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mercoledì 21 marzo 2012

My Nan's Clement's Cake per un tè con Jamie Oliver

Preliminare momento di tolleranza, sotto gli effluvi dei buoni sentimenti del post di ieri.
Se leggo ancora una volta "the" al posto di "tè" prendo un bazooka e faccio una strage.

Jamie Oliver collage

venerdì 3 settembre 2010

I have a dream...- biscotti alla rosa

biscotti alla rosa


"Nel 2050 spero che si mantenga la buona cucina, quella della tradizione, che usa prodotti locali e di stagione a kilometro zero. Immagino un ritorno al passato che ci farà fare grandi passi avanti: ricominceremo tutto da capo, con piccoli negozi che vendono prodotti di nicchia ... Sarà il momento della vecchia drogheria sotto casa dove comprare mezzo litro di latte e mezz'etto di prosciutto ... La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale, perchè la drogheria sarà cablata e computerizzata e i prodotti certificati igenicamente perfetti" (Davide Oldani)
da http://blog.gamberorosso.it/cittadelgusto/

io voglio crederci.
E voi?


BISCOTTI ALLA ROSA
liberamente ispirata a Il Libro d'Oro dei Biscotti

biscotti alla rosa

La libera ispirazione è dovuta al fatto che, così com'erano nell'originale, non mi ispiravano molto. Mi piaceva l'idea dell'impasto- farina, burro e panna- ma la farcia non mi andava per niente. E così, ho fatto qualche modifica e il risultato è quello che vedete in foto. Il pregio assoluto di questi biscotti è dovuto al fatto che in 20 minuti al massimo sono pronti: la ricetta dice di far riposare l'impasto per mezz'ora, ma nel mio caso non è stato necessario, visto che ha mantenuto una consistenza quasi elastica per tutta la lavorazione. In più, pur non essendo propriamente una frolla, col riposo acquista in fragranza e sapore, tanto che, in un primo momento, li avrei chiamati "biscotti da dimenticare"...

per una dozzina di biscotti
150 g di farina 00
60 g di burro freddo tagliato a pezzettini
4 cucchiai di panna da montare (ovviamente, non montata)
io ho aggiunto anche un pizzico di sale

Impastate burro e farina, prima con la punta delle dita e poi velocemente anche col palmo, in modo da amalgamare i due ingredienti: aggiungete a mano a mano la panna e quando avrete ottenuto un impasto omogeneo, mettete in frigo a riposare per mezz'ora.
Nel mio caso, come ho scritto, non è stato necessario perchè la consistenza della pasta era perfetta: quindi, ho proceduto subito all'operazione successiva
Stendere la pasta con un mattarello sulla spianatoia leggermente infarinata, allo spessore di mezzo mm e con un tagliabiscotti rotondo ricavarne i biscotti. Dovreste ottenerne circa 24
Disporli in una teglia da biscotti rivestita di carta da forno e infornare a 160 gradi (modalità statica) per 15 -20 minuti. La superficie non deve assolutamente brunire

Preparare una glassa densa con zucchero a velo e acqua di rose: 100 g di zucchero a velo e poche gocce di acqua di rose, mescolando bene. Aggiungete il liquido goccia a goccia (una goccia dopo l'altra) sempre mescolando, fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Se volete aggiungere un colorante, se è in pasta, non ci sono problemi; se è liquido, invece, state attenti, perchè potrebbe rovinare la consistenza della glassa
Per esempio, in questo caso la mia intenzione era di colorarli di rosa. Ma a lavori fatti e soprattutto a zucchero a velo finito mi sono accorta che il colorante rosa che avevo a disposizione era liquido. E così, ho rimediato con il rosso, in pasta. Sembrano scemenze, ma tant'è... non so quante glasse e fondenti ho riciclato altrove, per colpa di quisquilie come queste.

