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martedì 21 aprile 2009

Saline di Trapani- Marsala- Mazara del Vallo- Cave di Cusa- Selinunte



Chi scrive è quanto di più “nordico” possa offrire oggi il mercato. Mi piacciono le piogge, la brughiera, il vento e pure la nebbia, se non devo guidare. Reputo la misura il massimo dell'eleganza e vivo con imbarazzo tutto ciò che è passionale, caloroso, chiassoso. Ciononostante, amo la Sicilia in modo struggente, con uno strano misto di nostalgia e di amarezza che ne ha fatto il mio personale "paradiso perduto".

Questo è il resoconto dell'ultimo viaggio- maratona, uno dei tanti che ci hanno visti partire risoluti a sfidare ogni limite - di tempo, di distanza, di stanchezza- e tornare con quella felicità, concreta, propria dell'appagamento e della soddisfazione. Stavolta, però, ci è mancato un pezzetto, che abbiamo lasciato laggiù, in una terra che, per quanto mondo si sia visto, riesce sempre a riservarti qualche nuova emozione: stavolta, ci si sono messi i colori di una primavera incerta e indecisa, ma comunque prodiga di una tavolozza dalle mille sfumature, i sapori primitivi del cibo di strada, il calore, la disponibilità, la squisitezza dei modi della gente siciliana.
E' un diario lungo, perché abbiamo visto di tutto di più- e chiedo venia in partenza. Ma riorganizzare gli appunti è stato più difficile del previsto, tante erano le meraviglie che si sono contese il diritto di cittadinanza in questa faticosa selezione: ne è venuto fuori un tour che di virtuale ha ben poco, non fosse altro che per la lunghezza e i soliti affondi nel lessico familiare che ormai conoscete bene- ma che spero possano trasmettervi emozioni reali, le stesse che ci hanno accompagnato in tutti questi giorni
buona lettura
alessandra


martedì 7 aprile ( primo giorno)



Saline di Trapani, Marsala, Mazzara del Vallo, Cave di Cusa, Selinunte

Partiamo di notte, il cuore stretto dalla compassione per la tragedia dell'Abruzzo, che farà da sordo basso continuo a tutta la nostra vacanza. A farci compagnia, le solite tre guide (routard lonely e guida rossa del TCI), oltre a un elenco infinito di posti da non perdere, su cui fantastico a voce alta per tutto il tempo che ci separa dall'arrivo- o meglio, fino a quando la creatura, dal sedile di dietro, non mi zittisce farfugliando che vuole dormire.

Trapani ci accoglie con un tiepido sole- e la vena poetica si infrange subito nell'amara certezza di avere sbagliato a fare i bagagli, ottimisticamente ripieni di Tshirt e costumi. Ma lo spettacolo che si stende sotto i nostri occhi, da subito, è di quelli da mozzare il fiato


Il tempo di fare due foto e già mio marito è al telefono con il socio, ignaro di aver appena stabilito il record della prima telefonata di lavoro durante le ferie, che scende al livello pressocché imbattibile delle 07.42 del primo giorno. Il premio è stata una trafila di sguardi levati al cielo, dita incrociate e qualche accidente sparso, quel tanto che basta a ristabilire il controllo e a farci riprendere il viaggio verso la nostra tappa successiva.

La litoranea da Trapani a Marsala è praticamente tutta così:




e non a caso prende il nome della via del sale. Nulla a che vedere con il più originale e divertente "schifazzi", che è il nome delle barchette che fanno la spola fra le saline e il porto, sulla cui etimologia vi potete divertire all'infinito- o quasi: vi concedo "gli scafi che fanno schizzi" , poi mi sa che è meglio smetterla lì...

