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venerdì 8 febbraio 2013

Dolci dal mondo: gli ALFAJORES (quando il talento ha più di un volto)

Di Daniela

alfajores

Va da sé  e ormai lo avrete capito a vostre spese, che mi piace sempre scavare per scoprire quello che c'è alle spalle delle cose : mi piace scoprire il perchè di una ricetta come di un'opera d'arte e mi regala grandissima gioia trovare nuove informazioni.... Anche con la ricetta di oggi ci  infiliamo in un ginepraio di storie, epoche e paesi diversi che hanno in comune grande amore per i loro prodotti e forti passioni... Ma prima ancora di parlare di questo, vorrei spiegarvi il perchè nel titolo parlo di talento. 
Vi ho già detto che ho la fortuna, grazie alla mia famiglia e ai nostri amici, di vivere in un ambiente dove l'arte ha molti aspetti e grande importanza... Era già così nelle generazioni precedenti e ora anche la parte più giovane non se ne vuole discostare. Capita così di conoscere eccellenti attori, di cui vi ho anche accennato in qualche occasione,  musicisti giovani ma dalle meravigliose capacità e ragazzi pieni di talento che sperano di farsi strada in un mondo complicato ma assolutamente meraviglioso. 

alfajores

Ora da qualche tempo, tra queste promesse che abbiamo la fortuna di poter vedere ed ascoltare, abbiamo "inserito" anche una giovanissima soprano, ricca di passione e di talento in egual misura, dal carattere deciso e dal sorriso che conquista: si tratta di Giorgia, italiana di nascita ma argentina da parte di mamma, con una gran gioia di vivere, come è giusto per i suoi 18 anni e una voce pura, limpida e molto bella.
Le tradizioni della terra che le ha regalato metà del suo modo di essere la affascinano e spesso ce ne regala qualche piccola chicca, grazie soprattutto al'altro dei suoi talenti : quello per la cucina.
E così mi ha offerto la possibilità di farle da assistente mentre preparava il suo regalo per noi, i famosissimi alfajores.
foto da qui
L’origine di questi deliziosi biscotti si può  far risalire all'occupazione degli arabi in Spagna e quindi alla compenetrazione di questa grande cultura anche culinaria, con quella del bacino settentrionale del mediterraneo. La parola alfajor con il suo plurale alfajores deriva direttamente dall'arabo الفاخر, che significa "lusso", "squisito” e i dolcetti erano infatti ricchi di frutta secca e di spezie e avevano una forma cilindrica… pensate che in spagna i più celebri, quelli di Medina Sidonia (che seguono una ricetta che tal M. Pardo Di Figueroa ritrovò nel 1786, risalente a metà 1400), hanno ricevuto nel 2004 dal Consejo de Agricultura y Pesca de la Junta de Andalucia indicazione geografica protetta, pubblicata poi nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea come Alfajor de Medina Sidonia, il 6 marzo 2007. Ovviamente, diventando un dolce tipico della spagna dei conquistadores, fu portato in giro per il mondo sulle navi che colonizzarono le terre nuove e da qui a poco a poco, entrando in contatto con le molte e diverse culture dei popoli autoctoni, subirono trasformazioni sostanziali, diventando parte integrante delle nuove tradizioni culinarie di Perù, Argentina, Messico, Nicaragua o Cuba: perfino nelle filippine c’è una versione di questo dolce, che però non è più un biscotto , ma una specie di dolce al cucchiaio…. 
alfajor di Medina Sidonia da qui
Ogni popolo ha aggiunto qualcuna dei suoi ingredienti più abituali : in Nicarague per esempio preferiscono la farina di mais , la melassa e il cacao fino a diventare simile ad un brownies, mentre in argentina, come vedrete , la maizena è preferita con il dulce de leche, ma le variazioni su ripieno e glassatura sono tantissime: cocco, cioccolato, zucchero a velo….. 
E ciò che rende appieno l’idea di come si sia radicata questa ricetta è che ognuno, un po’ come capita per esempio con le empanadas, vi dirà che la ricetta del suo paese è quella classica e originale Io vi propongo la ricetta argentina che Giorgia ci ha fatto conoscere: se vi dico che sono una delizia assoluta forse vi do un’idea vaga del loro sapore…Penso che siano tra i biscotti in assoluto più buoni che io abbia ai mangiato. Provate. 

