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venerdì 1 aprile 2011

MTC di Marzo: il vincitore è....

araba

Al solito, le motivazioni da Tery, lo champagne da Stefania e a noi le ultime riflessioni, prima di ripartire con il prossimo turno, fra pochi giorni. 
Come dicevamo qualche post fa, non diremmo più che è stato l'mtc dei record (lo è stato) e neppure quello con il maggior numero di partecipanti (lo è stato) e neppure quello con la ricetta che poteva creare più difficoltà (è stato pure questo). Ci limitiamo a dire che è stata la sfida in cui, complessivamente, avete osato di più. Tutti, nessuno escluso: c'era chi non si era mai cimentato con i lievitati, chi lo aveva fatto e aveva detto "mai più", chi non voleva staccarsi dalla ricetta collaudata, chi non aveva l'impastatrice, chi aveva l'intolleranza. Tantìè che, sul momento, un po' di sconforto aveva preso anche noi. Ma siccome avete inventiva, entusiasmo e spirito positivio da vendere, è bastato poco per capire che una ricetta come quella di Tery non poteva essere ignorata. I risultati sono tutti qui e potete rendervi conto da soli quanto sia stato difficile giudicare, anche questa volta: neanche a dirlo, una decisione presa con fatica e quasi all'ultimo, il che, come diciamo sempre, non svilisce i meriti del vincitore, ma semmai li esalta, vista la grande qualità della concorrenza. 
E' anche l'mtc dei ringraziamenti che  mai come questa volta partono dal cuore: a Tery, prima di tutto, che ci ha regalato un post da incorniciare e un'esperienza da ricordare per sempre. Fino a due mesi fa, non conoscevamo il suo blog: oggi, non solo lo frequentiamo con regolarità, ma abbiamo anche scoperto una persona meravigliosa, genuina e spontanea, che coniuga una rara bravura ai fornelli con una grande, grandissima umiltà.
Il secondo grazie e, come sempre, a tutti i partecipanti, per le solite cose più una- e cioè il calore e il conforto da cui sono stata sommersa, in questa sfida che ha attraversato uno dei mesi più difficili della mia vita: la pazienza, l'affetto, la gentilezza d'animo che non avete mai mancato di dimostrarmi, ad ogni occasione, è qualcosa che resterà per sempre- in questo MTC e anche oltre.
E ora, tutti dall'Araba, a festeggiare!
Ci rivediamo Mercoledì 5 Aprile, con la nuova ricetta!
Ale, Dani&Giorgia

martedì 29 marzo 2011

L'Ultimo Danubio- per davvero- e poi tutti zitti che dobbiam meditare...

Collage di Picnik



Ok-ok-ok: ce lo diciamo da sole.
Stiamo diventando noiose.
Ripetitive.
Autoreferenziali.
Autocelebrative
E pure antipatiche, se vi va.
Ma come facciamo a non correre il rischio di sembrare tutte queste cose se, ad ogni fine di MTC, battete il record di ricette della volta precedente? E se lo fate con dei numeri da capogiro? E ogni volta allargando sempre di più gli spazi geografici di questo nostro gioco?
Si fa così: 
1. si evitano di contare le ricette: stavolta, ci siamo fermate a 70. Dopodichè, abbiamo messo via pallottolieri, calcolatrici, anche le nostre stesse dita e guai-guai a sapere quante sono
2. si promette solennemente di replicare, se non proprio tutto, almeno qualcosa di quanto è stato proposto, perchè a forza di stare dietro le quinte, l'occasione di imparare finisce che la perdiamo solo noi, altro che storie
3. si preparano i pdf ( e il tanto annunciato coniglio- che avevamo perso e guai a chi ride- è stato finalmente ritrovato, per cui se non è domani è dopodomani sera, che ve lo mettiamo on line e poi da lì tutti gli altri)
4. e infine, si leggono tutti, ma tutti, ma proprio tutti i post e i messaggi che ruotano intorno a questo gioco e che son quelli che ci fanno continuamente ringraziare il colpo di genio che ci è venuto quasi due anni fa e che ci ha messo in contatto con un mare di persone che mai avremmo potuto conoscere, se non con l'MTC.

