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domenica 20 febbraio 2011

...perchè Sanremo è Sanremo! le pagelle (seconda parte)




Nathalie: il look è da turista dimenticata nella giungla, con un'extension ed una mano di colore da "non badiamo a spese" giustificata solo dalla necessità di compensare la prestazione del tutto sbiadita che rilascia sul palco. Peccato, perchè resta un'interprete di rara intensità, come dimostra cantando un Battisti da brividi. Ma quando tocca a lei, l'encefalo è piatto, in puro stile "sposa cadavere". E meno male che aveva l'XFactor....
Voto: 4

Tricarico: sta a Sanremo come la cometa di Halley all'universo- nel senso che appare solo in questa occasione e poi sparisce chissà dove. Da dove venga, perchè stia lì, che cosa faccia di preciso non si sa- ma la critica lo osanna e questo è ciò che conta. Sul "taratattatà" degli spari, nel ritornello, ho trattenuto il fiato: ma niente, era solo una finta.
Voto: 4


Pezzali: fossi Zio Fester, gli farei causa per danno d'immagine. Sul resto, è la solita solfa, la musica sempre uguale, le parole sempre quelle, solo rimiscelate ogni volta- impresa possibile dalla pressochè totale assenza di legami sintattici e congiuntivi. Canta il suo secondo tempo, scimmiottando l'adolescenza che non c'è più-e subito si palesa l'incubo dei supplementari e dei rigori: roba che ti compro il disco pure questa volta, Max, ma tu sta' a casa..
voto: 6

Modà-Emma. Loro si credono i Negramaro, lei si crede e basta. Cantano un mix fra Riderà di Little Tony e Vieni da Me delle Vibrazioni, una roba nuova che uno pensa che se questi sono i giovani e i talent e le radio italiane, abbiamo un'altra ragione di più per emigrare. Sono i vincitori annunciati, tanto che in sala stampa circola la battuta "Arriverà/Prima" e loro si comportano di consenguenza. Anzi, lette le dichiarazioni di Emma, nell'immediata post premiazione, in cui sostiene con la modestia propria di ogni artista ad inizio carriera, di voler dedicare la vittoria a se stessa, sorge il sospetto che qualcuno glielo debba pur dire, che sono stati superati da un signore di una certa età, ancora convinto che il pubblico meriti rispetto, anzichè mini abiti trasparenti su gambe perennemente aperte...
Voto: 6


Patty Pravo: sublime, sublime, assolutamente sublime. Interrompe la prova generale perchè va a sbattere dritta dentro un orpello di vetro della coreografia, dopodichè affronta la prima serata con un look a metà fra la Levi Montalcini e la Barbara Alberti, portando a termine con coraggio il suo brano, fino all'ultimo rantolo, senza neppure perdere la dentiera. Fuori, la aspettano l'unità di rianimazione e il truccatore di Tutankamon, a cui si deve il miracolo di restituircela ogni anno, sempre più sballata, intensa e meravigliosa come solo lei può essere.
voto: 7 alla canzone, 10 a lei, tutta la vita

Davide van de Sfroos- Alzi la mano chi, a sale e scende la marea, non ha avuto la tentazione di proseguire nella verisone censuarata dalle nostre mamme di uno degli inni della nostra infanzia. Mezza Italia insorge dicendo che non ci si è capito niente, l'altra metà replica che era ora- e in mezzo lui canta con ironia e professionalità, senza stonare, senza andare fuori tempo e tenendosi saggiamente fuori dalle polemiche, con la scelta di W L'Italia come brano per la serata del centenario. Se fosse anche riuscito a convincere la Fornaciari a non indossare, anche quest'anno, la giacca smessa del papà, avrebbe preso un voto in più.
Voto: 7

Anna Oxa: o demone che ti sei impossessato di Anna Oxa, chiunque tu sia, restituiscicela. Ci manca. Ci manca la sua voce prestata ad una melodia, a testi che si comprendono, a partiture che non sfuggono alle più banali leggi dell'armonia e del suono. E' bella come il sole, anche conciata da Avatar con il vestito di XFactor, ha classe da vendere e capacità interpretative e vocali che le gggiovani d'oggi si sognano. Cantasse la lista della spesa, saremmo ai suoi piedi. Cosa dobbiamo fare, per riaverla tra noi?
Voto: non pervenuta. non su questo pianeta, almeno...


