
Insomma, questo Danubio vi piace proprio... è da ieri che salto dal blog a Facebook alla casella di posta, rispondendo a commenti, domande, spunti e discussioni ed è da ieri che devo confessare la mia ignoranza in materia. Fino a qualche anno fa, per me "donna del Nord" il Danubio era solo un fiume (e che fiume!): è stato solo con la frequentazione dei primi forum di cucina che ne ho scoperto l'esistenza e, col passare del tempo, mi sono anche cimentata in qualche ricetta. Con grande titubanza, a dir la verità, perchè l'allora mia "socia" in catering&Co era sposata ad un napoletano verace e questi lievitati erano "cosa sua": e hai voglia a pensare il contrario, viste le meraviglie che uscivano dalle sue mani: tortani, babà dolci e salati, pizze e tutto quanto viene sfornato in questa regione e che, da noi, non faceva tempo ad arrivare sui buffet che già bisognava provvedere a riempire di nuovo i vassoi. Il Danubio, neanche a dirlo, subiva la stessa sorte: passata la titubanza iniziale (dal "cos'è?" al "come si mangia?") ci si fiondavano tutti in stile cavallette e a noi noi restava che raccontare ai parenti e agli amici di quanto buone erano queste palline di pan brioche ripiene di ogni ben di Dio. Il marito si prendeva qualche vendetta descrivendomi i buchteln triestini ed è proprio durante un botta e risposta di questo tipo, ieri su FB, che Mariella ha avuto la cortesia di raccontarci la vera storia del Danubio napoletano, dalle origini ai giorni nostri. Eccola qui:
"Posso raccontarvi come è nato il Danubio? Questo "fiore" di briochine farcite viene creato dalla pasticceria Scaturchio, una vera istituzione a Napoli e famosa anche fuori dai confini della città. Il suo fondatore, Giovanni, era arrivato, a 13 anni, dalla natia Calabria (la Calabria,alla fine, in qualche modo c'entra), per raggiungere i due fratelli più grandi, che già lavoravano nel campo della pasticceria. Inizia il suo apprendistato, ma arriva la prima Guerra Mondiale e gli tocca partire per il fronte,insieme agli altri “ragazzi del ‘99”. Lì,nonostante la guerra, ha modo di conoscere Marianna, una ragazza austriaca, che, una volta finita la guerra, sposerà e porterà con sé a Napoli. Ben presto nasce Ivanka, la prima di sei figli e Giovanni decide che è tempo di mettersi in proprio, lascia il fratello presso cui lavora ed apre una sua pasticceria, nella storica sede di Piazza S. Domenico Maggiore. La pasticceria inzia a farsi un nome, grazie alla elevata qualità dei suoi prodotti e grazie ad una specie di grande cioccolatino, chiamato “ministeriale” ( il quale ha anch’esso una storia affascinante,ma, magari,ve la racconterò un’altra volta).In questo fervore creativo, Giovanni, ispirandosi ad una preparazione dolce,diffusa in tutta la Mitteleuropa, crea anche il Danubio, decidendo di chiamarlo così, in onore del Paese di origine della moglie" . Da quel momento, inizia la “marcia trionfale” del Danubio, che abbandonerà l’ombra del Vesuvio, e lo porterà ad affermarsi come una preparazione di sicuro gradimento per buffet e ricevimenti in tutta Italia"
Mariella Di Meglio
E già che siam tornati sull'emmetichallenge, ne approfitto per un chiarimento e una risposta ad una domanda che ogni tanto ritorna.
Il chiarimento riguarda i meccanismi di voto: voi, come sempre, siete squisiti e non avete mai chiesto nulla, anche quando vi abbiamo informato della nostra decisione di aggiungere come giurato il promotore della ricetta della sfida, però a noi piace essere chiare, a maggior ragione in questo caso. Per cui, aprite bene le orecchie che faccio la spiega...
Per i molti nuovi iscritti, in principio era la Giuria, formata solo da noi due, con giudizio insindacabile e incontestabile e punto: la cosa poteva avere senso solo fino a quando fossimo state noi a proporre le ricette, perchè ne conoscevamo trucchi e segreti. Ma quando il testmone è iniziato a passare di mano, ci è sembrato doveroso, prima ancora che corretto, coinvolgere anche il vincitore della sfida, proprio per i motivi di cui sopra: è chi propone la ricetta che ne possiede le chiavi per la buona riuscita e nessun altro meglio di lui/lei può giudicare nel merito. Dalla terza sfida in poi, quindi, la giuria è composta da due membri fissi (la Dani ed io) e un terzo "variabile", che cambia tutti i mesi, vale a dire il vincitore della sfida:. E questa, la teoria. Dal punto di vista pratico, invece, funziona così: una volta arrivate tutte le ricette in concorso, sia noi che il terzo giudice stiliamo un elenco delle proposte che ci sono piaciute di più. Dopodichè, confrontiamo e teniamo solo quelle che abbiamo in comune. Se, per esempio, a noi due fossero piaciute le ricette numenro 1,2,3, e al Giudice quelle 2,3,4, verrebbero scartate la 1 e la 4 e il giudizio riguarderebbe solo la 2 e la 3. A questo punto, la palla passa interamente nella metà campo del terzo giudice. Possiamo dargli conforto morale, ascoltare i suoi smoccolamenti, non battere ciglio quando si chiede disperato "perchè-perchè-perchè ho vinto l'emmetichallenge?????" ma sul giudizio non mettiamo becco. Nada de nada.

L'ultima cosa riguarda una domanda che ci fate da un po'- e cioè chi sono le fanciulle che tirano di spada nel banner dell'emmetichallenge. Finora ho sempre risposto in privato, ma visto che l'ultima supposizione sosteneva che fossimo la Dani e io, conviene render pubblica l'identità delle spadaccine, prima che si mettano in giro strane voci. Dietro la maschera ci sono che la creatura e la Costanza, altra amica "storica" della figlia, conosciuta giusto ai tempi della scherma e ora compagna di clase al ginnasio. Anche qui, però, c'è un retroscena che vale la pena di raccontare, perchè qui c'è tutto lo spirito dell' emmetichallenge: ossia, un gioco nato per il puro desiderio di divertirsi, insieme agli amici, senza neppure l'ambizione di poter essere un contest. Certo, c'erano il regolamento e il numero zero, ma solo perchè erano essenziali alla comprensione di un meccanismo nuovo per la maggior parte di noi: ma il resto, era solo voglia di giocare- e prima lo facciamo e meglio è. Se non che, giustamente, dopo un po' avete iniziato a chiederci il banner: e a quel punto, abbiamo spulciato negli archivi delle foto di famiglia, per trovare qualcosa che rendesse l'idea di una sfida. Siccome finora non siamo soliti documentare le faide familiari con reportage fotografici, le uniche immagini che potessero evocare lontanamente la tenzone erano le migliaia di scatti con cui il marito aveva immortalato la creatura e le sue amiche al tempo della scherma e così ne abbiamo scelto una e abbiamo messo quella, "che intanto, è solo temporanea"...
Buona Domenica a tutti
Ale