate alle dieci, ma almeno fate finta di non vedermi") e quest'anno non ha fatto eccezione.
Il rituale è iniziato nel pomeriggio, con il "non ho niente da mettermi", terminato due ore dopo nella boutique sotto casa, "perchè non posso mica sempre mettermi la borsa lilla... cosa vuol dire, che me l'hai regalata sabato? l'ho già messa domenica, non è più nuova!". E' proseguito con tutte le declinazioni del "sono orrenda, sono bruttissima, sono grassa" e si è felicemente concluso con l'approdo al conservatorio, lei alle sei, noi dopo Hell's Kitchen.
Tutto sembrava filare per il meglio: in fondo al viale, la musica contemporanea, sul palco Vivaldi, il jazz nel teatro e, tutt' intorno, l'atmosfera dei giorni di festa, senza pensieri, ansie, preoccupazioni.
Senonchè, mentre stavo chiacchierando con altre mamme, tutte arrivate alle dieci e mezza, tutte in rigoroso incognito, perchè se mi vede che la guardo è finita, ecco arrivare come un fulmine la creatura, piegata in due dal ridere.
"mamma....- risate- mamma...- risate alla seconda- mamma, marco... " e giù una cascata di risate, da non poterne più.


carote alla marocchina


Marco, ovviamente, è mio nipote, unica progenie di mia sorella, nonchè unico maschio di una famiglia che, dopo aver concimato per secoli le radici dell'albero genealogico, si è interrotta la scorsa generazione, con 4 inutili femmine, equamente divise fra mio padre e mio zio.
Sebbene la cosa non abbia tolto il sonno a nessuno, è probabile che Madre Natura ci sia rimasta male: anzi, mettiamola così: è certo che Madre Natura ci sia rimasta male. Perchè altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui abbia dotato mio nipote di tutti gli ormoni maschili in circolazione, a cominciare da quelli intonsi della generazione precedente in poi- e questo, praticamente, sin dalla nascita: se gli altri neonati sbavavano per via dei denti, lui lo faceva a causa delle forme procaci della sua baby sitter e se le altre mamme faticavano a scorgere i loro pargoli, nel mucchio dei maschietti che si azzuffavano all'asilo, mia sorella andava sempre a colpo sicuro: bastava intercettare le bambine più graziose e- zac- lo si individuava al primo colpo.
Nel computo del risarcimento danni, ovviamente, ci sta pure la cugina femmina, quasi coetanea, naturale catalizzatrice di amiche della sua età: ad essere precisi, mia figlia ha un anno e mezzo di più e quindi il "parco prede" è grosso modo della stessa età, ma se pensate che una manciata di mesi di differenza possa inibire siffatti ormoni, fate un torto al fiuto di cotanto cacciatore: non so dirvi a quale raggio di distanza arrivino i suoi sensori ma, finora, non è sfuggito nulla.
Fra i terreni di caccia più battuti, il Conservatorio occupa un posto di primo piano, complice la maggiore libertà di cui godono gli studenti e il parco che lo circonda: e quindi, cosa volete che conti essere stonato come una campana o non avere la minima idea della differenza che passa fra un diesis e un bemolle? "piatto ricco mi ci ficco" è l'unico imperativo a cui sottostanno gli ormoni di mio nipote e le colleghe musiciste della cugina non fanno eccezione, come dimostra questo stralcio di corteggiamento, carpito dalle orecchie della zia, agli inizi della prima media
" Vai anche tu in Conservatorio?" e
"Sì", aveva risposto quella, sbattendo le ciglia
" E, senti un po', fai anche solfeggio?"
"Sì, certamente"- altro battito di ciglia
" E cosa solfeggi, Si-La-Do?"
Neanche il tempo di intervenire con una sonora sgridata che la pulzella gli aveva già risposto "Si-si-la-mi-la-do", finendo dritta nel carniere delle vittime di cotanto fascino. Il tutto, naturalmente condito dalle risate di mia figlia che fanno da costante sottofondo a tutte le performance del cugino. Qualuqnque cosa lui faccia o dica, state certi che mia figlia riderà alle lacrime, innescando una pericolosissima reazione a catena, con lui che spara cavolate a raffica e lei che si asciuga le lascime, piegata in due dalle risate.
Ride anche stavolta, ma mio nipote non c'è: "mamma.....uhhhhhh che ridere.... mamma, marco.... uhhhh, non ce la faccio più...."
Siccome è contagiosa, dopo due minuti rido anch'io, metre le dico di piantarla e di dirmi cos'è successo
"Marco...è rimasto..... chiuso... nell'ascensore...ih-ih-ih"
Rido di meno
" Ma ora è fuori, vero?"
"Nooooo, ih-ih-ih- è ancora dentroooo"
Ve la ricordate, la Sandra Milo, quando urlava Ciro - Ciro? Ecco, toglietele trent'anni e tre kg di silicone e avrete una vaga idea delle condizioni della sottoscritta che, ansando per le scale, urlava "Marcoooo Marcooo" come una specie di ossessa.
L'ascensore è di quelli a chiusura ermetica, con tripla porta di acciaio, in puro stile cassaforte di Paperone. Lì davanti c'è un bidello, che sta urlando di spingere non so cosa e a fianco un altro, al telefono con i pompieri
"fatemi passare, c'è mio nipote chiuso lì dentro", sgomito, attirandomi sguardi a metà fra l'accusatorio e il compassionevole: dopodichè, comincio con quello che, a mio modo di vedere, è il Padre di tutti i discorsi incoraggianti
"marco, amore della zia, come ti senti? Stai bene? hai paura? ti manca l'aria? ti senti asfissiare?" Quando sto per chiedergli se teme che l'ascensore possa cadere nel vuoto e sfracellarsi al suolo, con lui dentro, arrivano i pompieri e, in meno di un secondo, si aprono le porte.
Mio nipote è illeso- e lo sono anche gli altri sette, tutti rigorosamente minorenni e tutti rigorosamente analfabeti, visto che ad ogni piano campeggia il divieto dell'uso dell'ascensore ai minori di 18 anni e a non più di tre persone. Ma guai a farglielo notare perchè, secondo loro, dove son saliti non c'era assolutamente nulla e poi il computo dei loro chili era inferiore a quello indicato come massimo.
Lo lascio al cazziettone del direttore e ad una fulgida carriera nel sindacato, mentre me ne torno in cortile, scendendo a piedi e ripensando ad una "dedica" che andava di moda ai miei tempi, quando sui diari delle compagne di classe si scriveva che "il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale/io ti auguro di tutto il cuore di salirle in ascensore". A patto che non si fermi, però....

