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mercoledì 23 febbraio 2011

la solita zuppa? ma anche no... (post garbatamente polemico etc etc)

zuppa di cipolle di julia child


Con tutta che su questo blog si parla da sempre di libri, non mi risulta di aver mai fatto uno straccio di rece sui testi di cucina. Il motivo è presto detto: di recensioni serie e ben fatte di questi testi se ne trovano moltissime in rete e i food bloggers che tengono rubriche su tema lo fanno in un modo che nulla ha da invidiare ai professionisti del settore. Mettersi a scrivere anche noi di questo argomento avrebbe significato correre il rischio della sovrapposizione, con tutte le conseguenze del caso: e così, ci siamo rivolte ad altro, confortate dal fatto che, comunque, la blogsfera svolgeva questo compito in modo più che egregio.
Epperò, quando la Genny mi ha chiesto di collaborare a G2Kitchen con una rubrica sui libri di cucina, non ho esitato a dirle di sì: lo spazio era quello giusto - una rivista, per giunta la prima on line nel panorama italiano- e la prospettiva mi trovava d'accordo. Non recensioni su testi nuovi, ma presentazioni di libri vecchi, secondo un criterio di scelta personale che tenesse conto, però, della affidabilità delle ricette lì raccolte. In altre parole, avrei dovuto parlare dei libri di cucina che ho amato di più e a cui mi lega una  lunga ed assidua frequentazione, basata su consultazioni costanti e su ricette che negli anni si sono rivelate delle vere e proprie garanzie di successo. Come avrei potuto dire di no?
Ho così iniziato a fare la classica cernita degli infallibili, passando in rassegna tutti gli scaffali delle librerie- la mia, in primis, e poi quelle di mia madre e di mia suocera- e selezionando una cinquantina di titoli " a colpo sicuro": da lì attingo, di volta in volta, con criteri che cambiano a seconda dell'umore e di quello che mi gira intorno ma che non inficiano il risultato: sempre di testi collaudati si tratta.
Tuttavia, ogni volta mi documento. E' una iattura che mi porto dietro dalla formazione classica, quella che mi fa amare le note a margine più dei contenuti e mi fa sognare sulle bibliografie alla fine del libro, e che purtroppo non si arresta neppure di fronte a testi che conosco praticamente a memoria e che non richiedono particolari capacità esegetiche o interpretative. Ma tant'è, non posso farne a meno.
C'è da dire che, sinora,ho trovato molto poco, fatta eccezione  per le solite, roboanti quarte di copertina: anche con Escoffier, mi sarei immaginata chissà quali recensioni mirate- e invece poco o nulla. Ma mai avrei pensato che il libro che ha reso famosa Julia Child fosse oggetto di così poca considerazione, qui da noi.

A fronte di decine, se non di centinaia di recensioni del film e di numerosi riproposizioni delle stesse ricette,  infatti, gli articoli dedicati a Mastering the French Art of Cooking  si contano davvero sulle dita di una mano. Ed è un vero peccato, perchè se mai c'è un libro che meriterebbe di essere letto e analizzato e discusso, è proprio questo: non solo per la completezza dell'opera, ma anche e soprattutto perchè, ancor prima di essere un manuale che insegna a cucinare, è un esempio di come si dovrebbe scrivere un libro di cucina.

La nota garbatamente polemica è tutta qui- e cioè nel constatare l'abisso che separa i  libri di nuova generazione- con una netta predominanza dell'immagine sul testo- da questo e da altri simili, di impianto "antico". A scanso di equivoci, io non ce l'ho con le fotografie, tutt'altro: le trovo un complemento importante, se non addirittura indispensabile, anche se nella misura in cui si mantengono fedeli alla finalità editoriale. Quello che lamento,semmai, è il venir meno della scrittura: a parte qualche eccezione, sono anni che leggo ricette raccontate in modo assolutamente piatto, incolore, noioso. Tanto ci emozionano le immagini, quanto ci lasciano impassibili i testi.
Dal mio personalissimo punto di vista, è qualcosa di imperdonabile: non tanto e non solo perchè di libri di cucina si tratta, ma anche e soprattutto perchè, in questo modo, dell'amore per il cibo non passa assolutamente nulla. Non attraverso la scrittura, intendo, ridotta a stilare ricette con la stessa verve di una lista dela spesa.
La Child e le sue amiche, invece, sono state maestre, in tutto questo- abilissime nel saper trasmettere tecnica e passione nello stesso momento, come dimostra la ricetta della zuppa di cipolle che vi riporto qui sotto, in traduzione integrale. Chiedo venia per la banalità della scelta: di questi tempi di assenza forzata dalle cucina, tocca anche a voi accontentarvi di quello che c'è in dispensa. Tuttavia, al di là delle garanzie di successo del piatto (sono almeno dieci anni che seguo solo questa ricetta), è il modo in cui si raccontano gli ingredienti ed il procedimento di questa zuppa a lasciare il segno. Per cui, mettetevi comodi, che traduco.


