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lunedì 7 maggio 2012
Torta all'aglio caramellato - Caramelized Garlic Tart(Y. Ottolenghi)
martedì 17 aprile 2012
Per il piatto storico: la torta Pasqualina Ligure
La storia della Torta Pasqualina
| immagine da qui |
Sul bordo poi, doveva essere inciso con un coltello l'anagramma di famiglia; ai nostri occhi di moderni questo potrebbe sembrare una semplice decorazione aggiuntiva, ma dobbiamo considerare che fino a tempi relativamente recenti, pochi avevano in casa un forno: quindi le torte dovevano essere portate a cuocere da un fornaio ed ecco che l'anagramma diventa indispensabie per il riconoscimento della propria torta!!
Tra gli ingredienti per il ripieno, le bietole sono l'ingrediente classico legato anche qui ad un motivo pratico: in primavera, stagione legata alla Pasqua, sono in pieno rigoglio e quindi a buon mercato; già le molte uova e il formaggio rendevano piuttosto costosa e al tempo stesso ricca di sapore la torta!
Ultimo ingrediente necessario nella tradizione, anche se poi sostituibile con la ricotta è la prescinsêua, una specie di cagliata leggermente acida e molto leggera che da un sapore particolare all'insieme.
Tale e tanta è la tradizione quindi legata a questa semplice torta, regina delle tavole pasquali da ormai almeno 600 anni che la regione Liguria, ha chiesto ed ottenuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali la ammissione della Torta Pasqualina nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), nella categoria “Prodotti della gastronomia”.
venerdì 13 aprile 2012
La Pasqualina di carciofi e il rosso che fa dimagrire!
venerdì 16 marzo 2012
Triangoli di fillo al cavolo rosso e alle cipolle e...maledette primavere!
venerdì 24 febbraio 2012
CHICKEN CURRY PASTIES - PIE... e io amo la Vittooooooo!!!
martedì 11 ottobre 2011
...e bruciarsi la mattina , tuturuturutturuttu- e la torta più buona dell'anno!
Parte lesa: pollice della mano destra
Arma del delitto: acqua calda del bollitore
lunedì 4 luglio 2011
Torta siciliana con melanzane, pomodori, capperi e... (Knam)
- lavare le melanzane, asciugarle, mondarle alle estremmità e affettarle sottilmente. Sistemare le fette su una gratella da forno, cospargerle di sale e lasciar spurgare per un'ora o due, affinchè perdano la loro acqua amarognola. Asciugare tamponando con carta da cucina.
- Nel frattempo, scottare i pomodori in acqua bollente, poi pelarli e privarli dei semi. Versare in una padella qualche cucchiaio di olio EVO, unire due spicchi d'aglio schiacciati e mettere il recipiente sul fuoco. Togliere l'aglio appena sarà colorito, aggingere i pomodori tagliuzzati, i capperi dissalati e le acciughe, le olive tagliate a pezzettini e le foglie di basilico spezzettate con le mani. Salare, pepare e cuocere per 15 minuti.
- Friggere le fettine di melanzane, poche per volta in abbondante olio EVO; estrarle a mano a mano con la paletta forata, sistemarle in un piatto foderato con carta da cucina, salarle e peparle. Unire le fette di melanzane al sugo di pomodoro, aggiungere la ricotta salata grattugiata e mescolare bene, fino ad ottenere in composto abbastanza morbido e compatto.
martedì 10 maggio 2011
Torta al salmone in crosta all'aneto e tutto quello che avreste dovuto vedere su questo blog...
Rossini nella Fragola
Sticky Lemon Chicken with Ginger and Lemon Grass
Torta al radicchio e scamorza in crosta di semi di papavero
Cuori di Gewurztraminer al pepe nero e alle fragole
Dentice in carpaccio ai semi di papavero con gelato di lime
Torta soffice alla panna acida e sciroppo di sambuco
Victoria Sponge Cake alla crema di mascarpone rosa
giovedì 7 aprile 2011
Lemon Meringue Pie? sì ma... salata!