A Marsala, invece, la costante di sottofondo è Garibaldi, la cui impresa è ricordata praticamente ad ogni angolo di strada



In pratica, è tutto un orientarsi fra berretti e camicie rosse, con targhe che ad ogni passo commemorano ora l'Eroe dei Due Mondi, ora i suoi uomini, ora la battaglia di Calatafimi e ora, soprattutto, l'epico sbarco a Marsala, avvenuto l'11 maggio del 1960.- che, guarda caso, è la stesso giorno in cui cade anche il compleanno della creatura,: il che ha immediatamente scatenato una parossistica "caccia alla targa" da parte della festeggianda, sotto la quale assumere pose plastiche, fra l'esaltato e il patriottico, alla ricerca della foto dell'anno, fra gli sguardi straniti dei passanti e il nervoso crescente della sottoscritta- che si vendica qui, freddamente, non pubblicandone neanche una, tiè)


Marsala è una città deliziosa, elegante, con un centro storico circondato da mura originariamente borboniche e poi rimaneggiate negli anni e ingiustamente tagliata fuori dai circuiti turistici più battuti. A parer mio, invece, meriterebbe un posto d'onore, non fosse altro perché qui si trovano due delle soste più divertenti ed istruttive fra le molte di questo viaggio, vale a dire il Baglio Anselmi e le Cantine Florio.


Il Baglio Anselmi altro non è che una vecchia azienda agricola tipica del luogo, opportunamente ristrutturata per essere adibita ad un museo, in seguito alla scoperta di parte della chiglia di una nave punica, affondata proprio lì di fronte. ( Pettegolezzo Storico: per imparare a remare, i Romani, che non avevano mai visto il mare, furono messi tutti in fila su dei lunghi moli e, muniti di remi, iniziarono così ad apprendere i primi rudimenti. Prescindendo dal fatto che se al buon Lutazio Catulo non fosse venuto il colpo di genio dei rostri, col cavolo che avrebbero vinto, io mi chiedo ogni volta se i nostri antenati lo erano o ci facevano. Provate solo a immaginarvi la scena, e vedrete che converrete con me...)


Comunque, sia, tornando al Baglio Anselmi, mai come in questo caso ho benedetto il mio caratteraccio, stavolta declinato alla voce “ faccio sempre di testa mia”: le fonti autorevoli, infatti, non davano l'impressione di strapparsi i capelli per questa visita, anzi: anche in internet, molti lo definivano un mezzo pacco. In realtà, è uno dei musei più intelligenti e meglio organizzati che io abbia mai visto, tanto che non mi sembrava neppure di essere in Italia: reperti che non devono contendersi lo spazio l'uno con l'altro, illuminazione adeguata, criteri di sistemazione evidenti e facilmente comprensibili, schede illustrative ben fatte. Per inciso, è in bella mostra anche la Venere Calliopigia, un recupero recente (2005), che non solo non ha nulla da invidiare alla Venere di Milo, ma che farebbe la felicità di tinto brass, sia per la posa che per la tonicità della parte del corpo a cui deve il soprannome ( kalòs, in greco, significa "bello" e tutto ciò che inizia con "pigi" indica i fianchi - o qualcosa più giù: superfluo sottolineare che il politically correct giustifica anche le peggiori traduzioni, per cui la suddetta statua è detta "dai bei fianchi", ma in relatà mostra tutt'altra beltade....)

Ero così contenta che non la finivo più di complimentarmi con tutti i custodi che incontravo- che erano molti di più dei visitatori, ahinoi, e che mi hanno messo a parte della loro frustrazione, a doversene star lì a far niente tutto il giorno.


Starei a parlarne per ore, ma la prossima tappa incalza...

Ed eccole qui, le mitiche Cantine Florio- un altro pezzo di storia d'Italia, ma questa volta più chiacchierata, più "sottovoce", pure un tantino pettegola e "borderline", se proprio vogliamo, ma da archiviare, senza esitazione, con l'etichetta di "imperdibile"

Per esempio: lo sapevate perché Garibaldi sbarcò proprio a Marsala e non altrove? Perché i Florio e i Withaker- gli altri grandi "cantinieri" dell'epoca -non potevano lasciarsi scappare l'occasione del'unificazione del territorio nazionale, che per loro avrebbe significato l'abolizione delle barriere doganali e quindi un enorme risparmio di denaro. lo stesso che investirono per finanziare la spedizione dei mille...

e lo sapevate che l'Eroe dei Due Mondi, la quintessenza del coraggio e della virilità, l'oggetto del desiderio di tutte le donne del tempo, alla prova d'assaggio del Marsala, sdegnò tutto il resto e gradì invece il vino dolciastro che, prima di venir battezzato come "il Garibaldi" , era considerato un liquore da donnicciole???


