Nathalie: il look è da turista dimenticata nella giungla, con un'extension ed una mano di colore da "non badiamo a spese" giustificata solo dalla necessità di compensare la prestazione del tutto sbiadita che rilascia sul palco. Peccato, perchè resta un'interprete di rara intensità, come dimostra cantando un Battisti da brividi. Ma quando tocca a lei, l'encefalo è piatto, in puro stile "sposa cadavere". E meno male che aveva l'XFactor....
Voto: 4
Tricarico: sta a Sanremo come la cometa di Halley all'universo- nel senso che appare solo in questa occasione e poi sparisce chissà dove. Da dove venga, perchè stia lì, che cosa faccia di preciso non si sa- ma la critica lo osanna e questo è ciò che conta. Sul "taratattatà" degli spari, nel ritornello, ho trattenuto il fiato: ma niente, era solo una finta.
Voto: 4
Pezzali: fossi Zio Fester, gli farei causa per danno d'immagine. Sul resto, è la solita solfa, la musica sempre uguale, le parole sempre quelle, solo rimiscelate ogni volta- impresa possibile dalla pressochè totale assenza di legami sintattici e congiuntivi. Canta il suo secondo tempo, scimmiottando l'adolescenza che non c'è più-e subito si palesa l'incubo dei supplementari e dei rigori: roba che ti compro il disco pure questa volta, Max, ma tu sta' a casa..
voto: 6
Modà-Emma. Loro si credono i Negramaro, lei si crede e basta. Cantano un mix fra Riderà di Little Tony e Vieni da Me delle Vibrazioni, una roba nuova che uno pensa che se questi sono i giovani e i talent e le radio italiane, abbiamo un'altra ragione di più per emigrare. Sono i vincitori annunciati, tanto che in sala stampa circola la battuta "Arriverà/Prima" e loro si comportano di consenguenza. Anzi, lette le dichiarazioni di Emma, nell'immediata post premiazione, in cui sostiene con la modestia propria di ogni artista ad inizio carriera, di voler dedicare la vittoria a se stessa, sorge il sospetto che qualcuno glielo debba pur dire, che sono stati superati da un signore di una certa età, ancora convinto che il pubblico meriti rispetto, anzichè mini abiti trasparenti su gambe perennemente aperte...
Voto: 6
Patty Pravo: sublime, sublime, assolutamente sublime. Interrompe la prova generale perchè va a sbattere dritta dentro un orpello di vetro della coreografia, dopodichè affronta la prima serata con un look a metà fra la Levi Montalcini e la Barbara Alberti, portando a termine con coraggio il suo brano, fino all'ultimo rantolo, senza neppure perdere la dentiera. Fuori, la aspettano l'unità di rianimazione e il truccatore di Tutankamon, a cui si deve il miracolo di restituircela ogni anno, sempre più sballata, intensa e meravigliosa come solo lei può essere.
voto: 7 alla canzone, 10 a lei, tutta la vita
Davide van de Sfroos- Alzi la mano chi, a sale e scende la marea, non ha avuto la tentazione di proseguire nella verisone censuarata dalle nostre mamme di uno degli inni della nostra infanzia. Mezza Italia insorge dicendo che non ci si è capito niente, l'altra metà replica che era ora- e in mezzo lui canta con ironia e professionalità, senza stonare, senza andare fuori tempo e tenendosi saggiamente fuori dalle polemiche, con la scelta di W L'Italia come brano per la serata del centenario. Se fosse anche riuscito a convincere la Fornaciari a non indossare, anche quest'anno, la giacca smessa del papà, avrebbe preso un voto in più.
Voto: 7
Anna Oxa: o demone che ti sei impossessato di Anna Oxa, chiunque tu sia, restituiscicela. Ci manca. Ci manca la sua voce prestata ad una melodia, a testi che si comprendono, a partiture che non sfuggono alle più banali leggi dell'armonia e del suono. E' bella come il sole, anche conciata da Avatar con il vestito di XFactor, ha classe da vendere e capacità interpretative e vocali che le gggiovani d'oggi si sognano. Cantasse la lista della spesa, saremmo ai suoi piedi. Cosa dobbiamo fare, per riaverla tra noi?
Voto: non pervenuta. non su questo pianeta, almeno...
