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martedì 8 dicembre 2009

Danimarca- settimo, ottavo e nono giorno: copenaghen



copenhagen


Una premessa. Di solito, quando facciamo viaggi lunghi in Europa, prenotiamo l'hotel della prima notte e quelli delle grandi città dove abbiamo intenzione di sostare per un giorno o due. Tutto il resto, lo scegliamo sul posto, non tanto perché non si vada "organizzati" (sono tanto maniaca che coniugo il chilometro col minuto), quanto perché abbiamo constatato, negli anni, che girando spesso per mete non turistiche, riusciamo a trovare sistemazioni più che soddisfacenti, a prezzi inferiori a quelli che pagheremmo da qui. Questo per dirvi che l'albergo di Copenaghen era stato prenotato (catene alberghiere, quattro stelle-così, andiamo sul sicuro e recuperiamo meglio le forze) e quindi, per quanto a sera inoltrata, ci arriviamo diretti. Nonostante l'ora tarda, non è completamente buio: il cielo è di un azzurro intenso e scuro, ravvivato da una luce soffusa che non vuol saperne di andarsene a dormire

copenaghen



Amsterdam, Stoccolma e Copenaghen: più stacco fra la prima e la seconda, un po' meno fra la seconda e la terza ma è indubbio che i richiami fra le tre siano molto evidenti. Tuttavia, quello che rende Copenaghen assolutamente unica è una più marcata spinta verso la contemporaneità, in un tessuto archietettonico dove l'antico cede il passo al nuovo e la modernità avanza con passo deciso sulle testimonianze del passato. Al di là degli scorci tipici da cartolina, sono gli edifici di recente costruzione che lasciano completamente senza fiato e che testimoniano il ruolo di apripista della capitale danese nelle nuove tendenze della modernità, rivestendo a pieno titolo la parte che, per tradizione, era da sempre appartenuta a Stoccolma.

copenhagen


Da anni capitale del design, Copenaghen è oggi anche capitale della ristorazione, nei Paesi scandinavi. L'imperativo del rinnovamento, infatti, si è imposto anche fra i ristoratori, che hanno accolto via via chef coraggiosi, capaci e innovativi, che hanno imposto una virata alla obsoleta tradizione gastronomica, elaborando soluzioni originali, a tratti anche un po' estreme, che hanno presto oltrepassato i confini della Danimarca per dare, per la prima volta, un meritato lustro ad una cucina fino ad oggi appiattita su pochi ingredienti, mai valorizzati a dovere. Le stelle Michelin piovono a frotte sui ristoranti della città e il Noma si è piazzato al terzo posto, dopo El Bullì e Fat Duck nella San Pellegrino List. (per inciso, i costi sono abbordabilissimi, un po' meno i tempi di prenotazione. Tre mesi almeno, e crescono di giorno in giorno. Tenetene conto, se non volete rimanere con il cellulare muto in mano, come è capitato a noi)

copenhagen


Al pari delle altre capitali scandinave, Copenaghen è carissima. Mettetevi il cuore in pace, perché non c'è modo di risparmiare. Sono cari gli ingressi, sono care le consumazioni, sono cari i ristoranti, sono cari gli hotel. Certamente, se uno decide di godersela dall'esterno, andando solo a piedi, portandosi i panini da casa e dormendo in un ostello, riesce di sicuro a contenere i costi. Ma se vacanza deve essere, che lo sia. E quindi, preventivate un budget alto e rassegnatevi a spenderlo tutto.


