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venerdì 17 dicembre 2010

Risotto alla barbabietola con salsa al Franciacorta e parmigiano Reggiano

Di Daniela
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Parliamo un po’ di penne….intendo dire di penne a sfera, in generale… una categoria che certamente appartiene al regno magico dei folletti e delle fate. Perché? Semplice: hanno la perfetta e naturale tendenza a sparire senza lasciare alcuna traccia di se, nonostante l’inchiostro che le anima… Vero? Almeno in casa mia funziona così! Tu , ingenuamente la lasci in un posto consono, chessò, vicino al telefono, oppure in cucina dove esiste perfino un portapenne, o in camera…..ma niente da fare: entro poche ore l’insensibile svanisce e tu al telefono sei costretta a lanciarti in quelle solite frasi tipo ”Devi darmi il numero? Si, un attimo solo, sto..cercando.. la biro.. era qui, ne sono sicura.. un momento ancora… mi scusi solo un attimo…. GAIAAAAAAAAAAA, DOVE HAI MESSO LA PENNA? Si, un secondo solo... GINEVRAAAAAAAAAA HAI FATTO SPARIRE TU LA MIA PENNA?? Si mi scusi ancora…GIORGIAAAAAA ABBIPIETA'DITUAMADREEEEEEEEEEEEE! Si, certo, sa, la mia bambina...eh, si ha preso la penna per i fare i compiti.....è taaaanto studiosa, sa...” e ti aggiri per casa nevrotica, provando a scrivere con qualunque cosa ti capiti in mano, matite spuntate, pennarelli secchi, pastelli a cera sbiaditi e matite gialle o verde acido, le uniche che rimangono sempre tra i piedi….
Se il povero giornalista argentino - ungherese László József Bíró avesse incontrato la mia famiglia prima di dover cedere il suo brevetto al “perfido” barone  Marcel Bich, non avrebbe affatto avuto bisogno di altri introiti: sarebbe bastato  il guadagno che avrebbe tratto dalla vendita a noi di un numero sconsiderato di “biro” per riuscire a cominciare la sua produzione in serie, e non sarebbe certo morto povero e, immagino, arrabbiato a Buenos Aires!!!
Quindi ora trovatevi una penna e trascrivetevi subito questa ricetta goduriosa e perfettamente in tono con i caldi colori delle feste

RISOTTO ALLA BARBABIETOLA , SALSA FRANCIACORTA E PARMIGIANO REGGIANO
di G. Marchesi
risotto3
Ingredienti
250 gr riso Carnaroli del Pavese, Gran Riserva
3 dl succo di barbabietola (4 barbabietole centrifugate circa).
1 bicchiere di spumante Franciacorta
40 gr di burro
2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
Acqua bollente salata per bagnare il riso

Per la salsa
Una bottiglia di spumante Franciacorta (meno il bicchiere per irrorare il riso)
50 gr di parmigiano reggiano grattugiato
50 gr di burro
100 gr di panna fresca
2 piccoli scalogni tritati
risotto con salsa
Raccogliete il succo di barbabietola in una piccola casseruola e fatelo evaporare finoad ottenere la metà.
Per la salsa: mettete in una padella lo scalogno con il Franciacorta, lasciate ridurre il liquido di circa la metà, aggiungete la panna e lasciate ridurre ancora alla metà. Spegnete la fiamma, incorporate il burro e il parmigiano reggiano, amalgamate con cura e passate la salsa al colino fine.
Per il risotto: in una casseruola fate sciogliere metà burro, unite il riso, fatelo tostare per un minuto, bagnatelo con il Franciacorta e, una volta evaporato, portate a cottura aggiungendo gradatamente l’acqua bollente. Aggiustate di sale. Spegnete la fiamma, mantecate il risotto con il restante burro e il parmigiano reggiano grattugiato. Aggiungete il succo di barbabietola ridotto e mescolate. Stenderete il riso sul fondo dei piatti, guarnendo con un cucchiaio colmo di salsa.
Buon appetito
Dani

RISOTTO WITH BEET AND FRANCIACORTA SAUCE WITH PARMIGIANO REGGIANO
  By G. Marchesi
risottocon casca
250 grams of rice Carnaroli
3 dl beet juice (4 beet centrifugued).
1 glass of Spumante Franciacorta
40 g butter
2 tablespoons grated Parmesan cheese
Salted boiling water for wet rice

For the sauce
A bottle of Spumante Franciacorta (minus the glass to wet the rice)
50 g grated Parmesan cheese
50 g butter
100 grams fresh cream
2 small shallots chopped