il_danubio[1]


Prova ne è il messaggio con cui concludiamo la sfida di questo mese, che ci arriva da Angela, un'amica senza blog ma con una grande passione per la cucina e per i lievitati, in particolare. Stava ancora sulle sponde del Danubio, visto che non aveva ancora trovato il coraggio di lanciarsi ma, complice l'onda blu di questi giorni, ha deciso di tentare. Lo ha fatto con un'altra ricetta, per cui non può concorrere, ma le lasciamo volentieri l'onore :-) di chiudere questo giro, pubblicando le sue foto, che valgono più di mille ingredienti. (guardate la prova velo, per credere) Dal mese prossimo giocherà con noi, perchè il ghiaccio ormai è rotto e le diamo quindi il nostro benvenuto direttamente da qui.
Invece, per quanto riguarda noi (noi due e la Tery) ora ci rinchiudiamo nelle nostre stanze munite di carta, penna e un po' di riserve di viveri, per deidcarci all'arduo compito della scelta del vincitore: ne usciremo venerdì, con una giornata dedicata ai premi (non dimenticatevi quello della Dimensione Artistica della Figlia n. 1) e in serata l'apertura della busta col "the winner is"
Per ora, un mega grazie a tutti
ale&Dani

domenica 27 marzo 2011

il Danubio Elisabetta & il Danubio San Giuseppe della Vitto!

L'ultimo appuntamento con gli "anche no" di questa tornata dell'MTC porta la firma della Vitto. Che, dopo le polpette della volta scorsa (e il podio sfiorato, diciamolo, va là...), ci ha preso gusto e partecipa non con una, non con due ma con ben tre ricette di Danubio. La prima, è già stata pubblicata sulla Cucina Piccolina che, a dispetto delle dimensioni, è la cucina più affollata che si conosca- e il fatto che sian pure tutte amiche "vere" è un "di più" tutto personale, che nulla aggiunge alla straordinaria bravura di quelle ragazza, nessuna esclusa. La seconda, invece, è quella che segue, con un racconto in cui, ne sono certa, si rivredranno molte di noi, specie quelle intorno alla nostra età, che i 40 li abbiamo passati da un po'. Quelle, cioè, che sono le fiere custodi della Prima Edizione del Manuale di Nonna Papera e di tutta la trafila di ricordi del'infanzia che si ricollegano a questo ricettario delle meraviglie. Come quello che ci racconta oggi la Vitto, abbinandolo ad una ricetta che ha per lei il sapore dell'infanzia e per noi quello della condivisione: due ingredienti aggiunti che fanno delle "ricette del cuore" qualcosa di assolutamente indimenticabile e speciale. L'ultima, infine, è un omaggio a San Giuseppe, con le amarene e la crema pasticcera, roba che si sviene al solo guardarlo- e che fa benedire, a me, non già il Santo in questione, ma quel fantastico Befana Day in cui si convinse la Vitto a partecipare all'MTC: e se lei oggi dice che non può più farne a meno, figuriamoci noi....


IL DANUBIO ELISABETTA e il DANUBIO SAN GIUSEPPE  DELLA VITTO

 
 
 
Eccomi presente all’appuntamento con l’MTC! Ma come mi stò divertendo? 
Vi confesserò che non mi ero mai cimentata con questa preparazione per pura pigrizia mentale, semplicemente facevo oooooohhhhhhhhhh quando leggevo una ricetta e poi …me ne dimenticavo!!!!  
Ma come realizzarlo? L’impasto era lì bello pronto, non si doveva inventare nulla o quasi, ma la forma? Il ripieno?
All’improvviso sono stata folgorata perché era appena affiorato dalla memoria un ricordo che mi ha molto emozionato. E’ la “ricetta del cuore”, la prima vera ricetta che avevo fatto da bambina, insieme alle mie sorelle, poi rifatta tante volte da ragazze e da donne adulte.
La ricetta viene nientemeno che dal “Manuale di nonna Papera” avuto in regalo a 10 anni, prima edizione; è la “Torta Elisabetta. Torta fatta per un compleanno della mamma, la mitica nonna Ibidi che in realtà si chiama Elisabetta, fatta a più mani piccoline e pasticcione e quei fagottini tutti attaccati sono stati ribattezzati subito subito “La torta delle dita dei piedi” ….e così è rimasta in casa nostra! Versione dolce quindi, molto semplice, con ripieno di marmellata.
Voglio condividerla con voi per affetto, perché ringrazio questa bella iniziativa che mi ha riportato in un attimo all’atmosfera dei 10 anni, a pasticciare in cucina.