CAROTE ALLA MAROCCHINA

carote alla marocchina

Rigorosa "non ricetta", adattissima in queste sere d'estate, ma perfetta anche come contorno a carni dal gusto dolce, agnello in primis. Questa è la versione cotta, che prevede di far saltare in padella delle carote con un po' di cipolla finemente affettata e di portarle a cottura con del brodo, a cui si sarà aggiunto del cumino (meglio se verde), del miele e del succo d'arancia. Si sevono tiepide, con una spruzzata di prezzemolo e di zeste d'arancia grattugiate all'istante. Per mezzo chilo di carote calcolate una cipolla, un cucchiaino di miele e il succo di mezza arancia (anche di più se preferite accentuarne il sapore) e mezzo cucchiaio di cumino, in polvere. Facile, veloce e buona: cosa volete di più?
ciao
alessandra




martedì 15 dicembre 2009

Carrot Cake

di Alessandra


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carrot cake

Tanto per sfatare un mito: se immaginate che la sottoscritta, stremata da una tre giorni di shopping londinese che la Becky Bloomwood, al confronto, era l'icona della morigeratezza, per celebrare il ritorno a casa abbia preparato la Carrot Cake, vi sbagliate di grosso.
Se invece pensate che, in questa tre giorni di shopping londinese, il mio stomaco abbia macinato più chilometri di questa torta di quanto abbiano fatto i miei piedi, beh, siete sulla strada giusta.
E così, visto che non posso condividere con voi le quintalate di maglioni, guanti, sciarpe, gonne, cappotti, scarpe, cravatte che ho comprato, assieme alle misure mancanti della mia collezione di teglie, a vasetti pieni di robe ignote, a decine di puddings e all'opera omnia della Nigella Lawson (e di Gordon Ramsey e del solito Jamie), vi lascio la ricetta originale di una delle più alte creazioni mai uscite dai forni della vecchia Inghilterra: e guai al primo che mi dice che un maglione di cachemire sarebbe stato meglio....

Carrot Cake


carrot cake

La ricetta che segue è di Paola P. una firma storica del forum della Cucina Italiana che da parecchio tempo, ormai, ha smesso di postare le sue ricette. Fra le tante, questa è quella che preparo più spesso, perché è la più vicina all' originale anglosassone. Obbligatorio lo stampo quadrato, visto che è la classica torta che si consuma a "cubotti", proprio come nei telefilm americani, L'unica avvertenza è che la icing glass dopo un giorno o due ingiallisce, quindi bisognerebbe consumarla o in giornata o al max il giorno dopo. oppure ridurre le dosi.

