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venerdì 10 settembre 2010

In Scozia: le Highlands del Centro

blair castle

La Pietra di Scone o La Pietra del Destino è un grosso masso a forma di parallelepipedo su cui vennero incoronati non so quanti re scozzesi, da Kenneth I in poi. Neanche a dirlo, gli Scozzesi l'avevano subito ammantata di leggenda, scomodando Giacobbe e Mosè e attribuendole poteri magici, almeno al tempo dei profeti, ma al di là della fiducia che essi stessi potessero nutrire in queste credenze, è un dato di fatto che a questa pietra fossero affezionatissimi: per cui, potete immaginare come rimasero quando Edoardo I, sul finire del XIII secolo, si impossessò della Stone of Destiny per portarsela a Westminster. Dove rimase fino a pochi anni fa, a sugellare una storia secolare di cortesie per gli ospiti fra Scozia ed Inghilterra, fino a quando, nel 1996, una decisione illuminata, per quanto tardiva, restituì la pietra agli Scozzesi. Anzichè a Scone, però, il luogo storico dell'incoronazione dei re, essa venne portata nel Castello di Edimburgo e posta nientemeno che nella teca dei gioielli della Corona, non sia mai che a qualche malintezionato, per giunta inglese, saltasse in testa di riportarsela via.

scone palace


Pietra o non pietra, Scone Palace resta una delle dimore più suggestive di tutta la Scozia e una tappa obbligata per gli amanti dei castelli. Purtroppo, la collezione di tesori che possedeva è dimezzata dal 1917, quando sparirono di colpo tutte le opere d'arte appartenute agli Zar, in seguito a un furto che creò scalpore internazionale ma di cui nessuno riuscì mai a venire a capo. Ciononostante, le sale trasudano ricchezze di ogni tipo e gli ambienti sono in ogni caso piacevolissimi, spaziosi ed eleganti. Intorno, un parco abitato da non so quanti pavoni, che noi ci godiamo poco perchè - toh- piove e perchè - toh toh- dobbiamo scappare verso la meta successiva.


birnam


"Once upon a time, there were four little rabbits, and their name were..." Ve lo ricordate? io sì e la creatura pure e anche se Dunkeld è un posto incantevole, con una cattedrale meravigliosa e una pietra pitta da stupire e un parco rigoglioso che lascia senza fiato, ci basta leggere che il villaggio gemello, Birnam, occupa un centro tutto dedicato alla mitica Beatrix per fiondarci subito lì. A dire il vero, è un po' una delusione, specialmente se i cinque anni si sono già compiuti da un po'. Ma la magia di Peter Rabbit, le sue avventure nell'orto del signor Mc Gregor e tutti i suoi amici, dai fratellini monelli al signor Samuel Baffetti, l'anatra Jemina, i coniglietti Flopsy è tale da far sì che si chiuda un occhio anche su operazioni maldestramente commerciali come questa.

birnam


Per l'ora di pranzo, siamo a Blair Castle, il castello più visitato di Scozia, a cui sono legati gli Highlanders, l'ultimo reggimento privato della Gran Bretagna e l'unico ancora esistente in Europa. Oggi, ovviamente, non hanno più nulla di militare, anche se sono i responsabili della difesa del castello: la loro fama, però, è rimasta intatta, anche se è legata più alla spettacolare parata di Maggio che non alle imprese dei loro antenati, ma tutto sommato va bene così.
La cosa curiosa è che il penultimo duca di Atholl, proprietario di una delle più grandi proprietà del Paese e capo del reggimento, morì senza discendenza, nel 1996. Partì dunque la caccia all'erede che venne scovato nei campi del Sudafrica, tal John Murray, di professione agricoltore col pallino per gli affari. Di sicuro, l'eredità non gli sarà dispiaciuta, ma da qui adoccuparsene con la stessa assiduità dei suoi antenati, ce ne corre. Alla parata, però, ci viene, e il kilt lo mette: e magari, chissà, con la pensione potrà anche decidere di trasferirsi qui. Intanto, un posticino tranquillo dove ritirarsi, ce l'ha...

blair castle

Nel pomeriggio, diventiamo highlanders anche noi e partiamo all'esplorazione del loch Tummel, a cominciare dalla Queen's View, laddove la Queen sta per la Regina Vittoria, grande amante di queste terre selvagge e prima testimonial di luoghi altrimenti destinati ad essere negletti. Questo era il posto che lei preferiva, nelle sue solitarie passeggiate a cavallo- e come darle torto?

queen's wiew

Proseguiamo fino alla fine del lago e poi torniamo indietro, verso Pitlochry, attraverso paesaggi come questo....


queens view- higlands del centro

e come questo....

loch tummel


A Pitlochry vediamo la diga con la scala dei salmoni, ahinoi vuota, e poi ci mettiamo alla ricerca del Bed and Breakfast, che sembra sparito nel nulla. Lo troviamo dopo un po', stanchi, sporchi ed affamati, ma la purple room ricompensa i nostri sforzi: la figlia si fionda sotto il copriletto lilla con il suo amato Nero Wolfe, io preparo il tè e il marito approfitta della luce della sera per gli ultimi scatti. Perchè domani, come si sa, è un altro giorno...

pitlochry

lunedì 6 settembre 2010

Sesto giorno (II parte): Doune Castle, Dunblane Cathedral, Stirling, Culross e i Lothian

culross


La cosa che mi lascia più strabiliata, ogni volta che risistemo i miei diari di viaggio, è constatare quante cose riusciamo a vedere in un giorno. E, credetemi, non si tratta di visite superficiali, tutt'altro: in ogni luogo dove capitiamo, cerchiamo di visitare tutto quello che ci interessa. Il che, ovviamente, non significa tutto quello che c'è- ma qualche volta anche sì.
Di solito, organizziamo tutto da casa. Io studio guide e percorsi per settimane intere, mio marito fa l'itinerario (di solito, sconvolge il mio) e, quando partiamo, sappiamo già perfettamente dove dobbiamo andare e che cosa dobbiamo visitare. Qualche volta, penso che di tutte le fasi del viaggio, quella che a me piaccia di più sia proprio l'organizzazione e difatti, se avessi una giornata di 48 ore e un conto in banca a 48 zeri probabilmente mi metterei a scrivere guide turistiche come si deve (che a casa mia significa "come piacciono a me"): sta di fatto, comunque, che se c'è qualcosa di notevole lungo la strada, difficilmente ci sfugge. E se è in una stradina laterale, magari impervia e accidentata, ancora di meno.

