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domenica 19 aprile 2009

la commedia è finita

Fra le mille cose fatte in questi 43 anni multicolor, c'è stato posto anche per la critica letteraria: leggere, si sa, è la spina dorsale della mia vita, parlare mi piace immensamente e parlare di libri ancora di più: per cui, quando un'amica, tempo fa, mi chiese se avessi voglia di presentare il libro del secondo cugino del cognato del marito della sorella, mi sono sentita la donna più felice del mondo e mi sono buttata a capofitto nell'impresa, prima ancora di aver letto l'opera incompresa del formidabile genio. Che formidabile non era, per niente. E che, come tutti quelli che formidabili non sono, per niente, se la tirava come pochi, ora vestendo i panni ( griffati) del maudì, ora tacendo all'improvviso per delle mezz'ore, colpito da improvvisa ispirazione, ora lanciandosi in rocambolesche disquisizioni sull'arte della letteratura, che terminavano tutte con l'ovvia constatazione che, se mai di capolavori se n'eran scritti, il suo libro lo era più di tutti.
Visto che ormai ero in ballo, ho stoicamente portato a termine il compito. Non solo: visto che ormai più che in ballo si era in balera, ho bevuto l'amaro calice fino alla feccia e ho fatto la mia prima marchetta.
L'opera incompresa del formidabile genio schizzò nel giro di quindici giorni alla seconda edizione ed io mi ritrovai con un'agenda piena di appuntamenti, con supposti e ancor più supponenti autori che mi chiedevano di presentare i loro libri. Che, per inciso, erano emerite schifezze. Ma delle quali, altrettanto per inciso, non si poteva dir altro che bene, pena l'immediato delirio isterico dei suddetti, tanto che presto mi fu ben chiaro che, se volevo proseguire su questa strada, era il lato del marciapiede quello che dovevo prendere e tenere ben dritto.
Fu così che dissi di no: e fu un no a tutto tondo, di quelli senza ritorno, sancito pure da una stroncatura divenuta mio malgrado memorabile e che, a parte l'iniziale imbarazzo della divulgazione planetaria, ebbe il merito di mettermi al riparo da altre simili avances.
Lascio quindi immaginare che cosa mi sia passato per la mente quando mi sono ritrovata per le mani il manoscritto di un'altra opera prima, a firma, stavolta, di un amico recente, e quindi all'oscuro dei miei " mai più". e lascio immaginare tutte le elucubrazioni mentali e le strategie elaborate per risucire a dirgli, senza offenderlo, che il mercato editoriale italiano è già saturo di suo, di schifezze, senza bisogno di aggiungerne un'altra. Perché ero sicura, sicurissima, che di schifezza si sarebbe trattato, perché le altre- tutte le altre- lo erano state e perché in giro, di roba buona, non ce n'è più da mo'.
Mi ci è voluta una vertebra rotta per aprire il cassetto dove avevo infilato il manoscritto: ma mi ci sarebbe voluta una schiena perfetta, dopo, quando, arrivata a metà , ero in piedi per la sorpresa, la penna rossa del severo correttore di bozze abbandonata chissà dove e la testa persa completamente nella trama, in barba a telefoni che squillavano e pentole d'acqua da mettere su, con l'impressione, che aumentava a mano a mano che avanzavo nella lettura, che avessi finalmente per le mani un gran bel libro.
Un'impressione che oggi, a lettura finita e a pubblicazione finalmente avvenuta, si è trasformata in un giudizio convinto e sicuro, così convinto e sicuro da travolgere anche le ultime remore e riportarmi sulla retta via di una critica obiettiva e serena, quella che solo le opere "di sostanza" rendono possibile. E La Commedia è finita, di Lorenzo Calza, di sostanza ne ha, e pure da vendere.
Va da sè che, in una società dove il catalogo è tutto, il passo obbligato sia quello della classificazione del genere. E qui, troviamo la prima difficoltà, nel senso che, come capita a tutti i buoni libri, anche questo sfugge ad ogni etichetta.
