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mercoledì 2 settembre 2009

Amburgo e Brema ( due "italiche" a zonzo)

Collage di copertina



"Qualche nuvola" annuncia il pilota, mentre atterriamo su Lubecca. "E un'altra piega è andata", smoccolo io, parafrasando Guccini, ferma sulla scaletta dell'aereo, a prendermi quel mezzo diluvio che sta scendendo dal cielo. Mia figlia, al solito, smanetta col cellulare e la prima sgridata in terra straniera avviene dopo circa due minuti dall'arrivo, mentre corriamo verso l'autobus che ci porterà ad Amburgo. "perché se hai intenzione di passare quindici giorni attaccata a quel coso, guarda che non va bene, capito? perchè per starti a rimbecillire con 'sti giochini da deficienti, allora te ne rimanevi a casa sul divano, che risparmiavo, capito? e cosa vuoi che mi importi se qui gli sms costano meno che in Italia, tanto da qui non ne mandi, capito? io, alla tua età, un viaggio così me lo sarei sognato, altro che 'mamma cheppalle..."



amburgo 1



Cheppalle che è mia madre, anche in vacanza! Ora se la prende con me perchè fa freddo e piove e ha i capelli tutti gonfi: e io che colpa ne ho, se ogni volta che si muove porta sfortuna? anche in Sicilia , "portati il costume", urlava di continuo, e c'è stata pure la mareggiata storica...Gli sms qui costano meno che in Italia, evvai. Meno male, perché l'infinity all'estero non funziona. Cos'ha da urlare, adesso? Uff, neanche con gli auricolari si sta in pace. Ah, vuole sentire un po' di musica: ma come, mamma, non eri tu quella che i cellulari mai...? meglio stare zitta, almeno finchè non arriviamo ad Amburgo...



amburgo 2



Arriviamo ad Amburgo rintronati da un'ora di zum-zum-parapara-tumb tumb ( ma faceva così schifo anche la musica dei miei tempi? a me sembra proprio di no...). Mia figlia ha fame, mio marito ha lo stress da riunione e tutti e due desiderano uscire il prima possibile dall'albergo. Io anche, ma per altri motivi, visto che siamo di nuovo nell'hotel prediletto dal consorte che, da bravo ingegnere cresciuto fra gli scout e la campagna, riesce sempre a trovare sistemazioni per lui comode e funzionali, per noi semplicemente agghiaccianti, tanto che ci si accappona la pelle, ogni volta che ci assicura che finiremo "nel solito quattro stelle...."



Collage d amburgo



Il solito quattro stalle, ops, scusate, quattro stelle- categoria Ussegnur, ma stavolta mi piace un sacco, perché proprio lì davanti c'è parcheggiata un'auto tutta zebrata, con i sedili rivestiti di leopardo e delle cose dentro che la mamma mi tira via ogni volta perché non vuole che guardi, ma prima della fine della vacanza la devo troppo fotografare. Pranziamo nella Paulaner più vicina e io riprendo le mie salsicce di Norimberga, condite da uno sciame di vespe che viene a darci il benvenuto. Una di loro ha anche la bella idea di affogare nel mio succo di mela, roba che l'avrei uccisa, se non ci avesse già pensato da sola. Ma ora mi è tornato il buon umore: lo shopping ci aspetta!!!



Collage di paulaner



Lo shopping ci aspetta- e per me è una jattura. Io che vivrei di musei e di opere d'arte, mi trovo blindata stile sandwich da due amanti della spesa. E se una lo fa con gioia, per cui se non si sta attenti si finisce per spendere annate di stipendi nel primo negozio, l'altro lo fa con l'aria del martire costretto a comprare. Il che, a guardar bene, oltre che allo stipendio, fa anche buttar via un sacco di tempo nelle solite manfrine, che cominciano con un "ma ho già un sacco di roba, non è il caso di prenderne altra" e che, una volta convenuto che sì, effettivamente, 59 camicie negli armadi sono un buon numero, finiscono con il solito " vabbè, carola, la mamma insiste che mi misuri 'ste camicie e già che ci siamo dammi anche quelle Lacoste lì e quel maglione di cotone rossoblu.. e anche la giacca a vento, che di quella sfumatura mi manca...."



