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venerdì 27 maggio 2011

FFF: Dip di fave alla ligure e ...apriamo un catering per davvero?

crema di fave alla ligure

No, non è l'ennesima proposta folle che parte da queste pagine: nessuno ha intenzione di coinvolgervi nell'apertura di un "catering professionale di gruppo", neppure per scehrzo. Quando si tratta di lavoro, infatti, torniamo immediatamente serie. Serissime, poi, se si parla di questa professione che è spesso ritenuta accessibile a tutti, in barba alla fitta normativa che invece la caratterizza. 
Oggi parleremo proprio di questo argomento- e cioè, che cosa bisogna fare per passare dai dilettanti ai professionisti, trasformando in lavoro una passione. Quindi, normative, legislazioni e soprattutto consigli per chi se la sente di  fare il gran salto, dal puro diletto al duro lavoro. 
Cominciamo con un chiarimento a livello terminologico: quando si parla di "catering" teoricamente si dovrebbe intendere la sola fornitura di alimenti pronti all'uso. Quindi, no allestimento tavoli, no  camerieri, no addobbi floreali, no musica, no a tutto quanto esula propriamente dall'aspetto del cibo. In questo caso, infatti, dovremmo parlare di "banqueting". Uso il condizionale, però, perchè nell'uso corrente il primo termine ha prevalso sull'altro, ragion per cui "contattare un catering" spesso implica delegare all'impresa scelta l'intera organizzazione dell'evento: ma a livello legale, la distinzione è importante. 

Altrettanto importante- o meglio: fondamentale- è poi l'aspetto legato al rispetto della normativa che regola queste attività. Qui, però, ci addentriamo in un terreno irto di difficoltà e spinosissimo, tant'è che ogni volta che mi tocca affrontare l'argomento non posso fare a meno di concordare con Tremonti, la volta in cui disse che nel nostro Paese la legge toglie la voglia di lavorare. Sia chiaro: una normativa in materia è indispensabile, oltre che doverosa. Parliamo di somministrazione di cibi, quindi il rispetto di alcune regole base in materia di igiene e di conservazione degli alimenti è di primaria importanza. Tuttavia, metter su una cucina "a norma" è impresa quasi epica, oltre che costosa e impegnativa. A complicare le cose, poi, esistono le normative regionali e comunali, che sono un affastellarsi di richieste di vario genere, una dietro l'altra. Il nostro consiglio, quindi, per chi desidera avere informazioni specifiche, è quello di consultare la Camera di Commercio della propria città e partire da lì, armato di documenti da una parte e una scorta infinita di pazienza dall'altra. Dopodichè, potete decidere che cosa è meglio per voi, se partire con una cucina tutta nuova o riadattare un locale già esistente: l'essenziale, però, è che i cibi che fornirete vengano conservati e allestiti all'interno di questo locale e da persone fornite di tutti gli attestati necessari per essere abilitati a farlo. 
Il che, ci porta dritti all'altro punto fondamentale- e cioè che senza un titolo adeguato, voi non potete lavorare. Anzi, ad essere fiscali, non potreste neppure disporre il cibo sui vassoi. Generalmente, gli attestati richiesti sono un diploma di scuola alberghiera o il superamento di un corso regionale mirato (REC), ma non escludo che possano esistere anche altre soluzioni: come dicevo, gran parte della normativa è comunale e quindi il consiglio sempre valido è quello di informarsi direttamente in loco. Quello che importa sottolineare, però, è che l'improvvisazione non abita qui, a cominciare proprio dalla severità delle norme, che vanno tutte egualmente rispettate, pena sanzioni da paura.
Vi abbiamo demoralizzato? Forse sì. Nello stesso tempo, però, se si decide di trasformare la propria passione in una professione è doveroso sapere bene a che cosa si andrà incontro, specialmente all'inizio. E' chiaro che, una volta individuato l'obiettivo, esistono mille modi per raggiungerlo- e tutti leciti: ci sono finanziamenti per le piccole imprese, ragioni sociali che vi permettono di ritaglarvi dei ruoli più confacenti alle vostre caratterisiche, collaboratori esperti di cui vi accorgerete ben presto di non riuscire a fare a meno. Ma una cosa è certa: qualunque sia l'investimento iniziale, fate in modo di salvaguardare la passione per questo lavoro. Perchè è vero che le regole sono importanti e vanno rispettate: ma la scelta di una professione del genere è così totale e coinvolgente che avrà sembre bisogno della benzina dell'entusiasmo, della vitalità, della freschezza e del vigore, della vostra mente e delle vostre braccia. Le soddisfazioni che verranno saranno enormi, di gran lunga superiori a quelle che provengono dall'aver esso timbri o sigle ai margini di un foglio. Ma il coinvolgimento è altrettanto smisurato...
Il resto, alla prossima puntata