SOUP A L'OIGNON
da Mastering the French Art of Cooking
zuppa di cipolle di julia child

Le cipolle per la zuppa di cipolle hanno bisogno di una lunga cottura a fuoco lento, in olio o burro, a cui segue una lenta sobbollitura nl brodo, per consentir loro di sviluppare quel sapore intenso e ricco che caratterizza una perfetta cottura. Grosso modo, si dovrebbero calcolare due ore e mezza, dall'inizio alla fine. Sebbene la fase iniziale della cottura nel burro richieda una certa attenzione, si può procedere alla sobbollitura senza doverla sorvegliare
( nota mia: già da queste righe, dovremmo prendere esempio: la spiegazione è tecnica, il linguaggio è poetico. In tre righe, sapete già che cosa vi aspetta- tempi e tipo di cottura- ma vi sentite già nel naso e nel palato la bontà di questo piatto. Se non è maestria, questa...)

per 6-8 porzioni
1 libbra e mezza di cipolle affettate sottili (circa 600 g)
1 oncia e mezza di burro (circa 50 g)
1 cucchiaio d'olio
una pentola dal fondo spesso, col coperchio
Cuocete le cipolle lentamente, con il burro e l'olio, in una casseruola col coperchio, per 15 minuti

1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di zucchero (aiuta le cipolle a diventare color marrone)

Togliere il coperchio, alzare moderatamente la fiamma e mescolatevi il sale e lo zucchero. Cuocere dai 30 ai 40 minuti, mescolando di frequente, fino a quando le cipolle avranno preso un uniforme ed intenso color bruno- dorato

1/2 oncia di farina
Spargere la farina sulle cipolle e mescolare per tre minuti

1 litro e mezzo di brodo di carne bollente o 750 ml di acqua bollente e 750 ml di brodo
120 ml di vino bianco secco o vermout bianco secco
sale e pepe
Fuori dal fuoco, versare il liquido bollente. Aggiungere il vino ed insaporire, secondo il proprio gusto. Far sobbollire, parzialmente coperto per 30 o 40 minuti o anche di più, schiumando di volta in volta. Aggiustare di sale
Mettere da parte fino al momento di servire. A quesl punto, riportare sul fuoco, al punto di ebollizione

3 cucchiai di cognac
crostini di pane francese ben tostati
da 100 a 200 g di parmigiano grattugiato

Prima di servire, versare il cognac nella zuppa. Versare in una zuppiera o in tazze individuali sopra crostini di pane e servire separatamente il formaggio

zuppa di cipolle di julia child

La ricetta prosegue poi con una serie di indicazioni, da come preparare i  crostini- versione nature, versione aglio&olio, versione al formaggio- e con due variazioni, gratinata "semplice" e gratinata "deluxe", con il tuorlo d'uovo, il cognac e la Worcester sauce: il tutto con il solito tono pacato e la solita precisione, che suscitano nel lettore il desiderio immediato di mettersi alla prova. Se davvero la Child è riuscita ad insegnare la cucina francese alle casalinghe americane è proprio perchè ha saputo infondere la passione per il cibo, unita alla sicurezza nell'esecuzione- e pazienza se nei suoi spettacoli televisivi si impantanava con gli impasti che non si stendevano o con i polli che non si lasciavano tagliare: non è la perfezione che si ricerca: l'amore per la cucina, basta e avanza.
ciao
ale

57 commenti :

  1. Diciamo che la conferma di quanto dici però trova riscontro anche sui blog.
    C'è chi mette una foto bellissima, 4 righe insufficienti di spiegazione...ed è un piovere di lodi sperticate, gente che si lancia dai tetti per l'entusiasmo, visioni estatiche e stati di trans adorativa...
    C'è chi invece si fa un mazzo così per scrivere la ricetta, dettagliare passaggi, trucchetti...la foto casomai non sono un granchè (a scanso di equivoci NON è il mio caso...io sono mediocre in entrambi i campi! :P ehehehehehehe) e si c'è riscontro ma è pur sempre relativo. La verità è che in molti il cervello non lo accendono proprio davanti ai contenuti...molto meglio una foto...tipo fumetti si guardano le figure ed il testo "ma si...macchisenefrega!".
    Hai mai visto la differenza di consensi tra le tue rubriche sui libri e le recensioni dei reality/festival?! :P
    Questo la dice tutta e quindi adesso....vai di estasi mistica per questa zuppa!! :D ahahahahahaahaha

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  2. Questo, purtroppo, è sempre stato così: il "nazional popolare" riscuote consensi, almeno in apparenza.
    Quanto poi questi consensi "valgano" davvero, questa è tutta un'altra cosa. Intendo dire che a me crea più difficoltà rispondere ad un gridolino estatico che non ad un intervento come il tuo (il che, è tutto detto :-))))
    Le pagelle- cosa vuoi che ti dica... ai tempi di XFactor questo blog registrava un traffico per noi impressionante, che non abbiamo mai più raggiunto (a parte con Sanremo, appunto); però, questi sono spettacoli che inchiodano allo schermo milioni di telespettatori,per giunta nello stesso momento, il che non accade con il titolo di un libro, oltretutto scelto da una persona singola, in base ai propri gusti.

    Sul resto, a me sembra che davvero ci si stia immolando al culto dell'immagine. Ripeto, non demonizzo le fotografie, a parte quelle dichiaratamente finte- butto lì: i budini al kiwi, tutti di un bel verde acceso, quando si sa benissimo che il kiwi frullato diventa marroncino: ma è il sacrificio del testo, che proprio non mi va giù.
    A stasera, che ho l'ennesima giornataccia
    ale

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  3. Ale, in linea di massima sono d'accordo, pero' - per rispondere a Gambetto - non dimentichiamo che c'e' chi si fa un mazzo cosi' per fare una foto come minimo decente. E spesso ci vogliono ore di fatica. Per una foto. Se questa risulta bellissima, l'entusiasmo e le lodi sono piu' che giustificate. Cosi' come sono giustificate per una ricetta.
    Io personalmente sono una di quelle che va in estasi per certe foto meravigliose, ma stranamente non mi frega nulla di reality o festival, e anzi, non posseggo nemmeno una TV!! :-)
    Intendo dire che la passione e la bravura possono prendere forme diverse. Se uno ha un food blog, puo' benissimo concentrare i suoi sforzi piu' sulla fotografia che non sulle ricette. Chi lo legge sapra' facilmente giudicare il taglio del blog e decidere di conseguenza. Io per esempio ho iniziato il blog solo per passione culinaria (anche se non e' che sia un'esperta tra i fornelli, faccio cose semplicissime), mentre adesso mi interessano quasi solo le foto (e qui ne ho ancora di piu' di strada da fare), anzi....vorrei quasi assoldare qualcuno che cucini per me!!

