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venerdì 23 novembre 2012

Gli hamburger "del viaggio di nozze"

Di Daniela

Questa di oggi è una "non ricetta" a cui sono particolarmente affezionata. Risale infatti al mio viaggio di nozze. Essendomi sposata nel pleistocene, anno più anno meno, qui da noi in Italia, gli hamburger non erano ancora così assolutamente comuni : diciamo che McDonalds a Genova non c'era e forse in Italia aveva aperto i primi due ristoranti della catena dalla gialla M gigante...

C'erano i Burghy, sì, ma non avevano tutta questa diffusione e comunque noi eravamo decisamente più abituati alla nostra amatissima pizza. Quindi non ci era poi tanto abituale l'idea di mangiare panini con l'hamburger così spesso.

giovedì 26 gennaio 2012

Cupole di polenta con cavolo nero, uova e scimudin.

Di Daniela
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Quasi quasi sono fuori dal tunnel nel nel nel nel dei festeggiamenti (per parafrasare un testo assai noto): in realtà è una gioia, ma è impegnativo stare dietro ad ogni cosa... La piccoletta è in estrasi e gongola tra i mille regali dei suoi cugini, zie, prozie, sorelle, nonna e genitori; con un sorriso soddisfatto ha risposto garbatamente a tutti gli auguri che ha ricevuto via telefono,  sms e messaggi vari e si è dedicata, con instancabile impegno, a mangiare di gran gusto le sue torte, in attesa di quella più scenografica che avrà sabato.
Già perchè non è finita qui: il tutto avrà ancora qualche strascico sabato, appunto, per le sue amichette, per le quali ho in mente una torta tres chic :-), più qualche altro festeggiamento di cui sentirete parlare :-)......
Sembra comunque che oggi, pur di corsa, io riesca a riacquistare un po' di equilibrio, in questo tour de force, fino al punto di riuscire a proporvi qualcosa di salato, molto gustoso e saporito, piatto unico se in proporzioni consone o antipasto ricco se in proporzioni mignon, scegliete voi in base alle esigenze.

Cupole di polenta con cavolo nero, uova e scimudin.
una personale rielaborazione da CI gennaio 2012
polenta uovo e scimudin

Ingredienti per 8 persone
500 gr di farina di mais
400 gr di foglie di cavolo nero
160 gr di scimudin (o altro formaggio morbido a pasta molle e grassa dal sapore piuttosto delicato)
8 uova
1 scalogno
rosmarino
alloro
parmigiano reggiano
olio evo
latte
burro
sale
pepe (ideale il bianco o il più "sfrizzolo" pimento)


polenta e uovo2


lunedì 31 ottobre 2011

Dita da strega!! :-)

Di Daniela 

Ci siamo, siamo arrivati alla serata dei mostri e delle streghe, che esorcizzano la paura dei piccoli contro ciò che di oscuro e terribile circonda e popola il mondo delle fiabe , dei sogni e non solo, purtroppo. Per questa occasione, utilizzando la ricetta che vi ho dato dei Prezel, ho pensato, seguendo i suggerimenti della nostra amica M. Stewart, di realizzare delle terrificanti "dita da strega", create con il procedimento e la pasta dei prezel, in accompagnamento ad un piatto di formaggio. Nel mio caso ho utilizzato del gorgonzola piccante, anche per via di color piuttosto "inquietanti" e una formaggetta con rucola olive e peperoncino, che ben si prestano scenograficamente alle dita! Per la realizzazione del tutto ho avuto l'impagabile aiuto della Microba, che, nel suo ruolo preferito di arbiter elegantiarum, ha anche realizzato la laccatura delle unghie... I colori utilizzati per questa   laccatura  sono stati scelti con le seguenti motivazioni: verde, perché fa tanto muffa, rosso-arancio per il look "aggressivo", qualcuna lasciata scura, perché fa naturale e qualcuna argento, per la strega chic, ovviamente!!!  
Può essere un antipasto un po' diverso e buooooooonissimooooooooooooooo!
Dita da strega
  strega 
Ingredienti per i prezel
40 gr lievito di birra (ridotti a 25 gr)
1 cucchiaino da tè di zucchero
500 gr di farina 00
1 cucchiaino da the di sale
20 gr burro a temperatura ambiente
ca 230/240 gr di acqua per l'impasto
Pentola con 2 litri di acqua + 20 gr di bicarbonato 2 cucchiai di sale grosso
Per le dita in aggiunta
Colori alimentari,
un pennello
mandorle pelate e non