Pick up the beet juice in a small saucepan and let it evaporate until the half.
For the sauce: Place the shallots in a pan with the Franciacorta, let the liquid reduce by about half, add cream and let reduce again by half. Turn off the heat, stir in the butter and parmesan cheese, mix thoroughly and pass the sauce through a fine mesh strainer. If it is too liquid, thicken it with a teaspoon of starch dissolved in a tablespoon of sauce.
For the risotto: In a saucepan melt half the butter, add the rice and toast it for a minute, add one glass of Spumante Franciacorta and stir until evaporated, about 2 minutes
cook it adding gradually boiling water until rice is al dente and risotto is creamy. Season with salt. Turn off the heat, stir the risotto with the remaining butter and Parmesan cheese. Add the beet juice reduced. and stir. Spread the rice on the bottom of the plates, garnish with a spoonful of salsa.
Bon appetite
Dani

venerdì 26 marzo 2010

Le ricette del becchino :-) Red Velvet Beetroot Cake

di Alessandra


red velvet (beetroot) cake


Ve lo ricordate il post sui cimiteri?
Quello dove la grande comunità del blog ha dato il meglio di sè nei commenti?
Ecco, io no.
Nel senso che, siccome qui sopra ci scrivo solo cose normali non è che il fissarle per iscritto conferisca loro un maggiore rilievo: che poi siano normali solo per me, questo è un altro discorso, che nulla toglie al fatto che io non ci faccia caso più di tanto e che quindi mi dimentichi di aver raccontato urbi et orbi i miei affari.
Quindi, quando ieri, parlando con un'amica, assidua lettrice di MT, le ho detto che all'epoca in cui viveva negli USA , Giulio abitava da un becchino, non intendevo scatenare nessuna reazione inconsulta come quella che ne è venuta fuori ( e da cui naturalmente prendo le distanze: sono una persona seria, io....)
Anche perchè, se Giulio non avesse abitato lì, non sarebbe mai potuto entrare in possesso di uno dei cimeli di famiglia, vale a dire la raccolta delle ricette di tutte le torte con cui le donne devote del Missouri (le famose Pie Women) erano solite abbellire le bancarelle nelle varie feste parrocchiali, intitolato nientemeno che "From the Good Cooks At Thr Gower Christian Church". Praticamente, uno scrigno di bontà, stando alla copertina e all'indice: "Grandma Burnham's Brown Bread, Luscious Lemon Bar Cookies, Delicious Chocolate Fudge, Marble Marvelous Cheesecake", che la mente associa subito a robe goduriosissime, tripudi dei sensi, trionfi di lussuria e perdizione... Peccati mortali, insomma. Nel vero senso della parola, però. E se non ci credete, leggete qui
Pistachio Cake
1 preparato per torta margherita
1 pacchettino di pudding al pistacchio
3 uova
1 tazza di olio
1 tazza di SEVEN UP (la Zup di Muscaria)
1/2 tazza di noci a pezzetti
Procedimento
Unire tutti gli ingredienti e mescolarli a velocità media per 3 minuti. Infornare per 50 minuti a 180 gradi, lasciar raffreddare nello stampo per 15 minuti, sformare e far raffreddare completamente.
Per la Glassa (credevata, eh, che fosse finita qui???)
1 pacchettino di pudding al pistacchio
1 busta di Dream Whip ( questa ce l'avevamo anche noi: è quella specie di bario che, da montato, si trasformava in schiuma da barba)
1 tazza e mezza di latte freddo
Mescolare a velocità bassa per 1 minuto. Aumentare fino alla velocità media e continuare a mescolare per 5 minuti- perchè, si sa, se non si mescolano a lungo, le torte non vengono buone...

red velvet (beetroot)cake



Prima che cominciate a preoccuparvi, la ricetta qua sotto, che pure è americana, ma americana, ma americana che di più non si può, non proviene da questo compendio di sonore schifezze, ma da un sito/blog statunitense di cui ho perso tutti i riferimenti- che metterò subito, nel caso l'autore passasse di qui. Siccome non so più da dove l'ho presa, non sono neppure potuta andare a farmi un ripasso sull'origine di questa torta, il che rende praticamente certo che da qui in poi snocciolerò una serie di cavolate galattiche (da qui in poi: sia chiaro).
Dunque: la Red Velvet è una torta di cioccolato a cui viene aggiunta una quintalata di colorante rosso e che per tradizione si prepara a San Valentino. In origine, però (butto lì i Pilgrim Fathers), il rosso da cui il dolce prende il nome era dato dalla barbabietola, che insieme al cacao ne costituiva l'ingrediente principale. Quindi, quella che segue è una versione quanto più possibile vicina all'originale, con la barbabietola al posto del colorante, ed è una vera scoperta, almeno per me. Del sapore peculiare della barbabietola resta poco o nulla, mentre la torta acquista una morbidezza fuori dal comune, che resta inalterata per diversi giorni, tanto che, mentre la assaggiavo, mi è venuta subito in mente la torta 3C- quella con la Coca Cola- di cui potrebbe costituire una variante più sana e leggera.