Fonti:
http://www.dianasdesserts.com/index.cfm/fuseaction/recipes.recipeListing/filter/dianas/recipeID/2579/Recipe.cfm&ei=Y3ANUb-eDYWztAau9YHwDA
http://en.wikipedia.org/wiki/Alfajor
La storia di Alfajores | eHow.com http://www.ehow.com/facts_5175854_history-alfajores.html#ixzz2Jm8G9UOY
http://www.majuraps.act.edu.au/__data/assets/pdf_file/0004/173371/HISTORY_OF_ALFAJORES.pdf


Los Alfajores Argentinos de maizena

alfajores

Ingrdienti
200 gr farina
300 gr maizena (150 maizena e 150 frumina)
150 gr di zucchero
200 gr di burro
scorza di 1/2 limone
vaniglina o semini di vaniglia
1 cucchiaino di cognac
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
3 tuorli d'uovo
pizzico di cannella (facoltativo)
dulche di leche

alfajores

Lavorate insieme fino ad avere una consistenza cremosa lo zucchero con il burro, aggiungendo in ultimo i tuorli d'uovo, la scorza di limone e il cucchiaino di cognac. Mescolate in una ciotola capiente le farine con la vaniglia il bicarbonato,  la cannella e il lievito. Unite fra loro i due composti, lavorandoli velocemente e aggiungendo, se l'impasto fosse troppo asciutto, qualche cucchiaio di latte freddo. 
Lasciate riposare in frigo per una mezz'ora, poi riprendetelo e tiratelo in una sfoglia di circa 5 mm. Ritagliate con una tazzina tante piccoli cerchi : con queste dosi potrete preparare circa 15/18 alfajores e quindi 30/34 cerchi.



alfajores
Infornate nel forno caldo a 180 °C per 10/15 minuti, fintanto che non prendano un bel colore appena leggermente dorato: non eccedete per non farli diventare troppo secchi... devono essere friabili e chiari.
Lasciateli raffreddare su una gratella e quando saranno freddi uniteli a due a due con un cucchiaino di dulce de leche: sarebbe bene usarne uno di ottima qualità, magari fatto da voi. Per "rifinire" i vostri alfajores potrete, se vi fa piacere, farli rotolare nel cocco, nella granella di nocciole o di zucchero, oppure lasciarli così come sono.
Divini, giuro
Buona giornata 
Dani