Stavolta la pasta è quella di Tery (ma l’originale è molto simile) e li ripieno è duplice:
Il primo con le prugne viola, una specie di marmellata, ma cotta delicatamente in modo da conservare i mezzi frutti interi in abbondante sciroppo. L’avevo preparate 2 anni fa per le crostate e ne avevo ancora un barattolo.
L’altro, in onore all’origine napoletana del Danubio, ho voluto farcirlo con la crema pasticcera e le amarene sciroppate, anche perché siamo nei paraggi di San Giuseppe e a Napoli si fanno le zeppole con questa crema e amarene …………..un grazie di cuore ad Annalù e Fabio per la ricetta delle zeppole!!!!

Danubio Elisabetta
La ricetta originale della torta Elisabetta la potete trovare QUI http://littleitalyandabitmore.blogspot.com/2010/01/torta-elisabetta-dal-manuale-di-nonna.html

Per l’impasto (Ricetta di Tery)  
ho solo sostituito lo strutto con tutto burro perché al terzo super che mi ha dato buca ho semplicemente rinunciato all’acquisto, ………….ma non è detto che non ci riprovi!
Ah, per questo ho usato esattamente mezza dose di impasto

500gr di farina (300gr manitoba, 200gr farina 00)
150gr di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all'assorbimento della farina)
3 tuorli ed 1 uovo intero
1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr)
10gr di lievito di birra
40gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
80gr di strutto + 20gr di burro (io tutto burro)

Per il ripieno DANUBIO ELISABETTA
Conserva di prugne intere (vedi sopra), ma vanno bene anche prugne secche, ammollate e cotte in un pentolino con zucchero e acqua fino a fare uno sciroppo.

Per il Ripieno DANUBIO SAN GIUSEPPE
Crema pasticcera fatta con 250 gr latte, 1 tuorlo, 50 gr zucchero, 30 gr farina
Amarene sciroppate ben sgocciolate, 2 ogni fagottino …..di quelle comprate, di quelle fatte da me ce ne sono volute 3 essendo piccolissime!.

Per impastare ho utilizzato il Ken, mettendo farina, lievito sciolto nel latte (ne ho usati 180 gr circa) e miele, lo zucchero e le uova (tutte insieme), il sale. Quando era tutto ben amalgamato ho aggiunto il burro.
Ho lasciato impastare con il gancio e mi sono distratta per cena (mai fare una cosa sola). Forse ha impastato troppo e si è scaldato, forse mi è scappato troppo latte, ma non si incordava mai ed era un po’ appiccicato alla ciotola. Alla fine mi sono stufata e ho spento lasciando a lievitare un’ora. Dopo era bellissimo, ben lievitato e gonfio!
Versato sul tavolo di legno, sgonfiato, fatto il salamotto e diviso a palline da 30 gr, ne sono venute 32, abbastanza per due teglie da 30 cm diametro.

Per il Danubio Elisabetta ho fatto i fagottini schiacciando le palline e mettendo al centro 2 mezze prugne e a quel punto mi colava sciroppo ovunque. Vanno scolate bene e non bisogna bagnare il bordo dei fagottini di sciroppo perché la pasta non si salda più. Con una marmellata soda e compatta mi sa che è più facile!
Per il Danubio San Giuseppe ho farcito i fagottini con un cucchiaino abbondante di crema pasticcera ben soda e fredda e due o tre amarene sciroppate ben sgocciolate.
Messe in teglia a lievitare nel forno trepidino per circa un’ora, spennellato di uovo (intero) battuto con poco zucchero, spolverato di zucchero semolato e infornato a 180° per 15-18 min.