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  4. .....voglio i crostini nelle loro versioni cipolla e formaggio e...anche de luxe: con cognac e Worcester devono essere un colpo chic che spiazza!!!!

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  5. Io trovo il libro di Nigella così come dici tu, a parte il tuo dove le ricette sono così ben raccontate che sembra di cucinarle mentre le leggi! Hai proprio ragione a dire ciò che dici (e quando mai non ne hai?), e io mi rammarico di non aver letto questo libro di Julia Child, che non me l'ha fatta amare, "grazie" al film (brutto, bruttissimo, banale e senza ricette!!!)
    Insomma, mi hai convinta, cercherò di mettere più cura nel raccontare le mie ricette, perché alla fine quello che paga (almeno in termini di qualità) è proprio quello...
    Baci tesoro

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  6. Brava Ale, condivido la tua scelta di far emergere questo modo di descrivere le ricette. Leggi, ti delizi e ti formi. Anni fa, ma ci perdiamo nella notte dei tempi, anche CI aveva questo approccio: bastava una sola lettura attenta della ricetta che ne avevi colto l'essenza, i passaggi, le tecniche, imprimendosi nella memoria. Oggi si va a bullet, come nelle presentazioni a slide. Dovrebbe rimanerti di più da tanta sintesi e invece a me non rimane un bel niente.
    Continua con le tue trascrizioni di testi illustri, grazie.

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  7. Sante parole!!!!sono davvero pochi i libri di cucina che riescono ad appassionarti a una ricetta perche' te la raccontano, te la presentano in modo accattivante per cui le foto non servono a farti decidere che la proverai. I piu' sono orientati a conquistarti a suon di fotografie che ti folgorano per lasciarti poi un senso di inedeguatezza di fronte a un risultato ben diverso, dovuto non tanto a incapacita' personali quanto anche a imprecisioni del testo! E parlo anche di libri che ultimamente suscitano grandi consenso di pubblico!!!!
    Io il libro di Julia non ce l'ho e leggendo la traduzione che hai fatto a questa ricetta capisco che:
    1) lo voglio
    2) mi si sono commosse le papille gustative, DEVO fare questa zuppa!

    Grazie Ale, preziosa come sempre!
    Un abbraccio e buona giornata
    PAola

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  8. il problema secondo me è che oggi, soprattutto sul web, bisogna districarsi fra montagne di informazioni, leggere significa acquisire più nozioni possibili nel minor tempo, soffermarsi e gustare un testo e apprezzare la poesia oltre che la sostanza è privilegio di pochi e non solo per una questione di tempo (polemica neanche tanto garbata ;-)
    Bell'articolo Ale, bel rapel à l'ordre!
    Cris

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  9. Viviamo nel mondo dell'apparenza, in cui tutto ciò che conta è l'immagine. Non importa quello che c'è dietro...

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  10. le tue recensioni di libri su g2kitchen sono sempre molto belle e le leggo con attenzione (infatti da settimane medito sul libro di biscotti della stewart che hai recensito sul numero di Natale). ciò detto, quando è uscito il film mi aspettavo che una qualsiasi casa editrice italiana acquistasse i diritti del libro della child per tradurlo e venderlo in italia. io credo che per tantissime persone lo scoglio della lingua non sia una banalità. proprio ieri mi fermavo a cercare leeks sul garzantilinguistica per dire. e ho studiato da traduttrice, per me non dovrebbe essere un problema.
    ciò che però mi ha sempre tenuta distante dal libro della child (e qui parlo esclusivamente per me e per nessun altro) sono proprio le ricette. posto che la cucina francese non mi attira particolarmente nel complesso, una ricetta di due pagine in cui mi si anticipa che la zuppa deve cuocere per due ore mi fa immediatamente chiudere il libro. per quanto possa amare la cucina non posso pensare di starci due ore per poi tirar fuori una zuppa di cipolle. sono sicura che sia buonissima eh, però mi costringerebbe a cenare alle dieci. e per il poco che ho visto, ho l'impressione che le ricette siano tutte così. pensate per le casalinghe americane appunto, che avevano tutto il pomeriggio per occuparsi di una zuppa.
    ciò detto, ti do ragione quando dici che sarebbe bello se le ricette fossero sempre spiegate così bene e con le premesse riassuntive come questa e anche le indicazioni tra parentesi (mi è piaciuta quella cosa che spiega a cosa serve lo zucchero per le cipolle).
    ciò detto, ammetto anche che a volte gironzolando per blog mi fermo quasi solo a guardare la foto e spiace a me per prima, perché so che tante blogger oltre alla bella foto ci hanno messo anche del loro con indicazioni precise per la riuscita della ricetta, ma temo che i tempi di internet e del ventunesimo secolo siano davvero ristretti ahimè

