La Dani è partita per Bormio e ha lasciato a casa il portatile e la macchina fotografica. Il primo, passi: è un'abitudine recente, non ancora consolidata, per cui dimenticarselo sulla scrivania dello studio ci sta. Ma che abbia scordato la reflex, questa è cosa che all'altro civico va oltre ogni immaginazione: un po' come quando mia nonna era uscita di casa in sottoveste, per dire, da tanto gli scatti sono essenziali alla vita dell'altra firma di MT.
Io, invece, sono a casa e smaltisco arretrati: routine, sia chiaro, perchè gli arretrati stanno al mio lavoro come il cappuccino e il cornetto alla colazione al bar. Però, quest'anno sono un po' di più del solito, a fronte di uno "sporco lavoro d'ufficio" smazzato via in souplesse, che ero ai punti di chiudere l'armadio dele pratiche a chiave, che maniman se il Capo si accorge che è vuoto me lo riempie di nuovo.
Ieri, ho ufficialmente riaperto il pc. Ho scritto il primo post dell'anno, ho aggiornato l'archivio delle ricette, ho fatto un giro di "buon vicinato" fra le amiche food blogger, per sentire se c'erano novità. Un po' come quando si torna dalle vacanze, avete presente? Il pensierino per la vicina, il caffè lungo del pomeriggio e un aggiornamento veloce su tutto quello che è successo in tua assenza. Qui, uguale. Solo che, quest'anno, di novità non ce ne sono proprio, a parte una desolante e lugubra noia da blog. Chi più chi meno, sia chiaro: però, mai come questa volta si leggono di buoni propositi che cominciano con il mettere dei paletti a queste nostre creature e finiscono con il privilegiare la vita degli affetti reali, passando per calendarizzazioni più umane e l'atroce domanda del "che cosa ci sto a fare qua". Senza contare i blog in pausa di riflessione e quelli che invece hanno proprio già chiuso i battenti, che ci piaccia o no
A noi, mi sa che sta succedendo lo stesso: la Dani che si dimentica la macchina fotografica io che resto indietro col lavoro, MT che stacca per dieci giorni di fila, sono tutti sintomi inequivocabili di una stanchezza che l'anno scorso non c'era. Nel mio caso, era già tutto scritto: il mio nemico pubblico -e privato- numero uno è la noia e per quanto mi sforzi di tenerla sotto controllo, trova sempre una strada per infiltrarsi nella mia vita, facendomi stancare di quello che sto facendo o delle persone che sto frequentando. Ma stavolta non si tratta di problemi miei, ma di qualcosa di diffuso e di condiviso: tant'è che stamattina, mentre aspettavo che venisse su il caffè, qualche domanda me la sono posta, sul perchè si sia cominciato quest'anno con un piede nuovo, ancor prima che sbagliato.
La prima cosa che mi è venuta in mente è legata ai costi. Checchè se ne dica, i blog costano, eppure parecchio. In cima al bilancio c'è il tempo: programmare un calendario, cercare ricette adatte, fare la spesa, cucinarle, fotografarle e postarle costano ore di giornate già troppo brevi di loro. E poi ci sono i commenti da scaricare e a cui rispondere, i blog amici dove lasciare un segno della tua visita che non sia solo un segno + sul contatore e tutti i social network a cui mai ti saresti iscritto se non avessi avuto la bella idea di fare la food blogger. Noi abbiamo solo una pagina su FB, dove postiamo solo gli aggiornamenti, ma Twitter, Myspace e tutto il resto sono community frequentatissime, che prosciugano ulteriormente il nostro conto nella banca del tempo.
E poi, un blog costa anche in termini di denaro. A parte il caso di mio marito, che ha trovato nell'ultima passione di sua moglie l'alibi per comprarsi un obiettivo nuovo, tanto caro quanto inutile, la spesa di casa è cresciuta, e pure di un po'. Perchè cucinare per il blog è (spesso) un'altra cosa. Almeno per chi, come la maggior parte di noi, ha una vita familiare e professionale piena di impegni, per cui la cucina di casa spesso si risolve con qualcosa di rapido ed indolore, che qui sopra non può essere pubblicato. Oppure per chi, ogni tanto, deve fare una dieta, non necessariamente dimagrante, ma sicuramente disintossicante - e addio grassi, addio carboidrati, addio tutto quanto fa cucina festosa e divertente ed esaltante. Senza contare i piatti che non sono fotogenici o quelli che hai fotografato male: tutta roba che equivale ad una pagina bianca del blog, alla faccia dei soldi, del tempo e dell'impegno che hai speso per prepararla.
