il pdf dell'Emmetichallenge di Novembre, dedicato al Coniglio alla Cacciatora.
Dopo soli 5 mesi di ritardo, intendiamo dire.
Ale,Dani&Giorgia
Valeria lo chiama Furio- il marito di Magda, per intenderci, alludendo alla precisione quasi maniacale che lo contraddistingue. Noi, per contro, che di questa precisione godiamo solo i frutti, lo chiamiamo Archimede e lo candideremmo di diritto al Nobel per la tecnoglogia in cucina. Perchè se ci fanno i complimenti per la precisione delle fette del nostro pancarrè, lo dobbiamo al suo "affettafette perfetto" e se il nostro carpaccio di polpo si taglia come un grissino- tranquilli: è tutto merito del suo pressapolpo che tutto ha da insegnare a quelli dei professionisti. Senza contare che cosa combina quando è in cucina. Con tutta che ormai è passato più di un anno, i miei amici genovesi ancora ricordano le sue sarde in saor, mio marito si addormenta pensando alle sue trippe e dopo l'ultima performance senese è per tutti "L'Uomo della Jota". In più, vi fa spanciare dalle risate, come potrete accorgervi dalla simpatia che trapela dal suo post: insomma, checchè ne dica Valeria, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Solo che così perfetto, riuscirebbe solo a lui!
IL CONIGLIO IMBRIAGO AL PROSECCO DI GIORGIO
Mia moglie (Valeria, la fornaia di casa) partecipa a questo contest di menuturistico. Poichè questo mese la ricetta ha per soggetto un secondo piatto che lei non ama fare ha pensato bene di "incastrare" il sottoscritto senza fornirmi alcuna spiegazione, sennonché dovevo preparare un coniglio che avesse una marinatura alcolica.
Che cosa potevo mai inventarmi per un coniglio trevigiano?
Ma di ubriacarlo nel prosecco, naturalmente!
Dal macellaio poi, mentre acquistavo il coniglio, ho visto del bellissimo fegato di manzo, ed ho pensato di aggiungerlo nel sugo: ecco perché il sottotitolo della ricetta è “ci vuole fegato per ubriacare un coniglio”!!!
Per il prossimo mese non pensatevi vi prego ad un altro piatto di secondo: io sono più bravo ad inventare il taglia fette, il pressa polpo, l’appendi panettoni, l’incubatrice o camera di lievitazione…ma inventarmi anche una ricetta al mese, eh no! Sono un povero pensionato io…libero dal lunedì al venerdì e…sotto padrone(a) il sabato e la domenica…
Comuque mi sono divertito.
Alla prossima,
Giorgio (alias Furio, alias Archimede)
Ci vuole fegato per ubriacare un coniglio.
Ingredienti:
1 coniglio a pezzi (circa kg.1,500)
250 gr. fegato di manzo
1 bottiglia di prosecco
1 carota, 1 costa di sedano, 1 cipolla
erbe aromatiche e spezie a piacere
farina zero q.b.
olio EVO q.b.
sale & pepe (meglio chili livello 8)
Mettere in una terrina le verdure tagliate grossolanamente, le spezie e gli aromi (io ho usato chiodi di garofano, ginepro e alloro) il coniglio tagliato a pezzi, il prosecco e lasciare a macerare per 5-6 ore. Al momento di andare in cottura estrarre la carne, asciugarla, rosolarla in una padella antiaderente... a secco per eliminare l’acqua che contiene.
Togliere le verdure della marinata e filtrare il vino. Poi un pezzo di coniglio per volta immergerlo nel prosecco e passarlo nella farina (anche più di una volta, perché deve essere abbondante).
In una casseruola bassa e larga che possa poi contenere tutta la carne, far soffriggere nell'olio le verdure della marinata ben tritate e le frattaglie del coniglio. Quando il soffritto sarà pronto aggiungere la carne che avete scottato e infarinato, salare e pepare (chili 8).
Rosolare bene e aggiungere il prosecco (meglio se riscaldato).
In una padella con altro olio EVO rosolare il fegato di manzo tagliato a quadrettoni e incorporarlo successivamente nella teglia del coniglio.
Cuocere per un’ora o poco più coperto, controllando che non si attacchi la carne al fondo, perché la farina addensandosi diventa cremosa.
Verso fine cottura togliere il coperchio e lasciare evaporare qualche minuto, se ritenete che il liquido sia troppo.
Regolare di sale e pepe (chili 8)... e servire con una bella polenta gialla.