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  11. Ma sai che dopo un mare di pressioni mi sono decisa a vedere il film ed è stato una delusione? Mi sono vergognata pure a dirlo che non mi era piaciuto per niente, da tutte le parti un piovere di commenti positivi...pensavo d'essere strana...Il libro lo leggerei molto volentieri, ti ringrazio anche d'averne parlato e d'aver tradotto questa ricetta, effettivamente scritta divinamente. A parte te, Ale, difficilmente leggo ricette scritte con un tono lontano dalla "didattica" ma che insegnano effettivamente come realizzare un piatto di sicura riuscita, adoro le tue note alla fine delle ricette per esempio...Per quanto mi riguarda ho una predilezione per i blog che "raccontano" rispetto ai blog "taccuino" e non essendo brava con le foto e neanche eccelsa con le ricette .... va bene Ale, hai ragione... bisogna impegnarsi molto molto di più!
    buona giornata cara

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  12. Brava Ale... ti ho scoperta solo oggi e solo apparentemente per caso, visto ke sono ormai da tempo un'appassionata fan di julia child e delle sue ricette, che tra l'altro ho sperimentato con grosso successo: dallo stracotto alla zuppa passando per la frittata al forno e "arrangiandomi"nelle traduzioni del suo meraviglioso testo di cucina, visto ke non ho trovato l'edizione in italiano... mi piacerebbe tanto approfondire il nostro comune interesse e il nostro contatto, ke ne pensi?

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  13. Chapeau! per la scelta della ricetta ( La soupe à l'ognion , je me régale!)nonché per quel che dici. Rimpiango l'Artusi, ogni volta che apro certi libri/giornali di cucina. Il tono era un po' troppo aulico e "pesante", d'accordo... ma almeno c'era amore, poesia, compiaciuta goduria nell immaginare il sapore finale.Quanto al film sulla Child , l'ho visto e rivisto, per essere sicura di poter affermare che mai la Streep è stata cos' insulsa (E MAL DOPPIATA!)come in questo caso. Ricca snob annoiata? Macché : insulsa impiegatuccia riscattata ; mi ha fatto persino sentire intelligente... E ora, l'idea che penso sia già nata in te : recensiamo le riviste di cucina, tutti noi dei blogs ; diciamo onestamente quel che ne pensiano : potrebbe essere un segnale importante per autori ed editori, leggere quel che diciamo delle loro pubblicazioni... o no?

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  14. Sono d'accordo con te...ed anche con Gambetto :-D...ma ha ragione anche One girl in the kitchen :-D
    Per quanto riguarda i foodblogger, effettivamente ognuno ha il suo stile e non gli si può fare una colpa se c'è chi preferisce lavorare più sulla foto che sul testo. Quello che non mi piace, invece, e che ho notato ultimamente, è la presenza di troppa, troppa pubblicità nei testi: sembra si scriva un articolo con annessa ricetta solo per far pubblicità a quella data marca piuttosto che a quell'altra e questo è davvero fastidioso!
    Uscendo da questa divagazione (perdono!), i libri moderni mancano proprio di quella cura nella scrittura che invece caratterizzava quei meravigliosi libri di un tempo e magari sono tutto fumo e niente arrosto...hai ragione, ho fatto più attenzione a questa cosa da quando ho iniziato a leggere il libro dell'Artusi.
    Il libro della Child è tra i miei desideri e
    spero davvero di riuscire a comprarlo presto!
    Tanti bacioni
    Ago

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  15. voglio da tanto questo libro ma costicchia..avrei trovato su amazon la versione divisa..ma è uguale?? Non vorrei ordinarla e poi vedere che è diversa!! Son d'accordo con quello che dite..purtroppo nel nostro paese nn arrivano molti libri. E nn solo di cucina. Del resto una statistica dice che in Italia si legge poco..ma tutti vogliono scrivere!!

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  16. buona la zuppa di cipolle! un classico che non delude mai!

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  17. Anch'io sono rimasta alquanto stranita nel vedere che non esistesse neanche una, e dico una non dieci, traduzioni del testo della Child.. e avendo lavorato nel campo della traduzione sono rimasta stranita anche dal fatto che nessuno avesse pensato di pubblicarne una all'uscita del film...
    E ti dirò anche che per un attimo mi era passato per la testa di tradurlo io... ;) mah chissà, forse in un'altra vita...
    Baci
    Eli

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  18. eeeeevvaaaaaaaaaai che splendida ricetta! anche io oggi zuppa di cipolle :-) baciii

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  19. Ti sei proprio innamorata di questo libro. E quanto à me: non è facile convincermi, con questa ricetta invece ce l'hai fatta subito.

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  20. Ecco, avevo resistito dal comprarlo pensando che fosse "la solita zuppa" e tu me lo recensisci così? Ora mi toccherà trovare lo spazio per metterlo nella libreria ;-)
    Baci
    Anna Luisa

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  21. Ti sei proprio innamorata di questo libro!? E quanto à me: non è facile convincermi, con questa ricetta invece ce l'hai fatta subito.