E poi ci sono le pubblicazioni, le riviste, i libri che compri più frequentemente di prima- e gli investimenti più "massicci" per migliorare la gestione e i contenuti del proprio blog. Alzi la mano chi non ha cambiato la macchina fotografica o il portatile o tutti e due, per esempio.
Certo, nessuno ci obbliga a farlo. Esattamente come nessuno ci ha obbligato ad aprire un blog. Ma una volta che si fa questo passo, la direzione è quella. Siamo "pubblici" ed anche se la parola "vetrina" non mi piace, non mi piace nemmeno mostrare il lato peggiore di me. E' il motivo per cui se a casa sto con tute informi e calzini, in ufficio ci vado con le perle e il tailleur: rispetto per me e per gli altri, tutto qui. Con la differenza che se in ufficio neanche mi accorgo di come sono vestite le mie colleghe, nella blogsfera mi capita- eccome- di soffermarmi su una foto che mi sembra più bella delle altre, su una ricetta che mi intriga, su un post che avrei voluto poter scrivere io. Il che, nei nostri civici, si traduce in stimoli nuovi, nuove rubriche, nuove idee. E altre risorse spese.
Agli inizi, c'è l'entusiasmo. Poi, la gratificazione (toh, mi leggono). Poi, la soddisfazione (toh, gli piaccio). Poi l'esaltazione (toh, mi leggono e gli piaccio). Festeggi i primi cento contatti giornalieri, i primi venti sostenitori, i primi 5 commenti in coda ad un tuo post. Conosci persone che potrebbero diventare tue amiche e che altrimenti non avresti mai incontrato, recuperi un inglese destinato ad ammuffire nei cassetti della memoria, ti senti più giovane, più realizzato, più soddisfatto. Ma poi, c'è il giorno in cui tutto questo- anzi: molto più di tutto questo- non ti basta più. E pensi che, tutto sommato, si potrebbe anche fare dell'altro.
Prima che vi preoccupiate-posto che vi preoccupiate- MT non chiude. E non rallenta. Anche se non riuscite a starci dietro, se postiamo troppo, e se "seguirvi è impossibile, ragazze, ecccomesifa". Il nostro, è ancora un bilancio con il segno + davanti e finchè ci sono risorse, le investiremo tutte qui. Per me è l'antidoto più efficace al basso continuo della mia noia, meno faticoso che spostare tutti i mobili della casa, meno rischioso che cambiare lavoro, meno doloroso che cambiare marito. Per la Dani, resta ancora un divertimento, uno spiraglio sulla meravigliosa quotidianità dei suoi affetti, del suo giardino, della sua cucina. Per entrambe, è stato ed è uno straordinario mezzo per stringere rapporti umani veri, che si sono svincolati presto dal virtuale per diventare profondi e sinceri come solo quelli reali possono esserlo. Senza MT, tutto questo non ci sarebbe mai stato ed è indubbio che la grande ricompensa per le nostre pseudo fatiche sa da ricercarsi tutta lì. Però, è altrettanto indubbio che, a bocce ferme, il desiderio di trovare un peso che riequilibri questa bilancia ci sia e sapere che non siamo le sole a porci il problema tutto sommato ci conforta.
Se poi magari trovassimo una soluzione, poi, sarebbe ancora meglio
Quanto meno, darebbe un senso agli sproloqui di questa mattina...
Ciò che invece dà sempre un senso alle mie cene è la panna cotta. Ormai, non è neanche più un dolce annunciato, visto che è onnipresente: sempre in micro porzione, sempre come pre- qualcosa (pre dessert se è dolce, pre- sediamoci a tavola se salata), ma in ogni caso c'è sempre. E quindi, non poteva mancare neppure a Capodanno, seppure in versione primaverile, col timo limone e la gelatina di liquore ai 20 frutti, riemersa dai meandri dell'armadio dei liquori nelle pulizie di San Silvestro...
per mezzo litro di panna, servono 4- 6 g di gelatina, se avete intenzione di servire il dolce nei bicchierini e 24 ore di riposo in frigo. Se invece volete servirlo in monoporzioni, 6-8 grammi e 24-36 ore di riposo.
Lo dico perchè la panna cotta che preparo io è al limite della "stabilità" (il primo che dice "come la cuoca" lo ammazzo:-)): non è più liquida, non è ancora solida: ragion per cui compenso le minori quantità di gelatina con un maggiore riposo in frigo. Di nuovo, non chiedetemi perchè accada tutto questo. Io ci sono arrivata sperimentando, inseguendo una mia idea di consistenza: di sicuro, ci sono spiegazioni scientifiche ma, ormai dovreste saperlo, la scienza in cucina non abita qui.