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martedì 17 maggio 2011

La charlotte ai biscotti rosa di Garden party

Di Daniela
Lo so, lo so, sono un po' troppo orgogliosa delle mie rose... ma se stamani vi salutassi con SOLO QUALCUNA di loro, tanto per darvi un buon giorno colorato e (credetemi sulla parola) profumato? Allora come preludio al post di oggi che sempre di rosa un po' parla, eccovi qualche immagine...
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Vi sono piaciute? Bene, se avete avuto la pazienza di guardarle tutte meritate un premio....
Qualche tempo fa, parlando di Garden Party, una di voi mi ha chiesto se potevo per favore, postare la ricetta della meraviglia che si vede sulla copertina del libro. Ora , secondo voi, poteva l mio cuore resistre a siffatta invocazione di aiuto culinario? Non sia mai detto! Quindi, con piacere vi racconto la ricetta così come la presenta il duo Le Foll-De Turckheim e ve la corredo della meravigliosa foto di Ida-Javelle... é talmente bella che fa venire voglia di provarla solo guardandola...

Charlotte ai biscotti rosa
Per 8 persone
5 cucchiai di liquore al lampone
24 biscotti rosa di Reims (tipo quelli della Maison Fossier)
6 fogli di gelatina
120 gr di zucchero
400 gr di formaggio bianco morbido
150 gr di mandorle in polvere
1 cucchiaino di esgtratto di vaniglia
3 albumi
350 gr di lamponi

Versate il liquore ai lamponi in un piatto fondo ed aggiungere 2 cucchiai di acqua. Immergete velocemente i biscotti prima di foderarci uno stampo da charlotte, tagliando i biscotti. Immergete i fogli di gelatina in acqua fredda per 15 minuti. Portate ad ebollizione un bicchiere d'acqua con la metà dello zucchero, togliete dal fuoco e metteteci la gelatina scolata. Mescolate finché la gelatina non si è sciolta. Versatela poi sul formaggio bianco, unite le mandorle e la vaniglia e mescolate. Sbattete gli albumi a neve. Quando sono quasi del tutto montati unite l'altra metà dello zucchero, sempre continuando a sbattere. Incorporate questo composto al formaggio bianco.  Versatene metà nello stampo sui biscotti. Coprite con uno strato di lamponi ed aggiungete il composto rimasto. Appoggiate un piattino sulla charlotte e mettetela a rassodare in frigorifero. Al momento di servire, sformate la charlotte e decoratela con qualche lampone.
Potrete sostituire il liquore di lampone con un'acquavite o con uno sciroppo di lampone...
Che altro aggiungere? Buona giornata
Dani

E invece ho altro da aggiungere, eccome! La nostra bravissima Vitto, mi ha suggerito un link alla ricetta dei biscotti rosa della nostra charlotte: ve la giro:
Per 6 piastre di 12 biscotti
5 uova (circa 250 g)
290 g (1 e 1 / 2 tazze) di zucchero
225 g (1 e 3 / 4 tazze) di farina
112 g (3 / 4 tazza + 2 cucchiai) di amido di mais
5 g (1 cucchiaino) di lievito in polvere (lievito in polvere)
3 gocce di colorante alimentare rosso gel
Zucchero a velo per spolverare
sbattere a spuma uova, zucchero, colorante.
Nel frattempo, setacciare la farina, amido di mais e il lievito.
Mescolare delicatamente con una spatola i due prodotti.
Riempire una tasca da pasticceria con la preparazione e il riempimento delle cavità del la teglia .
Spolverare con zucchero a velo e lasciare crosta 15 minuti per 20 minuti.
Preriscaldare il forno a 180°
Appena prima della cottura, cospargere di nuovo, biscotti con zucchero a velo e infornare biscotti 10 minuti.
Rimuovere teglia dal forno e lasciare riposare 5 minuti prima di sfornare con l'aiuto di una spatola metallica.
Raffreddare su una gratella.
Conservare in una scatola di latta.
Possono anche essere cotti su un banale foglio di carta forno, come fate per i savoiardi, ovviamente.
Ora si ho detto tutto!
Buona giornata!

giovedì 7 aprile 2011

Lemon Meringue Pie? sì ma... salata!