marea blackness caslte

Come ogni regola che si rispetti, anche questa ha però le sue eccezioni: qualche volta ci capita di dover rinunciare a qualcosa, più spesso riusciamo ad aggiungere qualche extra. Questo è ciò che succede oggi, in una giornata che già si era annunciata come una delle più fitte del viaggio e dove, alla fine, scopriamo di avere ancora due ore di tempo per un bel fuoriprogramma. Ma prima, però, bisogna rispettare quello ufficiale, che prevede un giro di castelli e, in mezzo, un'abbazia.
Doune Castle, a dire il vero, non sarebbe rientrato nei piani: ma abbiamo fatto un biglietto cumulativo che ne comprende la visita e, già che si trova sulla strada, facciamo una deviazione, per dare un'occhiata.

doune castle


La figlia, però, è di tutt'altro avviso perchè, ci comunica solenne, "a lei i castelli non piacciono".
"No, dico, fammi capire: ci sparigli le carte, con l'Irlanda già organizzata, e ci dici 'o Scozia o niente' e ora te ne esci con 'i castelli a me non piacciono'? E da quando, di grazia?"
Io mi chiedo com'è che mi saltino in mente certe domande: da quando non le piacciono i castelli? ma da sempre, ecchediamine! E' una vita che lei si sottopone a queste atroci torture materne, piegandosi docilmente al mio volere solo per il quieto vivere, assecondando l'indole mite del suo carattere solo per farmi piacere: ma a lei, sia chiaro, i castelli fanno schifo.
Ora, io non so che cosa dicano i manuali dei perfetti genitori in merito- e anzi, detto fra noi, preferisco non saperlo. Anche perchè, di sicuro, comincerei a sentirmi una madre inadeguata, non all'altezza, incapace e deporrei quello che , a tutt'oggi, si è rivelato lo strumento più persuasivo ed efficace, fra quelli finora testati: "ok, niente felpa con 'I-love-Scotland'. E non ditemi che mi sto abbassando a vili ricatti: a me il richiamo alla coerenza pare chiaro: se ti piace la Scozia, ti devono piacere anche i castelli. Cosa dite? Non si era capito???

doune castle


Doune Castle è il classico castello medievale: nessun arredo, nessun arazzo, nessuna tavola imbandita, nessuna tappezzeria di seta, ma solo una costruzione massiccia ed imponente che rivela subito la funzione primariamente militare del maniero. Gli interventi di restauro sono stati rispettosissimi e oggi non c'è nulla di minimamente artefatto o forzato che ne alteri un fascino che da settecento anni resta immutato. La guida aggiunge che si tratta di un luogo di culto per gli appassionati di cinema, avendo fatto da sfondo ad alcune "memorabili scene" di Monty Pithon e il Sacro Graal: e anche se non amo il genere e non conosco il film, non esito a comprendere le ragioni di questa scelta

dunblane cathedral

Il tempo si è decisamente messo al bello quando entriamo a Dunblane, un piccolo villaggio tutto intorno ad una bella cattedrale gotica, dagli esterni di singolare semplicità. Abituati come siamo ad un trionfo di statue e di sculture, restiamo un po' interdetti di fronte ad una testimonianza così anomala. Anche l'interno è diverso da quello che siamo abituati a vedere- nella navata manca addirittura il transetto- ma l'insieme ci colpisce ugualmente. Mia figlia - a cui è tornato il buonumore- confessa convinta di preferire il romanico al gotico, in un elogio della semplicità che mi riporta indietro di trent'anni, quando avevo grosso modo la sua età e dicevo grosso modo le stesse cose- e in cuor mio mi auguro che continui a pensarla così per sempre.

culross

Il piatto forte della giornata è Stirling, la città che fece da scenario ad alcuni fra i più sanguinari scontri della già abbondantemente insanguinata storia di Scozia: da qui, infatti, passarono tutti, da William Wallace (il Bravehart di Mel Gibson) a Bonnie Prince Charlie, da Giacomo VI a Robert the Bruce, la cui statua troneggia all'ingresso del castello.

stirling


Se i Borders e i Trossachs erano il regno incontrastato di Maria Stuarda e Walter Scott, è la memoria di Robert the Bruce quella che rivive in ogni angolo di questa regione. Fu il padre dell'indipendenza scozzese, conquistata a caro prezzo nel 1314 a Bannockburn, a poche miglia da Stirling, oltre che un re saggio e capace. Gli Scozzesi lo adorano- ma come si fa a dargli torto?

wallace monument (stirling)

Liberi di non crederci, ma io il castello di Stirling non l'ho mai visitato. Ogni volta, c'era qualcosa che lo impediva- da uno sciopero del personale al più banale rispetto del giorno di chiusura. Stavolta, neanche a farlo apposta, è in corso la campagna di restauro, che terminerà nella primavera del 2011. Quando sto per piangere, mi accorgo di un ingresso laterale e la vita mi risorride.


stirling castle

Bello. Non lo si visita tutto, ovviamente, ma per gran parte sì- e quello che vediamo ci piace, eccome. A me ricorda un po' i castelli della Loira, per una concessione al vezzo e all'ornamento insospettabile nel rude popolo scozzese e inimmaginabile in queste terre. L'insieme è leggero, piacevole, di gusto e la visita ai vari ambienti scorre via velocemente, cucine comprese.