RED VELVET BEETROOT CAKE



red velvet (beetroot) cake

230 g di farina autolievitante
100 g di cioccolato
125 g di burro salato
100 g di cacao (facoltativo)
3 uova grandi
200 g di zucchero di canna
25o g di barbarietola grattugiata

Accendere il forno a 180 gradi e imburrare bene uno stampo a ciambella
Far fondere il burro e il cioccolato a bagnomaria
Montare le uova con lo zucchero e quando sono belle spumose, aggiungere la barbabietola grattugiata finemente; unire il cioccolato e il burro fusi, mescolando bene per far amalgamare tutti gli ingredienti. In ultimo, la farina setacciata (eventualmente con il cacao)
Versare il composto nello stampo e far cuocere a 180 gradi per 35/40 minuti (prova stecchino)
Io l'ho lasciata così, per darvi l'idea del colore che prende, ma negli U.S.A. la decorano con tutto: dalla glassa al cioccolato fuso, allo zucchero a velo. Liberi di sbizzarrirvi come volete, quindi. Intanto, sempre buona resta.





mercoledì 30 settembre 2009

Gnocchi di barbabietola con burro salato e semi di papavero

di Alessandra

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gnocchi di barbabietola 2

Che io e i numeri non si vada d'accordo, è un altro di quegli assiomi di cui si parlava qualche giorno fa. Sono passata alla storia, al liceo, per aver ispirato la frase più felice della professoressa di Matematica, quando, di fronte al mio ennesimo errore, disse che una zolletta di zucchero, sciolta in una tazzina di caffè, avrebbe avuto più probabilità di ricomporsi, di quante ne avessi io, a capire i teoremi.
Questo per dire che non mi sono stupita più di tanto quando ho realizzato che il calendario dei turni del blog che mi ero elaborata mentalmente non coincideva con le scadenze reali, anzi: semmai, il miracolo era il contrario, visto che finora ero sempre riuscita ad arrivare "giusta"agli appuntamenti. Quello che però mi è rincresciuto è che, oltre ad aver perso un titolo buono, oltretutto ossequioso della tradizione, come "giovedì gnocchi" , passo al pc la serata normalmente dedicata alla televisione: perché, come è vero che il giovedì sta agli gnocchi, è altrettanto vero, almeno in casa mia, che il mercoledì sta ad XFactor.
A scanso di equivoci, anticipo subito che, a dispetto della rigorosa puntualità che mi vede, davanti al televisore, allo scoccare delle nove, con cucina pulita e lavastoviglie avviata, a me XFactor NON piace. Lo trovo lento, dispersivo e volgare, l'esatto contrario del suo corrispondente statunitense, quell'America's Got Talent che, oltre a sfornare talenti veri, annovera anche fra i suoi giudici quella meraviglia della natura di Simon Cowell, che basta vederlo per tornare a sperare.
L'unico motivo per cui guardo questo programma è solo perché spero, ad ogni puntata, che il suo contenuto si possa finalmente avvicinare alla buona idea di partenza- la valorizzazione di talenti musicali italiani- e passi se ciò deve avvenire attraverso i meccanismi di un reality, con annessa gara canora: se questo è lo scotto da pagare per avere un po' di buona musica in televisione, siamo disposti a sorbettarci anche collegamenti quotidiani, processi, coreografie strampalate e tutto quanto fa scioubissss.
Va da sè che, ogni volta, io vada a dormire delusa- o meglio: amareggiata dalla pochezza che lo spettacolo riesce a produrre, come casting, come giudici, come scelta delle canzoni, come tempi assegnati alla musica, come tutto, insomma. Me ne sarei dovuta rendere già conto quando, alla prima edizione, venne eliminato uno dei gruppi più raffinati che mai erano apparsi sui palcoscenici italiani, i Cluster, colpevoli di "non essere entrati in pancia" a quello, fra i giurati, che spiccava per incompetenza in materia musicale. E avrei dovuto averne ulteriore conferma lo scorso anno, quando tre buzzurroni spiritati, che potevano anche essere simpatici, ma che in dieci puntate o forse più, avranno azzeccato tre o quattro note, o forse meno, hanno perso per sei punti la finale, contro un onesto mestierante, tornato nell'inevitabile anonimato appena spenti i riflettori.