Torta meringata al formaggio


Che io non avessi una madre come tutte le altre, è cosa che ho scoperto prestissimo, nella mia vita. Non che ci volesse molto, a dire il vero: bastava guardarle i capelli. Le madri dei miei amici avevano tutte dei colori uniformi- neri, di solito- e anche quando andavano dalla parrucchiera, uscivano in tinta unita- gialla, fino a una certa età; azzurrine, dopo un po'. Mia madre, no: lei aveva i capelli chiari e ogni tanto, una ciocca bionda. Mesch, si chiamavano- ma si scriveva "mèches", come mi aveva fatto imparare praticamente da subito, assieme ad una sfilza di altre parole che i miei amici non usavano e che rimandavano a cose di cui neppure si sospettava l'esistenza: come il phon a tre velocità, il tostapane che sputava le fette,  la televisione a colori e  i giradischi portatili.  Neanch'io ne sospettavo l'esistenza, sia chiaro: al pari di tutti i miei amici, ero nata nello stesso piccolo paese ai bordi di una città poco amante delle innovazioni, prodotto di un boom che, a parte le nascite, aveva incrementato ben poco su tutti gli altri fronti: la maggior parte dei genitori dei miei amici non possedeva l'automobile, i telefoni si contavano sulle dita di una mano e meno ancora erano i titoli di studio che andassero oltre l'avviamento commerciale. Nei negozi, si parlava in dialetto, la spesa la si metteva nei cesti di vimini e a Genova si andava una volta al mese, in corriera. A parte noi, ovviamente- e tutto per causa di mia mamma e del suo titolo di studio (IL titolo di studio), del suo lavoro in Inghilterra (IL lavoro in Inghilterra) e di tutto quello che, a confronto col  rassicurante moto rettilineo uniforme della vita di campagna, ci faceva sembrare dei veri habitué delle montagne russe. In pratica, eravamo quelli diversi: quelli che il mare era l'Argentario e la vacanza era all'estero, quelli che le auto erano due ma una domenica sì e una no si stava a piedi lo stesso, perchè le targhe erano entrambe pari- quelli che "la mia mamma lavora in centro" e "vende libri per bambini"e "con mia nonna parla in genovese, con papà in italiano e con me in inglese".
Che fossimo dei privilegiati, l'ho capito da mo''- e da allora, non ho smesso un minuto di ringraziare la mia buona stella:  ma, all'epoca, ci sentivamo solo diversi. Io, in particolare, che allo status di primogenita e quindi più esposta alle stravaganze materne, univo anche un nome diverso (da noi, le ventate di modernità erano ancora legate al secondo nome e per anni son stata "la Allesandra") e una struttura fisica che, gioco forza, mi emarginava dal resto del mondo femminile allora conosciuto, dove l'altezza massima consentita era il metro e sessantacinque- ma guai a portar scarpe col tacco.
Avrei dato qualunque cosa per leggere un fotoromanzo (e l'ho fatto, sia chiaro- e mi eran pure piaciuti); per avere le trecce e gli orecchini, anzichè i capelli corti e i lobi incontaminati; per vestirmi da damina, come tutte le mie amiche; e per mangiare i panini col prosciutto, alle gite della parrocchia.
A me, invece, toccava questa torta. Me la ricordo ancora, avvolta in fogli di alluminio (neanche a dirlo, avevamo pure quelli), morbida, profumata, nutriente. Un sogno, al confronto dei panini del giorno prima che toccavano ai miei compagni: tant'è che non facevo in tempo ad aprire lo zaino che già venivo sommersa dalle proposte di scambio, con tanto di aste al rialzo, da "un panino per una fettadi torta" in su.
Come dicevo, non ci ho messo tanto a capire che le mie diversità erano tutte dalla parte dei privilegi: mi è bastato andare alle Medie, in centro, e trovarmi sbalzata in una realtà cittadina, perche in un secondo le differenze si stemperassero nel mare dei titoli di studio dei genitori delle mie nuove compagne (più importanti e altisonanti), dell'abitudine alle vacanze (più  esotiche),di parchi macchine (di gran lunga più affollati)
Ma questa torta è rimasta un'esclusiva dell'estro di mia mamma, assieme all'impronta di una cucina nutrita di inventiva, fantasia, genialità come mai ho riscontrato in nessun altro. Non l'ho mai pubblicata prima, perchè fa parte di un patrimonio di famiglia così intriso di memorie  intime e personali che il timore di svilirla al rango di "ricetta" ha sempre prevalso sul desiderio di condivisione. Se lo faccio oggi, è solo perchè, nei tanti privilegi della mia vita, ci sono anche Fabio & Annalu e un cestino che sentiamo anche un po' nostro e che per caso è diventato il luogo dove passa il testimone fra la cucina delle nonne e quello della loro nipote. Potevamo privarlo di questa meraviglia? Direi proprio di no.