crema di fave alla ligure

PESTO DI FAVE ALLA LIGURE

...che poi, proprio "pesto" non è, vista la sua morbidezza. E neppure possiamo chiamarlo hummus, vista l'assenza di sesamo. "Crema", però, andrebbe benissimo, anche perchè in effetti questo intingolo ha tutte le caratteristiche per poter essere annoverato nella categoria, con un pregio assoluto: quello di essere magrissima. Niente panna, niente formaggi- e neppure niente trucchi tipo "sifone nella manica". Solo fave, maggiorana e qualche goccia d'olio, per una delle sorprese più gradevoli della stagione


pesto di fave alla ligure


La ricetta proviene dal numero di Sale & Pepe dello scroso maggio, che io ho ovviamente perso: spunterà fuori, prima o poi, e per allora prometto di aggiustare le dosi. Intanto, io sono andata ad occhio....
100 g di fave sgusciate
1 spicchio d'aglio
tanta maggiorana
olio

Far sbollentare le fave, per qualche minuto e poi togliere la pellicina esterna. Frullarle con sale, aglio e maggiorana. Una volta ottenuta una crema, montarla con un filo d'olio, come per fare la maionese. 
Perfetta con fettine di salame, da usare al posto dei crostini (tanto per riequilibrare subito l'impennata salutista....)
buona giornata 
Ale

venerdì 20 maggio 2011

Apro un occhio e vi penso... e vi offro uno tzatziki di....

tzaziki ravanello con polpette di maiale

....ravanelli.
Ma prima, una precisazione: non sto scrivendo post dall'al di là, anche se ad un certo punto ho pensato di esserci finita- dritta dritta nel cerchio dei golosi. Se mi sono ricreduta, è solo perchè il contrappasso era talmente ignobile e scontato da disonorare il padre Dante ma, fidatevi, è stata un'esperienza di quelle che non si vorrebbero ripetere più. 
Praticamente, sono stata posseduta da un virus: lo sono ancora, a dire la verità, perchè l'occhio di cui parlo nel titolo è davvero l'unico aperto- e pure ben fisso sulla tastiera, che la luce abbagliante dello schermo del pc è roba troppo estrema da potersi afrontare in queste condizioni. 
E' che, dopo i canonici tre giorni di virulenza- una specie di bignami delle peggiori scene di Trainspotting, dilatate però sulle bobine della Corazzata Potemkin- il virus si è affezionato alla sottoscritta e ha pensato bene di dimorare  sul suo labirinto. Pare che ne abbia fatto un'altalena, a giudicare delle oscillazioni di cui soffro e, chissà perchè, non riesco a togliermi dalla mente quella canzoncina idiota dell'elefante che si dondolava appeso al filo di una ragnatela e che aveva pure esteso l'invito ai suoi compari, visto che la cosa gli sembrava interessante. 
A quanto sento qui sopra, devono averla ritenuta interessantissima....

