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giovedì 24 marzo 2011

Una Rece annunciata da mo' e una nius da cogliere al volo

Parto con la novità dell'ultima ora, prevista per domani e organizzata da questa associazione che, sul sito, spiega bene come funziona . In poche parole, se domani incontrerete qualche sconosciuto che vi regalerà un libro, non prendetelo per pazzo: è solo uno dei tanti sostenitori di questa iniziativa che ha scelto un giorno del nostro calendario per rielaborare il Book Crossing in chiave "relazionale": non più e non solo l'abbandono del libro su una panchina, ma il dono del libro ad una persona che non conosciamo, ma che ci ispira simpatia. Se vi va di partecipare, seguite tutte le indicazioni sul sito e diffondete la notizia, perchè ne vale davvero la pena
La rece annunciata è invece quella de I Custodi del Libro di Geraldine Brooks, promessa più di un mese fa e dimenticata nei meandri della dispensa del blog. La recupero e ve la pubblico, con il giurin giuretto di una ripresa di questa rubrica, visto che tutto sommato leggere e scrivere di libri mi giova ben più degli ansiolitici che mi ha prescritto il medico. Per cui, ricominciamo da dove ci eravamo fermati- ed eccola qua.



Libro non proprio recente, comprato appena uscito sulla scia della suggestione del titolo, iniziato cento volte ed altrettante lasciato lì. Non ingranavo, vi è mai capitato? Anche perchè, a dirla tutta, è un romanzo che si presenta male, nel senso che condensa nei primi capitoli tutto ciò che serve per convincere me a lasciar perdere e un editore dei nostri tempi a dare l'ok per la pubblicazione: scrittura piatta, lessico povero e il solito sesso&ammore, che non guasta mai.
Per non so quale ragione, mi è ricapitato per le mani un pomeriggio in cui non avevo di meglio da leggere e finalmente, sono riuscita ad arrivare in fondo, passando dallo sguardo scettico delle prime pagine ad uno sempre più attento e coinvolto, a mano a mano che mi addentravo nella storia.
L'incipit, come dicevo, è affascinante e parte da un fatto realmente accaduto, la ricomparsa di un antico manoscritto ebraico, la Haggadah di Sarajevo, dato per disperso ai tempi dei trafugamenti nazisti e fortunatamente ritrovato nel 1996. La protagonista è una restauratrice di libri antichi, chiamata dalla lontana Australia a prendersi cura del manoscritto, sia perchè capace, sia perchè super partes, dato non trascurabile, in un clima avvelenato dalla guerra e dai conflitti diplomatici come quello che fa da scenario alla storia. Da lì in poi, è tutto un procedere alternato e a senso invertito, del racconto degli eventi presenti, che si snodano nel futuro, e quello degli eventi passati, che ripercorrono le peripezie del manoscritto per tappe successive, sempre più a ritroso nel tempo, fino ad arrivare alla rivelazione finale della vera origine dell'opera. 
Tanto è banale, scontato e noioso il racconto degli eventi contemporane, quanto sono avvicenti le ricostruzioni storiche, che affidano alle vicissitudini di un manoscritto gli spaccati più tragici della storia del popolo ebraico, dalla cacciata degli Ebrei da parte dei Re Cattolici, nel 1492 fino alle  ruberie naziste, passando per la Santa Inquisizione a Venezia e il diffondersi dell'antisemitismo nella Mitteleuropa agli albori del Novecento: ripercorrendo le vie tortuose della Hagaddah di Sarajevo, la Brooks ci introduce in epoche lontane, con una prosa sempre avvincente, a tratti persino evocativa, grazie alla quale i pur notevoli studi che l'autrice ha condotto sull'argomento restano sullo sfondo della pagina, salvaguardando la dimensione romanzesca e non trattatistica dell'opera.
Il che, ai miei occhi, costituisce un pregio, anzi, il vero pregio di questo libro: una spina dorsale dotta, che però non scade mai nella pedanteria o nella noia, pur dispensando notizie, informazioni, dati storici e vere e  proprie chicche (per esempio, le note tecniche relative al restauro dei libri antichi). Poi, certo, ci sono i difetti: i temi e lo stile da moderno feuilletton per l'ambientazione coeva- di cui già si è detto- , l'incapacità di andare oltre il semplice spunto, per tematiche meritevoli di ben altri approfondimenti (butto lì, la convivenza fra le varie religioni, semplicemente e quindi banalmente evocata con l'ambientazione a Sarajevo), la arruffata conclusione della vicenda, laddove l'inchiostro si tinge forzamente di giallo.
Ma, nel complesso, è un libro che si legge abbastanza piacevolmente:, anche se mi interrogo sui criteri che presiedono all'assegnazione del Pulitzer, visto che la Brooks se lo è aggiudicato proprio per questo romanzo: in più, ora che, da qualche settimana, la Beat  lo ha ripubblicato  in edizione economica,  può reggere anche il confronto con un prezzo di copertina altrimenti esagerato. E s epoi avete la pazienza di aspettare l'estate, tre ore di svago sotto l'ombrellone sono pienamente assicurate
ciao
ale
prssima rece: Andrea Vitali, Dopo Lunga e Penosa Malattia

12 commenti :

  1. ...beh alla fine mi hai incuriosita....

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  2. MT è davvero un dispensatore di cibi: generalmente destinati al corpo ma spesso anche alla mente, come le tue recensioni.