stirling castle


Facciamo un ultimo giro per i giardini, una sosta veloce al book shop e poi ci dirigiamo verso l'ultima meta della giornata, il delizioso borgo reale di Culross, che ci conquista all'istante. La guida chiosa che qui il tempo sembra essersi fermato, ma stavolta è vero: le case sono le stesse di cinquecento anni fa, restituite alla antica bellezza da un imponente restauro del Trust (l'equivamente britannico del nostro FAI), le strade sono in acciottolato e gli uomini portano il kilt. I colori sfumano nella morbida luce del crepuscolo e il silenzio è rotto dal lento sciacquio delle onde e dal rumore dei nostri passi. I profumi dei fiori si mischiano lievi all'aria della sera, un gatto miagola da un giardino, le ombre delle barche in secca si stagliano, da lontano- e noi staremmo qui per sempre.

culross


Cioè: "per sempre" è una parola grossa. Diciamo che per un quarto d'ora, ce lo siamo goduti alla stragrande, il silenzio, la solitudine, l'immobilità. Ma dopo mezz'ora che andiamo avanti e indietro per la stessa strada, con i ciottoli che premono sotto le suole e gli occhi che vagano alla ricerca di un particolare che non sia stato "già visto" almeno dieci volte, cominciamo a scalpitare e a non poterne più.
E' a questo che mi riferivo, all'inizio del post, quando parlavo di eccezioni alla regola- e stavolta ha dell'impensabile: giriamo dalla mattina, con un programma da paura che sarebbe stato difficile realizzare- e invece non solo siamo arrivati alla fine, ma abbiamo ancora due ore di tempo. Non siamo stanchi, non abbiamo fame e meno che mai abbiamo voglia di perdere tempo alla ricerca del ristorante che non c'è. Meno che mai quando davanti a noi si scorgono i profili di due o tre posticini che...

stirling castle

"organizzare", a casa nostra, significa decidere quali sono i tagli meno dolorosi da fare, all'elenco dei luoghi da vedere. Stavolta, è toccato ai Lothian, la regione intorno ad Edimburgo, per le ragioni già esposte a suo tempo: qui, in un modo o nell'altro, ci si può ritornare. E quindi, niente Lothian, niente castelli, niente giardini, niente di tutto quello che oggi si trova a pochissime miglia da dove siamo.
"Però, è tutto chiuso", faccio io
"Fa niente", fa lui.


scozia

Brevissima: è tutto chiuso, ma ne vale la pena. Intanto, per rivedersi i due ponti sul Firth of Firth, sia quello "nuovo", su cui passiamo, sia quello "vecchio", che scorre parallelo e che per l'Europa industriale di due secoli fa rappresentò un altro inno al progresso, pari a quello della Torre Eiffel. Al tramonto, poi, è un'esperienza da mozzare il fiato.
E poi per chiudere in gloria, con una figura di m... che di più non si può, finendo dritti dritti al ricevimento nuziale di non so chi a Hopetoun House, la Versailles di Edimburgo. L'euforia del primo momento ("evvai, figata, è aperto!!!), ha lasciato spazio a momenti di incredulità (" non ci posso credere..."), mutatisi in vaghe perplessità ("ma come mai è aperto?) e in rosicanti dubbi ("ma com'è che non c'è nessuno alla biglietteria?), fino al tripudio finale dell'abbordaggio al testimone di nozze ("eschius- miiiiiii, uot hhhhheppen????), confuso con un custode a causa del kilt. Mai come in questo caso, il velo pietoso è d'obbligo.
Alla prossima
alessandra






martedì 31 agosto 2010

In Scozia: I Trossachs, Loch Katrhine, Stirling e un po' di castelli


Chiedo venia: stasera sono stanca e in ritardo su tutto: per cui, o racconto l'intera giornata, ma posto chissà quando, oppure arrivo fino a metà, e posto stasera. Propendo per la seconda ipotesi, anche perchè in questa tappa abbiamo visto davvero un sacco di posti, uno più meritevole dell'altro: e per sapere come andrà a finire, ci sentiremo domani...




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Piove- c'è il sole/c'è il sole- piove: il tempo, in Scozia, è tutto così. E siccome l'andamento del nostro umore, in vacanza, si modula sul tempo, è tutto un passare da sorrisi a musi lunghi, da cappelli ad ombrelli, da "che spettacolo quando c'è il sole" a " l'anno prossimo, nel Sahara". Stamattina, il copione è lo stesso. Dormiamo in un delizioso hotel sul Fiordo di Edimburgo, il famoso Firth of Forth, dall'altra parte del mare, famoso per celebrare i matrimoni della middle class edimburghese: ci sono foto di sposi sorridenti in tutti gli angoli, lei sempre in versione meringa, lui sempre in stile pinguino, tanto che, preso il possesso della nostra camera, ci assicuriamo bene che non ci siano altri ritratti da qualche altra parte, bagno compreso. La missione si compie con successo e possiamo salutare Edimburgo da lontano, godendoci la bassa marea dalle nostre finestre.

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Piove, dicevo, e noi abbiamo in programma i Trossachs, un'incantevole regione a ridosso del Loch Lomond, tutta costellata di laghi e laghetti, immersi nella foresta. Partiamo col morale a terra, ma nel giro di pochi minuti si risolleva.....


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La prima tappa è alla Inchmahome Priory, una abbazia in rovina (toh) che noi pensiamo sia sulla strada. Ci sbagliamo a metà: sulla strada, infatti, c'è il pontile e l'ormeggio della barca che ti traghetta verso l'isola, in mezzo al lago. Intorno a noi, però, non c'è nessuno. Non un'imbarcazione, non una biglietteria, non un approdo. Mi spingo fino alla cima del pontile e scorgo un cartello bianco : "se volete che vi veniamo a prendere, girate il pannello verso il bianco", c'è scritto più sotto. Noi non verifichiamo, ma pare che funzioni...

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Facciamo rotta verso il Loch Katrine attraverso i loch Ard, Chon e Arklet, perchè prima vogliamo vedere le Cascate di Inversnaid, sul loch Lomond. Cioè, "vogliamo" è una parola grossa: io ci terrei, ma se si tratta di muovere un passo, ecco che la creatura si lamenta che è stanca e il marito attacca a dire che non abbiamo le scarpe adatte. O meglio: io non ho portato le scarpe adatte per tutti- e quindi, non solo mi tocca rassegnarmi ad una marcia indietro, ma pure in silenzio, perchè chi è causa del suo mal etc etc.