copenaghen


Diffidate dalle guide che vi suggeriscono di noleggiare una bicicletta e di girarvi la città pedalando. Intanto, le famosi bici pubbliche, per cui basta mettere un gettone nell'apposita fessura per recuperare il mezzo ( un po' come i carrelli del supermercato) sono poche, perché c'è sempre qualcuno che è arrivato proma di voi. A noi ne sarebbero servite come minimo due e non siamo mai riusciti a trovarle. In più, stiamo parlando di una città che non si conosce, con parecchio traffico, e più incroci e sensi unici che piste ciclabili. In teoria, quindi, sarebbe molto romantico seguire i consigli delle guide ( per inciso: ma chi le scrive???), scoprendo Copenaghen con il vento nei capelli: in pratica, dovete decidere se vale davvero la pena, per fare un giro nel porto fino alla sirenetta e ritorno, camallarsi la bici per tutto il resto della città, magari sotto l'acqua perché, dimenticavo di dirvi, a Copenaghen piove- e anche parecchio

copenhagen


Il modo migliore per visitare la città è dall'acqua. Prendete un battello a Nyhavn ( ne partono a iosa, alcuni anche con guida in italiano) e godetevi una gita sui canali, che ha meno di turistico di quanto sembri: basti pensare che le architetture più recenti si godono al meglio solo dall'acqua, proprio perché ispirate alla compenetrazione fra edificio e paesaggio. Di tutte, la più spettacolare è il cosiddetto Diamante Nero, che ospita la biblioteca reale, la cui facciata, in granito nero, è inclinata di un tot di gradi, al solo scopo di sfruttare il gioco dei riflessi dell'acqua. In più, le guide sono molto carine, non se la tirano per niente e riescono ad essere simpatiche pure alla parte femminile del gurppo, anche se sovrappeso e col doppio della loro età. Per inciso, la Copenagehn moderna e contemporanea deve tutto a due benefattori: il signor Carlbserg, proprietario dell'omonima birreria, all'inizio del secolo, e la Merks, una delle più grandi compagnie di navigazioni del mondo, oggi. E, su questo punto, meglio astenersi dal fare confronti...

copenhagen



D'obbligo, invece, è l'aperitivo a Nyhavn, il canale che, dopo la Sirenetta, è il simbolo della città. L'unico problema è trovare un posto, visto l'affollamento ai tavolini, a qualunque ora del giorno e della notte. Copenaghen, infatti, è una città che vive e che, da qualche anno, ha trasferito al di fuori delle mura domestiche lo spirito conviviale che è una delle caratteristiche più peculiari di questo popolo. Preparatevi a lunghe code, in mezzo a Danesi sorridenti e vocianti, ma sappiate che non si è stati a Copenaghen, senza una Carlsberg ai tavolini sul canale più famoso del Nord Europa


copenhagen

Per contro, NON andate assolutamente dalla Ida Davidsen celebrata da tutte le guide (...di nuovo...) come il miglior locale di smoerrebroed della città. A parte l'affollamento di Italiani, la lunga attesa sul marciapiede, la freddezza dei camerieri, la pretenziosità del locale (in fondo, vende solo tramezzini), il culto della personalità della Ida, raffigurata ovunque in puro stile Marylin all'ospizio, la signora è di una scortesia mai vista e, quel che più conta, i suoi smoerrebroed fanno letteralmente schifo. Inoltre, a completare il quadro, li pagate pure un fottìo...

copenhagen

Dopo la Ida, la peggior delusione di Copenaghen è La Sirenetta: ce lo avevano detto, ridetto, stradetto, ma tant'è, finché non l'abbiamo constatato con i nostri occhi, non ci abbiamo creduto. Per cui, ora tocca a noi dirvelo, ridirvelo e stradirvelo, pur sapendo sin d'ora come andrà a finire: e cioè, che vorrete darci di naso anche voi

copenhagen


Infine, se avete una figlia adolescente, intollerante delle regole e con aspirazioni anarchiche, fatele fare un giro a Christiania, il quartiere autogestito dai primi anni Settanta, quando un gruppo di squatter occupò una base militare abbandonata. La reazione della Polizia e del Governo venne subito smorzata dal favore dell'opinione pubblica, sensibile alle tendenze rivoluzionarie dell'epoca e ben disposta verso quello che, all'epoca, sembrava un esperimento sociale, messo in atto da circa un migliaio di giovani che decise di vivere senza leggi, mettendo tutto in comune e predicando il rispetto per l'ambiente e per l'ecologia.