amburgo



...mi manca Starbucks, cosa aspettano a metterlo a Genova? mi ordino un cookies al cioccolato e un frappuccino, ma sono stanca morta. Amburgo è bellissima, con i viali tutti pieni di negozi, ci sono un sacco di ragazzi carini e ci voglio troppo venire a vivere, appena me ne vado via di casa.Ho visto un anello da truzzo per il cugi, speriamo che la zia mi dia il permesso di regalarglielo, e poi mi sono comprata un sacco di vestiti alla moda, lo smalto coi brillantini, gli adesivi per le unghie e tre paia di stringhe - uno rosa, uno fucsia, uno viola- con le magliette abbinate. Li metto già alla sera, per la cena con il socio spagnolo di Giulio, dove si mangia tedesco e si parla in inglese. La mamma cicca tutte le "s" dei verbi- e questa me la tengo in serbo per la prossima volta che mi dice che non so le lingue. A letto presto, che domani si va a Brema...



Collage di brema









"Brema...E' dai tempi dei quindici che sognavo di visitarla e, come accade con le cose che si aspettano troppo, è un po' una delusione. Son qui che cerco un aggettivo che le faccia onore, ma più che "carina" non trovo. Fuori dai denti: se non fosse stato per un asino, un gallo un gatto e un cane che si sono trasformati in musicisti, con un'inversione di tendenza beneaugurale di questi tempi, col cavolo che Brema avrebbe la fama che ha. Market Platz è deliziosa, il Rathaus imponente, la Cattedrale è rifatta. In poche parole, non c'è niente da vedere....



brema
>








Niente da vedere!!!! Evvai!!!! Che fortuna!!!! Solo negozi e shopping!!! Anche al Museo, c'è la mostra di Cranach, che noi abbiamo già visto (mi ha portato pure a Cranach, in Turingia... quando vi dico che è da rinchiudere, mica scherzo). In cattedrale, becchiamo uno sfigato che vuol farci da guida a tutti i costi, la mamma ovviamente dice che "ooohhh, iz e pleisgiuar " e me lo devo sorbettare fino alla fine, con i disegnini della chiesa prima e dopo l'incendio e prima e dopo il crollo e prima e dopo il bombardamento, un rompimento che non vi dico. Usciamo da lì che mi è venuta fame e per placarla mi mangio prima un cestone di more, comprato sulla piazza del mercato, poi un dolce multistrati in pasticceria e poi un bel wursteln con ketchup e mustard, per la strada. e poi mi compro un paio di occhiali neri enormi e gli ultimi libri della Kinsella in inglese..





Collage di cibo brema





La Kinsella, in inglese, fa schifo: bisognerebbe fare un monumento alla sua traduttrice. Ma intanto, mi tocca leggermela in originale, perché un'ora di treno devo farla passare in qualche modo, visto che la creatura si è addormentata appena ha preso posto. I treni tedeschi sono puntualissimi, velocissimi e pulitssimi- e questo si sa. Ma si sa anche che sono carissimi? 50 euro per due biglietti di II classe, per una tratta di circa tre ore fra andare e tornare, mi sembrano una follia. Specialmente se paragonati al costo della vita, di gran lunga inferiore al nostro. Comunque, sia chiaro, io mi ci trasferirei armi e bagagli in queste città che sono davvero al servizio dei loro abitanti, in tutti i sensi. E, soprattutto, mi trasferirei ad Amburgo, per i mille motivi che ho già esposto a suo tempo, a cui se oggi se ne aggiunge un altro, forse il più importante: perché, dopo Londra, è Amburgo il luogo dove le differenze fra me e mia figlia si stemperano e gli anni che ci separano, che altrove son secoli, si confondono nell'entusiasmo dello scoprire cose nuove, nel piacere di stare insieme, nelle risate cretine, negli ammiccamenti idioti, nella conferma di un legame antico e forte, che si rinsalda in ogni cosa che ci piace....