Morandi: chiude il festival in trionfo e, a bocce ferme, ci chiediamo perchè. Non tanto per la qualità delle canzoni, solo leggermente meglio dell'anno scorso, ma per la pessima qualità della conduzione: impacciato, fuori posto, perennemente a disagio, tranne che nei panni del cantante. D'altronde, lui lo dice da subito, che non è un presentatore e lo fa con il solito modo, tenero e goffo, tanto che è impossibile prendersela con lui. Da lì in poi, è una conduzione senza filtro, che va dall'entusiasmo del bambino in un negozio di giocattoli (davanti alle mise delle veline), alle solenni incavolature per chi non rispetta le regole del gioco (Robbie Williams, in ritardo alle prove o il tipo del televoto)- financo a rischiare di perdere i freni inibitori davanti alla scollatura della Bellucci. Roba da "fenomenologia di Gianni Morandi", sia chiaro: ma, a ben guardare, è questo il Morandi che l'Italia ama da decenni, l'uno su mille che ce l'ha fatta, e solo con l'impegno, il lavoro e il rispetto per quello che fa. E ditemi voi, se vi pare poco...
voto: 7
Canalis: che l'emozione tiri brutti scherzi, questo lo si sa da un po'. Ma che coinvolga anche le protesi di silicone, che dalle tette vanno a finire nel broncio, è un fenomeno tutto da studiare. Per il resto, la settimana sanremese ha messo chiaramente in luce che non sa presentare, non sa cantare, non sa ballare e non sa stare sul palco. Per fortuna, sa le lingue. Quali, non si è capito, perchè quello che ha sfoggiato sul palco è tutto, fuorchè l'inglese, come per altro ben sapeva Mamma Rai che ha assoldato la solita pletora di interpreti professionisti perchè, con tutte le vallette- soubret- markèt in circolazione, una che sappia dire che the cat is on the table non la troviamo. In ogni caso, dopo Luca e Paolo, è a lei che si devono i più alti momenti di comicità sul palco- vedi l'intervista a De Niro ( Morandi: "a me è piaciuto Taxi Driver, come si dice?" Canalis:, prontissima "Taxi Driver") o alla Eliza Doolittle, unico caso nella storia in cui l'artista che doveva essere tradotta corregge la traduttrice ( Canalis, in italiano: "Gianni, i jeans, hai presente, con la j"- Doolittle, in inglese"veramente no, si scrive Genes e i Jeans non c'entrano"). Il che, rende ancora più urgente l'interrogativo: ma che c'azzecca, con George?
Voto: zero
Belen Rodriguez: ai tempi del fidanzamento con Borriello in rossoblu, era stata l'unico punto di unione delle due tifoserie genovesi: al grido di "Belin, Belen" aveva unito la Genova calcistica, con un miracolo mai riuscito neppure al duo Mameli- Novaro, checchè ne possa dir Benigni. Come fidanzata di Corona, ci piace di meno, un po' ingessata e meno spontanea, ma esce vincente da questo Sanremo, dimostrando di avere tutte le carte in regola per poter diventare una soubrette, magari fra qualche anno e studiando seriamente,visto che il diploma che rilasciano nell'isola deserta in Honduras scade dopo un po'.Anche qui, l'interrogativo è urgente, anche se capovolto: ma che c'azzecca, con Corona?
Voto: sette
Voto: sette
Luca&Paolo: i vincitori morali, già in odore di santità. Le cronache del giorno dopo li osannano, per il loro coraggio, la loro ironia, la forza dissacrante delle loro battute e per la classe delle loro esibizioni che ritornano a castigare ridendo, al di sopra delle parti e dei partiti. Sbaglia chi parla di satira, perchè la loro è una disinvolta comicità, che solo chi non conosce i Genovesi può definire british. Grandissimi nelle parodie delle canzoni, immensi nello sketch dell'osteria, illuminati da un'intelligente umiltà nella scelta di Gramsci, a seguire il monologo di Roberto Benigni.Morandi saluta la fine della loro prima esibizione con un sorriso che in realtà è una paresi, che si distende solo quando realizza che il trillo in sottofondo è la giuria che ha votato- e non la telefonata in diretta di Masi che si dissocia. Se poi riusciranno ad evitare che Bersani &Vendola si impossessino di Ti sputtanerò come nuovo inno per la nuova sinistra, hanno già la beatificazione in tasca. D'altronde, son genoani: what else?
Ciao
Ale
Ciao
Ale