copenhagen

A distanza di trent'anni, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Mi piacerebbe dire che Christiania è l'unico quartiere sporco della per altro immacolata Copenhagen, se non fosse che non è così: degrado è la parola più adatta. Non ci sono strade asfaltate, ovunque polvere, sassi, pezzi di vetri e cacche di cani. Nella città senza leggi, dove gli unici cani sono i pittbull, ovviamente senza museruola,dà il benvenuto agli ospiti un enorme murales, con un bel divieto di fotografare, trattando Christiania al pari della tanto esecrata proprietà privata. Suoerfluo aggiungere che la via principale si chiama Pusher Street.

copenhagen

A distanza di trent'anni, i Danesi allora tanto benevoli, non ne possono più. In un Paese dove ogni cittadino, per avere in cambio ogni servizio, erogato per altro ai massimi livelli possibili, deve però versare allo Stato il 39% di ciò che guadagna, quello che un tempo veniva considerato come un esperimento sociale è oggi percepito come un'ingiustizia, anch'essa sociale: perché i cittadini della Libera Comunità di Christiania non pagano tasse nè affitti, ma usufruiscono al pari di ogni altro Danese degli stessi servizi, dagli asili nido alla sanità e, in più, occupano la parte più bella del quartiere più bello della città. quel Christianshavn che sintetizza in modo mirabile le molte facce di una città moderna, cosmopolita e tollerante, ma capace anche di dire basta a quella che un tempo era parsa la realizzazione di un'utopia e che oggi si rivela un abuso, per giunta perpetrato con sfacciataggine e arroganza.
Ed ora, sparate pure sul pianista...



copenaghen

Si può dire di aver visto Copenaghen senza fare un salto a Tivoli? La risposta è no, ovviamente, ma il nostro consiglio, anche in questo caso, è di arrivarci preparati. Per quanto sia il più antico e il più famoso parco giochi della Danimarca, se siete convinti di finire in una specie di Gardaland o di Mirabilandia, resterete parecchio delusi. Certo, le attrazioni ci sono, ma son poca cosa rispetto ai nostri analoghi corrispondenti, al confronto dei quali sfigurano, senza ombra di dubbio. Ma quello che invece fa di Tivoli un luogo unico, è l'atmosfera un po' retrò, da Bella Epoque che gli innesti successivi non sono riusciti a scalfire. Le code all'ingresso scorrono piuttosto velocemente: controllate gli sconti per famiglie e munitevi subito di un gettone a scalare per i giochi

copenhagen



Tre giorni pieni bastano, per godersi a fondo questa città, dentro e fuori. Bighellonate nelle stradine del Quartiere Latino, fate shopping a Stroeget, godetevi uno spettacolo al Tivoli, amirate lo Slotsholmen, facendo attenzione a non scontrarvi con le Guardie Reali, che marciano per strada, durante la cerimonia del Cambio della Guardia. Bevetevi una Carlsberg gelata (se siete proprio patiti, potete visitare anche il museo che ha sede nella fabbrica), passeggiate lungo i canali, perdetevi nelle botteghe di design e, soprattutto, assaporate fino in fondo l'atmosfera vitale e gioiosa di una città che, come nessun altra, interpreta al meglio la contemporaneità e si spinge con audacia nel futuro

alla prossima puntata
Alessandra

domenica 6 dicembre 2009

Danimarca- sesto giorno Egeskov Slot- Trelleborg- Soro- Roskilde (anzi, no: Copehagen)

Danimarca: Egeskov Slot


Odense, tutto sommato, ci ha lasciati così e così: che si sia passati su un'altra isola, lo si avverte, e non solo dai paesaggi mutati e dal clima più dolce: i parcheggi si pagano, i posti di ristoro gratuiti non esistono, anche i gabinetti pubblici, pur continuando ad essere immacolati, sono comunque molto meno. E così, decidiamo di rifarci con la mèta raccomandata da tutte le guide che non esitano ad imporre una deviazione, in qualunque posto ci si trovi, pur di non perdere questo castello