Quando i biscotti sono freddi, li farcite, li decorate e lasciate indurire lo zucchero. Dopodichè, sono pronti. E' meglio mangiarli il giorno dopo, conservandoli in una scatola di latta.
Ovviamente, sono più indicati per una festa di bambini che non per una colazione di adulti: ma questo, forse, lo avevate già intuito da soli.

ciao
ale



lunedì 30 agosto 2010

Nigella's Gingerbread.... ad agosto????

gingerbread

Mettiamola così: attacco di cucina compulsiva. Di quelle che "lo-devo-fare-assolutamente", eccchissenefrega se fuori co son trenta gradi, se vanno tutti al mare, se dovrai arrampicarti sugli specchi per dare uno straccio di spiegazione plausibile, che quanto meno ti faccia ancora apparire "strana" agli occhi degli amici e non "da ricovero immediato".
Mai successo?
A me sì, un sacco di volte. E l'ultima, proprio sul finire della vacanza, mentre eravamo a Bath.
Prima, però, un passo indietro.
E' da quando eravamo piccole che ad ogni viaggio mia mamma ci portava nei supermercati del posto in cui ci si trovava. Non che trascurasse il resto, tutt'altro: è che il supermercato costituiva un passaggio obbligato del nostro ruolino di marcia: museo-cattedrale- centro storico- super, con l'ordine che poteva variare ma i fattori che rimanevano sempre quelli. Dopodichè, iniziava la perlustrazione di tutti gli scaffali, con la stessa attenzione con cui, fino ad allora, avevamo perlustrato i corridoi delle pinacoteche o le navate delle chiese e poi si finiva inevitabilmente alle casse con carrelli pieni di prodotti allora da noi introvabili come la polenta bianca, le farine con vari semi, zuccheri dagli strani colori e spezie di ogni tipo, a rimpinguare lo scomparto del "famolo strano" della nostra dispensa.
Negli anni, le cose sono rimaste uguali: anche se, via via, ampliavamo il raggio dei nostri viaggi, il giro al supermercato rimaneva lo stesso- così come la stessa era l'incavolatura di mio padre, quando ci vedeva uscire cariche di borsine - "e cos'è che avete comprato, questa volta, possibile che a Genova non ce le abbiamo, 'ste cose, mi spieghi dove le metto???" e via dicendo.
E così, quando ho cominciato a viaggiare da sola, in un modo ovviamente differente da quello dei miei genitori, questa abitudine l'ho mantenuta : in qualsiasi posto vada, la prima cosa che controllo sono gli orari del super più vicino e su questi mi regolo per tutto il resto. Non solo: nei posti che conosco meglio vi so anche dire "dove" comprare "cosa" e se siete particolarmente fortunati, oltre che il nome della catena, vi dò anche l'indirizzo. Volete farvi una scorta di Twinings? Andate alla Tesco, in Gran Bretagna: ve lo tirano dietro. E così per le spezie per i Lebcucken o le senapi aromatizzate e la creme fraiche: non vi dico che son pure aggiornata sui tre per due, ma non è detto che col tempo ci arrivi.
Insomma, per farla breve, non eravamo ancora arrivati a Bath che già mi ero fiondata in un WHSmith, che svendeva l'opera omnia della Nigella, facendo perdere un quarto d'ora ad una scaletta già risicata e suscitando il sarcasmo del marito ("Carola, la mamma mi ha fatto risparmiare anche stavolta, come siamo fortunati"); e quindi stavamo correndo come dei forsennati verso le terme quando, all'improvviso, mi viene in mente che, proprio dietro al punto in cui ci trovavamo in quel momento, vent'anni fa c'era un mega supermercato.
Sebbene normalmente abbia il senso di orientamento di un piccione viaggiatore morto (altro battutone del marito, su, su, ridete), i negozi li becco tutti alla prima. E così è stato anche stavolta, con un Waterstone modello centro commerciale, con una food hall da far paura.
"Il Waterstone è quello delle conserve", ho replicato alle obiezioni del marito, con la stessa fermezza con cui i martiri prendevano la via del supplizio, e tempo un quarto d'ora avevo scorte di salse alla menta, composte di mirtilli rossi, paste di zenzero, crema di horseradish and so on tanto che, mentre ero in coda alle casse, notavo con soddisfazione di essere stata nei tempi.
Se non che, per ingannare l'attesa, ho aperto a caso un libro a caso della Nigella, alla pagina del Gingerbread, uno dei dolci più amati da mia figlia, che io ho sempre fatto con quello che il mercato genovese mette a disposizione. Mentre ora avevo l'occasione di rifornirmi di tutto, nientemeno che con la stessa Nigella a farmi da guida... ma quando mi capitava più?
e così, son tornata indietro, ho recuperato tutto quello che serviva e, una volta a casa, ho acceso il forno, per produrre the Real Homemade Gingerbread. In casa, c'era un profumo di attesa, con lo zenzero a ricordare il Natale e mia figlia che si torceva le mani - dai mamma, solo una fettina- mentre il dolce raffreddava sulla gratella, veniva ricoperto di glassa e poi messo sul tavolo "che fino a quando non è pronto, non si taglia". Mi sembrava di essere tornata indietro di dieci anni, quando lei era piccola e la cucina era il posto tutto per noi, dove ci prendevamo cura l'una dell'altra, io preparandole le cose che più le piacevano, lei ricompensandomi con sorrisi sdentati e baci appiccicosi- e quando ho affondato il coltello nella torta, per offrirle la prima fetta, ero intenerita e commossa.
"Ecco, amore, tutta per te"