Morandi: chiude il festival in trionfo e, a bocce ferme, ci chiediamo perchè. Non tanto per la qualità delle canzoni, solo leggermente meglio dell'anno scorso, ma per la pessima qualità della conduzione: impacciato, fuori posto, perennemente a disagio, tranne che nei panni del cantante. D'altronde, lui lo dice da subito, che non è un presentatore e lo fa con il solito modo, tenero e goffo, tanto che è impossibile prendersela con lui. Da lì in poi, è una conduzione senza filtro, che va dall'entusiasmo del bambino in un negozio di giocattoli (davanti alle mise delle veline), alle solenni incavolature per chi non rispetta le regole del gioco (Robbie Williams, in ritardo alle prove o il tipo del televoto)- financo a rischiare di perdere i freni inibitori davanti alla scollatura della Bellucci. Roba da "fenomenologia di Gianni Morandi", sia chiaro: ma, a ben guardare, è questo il Morandi che l'Italia ama da decenni, l'uno su mille che ce l'ha fatta, e solo con l'impegno, il lavoro e il  rispetto per quello che fa. E ditemi voi, se vi pare poco...
voto: 7


Canalis: che l'emozione tiri brutti scherzi, questo lo si sa da un po'. Ma che coinvolga anche le protesi di silicone, che dalle tette vanno a finire nel broncio, è un fenomeno tutto da studiare. Per il resto, la settimana sanremese ha messo chiaramente in luce che non sa presentare, non sa cantare, non sa ballare e non sa stare sul palco. Per fortuna, sa le lingue. Quali, non si è capito, perchè quello che ha sfoggiato sul palco è tutto, fuorchè l'inglese, come per altro ben sapeva Mamma Rai che ha assoldato la solita pletora di interpreti professionisti perchè, con tutte le vallette- soubret- markèt in circolazione, una che sappia dire che the cat is on the table non la troviamo. In ogni caso, dopo Luca e Paolo, è a lei che si devono i più alti momenti di comicità sul palco- vedi l'intervista a De Niro ( Morandi: "a me è piaciuto Taxi Driver, come si dice?" Canalis:, prontissima "Taxi Driver") o alla Eliza Doolittle, unico caso nella storia in cui l'artista che doveva essere tradotta corregge la traduttrice ( Canalis, in italiano: "Gianni, i jeans, hai presente, con la j"-  Doolittle, in inglese"veramente no, si  scrive Genes e i Jeans non c'entrano"). Il che, rende ancora più urgente l'interrogativo: ma che c'azzecca, con George?
Voto: zero


Belen Rodriguez: ai tempi del fidanzamento con Borriello in rossoblu, era stata l'unico punto di unione delle due tifoserie genovesi: al grido di "Belin, Belen" aveva unito la Genova calcistica, con un miracolo mai riuscito neppure al duo Mameli- Novaro, checchè ne possa dir Benigni. Come fidanzata di Corona, ci piace di meno, un po' ingessata e meno spontanea, ma esce vincente da questo Sanremo, dimostrando di avere tutte le carte in regola per poter diventare una soubrette, magari fra qualche anno e studiando seriamente,visto che il diploma che rilasciano nell'isola deserta in Honduras scade dopo un po'.Anche qui, l'interrogativo è urgente, anche se capovolto: ma che c'azzecca, con Corona?
Voto: sette


Luca&Paolo: i vincitori morali, già in odore di santità. Le cronache del giorno dopo li osannano, per il loro coraggio, la loro ironia, la forza dissacrante delle loro battute e per la classe delle loro esibizioni che ritornano a castigare ridendo, al di sopra delle parti e dei partiti. Sbaglia chi parla di satira, perchè la loro è una disinvolta comicità, che solo chi non conosce i Genovesi può definire british. Grandissimi nelle parodie delle canzoni, immensi nello sketch dell'osteria, illuminati da un'intelligente umiltà nella scelta di Gramsci, a seguire il monologo di Roberto Benigni.Morandi saluta la fine della loro prima esibizione con un sorriso che in realtà è una paresi, che si distende solo quando realizza che il trillo in sottofondo è la giuria che ha votato- e non la telefonata in diretta di Masi che si dissocia. Se poi riusciranno ad evitare che Bersani &Vendola si impossessino di Ti sputtanerò come nuovo inno per la nuova sinistra, hanno già la beatificazione in tasca. D'altronde, son genoani: what else?
Ciao
Ale

...perchè Sanremo è Sanremo...le pagelle!!!!!