venerdì 28 settembre 2012

Per i piatti storici: filetto alla Voronoff

Di Daniela

Serge  Voronoff
Filetto alla Voronoff
Confesso che avevo un po’ di nostalgia per l’appuntamento con i piatti storici: adoro scoprire quale è la ragione per la quale pietanze che deliziano il palato di mezzo mondo, legano il proprio nome o la propria storia ad un popolo, ad un personaggio o ad una tradizione. Oggi è la volta di un personaggio e precisamente del Dott. Serge Voronoff e della ricetta del filetto a lui attribuito. Bisogna dire che parlare del dott Samuel Voronoff non è davvero facile: su di lui si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto. E’ stato di volta in volta trattato come un visionario, un genio, un folle, un nuovo Frankenstein senza cuore, o come un grande filantropo; insomma le visioni sono completamente diverse e spesso decisamente contrastanti. Cominciamo da qualche notizia sulla sua  affascinante vita. Ebreo, russo di nascita (1866, Voronej), è costretto molto giovane a fuggire dalla sua patria a causa di una mancanza di “simpatia” per lo Zar e il suo regime, che gli costa, ancora giovanissimo, 15 giorni di carcere per diffusione di libri sovversivi. Il  rifugio per lui diventa la Francia, in grande fermento civile-culturale, in piena Belle Epoque. Il giovane Voronoff cambia il nome, che denota chiaramente la sua origine ebrea, in Serge (per evitare problemi di antisemitismo: siamo all’incirca nel periodo in cui Zola si schierò in difesa dell’ufficiale Dreyfus, mentre il caso infiammava l’opinione pubblica europea) e si iscrisse alla facoltà di medicina, dove insegnavano alcuni tra i più celebrati medici del momento.
La sua carriera universitaria è folgorante, tanto che è scelto ed inviato al Cairo per rimodernare la chirurgia egiziana. Eccellente chirurgo, affascinato dallo studio dell’influenza di alcuni ormoni sull’invecchiamento del corpo umano e dai primi trapianti, comincia ad effettuarne alcuni egli stesso, iniziando da innesti da animali, in particolare pecore, per poi arrivare nel 1917 al primo trapianto (ufficiale) tra specie diverse,  con l'innesto del lobo della tiroide di uno scimpanzé su un ragazzo affetto da cretinismo, con buoni risultati. Dopo la tiroide, pensa alla possibilità di trapiantare anche ovaie e testicoli, con lo scopo di rendere più giovanile l’essere umano, impedendogli di invecchiare fisicamente e mentalmente, ritardando l’avanzamento di forme degenerative e raggiungendo pure qualche buon risultato. Opera allo stesso modo anche con il bestiame per migliorare talune razze e alcuni loro prodotti. Si trasferisce successivamente a New York, nella clinica del premio Nobel A. Carrel, grande esecutore di trapianti ed innesti ed acquisisce così nuove conoscenze, che decide di riportare in Europa…
Villa Voronoff a Grimaldi
Pensa di allevare da solo gli animali che utilizza per espiantare gli organi e sceglie, per accogliere la sua nuova clinica, proprio la Liguria ed in particolare Grimaldi, vicino a Ventimiglia, nella splendida Villa Grimaldi, ora villa Voronoff: In pochi anni la zona diventa la meta ambitissima del jet internazionale dell’epoca, quello fatto da uomini celebri, miliardari in Rolls-Royce e signore elegantissime, che cercano nel lavoro di Voronoff una speranza contro l’opera implacabile del tempo.
E’ sfiorato da molti scandali, non ultimo un sospetto a causa della morte improvvisa di sua moglie, una miliardaria americana che lo lascia ricchissimo e libero poco dopo la loro unione, come dal pure da quello di essere troppo affascinato dal denaro dei suoi ricchi pazienti, gli unici che potessero permettersi le costosissime cure che egli somministra. La sua fama travalica il confine nazionale ed europeo, si parla di lui su giornali di mezzo mondo ed artisti di grande fama si ispirano al suo personaggio per le loro opere. Alcuni nomi? Michail Bulgakov con il suo "Cuore di cane" del 1925; Italo Svevo con "La rigenerazione", del 1926; Félicien Champsaur con "Nora, la guenon devenue femme",del 1929, e il mio amatissimo Sir Arthur Conan Doyle, con "L'avventura dell'uomo che camminava a quattro zampe", del 1923; ancora nel 1957, Fred Buscaglione lo cita in una sua canzone. Non solo: tale è la sua notorietà. che sembra venga dedicato a lui il cocktail chiamato Monkey Gland ("testicoli di scimmia"), ideato nel 1923 dal barman dell’Harry's New York Bar di Parigi. Se siete curiosi è un cocktail codificato internazionale composto da 5 cl di gin, 3 cl succo d'arancia fresco,2 gocce di assenzio, 2 gocce di granatina con molto ghiaccio ben shakerato: corroborante, vero? Qui di seguito poi vi parlerò del filetto da lui pensato come cibo nutriente e rinvigorente, il celebre filetto alla Voronoff.
foto da qui
I trapianti che pratica sono numerosissimi e vengono considerati estremamente di moda e anzi quasi futuristici, un modo per proiettarsi in un domani senza vecchiaia e debolezza. Espulso dall’Italia nel '36 a seguito delle leggi razziali, con la conseguente confisca di ogni suo bene, scappa in America, si salva, torna in Italia: ha 80 anni, ma si dedica comunque a far restaurare la sua villa ed a nuovi studi sul cancro.
Muore a Losanna a 85 anni, lasciando dietro di sé molti interrogativi non risolti, dubbi ed incertezze di ogni tipo: da anni, ogni tanto, si parla di avvistamenti di strane creature, che ricordano scimpanzé, ma dai tratti più umani, nelle zone verdi a ridosso del grande parco della vecchia villa, a perenne memoria dei suoi esperimenti con gli animali e qui, in un articolo del 23 ottobre 1997 del Corriere della sera, ne trovate un esempio, se vi va di dare un’occhiata. Eccellente è stata la sua intuizione del collegamento tra alcuni ormoni e l'invecchiamento, ma c'è una terribile domanda sospesa che grava sul capo del nostro Voronoff : potrebbero essere stati proprio i suoi trapianti di organi, prelevati da scimmie arrivate dall’Africa, a consentire l’ingresso del virus dell’HIV in Europa?