CHEESE PIE 

Torta meringata al formaggio

per la brisèe al limone
fate una pasta brisèe con le vostre solite dosi e grattugiatevi la scorza di mezzo limone. Dopodichè, stendetela subito in uno stampo da pie imburrato e mettetela in frigo per circa mezz'ora. 

Per il ripieno
per la bechamelle al formaggio
600 ml di latte
80 g di farina
50 g di burro
150 g di gruviera (o cheddar, poco stagionato)
sale

preparare una bechamelle molto densa, facendo sciogliere prima il burro, in un casseruolino e poi unendovi la farina, mescolando con un cucchiaio di legno, a fuoco basso. Di solito, io preparo proprio il roux, vale a dire il composto di burro e farina che serve come addensante delle salse e solo quando è pronto aggiungo il latte. 
Freddo, poco alla volta, mescolando con una frusta. 
So che in tanti usano il latte caldo, ma ogni volta che ci provo, mi vengono i grumi. Invece, in questo modo, viene una bechamelle perfetta: liscia, vellutata, setosa. 
Appena la salsa bolle, bisognerebbe aggiungere il gruviera grattugiato. Uso il condizionale, perchè tutto dipende dal grado di addensamento. Se vi si è addensata a sufficienza, procedete come da istruzioni. Altrimenti, lasciatela sobbollire ancora qualche minuto, per farla ridurre. Aggiustare di sale e lasciate raffreddare. 
Accendete il forno a 200 gradi

3 uova intere
sale

Trasferite la bechamelle al formaggio in una terrina, mescolatela con una frusta per "romperla" un po' e aggiungete le uova, uno alla volta, mescolando sempre. Aggiustate di sale. Versate il composto nel guscio di brisèe e fate cuocere per circa 20 minuti. Quando la sfornate, dovrà presentarsi all'incirca così

Torta meringata al formaggio

A questo punto, se dovete metterla nel cestino di Fabio e Annalu, è perfetta. Lasciatela raffreddare benissimo, prima di tagliarla, di modo che il ripieno prenda consistenza e poi potete consumarla dove volete: in piedi, seduti, nel piatto o con le mani- sempre buona è. 
Se invece volete la porca figura e pure con gli effetti speciali, montate un albume a neve fermissima, con un pizzico di sale e qualche goccia di limone, mettetelo in un sac -a-poche e poi formate tanti ciuffetti sulla superficie della torta, ovviamente ben fredda. A temperatura ambiente, sia chiaro, ma fredda.