In quegli anni (60/70) in toscana c’è stata una forte epidemia di mixomatosi , in campagna veniva chiamata semplicemente la malattia del coniglio “co’ i’ capone”; in casa nostra, per questo motivo, non entravano se non proprio estremamente sicuri che fossero esenti da tale malattia; vi era inoltre la credenza che nei negozi vendessero per conigli anche qualche gatto, perciò, a tavola, carne di tutti i tipi ma conigli pochi.Quando mi sono sposata ho trovato nuove consuetudini ed abitudini alimentari, ma di coniglio sempre poco e quelle poche volte arrostito …. anche troppo. L’uomo dopotutto è figlio delle abitudini; in seguito, vedendo alcune ricettine sfiziose, ho provato a reinserirlo nell’alimentazione anche se con scarso successo, infine, dopo il master su “animali esotici da compagnia”, in casa Brandi si va a caccia di selvaggina varia ma i conigli sono vietati (così come sono mal tollerate le lepri…sempre di conigli si parla, anche se selvatiche …) perché ovviamente si curano e non si mangiano; allora se voglio partecipare al contest vi dovete accontentare di un pennutissimo
Fagiano alla cacciatora con spuma di petto spalmabile
Ingredienti:
1 fagiano
½ Kg. pomodorini ciliegia
1 manciata di olive nere
alloro, rosmarino, bacche di ginepro, cipolla e aglio
vino bianco circa ¾ di litro
gin un bicchiere e mezzo
acqua circa ½ litro
burro una grossa noce
panna montata una cucchiaio da minestra colmo
sale e pepe
I^ fase
Per prima cosa aspettare che il coniuge, da una battuta di caccia, porti almeno un fagiano, dopodiché ben spennato, bruciacchiato, frollato e lavato è pronto per.
la marinata:
In una ciotola, metto il fagiano, vino bianco, acqua, un bicchiere di Gin, una cipolla divisa in 4 parti, alloro, rosmarino, ginepro, e lascio in infusione circa 4 - 6 ore, passato questo tempo taglio il fagiano a pezzi, avendo cura ti togliere il petto ed il tutto è pronto per
II^ Fase
la rosolatura:
in un tegame con solo olio extra vergine d’oliva metto il fagiano a pezzi (escluso il petto) e faccio rosolare ben bene, poi aggiungo rosmarino, alloro, aglio in camicia e bacche di ginepro, mescolo il tutto e sfumo con un bicchiere di vino bianco e gin; a questo punto metto il petto e lo faccio cuocere brevemente poi lo tolgo, a questo punto aggiungo i pomodorini tagliati in due portando a cottura con qualche cucchiaiata di brodo, alla fine aggiungo le olive nere aggiusto di sale e pepe giro il tutto e la prima parte è fatta.
III^ Fase
La spuma di petto spalmabile
Riprendo il petto, lo taglio a cubetti e lo metto nel mixer con un pezzo di burro, una cucchiaiata di gin, un trito di aghi di rosmarino e frullo il tutto, aggiungo una cucchiaiata colma di panna montata ben ferma e formo delle querelle da spalmare sui crostini (fucili con la pasta da focaccia)….:
IV^ fase
Il piatto finito
Prendete 23 cromosomi ischitani
Aggiungetevi una passione dirompente per la cucina, il coraggio di mettersi in gioco, l'entusiasmo, la tenacia, la volontà di una donna speciale ed avrete Mariella, in carne ed ossa. Lei è una di quelle che ce l'ha fatta: che ha provato a trasformare l'amore per la cucina in una professione, lanciandosi quando altri si sarebbero nascosti dietro giustificazioni confortanti ("è troppo tardi- non ne vale la pena- di questi tempi- tengo famiglia"), aprendo un ristorante "vero", nel quale ogni sera i suoi piatti hanno preso vita per qualche anno. Le soddisfazioni non sono tardate, la critica gastronomica si è accorta di lei ed anche se oggi quest'avventura è finita, per noi Mariella rappresenterà sempre la prova di come bravura, talento, sacrificio e un pizzico di follia siano un viatico vincente per il successo. Averla qui all'emmetichallenge è roba da far girare la testa ma, se mi date retta, restate lucidi fino in fondo e godetevi questa ricetta dalla prima all'ultima virgola: non ve ne pentirete.