http://www.treccani.it/enciclopedia/voronoff_%28Enciclopedia-Italiana%29/ 
http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Voronof
http://europress2010.blogspot.it/2011/03/voronoff-i-misteri-di-villa-grimaldi.html
http://www.enzobarnaba.it/voronoff1.htm 
http://www.spaghettitaliani.com/Articoli%2017. 
http://www.sapere.it/enciclopedia/Voronoff,+Serge.html 
http://www.facebook.com/pages/Serge-Voronoff/37425203559?sk=info  
http://voronoff.wordpress.com/chateau-grimaldi/
http://www.cumpagniadiventemigliusi.it/Voce_storia/Voronoff.htm


Filetto alla Voronoff

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Ingredienti per 4
4 filetti di manzo da 180/200 gr l'uno circa
4 cucchiai di senape dolce
1 cucchiaio di worcerstershire sauce
200 ml di panna fresca
1 rametto di rosmarino
1/2 bicchierino di cognac
60 gr di burro
pepe, sale e farina q.b.

voronoff

Molte sono le ricette, altrettante le varianti che si possono trovare nelle ricette in giro per il web: c'è chi aggiunge metà brandy e metà sherry, chi mette anche il tabasco e chi neppure la Worcerstershire sauce. Ma la maggior parte è d'accordo invece sull'utilizzo del burro chiarificato.
Iniziamo con  questa operazione semplicissima, che aumenterà la digeribilità e quindi il piacere di gustare il filetto. Ci servirà per alzare il punto di fumo del burro, permettendoci quindi di rosolare la carne senza aggiungere sapore di bruciato: con questo procedimento infatti si eliminano dal burro l’acqua, la caseina e altre impurità. Basta metterne la quantità che vi necessita a sciogliere a bagnomaria e, una volta che si è formata in superficie la schiumetta bianca, eliminarla con un cucchiaino o filtrandola e utilizzare la parte liquida e giallo oro rimanente.

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Quindi mettete in una padella il burro chiarificato con un rametto di rosmarino e appena i tutto è caldo, aggiungete le fette di filetto infarinate. Fate rosolare un paio di minuti per parte, e quando si forma una bella crosticina dorata, versate il cognac, inclinate la padella fino a sfiorare con un bordo la fiamma, "accendendo" il liquore. Fate fiammare fino a quando ka fiamma non si spegnerà da sola dopo pochi secondi, prestando un'attenzione particolare in questa operazione.

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Lasciate insaporire per qualche attimo la carne, salandola e pepandola da entrambi i lati e poi toglietela dalla padella, conservandola in un luogo tepido, magari anche il forno spento e chiuso.
Nel frattempo preparate la salsa: mettete nella padella dove avete cotto la carne la senape e la Worchestershire e sciogliete il tutto con la panna, amalgamando gli ingredienti a fiamma bassa. Lasciate restringere l'intingolo, salate e pepate.