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  22. Ale, lo sai che ti adoro, vero? ;-)

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  23. Ops, e' partito il messaggio precedente senza essere finito!
    Dicevo che ti adoro, perche' come dici tu le cose non le dice nessuno :-)

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  24. @One Girl In The Kitchen
    Come correttamente facevi notare tu il giusto merito va sempre riconosciuto (anche) a chi fa foto di rilievo.
    In sostanza volevo sottolineare (e magari ci sono riuscito pochissimo :P ehehehehe) di come l'essere bravi con la macchina fotografica qualche volta è usato maliziosamente per passare per grandi cuoche/i.
    Il che non sarebbe nemmeno una novità basta affacciarsi in edicola per capire quante riviste specializzate di cucina puntano esclusivamente su un appeal grafico piuttosto che di sostanza, eppure vendono :)
    Qui in Italia negli ultimi due anni ho visto sfornare un bel pò di libri sull'argomento da persone che hanno con i fornelli un buon rapporto amatoriale ma nulla da giustificare una pubblicazione dal taglio "vi spiego come cucinare certi piatti o certe tecniche". In definitiva il mio è più un rammarico sull'uso strumentale e capzioso piuttosto che sull'arte del fotografare.
    La vera malizia sta nell'approccio e non nella scelta "editoriale" da blog. Quando qualche volta ho chiesto la foto della sezione di un dolce o di una torta salata (in privato ovviamente solo per capire quale doveva essere il risultato finale...) e non è stata fornita (sistematicamente con una scusa) allora il sospetto che il captazio-benevolentiae estetico fosse un modo meschino per raccogliere gli urletti di approvazione del momento è diventato una certezza.
    Probabilmente sono ancora un "coyotes" :P che non ha capito come girano le cose perchè poi qualcuno dagli urletti è passato ad autoproclamarsi professionista e ce la\lo siamo ritrovato anche in libreria.
    In soldoni se il fine è la condivisione di una passione o molto più raramente di un proprio (presunto) talento e non l'approvazione a-tutti-i-costi allora l'uso strumentale dell'estetica è certamente triste. Una foto bella fa fermare anche me, ma se quella foto non è trasparente allora resta abbastanza vuota come il senso di inappagato che si vive per l'appunto nello sfogliare un libro di cucina "preparato" solo con la luce migliore :P
    PS
    Si capisce che mi sono dovuto autocensurare da un j'accuse con tanto di nomi e cognomi?! :P ahahahahahaha

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  25. Cara Ale,
    condivido al 100% anche se non sono una foodblogger. In effetti quello che vedo/sfoglio in giro spesso sono solo dei meravigliosi libri di fotografia, il resto bohhhh. Piccola nota al margine di questa ricetta che mi sono letta con cura perché adoro la zuppa di cipolle, ma come il parmigiano? pensavo che ci andasse una bella manciata di gruyère rapé. o no?

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  26. oncia e libbra non so a cosa corrispondano, ma la zuppa di cipolle mi piace tantissimo! a prova di principe azzurro ;)

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  27. bel post!
    io credo che ci sia poco da fare, la dittatura dell'immagine è una cifra distintiva della nostra epoca, è evidente che sia così a maggior ragione per i food-blog che comunque sono degli "oggetti" editoriali che vivono sul web, dove ormai l'immagine, ed anzi il video, stanno diventanto sempre più dominanti (e infatti il video si sta affacciando timidamente anche nei blog di cucina, ho notato).

    io da quando faccio delle foto più decenti (ovvero da quando ho una macchina fotografica più decente, il merito non è mio, io è risaputo che le foto non le ho mai sapute fare) ho notato maggiori "consensi" sul mio blog, anche se la cuoca è sempre la stessa.

    con tutto ciò, i miei libri di cucina preferiti sono senza foto. che poi sono dei classici. il libro della barbagli, che adoro, il talismano, l'artusi e le sue storie di indigestione che invece era colera favolose!
    ma erano altri tempi.
    non so cosa ci riserverà il futuro, probabilmente i medium saranno diversi, ma riusciremo sempre a inventare un'altra narrazione.

    sui blog di cucina concoro. ce ne sono alcuni che senza foto non avrebbero ragion d'essere. in effetti dopo averli messi nel blogroll all'inizio di quest'avventura, non li guardo mai :-)

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  28. Secondo me va fatta uan netta distizione tra libri e blog. Nel blog tendo più a leggere le premesse e a vedere le foto che andare a curiosare le particolarità della ricetta. La foto mi permette di vederne immediatamente il risultato e solo se questo mi intriga vado a leggere la ricetta (intesa come procedimento. Per i libri di cucina è diverso. Quello "classico" ha una storia, è legato ad un tempo e a dei modi di cucinare e di comunicare che sono cambiati. Il risultato prima era più prevedibile anche senza una foto che ne mettesse in evidenza anche la bellezza estetica. Oggi che l'originalità di piatti e la presentazione degli stessi hanno assunto un'importanza fondamentale è indispensabile rappresentare attraverso la fotografia il risultato anche della creatività dello chef. A me un libro "moderno" di cucina che non ha le foto, non avendo il tempo di andare a leggere le ricette mentre sto in libreria, non soddisfa e spesso lo lascio lì.
    Sicuramente incide anche il fatto che io curo soprattutto l'aspetto fotografico del blog, ma secondo me oggi una buona foto è imprescindibile per la riuscita di un blog come di un libro, anche se questo fa inevitabilmente passare in secondo piano la descrizione poetica della ricetta.
    Fabio

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  29. Ale, infatti, non se n'è mai parlato, di Julia Chikd, come se il suo libro all'antica fosse sottovalutato in confronto di quelli moderni super illustrati!
    Non ho mai fatto la SUA zuppa di cipolle, ma hai ragione, leggendolo ti viene voglia!
    UN bacione

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  30. come al solito, ça va sans dire, alessandra ha ragione su tutta la linea. anch'io preferisco i libri di cucina scritti con vera passione e con qualche annotazione "personale", piuttosto di uno scarno elenco di ingredienti. adoro i libri di allan bay proprio per questo motivo!
    comunque il massimo, come direbbe monsieur de lapalisse, è avere un bel testo E una bella foto...
    il film julie&julia invece a me è piaciuto molto; meryl streep è strepitosa nella sua imitazione della vera julia child (provate a confrontare dei filmati su youtube!). purtroppo il doppiaggio italiano sia di meryl streep che di stanley tucci è scandaloso...

