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venerdì 8 febbraio 2013

Dolci dal mondo: gli ALFAJORES (quando il talento ha più di un volto)

Di Daniela

alfajores

Va da sé  e ormai lo avrete capito a vostre spese, che mi piace sempre scavare per scoprire quello che c'è alle spalle delle cose : mi piace scoprire il perchè di una ricetta come di un'opera d'arte e mi regala grandissima gioia trovare nuove informazioni.... Anche con la ricetta di oggi ci  infiliamo in un ginepraio di storie, epoche e paesi diversi che hanno in comune grande amore per i loro prodotti e forti passioni... Ma prima ancora di parlare di questo, vorrei spiegarvi il perchè nel titolo parlo di talento. 
Vi ho già detto che ho la fortuna, grazie alla mia famiglia e ai nostri amici, di vivere in un ambiente dove l'arte ha molti aspetti e grande importanza... Era già così nelle generazioni precedenti e ora anche la parte più giovane non se ne vuole discostare. Capita così di conoscere eccellenti attori, di cui vi ho anche accennato in qualche occasione,  musicisti giovani ma dalle meravigliose capacità e ragazzi pieni di talento che sperano di farsi strada in un mondo complicato ma assolutamente meraviglioso. 

alfajores

Ora da qualche tempo, tra queste promesse che abbiamo la fortuna di poter vedere ed ascoltare, abbiamo "inserito" anche una giovanissima soprano, ricca di passione e di talento in egual misura, dal carattere deciso e dal sorriso che conquista: si tratta di Giorgia, italiana di nascita ma argentina da parte di mamma, con una gran gioia di vivere, come è giusto per i suoi 18 anni e una voce pura, limpida e molto bella.
Le tradizioni della terra che le ha regalato metà del suo modo di essere la affascinano e spesso ce ne regala qualche piccola chicca, grazie soprattutto al'altro dei suoi talenti : quello per la cucina.
E così mi ha offerto la possibilità di farle da assistente mentre preparava il suo regalo per noi, i famosissimi alfajores.
foto da qui
L’origine di questi deliziosi biscotti si può  far risalire all'occupazione degli arabi in Spagna e quindi alla compenetrazione di questa grande cultura anche culinaria, con quella del bacino settentrionale del mediterraneo. La parola alfajor con il suo plurale alfajores deriva direttamente dall'arabo الفاخر, che significa "lusso", "squisito” e i dolcetti erano infatti ricchi di frutta secca e di spezie e avevano una forma cilindrica… pensate che in spagna i più celebri, quelli di Medina Sidonia (che seguono una ricetta che tal M. Pardo Di Figueroa ritrovò nel 1786, risalente a metà 1400), hanno ricevuto nel 2004 dal Consejo de Agricultura y Pesca de la Junta de Andalucia indicazione geografica protetta, pubblicata poi nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea come Alfajor de Medina Sidonia, il 6 marzo 2007. Ovviamente, diventando un dolce tipico della spagna dei conquistadores, fu portato in giro per il mondo sulle navi che colonizzarono le terre nuove e da qui a poco a poco, entrando in contatto con le molte e diverse culture dei popoli autoctoni, subirono trasformazioni sostanziali, diventando parte integrante delle nuove tradizioni culinarie di Perù, Argentina, Messico, Nicaragua o Cuba: perfino nelle filippine c’è una versione di questo dolce, che però non è più un biscotto , ma una specie di dolce al cucchiaio…. 
alfajor di Medina Sidonia da qui
Ogni popolo ha aggiunto qualcuna dei suoi ingredienti più abituali : in Nicarague per esempio preferiscono la farina di mais , la melassa e il cacao fino a diventare simile ad un brownies, mentre in argentina, come vedrete , la maizena è preferita con il dulce de leche, ma le variazioni su ripieno e glassatura sono tantissime: cocco, cioccolato, zucchero a velo….. 
E ciò che rende appieno l’idea di come si sia radicata questa ricetta è che ognuno, un po’ come capita per esempio con le empanadas, vi dirà che la ricetta del suo paese è quella classica e originale Io vi propongo la ricetta argentina che Giorgia ci ha fatto conoscere: se vi dico che sono una delizia assoluta forse vi do un’idea vaga del loro sapore…Penso che siano tra i biscotti in assoluto più buoni che io abbia ai mangiato. Provate. 

Fonti:
http://www.dianasdesserts.com/index.cfm/fuseaction/recipes.recipeListing/filter/dianas/recipeID/2579/Recipe.cfm&ei=Y3ANUb-eDYWztAau9YHwDA
http://en.wikipedia.org/wiki/Alfajor
La storia di Alfajores | eHow.com http://www.ehow.com/facts_5175854_history-alfajores.html#ixzz2Jm8G9UOY
http://www.majuraps.act.edu.au/__data/assets/pdf_file/0004/173371/HISTORY_OF_ALFAJORES.pdf