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Il punto più struggente dei Trossachs è il Loch Katrine, il luogo che ispirò a Sir Walter Scott "La Ragazza del Lago".E' il bacino idrico di Glasgow, ma non c'è nulla che ne snaturi la poesia, anzi: l'accesso è praticamente impossibile e l'unico mezzo di locomozione è un antico battello a vapore che si chiama- indovinate un po'- SS Walter Scott e che fa il giro dell'intero lago.

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Ma i Trossachs sono anche i luoghi del Robin Hood scozzese, il famoso Rob Roy, le cui gesta furono cantate, tanto per cambiare, da Walter Scotto in tempi antichi e dall'omonimo film, in tempi recenti. "Bel film", chiosa il marito, mentre io racconto alla creatura di questo allevatore di bestiame della fine del Settecento, finito al centro di un complotto, condannato ingiustamente e vissuto da fuorilegge proprio in queste terre, divenuto l' emblema scozzese della lotta contro le ingiustizie dei ricchi e dei potenti. E siccome entrambi sono interessati alla storia, la romanzo ancora un po' e quando li vedo ben disposti, calo l'asso...

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" Te e il tuo navigatore, c'era un cartello grosso così TOMBA DI ROB ROY- e invece no, dobbiamo seguire miss turn left". Abbiamo sbagliato strada e siamo finiti lungo una ciclabile dei Trossachs, vale a dire un sentiero impervio e tortuoso, che si snoda nel bosco per non so quanti km- maledizione alle miglia- , per giunta in mezzo a ciclisti e ad agnelli. Il posto che stiamo cercando si chiama Balquhidder, non abbiamo idea di come si pronunci e neppure di dove sia. In altre circostanze, farei inversione e tornerei indietro: ma qui c'è in gioco la mia collezione di tombe e figuriamoci se demordo....

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Alla fine, ci arriviamo. Seguendo il cartello stradale, ci avremmo messo due minuti scarsi e se avessimo avuto qualche dubbio, questo sarebe stato subito fugato dal numero di turisti che si affollano nel piccolo cimitero. Balquhidder è uno dei posti più piccoli che abbia mai visto, un gruppetto di case con una deliziosa Library Tea Room ai piedi della chiesa e del cimitero, ma agli stranieri ci sono abituati: " Welcome to Scotland", mi saluta una coppia di vecchietti, indicandomi la strada, senza che neanche abbia bisogno di aprire bocca. E chissà perchè, son di nuovo felice

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Fotografiamo la tomba, bighelloniamo per il cimitero, diamo una rapida occhiata alla chiesa, mentre ormai il tempo si è messo decisamente al bello. Guardiamo l'ora: son quasi le due- ed iniziamo ad aver fame. Gli Scottish Breakfast ci fanno fare un pieno di calorie che arriva comodamente fino a sera: stavolta, però, c'è un pub, proprio fuori Callander, noto per il coscio d'agnello alla menta- e tanto basta per risvegliare gli appetiti di tutti.


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Prima delusione del viaggio: no lamb, today. Però il pub è delizioso, con le travi a vista e le bottiglie di whisky belle allineate sgli scaffali, il menu sulla lavagnetta, appeso allo scaffale dei libri e il gestore che suggerisce i piatti con aria sorniona e un po' intrigante. "baderbiiin sup", biascica a mio marito che gli chiede spiegazioni sulla zuppa del giorno e "lit spong cheik"risponde a mia figlia che non sa che cosa sia lo "sticky fudge". I due ammutoliscono ed io capisco che è arrivato il mio momento- e dò il bianco, dalla A alla Z, anzi: dall'antipasto al dolce., passando per tutti i modi di dire pentola, teglia, fuoco dolce e fiamma alta Faccio effetto pure all'oste che, stordito da sì tanta competenza, arriva pure a darmi la ricetta della casa della cheese cake al baileys: quando sono lì lì per chiedergli il diametro della tortiera, però, il marito mi ferma, paga il conto, saluta e andiamo via. Mancanza di tempo, dice lui. Ma in realtà, muore d'invidia...


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a domani per il seguito
ale



lunedì 30 agosto 2010

In Scozia: quinto giorno. Edimburgo

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"Quanti giorni, ad Edimburgo?"
Bella domanda. Una vita, mi verrebbe da rispondere, visto che se mai c'è una città ad avere un posto speciale nel mio cuore questa è proprio la capitale della Scozia. Però, abbiamo tre settimane e un viaggio lungo e tappe difficili da raggiungere, molto di più di quanto non lo sia questa. Senza contare che Edimburgo è magica e ruffiana al tempo stesso e ti si concede tutta sin dal primo sguardo, senza nessuna reticenza, senza nessun bisogno di superare ostacoli, urbanistici o culturali che siano. Non è Glasgow, dalla bellezza rude e schiva, gelosa custode di tesori inimmaginabili, da tanto son nascosti: al contrario, è un susseguirsi di immagini da cartolina, perfette e mai stucchevoli, da tanto vivono della vivacità e della simpatia di chi lì vive o lavora. E poi, a ben pensarci, io ci son stata tante, volte, se a mio marito piace troveremo un'altra occasione per ritornare e a mia figlia ci vuole ancora del tempo, per assaporare e capire e il tutto e subito, in questo caso, non funziona.
"Un giorno basta"- taglio corto, spuntando mentalmente dalla lista dei posti da vedere tutto quello che può richiedere visite approfondite e quindi tempo. Cadono sotto i colpi della gomma il National Museum of Scotland, l'Osservatorio, la National Gallery (forse) e la Georgian House (ma anche no), mentre punto la sveglia mezz'ora prima del previsto e mi addormento organizzando e riorganizzando la giornata, nel disperato tentativo di incastrare tutto.