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Prima di servirla, fate passare qualche istante la carne nella salsa e servite; oppure mettete direttamente i filetti nei piatti e ricopriteli con la salsa. In questo secondo caso, potreste agire come per i tournedos alla Rossini, sistemando sotto ogni filetto, una fetta di pancarré dorata nel burro, per raccogliere i succhi della carne.
Una delizia rapidissima e squisita.
Buona giornata a tutti
Dani

venerdì 15 luglio 2011

Biancomangiare alla gardenia con granella di mandorle caramellate e riduzione di latte di mandorle al cognac

Di Daniela

Vorrei fare solo una piccola premessa al post di oggi, ancor più personale di quanto già non sia ciò che scriviamo e condividiamo con voi qui sopra. Sono solo tre parole dal suono dolcissimo : 
TANTI AUGURI MAMMA!!
e ora "riprendiamo le trasmissioni della giornata"!   :-)
gardenia
Vi siete mai accorti che mi piace il giardinaggio ed ho un debole per i fiori ;-)? So che siete tutti incredibilmente gentili e fate finta, con grazia, di non ricordare le "quintalate" di post su frutta, fiori, alberi e colori che in questi due anni vi ho fatto leggere e guardare.... Sono orgogliosissima del lavoro di bassa manovalanza che svolgo nel mio giardino, della lena con la quale strappo erbacce a tutto spiano che neanche miss Marple mi batte, delle ore che passo a disinfettare, annaffiare, potare, farmi pungere da ragnetti, spine, zanzare e affini..... tutto ciò per il quale una volta sarei fuggita a gambe levate al solo sentirne parlare :-)). Ma si sa, l'età rende veramente più saggi...o più stupidi, non l'ho ancora ben appurato! Comunque il giardino resta li, a pretendere cure ed attenzioni speciali e a ripagarmi, a volte, con colori meravigliosi, frutti succosi e saporitissimi e qualche ora di fresco relax serotino.
Ma da un po' ho trovato un'esperta "del settore" alla quale rivolgermi in caso di dubbio estremo: si chiama Dana, ha un blog (Garden design) che si occupa proprio di piante e giardini ed è pure giovane e competente: più di così! Oggi inauguriamo perciò con lei un lavoro a 6 mani (che dobbiamo fare, noi siamo 2!) su piante fiori e su tutto quello che ci verrà in mente per coniugare giardino e cucina. 
Partiamo con un omaggio ad uno dei fiori del momento, a giudicare dal profumo che sta conquistando in questi giorni il mio giardino: la gardenia.
Ho scoperto, grazie a Dana, che io posseggo varie piante di Gardenia Jasminoides o Augusta e che.... ma perché devo darvi dati approssimativi io, mentre Dana può farlo decisamente meglio? Andare a dare un'occhiatina da lei e le Gardenie vi sveleranno il loro mondo....
gardenia 1
Eccovi uno dei miei amati fiorellini, che iero ho sacrificato per preparare questa squisitezza che vi avevo preannunciato tempo fa.....
Vale la pena di provarlo....è perfino gluten free!

Bianco mangiare alla gardenia con riduzione di latte di mandorle e granella di mandorle caramellate
rielaborazione  da un'idea di "I fiori" Monografie del gusto Food ed.
biancomangiare3
Per 4
3/4 fiori di gardenia
200 ml di panna fresca
4 gr di colla di pesce
20 gr di zucchero
Per la riduzione
250 ml di latte di mandorle
2 cucchiai di Cognac
½ cucchiaino di fecola di patate
Per il croccante
40 gr di mandorle sgusciate e pelate
100 gr di zucchero
Acqua (4 o 5 cucchiai)
biancomangiare a
E' ovvio che i fiori che usate devono essere, come sempre in questi casi, assolutamente non trattati: quindi  utilizzateli solo se ne siete assolutamente sicuri e prima di usarli sciacquateli velocemente sotto l'acqua e asciugateli delicatamente.
Tritate leggermente i petali dei fiori di gardenia con lo zucchero e mescolateli con la panna. Scaldate appena il composto in un tegamino e scioglietevi la colla di pesce ammollata in acqua fredda e strizzata, lontano dal fuoco. Filtrate la crema e versatela in piccoli bicchieri o in stampini monoporzione. Mettete in frigo e lasciate rapprendere.
Nel frattempo mettete in un pentolino lo zucchero e bagnatelo appena con l’acqua. Quando sarà appena dorato unite le mandorle, rimettete sul fuoco per un paio di minuti, mescolate e versate il tutto sul piano di lavoro coperto con un foglio di carta da forno leggermente imburrato. Attenti a non bruciarvi….
Quando sarà rappreso levatelo dalla carta e tritatelo, in modo da ottenere un composto granuloso.
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Prima di sformare i vostri biancomangiare alla gardenia, preparate anche la riduzione di latte di mandorle: sciogliete in una tazzina la fecola di patate con un po’ di latte di mandorle , unite la cremina al resto del liquido e mettete sul fuoco finché non si addensa leggermente. Aggiungete anche il cognac, lasciate addensare ancora un po’ e togliete dal fuoco.
Sformate il biancomangiare su un piatto mettetevi sopra un cucchiaio di riduzione di latte di mandorle e decorate con una manciatina di mandorle caramellate tritate
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Buona giornata a tutti
Dani

