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lunedì 12 marzo 2012

I Caramellati di Ada Boni: per le Donne (St)Raordinarie, che sapevano parlar di ricette

Picnik Strenne


“Di Voi, Signore e Signorine, molte sanno suonare bene il pianoforte o cantare con grazia squisita, molte altre hanno ambitissimi titoli di studi superiori, conoscono le lingue moderne, sono piacevoli letterate o fini pittrici, ed altre ancora sono esperte nel tennis o nel golf, o guidano con salda mano il volante di una lussuosa automobile. Ma, ahimè, non certo tutte, facendo un piccolo esame di coscienza, potreste affermare di saper cuocere alla perfezione due uova al guscio.”
Alzi la mano chi non lo ha riconosciuto. O meglio: alzi la mano chi non possiede o non ha mai desiderato possedere questo libro che racchiude nel titolo- uno dei più indovinati di tutta la storia dell'editoria- la dichiarazione di intenti della sua autrice: non una semplice raccolta di ricette, ma la formula della serenità, la pietra focale per mantenere acceso il calore degli affetti familiari, la chiave di volta per schiudere il segreto per rendere la vita di tutti i giorni ricca di armonia e di gioia. In poche parole, Il Talismano della Felicità

Quando Ada Boni decise di porre mano alla sua opera più famosa, nel 1929 aveva quasi 40 anni ed era da tempo moglie e manager di successo: in un'Italia ancora lontana dal riconoscere alle donne parità di diritti, la signora dirigeva una rivista di cucina, Preziosa, fondata da lei stessa quindici anni prima. A suggerirglielo era stato il marito che con lei condivideva, oltre che la passione per la gastronomia, anche la capacità di interpretare le esigenze della società italiana di quegli anni che vedevano un ritorno alle vecchie abitudini culinarie della fine del secolo precedente. Dopo aver respirato l'aria rarefatta ed artefatta delle vette dell'alta ristorazione di Ritz ed Escoffier e dopo le mirabolanti peripezie della cucina futurista, infatti, si tornava alla confortante e un po' monotona tranquillità delle cucine delle famiglie borghesi, dove le mense si imbandiscono con un occhio alla tavola e l'altro al portafoglio. La figura della cuoca non esiste quasi più e anche se le “serve” che san ben cucinare sono gelosamente custodite come patrimonio di famiglia, è alla padrona di casa che è demandato questo compito, insieme all'arte del ricevere, per bene e con poca spesa. Saper cucinare diventa allora una virtù- e, di tutte, la più efficace per portare a termine con successo il compito principale a cui è chiamata la donna di quegli anni, vale a dire la cura della famiglia, del marito e dei figli. Su questo punto, Ada Boni non ha dubbi, convinta com'è che “non vi possa essere una vera felicità la dove viene trascurata una parte così essenziale della nostra vita di tutti i giorni, cioè l'alimentazione”:ma, nel contempo, neppure ha dubbi sul tipo di cucina che una buona padrona di casa debba ammannire ai propri familiari e ai propri ospiti- e cioè, piatti semplici ma raffinati che vanno ad incastonarsi in un menu di impostazione francese e per cui ci si immagina si tiri fuori il servizio buono, con tanto di fiori freschi e tovaglia della nonna. Fra Artusi ed Escoffier, non c'è storia, per la signora: tanto fu orgogliosa della foto con autografo che il grande Auguste le dedicò, quanto guardò sempre dall'alto in basso il buon Pellegrino, perfidamente definito il “Nume custode di tutte le famiglie dove non si sa cucinare”. D'altronde, erano due Italie diverse, quelle a cui si rivolgevano l'uno e l'altra: all' Italia crispina dell'Artusi, la cui parola d'ordine era unificare a tutti i costi, si contrappone l'Italia della prima decade del Ventennio, con il risparmio e la sobrietà che la fanno da padroni, in cucina ed altrove. E così, mentre Artusi unificava la cucina italiana traducendola nelle forme a lui consuete delle tradizioni della sua Romagna, la Boni spaziava a 360 gradi, lungo la Penisola ed anche Oltralpe e fin giù nelle colonie d'Africa, trovando nel decoro e nella semplicità la matrice comune a tanti ingredienti e a tanti piatti.
Il risultato è una ricetta vincente che ha resistito al passare dei tempi e delle mode: il Talismano è, da generazioni, il regalo che accompagna le giovani spose nella loro nuova vita di mogli e, anche se oggi- vivaddio- la virtù delle donne non si misura sulla capacità di cucinare le uova, l'affidabilità resta sempre il criterio principe per valutare un ricettario. Il che fa de Il Talismano della Felicità un'opera inossidabile, nonostante il passar delle mode e dei tempi: dalle 600 ricette della prima edizione si è arrivati alle 2139 dell'ultima e tutte, proprio tutte, sono garanzia di successo: il che, in questi tempi di ricettari da “sotto la veste (grafica) niente”, non equivarrà forse alla felicità, ma le si avvicina moltissimo. 