Danimarca: Egeskov Slot

Signori, ecco a voi l'Egenkov Slot, uno dei più famosi castelli di Danimarca, il più bello fra quelli della cosiddetta "epoca d'oro", fra la metà del 500 e gli inizi del '600. La storia di questo castello è una di quelle robe strappalacrime, con tutti gli ingredienti per intristire chiunque si appresti a visitarlo: in pratica, la figlia del signore del castello, di nome Rigborg, si innamorò del solito cavaliere senza macchia e senza paura, il quale era così senza paura che, anziché fare buon viso all'opposizione del padre dell'amata, la mise addirittura incinta, scatenando un putiferio mai visto: lui venne allontanato e lei rinchiusa nel castello, con tanto di lex ad personam, ante litteram per cui se avesse osato metter piede fuori dai bastioni, l'avrebbero dovuta arrestare, e pazienza se era la figlia del re. La storia non dice cosa ne fu del figlioletto- e forse è meglio così.

Danimarca: Egeskov Slot



Egeskov significa "foresta di querce" e difatti il castello sorge su fondamenta innalzate su migliaia e migliaia di tronchi di quercia conficcati nel lago, con un effetto scenografico a dir poco spettacolare. All'interno, sono visitabili 13 stanze e la soffitta, più una serie di piccoli musei (quello della casa di bambole, delle biciclette, della auto d'epoca, delle ambulanze e pure la Cripta di Dracula, tanto per non farci mancare niente).


Danimarca: Egeskov Slot

C'è pure l'antica drogheria- anche se i prodotti in mostra mi ricordano queli di quando ero piccola io, per cui,allora come ora, dissento fermamente dalla collocazione storica della ricostruzione

Danimarca: Egeskov Slot

Delle 13 stanze, la più spettacolare è quella che contiene il cosiddetto Palazzo di Titania, trasportato qui da Legoland qualche anno fa. E' l'apoteosi della Doll's House, un trionfo di miniature una più spettacolare dell'altra, dall' organo che suona ( il più piccolo del mondo, giusto per non perdere il vizio), alla micro bibbia illustrata, passando per riproduzioni precise di quadri d'autore e di arabeschi dei tappeti: non a cas, ci vollero 35 anni al suo artefice per costruirla e non basterebbe un'ora per guardarla in tutti i suoi particolari.

danimarca, egeskov slot


L'altra nota folkloristica è il "bambino di legno", una piccola statua che si trova in soffitta, al riparo di un'architrave, di cui si dice che se mai dovesse essere sposatata, provocherebbe la distruzione del castello. Per questo motivo, i proprietari, ogni Natale, gli portano in dono una scodella di budino di riso, perché va bene che le leggende son leggende e le statue di legno non si muovono, ma con la casa diroccata non vuol rimanerci nessuno, e se si tratta di un castello, forse, è ancora peggio.

Danimarca: Egeskov Slot

La vera, grande attrattiva del castello è il parco: fu costruito in epoca successiva ed è tutto un alternarsi di spazi maginificamente curati. Passeggerete in mezzo a pavoni, incontrerete cerbiatti e cervi, in mezzo a fucsie odorose e ad alberi secolari. E' qui che ci sono i vari musei, ed è qui che troverete la più alta concentrazione di bambini dopo Legoland. Ed è qui che tocchiamo il tasto dolente...