CONIGLIO ALL'ISCHITANA (MARIELLA DI MEGLIO)
Quando ho visto che l’ MTC di novembre era dedicato al coniglio, i miei 23 cromosomi ischitani si sono sentiti direttamente chiamati in causa, per cui eccomi qui con la ricetta del coniglio,così come l’ho appresa da mia nonna. Certo mia nonna la preparava con i conigli che allevava personalmente e che nutriva con le erbe che andava a raccogliere tutti i giorni al tramonto, col vino che produceva lei e con i pomodorini del suo orto…mamma mia, che nostalgia!! Questo, per me, è, nella sua semplicità, IL cibo della memoria per antonomasia.
INGREDIENTI
1 coniglio in pezzi
1 bottiglia di vino bianco (possibilmente ischitano, tipo Biancolella)
6-7 pomodorini del “piennolo”
1 testa d’aglio
½ cipolla
Basilico
Origano
4 cucchiai d’olio evo
Sale
La sera prima,mettere il coniglio a marinare nel vino, tenendone da parte circa 1 bicchiere.Scaldare l’olio in un largo tegame e far rosolare i pezzi di coniglio ben scolati dal vino, a 2-3 alla volta; quando sono dorati,metterli in un piatto e continuare con gli altri pezzi,fino ad esaurimento. Una volta dorati tutti i pezzi , mettere a rosolare nell’olio la cipolla e la testa d’aglio tutta intera (gli “intenditori” considerano una vera prelibatezza la cremina d’aglio che si schiaccia dagli spicchi,a fine cottura); sfumare con un po’ di vino. Una volta evaporato, aggiungere i pomodorini schiacciati tra le dita, in modo da eliminare parte dei semi (non tutti,eh! Nei semi ci sono i preziosi licopeni). Dopo un paio di minuti,aggiungere il coniglio, aggiungere l’origano, incoperchiare e fa cuocere per 30-40 min. Ogni tanto, sfumare con del vino e , a metà cottura, aggiungere il fegato. A fine cottura, salare e aggiungere il basilico sminuzzato.
Ovvero inno alla etno-diversità
L'inno.
Ha fatto l'inno.
E pure alla etno- diversità, tanto per non lasciar fuori nessuno.
Ora, va bene che sia una delle firme più attese, più commentate, più amate dell'emmetichallenge. Va bene che gli altri cucinino e lei crei. Va bene che sia pure amica mia... però, belin, all'inno non ci era ancora arrivato nessuno...
D'altronde, da una che si fa una Rollata, del coniglio alla cacciatora, cosa ci si poteva aspettare???
Torno nelle retrovie, che maniman si arrabbia e non mi dà la benedizione..
Se vi aspettate una ricetta seriosa, per il vostro bene, vi invito a non andare oltre il sottotitolo…..
Ma se siete anche soltanto un tantino curiosi, sfoderate tutta la vostra immaginazione……
Vi scandalizzate se vi dico che, siccome il grigio è un colore che poco si concilia con la mia essenza siculissima, l’ho camuffato con un abito sensuale, scintillante e coloratissimo.
E che, dopo il trattamento, la bestia somiglia per metà a Jessica Rabbit, per l’altra ad Arlechin Batocio ???? Miiiii multietnico ié!!!!!!!!!!
Per farla breve, questo è un piatto sans frontieres , praticamente siculo-polentone, come la sottoscritta..... Miiiiiiiii, questa etnodiversità ié!!!!!!!
Non aggiungo altro, vado con la ricetta:
ROLLATA DI CONIGLIO “APPARICCHIATA” DI LICIA
INGREDIENTI:
un coniglio già disossato;
qualche fetta di pancetta coppata;
misto di spezie in polvere “La saporita” o altre spezie a vostro gusto;
vino bianco secco (ho usato mezza bottiglia di Inzolia);
olio EVO;
carote;
sedano;
scalogno;
cipolla rossa;
peperoni;
capperi dissalati;
olive verdi;
pinoli;
uvetta, fatta rinvenire in acqua tiepida;
una tazza di brodo vegetale;
concentrato di pomodoro;
aceto;
zucchero di canna;
pepe e sale.
Prima cottura (la rollata):
Ho steso il coniglio, perfettamente pulito e disossato, sul piano di lavoro. L’ho spolverato con un leggero strato di spezie in polvere. Poi vi ho adagiato le fette di pancetta coppata, l’ho arrotolato e legato. Ho portato a bollore il vino con il pepe ed un altro pizzico di spezie. Ho messo il coniglio dentro uno stampo da plum cake (appena più grande della rollata) e, quando il vino si è completamente raffreddato, l’ho versato sul coniglio, mettendo il tutto a marinare in frigo per circa quattro ore.