Che io non avessi una madre come tutte le altre, è cosa che ho scoperto prestissimo, nella mia vita. Non che ci volesse molto, a dire il vero: bastava guardarle i capelli. Le madri dei miei amici avevano tutte dei colori uniformi- neri, di solito- e anche quando andavano dalla parrucchiera, uscivano in tinta unita- gialla, fino a una certa età; azzurrine, dopo un po'. Mia madre, no: lei aveva i capelli chiari e ogni tanto, una ciocca bionda. Mesch, si chiamavano- ma si scriveva "mèches", come mi aveva fatto imparare praticamente da subito, assieme ad una sfilza di altre parole che i miei amici non usavano e che rimandavano a cose di cui neppure si sospettava l'esistenza: come il phon a tre velocità, il tostapane che sputava le fette, la televisione a colori e i giradischi portatili. Neanch'io ne sospettavo l'esistenza, sia chiaro: al pari di tutti i miei amici, ero nata nello stesso piccolo paese ai bordi di una città poco amante delle innovazioni, prodotto di un boom che, a parte le nascite, aveva incrementato ben poco su tutti gli altri fronti: la maggior parte dei genitori dei miei amici non possedeva l'automobile, i telefoni si contavano sulle dita di una mano e meno ancora erano i titoli di studio che andassero oltre l'avviamento commerciale. Nei negozi, si parlava in dialetto, la spesa la si metteva nei cesti di vimini e a Genova si andava una volta al mese, in corriera. A parte noi, ovviamente- e tutto per causa di mia mamma e del suo titolo di studio (IL titolo di studio), del suo lavoro in Inghilterra (IL lavoro in Inghilterra) e di tutto quello che, a confronto col rassicurante moto rettilineo uniforme della vita di campagna, ci faceva sembrare dei veri habitué delle montagne russe. In pratica, eravamo quelli diversi: quelli che il mare era l'Argentario e la vacanza era all'estero, quelli che le auto erano due ma una domenica sì e una no si stava a piedi lo stesso, perchè le targhe erano entrambe pari- quelli che "la mia mamma lavora in centro" e "vende libri per bambini"e "con mia nonna parla in genovese, con papà in italiano e con me in inglese".
Che fossimo dei privilegiati, l'ho capito da mo''- e da allora, non ho smesso un minuto di ringraziare la mia buona stella: ma, all'epoca, ci sentivamo solo diversi. Io, in particolare, che allo status di primogenita e quindi più esposta alle stravaganze materne, univo anche un nome diverso (da noi, le ventate di modernità erano ancora legate al secondo nome e per anni son stata "la Allesandra") e una struttura fisica che, gioco forza, mi emarginava dal resto del mondo femminile allora conosciuto, dove l'altezza massima consentita era il metro e sessantacinque- ma guai a portar scarpe col tacco.
Avrei dato qualunque cosa per leggere un fotoromanzo (e l'ho fatto, sia chiaro- e mi eran pure piaciuti); per avere le trecce e gli orecchini, anzichè i capelli corti e i lobi incontaminati; per vestirmi da damina, come tutte le mie amiche; e per mangiare i panini col prosciutto, alle gite della parrocchia.
A me, invece, toccava questa torta. Me la ricordo ancora, avvolta in fogli di alluminio (neanche a dirlo, avevamo pure quelli), morbida, profumata, nutriente. Un sogno, al confronto dei panini del giorno prima che toccavano ai miei compagni: tant'è che non facevo in tempo ad aprire lo zaino che già venivo sommersa dalle proposte di scambio, con tanto di aste al rialzo, da "un panino per una fettadi torta" in su.
Come dicevo, non ci ho messo tanto a capire che le mie diversità erano tutte dalla parte dei privilegi: mi è bastato andare alle Medie, in centro, e trovarmi sbalzata in una realtà cittadina, perche in un secondo le differenze si stemperassero nel mare dei titoli di studio dei genitori delle mie nuove compagne (più importanti e altisonanti), dell'abitudine alle vacanze (più esotiche),di parchi macchine (di gran lunga più affollati)
Ma questa torta è rimasta un'esclusiva dell'estro di mia mamma, assieme all'impronta di una cucina nutrita di inventiva, fantasia, genialità come mai ho riscontrato in nessun altro. Non l'ho mai pubblicata prima, perchè fa parte di un patrimonio di famiglia così intriso di memorie intime e personali che il timore di svilirla al rango di "ricetta" ha sempre prevalso sul desiderio di condivisione. Se lo faccio oggi, è solo perchè, nei tanti privilegi della mia vita, ci sono anche Fabio & Annalu e un cestino che sentiamo anche un po' nostro e che per caso è diventato il luogo dove passa il testimone fra la cucina delle nonne e quello della loro nipote. Potevamo privarlo di questa meraviglia? Direi proprio di no.
giovedì 24 marzo 2011
La Pasqualina di Nonna Beatrice- ovvero come scrivere un post senza smettere di mangiarne l'oggetto
Le torte di verdura sono il fiore all'occhiello della gastronomia ligure: ne parlavo pochi giorni fa con due amici "foresti", in visita a Genova, ricordando come spesso si sbagli, pensando alla cucina genovese come ad una cucina "di mare". Non è mica tanto vero, anzi: a spulciare i ricettari antichi, non è vero per niente. Per noi Genovesi il mare è servito per scoprire nuove terre, tracciare nuove rotte commerciali, combattere e diventare ricchissimi: ma la pesca- quella organizzata, ovviamente, con pescherecci e tutto il resto- è stata del tutto trascurata. Prova ne è la nostra cucina, dove i piatti di mare si contano davvero sulle dita di una mano: anche un trionfo di frutti di mare come il Cappon Magro è in realtà una rielaborazione moderna di un piatto che, come dice il suo stesso nome, era prevalentemente a base di verdure.
