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domenica 18 ottobre 2009

C'era una volta....

E' da un po' di tempo che mi si chiedono lumi su alcuni "retroscena" di Menu Turistico, vista la mia disinvoltura a dare per scontate alcune informazioni che all'atto pratico sono la base di questo blog ma su cui, in effetti, non ho mai speso mezza parola come si deve. Mea culpa, lo ammetto, perché mi rendo conto che i nuovi lettori possano sentirsi spiazzati quando parlo di "niusletter" o faccio riferimenti al corso di cucina. Ma tutto è avvenuto in modo così naturale e così spontaneo che, per me, si è trattato solo di riprender eil filo di un discorso, interrotto per vari motivi, e ripartito in modo nuovo nella forma, ma sempre uguale nella sostanza: nel senso che Menuturistico è la prosecuzione, in chiave pubblica e a quattro mani, di un 'idea partita per caso molti anni fa e che, come spesso capita con quanto nasce in sordina e contro tutti, è cresciuta negli anni fino a diventare una piccola- e per me meravigliosa- realtà.
Ma andiamo con ordine.
Correva l'anno 2003 (vi piace così???) e nell'associazione di volontariato di cui facevo parte mancavano i fondi necessari per sostenere un'iniziativa benefica. Si era trattato di una sorta di fulmine a ciel sereno, di cui ora non ricordo più la natura (forse, avevamo perso uno sponsor all'ultimo minuto) ma che comunque ci aveva lasciato in braghe di tela- noi e soprattutto a bambini a cui la nostra attività si rivolgeva. L'imperativo era, quindi il dover correre ai ripari in tempi stretti e, in mancanza di altre idee, avevo proposto di organizzare un corso di cucina.
Fino ad allora, nessuno dei soci sospettava di questa mia passione e ricordo ancora che dovetti ripetere più volte che cosa avevo intenzione di fare: l'incredulità era dettata dal pregiudizio che una professionista più o meno affermata come la sottoscritta, in un'associazione di professionisti di gran lunga più affermati di me, potesse coltivare un hobby per un'attività che, nelle loro case, era riservata al personale di servizio o, al massimo, era concepita come una distrazione dal logorio della vita mondana.
Ma siccome il piatto piangeva e non c'erano sul tavolo altre proposte per asciugargli le lacrime, si decise di fare buon viso a cattiva sorte e si varò la mia proposta, con l'esplicita presa di distanza da qualsiasi collaborazione concreta al progetto: in altri termini, visto che ero così ostinata a credere in un 'idea strampalata e per certi aspetti anche indecorosa, avrei avuto il placet del club, ma oltre non si sarebbe andati: da sola mi ostinavo a scommettere sull'idea e da sola me la sarei dovuta cavare.
Io, però, avevo un asso nella manica: tutta questa passione per la cucina non era nata nè per caso, nè per moda. Certo, da anni acquistavo riviste e leggevo libri sull'argomento e da tempo la frequentazione dei ristoranti era dettata più dall'interesse per le loro proposte gastronomiche che dall'ansia di riempire lo stomaco o di fare cagnara con gli amici. Ma le radici di questo amore assoluto e incondizionato si trovavano in casa mia, ben ancorate nella cucina di mia madre.
Tuttora, a distanza di anni, con un bagaglio di esperienze gastronomiche sempre più pesante per qualità e quantità, non ho ancora trovato nessuno che sappia eguagliare l'estro, la creatività, la rapidità di esecuzione, la raffinatezza e i risultati a cui approda mia madre quando cucina. Il tutto senza dosi, con una sintesi geniale di spunti e suggerimenti carpiti da ogni parte del mondo (la cucina fusion, in casa nostra, è iniziata almeno 40 anni fa, senza proclami di sorta) e, quel che più conta, con una semplicità di esecuzione ed una velocità di realizzazione da far restare basito chiunque l'abbia mai vista all'opera. "la cucina nelle dita", penso ogni volta, quando transito da lei. Ed era proprio della sua "cucina nelle dita" che avevo bisogno, in quel frangente.