amburgo



... le birrerie piene di fiori......



birreria esterno



...la vitalità della gente del porto
.....



porto



...il fascino dell'antico.....



libri antichi



... la vertigine del moderno...



moderno



... il cibo di strada...



Collage di cibo




... e il cibo in birreria...



Collage di cibo birreria



ma, su tutto, il desiderio struggente e profondo, di ritornare.
Alla prossima
Alessandra & C.

mercoledì 20 maggio 2009

Burano , in poche parole e molti colori........

Di Daniela

Altra meta che non potevo proprio evitare essendo a Venezia è stata Burano… me ne avevano parlato tutti come di un luogo delizioso da visitare , ma non mi aspettavo quello che ho trovato e cioè….. i colori!!!!
Noi in Liguria siamo così fortunati da avere decine di borghi marinari bellissimi, in luoghi splendidi e così tendiamo a pensare di aver già “visto tutto” per ciò che riguarda il genere, potremmo dire
Invece Burano ti colpisce in modo particolare….
Saranno forse le calli, piccole, attraversate da decine di ponticelli in legno aggraziati che danno un po’ un’aria diversa al tutto ,




o i locali affacciati su di loro,



sarà la pulizia scrupolosa di giardini, stradine e palazzi,




sarà la cura che mettono nel rinnovare i colori delle facciate e mantenerli sempre in ordine,



o l'osservanza scrupolosa di regole comuni necessarie











o la assoluta mancanza di macchine e la presenza di motoscafi adibiti agli usi più vari,












saranno, forse, le decine di negozietti di ricamatrici, intente spesso alla loro arte sedute sulle soglie,
o i pescatori davanti a casa, sulle barche, a lavorare


o perfino l’amore per la “loro” musica….



Insomma sarà quel che sarà, ma Burano è proprio un luogo incantevole!

Come sempre, a presto

Daniela

venerdì 1 maggio 2009

amburgo- 27 aprile 2009



In un mondo che non se ne può più dell'infinità dei bollini dell'Unesco, distribuiti a pioggia su qualunque, dico qualunque, città, sito od opera d'arte minimamente degna di nota, destinata a fregiarsi, da quel momento in poi, dell'ambito titolo di "patrimonio dell'umanità", Amburgo non annovera nulla di tutto questo: per quanto uno spulci sulle guide o legga sui cartelli esplicativi dei principali monumenti , infatti, non troverà nessun indizio che sveli che gli omini dell'Unesco sono passati di lì. O, più verosimilmente, che abbiano trovato qualcosa di minimamente degno di nota. Perché, in effetti, ad Amburgo non c'è nulla per cui valga la pena di organizzarci un viaggio di piacere: non ci sono cattedrali gotiche, il centro storico si chiama Neustadt, pure il Rathaus, di cui ogni tedesco va fiero, non regge il confronto con altri omologhi, di città meno importanti e famose....


Ciononostante, Amburgo è una città dove, dopo un quarto d'ora che cammini, ti senti già a casa e dove, dopo mezz'ora, inizia a salirti la carogna, perché casa tua, purtroppo, è altrove- e non qui: e cominci a chiederti perché non può esistere, anche in Italia, una grande metropoli che tenga conto dei suoi cittadini, dotandoli di viali spaziosi dove camminare, di curatissimi spazi nel verde per starsene due minuti tranquilli, di servizi che funzionano, di negozi aperti fino a tardi, di pulizia e di decoro, per non tacer dei semafori muniti di count down dei secondi che mancano al successivo scatto del verde ( che, in questo elenco, potrà sembrare un dettaglio marginale, ma se viveste come me, in perenne lotta contro il tempo, converreste che è un aiuto non da poco sapere che non ne vale la pena, di rischiare di finire sotto un tram per soli 15 secondi di attesa...)