In ogni caso, da oggi provo a riprendere, a marce ultra ridotte, sperando di riuscire a smaltire gli arretrati nel fine settimana, a cominciare dalle decine di e mail che mi avete mandato, chiedendomi cosa mi fosse successo, e di cui per ora vi ringrazio. Poi, rispondo con calma a tutti. Idem per l'MTC, anche se la Dani ha fatto il suo porco dovere, ma muoio dalla curiosità di vedere cosa ci avete mandato e quindi aspettatevi un giretto dalle vostre parti anche da parte mia. E poi c'è il blog, con questa ricettina da Finger Food Friday, che passo subito a raccontarvi. 

TZATZIKI DI RAVANELLO CON POLPETTE DI MAIALE
da Olive, Agosto 2010



tzaziki al ravanello


Per i motivi di cui spra, ho perso una settimana di letture dei vari blog per cui non so se si sia ufficialmente aperta la stagione della zuppetta: di sicuro, però,ho già visto in giro un po' di questi dip che da noi incontrano favori maggiori rispetto alle prime. In pratica, sono i vecchi, cari intingoli, come faceva notare bene Sabrine, qualche giorno fa: da lì, nel trionfo degli "aiutini", "attimini" e tutto quanto fa asilo infantile per adulti decerebrati, son diventate "salsine" ed oggi si chiamano dip. Non ci vuol molto acume per scorgere al'orizzonte un prossimo nome di stampo più marcatamente orientale (medio o estremo, non importa), ma sempre intingoli restano. E vivaddio, mi permetto di aggiungere: perchè sono una delle soluzioni più divertenti e creative che ogni cucina del mondo conosca.

Senza contare che basta servirli in tavola- ed è subito estate. Sono freschi, colorati, non richiedono grandi apparati per poter essere presentati e mangiati e, come dicevo prima, mettono allegria. Di conseguenza, sono perfetti per le cene in piedi, con un unico distinguo: sarebbe meglio non servirli mai in un unico contenitore, a meno che il numero degli ospiti non sia contenuto. Il motivo, è evidente, è legato a bieche ragioni igieniche: per quanto educati e composti siano i vostri invitati, non è un bel vedere, una mousse tutta piena di tracce del cucchiaio e magari anche di briciole di crostini. L'unico modo per ovviare all'inconveniente è suddividerla in due o tre coppe più piccole, che oltretutto coloreranno anche la tavola del vostro buffet. Non dimenticate di disporre accanto il cibo con cui intenderete accompagnarle: dai crostini, ai tacos, al pane di segale, alle tortillas, a meno che non si tratti di un accompagnamento caldo, che allora andrà servito all'ultimo momento. E' il caso di queste polpette di maiale, che accompagnano uno tzatziki di ravanello, semplicissimo, fresco e gustoso, così come sono tutte le ricette di Olive, una delle riviste cartacee che a me piacciono di più. Provatela, se vi capita- e poi ditemi se non ho ragione...;-)


per le polpette
1/4 di cipolla rossa piccola
400 g di carne di maiale tritata (io ho aggiunto anche della salsiccia)
70 g di pangrattato
1 uovo, leggermente sbattuto
un po' di origano
mezzo spicchio d'aglio tritato
sale, q.b. 

Impastare insieme tutti gli ingredienti e dar loro la forma d piccole polpette o mini hamburger, come preferite. 

per lo tzatziki di ravanello
mezzo spicchio d'aglio tritato
200 ml di yogurt greco 
10 ravanelli accuratamente lavati, mondati, tagliati a fettine e poi a bastoncini

Mescolate tutto, aggiustate d sale se vi pare il caso e tenete in frigo, fino al momento di servire. 