Gli inizi furono a dir poco pionieristici: avevamo trovato uno spazio in un istituto religioso, tramite l'intercessione di mia sorella ( che di ricette all'epoca, se ne intendeva pochissimo, ma che di fronte ad un ubi maior così urgente, si era attivata su ogni fronte) e ci trasportavamo, ogni volta, tutte le attrezzature necessarie per le lezioni, forno compreso. I primi ad essere coinvolti furono gli amici ed i colleghi, che si adattarono ad aule gelate, sedie traballanti e degustazioni in piedi e che ci permisero di raccogliere quanto pattuito- ed anche qualcosina di più- con la promessa che l'anno dopo si sarebbe ricominciato. " Vogliamo il corso avanzato", dicevano, facendo piombare me e mia madre nello sconforto: come avremmo fatto a reggere quei ritmi? a perdere giornate intere per studiare menu, fare la spesa, preparare le dispense, organizzare la cambusa, vuotare e svuotare il bagagliaio della micra ( già allora, sempre quella), ancora per un'altra stagione?
Senza contare che i soci, a parte i pochi che progressivamente si affezionarono al progetto e lo sostennero in ogni modo, continuavano a prendere le distanze da questa iniziativa: io ricordo tuttora, con un'umiliazione cocente, circostanze ufficiali in cui il rendiconto delle attività svolte e sostenute quasi interamente con i contributi del corso di cucina, veniva reso senza far nessuna menzione di questa attività, a fronte di peana magniloquenti tessuti in favore di tutte le altre, assai meno gettonate e redditizie.
Io, però, sono una che non molla- e che, anzi, trova benzina nella sfida e nel sentirsi tutti contro. E così, non solo si iniziò il secondo corso, ma cominciai a pensare ad altre vie per rendere ancora più coinvolgente quella che, di giorno in giorno, assumeva sempre più i contorni di una vera e propria scuola di cucina.
E così, nacquero le "niusletter": una ricetta alla settimana, spiegata passo passo, ad integrazione delle dispense, da spedirsi via e mail a tutti gli iscritti ai corsi- passati e presenti. Anche in questo caso, si iniziò da una rubrica scarna- sì e no una ventina di nomi- e con testi brevi. Poi, però, un po' alla volta, gli indirizzi aumentarono e le ricette si arricchirono di chiacchiere: spesso raccontavo i menu delle cene che si organizzavano a casa e da lì molti dei nostri ospiti presero ad interessarsi alla cosa, chiedendo quanto meno di poter ricevere anche loro la nius- oltre che di continuare a fare da cavia per i programmi del corso.
Da allora ad oggi, sono stati fatti dei passi da gigante: la scuola si è trasferita in cucine vere, a cominnciare da quella- favolosa- di mia suocera, un'altra che si è spesa all'inverosimile per aiutarmi in questo progetto; la degustazione in piedi è stata sostituita da una cena seduta ( più spartana in casa mia, elegante e raffinata da mia suocera), è stato necessario sdoppiare le sedi e diversificare i livelli e, ultimamente, si insegnano anche composizioni floreali e quanto serve per rendere gradevole il contorno ad un menu (ve l'ho già detto o no che ho una suocera strepitosa????)
L'apice si toccò due anni fa, quando si decise di mettere alla prova le allieve, facendo organizzare un intero pranzo, dall'aperitivo al dolce, per un'occasione importante. Ci furono liste d'attesa degli ospiti, cinque colonne sul giornale locale (e, permettetemelo, parliamo di Genova e del Secolo XIX, che non è propriamente il bollettino parrocchiale), la partecipazione delle due squadre di calcio della città ( pure la maglia di Cassano all'asta- e lo dico da genoana, con una gratitudine immensa per questo campione), magliette col logo della High School Cooking (contributo della creatura, fan di Zac Efron e dell'allora recente High School Musical) e ovunque, lacrime di commozione e di gioia. La cifra raccolta in quell'occasione permise di sostenere una missione francescana in Burundi (e di comprare le maglie del Genoa ai bambini africani, "evangelizzati" anche in tal senso da un Padre che sotto la tunica vestiva di rossoblu) e la soddisfazione fu immensa.