non che problemi non ce ne siano, tutt'altro: già alle prime ombre della sera, il corso commerciale si popola di senza tetto pronti ad accamparsi per la notte negli androni dei negozi, moltissimi sono i mendicanti, anche molto giovani, che ti vengono incontro per recuperare qualche spicciolo e non è certo letteratura spicciola quel che si dice del traffico di droga e della prostituzione amburghese. E però, a ben guardare, non è che le cose siano molto diverse qui a Genova- e non credo di sbagliare se azzardo a dire che a Milano, Torino, Palermo o Napoli o qualsiasi altra città italiana sia praticamente lo stesso. Ma un conto è uscire di casa e trovarsi di fronte una città che è stata lavata a sguazzo con acqua e sapone, in ogni angolo, e un altro è fare lo slalom fra cartacce, bottiglie rotte e tutto quanto fa bagordo della notte precedente; un conto è salire su mezzi puntuali, frequentissimi e pertanto semivuoti, un altro è stare stipati su autobus che arrivano quando arrivano o treni che non arrivano per niente; e un conto è riprendere il lavoro dopo una pausa pranzo trascorsa in uno dei tanti parchi del centro o in riva ai canali e un altro è fare footing nei corridoi dell'ufficio, perché lo spazio (spazio?) verde ( verde????) di cui disponi tu e le altre centinaia di migliaia di tuoi concittadini è da decenni in mano al disagio sociale e al degrado urbano.



Come dire, cioè, che i problemi ci sono, tanti e dappertutto, ma poterci convivere in una città dove il senso civico è declinato in tutte le voci della vivibilità, li rende , in certo qual modo, più leggeri.
O no?
buon primo maggio
alessandra

sabato 25 aprile 2009

it's up to you, niu york, niuuu yooork

giusto come la canterebbe frank...

beh, insomma, prima o poi glielo si doveva fare 'sto regalo di Comunione alla creatura, visto che fra due settimane fa la Cresima e, non paga di essersi girata tutta l'Europa ( con un piedino pure in Asia, ad essere sinceri), era sempre lì a lamentarsi di questa madre ingrata e pasticciona, che non rispetta scadenze né promesse e che- mannaggia a lei- si è tirata su una figlia globe trotter che non poteva chiedere una collanina o un orologio come tutte le sue amiche, nossignori, un viaggio a new york, e non si discute- e così è stato.

Insomma, a farla breve, siamo partiti e siamo anche tornati, in una sei giorni esaltante ed estenuante, di cui risparmio i resoconti culturali e turistici ( tranne uno: la mostra di courbet, persa a parigi a natale, me la sono ritrovata al Met, e pure gratis, tiè) per passare subito al solito reportage gastronomico.

cominciamo col cibo di strada, per il quale ho una vera passione e che negli Stati Uniti è declinato in tutti i gusti e in tutti i sapori



di queste bancarelle, ne trovate a migliaia, agli angoli di ogni incrocio, in tutti i punti cardinali indispensabili per orientarsi a Manhattan. Vendono un po' di tutto, muffins, bagles e donoughts al mattino, pretzel e hot dog a qualsiasi altra ora del giorno. un consiglio, spassionato: se prenotate un hotel a NY non includete anche la colazione. I bar sono aperti dalle 5 del mattino alle 3 di notte- specialmente in alcuni quartieri- e ognuno ha una specialità diversa- dai pancakes con lo sciroppo d'acero ai muffins, ai bagle con il creeme cheese... niente di paragonabile, insomma, alle ripetitive e un po' incellofanate colazioni a buffet degli alberghi, per quanto buone esse siano...