Insomma, per farla breve, da noi si mangiano verdure- erbe, ad essere precisi (e con questo sono una donna morta)- e per renderle più gustose ci si inventano involucri vari, generalmente di pasta, dalle torte salate ai pansoti. Anche qui, una pasta povera, spesso senza uova, sempre senza burro, per una cucina che è specchio fedele della nostra terra, povera di materie prime ma ricca di ingegno e creatività.
Trattandosi di ricetta di famiglia, ricopio paro paro dalla fonte: aspettatevi quindi una seria di "un po'", "tanto" e "poco", secondo una tradizione trasversale a tutte le nonne del mondo che, senza bilance o alambicchi vari, hanno sempre sfornato robe da urlo. A me sembra tutto molto chiaro-e, soprattutto, la torta è così buona, ma così buona che l'unico consiglio che posso darvi è quello di prepararla, alla prima occasione
150 g di farina
1 cucchiaio abbondante di olio EVO
70-80 ml di acqua
sale
Con tutti gli ingredienti, fare un impasto morbido e lasciarlo riposare per un'ora.
per il ripieno
7 carciofi
1 bel mazzo di bietole
6 uova
tanto parmigiano
5-6 fettine di funghi secchi
1 spicchio d'aglio
1 cipolla
maggiorana
sale
olio EVO
In un largo tegame fate appassire la cipolla tritata, in poco olio. Lessare le bietole, strizzarle bene, tritarle e farle asciugare nel soffritto.
Mondare i carciofi. tagliarli a fettine, tritarli grossolanamente, aggiungerli al soffritto e cuocerli qualche minuto. Spegnere la fiamma, lasciar raffreddare.
Dopodichè, unire tre uova, un trito di aglio e funghi secchi (fatti rinvenire in acqua tiepida e poi strizzati bene), maggiorana e tanto parmigiano.
Tirate la sfoglia sottilissima e rivestite con questa una tortiera ben unta, facendo debordare la sfoglia. Mettere il ripieno e formare tre incavi.
Ricoprire il ripieno con una sfoglia sottilissima e nei tre incavi mettere le tre uova rimanenti: su ciascuna mettere un po' di sale, una noce di burro e una spolverata di parmigiano.
Coprire con una seconda sfoglia il ripieno e le tre uova, ungere bene e ripiegare la sfoglia esterna, facendo un bel cordone e chiudendo il tutto.
Ungere di nuovo la superficie, infornare a forno caldo a 180 gradi e cuocere per circa un'ora, finchè la superficie è di un colore dorato.
Servire fredda.
A stasera, con un po' di libri
ciao
ale
martedì 5 gennaio 2010
pie di carciofi e prosciutto crudo
..... 'Fan brodo 'sto freddo porco, i guanti immolati su quel dannatissimo croquembouche, la spesa quotidiana e, buon peso, anche la piana di Albenga con i suoi carciofi più spinosi d'Italia: ho due mani che al confronto un istrice sembra il tenente Kojac, un prurito che non so dove stare e nient'altra consolazione che star con le mani levate al cielo, nell'attesa che passi il bruciore. Ci manca solo che mi vengano le stigmate...
(da Sale e Pepe, Gennaio 2010)
500 g di farina; 270 di burro; 3 tuorli; semi di finocchio, sale
4 cuori di carciofo (no, troppo pochi: almeno 6, belli grossi)
150 g di prosciutto di Praga (io ho messo il San Daniele)
3 uova
100 g di panna fresca (meglio la creme fraiche, se l'avete)
30 g di grana padano grattugiato
100 g di Emmenthaler
2 spicchi d'aglio (uno solo)
prezzemolo tritato
2 cucchiai di olio EVO
sale, pepe
2. Tagliate i carciofi a psicchi e rosolateli con l'olio e l'aglio; versatevi un mestolino di acqua calda e cuocete per dieci minuti; salate, pepate e unite il prezzemolo. Mescolate l'Emmenthaler grattugiato con le uova, la panna, il grana, il prosciutto a listarelle, sale e pepe.
3. Stendete sottile 2/3 della pasta e foderate uno stampo rotondo di 22 cm, rivestito con carta da forno imburrata; punzecchiate il fondo della pasta, farcitela con i carciofi e il composto, coprite con la restante pasta stesa sottile, punzecchiatela con la forchetta, poi saldatela alla pasta sottostante. Guarnite il pie con i ritagli di pasta, spennellate con un tuorlo diluito con un cucchiaio di acqua, cospargete con semi di finocchio e infornate a 180 gradi per circa 40 minuti.