Torta meringata al formaggio

Passatela sotto il grill del forno per due o tre minuti, il tempo di farla dorare 

Torta meringata al formaggio

e servitela immediatamente, con contorno di insalatine fresche di stagione. Vedrete che roba. Un unico avvertimento: l'albume non è meringa, ma solo albume montato, leggermente salato. Quindi, ha una consistenza del tutto diversa: ragion per cui, al calore si ritira un po'. Mettetene un po' di più, sulla uperficie della torta, con l'avvertenza di non lasciare nessun "buco", neanche il più piccolo e non usate il cannello con la fiamma, perchè rischiereste di far sciogliere tutto, al contatto diretto col fuoco. Bastano pochi minuti di vecchio grill- ed è tutto pronto.

giovedì 3 febbraio 2011

Zuppa di sedano con Stilton di Delia Smith

Di Daniela
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Con ancora negli occhi le preparazioni eleganti ed internazionali di Identità Golose, entusista per le intuizioni geniali intraviste, per le sofisticate elaborazioni culinarie e per le ariose creazioni spiegate, che cosa potevo mai preparare appena tornata a casa? Ovviamente qualcosa di assolutamente terrigno e con elaborazione pressochè assente: una bella zuppa! Solo in una cosa ho rispettato l'evento: l'internazionalità!! Ho preparato per voi in fatti un classico di quel monumento alla cucina Inglese che è Delia Smith! Devo diri che, a dispetto della particolarità degli ingredienti, ho trovato questa zuppa  un primo davvero eccellente (lo ha apprezzato anche la Microba!) e anzi dirò di più, la considererei senza dubbio un piatto unico, perchè molto ricca di gusto come di calorie! Squisitamente invernale (l'ho recuperata in un suo libro del 2009, Delia's Happy Christmas. Ebury press), è veloce e semplice da preparare e accompagnata da crostini croccanti vale decisamente la pena di un assaggio! Volete provare?
ZUPPA DI SEDANO CON LO STILTON di Delia Smith
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Dosi per 6 persone
Ingredienti
450 g Sedano
150 g di Stilton (o gorgonzola), considerato già senza crosta
50 g di burro
1 patata (circa 200 g), sbucciate e tagliate a cubetti
1 piccola cipolla tritata finemente
600 ml di brodo vegetale
150 ml di panna fresca
sale e pepe nero macinato al momento
Per i crostini:
110 g a fette spesse il pane bianco, croste rimosso e tagliato a cubetti
4 cucchiai di oliva

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Prima di tutto separare i gambi di sedano dalla base , tenendo da parte le foglioline tenere per guarnire e i gambi tagliati dovrebbe pesare 450 g. Lavateli in acqua fredda, scolateli, poi tagliateli a fette piuttosto sottili. Ora, in una grande casseruola sciogliere il burro e mettete il sedano, la patata a dadini e la cipolla tritata. Mescolate il tutto facendolo scaldare bene, poi mettete un coperchio sulla pentola e, tenendo il fuoco al minimo, lasciate le verdure ad ammorbidirsi per 10 minuti per rilasciare i loro succhi. Poi scoperchiate e versate il brodo portandolo fino al punto d'ebollizione.
Coprite di nuovo e fate cuocere dolcemente per 30 minuti: passato questo tempo, controllate che le verdure siano morbide. Se non dovessero esserlo lasciatele sobbollire ancora per qualche minuto.
Nel frattempo preparate i crostini, facendo saltare dei cubetti di pane in poco olio caldo in una padella, antiaderente per renderli croccanti, finchè non avranno raggiunto un bel colore dorato.
Appena giunte a cottura le verdure, togliete la pentola dal fuoco e incorporate la panna, quindi mescolate la minestra con il formaggio sbriciolato fino a quando non si scioglie rendendo più cremoso l’insieme. Se non la consumate subito, rimettetela prima di servirla nuovamente sul fuoco per qualche minuto, facendo attenzione che non bolla.
Condite la zuppa con sale e pepe e servitela cospargendola di foglioline di sedano e con i crostini di pane croccanti.
ZUPPA
Due o tre osservazioni personali ora: La panna può essere sostituita da una quantità pari o leggermente inferiore di latte se volete mantenere la zuppa un po’ più leggera; il gusto cambia di poco ma si risparmiano grassi! Io ho utilizzato lo stilton, ma sono convinta che si possa sostituire con un gorgonzola leggermente stagionato, più semplice da reperire e inoltre, sempre in nome della leggerezza, ho ridotto a circa 30/35 gr il burro e ho utilizzato per i crostini rigorosamente olio di oliva
Buon appetito
Dani