lunedì 25 ottobre 2010

Gelatina di mele

Di Daniela
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Stamani il suggerimento che vi do e che proviene sempre dai consigli di "Donnainforma", parla dell'acqua e del modo di utilizzarla per il nostro benessere : dopo averci fatto sapere che immergersi porta ad uno stato di grande relax, per una serie di connessioni con il nostro subconscio, ci informa anche del fatto che, "nel momento in cui si entra in contatto con l'acqua, aumenta la pressione arteriosa, i vasi sanguigni si dilatano, la circolazione migliora" (naturopata F. Dei Cicchi). Ora, anche se non so con esatezza assoluta che cosa sia una naturopata, anche se credo di aver capito che si tratti di una specie di consulente per il benessere, che si concentra sulla causa e non sul sintomo del malessere, in questo caso sono davvero assolutamente d'accordo con lei! Entrare in acqua e rilassarsi è fantastico, e se in più ci ottimizza l'ossigenazione è ancora meglio.... Ultimo suggerimento: se volete godervi al massimo il potere rilassante del bagno, dovete prima spalmarvi il corpo con olio essenziale di vaniglia.... E l'aroma porta al gusto... e per il gusto vi propongo questa squisita

GELATINA DI MELE
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La ricetta viene dal sito di D. Lebovitz : mi ha colpito perchè è un modo che nn avevo mai usato per utilizzare le mele, e siccome ne ho un bel po' prese in valtellina, come sempre, ho provato anche questa. Risultato eccellente! Devo fare anche una piccola premessa: la gelatina di mele, al naturale, ha un colore un chiaro, leggermente dorato e non troppo fotogenico, Così, per ravvivarla un pochino ho aggiunto la punta di un cucchiaino di gel alimentare rosso: visto che Halloween si avvicina, perchè non organizzare una bella scenografia "macabra"? Il rosso era perfetto per il nostro intento e rosso è stato! Così con Microba e Ginevra abbiamo creato questo povero fantasma con i marshmallows, che secondo loro ricorda Nick quasi senza testa (chi non ha letto Herry Potter si informi presso qualunque creatura dei 22 anni in giù e sarà edotto sulla materia in questione) e lo abbiamo utilizzato per presentare la nostra gelatina.
La gelatina , ci dice il nostro amico David che dovrebbe cuocere ad una temperatura di 104° C , anche se per la mia , come per la sua , abbiamo “sforato” la temperatura : io sono arrivata a 106° C lui a 110°C. La prova regina però rimane sempre, come per le marmellate, la prova del piattino: fate cadere qualche goccia del composto su un piattino freddo, aspettate qualche minuto, magari mettendolo in frigo, e controllate se mantiene la sua “forma” non scivolando sul piattino inclinato. Quando lo fa pronta!
Mezzo kg di mele cotte dovrebbero produrre più o meno 250 ml di succo. Ma siccome le mele sono diverse ed hanno diversa resa, si può considerare di utilizzare per ogni 250 ml di succo filtrato 150 gr di zucchero , 1 cucchiaino e mezzo di succo di limone e 1 cucchiaino scarso di cognac. Delle mie, per esempio, per produrre 250 ml ce ne sono volute quasi 600 gr.
Ingredienti indicati nella ricetta:
3,5 kg di mele
2,5 lt di acqua
1,2 kg di zucchero
60 ml di succo di limone
2 cucchiai di Calvados, brandy o cognac
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Lavate bene le mele e tagliatele grossolanamente a pezzetti, poi mettetele con semi e buccia in una pentola molto grande. Aggiungete l'acqua, coprite e portate a ebollizione. Quando bolle, ridurre il calore un po ', lasciare il coperchio di traverso, e cuocere per 20 o 30 minuti, finché le mele sono tenere e cotte.
Scolate ora mettendole in uno scolapasta appoggiato sopra una ciotola profonda, rivestito con della garza. Se le mele sono tante utilizzate 2 scolapasta per non “ammucchiarle “ troppo. David consiglia infatti di non schiacciare le mele per ottenere più succo , perché altrimenti il liquido diventerà torbido.