Scritte in questi giorni, a mano a mano che passavano le esibizioni in TV- e pubblicate in disordine sparso. Qui c'è il primo "blocco"- le successive in giornata.




Giusy Ferreri: Il Mare immenso: urla disperata che da troppo tempo non fa più l'amore, pare per un intasamento del fiume alla foce. Il che, dopo i "tutti i laghi" dell'anno scorso, solleva fondati interrogativi sulla reale influenza degli ormoni sul desiderio sessuale. Sta' a vedere che è solo un problema idrico  e il Delta su cui concentrarsi era quello del Po. In ogni caso, lei ce la mette tutta, per invertire la tendenza, dal vestito "pret a tromber" al rossetto rosso fuego, ma invano. Stecca la prima e, quando recupera l'intonazione, confeziona una lagna che al confronto, il Daily Mantra è una scarica di adrenalina. 
Voto: 5

Luca Barbarossa e Raquel del Rosario in Alonso: Per una Ferreri che va in bianco, una coppia che va su e giù. Dal cielo al  sole passando attraverso moine, ammiccamenti, sguardi languidi e tutto quanto fa  montagne russe della glicemia. In mezzo, si consuma la fine di un cantautore (?) rimasto sempre nel limbo del "promette bene" , assistito per l'occasione dalla segnora Del Rofario, efpofata Alonfo che, prefisso a parte, interpreta alla lettera il ruolo di prefica. A parte la voce e la gonna, non le manca niente, insomma
Voto:4

Roberto Vecchioni: sarà l'età (mia e sua), saran le lingue classiche, sarà la nostalgia, ma a me il professore commuove, sempre e dovunque- anche sul palco dell'Ariston. E' il "solito" Vecchioni, forse un po' scontato, forse un po' datato- ma  sentir cantare di ragazzi e ragazze che difendono i libri, di idee che son come farfalle, che non puoi toglier loro le ali,di un sogno disperato, fra il silenzio e il tuono, è roba da lucciconi agli occhi, come quando avevamo 15 anni. Allora era l'entusiasmo bruciante per un futuro tutto da costruire, oggi è l'amarezza per un presente da buttare- ma in ogni caso, è sempre un'emozione, e neppure da poco.
Voto: 8

Anna Tatangelo- Bastardo: Alla creatura ricorda Rihanna, a me l'Anna Oxa punk del suo primo Sanremo, al marito il Capitan Spock di Star Trek, con la sola differenza che nel suo caso le orecchie erano finte. Quelle della Lady Tata sono vere e sono le principali responsabili del mancato ascolto del brano, da parte della sottoscritta, rimasta folgorata come non le succedeva più dai tempi di Dumbo. Ed è un peccato, perchè stavolta la fanciulla non le manda certo a dire al malcapitato di turno: urla Bastardo con tutto il fiato che ha in gola- ed è subito Sora. Il resto, è un inno al "porgi l'altra guancia- che ti sistemo anche quella", dall'intenzione iniziale di farlo morire sin dal primo momento, al ripensamento successivo, di farlo bruciare fino a renderlo cenere: il tutto senza "fare nemmeno un lamento" perchè, si sa, la signorilità non ha bisogno di parole. Da archivio della TV di ogni tempo, la serata dei duetti, nel Gollum feat. Sorella Bandiera
Voto: 3


La Crus: Ok, confesso: mai sentiti prima d'ora. Il che spiega perchè ci abbia messo un po', prima di capire che quel tipo vestito da Nerd non era Yuri Chechi scappato dalle coreografie di E., ma la voce solista del gruppo. Confessa un tradimento, secondo il manuale della lega degli Uomini che Cornificano le Donne: da la carne è debole a intanto non la amo, passando pure per l'Oscar Wilde che non sa resistere alle tentazioni, sciorina tutto il repertorio in meno di due minuti, con tanto di chiusa finale- "ma chiamerai il mio nome- un altro come me non c'è- voglio un'altra possibilità". Il copione è noto, ma l'interpretazione è memorabile, in specie l'ultima sera. Sembra una scena alla B.C. dei tempi moderni, con la strafiga in primo piano e la Cicciona sullo sfondo, ma 'sti qui son davvero bravissimi. Un unico appunto- da genovese e melomane: con tutto il rispetto per la brava Nina Zilli- qui in versione Anna marchesini che ruba il vestito alla Tatangelo- avrei preferito l'annunciato Gnu Quartet
Voto: 7