La visita è durata circa un'ora- piacevolissima- e si è conclusa degnamente con una doppia degustazione ( di Marsala e di Passito), che ci ha del tutto riconciliati con il mondo


e siccome non è bene bere a stomaco vuoto, ci dirigiamo subito verso la meta successiva, a Mazara del Vallo, dove ci aspetta un bel cous cous di pesce

Mazara è un'altra bella sorpresa: se fossi un mazarese ( o mazarino? scelgo la prima, per simpatia) beh, dicevo, se fossi un mazarese mi arrabbierei parecchio con tutte quelle guide che parlano della mia città solo come di una immensa casbah. Per carità, che qui abiti la comunità tunisina più numerosa del mondo è un dato accertato e non è in discussione: ma parlare di mazara solo in questi termini è assolutamente riduttivo- e lo dico anche per quelli che, come la sottoscritta, si erano talmente suggestionati da queste letture da desiderare un'esperienza simil nordafricana, ricercando case bianche e strade battute.

In realtà, quello che ci si presenta di fronte è un centro storico luminoso, pulito ,silenziosissimo e inequivocabilmente barocco: lo trascuriamo, purtroppo, un po' perché è tutto chiuso, un po' perché dobbiamo correre ad ammirare la vera, grande attrattiva di questa città, vale a dire il Satiro Danzante.

Tuttavia, non possiamo esimerci dal sorridere, di fronte all'altorilievo che troneggia minaccioso dal portale del duomo e che rappresenta Ruggero II mentre uccide un musulmano: quando si dice " la rivincita della storia..."


Sul Satiro danzante è stato detto di tutto e di più- e non sarò certo io a poter aggiungere qualcosa di nuovo: il confronto con i Bronzi di Riace è immediato ma improprio, nel senso che qui siamo di fronte a qualcosa di assolutamente diverso, che ha nella plasticità e nella straordinaria elelganza del movimento tutta la forza della sua carica emotiva.

Il museo è stato allestito in una chiesa sconsacrata subito a ridosso del lungo mare, è ben segnalato ed è anche ben organizzato, a dire il vero- con la sala video che ripercorre i momenti del recupero della statua, narrati direttamente dai membri dell'equipaggio del "Capitan Ciccio"- e, altrettanto ovviamente, abbondano pure qui i custodi: su due stanzette ed un'unica opera, ne abbiamo contati dodici, tutti muniti di contrassegno e tutti che ti gironzolano intorno, con un effetto da cameriere da tre stelle, un tantino inquietante...

Di nuovo in macchina, verso Selinunte, via Castelvetrano, con tappa intermedia alle Cave di Cusa, su cui mio marito non può fare a meno di dar sfoggio della sua fine ironia, chiamandole "Fave di Fuca". La creatura, per fortuna, che sta smaltendo il cous cous con una piomba galattica sul sedile di dietro, non coglie la sottile sfumatura, ma per contro, si inalbera alquanto quando la svegliamo per scendere. La litania del "sono stanca" comincia ufficialmente alle 15.30 del primo giorno di vacanza e farà più o meno da sottofondo a tutto il viaggio, modulandosi nelle consuete variazioni del "ho sonno" "ho fame" e "devo fare la pipì": il controcanto, però, è efficacissimo e, pur essendo un po' monotono - " te ne torni a scuola"- sortisce comunque effetti di zittimento immediati, anche se temporanei.



Le Cave di Cusa sono delle cave di tufo, immerse nel verde, a nord di Selinunte, da cui gli antichi Selinuntini trassero il materiale per costruire la loro città. La particolarità di questo sito archeologico, al di là della bellezza del paesaggio, è che il tempo sembra essersi fermato: si passeggia fra blocchi di tufo lasciati a metà e pezzi di colonne abbandonati, quasi che gli operai avessero dovuto abbandonare all'improvviso il lavoro per correre altrove. Se si pensa che Selinunte venne distrutta da un assalto cartaginese, pensare che possa essere stato questo la causa di tale evento potrebbe essere un'ipotesi niente affatto peregrina.



L'ultima tappa della giornata è Selinunte, il più grande sito archeologico d'Europa- più grande del foro romano, dell'acropoli di Atene, di tutte queste robine qua, per intenderci... I miei ricordi di trent'anni fa erano di una quantità immensa di rovine, in un paesaggio inaridito dal sole e non posso che restare senza fiato, quando mi si para dinanzi questo spettacolo qui...