CELERY SOUP WITH STILTON  (Delia Smith)
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Serves 6
Ingredients
1 lb (450 g) celery (1 large head, trimmed weight)
5 oz (150 g) Stilton, rind removed and crumbled
2 oz (50 g) butter
1 potato (about 7 oz/200 g), peeled and diced
1 small onion, finely chopped
1 pint (570 ml) vegetable stock
5 fl oz (150 ml) single cream
salt and freshly milled black pepper
For the croutons:
4 oz (110 g) thickly sliced white bread, crusts removed and cut into small cubes
2 tablespoons olive oil 

Method

First of all separate the stalks of celery from the base and trim, reserving the leaves for a garnish, the trimmed stalks should weigh 1 lb (450 g).  Scrub them in cold water, drain them, then slice across into thinnish slices. Now in a large saucepan melt the butter and stir in the celery, the chopped potato and the onion. Stir everything around to get a good coating of butter, then put a lid on the pan and, keeping the heat low, allow the vegetables to sweat for 10 minutes to release their buttery juices. Then uncover and pour in the stock and bring it up to simmering point.
Cover again and cook gently for 30 minutes: after that test that the vegetables are tender and, if not, re-cover and continue to cook until they are. While that's happening you can prepare the croutons. Heat the walnut oil in a large frying pan then add the cubes of bread and toss them around (keeping them constantly on the move), until they have turneda deep golden brown colour and become very crisp and crunchy. Drain on kitchen paper. 
 Next remove the pan from the heat and stir in the cream, then liquidise the soup along with the crumbled cheese until it is quite smooth. Return the soup to the rinsed-out pan and re-heat very gently (because the soup, at this stage, should not be boiled).
Taste and season with salt and pepper and serve the soup sprinkled with the chopped celery leaves and crisp croutons
Some personal suggestions now:
I used milk instead of cream to make a lighter soup: the taste is similar but there are less fat and I have reduced for the same reason butter to 1.5 oz .You can prepare this soup also using an Italian lightly seasoned Gorgonzola...why not?
And now...bon appetit
Dani