In parallelo, erano cresciute anche le niusletter- sia nella rubrica che nella grafica: gli indirizzi coprivano ormai i cinque continenti (arrivavano pure in Australia e in Thailandia-e tutto grazie al passaparola), io mi ero progressivamente convertita alle immagini e ogni volta partivano aggiornamenti sempre più "pesanti". E pesante era diventata anche la gestione della scuola, con l'aumentare degli impegni familiari e lavorativi, tanto che non riuscivo più a conciliare le due cose. E fu lì che si verificò la svolta, favorita da due eventi fortuiti ma fondamentali per la nascita di questo blog. Il primo fu il trasloco, un anno fa, che ci ricongiunse di nuovo a Daniela&C. Sembra una barzelletta, ma pare che sia destino che si finisca sempre con l'essere vicine di casa: prima, ci separava un piano, ora un numero civico (uno solo, sia chiaro, perché non avremmo potuto tollerare una distanza maggiore), e questo nononstante in questi anni la somma dei nostri traslochi potrebbe indurre a pensare che in realtà, dietro le spoglie di due signore per bene, si nascondano camalli con la vocazione al trasporto di casse di libri e mobili pesanti. Il secondo fu un bell'incidente d'auto, che, a un mese dall'insediamento della casa nuova, mi bloccò a letto per qualche mese, senza internet, senza telefono, senza il satellite, senza neppure i miei libri, che erano ancora tutti imballati nello studio. L'alternativa ad impazzire era mettersi a pensare a qualcosa di positivo: e siccome la Dani passava tutti i giorni a trovarmi e di lei conoscevo da tempo l'abilità in cucina, le parlai dell'ultima pensata che era uscita dal mio letto di dolore: trasferire le niusletter su un blog e continuare in questa nuova veste quello che era diventato un appuntamento fisso con i nostri lettori, senza apportare altre modifiche: quindi, da una parte, ricette testate e con una difficoltà di realizzazione che spaziasse da un livello base ad uno avanzato, senza però sconfinare in sperimentazioni troppo spinte o in esecuzioni troppo complicate; dall'altra, lo stile da Kitchen confidential che ne costituiva l'ossatura e il filo conduttore. La Dani- che è un'altra che, quanto a rotelle, avrebbe bisogno di un bollino blu, ma guai se glielo dite, che sennò resto da sola- ha subito detto di sì, e così siamo partite, sconfinando in una blogsfera che ci era del tutto sconosciuta e che ci piace ogni giorno di più, anche se ci rendiamo conto di non avere molte delle caratteristiche che potrebbero fare di Menuturistico un vero foodblog: chiacchieriamo troppo, postiamo troppo, siamo dispersive e poco allineate.
Ma, vedete, a differenza di quello che accade per la maggior parte degli altri autori, noi conosciamo bene i destinatari dei nostri post: non tutti, ovviamente, perché saremmo ipocrite a negare che in questi pochi mesi abbiamo aumentato a dismisura il numero dei lettori; ma ci è ancora impossibile metterci alla tastiera e pensare a contenuti "alti", se mi passate il termine: è molto più facile, invece, che oggi si recuperi la torta alle noci che mi ha chiesto la Rossella, o che si pensi alla rubrica che serve alla Giulia, o che si parli di un classico della pasticceria a base di burro e frutta canditi come del Plum cake della Cecilia, continuando la consuetudine delle nostre chiacchiere esattamente come prima.
Ed esattamente come prima funzionano le niusletters- perché il pubblico degli afecionados continua a volere anche quelle. Sono le nostre allieve più anziane, per esempio, che mi sgridano perche "ho appena imparato a scaricare la posta e ora guarda un po' che cosa mi combini", o le patite delle collezioni ("io le ho tutte") o quelli che hanno bisogno di rispondere e " come sarebbe a dire che mi leggono tutti? tutti chi????" o, più semplicemente, chi ormai si era affezionato ad un appuntamento fisso e ci chiede di non dargli buca. E così, sotto certi aspetti, siamo più incasinate di prima, con il blog da una parte, le niusletter dall'altra e la scuola di cucina che viene reclamata a gran voce (ma giuro che la ridimensiono, questa volta- e non ditemi che lo dico ogni anno, per favore, perché mi toccherebbe darvi ragione): ma, in fondo, va bene così...
Tutta questa pappardella per dirvi che, se proprio non ne potetef are a meno, la niusletter la spediamo anche a voi: ci mandate una mail all'indirizzo del blog (menuturistico@gmail.com) e saremmo felici di aggiugervi ai vecchi indirizzi, sotto la voce " nuovi amici"
Buona Domenica
Alessandra