Buon Appetito
Alessandra
English Version
I skip over the details, partly since I've already commentated on the mournful event in the last newsletter, and partly since I decive myself to still have a shred of reputation above, but I assure you that there was a time when I did not know if to laugh or to cry-to be precise, when I could not put the key in the lock of my car.
Eventually I succeded, and, since I was at it, I even embarked into the admirable exploit of cleaning a ton of artichokes I had bought on sale a little earlier, taking advantage of the numbness of my fingers and thinking about the wisdom of our ancestors who, while facing the sorrow of the world, set an example of a manly lesson in perseverance, courage and selflessness, by coining the solemn motto: "every cloud has a silver lining" .....
To hell with it, I froze my ass, ehm... I meant fingers, I sacrified my gloves on the croquembouche altar and I even bought the Albenga artichokes, the torniest in Italy: and now my hands are such that, in comparison , Lieutenant Kojac resembles a porcupine. I rise my hands to the heaven, begging for the pain to pass... I have nearly gotten stigmate....
500 g flour, 270 butter, 3 egg yolks, fennel seeds, salt
* I used pastry for the base and my usual wine -pastry for the top(150 g flour, half cup dry white wine, 3/4 cup of olive oil, salt). I shouldn't abound with fennel seeds, due to their strong flavour
the filling
4 artichoke hearts (no, too few: at least 6 big ones)
150 g of Prague ham (I put the San Daniele)
3 eggs
100 g of fresh cream ( creme fraiche )
30 g grated Grana Padano
100 g of Emmenthaler
2 cloves of garlic ( I used one only)
chopped parsley
2 tablespoons oil EVO
salt pepper
1. Mix flour with 250 g of butter, 2 egg yolks, a little salt and 2-3 tablespoons of cold water, wrap the dough in plastic wrap and keep in refrigerator for half an hour (for wine pasta: Mix all ingredients until dough is smooth and elastic: in the fridge for half an hour, wrapped in foil)
2. Slice the artichokes and fry with oil and garlic, pour a ladle of hot water and simmer for ten minutes, salt, pepper and add the parsley. Mix the grated Emmenthaler with eggs, cream, corn, ham chopped, salt and pepper.
3. Roll out thin 2 / 3 of dough and line a round mold of 22 cm, lined with buttered parchment paper; Prick the bottom of the pastry, fill with artichokes and the mixture, cover with the remaining dough stretched thin; seal and prick with a fork. Garnish the pie with the pastry trimmings, brush with egg yolk diluted with a tablespoon of water, sprinkle with fennel seeds and bake at 180 degrees for about 40 minutes.
Buon Appetito
Alessandra
mercoledì 9 dicembre 2009
Torta di zucca con pistacchi di Bronte
Di Daniela
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Non so se si è letto tra le righe, date le ultime ricette che ho postato, ma, fra i vari e goduriosi ingradienti di stagione, ce ne sono alcuni che amo particolarmente . Sono forse i più semplici, ma secondo me, anche i più piacevoli: le mele, i cavoli e la zucca. Della zucca in particolare, amo veramente tutto: il colore, la consistenza, la versatilità d' uso e la semplicità di accostamento agli altri sapori, magari più decisi, che ricevono dalla sua vicinanza quel tocco di dolcezza in più.
La ricetta di oggi è di una semplicità estrema, ma è profumata e piacevole, porta una nota di colore in tavola e, il contrasto della morbidezza del ripieno con il croccante del pangrattato e dei pistacchi crea una piacevole sensazione. Qui da noi è stata apprezzata, sia dai miei ospiti che dalle bimbe: provatela e sappiatemi dire.....
TORTA DI ZUCCA AI PISTACCHI DI BRONTE
Per 6-8 persone
- 2 kg di zucca
- 3 hg di ricotta fresca
- 4 uova
- 2 patate bollite medio/grandi
- una manciata di parmigiano grattuugiato
- sale
- pepe (o peperoncino)
- 1 manciata abbondante di pistacchi preferibilmente di Bronte
- 6 cucchiai circa di pangrattato
- cipolla, sedano e carota per il soffritto
- farina, olio, sale ed acqua per la pasta.
Preparate la pasta al solito modo, mettendo la farina a fontana sul tavolo ed aggiungendo prima l'olio e poi l'acqua e il sale e lavorandola molto bene ed energicamente, fino ad avere un impasto liscio ed elastico. Le quantità di acqua e olio dipendono dalla qualità della farina, ovviamente. Lasciatela riposare avvolta nella pellicola.