nigella's gingerbread

"bleahhhh, che schifo.... ma questo non è il pan di zenzero che fai tu! Questo fa vomitare!!"
Lo assaggio: non fa vomitare, tutt'altro. Ha un gusto pregnante, deciso, pungente, come tutti i gingerbread che si preparano in casa da una certa latitudine in su, quando con il sapore forte dello zucchero muscovado ci si cresce, sin da bambini. Per i nostri palati, da poco avvezzi al solo zucchero di canna, l'impatto è brusco, ma hai voglia a spiegarle che è solo questione di farci l'abitudine: "a me piace quello che fai tu"
E per una volta che "mamma 1- resto del mondo 0", non insisto. Per cui, tornerò alla mia vecchia, collaudata e amatissima ricetta. Ma per quella, aspettiamo Natale...

NIGELLA'S GINGERBREAD
da How to be a Domestic Goddness

gingerbread

mezza tazza più due cucchiai di burro- 145 g di burro
mezza tazza più due cucchiai di zucchero muscovado scuro-circa 130 g
3/4 di tazza di corn syrup: il corn syrup è uno sciroppo di mais che da noi si trova in qualche negozio biologico. L'ho sempre sostituito col miele di castagno, andando molto ad occhio nelle dosi: qui potrebbero essere circa tre cucchiai
3/4 di tazza di melassa- 180 g.
2 cucchiaini di zeznero fresco, grattugiato fine
1 cucchiaino di cannella
1 tazza più due cucchiai di latte (250 ml)
2 uova grandi, leggermente sbattute
1 cucchiaino di lievito in polvere, fatto sciogliere in due cucchiai di acqua tiepida
2 cup di farina - 250 g

per la glassa
1 cucchiaio di succo di limone
100 g di zucchero a velo setacciato
1 cucchiaio di acqua tiepida
(apro e chiudo: con queste dosi, viene una glassa troppo liquida: se la volete compatta, come nella foto, partite da un cucchiaino d'acqua e uno di limone: se è il caso, avete tempo ad aggiungere quello che manca)