lunedì 20 settembre 2010

Crespelle al grano saraceno con bitto e spinaci

Di Daniela
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Questa volta il nostro giro in valtellina ci ha portati fino a Livigno. Abbiamo deciso infatti di andare a trovare il nostro "fornitore" abituale di salumi e formaggi al suo alpeggio a Trepalle, che è nell'ordine:
a- una frazione di Livigno nonché il secondo centro abitato più alto d'Europa dopo Juf in Svizzera con i suoi 2069 m d'altezza
b- il luogo che negli anni cinquanta ebbe come parroco don Alessandro Parenti, un controverso prete dalla forte personalità. A lui si ispirò Guareschi per la figura di Don Camillo.
c- il paesino con il nome più amato dai bambini che lo conoscono, mie figlie comprese.
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Il fornitore in questione, infatti, durante la nostra "visita di rifornimento" di giugno nella sua sede abituale di Mondadizza (945 metri slm) ci aveva invitati a fargli visita durante a sua permanenza in montagna, nell'alpeggio di Trepalle! Come se Mondadizza fosse in pianura..... :-) E noi lì siamo andati a cercarlo!
Collage di Picnikw
L'alpeggio è in un posto delizioso, appena sotto il passo del Foscagno che dall'alto dei suoi 2291 metri offre una vista mozzafiato su tutta la Valdidentro oltre a 2 piccoli e limpidissimi (almeno quanto freddi!!!) laghetti.
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Collage di Picnik4
Qui abbiamo trovato il nostro "fornitore" con nuovi vitellini
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Collage di Picnik
e la consueta gentilezza, e ci siamo riforniti di bitto, di ricotta freschissima e di casera.
Poi siamo scesi a Livigno, ma di questo vi parlerò un'altra volta..... Per ora passo a parlarvi di un veloce piatto che coniuga 2 tra i prodotti migliori di questa terra:grano saraceno e bitto.
Le ricette con il grano saraceno sono ormai un bel numero, e quasi altrettante le nostre Galettes Bretonnes ripiene di ogni ben di Dio, dal dolce al salato secondo ricette tradizionali o sfiziose. Questa nuova che vi sto per proporre utilizza nel ripieno l'ormai celebre bitto di valtellina
CRESPELLE AL SARACENO CON BITTO E SPINACI
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Dosi per 4 persone (circa 12 crêpes grandi e 20 "normali"):
250 g di farina di grano saraceno
1 cucchiaio di farina 00 (facoltativo o sostituibile con farina di riso)
1 / 2 litro di latte
1 / 2 cucchiaino di sale
40 g di burro salato
eventualmente, 1 tuorlo d'uovo
Per il ripieno
100 g di spinaci, lessati e ben strizzati
300 g di Bitto (Se non lo trovate potrete sostituirlo su una buona Fontina, non eccessivamente "forte")
2 fette di pancarrè bagnate nel latte
parmigiano grattugiato
70 g di burro
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Nulla vieta, nel caso lo preferiate, di preparare queste crepes con la farina 00 sostituendola a quella di grano saraceno. Sono otime ugualmente. Io le ho fatte in entrambi i modi e le foto , infatti, sono "miste".
Giustifica
Unite la farina e il sale (aggiungere 1 cucchiaio di farina di grano 00 rende più facile la riuscita! Però per i celiaci si può senz'altro sostituire con un cucchiaio di farina di riso, come pure gli intolleranti al lattosio possono sostituire il latte con il latte di riso e il burro con un po' d'olio d'oliva. ). Mescolate la farina con un po 'di latte, mescolare bene per ottenere una pastella soda ed elastica, che va lavorata energicamente per qualche minuto . Quindi aggiungere gradualmente il latte mescolando. Aggiungere il burro fuso e, eventualmente, un tuorlo. Versione moderna: Versare gli ingredienti nel frullatore e frullate! Lasciate riposare l'impasto per almeno 1 / 2 ore. Scaldate la piastra per le crepes (anche se sarebbe necessaria una piastra molto ampiaperchè le gallettes sono più grandi rispetto alle cepes.), ed ungetela con un po' di burro fuso, che ho visto tutti "spalmare" con una mezza patata. Versare un mestolo di pastella quasi al centro della piastra, e farla spandere per tutta la piastra con un movimento deciso del polso, oppure, se lo avete , utilizzando l'apposito attrezzo di legno, simile ad un rastrello piatto, senza punte, che si chiama "rozell". Cuocete da un lato e dall'altro e mettetele da parte a mano che le preparate.
Preparate intento il ripieno . Fate cuocere gli spinaci in poca acqua bollente salata, scolateli, lasciateli raffreddare e strizzateli accuratamente. Tagliateli con una mezzaluna e metteteli in una terrina dove aggiungerete la mollica di pane bagnata nel latte e strizzata e il bitto grattugiato o passato velocemente nel mixer. Mescolate accuratamente fino ad ottenere un impasto piuttosto sodo che si possa dividere in palline.
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Mettete una pallina al centro di ogni crespella ripiegandola in modo da ottenere dei fagottini
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e mettetele una vicino all'altra in una teglia cospargendole poi con abbondante parmigiano e aggiungendo qua e la qualche piccolo fiocchetto di burro.
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Mettete in forno a 180/200 ° per circa 20 minuti e servitele calde

Buon appetito
Dani

Pancakes with buckwheat, spinach and Bitto cheese DSCF7884
Ingredients: Serves 4 (about 12 large pancakes and 20 "normal"):
1 1/4 cup buckwheat flour
2 tbsp white flour 00
2 1/2 cups milk
1/4 tsp salt
2 tbsp butter(the recipe says salt, but with normal butter are perfect)
1 egg yolk (optional)
For the filling
3.5 oz spinach, boiled and well squeezed
10 oz of Bitto (or Fontina cheese)
2 slices of bread soaked in milk
grated Parmesan cheese
5 tbsp butter