Intanto mettete in un' ampia padella dell'olio evo e le verdure tritate per il soffritto. Appena dorate, aggiungete la zucca pulita e tagliata a pezzetti, e fatela andare finchè, schiacciandola con una forchetta, la polpa non ceda. Toglietela dal fuoco e spappolatela col solito frullatore ad immersione. Rovesciatela ora in un'ampia terrina e mescolatela con la ricotta setacciata, il parmigiano, le uova intere, le patate bollite e schiacciate come per il purè, e conditela con sale e pepe (oppure se preferitre aggiungete un po' di peperoncino in cottura alla zucca).
A questo punto, riprendete la pasta e tiratela, col mattarello, piuttosto sottile. Stendetela nella teglia che avrete scelto, precedentemente unta, in modo che esca un po' dai bordi. Rovesciate sulla pasta il composto di zucca, raggiungendo uno spessore di 2 o 3 cm massimo e ripiegate i bordi della pasta all'interno.
Tritate abbastanza finemente i pistacchi ed uniteli al pangrattato in una ciotola, mescolandolli bene. Cospargeteli abbondantemente sopra la parte di torta rimasta "scoperta" dalla pasta....
e condite il tutto con un bel giro d'olio. Infornate a forno già caldo a 180-190° e fate cuocere per una mezz'ora, facendo grigliare gli ultimi 5 minuti, per dare un po' di colore al tutto. Servitela tiepido o anche fredda accompagnata da un'insalata verde.
Buon appetito
Daniela
PUMPKIN PIE WITH PISTACHIOS
For 6-8
- 4,4 pounds pumpkin
- 11 oz fresh ricotta cheese
- 4 eggs
- salt
- pepper (or chilli pepper as you prefer)
- 1.4 0z pistachios
- 6-7 spoon ofbread crumbs
- a mixture of finely chopped onions, celery
- flour, water , salt and e.v. oil for dough
Prepare dough: mix very well toghether flour, oil, water and salt till you have a smooth and elastic dough. The amount of water and oil depend on the quality of flour. Let it rest wrapped in foil.
Meanwhile, put in a large pan a mix of chopped carrots,onions,celery sauteed in olive oil. Just golden, add the pumpkin clean and cut into pieces, and let it go until, crushing with a fork, the meat will not yield. Remove from heat and mashed with the usual immersion blender. put it in a large bowl and mix with sieved cottage cheese, whole eggs, boiled and mashed potatoes, and season with salt and pepper (or if preferitre add a little pepper in cooking the pumpkin as you prefer).
Now take the dough and pull with the rolling pin rather thin. Roll out on greased baking pan that you previously selected, so that leaves a bit from the sides. Dropped on the mixture of pumpkin pulp, reaching a thickness of 2 or 3 cm up and fold the edges of the dough inside. Fairly finely chopped pistachios and add to the breadcrumbs in a bowl, stirring well. Sprinkle heavily over the filling and season all with a nice round of oil. Bake in a preheated oven at 360F and cook for half an hour grilling by the last 5 minutes. Serve warm or cold accompanied by a green salad.
Bon appetit
Daniela
lunedì 26 ottobre 2009
Tortine di frutti di mare al curry (m. roux)
Se non fossi più che sicura che non saprebbe che farsene, aggiungerei al lunghissimo elenco di riconoscimenti di cui negli anni è stato oggetto Michel Roux( fra cui 21 anni di tre stelle, al Waterside Inn di Bray) la palma del più bel libro di cucina del 2009. Il suo Frolla&Sfoglia, infatti, uscito per i tipi della Guido Tommasi Editori, è una sorta di scrigno di tutti i segreti delle paste basi, dalla brisée alla pasta fillo, passando per la sfoglia, la frolla, la pasta choux, l'impasto per brioches, la pasta per la pizza e quella per il pie, il tutto condito da ricette, trucchi, malizie e suggerimenti che hanno fatto sì che da qualche mese questo libro mi accompagni dovunque, dal leggio della cucina al comodino della camera da letto, e financo in macchina, perché i semafori son lunghi. Pertanto, non potevo certo lasciarvi orfani di uno dei suoi capolavori, anzi: se mi conosco solo un poco, penso che questa ricetta sarà la prima di una lunga serie- e se riuscite a realizzarla, sono certa, anzi certissima, che sarete voi a reclamarle a gran voce...
da Frolla&Sfoglia- Teoria e Pratica dell'Impasto di Michel Roux
Guido Tommasi Editore
25,00 euro
375 g di pasta brisée
24 cozze fresche, pulite
75 ml di vino bianco secco
1 scalogno tritato finemente
3 capesante, grandi
6 scampi puliti
1 cucchaio di curry
100 g di alghe verdi tenere (facoltativo)
75 ml di panna densa
1 uovo
1 tuorlo
sale e pepe macinato al momento
per servire
300 g di fagiolini, tagliati a metà per il lungo
3 cucchiai di olio di arachidi
1 cucchiaio di aceto di vino rosso
Versate il sugo di cottura in un pentolino, scaldatelo appena sotto il punto di ebollizione ( non più di 80°) e cuoceteci le capesante per 3 minuti. Tiratele fuori con un mestolo forato e mettetele nella ciotola con le cozze, lasciando il sugo nel pentolino.