250 gr zucchero- 175 ml olio vegetale- 3 uova- 375 gr farina- 5/6 carote grattugiate finemente- mezzo cucchiaino di sale- un cucchiaino e un terzo di bicarbonato di soda- 1 cucchiaino e un terzo di cannella

si mescolano bene l'olio e lo zucchero e poi si aggiungono le uova intere, una alla volta, badando a che il primo si sia ben amalgamato all'impasto, prima di aggiungere l'altro. dopodiché, si uniscono tutti gli ingredienti asciutti e, in ultimo, le carote.
Si versa l'impasto in una teglia quadrata, ben unta, e si inforna a 160 gradi, per circa un'ora

Quella robina bianca che vedete lì sopra è la famosa icing glass, che ora usano anche per la decorazione delle cupcakes: all'incirca, ci vuole un etto di burro non salato, a temperatura ambiente, che va montato con 250 g di philadelphia; si aggiungono poi 70 g di zucchero vanigliato e due cucchiaini di essenza di vaniglia (oppure rum o anice: per la cronaca, usando lo zucchero vanigliato, io non aggiungo altro. Voi assaggiate e regolatevi sui vostri gusti)

Aspettate che la torta si sia completamente raffreddata, poi sformatela su un piatto da portata e decoratela con la glassa- sia servendovi di un sac à poche, sia spalmandola direttamente sulla superficie.
Buon Appetito
Alessandra


English Version

CARROT CAKE

carrot cake
250 g sugar
175 ml vegetable oil
3 eggs-
flour-375 g-
5 / 6-half teaspoon finely grated carrots with salt-
3 teaspoon of baking soda
1 1/3 teaspoon cinnamon


mix well oil and sugar and then add the eggs, one at a time, making sure that the first one is well mixed before adding another to the dough. then, combine all dry ingredients and, finally, carrots.
Pour the mixture into a square baking dish, well greased, and bake at 160 degrees for about an hour

For the icing glass

Mount a pound of unsalted butter, at room temperature, with 250 g of Philadelphia; then add 70 g of icing sugar and two teaspoons of vanilla essence (or rum or anisette)


Wait until the cake has completely cooled, then remove from the mold on a serving plate and decorate with icing, using a sac à poche , or rubbing directly on the surface.
Buon Appetito
Alessandra

lunedì 3 agosto 2009

Cheese cake di carote, mandorle e verbena

Chi la fa? Lo aspetto... le ricette "d'autore" per i nostri lettori

Prima di leggere il post, fai un salto qui

Se mio suocero dovesse mai temere rivali in amore, dovrebbe guardarsi le spalle da Donna Brown-strepitosa ed eclettica flower designer con cui oggi inauguriamo questa rubrica. La sua ultima fatica si intitola Food and Flowers (Ed. Electa) ed è un inno alla creatività, in cucina e in ogni angolo della casa, che l'autrice insegna ad abbellire e a rendere più piacevole con le sue composizioni floreali. E' un libro che trasuda amore e semplicità, ma che non può celare lo straoridinario talento di questa donna, capace di creare con poco oggetti di gran classe- una filosofia, se così si può dire, che trasferisce anche alla selezione delle ricette, suddivise per stagioni e tutte contraddistinte dagli stessi parametri di scelta: ingredienti semplici, di facile reperibilità, tecniche per nulla complesse, ma prodotti finali che lasciano senza fiato per eleganza e originalità: e la ricetta qui sotto ne è un valido esempio

CHEESECAKE DI CAROTE, MANDORLE E VERBENA-
da Donna Brown, Food & Flowers, ed. Mondadori- Electa, 2009, p. 33

per 6 persone
preparazione: 30 minuti
raffreddamento: 4 ore
150 g di cracker salati
75 g di burro
500 g di formaggio da tavola spalmabile
30 g di porro
1 dozzina di baby carote con il ciuffo
75 g di mandorle tostate e tritate
2 cucchiai di foglie di verbena
scorza di limone non trattato
olio extravergine di oliva
pepe di Szechuan