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Preparation time: 10 minutes Cooking time: 25 minutes
If you prefer, you can use flour00 instead of buckwheat flour. They're perfect, anyway!! You just have to use the same quantity of flour .
Add the flour and salt (add 1 tablespoon of wheat flour 00 makes it easier to succeed! But for coeliacs can certainly substitute a tablespoon of rice flour, as well as lactose intolerant can replace the milk with rice milk and butter with a little 'of olive oil.). Mix the flour with a little 'milk, mix well to obtain a firm and elastic batter who goes to work vigorously for a few minutes. Then gradually add the milk stirring. Add the melted butter, and /optional) a yolk. Or: Pour the ingredients into a blender and blend! Let the dough rest for at least 1 / 2 hours. Heat the plate for gallettes (although this would require a very large plate, because the galettes are larger than the crepes.), And grease it with a little 'of melted butter, which you can "spread" helping with half a potato. Pour a ladle of batter almost to the center of the plate and let it spread through the whole plate with a firm movement of the wrist, or if you have it, using the special tool made of wood, like a rake flat, with no spikes, which called "Rozell".
Cook and set aside.
Prepare the filling . Cook spinach in a little boiling salted water, drain, let cool and squeeze thoroughly. Cut with a knife and put in a bowl. Add the eggs, breadcrumbs soaked in milk and squeezed and Bitto cheese grated or passed quickly in the mixer. Mix thoroughly until the dough is rather hard so that can be divided into small balls.
Put a ball in the center of each crepe folding to obtain a bundle
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and place them next to each other in a pan : then sprinkle with parmesan and adding here and there some little butter.
Bake for a 15 minutes at 392F° and serve hot

Bon appetite
Dani


lunedì 9 agosto 2010

Mantecato di grano saraceno decorticato con misticanza di frutti di bosco e bitto.(II lezione di cucina sui frutti di bosco)

Di Daniela
Ecco la seconda puntata delle nostre lezioni di cucina con frutti di bosco. Devo dire una cosa che non avrei proprio creduto possibile a vantaggio di queste lezioni di cui ormai vi parlo da più di un mese: sono così veloci, piacevoli e coinvolgenti che perfino mio marito si è unito a me e creaturine
ha partecipato all'ultima e si è addirittura divertito! Lo chef Tusetti

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ha dato anche qui un po' di suggerimenti, che vi riportato all'interno della ricetta, che è come sempre profumata e pure colorata, questa volta! Vi passo perciò quello che ho imparato mentre gli chefs preparavano uno squisito
MANTECATO DI GRANO SARACENO DECORTICAO CON MISTICANZA DI FRUTTI DI BOSCO E BITTO
Ingredienti per 6 persone
480 gr di grano saraceno decorticato
1 scalogno
olio evo
1 dl vino bianco
180 gr formaggio bitto
180 gr frutti di bosco misti
90 gr burro morbido
brodo vegetale
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Se vi è possibile mettete in ammollo il grano per 1 notte, per abbreviare i tempi di cottura. Scolatelo e mettetelo da parte. Fate rinvenire nell'olio extravergine lo scalogno tritato finemente, senza farlo scurire: aggiungete il grano decorticato, tostatelo e bagnatelo con il vino bianco. L'operazione della tostatura è particolarmente importante, dice lo chef Tusetti, sia per il riso che per il grano che per qualunque altro cereale, (nulla vi vieta di usare riso o orzo se preferite per questo piatto) perchè fa aprire i pori del cereale stesso facendo uscire l'amido che renderà più cremoso il vostro mantecato. Quando il vino sarà evaporato continuate la cottura, aggiungendo a poco a poco il brodo vegetale.
Dopo 10 minuti di cottura aggiungete i frutti di bosco,

frutti di bosco
lasciandone alcuni per la decorazione del piatto. Continuate fino a cottura ultimata (in totale 16 minuti).

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Togliete dal fuoco e incorporate mescolando bene, il burro (meglio se molto freddo, ricordate?) e il formaggio bitto tagliato molto fine. Mettete il mantecato nel piatto di portata, magari utilizzando un coppapasta per dare più eleganza alla presentazione,
e decorate con frutti di bosco e con scaglie di bitto.
Buon appetito
Dani
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