Luca Madonia- Franco Battiato: se mai l'opera omnia del cantautore siciliano dovesse diventare materia di sutdio, a Madonia verrebbe affidata la propedeutica. "Battiato for Dummies" potrebbe essere il sottotitolo della canzone, che ricorda l'armadio delle nostre figlie, tutto pieno di prestiti delle amiche, che intanto, si sa, è il monaco che fa l'abito- e per quanto Madonia sia un gran bel vedere, per andare a trovare il Maestro deve prendere l'astronave. Cantata da lui, l'Alieno ha la stessa incisività di un esercito di eunuchi, al grido di battaglia di "dammi una lametta che mi taglio le vene". A Battiato vengono riservate le tre battute finale, quel tanto che basta per capire che per tutto c'è speranza- e la Consoli è lì per sfoggiare il basso rosa
Voto 6

Al Bano: Più che un cantante, è materia di studio metafisico, dalla mitologia (C'era una volta la Fenice) alla filosofia (Dio è morto, Albano sta benissimo) e, dopo l'ennesimo podio di ieri sera, c'è già chi pensa di sostiture il Porcellum con il televoto, affidando al Vate di Cellino S. Marco il ruolo di leader. Intanto, lui fa le prove, cimentandosi nel nuovo genere della "denuncia sociale con paracadute", specificando che la prostituzione minorile di cui canta è di importazione e pure di colore e pure all'aperto, che di questi tempi non si sa mai. Mameli ci ha messo 150 anni, a prendersi la rivincita sul Va Pensiero, ma se i meriti di Benigni sono innegabili, sarebbe ingiusto non menzionare gli sforzi di Albano e dei suoi collaboratori per rendere schiacciante la vittoria, svilendo il coro del Nabucco al più becero dei cori da osteria. Per carità: sempre meglio che ai tempi della Lecciso, ma un po' di pietà, ogni tanto, non guasterebbe...
Voto: meglio il televoto....

il resto, a dopo
buona domenica
ale

domenica 21 febbraio 2010

perchè sanscemo è sanscemo - le pagelle (II parte)


Irene Grandi : la (ex) ragazza-rock della musica italiana esce da questo festival con due indiscussi meriti. Il primo è di aver cantato una cover di Bruci la Città con la convinzione di chi promuove un inedito; il secondo, quello di non aver mandato a quel Paese la Clerici che le chiedeva se, in amore, ha la stessa grinta che sul palco. A discapito della sua forma ritrovata, grasso che cola.
Voto: 7

Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici: il divorziato e convivente Pupo canta la Famiglia, l'ex esule che chiese un risarcimento milionario per tornare in Italia biascica un inno alla patria, al tenore resta Dio a cui appellarsi, unendosi alla preghiera corale di quanti desiderino che lo strazio finisca, e al più presto. Riescono a far rimpiangere nientemeno che la famigerata Italia Italia di Mino Reitano, uno che la gavetta l'aveva fatta, per davvero e che poteva metterci la voce e la faccia, ancor più per davvero.
Voto: vergogna

Irene Fornaciari e I Nomadi: hanno la stessa allegria di una prefica in un ospizio. L'odore di naftalina che aleggia intorno a loro è acuito dalla giacca smessa del papà della cantante che geme davanti la microfono chiedendosi perché il mondo piange. Il cd è in vendita da domani, cornetto incluso.
Voto: zero

Simone Cristicchi: vestito come Spagna negli Anni '80, si agita, salta e si diverte, mentre intanto prende a picconate l'Italia di Dio, della Patria e della Famiglia, quella incarnata dalle nonne coi seni rifatti, i pochi idraulici e le tante badanti, la crisi mondiale che avanza e i terremoti ancora in vacanza. Il vero mistero di questo Festival è che sia arrivato in finale
Voto: 8

Tony Maiello: è il vincitore di Sanremo giovani e, siccome è giovane ed è oltretutto un compaesano della mia amica Annalu, elenco di seguito solo i pregi emersi nel corso della sua esibizione dell'altra sera, che dal primo all'ultimo sono i seguenti
1. è un compaesano di Annalù
2. è un compaesano di Annalù
3. è un compaesano di Annalù.