mercoledì 1 luglio 2009

Caro Felipe

Caro Felipe,
a nome de la delegacion italiana del Congresso de Los Engegneros ( yo e il mi hombre), son ansiosa de dar gracias a Usted per la hospidalidad muy carinosa reservada, che per mucho tiempo tenerà puesto ne la profondidad del mio corason- e ne la largueza del mi jiro-vida.
Aprofito tambien per esprimere todo el mio rincrefimiento per la mancada partecipatiòn de Usted Majestas a la cerimonia del Gran Galà- e sobra todos para la assencia de la mujere de Usted, princesa Letitia, en onor de la quale è stata ingajiata una competiciòn durifima fra los sastre, lo zapateras et los estucatores de toda Italia par replicar la puerca figura de la subscrida, che ha comunque lafiato un'imprefion che a Vigo no fe fcuerderà nunca mas.
Para che la Prinfesa teneffe una endisposicion, a feguito da una indigeftion di pimientos a la espagnola, segundo una recetas proveniente da l'Italia, poco clara su le dosos, espesialmente su aquel del pimiento picante: e seccome el cocinero real, effendo cocinero e pure real, para cocinar nesesita de la bilacha e non de l'ocho, como envece esta tal Ornella, che yo no conosco, este claro, ha fato confusion, con el resultado che alla Letitia el venìo un calor formidable, che han dovuo tapizar lo sedil del trono- e los malignos l'han sopranomenada la princesa del pimiento.
E comunque, la Galisia es una terra presiosa, ricca de tesor, de meraviglias natural, de pueblos de encanto e yo so estada muy bien, a parte dos inconvenientes.
El primo, è che es nesesario esplicar a los turiftof que aquel liquido blanco, che los Galisianos hablano vigno, es in realidad una bevanda mucho infidiofa, che ascende bien largo da la gola, par estacionar ne las ginochias, e da lì enviar stranos stimulos a lo cerebro, per cui, dopo quaranta agnos e pasa de honorada reputasion, te spudani in dos secundos, scambiando besos con l'hoste o simulando la capriola del Thomàs Skuravigno, apena sai che la tu contigua de pulman habita a Oviedo.
El segundo enconveniente es la lengua gallega, che est mas differente da los castiglianos, especialmente da aquel che hablamos in esti jorni por todas partes, nel forum , su fas buc et con los amigos, e esto puede crear desconcerto. Por ejemplo, la primera sera, al primero Gala Cocktail, el colaborador del mi hombre me presenta un un caballero muy fasinoso, el qual, segundo la tradiscion espagnola, al principio me abraza, despues me basa e alfin me habla: " Te gusta me cojones?"
Ahora, Principe, tu ha da saver que yo son una mujera de mundo, abierta a le novidad e a le diferensias de culturas e, sobra toto, me sopuerto el mi hombre che, quanto a batudas tontas es un campion. Ma a estos puento, A ESTOS PUENTO....ninguno jamas....
Me estava prendendo un mancamiento, dal sudor me colapsava l'acconjatura, pensava d'esser in un remake de la propuesta escandalosa, per junta sin Robert Redford , cuando un camarero me presenta una cofana de muscolos e el caballero , indicando los, pregunta "ahora, te gusta me cojones????" "Me cojones, se me gustan" ho respuesto, renfrancada, cuando ho comprendido l'arcan- e da tan solievo me ne son fata fuera dos cofanes, justo por renfrancarme para todo.
Dia siquente, c'è estada la jita con le mujeres: yo tenevo una ganas de dormir che no te cunto, despues una noche trascursa a smaltir las borachas ( "jamas agua sobra los muscolos") e me son infilada in fondo all'autobùs, pronta a quetarme el primera posibile. e estava ja per serrar los ochos, cuando la juida fa:
" Rofario"
Uffegnor, la oracion, ho pensado, recordando le jite de les monje. Asolo che ahì i nombres de lo santos eran "Pedro, Juan, Paulo, Santiago" e a ogni invocasion se rispondea "orapronobis". Aquì, al contrario, los nombre eran Annunciasion, Nadividad, Maria del Carmel, Maria Dolores, Loreto, Luisa Santos e ben ocho Pilàr e ogni volta respondevan "presente" e se sbrazavan como loche, gridando "mirame, son en està".
Jamàs visto nada de similar: pareva d'estar a l'escuela, durante l'appelacion, atro che a un rofario....Han appellado pure una santa Alehandra e sicueme yo no respondeba, han comenzato ad additarme, a ulular "esta allà, esta allà"- un'indecentia, una verguegna, una mancanza de respecto mai vista... mescular allà con el rofario, tampoco Zapatero lo abria facho....
Per la cronca, Fatima no è venida.
E proprio cuando estavo scivolando nel mundo de los suegnos, sono estata desvejata da un urlo lancinate, un grido terorisante de parte de les mujeras, che, passando entre dos bracci de mar, a la vista de le colture des mascaridos, han preso a gridar , todo juncto : "me cojones!!!! me cojones!!!! mira, alehandra, mira me cojones!!! Te gustan, me cojones????"
E que pudre dir, mi querido Principe????
"me gustan sì, i mecojones. me cojones, se me gustan..."
Cordialidad
Alehandra