Lasciate le mele così per almeno 3 ore (o , come suggerisce la ricetta per una intera notte). Dovreste ottenere circa 2 litri di succo , secondo la ricetta, ma se così non fosse , attenetevi, per calcolare la quantità di zucchero da aggiungere al suggerimento nella premessa (150 gr ogni 250 ml di succo). Mettete il succo filtrato, lo zucchero e il succo di limone in una casseruola e portate ad ebollizione a fuoco vivace. Schiumando quando necessario.
Se avete un termometro , misurate le temperatura del composto, ogni tanto , fino a portarla a 104°. A quel punto fate la prova piattino: se non vi soddisfa fate cuocere ancora qualche minuto fino ad arrivare alla consistenza desiderata. Togliete la gelatina dal fuoco, aggiungete il liquore, ed invasarla subito nei vasi sterilizzati. Capovolgeteli e lasciate raffreddare. Teneteli in frigo una volta aperti e sterilizzateli ulteriormente se ne preparate un po’ de barattolini e pensate di conservarli più a lungo.
La polpa di mele rimasta potrete, passandola in un passaverdure o schiacciandola con un cucchiaio in un colino a maglie fitte, usarla come ottimo dessert per i ragazzi, magari addolcita, se è il caso con un cucchiaio di zucchero a velo, oppure utilizzarla per preparare una delizia che vi svelerò nel prossimo post!
Buon appetito
Dani



A little preamble: apple jelly, naturally, has a a clear color, slightly golden and not too photogenic, so, I added the tip of a teaspoon of red gel food to brighten it: as Halloween approaches, because not to organize a beautiful setting "macabre"? The red was perfect for our purpose and it was red! So with Microba and Ginevra, (my daughters) have created this poor ghost with marshmallows, which they say look like Nearly–Headless Nick (who has not read Herry Potter ask any people younger than 22 years and will be informed) and we used to present our exquisite

APPLE JELLY
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I found this wonderful recipe on the website of D. Lebovitz and I liked it so much that I made it for me. Here it is:
One pound (450 g) of apples cooked will yield about 1 cup (250 ml) strained juice from the cooked apples. So if you have less apples, or you get a different yield (since all apples are different), you can use that as a guideline and add 3/4 cup (150 g) sugar and 1 1/2 teaspoons of lemon juice per cup of strained apple juice.
8 pounds (3.75 kg) apples
10 cups (2.25l) water
6 cups (1 kg, 200g) sugar
1/4 cup (60 ml) fresh lemon juice
2 teaspoon Calvados, brandy, or Cognac
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1. Rinse the apples and cut them coarsely into chunks, then put them and the cores and seeds, into a very large stockpot.
2. Add the water, cover, and bring to a boil. When bubbling, reduce the heat a bit, leave the lid askew, and cook for 20 to 30 minutes, until the apples are tender and cooked through.
3. Line a mesh colander with a piece of muslin cloth or a few folds of cheesecloth (or use a jelly bag and stand) and set it over a deep bowl, then ladle the apples and the liquid into the colanders. (I used two lined colanders since it was quite a bit of apples.)
4. Let stand overnight (or at least three hours), and no matter how tempting, do not press down at any time on the apples to extract more juice or the jelly will get cloudy.
5. The next day, measure out the juice. (See Note below about the apples.) You should have 8 cups (2l). Pour it into a stockpot fitted with a candy thermometer, add the sugar and lemon juice, and bring to a boil. During cooking, if any white scum rises to the surface, skim it off.
6. Cook until the temperature reaches 220ºF (104ºC). At that point, turn off the heat and begin testing the jelly on a chilled plate in the freezer, using the method mentioned in the headnote. When it wrinkles and holds its shape, it’s done. If not, continue to cook and re-test it at intervals. This batch set at 230ºF (110ºC).
7. Remove from heat, stir in the liquor, and ladle into clean jars, then cap tightly.
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So, bon appetit and thanks again to David!
Dani