Sciogliere il burro con lo zucchero, il corn syrup, la melassa, la cannella e lo zenzero, in una pentola capace e , fuori dal fuoco, aggiungere le uova, il lievito con la sua acqua e il latte. Mescolare bene e aggiungere la farina, incorporandola perfettamente al composto: dovrete avere un impasto molto liquido. Riempite uno stampo da plum cake da un litro, rivestito di carta da forno e infornate a 180 gradi per 45 minuti o anche qualcosa di più: eventualmente, coprite la superficie con un foglio di alluminio. Fate la prova stecchino: se esce umido, ma non bagnato, è cotto
Lasciar raffreddare cinque minuti nello stampo, poi trasferire il cake su una gratella e lasciarlo raffreddare completamente.
Preparare la glassa
Setacciate bene lo zucchero a velo in una terrina.
Consiglio sempre di tenerne un po' a portata di mano, perchè è facile che se ne debba aggiungere ancora, in corso d'opera. Aggiungete qualche goccia di succo di limone e un cucchiaino d'acqua e iniziate a mescolare rapidamente: dovrebbe formarsi una glassa molto densa. A questo punto, sta a voi decidere come procedere, aggiungendo un po' di liquido per diluirla o no. Se propendete pe la prima ipotesi, aggiungete acqua goccia a goccia- e mescolate dopo ogni goccia. Sono un po' noiosa, su questo punto, ma bastano pochi ml in più per trasformare la glassa da densa a liquida. Se dovesse succedervi, niente paura: basta aggiungere zucchero.
Glassate il dolce, lasciate asciugare e servire.
Perfetto per l'ora del te
A stasera, per la Scozia
ciao
Ale


venerdì 30 ottobre 2009

Plum Cake al Mandarino

di Alessandra


scroll down for the English Version

miste cibo 042

Non so cosa mi sia preso in questi giorni, ma mi son messa a cucinare cose che preparavo quindici anni fa, quando alla passione - già allora sconfinata- per la cucina non corrispondeva ancora un'altrettanto immensa volontà di sperimentare e una abilità sufficiente per preparare una cena degna di questo nome, portata più, portata meno. Siccome, però, cucinare mi toccava già allora, mi ero specializzata in pochi piatti, che venivano preparati a turno, di cui all'epoca andavo fiera e che oggi rievoco con sincero orrore: c'era il filetto al pepe verde con mezzo litro di panna sopra, i salatini fatti con la sfoglia del banco frigo, la bresaola condita con la rucola e il grana, la torta "dei vasetti", la torta di mele ( alta mezzo cm) , il roast beef ai tre pepi (rigorosamente troppo cotto) e questo plum cake al mandarino, di tutte di gran lunga la preparazione più frustrante. Mi veniva sempre schiacciato, in stile ciabatta, crudo dentro e stracotto fuori, e ogni volta che lo infornavo mi chiedevo se mai sarebbe arrivato il giorno in cui sarei riuscita a prepararne uno alto, soffice, umido e porfumato come quello che si intuiva fosse il dolce della foto.
Ovviamente, quando arrivò quel benedetto giorno, il plum cake al madarino era stato bello che dimenticato, surclassato dalle mode che imponevano a questo tipo di dolce di profumare di spezie esotiche, di assumere un colorito verdognolo e un retrogusto di refrescume ( è finita, l'epoca del tè matcha, o dura ancora????) e, soprattutto, di variare un dosaggio antico e confortante,nella sua semplicità, con proporzioni e ingredienti che, della tradizione, se ne facevano un baffo. Io ho provato tutto, giuro- e alla fine, non so come, sono tornata ai vecchi ricettari, dove il plum cake era quello con "tanta farina quanto burro e quanto zucchero", con l'uvetta, i canditi e il tè per goderselo meglio. Certo, le variazioni sul tema me le concedo, eccome: ma lo spartito resta quello e gli intrusi devono avere le carte in regola per partecipare: armonizzarsi con il resto, valorizzarne il sapore, essere freschi e di stagione. E visto che sui banchi di Cartier, l'altro giorno, sono spuntati i mandarini, non ho resistito: ho chiuso gli occhi davanti al cartellino del prezzo e ho fatto un profumato tuffo nel passato....
PLUM CAKE AL MANDARINO

miste cibo 034

Ingredienti per uno stampo da un litro

250 g di farina 00
250 g di burro morbido
250 g di zucchero semolato
4 uova
4 mandarini
un bicchierino di mandarinetto ( o Cointreau)
1 bustina di lievito vanigliato