Verdetto finale

Mengoni escluso, mai così in basso. Siamo un popolo che confonde la realtà con i reality, che esalta il pressapochismo, l'arroganza, l'apparenza e la finzione, dell'"unbellappaluso" e del cielo sempre più blu. Abbiamo l'Italia che ci meritiamo, che fa di Dio, della Patria e della Famiglia materiale per canzonette o per spot elettorali e che trova nella retorica più becera e più trita l'occultamento per le proprie magagne, presenti o future. Se mai c'è una consolazione, è che non siamo tutti così e che Sanscemo, grazie al cielo, arriva solo una volta l'anno

Buona serata
alessandra

perchè sanscemo è sanscemo - le pagelle ( I parte)

di Alessandra

Nella lunga lista di sacrosante ragioni per cui stramaledico il mio piede fuori uso, il primo posto è occupato dagli arresti domiciliari, la sera del Festival di Sanremo, resa ancora più cupa dall'altrettanto grave impossibilità di riunire la giuria e di rendere surreale e sostenibile l'evento più trash della televisione di stato, magistrale fusione della I legge di Murphy e dell'altrettanto ottimistica saggezza popolare per cui "non c'è limite al peggio".
E proprio perché non c'è limite al peggio, ogni promessa è debito e tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, eccovi il consueto appuntamento del giorno dopo, quello senza il quale il trash non è trash, vale a dire Le pagelle di menuturistico

Antonella Clerici: è orfana delle tagliatelle di nonna pina, e si vede. Prova ad evocarle lanciandosi in ogni genere di balletti, dal can can al tuca tuca indiano, ma invano. Umiliata da scollature rotonde e da impietosi confronti con donne oculate nella dieta e nella scelta del sarto, si arrabatta dalla prima all'ultima serata, consapevole di aver perso la sua grande occasione di essere per sempre bandita dagli studi di Corso Sempione, laddove vezzeggia i suoi mostriciattoli a metà fra gli eunuchi e le Beline, anzichè rinnovare la modesta proposta di farseli arrosto.
Voto: 4

Orchestra: li capiamo. Resistono impavidi per tutte le cinque serate, cercando di scacciare il pensiero di come si sono ridotti con la certezza che, almeno questo mese, potranno fare un pasto completo e illusi dal poter esprimere il loro parere tecnico, frutto di anni di studio, con un voto che viene del tutto annullato da una giuria che si ammanta del titolo di "populare", ma che oltre il "volgare" non va.
Un unico appunto: se al posto degli spartiti gettati sul palco in segno di protesta avessero lanciato dei pomodori, ci saremmo divertiti di più.
Voto: 8

Cantanti (in rigoroso ordine di apparizione)

Noemi & Valerio Scanu non li ho nè visti, nè sentiti: per la prima, mi dispiace, per il secondo, ringrazio la Provvidenza che ha fatto sì che il ragazzo delle pizze sia arrivato proprio in quel momento
Noemi: 7 (atto di fede)
Valerio Scanu : sotto zero (atto di fede)
Pizzaiolo: santo subito


Marco Mengoni: la sua voce fa dimenticare tutto- mossettine, ammiccamenti, anellazzi e pure una canzone già sentita. E' l'unico che riesca a tenere la scena abbottonato come Govi e con un leccapentole nel taschino. Sublime
Voto: 8

Povia: stavolta, fa il salto di qualità: dopo averci ammannito perle di saggezza con bambini, piccioni e gay rinsaviti, salta il fosso e passa direttamente a cantare la Verità. Avesse fatto come Salinger, sarebbe vissuto di diritti e di intatta fama di autore. E noi saremmo stati privati di questo strazio, nei secoli dei secoli, amen.
Voto: 2

Arisa: riesce a far sembrare sobria la moderna versione delle Sorelle Bandiera, che, a loro volta, riescono a far sembrare sobrio il Gay Pride. Si prende in giro, perché c'è poco da stare allegri, ma l'intonazione della sua voce fa sì che le si perdoni tutto. Anche le sue canzoni.
Voto: 8

Malika Ayan: la palma della più brava di questo Festival non le fa onore, perché quando si è bravi come lei non si teme nessuno, se non il proprio lookologo, che la ingiarma come un incrocio fra una culturista del Bronx e una signorina anni '20, di buona famiglia. La Clerici ne esalta l'eleganza, ma in una società che ha fatto di Lapo Elkann un sex simbol, ci sta.
Voto: 10

(segue...)






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