queste, invece, sono un po' più rare, ma hanno risvegliato un mare di ricordi alla parte adulta del gruppo....

sono le famose candies, che ora spaziano fino ai frutti tropicali e ai mashmallows, anche se la mela resta ineguagliabile, rossa e lucida come quella di biancaneve.

qui si vedono meglio, in tutto il loro " rossore"



si affiancano ad esse i pezzi di frutta ricoperti di cioccolato- che in sè non sono una novità ( anzi, ad essere sinceri, a me mi hanno stufato da un po' anche in Italia), ma la versione portatile è tutta da provare...


invece, quello che da noi manca assolutamente e, a parer mio, può restare dov'è, è questo affare qui


a discapito del nome, che evoca atmosfere disneyane, il bubble tea è una delle schifezze più immonde che abbia mai assaggiato. sorvolando sul fatto che da noi green tea può comprendere varie gamme di infusi, ma non certo la tapioca, e sorvolando ancor di più sulla non ben precsata natura di quelle palline nere che mi intasavano la cannuccia, credo che si veda già dall'espressione della mia mano che bere 'sto intruglio non sia stata propriamente un'esperienza esaltante...Le guide consigliavano di provare questa great experience in una delle tante sale da tè a chinatown, raccontando di questa bevanda che, se agitata, fa le bollicine, ma, sinceramente, io non le ho viste... a meno che non avessero voluto alludere ai brontolii - del mio stomaco in primis e di mio marito in secundis, che non la finiva più di lamentarsi della mia capacità di farmi infinocchiare, da chiunque e dovunque

a Chinatown, invece, ci siamo goduti un bel "dim sum"


questo era solo l'inizio, ma non è che proseguendo le cose siano cambiate di molto: a quanto pare, sapere che cosa si mangia non è concesso a Chinatown e chiedere informazioni è ancora peggio: nella migliore delle ipotesi, ti rispondono "mangia che è buono", quando invece non ti riempiono il piatto proprio di quelle palline rossastre e gibbose di cui preferiresti conoscere gli ingredienti, anziché doverle deglutire sotto lo sguardo fra il severo e il compiaciuto del cameriere di turno... L'unica certezza che ho è che mi sono tenuta alla larga dagli attentati del mio primo dim sum ( a londra, a causa di un capo cinese, mi toccava un pranzo etnico al giorno), a cominciare dalle chicken legs che tuttora sono inserite nel menu ( e che devono anche piacere un sacco, a giudicare da come venivano rumorosamente succhiate dai nostri vicini!!!)

comunque sia, è un'esperienza che rifarei ( e che, di fatti, cerco di fare ogni qualvolta mi trovo in " certo" estero, dove la cucina etnica è un po' più vicina all'originale di quanto non lo siano il riso alla cantonese o il gelato fritto). Ma siccome urgeva riequilibrare gli appetiti dell'altra metà della famiglia, orfana degli spaghetti al sugo e della mozzarella, abbiamo trovato un compromesso e, tirando dritto a little italy (sempre più piccola, sempre più triste), siamo andati a mangiarci questa cosa qui

ta dan...la new york cheese cake, quella cotta, per intenderci, mangiata a quattro palmenti niente meno che da Katz's, tipico deli dell'east end, famoso per la scena di Harry ti presento Sally...devo anche spiegarvi quale, o ci arrivate da soli? e comunque, nel caso foste lenti di comprendonio, c'è pure un bel cartello sopraelevato, ad indicare il punto preciso dove Sally si è seduta e ad augurarvi che il cibo di Katz's faccia lo stesso effetto anche a voi. Preciso preciso...

Su questa chiudo, perché se il fuso mi aiuta a non sentire la stanchezza a quest'ora ( a NY sono solo le cinque del pomeriggio), non credo che farà lo stesso domani mattina...