In ogni caso:
- versate la panna in una casseruola, scaldatela leggermente e lasciatevi in infusione due rametti di timo limone, per un quarto d'ora circa
- ammollate la colla di pesce in acqua fredda
- togliete i rametti di timo limone dalla panna, aggiungete 100 g, max 150 di zucchero e fatelo sciogliere a fuoco basso
-prima che la panna giunga ad ebollizione, togliete dal fuoco e scioglietevi dentro la colla di pesce, ben strizzata.
- filtrate tutto
-lasciate intiepidire per pochi minuti e versate la panna cotta nei bicchierini, poi mettete in frigo.
per la gelatina di liquore
una parte di liquore, una parte di acqua e poca gelatina
per 200 g di liquido, 2 g di colla di pesce.
ammollate quest'ultima in acqua fredda e poi scioglietela nel liquido scaldato sulla fiamma
importantissimo: la gelatina di liquore
- deve avere una consistenza di pochissimo inferiore rispetto a quella della panna cotta. Al massimo, la stessa. altrimenti, vi ritrovate ad usare il cucchaino come trivella...
- va aggiunta quando la panna cotta si è addensata
- va aggiunta a temperatura ambiente, altrimenti il calore rischia di sciogliere la panna.
Non preoccupatevi che il raffreddamento a temperatura ambiente possa addensare il liquido, perchè con queste dosi minime di gelatina ci vuole per forza l'aiuto del frigo. Sempre che non abitiate in una igloo, ovviamente
A domani
ale
Se poi magari trovassimo una soluzione, poi, sarebbe ancora meglio
Quanto meno, darebbe un senso agli sproloqui di questa mattina...
PANNA COTTA AL TIMO LIMONE
CON GELATINA AL LIQUORE DI ERBE
Ciò che invece dà sempre un senso alle mie cene è la panna cotta. Ormai, non è neanche più un dolce annunciato, visto che è onnipresente: sempre in micro porzione, sempre come pre- qualcosa (pre dessert se è dolce, pre- sediamoci a tavola se salata), ma in ogni caso c'è sempre. E quindi, non poteva mancare neppure a Capodanno, seppure in versione primaverile, col timo limone e la gelatina di liquore ai 20 frutti, riemersa dai meandri dell'armadio dei liquori nelle pulizie di San Silvestro...
per mezzo litro di panna, servono 4- 6 g di gelatina, se avete intenzione di servire il dolce nei bicchierini e 24 ore di riposo in frigo. Se invece volete servirlo in monoporzioni, 6-8 grammi e 24-36 ore di riposo.
Lo dico perchè la panna cotta che preparo io è al limite della "stabilità" (il primo che dice "come la cuoca" lo ammazzo:-)): non è più liquida, non è ancora solida: ragion per cui compenso le minori quantità di gelatina con un maggiore riposo in frigo. Di nuovo, non chiedetemi perchè accada tutto questo. Io ci sono arrivata sperimentando, inseguendo una mia idea di consistenza: di sicuro, ci sono spiegazioni scientifiche ma, ormai dovreste saperlo, la scienza in cucina non abita qui.
In ogni caso:
- versate la panna in una casseruola, scaldatela leggermente e lasciatevi in infusione due rametti di timo limone, per un quarto d'ora circa
- ammollate la colla di pesce in acqua fredda
- togliete i rametti di timo limone dalla panna, aggiungete 100 g, max 150 di zucchero e fatelo sciogliere a fuoco basso
-prima che la panna giunga ad ebollizione, togliete dal fuoco e scioglietevi dentro la colla di pesce, ben strizzata.
- filtrate tutto
-lasciate intiepidire per pochi minuti e versate la panna cotta nei bicchierini, poi mettete in frigo.
per la gelatina di liquore
una parte di liquore, una parte di acqua e poca gelatina
per 200 g di liquido, 2 g di colla di pesce.
ammollate quest'ultima in acqua fredda e poi scioglietela nel liquido scaldato sulla fiamma
importantissimo: la gelatina di liquore
- deve avere una consistenza di pochissimo inferiore rispetto a quella della panna cotta. Al massimo, la stessa. altrimenti, vi ritrovate ad usare il cucchaino come trivella...
- va aggiunta quando la panna cotta si è addensata
- va aggiunta a temperatura ambiente, altrimenti il calore rischia di sciogliere la panna.
Non preoccupatevi che il raffreddamento a temperatura ambiente possa addensare il liquido, perchè con queste dosi minime di gelatina ci vuole per forza l'aiuto del frigo. Sempre che non abitiate in una igloo, ovviamente
A domani
ale