Ho poi fatto rosolare il coniglio a fuoco vivo e lo scalogno a fuoco dolce. Ho portato a cottura il coniglio in casseruola, con la marinata e con un po’ di brodo, salandolo soltanto a metà cottura.
Seconda cottura (l’apparicchiu):
Ho preparato una brunoise con le verdure (carote, sedano, cipolla, peperoni). Le ho fatte rosolare (separatamente) in padella. Ho riunito le verdure in un wok, vi ho aggiunto: le olive (snocciolate), i capperi, l’uvetta, i pinoli, il concentrato (sciolto in mezza tazzina di acqua), l’aceto, lo zucchero, il sale ed il pepe. Ho saltato il tutto a fiamma vivace, portando velocemente a cottura.
Assemblaggio:
Ho tagliato a fette la rollata (ormai fredda), disponendola sopra un piatto da portata.
Vi ho versato sopra l’apparicchiu, ancora bollente, per far in modo che i due sapori potessero fondersi per bene.
Il riposo:
Il segreto di questo piatto è il riposo in frigo (anche un’intera giornata). Lasciategli il tempo per esprimere il meglio di sé, non ve ne pentirete!!!!!
E’ adatto ai buffet perché si prepara con largo anticipo e si mangia (rigorosamente) freddo!!!!
Note:
L’apparicchiu è un modo per accomodare i piatti che, in altre zone della Sicilia, è meglio conosciuto come la stimpirata.
Che io sappia, non esiste una ricetta codificata, per cui ogni famiglia ne ha una propria.
Questa è la mia.
Non ho messo le dosi degli ingredienti perché ritengo che ciascuno debba trovare il giusto equilibrio fra i sapori, soprattutto per l’agrodolce.
In ogni caso la quantità dell’apparicchiu deve essere abbondante per coprire perfettamente il coniglio e fare anche da contorno.
Se la tecnica vi piace, potrete usarla anche su altri tipi di carne o addirittura sul pesce azzurro, sul baccalà e, perché no, anche sul seitan, sulle bistecche di soia, sul tofu ecc……
Con il fondo di cottura del coniglio (che non serve per questa preparazione) potrete condire un piatto di piemontesissimi agnolotti, insaporire un anonimo contorno di verdure o qualsiasi altra cosa di venga in mente!!!!!
Un abbraccio a tutti
Licia
480 gr. di pancetta di maiale fresca
150 gr di scalogni
15 fette di lardo stagionato (tagliato sottile)
2 spicchi d'aglio
1 cipolla
1 mazzetto di prezzemolo
15 cl. di vino bianco
10 cl di porto o marsala
5 cl. di cognac
alloro,timo
sale
pepe
120 gr di olive taggiasche oppure 600 gr di castagne
Preparate una marinatura con il vino, il cognac (o brandy), il porto, la cipolla tagliata a pezzi, 1/2 mazzetto di prezzemolo, sale e pepe
Disossate il coniglio, tagliatelo a pezzi grossi e copritelo con la marinatura aggiungendo 2 foglie d'alloro e 2 rametti di timo. Lasciate in frigo 24 ore.
Preparate un soffritto con gli scalogni e l'aglio facendolo cuocere per 30 mn. a fuoco lento (non deve colorare).
Togliete gli odori dal coniglio e passate il tutto insieme alla pancetta col tritacarne, quindi aggiungete il resto del prezzemolo tritato e il soffritto di scalogni e aglio intiepidito.
A questo punto potete aggiungere 120 gr di olive taggiasche denocciolate oppure 600 gr di castagne intere ma ovviamente pulite e sbiancate.
Incamiciate le terrine con il lardo e riempite con il composto fino a 3 cm. dal bordo, appoggiare 2 foglie di alloro e ricoprire con 1 fettina di lardo
Coprite le terrine e cuocete in forno a 180° a bagnomaria x 60 minuti, finche’ è compatto
Lasciate riposare in frigo 12 ore prima di servire con la marmellata di cipolle e cetriolini sott'aceto
Marmellata di cipolle
400 gr di cipolle bionde
120 gr di burro
180 gr di zucchero
100 ml. di aceto di vino
300 ml di vino rosso
sale, pepe
In una padella mettete il burro, la cipolla tagliata fine e lo zucchero - fare cuocere a fuoco medio e con un coperchio per 45 mn. circa. Aggiungete l'aceto, il vino, salate e pepate e fate cuocere per 1h e 30 minuti. A fine cottura, togliete il coperchio e fate ridurre, finchè la marmellata sia di consistenza mielosa