Dal Danubio Elisabetta po’ di sciroppo era uscito, si è caramellato ed era delizioso, ma nell’insieme un po’ dolce, la versione con il ripieno di crema e amarene più equilibrata.
La pasta è sofficissima, per le versioni dolci forse aumenterei un po’ lo zucchero dell’impasto.
Baxi, Vitto

domenica 20 marzo 2011

Il Danubio...o forse no: la Roja di Ponente di Diana



Una delle cose per cui ricorderemo l'MTC di questo mese è il ripasso dell'idrografia della nostra penisola: di sicuro c'entrano le celebrazioni del 17 marzo, che hanno colorato di bianco-rosso-verde il fiume che, da Strauss in poi, è diventato più blu di tutti gli altri. Ma di fatto, mai come in questa tornata, l'aggancio al territorio è stato fatto attraverso i corsi d'acqua che scorrono nelle zone di provenienza degli ingredienti che sono stati usati. Epperò, quando ho letto il nome con cui Diana ha voluto battezzare il suo Danubio, un po' di sussulto l'ho avuto: in primis, per l'amore che nutro nei confronti della nostra terra- la Liguria- ed in particolare per certe zone, dimenticate dai percorsi turistici e del tutto atipiche rispetto all'immagine che, volenti o nolenti, le deliziose cittadine rivierasche imprimono in chi ligure non è: non solo mare, mi verrebbe da dire, ma un entroterra "selvatico", una montagna che nulla ha da invidiare agli altri crinali alpini e un'idrografia povera ma bella, che nel corso dei secoli ha modellato il paesaggio lasciandoci scenari da mozzare il fiato- e la Val Roja, nell'imperiese, non fa eccezione. 
Il secondo motivo, più personale, è che se mai dovessi descrivere Diana, la descriverei proprio così: come un torrente ligure in piena, che gorgoglia e spumeggia, anche se gli son toccati corsi più impervi degli altri suoi fratelli, ed è più facile che, dietro l'angolo, ci sia di nuovo un ostacolo da affrontare, che non un comodo letto su cui lasciarsi andare. Oppure, l'ostacolo di un fiumiciattolo amico, a cui portare le proprie acque perchè in due, si  sa, si lavora meglio. E con Diana, poi, si finisce sempre per scorgere un raggio di sole- che magari non è nel tuo cielo, ma nella forza di questo torrente infaticabile che il tuo cielo, in un giorno fortunato, ti ha fatto il dono di incontrare.

LA ROJA DI PONENTE DI DIANA
Il nome di questa ricetta riporta forse alle onde del Danubio?........ visto che probabilmente è cosi' allora io ho deciso di chiamarlo Roia, perché il fiume che scorre, vicino a noi e solo per circa 60km dal territorio francese a quello italiano, è piuttosto impetuoso (quando c'è acqua) e quindi non si vedono onde morbide e sinuose ma vere e proprie onde crestate di spuma bianca... come il mio Roia che prima di essere infornato è tutto bitorzoluto!! Speriamo che la lievitazione  lo renda almeno un po' piu' presentabile!
INGREDIENTI:
500gr di farina in totale di cui
300gr manitoba del Molino Taramazzo
200gr farina 00 Rieper
150gr di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all'assorbimento della farina)
3 tuorli ed 1 uovo intero
1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr)
10gr di lievito di birra
40gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
100gr di burro (ho sostituito lo strutto, poichè non lo trovo come vorrei, con il burro in pari quantita')
1 cucchiaio di pate' d'olive taggiasche
2 cucchiai di concentrato di pomodoro di Mazara del Vallo (grazie Silvana!)
per il ripeno:
con la pasta al pomodoro: cacciotta - acciughe sott'olio - pomodori secchi sott'olio
con la pasta al patè di olive: cacciotta - acciughe sott'olio - olive verdi denocciolate
 PREPARAZIONE:
Ho preparato la pasta come indicato nella ricetta di Tery, l'ho divisa in due parti uguali di circa 465 gr l'una e ad una parte ho aggiunto il concentrato di pomodoro e all'altra il patè di olive.
Ho fatto riposare in forno spento con luce accesa per 2 ore circa i due impasti, ho poi formato i due filoncini e ritagliato a pezzi da 30gr.ciascuno, li ho appiattiti e appoggiato ai due impasti le relative farce, chiuso per bene e rimessi a lievitare per altre 3 ore.
Ho spennellato con il tuorlo d'uovo a cui avevo mescolato un po' di latte, finito con origano tritato sul danubio al pomodoro e pinoli su quello con olive.
Infornato a 170° per 45 minuti.