Quella che avete letto qui sopra è la recensione a Il Talismano della Felicità che avevo scritto per G2Kitchen: l'ho ripresa, in questa occasione,  per il semplice motivo che,  in sintesi, contiene tutte le informazioni essenziali sulla vita e l'opera della Signora della letteratura gastronomica italiana: chi era Ada Boni, come si è formata, perchè ha deciso di scrivere questo libro, quali erano i suoi intendimenti nel milieu culturale di quegli anni, eccetera eccetera eccetera.  Manca però la motivazione per cui, fra le tante Donne Straordinarie che ho incontrato nella mia vita, per la raccolta marzolina delle (St)Renne abbia scelto proprio una delle meno significative, per la mia formazione, per la mia educazione e, buon ultimo, anche per il mio modo di cucinare. Però, le ragioni ci sono- e ve le spiego tutte. 
La prima è che la prossima Donna Straordinaria è il mio coming out. Personalissimo e quindi soffertissimo, dal punto di vista delle emozioni. Ci son tutta io, dalla punta dei piedi a quella dei capelli- e visto quanto mi impegnerà scrivere quel post, ho pensato bene di ricorrere a misure preventive, zavorrandomi con una roba più razionale, come un omaggio a questa signora. 
La seconda è che è vero che io non cucino tanto alla Ada Boni. Ed è verissimo che Il Talismano è un acquisto recente. Ma è verissimo che, appena l'ho avuto in mano, mi son resa conto che quello non era il solito ricettario da consultazione, ma che avrei potuto benissimo leggermelo come un libro- godendomelo come un libro. Probabilmente, tìventi o trent'anni fa non mi avrebbe fatto lo stesso effetto. Anzi, azzardo pure che probabilmente lo avrei trovato noioso. Avevo voglia di novità, di respiri internazionali, di ingredienti a km 1000: volevo sperimentare, tentare strade nuove, lasciarmi sedurre da tutto ciò che non fosse collaudato, conosciuto, "già visto". E soprattutto, volevo una cucina per immagini. Volevo vedere, sognare, concentrare tutti i miei sensi sulle fotografie- e pazienza se, al termine di un orgasmo sensoriale multiplo, constatavo che i tre quarti degli ingredienti di quel piatto mi facevano schifo. Era stato bello, per quanto era durato- e tanto bastava. 
Negli anni, invece, le cose sono cambiate. I ruoli sono cambiati- e io mi sono trasformata da figlia capricciosa ed esigente ("mamma, fammi questo, mamma, prova quello") prima in selezionatrice di ristoranti stranieri per aziende del turismo; poi in organizzatrice di eventi; poi in moglie e madre e poi in tutto il resto, con un costante e continuo approfondimento delle tematiche legate al cibo che, dopo avermi fatto fare un giro a 360 gradi, mi ha riportato al punto di partenza. 
Vale a dire, all'Ada Boni e al suo Talismano, letto però con lo sguardo più consapevole di chi, in questi trent'anni, ha riempito il file dedicato al cibo di una marea di conoscenze e di informazioni. Tante da capire, per esempio, che senza le basi non si va da nessuna parte. 
E che, se si vuol scrivere un libro di cucina, le basi non  trattano  solo dosaggi e procedimenti delle ricette, ma riguardano primariamente la scrittura. Per scrivere un libro di cucina, cioè, bisogna anzitutto saper scrivere. Conoscere la grammatica, le regole della punteggiatura, l'uso della consecutio; riconoscere l'esistenza del congiuntivo, delle subordinate, del periodare di ampio respiro. E bisogna saper raccontare: saper trasferire, sulla pagina, i profumi, i sapori, le consistenze, la magia di quei riti che rendono unico l'atto del cucinare, un condensato di creatività, di amore, di condivisione, che deve trovare nella pagina un modo adeguato per essere raccontato e trasmesso. 
Ada Boni , in questo, era straordinaria: aveva uno stile elegante ("forbito", si sarebbe detto, a quei tempi), ma non per questo distaccato, la perfetta traduzione formale del suo stile culinario: un gradino più su della cucina di casa, ma in grado di essere recepito da tutti, in una straordinaria lezione di comunicazione a tutto tondo, dal piano verbale a quello sensoriale, dalla forma al contenuto, da cui tutti avremmo bisogno di attingere, ogni giorno. 