lunedì 29 giugno 2009

San Brunetta

Oggi pomeriggio,scherzando con un "collega" che si occupa di cause dei
Santi, ho proposto la canonizzazione del nostro ministro della
Pubblica amministrazione: stando ai dati che si leggono sui giornali,
infatti, ne ha miracolati più lui che tutti i calendari messi insieme,
per giunta in una manciata di mesi e senza neppure bisogno di far
tante indagini per reperire le prove: basterebbe censire il numero di
cartellini miracolosamente tornati al loro posto e alle ore giuste,
che troneggiano come tanti ex voto nelle reception degli uffici
Fra i Comuni che hanno maggiormente benificiato dei carismi di s.
Brunetta, c'è Zafferana Etnea, paese alle pendici del vulcano, che ha
registrato, in un solo anno, una diminuzione delle assenze per
malattia negli uffici pubblici del 91,4% in un anno. e così, quando ieri
mattina ho deciso di telefonare per avere qualche informazione sul
Parco Pubblico dell'Etna- che è la prossima nostra meta- ho dovuto
attendere solo pochi squilli, prima di avere risposta.

La conversazione, però, si è svolta pressappoco in questo modo
"Pronto".
"Pronto? Parlo con il Parco Comunale dell'Etna?"
"Pronto"
" sì pronto, buongiorno. parlo con il parco comunale dell'Etna?"
"Pronto"
"Pronto, mi sente??"
" Sì. Pronto.
" Vorrei avere alcune informazioni.."
"Pronto"
" ... sugli orari delle escursioni sull'Etna"
"........."
" nel senso, le organizzate voi, giusto???"
"................"
" no, perché ho recuperato questo numero di telefono sul sito del Parco...."
"..........."
"...e volevo sapere come funziona"
"..............."
" cioè, noi siamo in tre, saremmo lì il 13 aprile, ma volevo sapere,
ci sono degli orari, delle durate, dei costi, non ne ho idea, capisce,
veniamo da Genova, ci son stata trent'anni fa, magari è cambiato
qualcosa, non so, chiedevo a voi che risultate essere i referenti...

"L'Etna E' CHIUSO"

..... come chiuso, in che senso???? non è mica in eruzione, perché lo
avete chiuso???"
" E' chiuso per neve. Ce le ha le racchette?"
" che racchette, scusi? io verrei lì il tredici aprile che è il giorno
dopo Pasqua, magari la neve si è sciolta"
"se non c'ha le racchette, non può salire"
"ma fra venti giorni???? intendo dire, siete così sicuri che fra venti
giorni di primavera ci sia ancora la neve?"
" eeeehhhhhh....... eeeehhhhh.... e come si fa a dirlo???? e poi ci
sono altri fattori... altre cose....non potete
sapere..........eeehhhhhhh..........eeeehhhhhhh... non mi può
telefonare il giorno prima???"
"il giorno prima?? ma se le ho detto che vengo da genova... "
" eeehhhhh... eeeehhhh... venite da Genova, avete detto???
eeeehhhhh..... se venite da genova, allora è chiuso, mi sa..."