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  31. Io concordo con Annalù, bisogna fare una distinzione tra blog e libri, il blog necessita di foto, deve averle e belle, molto belle perchè aiutano a capire se la ricetta c'interessa, quanto c'interessa e se possiamo provare a cimentarci, se poi a visitare un blog è un foodblogger le foto sono una vera materia di studio, ti insegnano a perfezionare i tuoi piatti, a saperli presentare in modo corretto per conquistare il commensale e alla fine conquistano anche te.
    Per quanto riguarda un libro, parlo sempre di cucina, se tratta di ricette della "storia" di un paese o di usanze di un popolo è quasi ovvio che sia più descrittivo e meno illustrativo, altrimenti col poco tempo che abbiamo oggigiorno è d'obbligo che sia corredato da tante e belle foto che ci aiutino a capire se è o meno quello che cercavamo.
    Sai, io ho fatto caso alle statistiche sul mio blog...quando ho meno foto e più discorsi ho meno visitatori!!!
    Deborah

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  32. Ho scritto e riscritto questo commento mille volte, alla fine per buona pace dei tuoi lettori ne resto fuori...volevo solo dire che quel libro è veramente un acquisto che deve essere fatto, ne ho parlato anche io in un post, e scritto veramente, mi viene da dire con pazienza, con dolcezza...e io sono una divoratrice di carta stampata, patinata e non! Buona serata Ale ciao

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  33. Quoto in pieno Gambetto, sono totalmente d'accordo con Ale.
    Io cerco di spiegare bene i vari passaggi delle ricette perché altrimenti ho paura che ci si trova davanti a un blob (non un blog..battutaccia..) ingestibile se si lavora con le farine seza glutine. Poi mi é rimasta attacata questa mania della precisione anche per l'uovo fritto (che non é neanche facile)...E devo dire che non c é niente di piú difficile di scrivere una ricetta in un italiano decente, che non annoi, che la renda appetibile e anche replicabile.
    Si, rivalutiamo il testo, ma comprendo che le foto sono indispensabili ormai, é un processo irreversibile e speriamo che come tutto quanto si lega alle immagini non diventi estremamente superficiale.
    ...Anche perche io le foto non le so fa'.....

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  34. aiuto, quanti spunti!
    ognuno varrebbe un post, davvero...
    sintetizzando, la penso un po' come Fabio, sul principio generale- e cioè che un conto è il libro, un altro è il blog. Nella blogsfera, il ruolo dell'immagine è un traino fondamentale, checchè se ne dica: e personalmente ammiro chi si fa un mazzo così per migliorarsi sotto questo aspetto. Noi per primi abbiamo investito anche sotto questo aspetto e lo abbiamo fatto in modo consapevole e mirato. D'altronde, le regole del gioco sono chiare anche se non scritte- e se non punti sulla grafica o sull'immagine, sei meno gradito.
    Questo però, a mio parere, è un dato di fatto, che dipende essenzialmente dalla diversa modalità di fruizione dei mezzi: sui blog si corre, un clic e via, guardo la foto e il titolo della ricetta- e se non mi interessa, passo a quello successivo. Col libro, invece, ci sono tempi diversi, più lenti, più meditati. E in questo senso, la scrittura dovrebbe tornare a rivendicare il proprio spazio. Invece, mi sembra che ultimamente certa editoria di settore stia confondendo i piani, pubblicando libri con l'impianto di food blog- che personalmente non mi piacciono. Comunque, gran bella discussione, mi sa che davvero ci si potrebbe tornar su.
    ciao
    ale

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  35. a me il film non è piaciuto molto però si capiva la sua passione per la cucina, e la confermi anche tu, mi piacerebbe leggerlo e come ho letto sopra la stessa passione si legge nel libro dell'Artusi, senza foto ma godibilissimo.
    Io nel mio piccolo mi sforzo di fare foto decenti e penso che siano preziose per capire la resa finale della ricetta e per dare spunti sulla presentazione.

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  36. non posso pensare ad un libro di cucina, di ricette, senza foto ! che non devono diventare il punto focale ma ci devono essere. e anche l'impaginazione, l'idea grafica deve essere studiata al meglio, insomma la cura per l'immagine ci sta . poi concordo pienamente con ilfatto che spesso le ricette non sono spiegate a dovere ei contenuti scritti lasciano a desiderare. ho il libro dell'artusi che è un mito ma confesso di fare fatica a farmi venire la voglia di fare una sua ricetta della quale non vedo un'immagine invitante (che donna superficiale!) morale , spendo miliardi per libri e riviste di cucina , patinate, ricche di immagini che mi catturano e appagano il mio senso estetico senza trovare poi ricette adeguate! per quanto riguarda la child vorrei tanto il suo libro ma...in italiano e con belle foto: chiedo troppo? speravo che sull'onda del film (non un granchè ma ho preso lo stesso il dvd perchè mi piace l'idea malsana di quella fusa della blogger...e poi è comunque una realizzazione di un sogno e quindi i film a lieto fine a volte fanno bene!)dicevo , speravo che dopo il film qualcuno pensasse a pubblicare il libro in italiano ma purtroppo non è stato così...in attesa di vederlo sugli scaffali delle librerie stampo le ricette che qualcuno ha provato dettagliandole, possibilmente, come questa ottima soupe d'oignon...
    io però prima o poi il mitico boeuf bourguignon lo farò...giuro!!! ehm...aspetto da te cara ale traduzione e soprattutto piatto fotografato!!!:-)))baci