Fate cuocere le polpette in poco olio- al forno o in padella, come preferite- salatele e servitele calde, accompagnate dalla salsa di ravanello. 
Ciao 
Ale






mercoledì 20 aprile 2011

Salsa Poivronade e focaccia per lo Starbooks di Aprile

poivronade

Aggiornamento sulla posizione dello Starbook del mese: Garden Party sta sempre dalla Dani. Probabilmente è passato dalla latitudine del tavolo della cucina a quello del tavolo del giardino, ma non ha varcato il cancello giusto. Colpa mia, ovviamente, che ho detto a voce alta che il post sulla Poivronade toccava a me, facendo scattare automaticamente la dura legge del libro condiviso.
Epperò, stavolta sono stata soccorsa, nientemeno che dalla mia insana tendenza a comprar libri di cucina. Che ultimamente ha raggiunto livelli da manuale di psichiatria Guinness dei Primati.
Da quando ho scoperto come sia facile ordinarli su Amazon, infatti, sto coprendo praticamente tutte le terre conosciute (da Amazon, ovviamente) con una serie di ordini che iniziano e non finiscono. Mi metto lì, la sera, e mi rilasso riempiendo il carrello di tutto quello che mi piacerebbe comprare. Ho pure imparato come si dice "acquista" in tutte le lingue conosciute (sempre da Amazon, sempre ovviamente) per cui, all'inizio del mese, so quale pulsantino schiacciare per trovarmeli tutti a casa, senza la fatica di dovermeli camallare dal negozio a qua.
L'unico problema è che non so più dove metterli: avevo un sacco di spazio, due anni fa, adesso è un'impresa trovare un buco che sia uno- trasversale, orizzontale, in terza fila- per infilarci le niu entri.
E così, ieri pomeriggio, quando è arrivata l'ultima cassa dall'Inghilterra, ero al limite della disperazione da "dove li metto":  ho iniziato a spostare volumi da uno scaffale all'altro- sono ancora convinta che basti spostare le cose, per creare spazio- e mentre ero lì che mi dannavo l'anima, cosa mi capita per le mani?
...rullo di tamburi...
Una pubblicazione di Sale&am; Pepe di qualche anno fa, intitolata "Feste d'Estate", che altro non è se non l'edizione economica di Garden Party. 
Come dire, ne ho due.
Quello in edizione economica e quello figo. 
E se lo dite a mio marito, vi uccido.

 poivronade2
In ogni caso, la ricetta di oggi c'è- e ci sono anche quelle promesse la volta scorsa, che la Dani ha pazientemente copiato in questi giorni e che ho appena finito di sistemare nel blog. 
Perchè in questi giorni ci è venuta un'altra idea, che ora vi spiego veloce veloce. 
Dunque, ve lo ricordate il Chi lo fa?
Era una delle prime iniziative che ci erano frullate per la mente, agli inizi di MT- e cioè di scegliere una ricetta d'autore mai sperimentata e metterla a disposizione di chi volesse provare al posto nostro. Eravamo andate avanti per un po', poi ce la siam perse per strada e non se ne è più parlato. 
Se non che, l'altro giorno, ci è tornata in mente: e così, abbiamo deciso di adattarla allo Starbooks, che è il progetto che più ci sta a cuore in questo momento. In pratica, per ogni libro che presenteremo, proporremo anche alcune ricette che ci sarebbe piaciuto preparare ma, ahinoi, non c'è stato verso. Epperò, se interessa a voi cimentarvi con questi piatti, ecco qua la lista che abbiamo pensato per voi:

Faraona arrosto con composta di spezie
Mini Spiedini Khotao
Spiedini di Maiale e Prugne Secche
Tatin Caramellata al Mango
Torta alla ricotta e arance