domenica 6 marzo 2011

Ancora sull'MTC...

mtc- banner marzo


Insomma, questo Danubio vi piace proprio... è da ieri che salto dal blog a Facebook alla casella di posta, rispondendo a commenti, domande, spunti e discussioni ed è da ieri che devo confessare la mia ignoranza in materia. Fino a qualche anno fa, per me "donna del Nord" il Danubio era solo un fiume (e che fiume!): è stato solo con la frequentazione dei primi forum di cucina che ne ho scoperto l'esistenza e, col passare del tempo, mi sono anche cimentata in qualche ricetta. Con grande titubanza, a dir la verità, perchè l'allora mia "socia" in catering&Co era sposata ad un napoletano verace e questi lievitati erano "cosa sua": e hai voglia a pensare il contrario, viste le meraviglie che uscivano dalle sue mani: tortani, babà dolci e salati, pizze e tutto quanto viene sfornato in questa regione e che, da noi, non faceva tempo ad arrivare sui buffet che già bisognava provvedere a riempire di nuovo i vassoi. Il Danubio, neanche a dirlo, subiva la stessa sorte: passata la titubanza iniziale (dal "cos'è?" al "come si mangia?") ci si fiondavano tutti in stile cavallette e a noi noi restava che raccontare ai parenti e agli amici di quanto buone erano queste palline di pan brioche ripiene di ogni ben di Dio. Il marito si prendeva qualche vendetta descrivendomi i buchteln triestini ed è proprio durante un botta e risposta di questo tipo, ieri su FB, che Mariella ha avuto la cortesia di raccontarci la vera storia del Danubio napoletano, dalle origini ai giorni nostri. Eccola qui: 

"Posso raccontarvi come è nato il Danubio? Questo "fiore" di briochine farcite viene creato dalla pasticceria Scaturchio, una vera istituzione a Napoli e famosa anche fuori dai confini della città. Il suo fondatore, Giovanni, era arrivato, a 13 anni, dalla natia Calabria (la Calabria,alla fine, in qualche modo c'entra), per raggiungere i due fratelli più grandi, che già lavoravano nel campo della pasticceria. Inizia il suo apprendistato, ma arriva la prima Guerra Mondiale e gli tocca partire per il fronte,insieme agli altri “ragazzi del ‘99”. Lì,nonostante la guerra, ha modo di conoscere Marianna, una ragazza austriaca, che, una volta finita la guerra, sposerà e porterà con sé a Napoli. Ben presto nasce Ivanka, la prima di sei figli e Giovanni decide che è tempo di mettersi in proprio, lascia il fratello presso cui lavora ed apre una sua pasticceria, nella storica sede di Piazza S. Domenico Maggiore. La pasticceria inzia a farsi un nome, grazie alla elevata qualità dei suoi prodotti e grazie ad una specie di grande cioccolatino, chiamato “ministeriale” ( il quale ha anch’esso una storia affascinante,ma, magari,ve la racconterò un’altra volta).In questo fervore creativo, Giovanni, ispirandosi ad una preparazione dolce,diffusa in tutta la Mitteleuropa, crea anche il Danubio, decidendo di chiamarlo così, in onore del Paese di origine della moglie" . Da quel momento, inizia la “marcia trionfale” del Danubio, che abbandonerà l’ombra del Vesuvio, e lo porterà ad  affermarsi come una preparazione di sicuro gradimento per buffet e ricevimenti in tutta Italia"
Mariella Di Meglio