Tanto per cominciare, NON è soltanto un noir. So di dare un dispiacere all'autore, con cui condivido la passione per Chandler, Hammet e Mc Bain, ma inserire la sua opera solo in questo filone sarebbe deviante per il genere tutto e riduttivo per il romanzo in particolare. Ai toni blues da provincia ed all'algido distacco a cui ci ha abituati Massimo Carlotto, tanto per fare un nome -IL nome- Lorenzo Calza risponde con una scrittura evocativa, franta, sospesa, massimamente coinvolgente; alla galleria di antieroi che tappezza le pagine del noir - bruciati, perdenti, cinici, bastardi dentro e fuori- si contrappongono personaggi mai delusi, Algo Lenzi su tutti, un moderno cavaliere senza macchia e senza paura, colto nella fragilità della sua umanità e nella forza della sua coerenza; anche il basso continuo del lacerante dramma privato del protagonista è giocato tutto sulle corde dell'emozione, in un'analisi piscologica che di nuovo tende a creare legami scoperti con il lettore, rivelando la presenza di un confine ancora troppo netto tra Bene e Male, che, se segna un punto a favore dell' impegno sociale del libro e del forte senso etico dell'autore, non fa che rafforzare la mia personale convinzione sul noir italiano- e cioè che, da noi, scrittori "neri" non ci si nasce, per niente. Al massimo, ci si diventa, ma il prezzo da pagare è davvero così alto che, in tutta onestà, nno mi sentirei di augurarlo a nessuno.
Tuttavia, è escluso che "La commedia è finita" sia un giallo, almeno non nel senso tradizionale del termine: il colpo di scena finale c'è- eccome , se c'è- ed il plot narrativo è solido, portato avanti con una sicurezza e una misura che non si ritrovano nei tanto osannati giallisti dell'ultima ora. Ma l'autore non getta al lettore il guanto della sfida ed anzi, semmai, lo disorienta, ora spiazzandolo con flash back improvvisi , inserti documentaristici , pigli da reporter d'assalto, ora creando personaggi vivi e vividi, che nulla hanno a che fare con i ruoli stereotipati dei protagonisti del genere più codificato del mondo. e infrangere le regole del giallo non è cosa a cui si possa rimediare facilmente...
Infine, non è neppure una spystory, alla le carrè o alla forsyth, per intenderci, nonostante il tema di schiacciante attualità e la documentazione accurata e precisa.
Ovviamente, a questo punto, vi starete tutti chiedendo che cos'è e quanto dovrete ancora penare perché ve lo dica: in realtà, ve l'ho già detto all'inizio. La Commedia è finita è, molto semplicemente, un bel libro. Anzi, un bel romanzo, dove scrittura, trama e ritratti dei personaggi si compenetrano in una felice mescolanza di colori e di generi, in un ritmo narrativo ban calibrato, con una riuscita alternanza fra i toni concitati dei colpi di scena e i tempi lenti di cammei introspettivi di rara compostezza, dove l'autore (che da anni sceneggia un famoso fumetto) dà davvero il meglio di sè.
Il libro si legge d'un fiato , ma le emozioni non si esauriscono con la parola fine: perché gli interrogativi che solleva oltrepassano gli effetti tranquillizzanti della risoluzione finale e finiscono proprio dritti nelle piaghe del nostro tempo, lasciando un retrogusto amaro e malinconico, sospeso fra un de profundis per una coscienza civile sempre più umiliata ed offesa e la speranza di incontrare ancora qualcuno che, come i protagonisti del libro nella finzione e i dedicatari dell'opera nel dramma della loro realtà, sappia ancora tener duro, contro tutto e contro tutti.
E' chiaro che, se fossimo in un mondo perfetto, Lorenzo Calza non avrebbe dovuto bussare a varie porte, prima di trovare chi gli aprisse. anzi, per dirla tutta, visto che viviamo dove viviamo, scordiamoci che La Commedia è finita abbia l'onore delle vetrine di Feltrinelli o vinca lo Strega o che Lorenzo venga recensito, dal d'Orrico di turno, come "il miglior scrittore che abbiamo oggi in Italia". Personalmente glielo auguro ( e lo auguro anche ai suoi editori che, pur con pochi mezzi, hanno confezionato un prodotto pregevolissimo per grafica, impaginazione, qualità cartacea e non ultimo, l'onestissimo prezzo di copertina), ma non mi faccio grandi illusioni.
Però, se gli auspici di un tempo ancora mi sorridono, all'obiettivo di una seconda ristampa in poche settimane ci si può arrivare. E, questa volta, senza nessuno, nessunissimo sforzo, da parte mia...
Ci vediamo qui da noi, in data da destinarsi, appena le agende incrociate dell'autore e della sottoscritta trovano un punto di convergenza. L'invito si intende esteso a tutti i destinatari della newsletter ( a cui penso manchi solo Obama, ormai), previa conferma della partecipazione. Se volete, vi aggiungo anche " seguirà buffet", ma penso che qui si possa andare sulla fiducia, ormai...
Nel frattempo, se volete prepararvi all'evento, potete fare un salto in libreria: Lorenzo Calza, La Commedia è finita, Robin Editore, 12 euro.
a presto
alessandra

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