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  37. Ho libri di cucina (e mi sono inventata anche io una rubrica) che sfoglio in continuazione ma dei quali non ho fatto neanche una ricetta. Mi piacciono così, per quelle foto patinate, per quei toni chiari, i fiori, le ciotoline e gli strofinacci così ben stirati. Poi ci sono gli altri, quelli che, come dici tu, è un piacere leggere. Mi viene in mente il libro di cucina toscana di mia suocera, very vintage. Staresti lì ore a leggertelo e, stai sicura, le ricette ti verranno tutte.
    Non so cosa sia meglio, per appagare il senso estetico, la sete di bello che hanno i miei occhi e il mio cuore vanno bene tutti questi libri di fotocucina. Così come quelli, che mi lasciano incantata, di design, case, lifestyle e moda (c'è una libreria meravigliosa qui a Milano sopra a Corso Como 10). Per appagare la sete di conoscenza e la voglia di tranquillità sono il massimo i libri tipo quello della Child. Lo stesso, per me, vale per i blog. Non so dove collocare il mio: le foto sono quelle che sono anche per mezzi insufficienti, a volte mi lascio troppo prendere (come ora) dalla fiume in piena delle parole e penso che nessuno abbia il tempo e la voglia di soffermarsi a leggere i fatti miei. Ma, e faccio solo due nomi in positivo, leggere i racconti di Sabrine, o di Loste o ancora dell'Arabafelice mi fanno iniziare bene la giornata, anche se non farò mai (magari) le loro ricette! Scusa, sono la solita prolissa!! Un abbraccio e tieni duro!

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  38. @gambetto e ale: assolutamente d'accordo. Infatti un libro di cucina serio-serissimo dovrebbe essere fatto a due mani, chi cucina e speiga (e se non sa scrivere in italiano, bhe, allora le mani sono tre), e chi fotografa.
    Parlavo piu' dei foodblog, dove e' veramente difficile dedicarsi anima e corpo alle ricette, alla scrittura e pure alla fotografia, dato che la maggior parte di noi lo fa per hobby e deve infilare il tutto tra le 8-10 ore passate in ufficio. Io adesso come adesso sono in fase foto-maniac, cioe' sbavo davanti alle belle foto, mi chiedo sempre "ma come CAC@@io fanno a farle cosi'??", non leggo quasi mai la ricetta (a meno che non sia talmente ispirata dalla voglia di rifarla), mentre mi interessa di piu' l'introduzione, il post, e anche lo stile di scrittura di ciascun blogger (ammesso che ne abbia uno...).
    Questo per il blog, per un libro e' diverso, quindi ... siamo tutti d'accordo.

    Adesso, la butto li'. Visto che come ha detto laroby il libro della Child non c'e' in italiano e non ha foto (ho capito bene? io non l'ho mai nemmeno preso in mano. VERGOGNA! ;), anyways, dicevo, si potrebbe fare un Foodblogger United - The Julia Child Project. Ci si divide il lavoro, ognuno si piglia un paio (una decina??) di ricette, le rifa', le traduce (o le fa tradurre) e le fotografa. In piu' si potrebbero aggiungere le famose note in calce, qualora si avessero dei commenti. Nessuna sostituzione, le ricette vanno fatte come sono descritte.
    PS: Io non mi prendo ne' souffle', ne' aragoste, ne' beef bourguignon. TENKIU.
    :)

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  39. Nonostante preferisca leggere i libri in lingua originale, trovo che il totale disinteresse delle case editrici nei confronti di questo libro sia a dir poco scandaloso!
    E non solo perché taglia fuori dal "giro" chi non conosce l'inglese, ma anche perché è un chiaro e sonoro calcio nel sedere dato alla cultura.
    Non parliamo poi della qualità! I dettagli, i tempi lunghi, le parole ben scritte, sono tutte cose che vengono ormai nascoste sotto il tappeto, come se rappresentassero un qualcosa di cui vergognarsi.
    Meglio far spazio alla "cucina da tronisti": veloce, scongelata in due minuti, perché così almeno si ha il tempo di guardare il reality show di turno.

    Questo atteggiamenteo sta contagiando un po' tutti i campi, purtroppo.

    @ laroby: anche qui, la grafica, i contenuti, e l'impaginazione, sono frutto delle decisioni prese dagli editori. Dalla linea editoriale non si sfugge, gli autori hanno davvero poco potere decisionale, talvolta pari a zero (a meno che non siano incredibilmente famosi, o non si siano autoprodotti).
    E' l'editore infatti a decidere come dovrai scrivere, quanto spazio hai a disposizione, e se le foto sono gradite o meno...

    Sono d'accordissimo con te sul curare la grafica e tutto il resto, però a mio parere un classico è giusto che rimanga un classico, ed è bello che si capisca a colpo d'occhio a quale epoca appartenga.
    Julia Child quel libro lo ha scritto negli anni '60, e lo ha pensato in quella maniera, a me farebbe davvero uno strano effetto se dovesse somigliare a tutti gli altri libri ;-)

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  40. SARA, CI STO :-)
    e ne parliamo qui, per ora : menuturistico@gmail.com :-)
    dopodichè, coinvolgiamo un po' di amici qui sopra (tipo quella immediatamente qui sopra, con cui domani fonderei una casa editrice, ma solo per il gusto di avere una collana da intitolare "la Cucina da Tronisti"/ e di fare tutte le copertine rossoblu)
    ragazzi, grazie a tutti per questi commenti: direi che visto l'interesse, possiamo rilanciare la palla con un prossimo post- e una prossima idea, che abbiamo nel cassetto da gennaio e che prima o poi dovremmo deciderci a sfornare (leggasi: ci terrorizza l'impresa....)
    ciao
    ale

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  41. ..se c'è spazio, entrerei anch'io nell'"affaire" : purché le copertine siano ESCLUSIVAMENTE rossobllu'''' ah ah ah ( e viva nche , sempre - e comunque - la Nigellona nostra!)