Danimarca: Egeskov Slot



Dunque, per ovvi motivi legati alle mie origini, ho rimosso il costo del biglietto, ma eravamo davvero su un altro pianeta rispetto agli altri ingressi, senza contare che, col senno di poi, il prezzo non era affatto adeguato alla qualità delle cose viste. O meglio: alle cose viste "con una figlia 14enne". Mi spiego: tre anni fa ce ne siamo andati in ferie in Baviera a caccia di mobili per case di bambola, visto che sembrava che la creatura non avrebbe fatto altro che collezionarle per tutta la vita. A distanza di tre anni, il museo delle Doll's House non è stato degnato di uno sguardo. Così come, giustamente, si è evitata la passeggiata sugli alberi, si è snobbato il giro dei labirinti e si è sbuffato per tutti gli altri musei. Ma se, invece di avere un'adolescente annoiata, avessimo avuto con noi una bambina giocosa, ecco che ci saremmo passati un pomeriggio da favola, di quelli da ricordare nella lista delle "cose belle della vita" e non da relegare nel "nothng to do, notihng to see". Datemi retta: se avete dei figli piccoli, mettete la Danimarca in cima all'elenco dei Paesi da visitare. Altrimenti, non date retta alle guide e fra gli imperdibili Nord (jilland) e sud (mon) piazzate solo le mete che vi interessano e compattate i tempi.


Danimarca: Egeskov Slot


A Nyborg, attraversiamo lo spettacolare ponte che unisce Fyn allo Sjaelland, correndo come pazzi per non perdere l'ultima apertura di Trelleborg, la più grandiosa fra le fortezze vichinghe della Danimarca. Rispetto a quella di Horo, non c'è dubbio che la palma della più bella spetti a questa, più maestosa, più grande, meglio conservata. Però, a ben guardare, gli elementi sono gli stessi: stessa casa vichinga...

trelleborg

stessa struttura circolare....

trelleborg

stesso cimitero.....

trelleborg

e, ahinoi, stessi ospiti....

trelleborg


In direzione Roskilde, ci fermiamo a Soro,sede della prestigiosa Soro Akademi, una specie di Eton danese: tutto chiuso, ovviamente, ma il parco è visitabile e un giretto ce lo facciamo lo stesso

soro

Si è fatto tardi, la creatura ha mal di testa e siamo stanchi. La prossima tappa è Roskilde, dove ci aspetta una notte in una Kro, le caratteristiche locande danesi, fatte costruire da non so più quale re come stazioni di posta di lusso ( per inciso, l'unica notte in cui questo re non dormì in una Kro, venne assassinato, magra soddisfazione a conferma di come fosse stato nel giusto, quando si fece venire in mente questa bella idea). Se non che, arrivati sul posto, la triste sorpesa: non esistono camere triple. E, ancor più triste sorpresa, nell'incantevole Roskilde non esistono alberghi, a parte uno, pluristellato ma al completo, e un altro, un po' fuori mano, che ci chiede 400 euro per una notte- ma avete l'uso palestra e la sauna compresi.

danimarca

Intanto, si son fatte le nove, siamo pure senza benzina e abbiamo fame. Ci fermiamo in un distributore, facciamo il pieno in tutti i sensi e rompiamo gli indugi: dritti a Copenhagen, che domani è un altro giorno.
Alla prossima
Alessandra


domenica 29 novembre 2009

Danimarca: sesto giorno (Odense)

danimarca


Stanchi ma felici per la bella giornata trascorsa ( tanto per non farci mancare la citazione dotta, tratta questa volta dai quaderni della sesta elementare di mia nonna), decidiamo di andare a dormire a Kolding, città che, secondo le guide, non merita una vera e propria sosta. Decidete voi (e decidete anche se è il caso di comprarle, 'ste benedette guide...)

kolding

Al mattino, comunque, siamo pronti per l'altra tappa che aspettiamo con impazienza, vale a dire Odense, la città di Hans Christian Andersen. Ma prima, permettetemi di indulgere in un breve e tipico quadretto familiare, tanto perché vi rendiate conto dei casi della vita e dello stile con cui noi siamo soliti affrontarli.

