Per quanto resti convinta che, sul fronte dell'ospitalità, noi Italiani non siamo secondi a nessuno, è ormai radicata la convinzione che siano gli Stati Uniti a fare scuola, nel campo del catering e soprattutto del banqueting. Non è una regola scritta e, a dirla tutta, avrei molto da eccepire, specie quando penso al de profundis per il genio italico, travolto dalla trasumananza di chi passa di moda in moda, con buona pace del senso estetico e del buon gusto. Però, è innegabile che i ricevimenti di tradizione anglosassone abbiano un fascino tutto loro, tanto da rendere doveroso per chi lo sceglie per professione e divertente per chi invece lo fa per hobby uno sguardo oltre l'Oceano.
C'è da dire, poi, che da qualche tempo a questa parte, sulla scia del furoreggiare dei wedding planner, si tende a trasformare tutto in evento- anche quello che ancora non c'è. Sto parlando dei famosi "baby shower", delle piccole festicciole fra la mamma del nascituro e le sue amiche, per festeggiare l'imminente nascita del bambino.
In origine, la festa aveva il nobile scopo di riunire le amiche della futura mamma per darle consigli e porterle dei doni: anche il termine "shower", che di primo acchito evoca la doccia, stava proprio ad indicare la pioggia di doni che "inzuppava" la neo mamma. Non a caso, di solito era il primogenito ad avere l'onore di questo incontro: con i figli successivi, si supponeva che la madre avesse acquisito sufficiente esperienza da rendere superflui questi inviti in casa sua- e assolutamente necessari quelli in casa d'altri. Neanche a dirlo, si trattava di una riunione esclusivamente fra donne, da cui gli uomini erano del tutto banditi: potevano invece essere ammesse le future nonne, alle quali spesso e volentieri toccava l'organizzazione del buffet: mai una cena, ma l'equivalente di un "rich tea", senza il piatto caldo: quindi tramezzini, pasticcini e la solita torta a più strati.
Oggi le cose sono un po' cambiate: non è infrequente organizzare un "baby shower" dopo che il piccolo è nato, le porte sono aperte a tutti- anche ai mariti-e-padri, pensa te- e le grandi e piccole aziende di banqueting hanno fiutato l'affare. Basta un rapido giro su internet per essere sommersi da foto di eventi di questo tipo, con cupcakes, cake pops, layer cake a fare da protagoniste incontrastate del banchetto.
Detto fra noi, a me piacerebbe moltissimo curare l'organizzazione di qualcosa del genere: si tratta di feste per poche persone, legate ad un evento importantissimo e per una come me, per cui l'ambientazione è tutto, sarebbe davvero l'ideale. In Italia, purtroppo, non c'è nulla del genere: anzi, con tutta che ormai sono passati anni dall'ultima volta, porto ancora i segni di quelle orribii feste da bambini con il vassoio (di carta) di pizzette (fredde) e la torta di compleanno sempre uguale, perchè guai a noon comprarla nella pasticceria che ti ha indicato la scuola, che maniman se la fai tu ci uccidi tutti.
Così, da un lato mi limito a sognare su questi reportage; dall'altro, appena scorgo all'orizzionte l'occasione per poter proporre anche solo che un pezzettino di questi buffet, la colgo al volo. E' il caso di questi smoothies al mirtillo e queste limonate, che si sarebero dovute servire in caraffa, ma che son finite nei bottiglini del succo di pomodoro (abbiamo mangiato pummarola per un mese), con tanto di etichetta di riconoscimento al seguito. Chiedo venia per le cannucce, ma, causa ritardo nella spedizione delle originali, mi sono arrangiata con quello che c'era.
Potrebbe essere una bella idea per il banchetto di un battesimo o di una comunione o anche di una festa per bambini, anche se, a dirla tutta, è stata apprezzata moltissimo anche dai grandi.
Va da sè che dentro possiate metterci qualsiasi cosa, meglio se colorata perchè fa più allegria. Calcolatene uno a testa- più qualcun altro, per i più golosi
SMOOTHIES AL MIRTILLO
Si chiama "smoothie", si beve "frullato", perchè la sostanza, bene o male, è quella. L'unica differenza sostanziale è che, al posto del latte (e del ghiaccio) si usa lo yogurt, a cui si deve la consistenza cremosa.
La ricetta ortodossa prevede che si frulli una parte di frutti insieme a due parti di yogurt, più l'aggiunta di quello che volete, per dolcificarlo (zucchero, miele, sciroppo d'acero) o per diluirlo (di solito, latte o succo d'arancia).
Stavolta, visto che si doveva anche ricercare quel determinato colore e visto che, se posso, non uso coloranti, ho fatto ricorso ad un piccolo trucco, sostituendo una parte di yogurt bianco con quello al mirtillo e l'altra parte con lo yogurt da bere (non dico la marca, ma ci siamo capiti) aromatizzato alla vaniglia.
vi metto le dosi standard- poi calcolate voi, in base al numero di bottiglini che dovete riempire e alla loro capienza
per 10 bottiglini da 125 ml
500 g di yogurt bianco
500 g di yugurt al mirtillo
500 g di mirtilli
vaniglia per aromatizzare
Frullare prima la frutta e poi aggiungere i due yogurt e continuare a frullare, fino ad avere un composto cremoso. Filtrare (fondamentale: non c'è niente di più frustrante di una cannuccia intasata da un pezzo di mirtillo...) e tenere in frigo sino al momento dell'uso. Trasferire nelle bottigliette servendovi di un imbuto.
U.S.A. LEMONADE
Quella di Lucy, per intenderci...
Succo di limone, acqua e zucchero, in mille proporzioni diverse, a seconda dei gusti. Quella che beviamo noi, si fa così
1 parte di zucchero
1 di acqua
1 di succo di limone, spremuto e filtrato
altra acqua per diluire
Si prepara uno sciroppo di zucchero, scaldando sul fornello a fiamma medio-bassa la stessa quantità di acqua e di zucchero. Quando quest'ultimo si è sciolto e lo sciroppo è diventato abbastanza denso, si toglie dal fuoco e si aggiunge il succo di limone. Si assaggia e si aggiunge altra acqua, quel tanto che basta per diluire la bevanda- e poi si mette in frigo, per almeno tre ore. Si puà ridurre la quantità di zucchero, a seconda dei gusti. Se guardate qui, potrete anche trovare un'altra variazione sul tema che vi abbiamo proposto qualche tempo fa.
Buona giornata
Ale