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  42. Se vi serve, mi candido per la correzione bozze, dato che non c'è nulla che mi indispone di più dei refusi (chiamiamoli così, voglio essere magnanima).

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  43. Due parole:ti adoro.
    Ed una specificazione:Grigson,David,Olney,Davidson,etc,non ci sono piu'.Quel linguaggio e la capacita' di evocare sono ormai persi ed oggigiorno,per lo meno dalle mie parti, i libri di cucina sembrano essere scritti per fare il soldo o per promuovere una serie televisiva..
    Un bacio.

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  44. Per la casa editrice ci sto! Copertine grifonate e divieto di ciclismo.

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  45. E' una delle mia zuppe favorite. buonissima la tua versione.

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  46. Edith, pensa che io i libri li compro dalle tue parti, perchè rispetto a quelli che trovo qui son dei capolavori di scrittura :-)
    Per dirti, Nigel Slater quanto meno ancora scrive, tanto per sparare il primo nome a caso. Piuttosto, confesso tutta la mia ignoranza: tolta la Grigson (ho il suo English Food), non conosco gli altri autori. E mi sta venendo un'idea. Complicata.
    Sentite, mi prendo un po' di tempo, non tantissimo, giusto qualche giorno, perchè ho bisogno di chiarirmi un po' le idee, specie su un punto spinosissimo, legato ai diritti d'autore. Ci riaggiorniamo fra poco e vediamo a dove porta questa garbata polemica :-)))
    grazie ancora a tutti
    ale

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  47. @Gambetto : purtroppo non ti conosco, ma se solo osi pensare di...."rigare" le copertine...(e magari a colori....) Potrei diventare una furia!!! ( Ma dài, fammi un po' di spazio, suvvia...)

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  48. @emmetì
    Non che non ci penso....sono o non sono un angioletto?! :P eheehehhehe

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  49. Sono d'accordo,tutto sommato qui qualche bel librozzo si trova ancora!English food e' carinissimo,veramente ben scritto,ma il suo Vegetable book e quello sulla charcuterie sono per me dei gioielli.Mi piace anche Slater e la sua recente bio-pic con Helena Bonham Carter e' stata una rivelazione..
    Un bacione.

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  50. CHIEDO VENIA! a Gambetto, citato a sproposito dalla mia (insanabile..) distrazione, nonché da CHI avrebbe dovuto ( ma forse non era più possibile...) rettificare la mia svista. Per la cronaca, l'appunto era diretto a Il Gamberetto,così deliziosamente maliziosa (malizioso?)nel prospettare una possibile estromissione dall "Affaire". Pertanto, un abbraccio a tutti, coinvolti o meno, e buona settimana al Blog intero!

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  51. come è vero!
    io ho un vecchio libro....tipo quelle "enciclopedie casalinghe" di una volta, che apparteneva a mia nonna....giusto qualche foto in bianco e nero magari dell'elettrodomestico di ultima generazione dell'epoca....e ci sono delle ricette lì sopra che sono spettacolari!
    piacere di averti conosciuta, a presto, MARA

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  52. @emmetì: non volevo assolutamente prospettare una tua estromissione dall'affaire, ma una mia "intromissione": mi piacerebbe farne parte...
    A presto
    Eli

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  53. Ragazzi, stiamo lavorando per voi.
    A breve, vi spieghiamo tutto
    ciao
    ale

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  54. Julia Child non la conosco, ma c'è un libro italiano che le si avvicina, Il cuoco gentiluomo di Livio Cerini. Non racconta solo di ricette, ma di un modo di mangiare, bere, cucinare, invitare... come dimenticare la storia dell'evoluzione delle coppe da champagne? Con piacere l'ho visto nella lista dello Starbucks, purtroppo la mia copia è rimasta in Italia, ma se lo recupero manderò volentieri qualcosa. E' un libro che si legge (di fatto il primo libro di cucina che abbia letto) e si riproduce senza alcuna difficoltà. Non ha neppure una foto ma non se ne sente il bisogno, né per realizzare le ricette né per riposare lo sguardo. Compensano l'abilità della scrittura e la compiutezza del racconto. Certo è una cucina che oggi non va di moda, anche dal punto di vista della salute proponibile con moderazione, e poi chi accetterebbe oggi la sfida di un libro senza neppure un dolce "perché il mestiere del pasticciere è assai diverso da quello del cuoco"? Eppure andrebbe proprio tenuto in biblioteca...
    Livia

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  55. Starbooks, ovviamente!
    L.

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  56. Lo adoro. (e adoro te, ovviamente, con tutte queste segnalazioni). E' uno dei miei veri "testi di formazione" (parolona), più del Talismano, più dell'Artusi e in merito al contenuto, la penso esattamente come te. Prima o poi ne farò una recensione qui sopra, perchè merita davvero. Purtroppo, è fuori cimmenrcio, anche se esistono altri suoi libri, in circolazione, ma non all'altezza di questo. Un'ultima cosa: leggo volentieri alla Bay, perchè me lo ricorda un po' :-)
    Grazie
    ale

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