gnocchi alla barbabietola

E a quelli che potrebbero obiettare che non è il caso di prendersela per queste cose, che i problemi che affliggono questo mondo sono ben altri e ben più gravi e che queste sono solo canzonette, rispondo serenamente con un bell'anche no: perché, vedete, la Dani e io siamo madri di due aspiranti musiciste, che si confrontano da anni con strumenti di tutto rispetto e con uno studio di tutto rispetto e sentire spacciare per musica e per artisti queste banalità di bassa lega, davvero, mi avvelena il sangue. Uno dei giudici, in questa serie, ha sancito che l'intonazione è secondaria, per un adulto che sa di voler fare il cantante- e le nostre figlie a dieci anni, con un futuro irto di punti interrogativi, hanno dovuto affrontare selezioni durissime, all'interno delle quali la perfetta intonazione costituiva la prova preliminare. Abbiamo visto schiere di più o meno giovani con ambizioni artistiche snobbare la musica italiana o esibire con spocchia abissi di ignoranza musicale, quando da noi da anni gli impegni familiari sono modulati sulle stagioni sinfoniche e sui concerti sparsi per l'Europa, e le memorie dei vari cellulari scoppiano di invenzioni di Bach alternati a pezzi dei Green Day. E soprattutto, assistiamo ogni giorno a sacrifici sempre più pesanti- a levatacce mattutine, a schiene precocemente doloranti, a giornate che non conoscono ore libere, la cui ricompensa è tutta e solo nella gioia dell'oggi, nell'amore viscerale per lo strumento che suonano e per ciò che riescono a tirarne fuori. Io non so che cosa farà mia figlia da grande- e penso che anche la Dani lasci aperta ogni strada alla sua : ma quello che so, oggi, è che la musica non è quella che ci propina questa televisione, fatta di risse, di parolacce, di polemiche sterili e di arroganze sfacciate. Perché se l'X factor che si ricerca è solo l'apoteosi del "televisivo" e del "velinismo", allora è meglio metterci una croce sopra. Per sempre.



gnocchi alla barbabietola 1


Ingredienti (per 4 persone)
400 g di patate
150 g di farina
1 barbabietola piccola (sui 200 g)
sale

Lavare benissimo le patate con la buccia e metterle a cuocere in acqua fredda leggermente salata. Quando saranno cotte, sbucciarle ancora calde (meglio se bollenti) e passarle allo schiacciapatate. Incorporarvi 100 g di farina e il sale, impastando rapidamente e poi, a poco a poco, la barbabietola frullata, aggiungendo i restanti 50 g di farina, per rendere più asciutto l'impasto. Alla fine, dovrete avere il classico impasto da gnocchi, morbido, ma che non si attacca alle mani. Spolverate il piano di lavoro e preparate tanti rotolini, da cui taglierete degli gnocchi, lunghi max 2 cm. Volendo, potete passarli sui rebbi di una forchetta, per dare loro la classica forma rigata.
Mettete sul fuoco una pentola capiente, con abbondante acqua, portate ad ebollizione, salate e, alla ripresa del bollore, gettatevi dentro gli gnocchi. Quando sono cotti, verranno in superficie. Scolateli bene con una schiumarola, a mano a mano che affiorano, e conditeli con burro fuso e semi di papavero
Buon Appetito
Alessandra

English Version

Ingredients (serves 4)
400 g potatoes
150 g flour
1 small beet (about 200 g)
salt

Wash very well potatoes with the skin and cook them in lightly salted cold water. When they are cooked, peel while still hot (preferably boiling) and go to the potato masher. Incorporate 100 g of flour and salt, mix quickly and then, little by little, add he beet smoothies, and he remaining 50g of flour, in order to dry the dough. You must obtein a soft dough but not pasting to hands. Sprinkle the work surface and prepare some rolls, from which you will cut the dumplings, max 2 cm long. If desired, you can pass them on the tines of a fork to give them the classic form striped.

Bring to boil water, in a large pan, add salt and throw the gnocchi in. Initially, they will sink to the bottom, when they will be cooked, they will surface . Use a skimmer, to take the ones which have sufaced . When all the gnocchi have been put in a sauce pan , dress with melted butter and poppy seeds
Buon Appetito
Alessandra


Questa ricetta partecipa a "un tocco di rosa in cucina", il contest di Sara di Meringhe alla Panna






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