ci credete, se vi dico che non mi sono arrabbiata neanche un po'?
anzi, ci credete se vi dico che, passato lo sconcerto iniziale, mi ha
preso una ridarola che continua anche adesso? perché lo voglio vedere,
il ministro, a risolvere 'sta bega, con tutti i dipendenti al lavoro,
ma il vulcano che ha incrociato le braccia....

comunque, se ce la fa, la strada della canonizzazione è spianata: già
me lo vedo, sulle immaginine, con i tornelli al posto della palma del
martirio e sul retro la preghiera del dipendente pubblico - l'unica
che non concede indulgenze- a S. Brunetna, patrono emerito del comune
di Zafferana Etnea.

alla prossima
alessandra

martedì 23 giugno 2009

Polpette di carne in salsa agrodolce

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Caro Principe de Laf Afturias
me efcufo per el mio espagnol, ma non lo hablo da la famofa noche brava del capo de agno del millenovesientonovantadof, e los postumos fuero asì dolorofi che da alora ajo resolto che hablar espagnol es divertiente sul momiento, ma para nada la magnana dopo.
E tuttavia, tiengo urgiensa de conferir con la vostra Majestad por què pare che el proximo jueves nosostros ce encontreremo alla serata de Gala de Los Ingegneros Navalos de Espagna, a Vigo.
Quel desastrado del mi hombre me ha enformado folo ieri, a las cinco de la tarda, del Gala- e folo esta noche della Vostra Presentia- e folo esta magnana della vostra vera identità, per cui el Principe de Laf Afturiaf no è un perfonagio de invencione, ma un principe en carne e oxa e nada meno che Felipe de Espagna, el marito de la Letizia Ortiz, che è in competifion con la Carlà per elegancia e fimpatia- e ahora es muy tardi por rifar un intiero guardaroba para l'occafione.
Tiengo a precisar che con regular preaviso anche yo posso far la mia puerca figura, efpecialmente se si passa da Lourdes, ma con asì poco de tiempo al maximo posso sfoggiar el medesimo habito de la Letizia cuando encotrò la Carlà, quelo tutto plissado, con la sola diferencia che io les plisses le tiengo in todo el cuerpo, fino a los piè. De mas, el mio punto de fuersa è la conversasion, che procura un directo stordimiento, mejor de la Letizia e la Carlà junctamente.
Epperò, non me siento de sottoporla al tormiento de una intera noche in compagnia de los ingegneros: que son intollerabiles già da solos, figuriamoces todo al miesmo tiempo. Ajungo anco che con losotros ci sarà anco el mi hombre, que es el più ingegneros de todos, que hablerà toda noche de elicas e de motores e quando verrà el momiento del brindisi, censurerà la cocina e il cocinero, dicendo che la madre de usted resulta mejor.
Quindi, caro Principe de Laf Afturiaf, ftia a Palacho, quella noche, a jocar con los ninos e a tifare Real e, sobra todo, tienga a casa la su mujera, che sennò se annoierà a muerte e rovinerà por siempre el caracter simpatico e el forrifo gioiofo. E nosotros, se riuneremo un'otra vez.....
Cordalidad
Alehandra
POLPETTE IN SALSA AGRODOLCE


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2 hg macinato di manzo
2 hg macinato di maiale
mollica di un panino bagnato nel latte
2 uova grosse
una bella manciata di parmigiano reggiano grattugiato
una puntina di aglio (oppure fregare l'aglio nel contenitore dove si impasta)
poco prezzemolo tritato finissimo
tanta maggiorana
sale

Si impastano tutti gli ingredenti, si fanno delle polpettine che si passano direttamente nel pangrattato e si fanno frigger ein un contenitore stretto, in modo che l'olio le ricopra tutte, senza bisogno di girarle. Farle asciugare bene su carta assorbente e servire caldel

si servono con una salsa di pomodoro agrodolce, preparata con 300 g di salsa di pomodoro, 1 dl di aceto di mele e 40 gr di zucchero.

Alessandra

P.S. ci sentiamo al ritorno da Vigo, ma il blog continua con le ricette di Daniela e le ultime pagine del diario del viaggio in Sicilia.
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