E qui c'è la ricetta di questa settimana


POIVRONADE

poivronade1

Si va verso la bella stagione- e quindi si va di salsine, dip, intingoli o in qualsiasi modo li vogliate chiamare. Tanto sono restia a servirli d'inverno, quanto mi fa allegria prepararli allo spuntare dei primi raggi di un sole ben deciso a non abbandonare la postazione. Sono variegate nei colori, nei sapori, negli abbinamenti e se cercate qualcosa che ravvivi una tavola un po' spenta, fanno di sicuro al caso vostro. Garden Party ne presenta parecchie, di queste proposte, in ordine un po' sparso, provocando il classico imbarazzo della scelta in chi vorrebbe prepararle tutte- ma non può. Lo stesso è accaduto a noi e alla fine siamo capitolate su questa poivronade, perchè sui banchi di Cartier sono arrivati i primi peperoni degni di questo nome, perchè è facile e gustosa e perchè se la Provenza non va alla Raravis etc etc.
Eccola qui

per 8 persone
preparazione 15 minuti
cottura 30 minuti

2-3 peperoni rossi
1 spicchio d'aglio
150 g di formaggio fresco di capra o altro formaggio morbido
2 cucchiai di olio d'oliva
sale
pepe

Grlgliate i peperoni al forno o sul barbecue. Fateli raffreddare, avvolti in carta assorbente umida. Eliminate la pelle ed i semi
Frullate la polpa con l'aglio, il formaggio, l'olio d'oliva, il sale, il pepe e il peperoncino.
Servite su tartine di pane o come dip con delle cruditè.
Oppure con la nostra focaccia o con i grissini alle olive.
Stasera, il sorpresone: Euroflora in anteprima...
Ciao
ale
p.s. ultimissima cosa: anche se siamo terribilmente indietro,lo Starbooks ci sta davvero a cuore. Il fatto che sia un progetto troppo grosso anche solo per essere pronunciato non implica che non ci si pensi con regolare frequenza :-) Quindi, se avete pubblicato sui vostri blog ricette tratte da libri e volete aiutarci a creare questa libreria virtuale, fatta non solo di titoli, ma anche di contenuti, mandateci una mail a menuturistico@blogspot.com e pubblicheremo i link alle pagine del vostro blo. Lo stesso vale anche per chi non ha una pagina internet: può anche non mandare nessuna fotografia. L'importante è che ci racconti la ricetta, specificando se è ruscita o no e quali trucchi vanno usati. Ovviamente, un mega-grazie a chi ha già iniziato ad aiutarci. 
A stasera
Ale

mercoledì 13 ottobre 2010

XFactor4- le pagelle &dip alle zucchine e ai capperi

dip di zucchine e capperi

L'ormone batte sul Due, in questa sesta puntata di XFactor, tutta dedicata alla Dance Music, dagli Anni 70 in poi: per l'occasione, Elio si traveste da Michael Jackson, la Maionchi da sua nonna, Ruggeri immola un rotolo di Domopak per farsi una cravatta e il parrucchiere della Tatangelo affronta l'immane prova di ringiovanire la sua cliente, trasformandola in una Marcella Bella di plastica. Svetta su tutti il Bravo Presentatore che, per la serie "A Volte Ritornano", veste di nuovo i panni di DJFrancesco, esibendo qualche km di tatuaggi sbiaditi e un paio di calzoni ecologici che inneggiano al riciclo dei post it.
E se mai restasse ancora qualche speranza sulle sorti della peggiore edizione del programma, queste vengono immediatamente spazzate via dalla prima- e speriamo ultima- esibizione collettiva dei ragazzi, con un medley urlato, secondo per orrore solo allo scempio che gli Ultrà della Serbia stanno facendo del nostro Ferraris e della mia città.