Ci si è messa pure la pioggia, a scombinarmi i piani- e stavolta non sembra che abbia intenzione di smettere. Usciamo dal parcheggio di Castle Terrace con gli ombrelli sotto braccio, in segno di resa: d'altronde, non è tempo per le manfrine, le indecisioni, il "semmai torno indietro a prenderli": son solo le nove, ma i turisti abbondano e il Castello è a pochi passi.


edimburgo


Dire Edimburgo e pensare al Castello è un riflesso incondizionato. D'altronde, sarebbe impossibile fare il contrario, visto che la fortezza che da secoli domina la città è il fulcro della sua storia. E' dal castello che deriva il nome (dyn, in gaelico, sta per fortezza), è dal castello che trae origine il soprannome (l'Atene del Nord, una specie di acropoli), è nel castello che si sono succeduti gli eventi storici più importanti, dalle imprese di re Malcom fino a quelle di Bonnie Prince Charlie, passando per Robert the Bruce e l'immancabile Maria Stuarda che qui diede alla luce il futuro re d'Inghilterra. La visita, quindi, è d'obbligo, come si intuisce dalle code al botteghino. Noi le dribbliamo, grazie ai soliti abbonamenti, ed iniziamo a salire.


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The Castle è, propriamente, una grande fortezza. Quindi, non aspettatevi di entrare in un castello, ma in una serie di edifici, più o meno grandi, più o meno importanti, tutti disposti intorno alla spianata, sui cui bastioni un tempo si combattevano guerre, oggi ci si spintona per fare la foto al panorama: "ma se si può essere più cretini- dico a mia figlia, accennando col mento a due che si stanno infradiciando fino alle mutande per raggiungere l'inquadratura perfetta- "almeno si vedesse qualcosa, uno potrebbe anche capirlo, ma così...ce ne saranno di scemi, al mondo". Questo lo dico proprio nell'esatto istante in cui uno dei due si gira, rivelando a tutti gli astanti di essere il marito: neanche a farlo apposta, intorno a noi ci son solo Italiani , quella deficiente della creatura, anzichè filarsela all'inglese, resta dov'è, piegata in due dal ridere e nel giro di tre minuti stanno ridendo tutti. Tranne me, naturalmente...

Dei vari edifici che compongono il Castello, quello dove la fila è più lunga ospita i gioielli della Corona. Quello che a me invece è sempre piaciuto più di tutti è il Memorial, una sala del XVIII secolo tutta consacrata agli scozzesi vittime delle due guerre mondiali. E' una successione di tante piccole cappelle, ognuna con le bandiere e le insegne del corpo militare di appartenenza, sotto alle quali si trova il libro con tutti i nomi dei defunti, reparto per reparto. Ovunque, corone di papaveri rossi, ad indicare una morte che deve essere oblio per i caduti- ma solo per loro

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Giramo un'ora per il Castello, fermandoci ovviamente ad ascoltare la prima delle tante cornamuse che faranno da sottofondo a questo viaggio. Fedeli alle consegne, gli Scozzesi suonano anche se diluvia, coperti da cerate nere che arrivano fino alle ginocchia, fra il tripudio dei bambini e l'esaltazione dei soliti "foto-ricordo-addicted", che agognano ad essere immortalati accanto a loro. Stavolta è una giapponese a mettersi in posa, in linea perfetta con la direzione delle canne dello strumento: il suonatore le inclina e la centra in pieno, con un tempismo degno del migliore dei film comici. Dio esiste- e porta il kilt.


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Il Royal Mile o "miglio reale" è il nome che viene dato alle strade che collegano The Castle con Holyrood Palace, all'estremità opposta. Milleseicento metri di meraviglie, funestati purtroppo dalla massiccia presenza di negozi per turisti- turisti compresi. "Vent'anni fa, non ce n'erano quasi", borbotto, mentre mi faccio strada fra espositori di magliette e venditori di cartoline, alla disperata conquista della mia meta, mai agognata come in quest'ultimo mese e altrettanto additata agli amici come rimedio di tutti i mali: il negozio che vende i famosi Sixpence, le monetine che tradizionalmente accompagnano tutti i riti del popolo britannico- dal pudding di Natale alla scarpa della sposa (and a sixpence in your shoe)- spazzate via dall'introduzione del sistema decimale, nel 1970 o giù di lì. Da quel momento in poi, i Sixpence sparirono quasi del tutto: molti vennero custiditi gelosamente, allo scopo di mantenere vive le tradizioni del passato (senza andare troppo lontano, sia io che mia sorella siamo andate all'altare con un sixpence nella scarpa), ma la maggior parte finì sui banchi di qualche antiquario astuto che ne fece incetta a tempo debito per farci ricarichi mostruosi su. Uno di questi si trovava proprio nel Mile, più o meno a metà ma, per quanto mi affanni a cercarlo, non lo trovo. Trovo però il negozio del cachemire e quello dei kilt, dove si fanno due lunghe soste consolatorie- e pazienza se il negozio non c'è più: la fortuna, è rimasta lo stesso.

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La creatura è in estasi: e non per il nuovo kilt superaccessoriato che le abbiamo regalato, ma per gli artisti che animano il Mile. Siamo agli inizi del Festival Internazionale, una rassegna che, dal 1947, riunisce ogni anno ad agosto giovani artisti da tutto il mondo- ballerini, attori, cantanti di ogni genere. Gli spettacoli sono alla sera, ma di giorno le compagnie scorrazzano per le strade del centro, ora inscenando piccoli spettacoli, ora facendo assaporare qualche breve anteprima, in una caccia allo spettatore pagante che altrove potrebbe suonar fastidiosa ma che qui ti fa rimpiangere il poco tempo a disposizione.

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E' anche tempo di Military Tatoo, la grande parata militare che ha sede nel piazzale antistante al Castello, in contemporanea col festival. Per quanto più turistica, è una manifestazione commovente: almeno, io mi sono commossa, ogni volta che ci sono stata e per questo ci sarei tornata volentieri. Ma i biglietti si acquistano con mesi di anticipo e noi , alla Scozia, abbiamo pensato troppo tardi. E così, deviamo verso St. Gills, la cattedrale della città, nota per essere la sede della Cappella dell'Ordine del Cardo, l'onorificenza più ambita di Scozia. Tanto ambita che, per visitarla, è richiesto un supplemento....