kolding

Dunque, non so se vi ho mai confessato che noi siamo Genoani. Il che, con tutto il rispetto, è diverso che essere interisti o milanisti o juventini: a meno che non abbiate in famiglia un morto di infarto nella Nord, una madre che firmò un contratto prematrimoniale ante litteram, accettando dal futuro sposo che "prima il Genoa, poi la famiglia", la formazione del Genoa 71-72 come prima cosa che avete scritto e un marito che rischiò di arrivare in ritardo alla cerimonia nuziale perché in coda per comprare gli abbonamenti per la stagione successiva, senza contare una fede incrollabile che si è mantenuta intatta attraverso le disavventure del Grifone: "solo chi soffre impara ad amare" recita lo strisicone più famoso della Gradinata Nord- e noi Genoani lo abbiamo imparato benissimo. Quindi, non c'è da stupirsi se le grandi soddisfazioni sotto il profilo dei risultati arrivino col contagocce, in media una volta ogni venticinque-trent'anni: era il 92 quando conquistammo l'Europa ed era l'estate del 2009 quando bissammo il successo. Superfluo che mi soffermi su quanto è accaduto in casa mia in quei giorni, dalla micra fasciata di rossoblu con il bandierone della Svezia ( è rossoblu pure quello), alla figlia che girò con una scarpa rossa e una blu per tutta la stagione, fino alla corsa ai biglietti Ryanair, fedeli a quel "ti seguiremo ovunque - anche all'inferno" che fa parte dell'iniziazione di ogni genoano che conti.

casa di andersen
Un'altra premessa doverosa è che mio marito lavora SEMPRE. non ci sono sabati, domeniche e feste comandate che non lo vedano con una valigia in mano, attaccato al cellulare o davanti al pc, perché per lui il calendario comune non esiste. Non solo: non esiste nemmeno assentarsi da casa per più di una settimana e le volte in cui si è dovuto interrompere un viaggio a metà superano di gran lunga quelle in cui siamo riusciti a concluderlo, secondo programma. Io, per contro, sarei sempre in giro: per cui, vigilo di continuo, nella speranza di prenderlo in contropiede e di appioppargli una valigia che non sia zeppa di documenti e blueberry, ma di cartine e di guide. E così, quando ha comunicato che avrebbe avuto due riunioni ad Amburgo fra l'11 e il 14 agosto, non ho esitato a unire l'utile al dilettevole, trasformando in una vacanza il suo solito viaggio di lavoro.

odense
Se non che, le date prescelte coincidevano con la prima partita di Europa League del Genoa che, udite udite, avrebbe dovuto giocare con l'Odense. E, a quel punto, in casa è scoppiato il finimondo: valigie riaperte per ospitare i soliti cimeli (abbiamo pure una maglia autografata da Bagnoli, incappato nel parente genoano di mio marito, a Verona) e sorrisi di giubilo stampati sulla faccia dei due, a contrastare con lo sconforto della mia faccia, incredula di fronte a cotanta malaugurata coincidenza. E già mi stavo rassegnando a congelare sugli spalti quando, all'improvviso, salta fuori che sì, la sera in cui saremmo dovuti essere ad Odense, si sarebbe giocato lo storico match, ma dalla parte sbagliata. Genoa Odense, cioè, e non Odense Genoa, come pensato.
Su tutto il resto, sorvolo per decenza.

genoa odense



Odense è la città che ha dato i natali al personaggio più famoso della Danimarca, Hans Christian Andersen e, come spesso accade in casi analoghi, è una sorta di monumento alla sua memoria. Ovunque, ci sono strade intestate a lui (vi lascio immaginare l'orientamento), staue in tutte le pose, case dove è nato, ha vissuto, ha scritto la Sirenetta, ha pianto per gli amori infelici, in una sorta di fiabesca Via Crucis che, dopo un po', ci stufa.

odense

Ed è un peccato, perché in questo modo si rischia di non godersi in modo adeguato lo strepitoso Museo a lui dedicato, che è quanto di più completo e intelligente si possa pensare per commemorare un personaggio. Ho già detto molte volte che noi Italiani dovremmo imparare dai popoli dell'Europa continentale a come concepire l'organizzazione dei musei, per cui non sto a ripetermi, anche se ogni volta che vedo quell'accordo perfetto fra opere d'arte e spazi espositivi e le molteplici possibilità di fruizione dell'impianto museale (con un'attenzione speciale per i bambini, senza per questo violentare in alcun modo la precisione storica) mi viene un nervoso che non vi dico.