DATTERI E NOCI CON PASTA DI MANDORLE
da Il Talismano della Felicità 

caramellati ada boni

A conferma di quanto sopra: ho scoperto questi petit fours durante un ricevimento, da mia suocera- ed è stata dipendenza a prima vista. Torchiata a dovere, la signora ha confessato che si trattava di una ricetta di sua mamma (la mitica nonna del marito, quela che "lo faceva meglio"). Ricerche successive ci hanno portato alla Ada Boni - e ci sta tutto, visto che i tempi erano quelli e Il Talismano era il must nel corredo delle signorine di buona famiglia, assieme alle lenzuola di lino e alle tovaglie di pizzo. Quello che forse non è di immediata comprensione è la foga con cui oggi, a distanza di ottant'anni da allora, chiunque sia stato messo di fronte ad un vassoio di queste robine qui, ci si sia strafogato, in barba a bon ton, dita appiccicose e cari saluti al lavoro del dentista- e a quanti dicono che la Ada Boni sia roba di altri tempi...

per 40 bonbons
Mandorle 100 g
zucchero 100 g
spinaci 100 g *
maraschino
datteri o noci, 40
Facoltativo: zucchero, 150 g


Fate bollire le mandorle in una piccola casseruola con acqua, spellatele, lasciatele asciugare bene, passandole nel forno appena tiepido e poi tritatele assieme a 100 g di zucchero. Tritate poche mandorle e poco zucchero alla volta, e badate che le mandorle non facciano olio; passate poi la farina ottenuta da un setaccio. 
Ora bisogna fare il colore verde. Lavate, asciugate bene e tritate accuratamente un pugno di foglie di spinaci crudi, mettetele in una salvietta e strizzate forte. Ne uscirà un liquido vedastro che raccoglierete in un tegamino. 
Mettete il tegamino sul fuoco e al primo bollore vedrete che il liquido si sarà decomposto. Passatelo allora attraverso un velo. La parte acquosa se ne andrà e sul velo rimarrà una sostanza verde che è il colore richiesto. 
Mescolate questo vedre con la farina di mandorle inzuccherata e, se vedrete che l'impasto stenta a formarsi, unite poche gocce d'acqua o meglio di maraschino. Guardate che la pasta deve riuscire ben sostenuta. 
Tagliate per il lungo da una sola parte i datteri e senza staccarli togliete loro il nocciolo
Aprite il dattero e nell'apertura mettete un po' di pasta di mandorle, procurando di disposrla in modo regolare, cosicchè tra le due labbra- diciamo così- del dattero si veda una bella striscia di pasta di mandorle verde. Questo per i datteri. 

Sgusciate le noci senza rovinarle e con un coltellino tagliatele in due parti. Tra una parte el'altra mettete una pallina di pasta di mandorle  e ricostruite la noce. 
Farciti i datteri e le noci, aspettate un po', che la pasta di mandrole si asciughi e poi potete servirli così, oppure, se volete, potete procedere alla caramellatura. 
Cuocete in una casseruolina 150 g di zucchero fino al grado del caramello secondo le nostre indicazioni alla voce "cottura dello zucchero". Togliete allora la casseruolina dal fuoco e presto presto, ma con molta attenzione perchè vi potreste scottare, per mezzo di un'apposita forchettina, ommergete ad uno ad uno in questo zucchero i frutti preparati che metterete ad asciugare. 
Se lo zucchero è stato cotto bene, si asciugherà immediatamente, formando una copertura lucente e croccante"









30 commenti :

  1. Sui datteri posso anche pensare di "operare", sulle noci...."mi vedo e mi piango": già conosco La resa del lavoro necessario per fare il sugo di noci, figuriamoci se dovessi cercare di lasciare i gherigli interi....ahahahah!!!! Muoio dal ridere e dallo stress. In confronto le crepes sono un'inezia! Bacio e buona settimana da Giulietta