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Da St. Gills in giù, la frenesia si placa, per lasciar spazio all'Edimburgo sorniona ed elegante che ricordavo. Anch'io tiro il fiato e finalmente ritrovo le cose di un tempo, le insegne dei negozi


la bottega del fudge

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il Christmas Shop


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e, finalmente, il vecchio pub di Cannogate, dove ci fermiamo per pranzo e dove il marito ordina il famigerato Haggis. "Famoso" sarebbe l'aggettivo più indicato perchè, di solito, è così che ci si riferisce al piatto tipico di una località. Ma con l'haggis le cose cambiano: intanto, perchè si tratta di un vero cibo da Highlander: un insaccato di cuore, polmone e fegato di pecora, uniti a grasso di rognone, cipolle e spezie varie e fatti bollire direttamente nello stomaco dell'animale (morto, sia chiaro). In più, io per anni sono stata costretta ad assaggiarlo, per doveri di contratto, prima ancora di ospitalità, perchè, lavorando nel turismo, non potevo certo far vedere ai clienti che non mangiavo le prelibatezze che mi venivano messe nel piatto. Se a ciò aggiungete che ogni volta che vado dal macellaio vengo minacciata col coltello perchè vorrei che togliesse il grasso dalla carne, vi lascio immaginare come io sia ben disposta verso quel piatto. Che, ovviamente, il marito ordna subito.
"Stai scherzando, vero?" gli chiedo, quando decifro qualcosa di molto simile ad "agghii" nell'incomprensibile slang americano che il marito si ostina a considerare inglese
"No, perchè? lo assaggio"
" Guarda che è una schifezza... nel senso, che io l'ho mangiato, mi ci hano costretta ogni volta, ma fidati, un incubo... anzi, la guida dice pure che ormai è una specie di leggenda, che non lo mangia più nessuno, e come si fa..."
Io lo so, ora, cosa state pensando in questo momento: e cioè che il marito abbia mangiato l'haggis, trovandolo ottimo. Per carità, non state sbagliando, anzi: lo ha trovato ottimo e difatti lo ha mangiato. solo un terzo, però: perchè il resto è finito nello stomaco della creatura la quale, dimentica dei "no, lì c'è stata dell'insalata e allora non lo voglio" e "no, lo yogurt solo magro perchè sennò ingrasso" si fa fuori sotto i miei occhi mezzo metro di immondo budello, condendolo con mugolii di ogni tipo- mmmmhhhh... spettacolo...mmmhhhh... quant'è buono.... fino al colpo finale del "capisci perchè a casa non mangio? perchè tu, 'ste cose, mica me le prepari..."

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Holyrood Palace è la residenza ufficiale della Regina quando viene in visita in Scozia e difatti non è detto che lo si possa visitare sempre: fortunatamente, Sua Maestà non è più una ragazzina e quindi ama avere delle abitudini, che la vogliono a luglio a Holyrood e ad agosto a Balmoral, ma non è detto: per cui, informatevi sempre con un certo anticipo, se volete visitare gli interni. Secondo me, merita un giro, anche se il biglietto è caro e non rientra in nessun pacchetto scontato. Le guide sono simpatiche e sono le uniche che riescano a rendere divertenti le gallerie diei 110 ritratti dei vari Reali ingelsi, soffermandosi su aneddoti e retroscena non sempre convenienti. E se poi siete fra quelli che amano le storie di lacrime e sangue, la stanza dove fu ucciso Rizzio, il fascinoso segretario di Maria Stuarda, è quello che fa per voi....
Di fronte ad Holyrood, sorge un'orrenda costruzione, mai vista prima di allora, che ospita il Parlamento Scozzese: risale a pochi anni fa e ne parleremo meglio nell'ABC ma, in ogni caso, sotto l'aspetto architettonico è un pugno in pieno viso.

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Risaliamo verso New Town, passando per Princes Square e per Jenner's, la risposta scozzese ad Harrods. Nulla a che vedere, per carità, ma la creatura ha appena saputo di una crociera premio che i nonni le regalano quest'autunno in Egitto e tanto basta per provarsi tutti i vestiti da sera, mentre io e mio marito continuiamo a chiederci "premio...de che???"

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Si chiama "New Town" mai in realtà risale al XVIII secolo che qui vide il trionfo dell'età giorgiana. E difatti, il quartiere a Nord di Princess street è contraddistinto da una straordinaria unità architettonica, che sembra inimmaginabile se confrontata con il meraviglioso guazzabuglio di architetture e di stili di Old Town: facciate lineari, porte colorate incorniciate da bianche colonne, ampi viali e ariose piazze sono il segno distintivo di queste strade, il cui asse principale vada da St Andrew a Charlotte Square, dove ha sede la famosa Georgian House.

Date retta a me: andateci. E vedrete che non ve ne pentirete. E' una casa arredata con mobilio originale, che risale proprio all'epoca della costruzione della piazza e che testimonia in modo vivido ed eloquente la vita di quegli anni. L'avrò vista dieci volte e quindi non mi dispiace tirar dritto, di fronte ai "no" imperiosi del marito e della figlia. Ma, se non ci siete ancora stati, un giro fatelo. Ne vale davvero la pena


Alla National c'è una mostra sui Giardini degli Impressionisti, che ci godiamo dal primo all'ultimo quadro, bookshop compreso. La creatura è indecisa fra i semi da regalare a mia suocera e perdiamo mezz'ora per comprare una bustina, ma alla fine lei è contenta ed io pure. Il tabellino di marcia è perfetto, ci siamo pure concessi una deviazione inaspettata e ora possiamo goderci un giro per i giardini fra Princes Street e The Castle. Anche se ha smesso di piovere da un pezzo, il prato è ancora bagnato e di giocatori di golf metropolitani nemmeno l'ombra. Quando lavoravo qui, pranzare sulle panchine e provare a mandare una palla in buca era di prassi: ma ora è tardi e gli stand del festival hanno invaso ogni spazio. Guardo l'orologio: ancora una cosa- e poi siamo a posto