Scottate gli scampi in acqua in lieve ebollizione per 2 minuti e scolateli. Staccate le teste, tagliatele a pezzetti, mettetele nel pentolino con il sugo di cottura. Spolverate con il curry e lasciate sobbollire per 3-4 minuti, poi filtrate, premendo le teste con il dorso di un cucchiaio per estrarre più sugo possibile.: dovreste ottenerne 4-5 cucchiai. Mettete da parte; tenete da parte anche le code degli scampi.
Stendete la pasta a 3 mm di spessore e ricavate 6 dischi con un piatto o un tagliabiscotti di 15 cm di diametro. Usateli per rivestire 6 stampini di 10 cm di diametro e 2 cm di altezza. Metteli in frigorifero per almeno 20 minuti
Scaldate il forno a 180 gradi. Bucherellate il fondo dei gusci di pasta. Cuoceteli in bianco, per 10 minuti, con dei pesi perché non si gonfi in cottura, poi togliete i pesi e infornate per altri 5 minuti. Lasciate i gusci negli stampini e metteteli da parte
Tagliate le capesante a metà in orizzontale e mettete una metà in ogni stampino. Sgusciate le code degli scampi, tagliatele a metà per il lungo e sistemate due metà intorno a ogni capasanta negli stampini. Riempite gli spazi con le cozze e, se usate le alghe, sistematele sopra il tutto.
In una ciotola, mescolate la panna, l'uovo, il tuorlo e il sugo al curry tenuto da parte. Salate e pepate a piacere. Versate il composto sui frutti di mare negli stampini e infornate per 20 min circa, finché il ripieno è rassodato. Infilate con delicatezza la punta di un coltello al centro. Se esce pulita le tortine sono pronte.
Mentre le tortine sono al forno, cuocete i fagiolini in acqua bollente salata finché sono teneri. Scolateli e conditeli con l'olio d'arachidi, l'aceto di vino e sale e pepe a piacere.
Appena le tortine sono pronte, sformatele e mettetele nei piatti caldi. Sistemateci accanto i fagiolini e servite subito.
Chi la fa? Lo aspetto
Alessandra & Daniela
giovedì 10 settembre 2009
Torta di riso alla ligure e torta di verdure miste
e il sole caldo e piacevole.... Una fine estate luminosa e bella, anche se funestata dal fuoco...
.....e da qualche medusa girovaga....
Per una teglia di circa 20 per 30 cm
- 3,5 hg di riso Arborio
- 3 uova
- 1 hg di parmigiano grattugiato
- 1 bicchiere di latte
- 4 o 5 sottilette
- 50 gr di burro
- 10 gr di burro per ungere la teglia e per i "fiocchetti"
- sale e pepe
- 1oo gr di farina
- acqua qb
- 3 cucchiai d'olio
- sale
Per una teglia 20 per 30 cm
- 500 gr bietole (peso da puliti)
- 500 gr spinaci (peso da puliti)
- 2 porri
- 3 uova
- 100 gr parmigiano
- una manciata di pinoli
- olio evo
- sale e pepe
- 1oo gr di farina
- acqua qb
- 3 cucchiai d'olio
- sale
Tritateli con la mezzaluna e non nel mixer per non ridurli in crema.
Tagliate i porri in fette sottili e metteteli in una padella con almeno 3 cucchiai d'olio. Quando sono rosolati, unite le verdure tritate e uno spicchio d'aglio intero che poi toglierete a fine cottura. Salate, pepate e lasciatele lasciarle insaporire per 10 minuti. Mettere tutto in una terrina e una volta freddo unite uova, parmigiano e pinoli.
Preparate ora la pasta, mescolando farina, olio e sale, aggiungendo l'acqua nella quantità che serve per avere un impasto liscio, sodo ed omogeneo. Copritela con un telo o avvolgetela con pellicola trasprente e lasciatela riposare qualche minuto.
Procedete come per la torta di riso: tirate la sfoglia bella sottile e rivestite la teglia unta di burro facendo uscire un un po' la pasta oltre il bordo .