Davide, I'm outta love (Anastacia)- affronta il palcoscenico vestito come il protagonista de La Piccola Casa nella Prateria alla funzione domenicale, con l'ennesima scelta penalizzante. Non solo canta divinamente e tiene la scena come se avesse firmato un'esclusiva per Armani, ma non proferisce parola, nè sulla scelta del brano nè su quella del look: lo vedo per metà (la creatura è abbracciata al televisore), ma come al solito quello che sento mi piace e anche tanto. Riesce anche a restare impassibile quando la Maionchi commenta la sua carica erotica e ad abbozzare un sorriso, laddove altri le avrebbero risposto "nonna, ma che ..... dici???". Vince lui, l'ho già detto? Voto: 8

Dorina, Hot Stuff (Donna Summer)- Acconciatura da "mamma, cosa succede se metto due dita nella presa elettrica", tacco aggressive e voce ancora di più, Dorina affronta uno dei brani cult dell'icona della dance anni Settanta- e lo fa a modo suo. Il che, da queste colonne, non suona propriamente come un complimento. La ragazza ha un bel timbro e una grande potenza, ma le volte in cui l'intonazione va a farsi fottere sono troppe perchè possa calcare le scene con quella presunzione. La Tatangelo gioca la carta dell'umiltà ("prima dell'esibizione, era terrorizzata"), ma a me piacciono i fatti. E le troppe note perse per strada o dissimulate con grida da gola profonda rendono vano qualsiasi tentativo di dissimulazione. Voto: 6 meno meno (per il coraggio. A cantare conciata così)

Nevruz, Mi Vendo (Renato Zero)- La prima esibizione degna di un cantante, Nevruz la fa chiuso nell'angusto spazietto di un cesso- e pazienza se questo giudizio potrà offrire il fianco ai suoi detrattori. Fuori luogo l'ambientazione, perfetta l'interpretazione, con un timbro finalmente disciplinato, che fa risaltare la buona intonazione del ragazzo. La carta della versatilità del personaggio è inconscia, questa volta, ma trovatemi un altro che sappia passare senza colpo ferire dalla Signora Leonida alla toilette alla versione scatenata della Santanchè al Bilionaire, che balla sul cubo... Voto: 8
Momento migliore della serata, il Bravo Presentatore che chiede alla mamma di Nevruz che lavoro fa: "Esporto pere"

Ruggero, You're My First, My Last, My Everithing (Barry White)- La crema da notte è quasi finita, la creatura è ora che vada a dormire, a Genova hanno sospeso la partita e le nostre ferite da G8 riprendono a sanguinare, mia mamma ha il telefono messo male, tisana limone&zenzero o lampone e liquerizia?, fammi accendere la lavastoviglie che giulio di sicuro se lo sarà dimenticato e già che ci siamo chiudo anche la porta di casa e di corsa, che fra poco finisce di cantare e devo tornare davanti alla TV. Voto: N.P.

Cassandra, What a Feeling (Irene Cara): il momento più alto della serata si consuma prima dell'esibizione di questa ragazza, con l'intimazione tranchant di Elio, "canta e taci". Roba da inciderla col sangue sul frontone del tempio della musica, novello "Conosci te stesso" a Delfi- se solo ne avessimo uno. Cassandra esegue quasi alla lettera, perchè oltre a cantare balla ed esibisce un fisico da paura e tanto basta perchè i giudici dimentichino tutto: la sicumera la Tatangelo, Manuela e le stecche Ruggeri. Pure l'ormone della Maionchi ha un guizzo- "girati un po', che voglio rivedere il fondoschiena"- ma , prima che attacchi il coro dell'"o-le-le, o -la-la", la stoppa in tempo la signora d'Alessio, che, con lo stile di sempre, le chiede notizie sulla sua menopausa. Quando si dice "de cless is not uader"- Voto: 6