    Ma perchè non vinco alla lotteria per poter dividere la mia giornata tra cucina e lettura?!

    Ieri sera alle 11 ho terminato "Dopo lunga e penosa malattia" e sono curiosa di conoscere la tua opinione.

    Per me Vitali profuma di casa perchè per tutta la mia infanzia ho trascorso vacanze estive ed invernali in Valtellina, passando e facendo tappa proprio sulle sponde del lago di Como, che sono lo sfondo di tutte le sue ambientazioni.

    So quindi che sono di parte ma quando i protagonisti cenano in una trattoria di Dongo o qualche battello parte da Bellagio il cuore accelera i battiti.

    Questo è il suo primo giallo e, francamente, lo amo di più nelle tranquille storie di paese degli altri romanzi, in cui il riflesso del lago è talmente vero che riesce a dar fastidio agli occhi mentre qui si è avventurato in un genere che non gli è particolarmente consono...pazienza: d'altronde sperimentare è un diritto!

    P.S. Ti è mai capitato tra le mani "Pianoforte vendesi"? Ecco: quello è il mio Andrea Vitali.

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  3. simonetta, esiste anche la traduzione spagnola, se la preferisci. Ma in Italia, abbiamo l'edizione economiica della Beat, che mi sembra ok

    Virò, ti anticipo che non mi è piaciuto. E' l'eccezione che conferma la regola, nel senso che per me Vitali è uno dei migliori autori italiani in circolazione: e posso immaginare cosa significhi per te "rivedere" i luoghi dell'infanzia... però, il "giallo" non è nelle sue corde, purtroppo. "pianoforte vendesi" non l'ho ancora letto: ma lo farò al più presto, promesso :-)

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  4. a me è piaciuto anche se non è entrato nei miei top

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  5. Appunto...concordo pienamente!

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  6. Fabiola, idem. non è nei top, ma non è neppure da buttar via.

    virò, sto finendo le ultime righe- e così stasera la pubblico subito :-)
    ciao

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  7. ma tu Alessandra compri i libri in edizione economica? sai che è più forte di me e non ci riesco? mi sembrerebbe ad una principessa vestita di stracci... fa eccezione la collezione di famiglia dei gialli Mondadori...
    ciao

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  8. io compro di tutto :-) sono anche arrivata ad avere l'edizione in copertina rigida e quella economica, e pure di libri che non mi piacciono:-)
    E comunque, ormai la distinzione non è più così netta come una volta. Prendi la Neri Pozza, per esempio: fa solo edizioni in brossura, come questa (che possiedo): una volta, si sarebbero chiamate economiche,ora no. E lo stesso vale per la Sellerio: a me fanno impazzire i suoi libretti blu, ma ai tempi di mia madre sarebbero stati considerati " da poco". Senza contare che, amando possedere i libri ancor prima che leggerli, su certi autori so che non vale la pena di spendere 22 euro, quando poi pochi mesi dopo me li posso leggere a un quarto del prezzo di copertina.
    Darei qualunque cosa per avere la collezione di famiglia dei Gialli Mondadori. La mia occupa (li sto contando)11 ripiani della libreria, la maggior parte dei quali su due file, ma ho smesso da un po' di cercare di tappare le falle e completare i pezzi che mancano. Ma cosa darei, per averli tutti...

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  9. da fabiola (questo PC riconosce in automatico solo l'account di mia figlia... non mi azzardo a tentare di aggiungere il mio..)

    Tu ce l'hai quei libretti bianchi profilati di amaranto, credo... parlo dei Reader's Digest..
    Tutti persi quando abbiamo venduto secoli fa la casa di campagna. Ce n'erano scatoloni, letti e riletti durante le vacanze estive... quanti condensati di libri d'autore ho immagazzinato da ragazzina. Il buio oltre la siepe mai letto intero ma solo lì, eppure sembrava di aver letto il testo integrale.
    Ciao

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  10. Persi anch'io, ma me li ricordo... Il buio oltre la siepe è il mio libro del cuore. Gli devo TUTTO, dalle mie scelte professionali a quelle di vita. Lo so a memoria, sia in italiano che in inglese e non riesco a non parlarne per ore, se qualcuno malauguratamente lo cita :-)
    e pensa che non sono mai riuscita a farlo leggere a mia figlia...:-(
    ciao

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  11. Da fabiola
    davvero? anche a me piacque, avrò avuto 12 anni e lessi e rilessi quel condensato non so quante volte.
    Io non ho il libro del cuore, ma se dovessi portarmi un po' di libri su un'isola deserta non avrei dubbi: tutta la bibliografia di Lalla Romano, tutta quella della Fallaci e ... i Promessi sposi... o yesss... proprio loro, croce e delizia di elementari, medie e liceo :-))
    ciao

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  12. Non leggo da almeno un paio di mesi pur avendo sul comodino un paio di titoli niente male. Ha fatto eccezione solo un libro di poesie che ogni tanto dispensa un momento 'bello' :)
    Ho letto la tua recensione ed effettivamente incuriosisce anche se non è questo il mio genere.
    Alla domanda da un milione di dollari su come si possa vincere il Pulitzer azzardo...bisogna avere culturalmente gli attributi quadrati...ma scrivere come se si stesse facendo la sceneggiatura di "BIUTIFUL"!!! ahahahahaha

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