Versate il composto di verdure e ripiegate i bordi verso l'interno. Qualche fiocchetto di burro completerà il tutto. Infornate a media altezza per 30/40 (dipende dal forno) minuti a 180°. Come rifinitura, se volete, passate un po' di tuorlo sbattuto sulla pasta, che diventerà più lucida.
venerdì 7 agosto 2009
torta di pane di altamura con zucchini e pomodori
di Alessandra
come sarebbe a dire che non siamo à la page 2: ve li ricordate i nostri custodi calabresi, quelli che hanno i nipoti che si chiamano Gessica e Maicol? Quelli delle riunioni di famiglia sul prato all'inglese della suocera e della zampogna a turbare la quiete immobile del pomeriggio?? difficili da dimenticare, direte voi. Ne convengo, dico io, ma stavolta sono pi ù preziosi del solito. Perché volete sapere quale terra ha prodotto siffatta specie? Soverato, in provincia di Cosenza, un piccolo paese sulla costa jonica, assurto agli altari della cronaca mondana per aver dato i natali nientemeno che ad Elisabetta Gregoraci, al civile Lady Briatore. Come dire, che un po' del Billionaire passa anche da qui, alla faccia delle amiche di mia figlia strizzate sulle spiagge dei villaggi turistici e alle code di Vips da guardare da lontano. E se decide di piovere come Dio comanda, anche noi qui arriveremo in yacht, stile la coppia bilionaria, e faremo anche più sensazione, perché un conto è una barca nelle azzurre acque dello Jonio, ben altro è scalare una montagna di melma viscida e scivolosa, per giuta sopra un monte. E poi, volete mettere, al posto dello zum zum zum-paraparatumb-tumb-tumb dei Truzzinaire, il lieve suono delle zampogne del custode???? Secondo me, vinco e convinco....
CON ZUCCHINI E POMODORI
5 uova
250 ml di panna
500 g di zucchini
2 pomodori
1 scamorza affumicata ( circa 3 hg)
olio EVO
pangrattato
parmigiano grattugiato, 2 belle manciate
un mix di spezie ( origano-timo- basilico)
sale e pepe
Sgusiate le uova, sbattetele rapidamente con una forchetta, aggiungete la panna e salate. Immergetevi velocemente le fette di pane e disponetele nella tortiera, in modo da ricoprire il fondo e i bordi. ( qui in campagna ho solo "roba grossa", ma con le dosi indicate potete rivestire senza problemi uno stampo di 26 cm).
Mettere in forno ad asciugare, a 200 gradi, per 4-5 minuti
Nel frattempo, grattugiate gli zucchini e fateli saltare in padella per 7-8 minuti, con un po' di olio e sale. Potete anche aromatizzare con del basilico, tagliuzzato con le forbici. Devono rimanere croccanti. Lasciatele intiepidire e unitele al composto rimasto di uova e panna. Se il pane dovesse averne assorbito troppo, aggiungete eventualmente un tuorlo e 75 ml di panna. Aggiungetevi poi la scamorza tagliata a dadini, il parmigiano, una macinata di pepe e un po' di sale, se è il caso ( di solito, lo è)
Versate poi questo composto nella tortiera rivestita di pane, livellatelo bene e copritene una parte con delle fette non troppo sottili di pomodoro ( vanno bene quelli da condire, rotondi). In pratica, dovete fare un cerchio, lasciando libero il centro, come nella foto.
Terminate spolverando la superficie di pangrattato e di erbette.
In forno a 200 gradi per mezz'ora- 40 minuti
E' la fine del mondo...
Buon appetito
Alessandra
venerdì 24 luglio 2009
quiche di zucchini feta limone e menta
di Alessandra
Qualche anno fa, all'epoca in cui faceva l'inviato de La Stampa per il Giro d'Italia, Alessandro Baricco capitò nel luogo dove si trova la casa di famiglia di mio marito. E tale fu lo stupore per il clima che trovò, che dimenticò ogni dovere cronistico-sportivo per dedicare l'intero articolo alle brume ed alle nebbie che gravano perenni sui tetti del paese, levando alti lamenti per la sorte dei suoi infelici abitanti.
Apriti cielo: all'articolo seguì una sollevazione popolare, con tanto di repliche sulla carta stampata e in televisione, da parte di tutti i residenti, dai più ai meno illustri, che richiesero la cenere sul capo dal povero Baricco, reo d'aver detto quello che, per noi genovesi, equivale a un omaggio a Monsieur Lapalisse, e cioè che qui piove- e di lungo.
Quindi, per non riaccendere ulteriormente gli animi, dirò in forma pubblica e solenne che nel paese di mio marito c'è il sole. Sempre. Fatta eccezione, ovviamente, per quei 365 giorni l'anno- 366 i bisestili- quando bisogna uscire con l'ombrello- ed aprirlo pure.
Sia chiaro: chi scrive adora la pioggia. Anzi, tanto per fare outing fino alla fine, io detesto il caldo, l'estate ed anche il sole, se al mare. So di essere l'unico esemplare vivente al mondo ad avere simili gusti, ma siccome pare non ci sia cura, ho imparato ad assecondarli, facendo le valigie per l'amata Albione allo spuntare dei primi oli solari, fin quando lo stato civile me lo ha permesso e spostandomi al di là del Turchino una volta impalmato il Signore del Feudo.