Dorina al ballottaggio- e si capisce subito che non è serata


dip di zucchine e capperi

Stefano- I will Survive (Gloria Gaynor)- il titolo mi sembra un grido di aiuto e Stefano lo ha capito da solo, che se vuole sopravvivere deve trovare il modo di uscire da lì. "mi votano perchè sono un caso umano"è la conclusione a cui è finalmente approdato, dopo lo strazio della precedente performance e, per quanto assurdo possa sembrare, questo è il primo passo verso scelte di vita autonome, che sbarrino la strada a manipolazioni e strumentalizzazioni di ogni genere. Ma la dura legge dello spettacolo è impietosa e perversa: e così, ad un barlume di consapevolezza, fanno da controcanto chiari messaggi niente affatto subliminali che vogliono dimostrare tutto il contrario: l'intervista al padre del ragazzo (era un monello, Stefano, è vero che era un monello? Ve lo dico io che era un monello), le foto da bambino, il bacio compassionevole del Bravo Presentatore, i giudici che- eccezion fatta per Elio- si astengono dal commentarne l'esibizione. Che fa pena, sia chiaro: ma che, in uno scenario ancor più penoso, è l'unica cosa che non stona. Voto: 3

Nathalie, Ray of Light (Madonna)- Due cose: la prima. Reagisce male all'attribuzione del brano, perchè Madonna non è nelle sue corde- e qui ci starebbe una nota di demerito, del tipo: prima mi vendi qualche bilione di dischi e dopo ti esprimi. Ma poi la interpreta nel miglior modo possibile. Non è al livello della scorsa puntata, ma si vede che ha studiato e ha fatto del suo meglio. Il che ribalta il segno meno di prima, con l'aggiunta di una dedica a Dorina e Cassandra. La seconda cosa è che i giudici innescano una serie di commenti tecnici sulla sua esibizione, per altro richiesti dalla natura del talen e perfettamente adeguati alla performance della ragazza. Il che, però, solleva l'imbarazzante interrogativo sull'altrettanto imbarazzante silenzio degli stessi, dopo l'esibizione di Stefano. Com'è che con lui non hanno detto nulla di tecnico, a parte il solito Elio, e su questa ci lasciano un condensato delle loro competenze musicali? Se sapete la risposta, tenetevela per voi, che non è cosa...
Voto: 6 e mezzo

Kymera, Let's Dance (David Bowie)- Me la perdonate la citazione dotta? Ma vestiti così, mi sembrano l'incarnazione del mito delle metà, nel Simposio di Platone: e se mai Tomassini si fosse ispirato a quello (è l'esaltazione dell'androgino), la palma di genio non gliela toglierebbe nessuno. In ogni caso, look a parte, ceffano in pieno l'esibizione. Intonatissimi e affiatatissimi, per carità, ma per Bowie ci vuole molto di più. E loro non ce l'hanno. Voto: 5

Dami, You Make Me Feel (Sylvester)- Belin che bravo, si puo dire? Mi ero addormentata la scorsa esibizione, mi sono riaddormentata stavolta, ma lo sto riascoltando su You Tube in tempo reale e non mi dispiace per niente. Nihil novi, dicono gli altri giudici- e hanno ragione, ma per questa edizione è grasso che cola. Sulla scena è impacciato, ma provate voi a cantare con la blusa della tuta smessa da vostra sorella maggiore, teen ager nei famigerati anni Ottanta- e poi ditemi com'è. Voto: sette

dip di zucchine e capperi

Al ballottaggio vanno i Kymera- e si conferma che non è serata.
E che il buonismo non paga giudici che si ritrovano da subito con squadre a pezzi, se non addirittura privi di concorrenti, a metà dell'edizione
Si salvano i Kymera, ma la vittoria è quella del televoto sul programma, della compassione sul merito, di tutto il resto sulla musica. Pirro, al confronto, avrebbe fatto strike.



DIP DI ZUCCHINE E CAPPERI
da S. Blake, 500 Stuzzichini
dip di zucchine e capperi

3 zucchine a fettine
1/2 spicchio d'aglio schiacciato
2 cucchiaini di capperi sotto sale, sciacquati
un pizzico di peperoncino a pezzetti
2 cucchiai di olio d'oliva
succo di limone
sale
Cuocete le zucchine a vapore, fino a farle ammorbidire. Passatele nel tritatutto con i capperi, l'alglio, il peperoncino e l'olio d'oliva, fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggingere sale e succo di limone. Servire tiepido o a temperatura ambiente
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