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    1. Le vendono già sgusciate. E non son neanche cattivissime :-)

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  2. Meraviglio post, e' sempre un grandissimo piacere leggerti, Ale. Attendo con ansia di scoprire chi sia la tua Donna Straordinaria e di ammirarti in tutto il tuo splendore, "dalla punta dei piedi a quella dei capelli". Non possiedo il Talismano, ma ovviamente conosco l'autrice. Quello che non sapevo e' che questi bon-bon, che faccio spesso a Natale, spinaci esclusi..., li dovessi a lei. Grazie e buona settimana.

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    1. wow, grazie! secondo me, abbiamo tanti di quei debiti di riconoscenza nei confronti di questa signora, a nostra insaputa... anche solo che per la cucina che ci è girata intorno, quella delle nonne-mamme-zie... bene o male, si son formate tutte alla sua scuola: fermarci a riconscerla, ogni tanto, male non fa!

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  3. Scusate, dov'è la voce 'cottura dello zucchero'? e il colore verde non resta sul velo (di stoffa si intende, di carta o cosa?)? la ricetta è fantastica e credo proverò a farla sta sera (per la gioia della famiglia) ma non vorrei fare un disastro di fazzolettini verdi e zuccheri bruciati :)
    Grazie
    Lory

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    1. lo aggiungo a breve: ero di corsa, tanto per cambiare- e non ce l'ho fatta. Il colore verde resta sulla salvietta, di stoffa. meglio se bianca, meglio se di cotone o addirittura d lino, che lascia filtrare meglio.
      io non l'ho usato, ma non potevo non riportare questo procedimento che mi riporta alle cucine di una volta, quando l'ingegno arrivava là dove ancora non era arrivata la chimica.
      Per quanto riguarda il caramello, comunque, è un caramello scuro: ora ti cerco tutto e lo scrivo bene, ma lo ottieni lasciando lo zucchero sul fuoco, senza acqua e senza mescolare. Fiamma media, fornello, piccolo, casseruola senza fondo spesso. Controlla con attenzione e appena vedi che inizia a caramellarsi sul fondo, mescola velocemente: abbassa la fiamma e lascia che si caramelli bene, muovendo il pentolino sul fornello. Qunado è liquido e bruno, ci siamo. Metodo molto empirico, sia chiaro. Torno a casa e ti ricopio i consigli della Ada

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    2. Grazie mille! :)
      ma come mi sento imbranata: quando il colore rimane imbevuto nel fazzolettino, com elo tolgo da lì? lo strizzo? io credo mi rimanga tutto sul fazzoletto....scusate se insisto, ma è un procedimento bellissimo e sta sera potrei ometterlo, ma vorrei provarlo anche per fare la cassata per es...grazie del sito fantastico, mi date davvero un sacco di spunti...e al di là delle ricette, la 'cultura del cibo' è merce rara.
      Lory

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    3. passaci sopra il panetto di pasta di mandorle. sopra alla salvietta, intendo: vedrai che l'umidità del'impasto si porta via tutto il colore. E lascia più bianca la salvietta e verde l'impasto.
      Va da sè che io non lo abbia mai fatto. Ma me lo sono immaginata, mentre lo scrivevo- e io farei così: prima ne recupero quanto più possibile, magari anche strizzando: e poi, alla mal parata, passo sopra la pasta di mandorle sulla stoffa verde.
      già che ci siamo, per il caramello, Ada Boni usa 250 g di zucchero e un cucchiaio di glucosio e un ppochino d'acqua, quanto basta a renderlo una pasta colante. Casseruolino, zucchero, pochissima acqua e glucosio- e poi sul fuoco a calore vivace, fino a quando non si forma in superficie una lamina che si spezza: al di sotto c'è il caramello. Mescola in modo da scioglierlo tutto ed è pronto.