domenica 23 agosto 2009

Pesche flambée alla Carlo

Di Daniela


Ed eccoci al dolce previsto per il mio pranzo estivo con gli amici.
Gli spaghetti proposti sono profumati e colorati e il dolce non può essere da meno. E' un insieme intrigante di sapori e aromi estivi, che comprendono il frutto che dell'estate racchiude tutto il profumo e la dolcezza: la pesca . Devo dire che quando lo preparo per gli amici, ha sempre un bel successo ed è di una semplicità e rapidità di esecuzione disarmante...
Si tratta , come annuncia il titolo delle

PESCHE FLAMBEE ALLA CARLO

frittata 027

Le ho chiamate così perchè, per ciò che mi riguarda sono nate, come ricetta , milioni di anni luce fa, quando poco più che adolescenti ci divertivamo, nelle sere estive a prepararci cene che definirei incredibili (abbiamo, in un momento di obnubilatio mentis, perfino cercato di preparare prima di una serata in discoteca, degli spaghetti conditi al caffè , per poter contemporaneamente mangiare e tenerci svegli !!!!!! sic!) a casa dell'uno o dell'altro a Monterosso, e quando la casa in questione era quella (fantastica) di Carlo, la chiudevamo sempre con questa cosa buonissima, semplicissima da preparare, ma proprio speciale..... ed ecco che , con licenza dell'amico e padrone di casa in questione, vi racconto come facevamo.....
Occorrono per 4 persone
  • 2 belle pesche, mature ma sode (eccellenti quelle profumate a pasta gialla , ma va bene praticamente ogni tipo di pesca)
  • 4-5 cucchiai di zucchero di canna
  • 1/2 bicchiere di cognac
  • 3-4 porzioni di gelato di panna ( o di crema o al più fior di latte)
Sbucciate le pesche, togliete il nocciolo e tagliatele a spicchi non troppo sottili, perchè devono cuocere e altrimenti si disferebbero.

frittata 032

In una padella antiaderente mettete lo zucchero e cominciate a farlo sciogliere a fuoco basso. Quando comincia a liquefarsi, aggiungete le pesche e "smuovendole" con delicatezza, fatele cuocere per qualche minuto, finchè la polpa non sia ben ammorbidita e si sia creato un bel sughetto, unione del succo della pesche e lo zucchero sciolto.
Nel frattempo mettete nei bicchieri o nelle coppe o nel contenitore che più vi piace, un po' del gelato che avrete comprato, se siete dei pigroni svogliati (io) o fatto, se siete dinamici, preparati e soprattutto possedete una gelatiera sottomano (non io) : c'è da dire che in questa stagione comunque le gelaterie che producono un buon gelato sono piuttosto frequenti.
Ora tutto è pronto: versate nel tegame delle pesche il cognac e "date fuoco" al tutto, ottenendo una bella fiamma che bruci l'alcool e lasci solo l'aroma alla nostra frutta.
Dividete su ciascuna coppa di gelato preparata le pesche ancora fiammeggianti (se riuscite....) o "spente" ma ancora calde e servite immediatamente!
E' una vera squisitezza che vi consiglio proprio di assaggiare, anche se il caldo di questi giorni e la mia super influenza fastidiosissima, non mi hanno permesso di fare foto che rendano completamente giustizia alla bontà di queste coppe!

frittata 031

Buona giornata a tutti

Daniela
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