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Ve lo ricordate Bobby, il cane che vegliò sulla tomba del suo padrone per quasi vent'anni, fino a quando morì egli stesso? mia figlia ci è cresciuta, con questa storia e quindi una tappa a Greyfriars è d'obbligo. Già che ci siamo, giriamo per Grassmarket, il vecchio quartiere del mercato, il più vero di tutti, con vicoli ripidi e bui a far da contrasto a piazzette che pullulano di tavolini e risate. Ci fermiamo a sentire una band di olandesi, quel tanto che basta per convincere la creatura a premdere accordi con un amico "che quando torno, lo facciamo anche noi in Corso Italia". Mio marito sorride, io abbozzo, commossa, lei è tutta felice. Ve lo avevo detto, no?, che Edimburgo è una città magica?

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a domani sera
ale

venerdì 27 agosto 2010

In Scozia, finalmente- il Vallum Hadrianii e i Borders

Ma cosa cavolo ci è girato, di deviare verso il Vallum Hadriani, questo proprio non lo so. Il ruolino di marcia prevedeva di andare dritti nei Borders e di fermarci al Vallo solo se gli avessimo dato la classica facciata dentro- in senso metaforico, sia chiaro. E così è stato, a dire il vero: stavamo progredendo verso la Scozia quando, all'improvviso, spunta il cartello con le indicazioni, che ci dice che il famoso muro fatto erigere da Adriano per segnare i confini dell'impero è a poche miglia.
"beh, dai, otto miglia cosa vuoi che siano?" chiedo io, mentre annaspo nelle conversioni "quindici km, più o meno... praticamente è qui... e poi, scusa, ma se non lo vediamo adesso, quand'è che lo vediamo più?" E così è mezz'ora che giriamo, alla ricerca di un muro che non c'è, finendo di volta in volta ora al Vallum Camping, ora al Vallum Hotel, ora all'Hadrianus Pub e via dicendo. Alla terza volta che giriamo intorno alla stessa rotatoria, alla ricerca del cartello che non c'è, impietosiamo un indigeno che ci spiega che siamo da tutt'altra parte. Seguiamo le sue indicazioni e, alla fine, ci arriviamo: ma bisogna fare un pezzo a piedi, per il bosco, e sta iniziando a piovere, la creatura sbuffa "ma quando arriviamo, in Scozia?" e onestamente ha ragione: per cui, torniamo indietro e non se ne parla più.

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Colline sinuose, rovine di abbazie, castelli e Walter Scott: signori, benvenuti nei Borders. Sono la regione più a sud della Scozia, quella che ci accoglie con tanto di confine e di insegne che ti annunciano che finalmente sei arrivato. Siamo elettrizzati, nonostante la coltre della pioggerellina sottile ci impedisca di godere appieno delle meraviglie che ci sfrecciano di fronte. Ce le gustiamo in silenzio, almeno fino a quando non arriviamo a Jedburgh, la nostra pima tappa in terra scozzese.


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Jedburgh farà sì e no un quattromila abitanti e l'impianto urbano è adeguato al loro numero: in pratica, una strada principale, con poche case ai lati. Eppure, l'arrivo è da lasciar senza fiato, grazie ai resti dell'abbazia che sovrastano tutto il paese, testimonianza di un passato di prosperità e ricchezza. Furono i monaci agostiniani a fondarla, intorno al 1200, e a rimanerci per trecento anni, resistendo alle continue razzie a cui la città era esposta, a causa della sua posizione di confine con l'Inghilterra. Se ne andarono solo quando, al termine di una scorreria più violenta delle altre, la Chiesa di Roma li richiamò in patria, in seguito allo scisma degli Anglicani. E così, da quel momento, l'edificio fu lasciato all'abbandono ed oggi ne restano solo i ruderi che, stagliati nel cielo grigio, hanno un fascino antico e misterioso.

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La pioggerellina si è fatta più intensa e, mentre il marito si rassegna e torna alla macchina a recuperare gli ombrelli, io e la creatura ci infiliamo in un pub dove servono gli shortbread fatti in casa. Basta uno sguardo d'intesa e, quando lui è di ritorno, siamo di fronte a mezzo metro quadro di biscotto, alto due dita e largo un palmo e per mandar giù il primo morso ci vuole una pinta di te. Ma almeno abbiamo risolto il problema del pranzo- e anche di quelli a venire, mi sa.

jedburg

Siccome continua a piovere, rinunciamo a visitare l'interno, un po' perchè riusciamo a scorgerlo fra le rovine e un po' perchè abbiamo in programma altre due visite ad abbazie simili: il che, ovviamente, non si può dire agli abitanti di Jedburgh, ma se vi fidate, è così. Proseguiamo verso Kelso e lì decidiamo di visitare il nostro primo castello, che si annuncia così, dalla riva del fiume


floors castle




Fllors Castle è il più grande castello abitato di Scozia: ne vedremo molti altri, con i vari duchi tutti alloggiati in un'ala e le altre sale messe a disposizione dei visitatori. Paganti, ovviamente, perchè sennò non avrebbe senso, però accolti con gentilezza e cortesia. In ogni sala troviamo testimonianze di vita vissuta, anche recenti ed anche private, come la foto della famiglia in campagna o quella del diploma del figlio a Eton ("un gran figo", sentenzia la creatura), il tutto in mezzo ad arazzi di Bruxelles, tappezzerie di seta- molte delle quali originali- mobili di finissimo antiquariato e quadri d'autore, dallo scontato Gainsborough al meno ovvio Matisse. Il clou, però, lo tocchiamo nella sala delle carrozze, con la foto del duca in stivaloni da pesca, che innalza il trofeo: una trota di non so quante libbre, esposta in una teca in fondo alla parete. Mentre gironzolo per lo shop, fra gli scaffali pieni di prodotti blasonati- dalla saponetta alla marmellata- inizio a temere il giudizio del marito, di solito critico verso questo genere di cose. Invece mi sbaglio: la visita gli è piaciuta, e proprio per questi aspetti di quotidianità, che lo rendono vivo e coinvolgente. Anzi, ha anche raccolto una chicca, nel pipì stop