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  4. il talismano non ce l'ho, nessuno me l'ha mai regalato... (l'artusi sì però!), ma se contiene queste meraviglie un pensierino ce lo faccio ;)))

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    1. Cri, c'è da impazzire.. io l'ho comprato con la Mapi, in svendita, sembravamo due ossesse :-))) ma è inutile che mi dilunghi sul tema, perchè ho idea che già tu sappia dove andremo a parare, quando si parla di libri.. l'ho sempre snobbato: e questo è un pubblico mea culpa: quando ce vo'...:-)

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  5. Buonagiornata Alessandra, forse gastronomicamente la tua formazione è diversa da quella dell'Ada Boni, però, nella capacità di scrivere e di evocare paradisi di profumi e sapori, sei maestra! mi ricordo di questo libro, era presente nella libreria di mia mamma, insieme all'enciclopedia de "i tuoi menù"..che io ogni tanto sfogliavo da bambina, e che mi piacerebbe ritrovare..se non fossero andati persi per varie ed eventuali, Ciao!

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    1. Celoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!! ti faccio le fotocopie e te li mando, li vuoi??? quelli, vengono dalla biblioteca di mia suocera. Invece, da quella di mia mamma, ho il mio grande testo di formazione (tienti forte....): la Grande Enciclopedia della Cucina Curcio. Giuliana Bonomo per l'edizione italiana, e tal Paul Bocuse, allora pressochè sconosciuto, per quella originale... ci sono cresciuta, sbavando sopra :-)
      davvero, se vuoi che ti faccia fotocopie o quant'altro, sono qui!
      e grazie!

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    2. Ti ringrazio! sei davvero gentilissima! ma penso costi meno ricomprarli che fotocopiarli, visto il tenore dell'opera! infatti ci stavo facendo un pensierino... Non sapevo della Enciclopedia Curcio..nè tantomeno che l'edizione originale sia stata curata da Bocuse...quasi quasi il pensierino lo faccio per entrambe!
      Ciao e grazie ancora!!!

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  6. Il Talismano l'ho sempre consultato chiedendolo in prestito all'amica del cuore dato che mia madre non amava cucinare e tanto meno i libri di cucina.
    Con le indicazioni di Ada Boni non si sbaglia un colpo! Da poco ne ho ereditato il volume da una zia che amava cucinare... è senza dubbio uno dei miei libri preferiti... cucina o non cucina!
    Nora

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    1. Vero? cucina o non cucina... li leggi volentieri, anche se non devi cucinare lì per lì. E in più sai anche che, alla bisogna, non ti tradiscono. dimmi se è poco...:-)

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  7. Mitico talismano!!! Mia madre mi gentilmente prestato il suo che a sua volta era di sua madre. Ora le ricette le prendo da voi, ma prima era il talismano. Comunque hai ragione e' come leggere un romanzo!

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    1. son cresciuta du mezzo metro- e la dani avrà fatto altrettanto- al leggere ora le ricette le prendo da voi"... troppo buona, credimi :-))))

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  8. Gosh, ce l'ha mia mamma nella sua bibliotechina in cucina e non me ne sono accorta? Mi aspetto che da un momento all'altro...ZAP...scenda un fulmine su di me e mi carbonizzi tutta intera. E' inutile, ogni volta che leggo un tuo post, poi mi viene il desiderio ossessivo di possedere questo o quel libro. Tu sei ipnotica...meno male che questa volta posso attingere a risorse esistenti senza informare mio marito dell'ennesima spesa con la faccia da tossico in crisi di astinenza. Circa il prossimo post, so già chi è la tua donna e non posso che riconoscerti in lei. Ma non dirò altro. Un abbraccio e meraviglioso post. Pat

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    1. la serva nera??? :-))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))
      shhhhhhhhh :-))))))

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  9. Ciao, il tuo blog è una fonte inesauribile di idee, di ricette e soprattutto di libri... Io una cosa che proprio non posso fare a meno sono i libri!
    Il talismano della felicità ce l'ha mia mamma, un edizione vecchia, a sua volta ricevuto in eredità da una sorella di mia nonna, che giro... Volevo comprarmelo qualche tempo fa, ma non ha niente a che vedere con l'edizione più vecchia, così ci ho rinunciato. Adesso mi leggo bene tutte le regole per collaborare con voi allo starbooks, è un'iniziativa bellissima! Mi sono dilungata troppo...
    Ciao e a presto

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    1. Mai, Claudia, mai: parli con una che scrive lenzuolate di roba e quando trova un argomento che l'appassiona non smetterebbe più di parlare... ma che male c'è, mi chiedo? e poi, qui sopra, se uno non ha voglia di leggere, spegne e passa ad altro, no?
      Lo Starbboks è il nostro "ultimo nato" e ce lo stiamo coccolando per bene. Ogni contributo, è dato a tutti- ed è per questo che cerchiamo di resistere, anche se è un lavoraccio. Ti aspettiamo, ciao e grazie!