odense


Stavolta, comunque, mi diverto, girando per le stanze della casa natale dello scrittore, contando le decine di lingue in cui sono stati tradotti i suoi libri e godendomi sir Lawrence Oliver che legge It's perfectly true, esibendosi nell'imitazione di un pollo.


odense casa di andersen

Appena usciti, finiamo nel mercato rionale, un tripudio di formaggi, fiori e frutta a cui, naturalmente non so resistere. Il mega pacco della giornata sono queste schifezze qui, comprate a cifre vergognose da un sedicente contadino e finite dritte dritte nel più vicino bidone della rumenta
odense

Proseguiamo la visita, con il marito sempre più ingrugnito e la creatura che tiene alto il cellulare, a mo' di crocifisso, con l'inno del Genoa al massimo volume . "Evangelizzo", mi risponde serissima, infastidita dai miei inviti a spegenre tutto, che non si possono fare 'ste figure anche Oltralpe. E così, a prudente distanza, arriviamo alla vera chicca di Odense, la Sankt Knuds Kirche che, oltre a contenere le spoglie di sant Knud (il re Canuto II), patrono della Danimarca, racchiude questo spettacolo di polittico, di fronte al quale rimaniamo a dir poco estasiati

odense


Giriamo un po' nella parte antica, lungo Nedergade, contando gli edifici storici che si susseguono su entrambi i lati e stupendoci per il gran numero di attrazioni riservate ai bambini: per loro c'è davvero di tutto, dal museo delle locomotive alla ricostruzione della città vecchia, passando per un parco giochi naturale, con tanto di funghi e millepiedi di legno, fino ad arrivare alla più piccola biblioteca della Danimarca, una casa di bambola piena zeppa di libri. Se Odense era in cerca di un modo per ricordare Andersen, non poteva trovarne uno migliore

Alla prossima
Alessandra

lunedì 23 novembre 2009

LEGOLAND!!! ( e come entrare gratis)

legoland

C'era una volta un giovane carpentiere di nome Ole Kirk Christiansen, che viveva a Billund, un piccolo paese nel cantro dell Jilland. Il giovane, pur essendo povero, era però dotato di molte idee e di spirito di iniziativa e così, quando, nel 1934, anche la Danimarca venne colpita dalla recessione di quegli anni, anziché cercar fortuna altrove, decise di rimanere dov'era e di trovare un modo per sopravvivere alla crisi. Aprì quindi un piccolo laboratorio di giocattoli in legno, che chiamò LEGO, unendo le iniziali di Leg Godt, che in danese significa "gioca bene". L'idea si rivelò vincente e, nel giro di pochissimi anni, il piccolo laboratorio si trasformò in una fabbrica all'avanguardia per inventiva e tecnologia: fu la prima, in Danimarca, ad acquistare una macchina per la fusione della plastica e a produrre dei piccoli mattoncini, che andarono ad affiancare gli ormai famosi giocattoli in legno. Quando tutto sembrava andare a gonfie vele, si abbattè sulla fabbrica una tragedia immane: era il 1960 e un incendio distrusse completamente tutto il magazzino. Ma lo spirito dei Christiansen non si perse d'animo e decise di reagire, abbandonando per sempre la produzione in legno e convogliando denaro ed energie sui soli mattoncini di plastica, a conferma di come non tutti i mali vengono per nuocere. Il resto è storia, anche recente: stando alle stime ufficiali, ogni persona al mondo possiede in media 62 pezzi di lego e nel 2000 sono stati proclamati "giocattolo del secolo"