floors castle



I Borders vogliono dire Walter Scott: il più grande romanziere di Scozia, infatti, si trasferì qui da Edimburgo sin dalla più tenera età, per trovare sollievo alla sua cagionevole salute nell'aria salubre della campagna: la scelta gli giovò e, a quanto pare, gli piacque, visto che praticamente non si mosse più da questi luoghi, lasciando un'impronta indelebile nella loro storia: basti pensare che fu sceriffo della contea per ben 32 anni. Naturalmente, non c'è luogo dove non abbia dormito o mangiato o fatto una capatina ma, fra tutti, andiamo sul sicuro

scott view


Eccola qui, la famosa Scott View, il panorama che si gode dal punto in cui sir Walter era solito recarsi per starsene un po' in pace. Il tempo infame non permette foto degne di questo nome ma più di tanto non ci preoccupiamo: ce lo porteremo per sempre nel cuore

scott view


La tappa successiva è la Dreyburgh Abbey, che per noi segna la prima delle abbazie da visitare. A differenza di quella di Jedburg, sorge in un posto isolato e per raggiungerla c'è da percorrere un piccolo sentiero: per cui, ci si arriva a poco a poco, assaporando l'emozione, passo passo. Quando entriamo, ha smesso di piovere e l'erba è morbida e profumata. Io e la creatura passeggiamo lente, godendoci ogni anfratto, ogni scultura, quasi ogni pietra e finendo per perdere la nozione del tempo. Il marito fa segno da lontano che bisogna andare, ma non è ancora il momento: c'è ancora una cosa da vedere, la più importante di tutte

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No, dico: pensavate forse che potessi lasciare da parte la tomba di Walter Scott? E che la mia personale collezione di lapidi, tumuli e tutto quanto fa cimitero fosse per sempre priva di un tale gioiello? mi avvio decisa sul lato ovest della chiesa, a colpo sicuro- e difatti la trovo subito, una lastra di marmo rosa, con su inciso il nome del grande romanziere. Accanto riposa il maresciallo Haig, che si distinse nella Grande Guerra per il suo valore. Il merito è tutto della guida, che ci informa in merito, perchè io, di 'sto tipo, non sapevo proprio nulla, ma quando si tratta di tombe non vado certo per il sottile e a un due per uno non posso certo dir di no.


melrose


Altro giro, altra abbazia: a Melrose, questa volta- e forse è la migliore di tutte, non fosse altro che per la simpatia dei doccioni zoomorfi: la guida dice di cercare il maialino che sona la cornamusa, ma per quanti sforzi facciamo, non riusciamo a trovarlo. In più, lo shortbread è staot finalmente digerito e ci è venuta fame: prendiamo un cream tea veloce- e pessimo- e poi ripartiamo di nuovo per quella che, per me, è la meta più attesa della giornata: Abbotsford, la residenza ufficiale di Walter Scott e la sua biblioteca.

abbotsford


Se mai mia sorella dovesse leggere questo diario di viaggio, sono certa che si farebbe prendere dalla malinconia: perchè, pur non essendo malata di libri come la sottoscritta, quando ci andammo insieme per la prima volta, neppure lei riuscì a restare immune dall'ammirazione per quella che, per me, resta la più bella biblioteca privata che io abbia mai visitato. E' un luogo dove le condizioni ideali della lettura- l'intimità, il raccoglimento, la tranquillità tutt'intorno-sono elevate ai massimi livelli, esaltate dalle proporzioni contenute della sala, dal caldo colore del legno, dai libri che tappezzano le pareti. E se poi si pensa che lì dentro furono composti Ivanohe, Rob Roy e La Donna del Lago, rimanere impassibili proprio non si può.


abbotsford

L'ultima tappa è Peebles, dove abbiamo prenotato un Bed&Breakfast. Ora è spuntato il sole e la valle del Tweed è di una dolcezza che ti stringe il cuore: le placide anse del fiume, le curve morbide delle colline, le macchie di rosa dell'erica stagliate sul verde cupo delle foreste ci accompagnano fino alla prossima meta. Prima, però, facciamo una deviazione verso Traquair House, che la guida indica come la più antica dimora signorile di Scozia ancora abitata. E' tardi per visitarla, ma il cancello d'ingresso è aperto e ci infiliamo nel viale. Che sia una dimora più antica delle altre è evidente dall'aspetto sobrio, quasi feudale dell'edificio, e dalla presenza delle antiche botteghe, un tempo parte essenziale del castello. Oggi rivivono, grazie allo spirito di iniziativa di alcuni giovani che hanno aperto botteghe di artigianato di ogni tipo. C'è anche un birrificio che produce tre tipi di birra e che purtroppo troviamo chiuso. Lì vicino un cartello ci informa che c'è appena stata la fiera, che ogni anno il signore del castello organizza per la popolazione della cittadina, ospitando stand e divertimenti di ogni tipo- il che ci fa sorridere, ma ci intenerisce un po'.

traquair house

A Peebles, tanto per cambiare, è tutto chiuso, ad eccezione di un ristorante che sa di stella michelin, da almeno un km. Con tutta che a noi piace concederci, ogni tanto, qualche cena stellata, di norma teniamo separate le due cose, non foss'altro per come ci riducono i nostri viaggi alla fine della giornata. Quando stiamo per rassegnarci ad un tè con i biscotti, però, scorgiamo sull'insegna il nome del locale, e tutto cambia: perchè un posto che si chiama "Tontine" no può che esserci simpatico, a dispetto dei blasoni all'ingresso e dell'immancabile soup of the day ad aprire il menu. Ultima nota positiva il conto, davvero irrisorio. E così, satolli e felici, ce ne andiamo a dormire
A lunedì
Alessandra






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