Resto così senza fiato che perdo la mia preziosa guida rossa- su cui, per giunta, avevo pure annotato tutti i numeri di telefono delle amiche siciliane e non faccio in tempo a dirlo che subito partono gli amarcord della famiglia, che culminano tutti nella storia della borsa frigo di Caen. Storia che vi risparmio, ovviamente, per passare subito al reoconto del secondo giorno....

alessandra




9 commenti :

  1. Maria Pia Bruscia28 aprile 2009 14:05

    Stupendo il tuo reportage Alessandra, grazie: la mia famiglia è originaria di Mazara del Vallo e vado giù ogni anno (a proposito, i cittadini si chiamano mazaresi: hai azzeccato!), ma tu me l'hai fatta guardare con occhi diversi!
    Grazie!

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  2. Meno male, ci ho azzeccato!!!! la tua città è un sogno e davvero meriterebbe molta, ma molta più promozione, sotto l'aspetto turistico. non solo è citata poco, ma anche male, nel senso che nelle 4 guide 4 che ho consultato per preparare questo viaggio, ne parlavano solo come una grande casbah e un porto in crisi. invece, abbiamo trovato una città piena di luci, pulita all'inverosimile ( e mi scuso se insisto su questo aspetto, ma per me è un pregio sempre più raro), con monumenti bellissimi ( in certi punti mi ha ricordato Granada) e persone squisite e gentili. il Satiro, poi, meriterebbe un post a parte, per quanto è bello... salutamela, quando torni, perché è una delle città che più mi è rimasta nel cuore.
    ciao
    ale

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  3. ciao Alessandra!
    grazie a te e ai tuoi posts sul vostro viaggio in Sicilia, mi hai fatto piacevolmente rivivere e rivisitare i luoghi delle mie vacanze estive trascorse per tre anni di fila in terra sicula!
    Dove sicuramente tornerò!
    E' una terra affascinante per molti aspetti, piena di storia, di arte e di cultura.... Poche la eguagliano... purtroppo è pure piena di contraddizioni.
    grazie!
    Rita

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  4. ma prego, figurati!!! tre anni di fila, un po' ti invidio... noi ce la siamo fatta tutta in undici giorni, più che un viaggio una prova di resistenza, e mi rendo conto solo ora che sono alle prese con il diario di viaggio, di quante e quali cose abbiamo visto... comunque, ci tornerei domani...
    ciao
    ale

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  5. Complimenti per il reportage, io in Sicilia ci vivo dalla nascita e mi fa immmenso piacere leggere la passione e l'interesse per le bellezze della nostra terra. Se tanti miei conterranei avessero un briciolo della vostra passione...ma quella è un'altra storia.
    Attendo il resoconto della visita a Palermo e vi invito a dare un occhiata al blog che metto in firma, ritengo sia quanto mai attinente alla vostra passione per la terra di Sicilia, visto che parla proprio della sua eccezionale cucina!!!

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  6. Grazie. Amo la tua terra di un amore speciale, e non è un caso che anche in questo blog abbia un posto tutto suo. Il reportage arriva un po' alla volta, perché gli impegni sono tanti e il tempo è poco, e fra poco arriveremo anche a Palermo e alle sue contraddizioni.
    Ora faccio un salto da te.
    Teniamoci d'occhio
    alessandra

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  7. Che bello Ale, ora vado a leggere il resto, mi hai fatto tornare indietro di 30 anni.......... Selinunte, ne ridiamo ancora ora, stavamo camminando tra le rovine, quando spunta un tizio male in arnese, che con fare circospetto si avvicina e ci dice......gaurdandosi intorno, Signo' ho trovato ora questa (moneta)la volete comprare??nessuno lo deve sapere......... sai che ridiamo ancora oggi,
    che posti splendidi e che mangiate di gamberoni e aragoste ad un prezzo veramente da.......nulla, vado a continuare.ciao
    diana

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  8. ...senza parole. sto ancora gustando il reportage, con un po' di nostalgia: sono passati tanti anni dal mio ultimo contatto con questa terra splendida.
    grazie.
    Paola

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  9. Che ricordi mi evochi....ho fatto il tuo stesso giro nello stesso anno!
    La sicilia è nel mio cuore, la adoro!
    Cris

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