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  10. Mi dovrei fare consigliare dalla signora... forse non farò un talismano... ma ad un piccolo quarzo, magari fasullo, potrei anche arrivarci... o no?

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    1. Tu sei il nostro diamante grezzo, ragazza mia...:-)

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  11. In casa nostra regnava sua maestá Lisa Biondi da mia zia Ada Boni, su tutto troneggiava il Cucchiaio d'argento. Chi aveva l'ultima parola era mia nonna....e poi dicono come mai ti sei messa a cucinare tardi...
    Quel piatto mi ha portato indietro nel tempo...era tipico delle feste di mia madre.

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  12. Anch'io ho la fortuna di averlo il Talismano della felicità, un eredità del mio papà! E mi piace consultarlo di tanto in tanto. Ammetto di non aver mai fatto una sua ricetta però... Ora, grazie a te, probabilmente lo riprenderò tra le mani e finalmente metterò alla prova la signora Ada!
    Un abbraccione, Ale!!

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  13. Manca!! Forse invece di comprare riviste e librettini insulsi dovevo comprare questo. Amo leggere i libri di cucina e, visto che ho un ottima memoria, quando chiacchero con le amiche sembro Carnacina peccato che cucini poco...
    Baci

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  14. Ada Boni fa parte della mia "semi-cultura" gastronomica e della mia biblioteca.
    Mia mamma e mia nonna lo usavano per imparare ricette nuove: mia mamma novella sposina con poca conoscenza culiaria e mia nonna consumata cuoca di famiglia a cucinare le solite pietanze.
    Il Talismano ha dato loro un modo di conoscersi meglio e di iniziare una bella tradizione culinaria: dedicavano 1 giorno alla settimana per preparare una ricetta di Ada Boni. Sceglievano, facevano la spesa e cucinavano.
    Anche io ho la mia copia e ogni tanto sbircio per qualche ricetta nuova da fare
    Ciao

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  15. Il Talismano della felicità mi venne regalato, trent'anni fa, da tre sorelle, amiche di mia mamma, come dono di nozze. A quei tempi, non sapevo nemmeno chi fosse Ada Boni, ma ne intuii immediatamente le doti dopo aver sfogliato qualche pagina del pesante volume. Ricordo che la prima ricetta che preparai fu il "Cake di Preziosa", un dolce che era stato pubblicato sull'omonima rivista e che mi ricordava tantissimo il plum cake di mia nonna. Da allora, il Talismano ha sempre avuto un posto d'onore nella mia biblioteca culinaria ma a mia figlia, che si è sposata lo scorso maggio, ho regalato La cucina di casa della Barbagli e vedessi che risultati :)))
    Un abbraccio
    eugenia

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  16. Ora che me lo hai detto ho anche individuato mentalmente quanto scrivesti a suo tempo per la rivista. Ad essere sincero l'ho letto con maggior trasporto oggi e questo non perchè è cambiata la cornice.
    Ero convinto di averti dato (guarda a che presunzione ti tocca assistere) in qualche modo lo spunto per questo post per via di un commento che avevo preparato in merito al dipinto che c'è sul libro...relativamente al Circolo Pickwick, commento tuttavia che non ti ho mai spedito e che è rimasto nelle bozze avendo in un secondo momento scritto altro.
    Ecco svelato la ragione del collegamento...
    Senza tergiversare oltre però ti dico che hai davvero una ottima penna quando devi inchiodare "qualcuno", quando parli di affetti o quando devi fotografare contesti storici come in questo caso. Mi piace soprattutto la modalità con la quale pur lasciando trasparire le tue preferenze fornisci comunque per onestà intellettuale istantanee molto equilibrate.
    Ora non entro nel merito della "disputa", Artusi-Boni, o cucina dal respiro internazionale o tradizionale, di certo la migliore via è quella del gusto che guarda caso passa sempre per considerazioni concrete. Li si raccordano tutti quelli che hanno palato, il resto sono sifoni il cui uso non può essere di certo accennato qui :P eehheheheeh
    Brava Raravis, non l'ho fatto all'epoca lo faccio ora, complimenti per l'articolo.

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  17. Ecco un libro che mi manca...mi sa che dovrò farci un pensiero ;-)
    Baci

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