Preparare un cheese cake freddo è molto facile. Questo va fatto con porri e mandorle, per dare un po' di brio, e con le baby carote, deliziose alla vista.
E' un piatto allegro, che ravviva qualsiasi tavola, ma fa la sua bella figura anche in un buffet.
Foderate di carta da forno uno stampo a cerniera a bordi alti, del diametro di 24 cm.
Frullate i cracker con il burro freddo e riempitene la base dello stampo, pressandoli bene.
Frullate il formaggio con la parte bianca del porro pulito e tritato, la verbena, la scorza di limone e 50 g di mandorle tostate e tritate. Profumate con una generosa macinata di pepe di Szechuan, versate la crema nello stampo e livellatela bene. Cospargete con i 25 g di mandorle rimaste, coprite e tenete in frigorifero per almeno 4 ore.
Pulite le carotine, lasciando intatta la parte iniziale con il ciuffo e conditele con un filo d'olio, sale e pepe di Szechuan.
Sformate il cheesecake e disponetelo su un piatto di portata; decorate con le carotine e servite

Due annotazioni veloci
1. la verbena si trova in erboristeria. Secondo mia suocera (laurea in botanica, detto tutto) si potrebbe anche coltivare sul balcone di casa, perché è una pianta che ha pochissime necessità e resiste bene a tutto.
2. le carote crude: lì per lì, ero così perplessa che avevo scartato la ricetta, pensando che non tutti possono avere a disposizione carote così tenere da poteressere mangiate crude senza dover ruminare per delle mezz'ore. Poi, ho pensato che si possono anche grattugiare sopra, magari dando lo stesso la forma di un fiore, oppure scottare in acqua bollente, lasciandole comunque croccanti, e farle raffreddare bene prima di disporle sulla torta.
Per il resto, è una ricetta che mi intriga parecchio, per la combinazione di sapori e per gli abbinamenti ( tradizionale da una parte, con le carote e le mandorle, ma innovativo nella tecnica- a crudo e con il formaggio). La presentazione, poi, è favolosa... quasi quasi la preparo ;-)

Chi la fa? Io aspetto...
Alessandra&Daniela

giovedì 11 giugno 2009

zuppa di carote e agrumi


zuppa carote e agrumi


Nella lista delle spese compulsive di cui parlavo l'altro giorno, ai primi posti ci sono le riviste e i libri di cucina. Non passa giorno che non mi lasci prendere dall'impulso di comprarne uno- e questo nonostante training più o meno autogeni ("un altro???? ti rendi conto che non sei normale??? mi dici dove lo mettiamo???") e la sincera convinzione che in rete ci sia di tutto, di meglio e di più . Tant'è, però, ci casco sempre: sarà il fascino del cartaceo, saranno le persuasioni più o meno occulte delle copertine, sarà una sottile frustrazione da collezionista fallita (MAI, dico Mai che sia riuscita a finire qualcosa), fatto sta che non c'è giorno che non torni a casa con qualcosa. L'ultima passione sono i libri di Akiko Ida, idolatrata food fotografa giapponese, che illustra una serie di pubblicazioni radical chic, che declinano il minimalismo in tutte le salse, dalle ricette semplici alle foto essenziali, passando per stoviglie povere e strofinacci ruvidi. Il prezzo ovviamente, è da paura e gli ingredienti sono reperibili per modo di dire, nel senso che non c'è dubbio che dall'altra parte del mondo- quella a cui non è destinato questo libro- la zucca hokkaido, i fagioli rossi e i pescivendoli disposti a tagliarti il salmone a due terzi della bestia, dando il resto al gatto, si trovino facilmente mentre da noi bisogna accendere un mutuo, ma questi son dettagli a cui una vera fudbloggher non bada, anzi: avevo giusto un pezzetto di zucca hokkaido nel frigo, di cui proprio non sapevo cosa fare...
Naturalmente, mio marito questi libri non li sopporta. Lui che è cresciuto a tradizione orale, con ricette tramandate di generazione in generazione e ad ogni mio timido deragliamento fa corrispondere un " mia nonna non lo ha mai fatto" che vale più di mille sentenze di condanna, appena mi sente discettare di cucina fusion, di zuppe nel bicchiere e pastasciutte nelle coppette inizia a cercare una via di fuga, trovando subito nella complicità della figlia l'alleato migliore. E a me non resta che comprare, sfogliare, sospirare e accantonare, sognando un giorno in cui le cose cambieranno e io entrerò finalmente nell'olimpo delle cuoche trendy, quelle con le cucine spaziali, gli ingredienti introvabili e la taglia 38.