E già che siam tornati sull'emmetichallenge, ne approfitto per un chiarimento e una risposta ad una domanda che ogni tanto ritorna. 
Il chiarimento riguarda i meccanismi di voto: voi, come sempre, siete squisiti e non avete mai chiesto nulla, anche quando vi abbiamo informato della nostra decisione di aggiungere come giurato il promotore della ricetta della sfida, però a noi piace essere chiare, a maggior ragione in questo caso. Per cui, aprite bene le orecchie che faccio la spiega...
Per i molti nuovi iscritti, in principio era la Giuria, formata solo da noi due, con giudizio insindacabile e incontestabile e punto: la cosa poteva avere senso solo fino a quando fossimo state noi a proporre le ricette, perchè ne conoscevamo trucchi e segreti. Ma quando il testmone è iniziato a passare di mano, ci è sembrato doveroso, prima ancora che corretto, coinvolgere anche il vincitore della sfida, proprio per i motivi di cui sopra: è chi propone la ricetta che ne possiede le chiavi per la buona riuscita e nessun altro meglio di lui/lei può giudicare nel merito. Dalla terza sfida in poi, quindi, la giuria è composta da due membri fissi (la Dani ed io) e un terzo "variabile", che cambia tutti i mesi, vale a dire il vincitore della sfida:. E questa, la teoria. Dal punto di vista pratico, invece, funziona così: una volta arrivate tutte le ricette in concorso, sia noi che il terzo giudice stiliamo un elenco delle proposte che ci sono piaciute di più. Dopodichè, confrontiamo e teniamo solo quelle che abbiamo in comune. Se, per esempio, a noi due fossero piaciute le ricette numenro 1,2,3, e al Giudice quelle 2,3,4, verrebbero scartate la 1 e la 4 e il giudizio riguarderebbe solo la 2 e la 3. A questo punto, la palla passa interamente nella metà campo del terzo giudice. Possiamo dargli conforto morale, ascoltare i suoi smoccolamenti, non battere ciglio quando si chiede disperato "perchè-perchè-perchè ho vinto l'emmetichallenge?????" ma sul giudizio non mettiamo becco. Nada de nada. 

MTChallnge- bannerL'ultima cosa riguarda una domanda che ci fate da un po'- e cioè chi sono le fanciulle che tirano di spada nel banner dell'emmetichallenge. Finora ho sempre risposto in privato, ma visto che l'ultima supposizione sosteneva che fossimo la Dani e io, conviene render pubblica l'identità delle spadaccine, prima che si mettano in giro strane voci. Dietro la maschera ci  sono che la creatura e la Costanza, altra amica "storica" della figlia, conosciuta giusto ai tempi della scherma e ora compagna di clase al ginnasio. Anche qui, però, c'è un retroscena che vale la pena di raccontare, perchè qui c'è tutto  lo spirito dell' emmetichallenge: ossia, un gioco nato per il puro desiderio di divertirsi, insieme agli amici, senza neppure l'ambizione di poter essere un contest. Certo, c'erano il regolamento e il numero zero, ma solo perchè erano essenziali alla comprensione di un meccanismo nuovo per la maggior parte di noi: ma il resto, era solo voglia di giocare- e prima lo facciamo e meglio è. Se non che, giustamente, dopo un po' avete iniziato a chiederci il banner: e a quel punto, abbiamo spulciato negli archivi delle foto di famiglia, per trovare qualcosa che rendesse l'idea di una sfida. Siccome finora non siamo soliti documentare le faide familiari con reportage fotografici, le uniche immagini che potessero evocare lontanamente la tenzone erano le migliaia di scatti con cui il marito aveva immortalato la creatura e le sue amiche al tempo della scherma e così ne abbiamo scelto una e abbiamo messo quella, "che intanto, è solo temporanea"... 
Buona Domenica a tutti 
Ale
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