Per la glassa
250 g di zucchero a velo
qualche goccia di succo di mandarino
Montate il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un impasto spumoso. Aggiungeteci le uova, ad una ad una, sempre montando, il bicchierino di liquore , la scorza grattugiata di due mandarini e, infine, la farina setacciata col lievito.
Imburrate bene una teglia antiaderente da plum cake e riempitela con metà del composto. Disponetevi sopra gli spicchi dei mandarini, pelati a vivo, e ricoprite con il restante impasto.
Infornate a 190 gradi per almeno 45 minuti ( ma anche un'ora, in certi casi) Se dovesse scurire troppo, coprite la superficie con un foglio di alluminio.
Aspettate che si sia raffreddato, prima di sformarlo.
Quando è completamente freddo, glassatelo, dopo aver mescolato lo zucchero con pochissime gocce di succo di mandarino.
E' perfetto per la colazione del mattino o per l'ora del tè


  • Contrariamente a quanto si crede, la vera origine del Plum Cake è tedesca: si trattava di un dolce di prugne (e qui si spiega l' altrimenti incomprensibile "plum") piuttosto basso, più simile ad una crostata che a questo dolce alto e soffice. Furono gli Inglesi, però, a rielaborarlo successivamente, sostituendo, oltre all'impasto, anche la frutta: non più le prugne, ma uvetta e canditi, fissandolo nelle forme in cui è arrivato sino ad oggi
  • Per quante ricette girino sui siti e sui testi, la ricetta originale è una specie di 4/4: stesse dosi di burro, zucchero, farina e uova. Per chi non ha voglia di pesare le uova, grosso modo 4 uova corrsipondono a 250 g/ 3 a 175 e così via. Esistono viarianti con uova e tuorli ( in questo caso, 2 uova e 2 tuorli), approvate e concesse
  • Il vero segreto per la buona riuscita di un plum cale è montare bene il burro: non si dovrebbero sentire più i granelli dello zucchero, si diceva una volta: anche se nessuno è più così fiscale, usate le fruste elettriche per almeno 7-8 minuti, prima di aggiungere gli altri ingredienti
  • La cottura è un'altra nota dolente, per via della forma alta e stretta dello stampo : forno statico, 190 gradi, dai 45 minuti all'ora. Deve uscire umido all'interno, ma non crudo (prova stecchino). Come già detto, coprite la superficie con un foglio di alluminio, nell'ultimo quarto d'ora, se vi sembra che scurisca troppo.
Nient'altro, direi...
Buon Appetito
Alessandra

English Version

TANGERINE PLUM CAKE

miste cibo 036


Serves 8 to 10

250 g of flour 00
250 g of soft butter
250 g of sugar
4 eggs
4 tangerines
a little glass of tangerine liquor (or Cointreau)
2 tsp of baking powder

For frosting
250 g of icing sugar
few drops of mandarin juice

Using an electric mixer, beat butter and sugars until light and fluffy. With mixer on low, beat in eggs, one at a time, until incorporated; beat in the glass of liquor, two tangerines zest and, at last, the flour sifted with baking powder. Grease well a non-stick pan from plum cake and half fill with the compound. Put over segments of the mandarins, peeled raw, and cover with the remaining dough. Bake at 190 degrees for about 45 minutes (but an hour, in some cases), until cake is golden ; loosely tent with aluminium foil and bake until cake pulls away from side of pan and a cake tester inserted in center comes out clean. Let cake cool completely in pan. Run knife around cake edge and remove cake from pan. Dust with icing before serving.
This cake is perfect for morning breakfast or for tea time
Buon Appetito
Alessandra

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