Ogni tanto, però, ci provo, specie quando mi imbatto in qualcosa che, una volta depurato da diminutivi, articoli e certificazioni di qualità, penso possa avvicinarsi di molto a quello che normalmente proprino ai miei familiari e che, normalmente, non li uccide. E' il caso di questa zuppa fredda, di carote e agrumi, tratta da una delle tante bibbie culinarie di questi anni, quel Zuppe à porter che non può mancare in qualsiasi biblioteca gastronomica che si rispetti.

Nella mia idea, non avrei dovuto correre rischi; le carote ai tempi della bisnonna di mio marito c'erano già, l'abbinamento con le arance aveva ricevuto la benedizione della sua prozia, lo zenzero è una concessione a cui si è piegato negli ultimi tempi, insomma: se smussavo un po' gli angoli (via il pompelmo e il lime) avrei potuto avere qualche speranza.

Quando l'ho servita in tavola, titubavo un po': il 50 per cento dei consensi lo avevo già perso con la creatura, il cui sguardo raggelato, mentre ne ultimavo la preparazione, aveva fatto morire sul nascere qualsiasi tentativo di persuasione. il marito, però, l'ha mangiata, pure in silenzio, tanto che, dopo le prime cucchiaiate, mi sono confortata, acquistando via via sicurezza e ottimismo e fiducia nel futuro, una specie di Yes we can bloggettaro, tanto che, dopo aver discettato di supremazie culinarie e tendenze modaiole, ho deciso, a voce alta, che anche questo esperimento sarebbe dovuto finire nel blog, ma nella mia versione, che, neanche a dirlo, si era rivelata di gran lunga superiore all'originale. L'unico problema era che bisognava ribattezzarla: " perché, capisci, se la chiamo zuppa di carote e agrumi non è corretto, perché qui di agrumi c'è solo l'arancia e poi non si percepisce l'importanza dello zenzero, che è inutile, guarda, puoi fare tutti gli esperimenti che vuoi, ma alla fine, Carote, Arancia e Zenzero sono sempre un trinomio vincente...solo che 'zuppa alle carote arancia e zenzero- è troppo lungo, capisci, mi ci vorrebbe qualcosa di più immediato, di più incisivo, di più di impatto..."
Io l'ho sempre saputo che mio marito è un tipo pieno di risorse. Il più delle volte è un atto di fede, nel senso che se le tiene belle nascoste, dietro un'apparenza che oscilla fra il flemmatico e l'annoiato, che non sai se pensare se di quello che hai appena detto ha capito qualcosa o non gliene importa un bel niente ( 90 su cento, la seconda che ho detto) Ma ci sono dei momenti in cui se ne esce con la Madre di Tutte le Frasi, puntuale, esaustiva, pregnante, di quelle che ti lasciano basita, a bocca aperta, la mente fissa a chiederti dov'è che ho potuto trovare un tipo simile e com'è che me lo sono anche sposato....
Zuppa del C- A -Z, ha suggerito di chiamarla: C.arote A.rancia Z.enzero. Più chiaro di così...

Zuppa di Carote e Agrumi ( da Zuppe à Porter di A. C. Bley, Guido Tommasi Editore) zuppa carota agrumi


10 minuti di preparazione- 35/40 minuti di cottura
1 kg di carote
2 cipolle
2 cucchiaini di zenzero fresco grattugiato
1 litro di acqua
20 cl di succo d'arancia
20 cl di succo di pompelmo
1 limone verde (scorza e succo)
1 cucchiaino di olio d'oliva
sale

Pelare le carote e tagliarle a rondelle. Pelate e affettate finemente le cipolle. In una cocotte, soffriggete le cipolle nell'olio. Aggiungete lo zenzero grattugiato e rosolatelo per 5-10 minuti mescolando di tanto in tanto. Aggiungete le carote, l'acqua e i succhi di frutta ( tenete da parte la scorza di limone verde). Salate. Portate a bollore, abbassate il fuoco e lasciate cuocere finché le carote sono tenere ( 30 minuti). Frullate il tutto, aggiungenod un po' d'acqua se necessario. Aggiustate di sale e unite la scorza del limone verde
Questa zuppa può essere servita fredda o calda. Sarà ancora più buona se spremete l'arancia e il pomplemo, invece di usare il succo già pronto


Va da sè che di zuppe con i succhi di frutta, qui, non se ne facciano: io ho sostituito il pompelmo con altrettanta arancia e già che c'ero ho grattugiato anche la scorza, direttamente sulle carote, in cottura. Al posto dell'acqua, ho usato un brodo vegetale leggero. A parte i commenti di mio marito, è un'ottima zuppa estiva.
Buon appetito
Alessandra
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