Quindi, a conti fatti, io qui ci sto bene. E sono certa, anzi certissima, che, una volta fatta l'abitudine ai cigolii della spina dorsale e all'indomabile rigonfiamento delle chiome, vi trovereste bene anche voi, non foss'altro che per i tre motivi che vi elenco qui sotto:
1. l'orto: vi ricordate quando, alle Medie, dovevate imparare a memoria tutte le fasce tropicali, da quella equatoriale a quella artica, tenendo bene a mente che ogni passaggio avveniva in forma non traumatica e graduale? Bene, qui facciamo eccezione. Siamo nell'unico posto al mondo, dove, passata la barriera del casello, il clima si trasforma da macchia mediterranea a foresta pluviale. Il che, tradotto in termini agronomici, significa che quelle che a voi sembrano prugne sono in relatà mirtilli e quel campo di ninfee che evoca laghetti giapponesi e quadri di Monet è solo il più prosaico basilico della suocera. E sorvolo sulle dimensioni delle zucche: mi limito a dire che se la famosa fatina ne avesse usata una delle nostre, per il suo più celebre incantesimo, Cenerentola sarebbe andata al ballo su un TIR...
2. l'immediato zittimento della zampogna del custode, ex pastore calabro che lenisce la saudade soffiando quel che resta dei suoi polmoni nelle canne di una pelle di pecora. Perchè, ovviamente, noi qui non ci facciamo mancare niente: e come abbiamo il roseto con ogni tipo di rosa che sia mai spuntata nel creato, dal quarto giorno in poi, l'ortensiario con ogni gamma di colore, dal blu al rosso, passando per l'indaco, il lilla e il violetto, il pozzo e il bersò e la panchina in ferro battuto, abbiamo anche il suono della zampogna sullo sfondo, in puro stile prima bucolica. Con la piccola differenza che i custodi calabri non si chiamano nè Titiro, nè Melibeo, nè Amarillida, bensì Carmelo, Maruzza, Pasquale e Clementina gli adulti e Maicol, Gessica, Kevin e Sindy i piccoli (la grafia è fedele alla registrazione anagrafica: ho anche le prove, se le volete). E che il suono della zampogna è una specie di medley fra il grugnito di un'orda di cinghiali in calore e un trionfo di trombette da stadio, inframmezzati dai rantoli del custode, in un'interpretazione di rara intensità e di pura sofferenza, che recupera dalle profondità delle domande di senso interrogativi arcani ed inquietanti - dal "non è che muore????" al "quand'è che muore????", per intenderci
3. si cucina. Un po' per forza ( vedi alla voce orto anarchico), un po' per dovere (vedi alla voce marito) un po' per fare un uso dei coltelli più urbano e più creativo di quello che, a volte, mi verrebbe in mente, fatto sta che qui dentro i fornelli sono accesi a tutte le ore.
Quello che ne esce è il trionfo della cucina semplice, dei sapori di una volta, della famiglia intorno alla tavola, della tradizione e dei ricordi- e pazienza, se fuori piove: si sta così bene qui....
Per la versione più raffinata
250 ml di panna
3 uova grandi ( o 4 medie)
100 g di feta
3 zucchine
menta fresca
la scorza grattugiata di un bel limone
sale
pepe bianco
Per la versione rustica, sostituire alla panna 200 g di ricotta.
Si mondano le zucchine, si tagliano a fettine non troppo sottili e si fanno andare in padella con olio EVO e sale: attentissimi a non farle nè friggere, nè stufare. Portatele a cottura aggiungendo un Mestolino di brodo alla volta, senza che il liquido le ricopra completamente, e a recipiente scoperto. Quando sono croccanti, sono pronte. Pochi minuti prima di toglierle dal fuoco, aggiungete le foglioline di menta
mescolate la panna alle uova, sbattendo rapidamente con una forchetta, aggiungete la feta sbriciolata e gli zucchini, quando si sono intiepiditi. Grattugiatevi sopra la buccia del limone, date una bella macinata di pepe bianco, aggiustate di sale e riempite il guscio di pasta.
Se usate la ricotta, incorporate le uova ad una ad una e lavorate il composto con un cucchiaio o una forchetta( non con le fruste, intendo: non deve montare). Poi, procedete come sopra
In forno a 200 gradi per 30 minuti minimo
Se invece preferite la misura delle foto- l'ideale per un buffet- dovete ridurre le uova a 2 grandi o 3 medie, e i tempi di cottura: 15 minuti dovrebbero essere più che sufficienti: comunque, quando sno gonfie e dorate sono pronte.
A domani
Alessandra