Alla prossima puntata


alessandra

il ponte che non c'era

Non so voi, ma a me capita, ad ogni inizio di anno, dopo aver controllato quando cade il mio compleanno e quando cade Natale ( il primo che chiede se si fanno male, sta fuori dalla news letter per un mese), quanti sono i ponti: come dire, già che dobbiamo ricominciare daccapo, tanto vale vedere quanto rubo ai giorni di duro lavoro. E così, tutta speranzosa, comincio a spulciarmeli, bene in fila: martedì grasso, il 25 aprile, il primo maggio, san Giovanni, i Santi e, buon ultima, l'Immacolata.

Che quest'anno non c'era. Ho rivoltato tutti i calendari, dall'agenda sulla scrivania a Frate Indovino, ma niente di niente.

Epporcamiseria, eccome si fa con lo shopping di Natale???

Si fa che si prende un giorno di ferie, si radunano un po' di amici, si prenota un aereo e via, alla faccia dei calendari, delle assurde rotazioni annuali e -ahimé- anche delle personalissime tradizioni che ci vogliono a Londra ma che quest'anno, causa imperdonabile soppressione del volo, ci hanno dirottato su Parigi.


Ed ecco qui quello che ho raccolto per voi....


Cominciamo con la cioccolata calda più famosa di Francia, quella di angeline, in rue de rivoli, proprio di fronte alle tuilleries: la foto non rende né l'ambientazione nè la bontà della bevanda ma, credetemi, ne valeva davvero la pena

Ed eccoli qui, il tormentone di tutto il fine settimana!!
Li riconoscete????




Sono i macarons, la risposta francese alla nostra meringa- ovviamente più scenografici, più colorati e infinitamente più difficili. a me non sono mai riusciti, mi si crepa tutta la superficie e non vi dico il nervoso a vederli così lisci e lucidi...
Mi sono dovuta consolare con le vetrine di fauchon alla madeline: questo è il settore dei dolci.....




E qui ci stanno i salati






particolare della torta quadrata agli champignon





e mentre io mi sacrificavo per voi, fotografando sotto la pioggia, le creature si sottoponevano a ben altra dura prova....



Ecco ciò che restava dopo il primo assaggio ( quando si dice "l'appetito vittoriano"...)





Il tempo di un caffé ed eccoci da Herend, sull'altro lato della piazza

prima....






....e dopo...




le celebri tarte au citron





la frutta candita






le vienoiserie



volete due prezzi????







di questo, non hanno neppure osato mettere un cartellino....




Infine, un ristorante " di tendenza", all'ultimo piano dello spazio Kenzo, a Point Neuf: a parte il design, la cupola in vetro sulla rive gauche, le modelle ( e i modelli, stavolta hanno pensato anche a noi) al posto delle cameriere, niente da segnalare....

il cestino del pane non usa più, direttamente sul tagliere e via



questo è il piatto che ho preso io : ci ho messo più tempo a leggerne il nome che a mangiarlo e la cosa più fastidiosa era che da 'sta lista di nomi mancava la parola più importante che era sushi. ci siamo arrovellati il cervello per capire cosa fossero i California rolls, abbiamo interrogato il cameriere, abbiamo pure fatto consultazioni gastronomiche al tavolo... il tutto per un banalissimo pesce crudo, pure scipito, se proprio ve la devo dire tutta... e bastava dirlo, no???



questo, invece, era volgarissimo pollo con patatine: ma presentarlo così, è una gran trovata...




club sandwich & fried egg, ovvero come sperperare cibo e denaro in una botta sola: né mio nipote né la creatura sono riusciti a finirlo, limitandosi a spantegare nel piatto la ineffabile creazione dello chef... perle ai porci, come si suol dire...



infine, c'erano i dolci di pierre herme, che giuro di aver fotografato, prima di tuffarmici sopra, ma che non trovo nell'archivio. Ve li lascio per la prossima puntata, insieme agli Auguri di Natale
Un bacione a tutti
ale
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