LEGOLAND



Dopo essere stata per anni l'azienda leader dell'economia danese, oggi la Lego è in crisi, tanto che da pochi anni si è deciso di lasciare la sede storica di Billund, da dove la fabbrica non si era mai mossa, per trasferire la produzione nei Paesi dell'Est: tuttavia, il mito continua ed ha il suo santuario in Legoland, il più famoso parco giochi della Danimarca, che continua ad essere uno dei più visitati al mondo. Di recente, Ryanair ha istituito voli diretti dall'Italia all'aereoporto di Billund, permettendo alle famiglie italiane di raggiungere il parco con maggiore facilità di prima

LEGOLAND

Per quanto riguarda il Parco, è in continua evoluzione, ma l'attrattiva più bella resta sempre Miniland, un grande spazio dove potete passeggiare in mezzo a perfette ricostruzioni di monumenti,piazze, castelli , fattorie, centrali idoelettriche, porti e, se vi piacciono le atmosfere esotiche, farvi anche un bel safari. I pezzi di Lego usati per costruirla sono oltre 20 milioni e resterete estasiati di fronte alla precisione con cui sono stati ricostruiti i dettagli, anche minimi. E soprattutto, altro dettaglio non trascurabile, è che tutto, ma proprio tutto, è fatto con i Lego

LEGOLAND


In questi ultimi tempi, però, sono state potenziate le aree giochi: nulla a che vedere con Gardaland e molto poco per gli adulti. In compenso, è un paradiso per i bambini, che possono andare in trenino in mezzo agli animali,

LEGOLAND

combattere contro i vichinghi a colpi di spruzzi d'acqua

LEGOLAND


e magari riposarsi, facendo un salto al saloon

LEGOLAND


Igrandi, invece, resteranno a bocca aperta di fronte alla Statua della Libertà

LEGOLAND


oppure alla riproduzione del Monte Rushmore, la più maestosa delle costruzioni del parco, per la quale è stato usato oltre un milione e mezzo di mattoncini


LEGOLAND

mentre chi ama cucinare, dalle food bloggers alle desperate housewifes, può sempre fare una foto ricordo con questo tipo qui

LEGOLAND

Il biglietto d'ingresso, ovviamente, è piuttosto caro: circa 40 euro per gli adulti e 30 per i ragazzi (al di sotto dei tre anni non si paga) e dà l'accesso a tutte le attrattive per l'intera giornata. Esistono poi degli sconti per chi desidera tornare il giorno dopo e delle card per avere l'accesso libero tutto l'anno.
LEGOLAND

Noi, invece, siamo entrati gratis- e questo senza scavalcare cancelli nè essere rincorsi per il resto della vacanza dalla Polizia. Basta arrivare all'ingresso pochi minuti prima della chiusura dei giochi e da lì in poi si ha un numero variabile di ore ( da una a due) per godersi Miniland e l'intero parco.
La cosa non è per nulla pubblicizzata dalla stessa Legoland ed anche le guide che ripostano questa opportunità sono molto imprecise: siamo stati testimoni di molti turisti (per lo più italiani) rimasti fuori dai cancelli perché arrivati all'ora indicata dalla guida, che non era quella prevista. E' possibile che, per scongiurare questa abitudine, la direzione del parco abbia deciso di variare gli orari di continuo, ma esiste un modo per aggirare queste strategie: basta munirsi di numero di telefono e il giorno stesso in cui si decide di visitare il parco, telefonare e chiedere con precisione l'ora di ingresso e il tempo di permanenza.

LEGOLAND

Noi siamo stati fortunati, perché siamo entrati alla 16.30, con chiusura prevista alle 18.00, il che è un tempo sufficiente per guardare e riguardare tutto ( e ve lo dice una il cui marito - che pare abbia addirittura avuto il ciuccio fatto di mattoncini- è caduto in catalessi di fronte ad ogni costruzione), ma d'estate è facile che questo accada. Certo, se volete portare i vostri bambini, non è questo il sistema da adottare: ma se invece avete ragazzini al seguito, non vi conviene spendere più di 100 euro in tre, per incastrarvi un un trenino o spruzzare getti d'acqua a due pirati, per giunta finti. Fate come noi, e non ve ne pentirete
Alla prossima
Alessandra


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