Los Alfajores Argentinos de maizena

alfajores

Ingrdienti
200 gr farina
300 gr maizena (150 maizena e 150 frumina)
150 gr di zucchero
200 gr di burro
scorza di 1/2 limone
vaniglina o semini di vaniglia
1 cucchiaino di cognac
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
3 tuorli d'uovo
pizzico di cannella (facoltativo)
dulche di leche

alfajores

Lavorate insieme fino ad avere una consistenza cremosa lo zucchero con il burro, aggiungendo in ultimo i tuorli d'uovo, la scorza di limone e il cucchiaino di cognac. Mescolate in una ciotola capiente le farine con la vaniglia il bicarbonato,  la cannella e il lievito. Unite fra loro i due composti, lavorandoli velocemente e aggiungendo, se l'impasto fosse troppo asciutto, qualche cucchiaio di latte freddo. 
Lasciate riposare in frigo per una mezz'ora, poi riprendetelo e tiratelo in una sfoglia di circa 5 mm. Ritagliate con una tazzina tante piccoli cerchi : con queste dosi potrete preparare circa 15/18 alfajores e quindi 30/34 cerchi.



alfajores
Infornate nel forno caldo a 180 °C per 10/15 minuti, fintanto che non prendano un bel colore appena leggermente dorato: non eccedete per non farli diventare troppo secchi... devono essere friabili e chiari.
Lasciateli raffreddare su una gratella e quando saranno freddi uniteli a due a due con un cucchiaino di dulce de leche: sarebbe bene usarne uno di ottima qualità, magari fatto da voi. Per "rifinire" i vostri alfajores potrete, se vi fa piacere, farli rotolare nel cocco, nella granella di nocciole o di zucchero, oppure lasciarli così come sono.
Divini, giuro
Buona giornata 
Dani

venerdì 14 settembre 2012

Tortino al cioccolato con pere caramellate e le Altre Note

Di Daniela

Siamo appena tornati e ne ho già nostalgia: questi ultimi 15 giorni di vacanze insieme a musicisti di mezza europa, lasciano sempre un segno profondo nel mio cuore. Anche questa volta la gioia è stata grande: seguire i concerti, le prove e i progressi di tanti entusiasti partecipanti alla masterclass e al festival delle Altre Note ci ha coinvolti moltissimo, regalandoci sensazioni davvero uniche. I Maestri, concertisti di grande livello e i loro ospiti, si sono dedicati totalmente a quelli che loro chiamano "i nostri giovani colleghi" e al pubblico attento che li ha seguiti con entusiasmo, senza risparmiarsi e con tutta la passione possibile ed immaginabile: Stefano e Francesco Parrino, Alessandro Marangoni, Samuli Peltonen, Alessandra Garosi, Jouko Masnerus, Inigo Alonso hanno saputo creare un meraviglioso amalgama tra i loro allievi, che si sono divertiti come pazzi studiando con molto impegno, dispiaciuti di lasciarsi a fine corso, già parlando dell'edizione del prossimo anno, promettendo ancora maggior impegno per migliorare insieme, pregustando già risate, musica e la gioia di una amicizia che attraverso gli anni li sta aiutando a crescere come musicisti e come persone.
Perciò grazie a tutti , allievi e Maestri, di averci regalato tanta gioia, tanta allegria e tanta eccellente musica e ...all'anno prossimo!!!!!
Dedico a tutti questa dolcezza che nei sapori e profumi ricorda un po' la Magnifica Terra,http://www.lealtrenote.org/ dove musica, tradizione e cultura ci sanno affascinare così bene....

Tortino al cioccolato con pere caramellate
chef D.Fratton - O.Rama

tortino cioccolato e pere caramellate

Un classico , anche in questo caso rivisitato,  per gli chef Fratton e Rama: un morbido tortino al cioccolato accompagnato da pere rese dolci e leggermente croccanti. Una delizia assoluta!!!

Ingredienti per 6 persone
125 gr di cioccolato fondente 70%
150 gr di burro
150 gr di miele (acacia o millefiori)
150 gr di farina
100 uova
40 gr di tuorli d'uovo
5 gr di lievito
1 bustina vaniglia
200 gr di zucchero
200 gr di acqua
qualche cucchiaio di zucchero (meglio se di canna)
tortino cioccolato e pere tortino cioccolato e pere

Sciogliete il cioccolato a bagno maria ed unite il miele. A parte, lavorate il burro morbido a crema, aggiungete adagio il cioccolato, poi una alla volta le uova e per ultima la farina setacciata con lievito e vaniglia.
Versate il composto in stampini monoporzione precedentemente imburrati. Cuocete a 170°C per 30 minuti.

tortino cioccolato e pere

Nel frattempo mettete a bollire i 200 gr di zucchero e altrettanti di acqua, fini a creare lo sciroppo per caramellare le pere. Preparatele sbucciandole, tagliandole a metà, privandole del torsolo e poi immergetele nello sciroppo lasciandole cuocere per 5 minuti: la pera non deve essere eccessivamente matura , altrimenti si sfalderebbe durante l'operazione.
tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere

Levatele appena pronte dallo sciroppo, appoggiatele su un tagliere e tagliate la parte più grossa a listarelle abbastanza sottili, lasciandole attaccate nella parte superiore.
Appoggiatele ora su una placca coperta di carta forno, spolverizzarle con un po' di zucchero (meglio se di canna. ) e con l'apposito cannello caramellatele. Se non avete l'attrezzo, pochi  istanti sotto il grill in forno otterranno un effetto abbastanza simile. Sformate ora il tortino, tagliatelo a metà , adagiate la parte inferiore nel piatto di portata, appoggiate la pera al centro, adagiatevi sopra l'altra metà del tortino e spolverate di zucchero a velo...

tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere

...oppure fate tutto direttamente sul piatto di portata!
Buona giornata a tutti
Daniela

martedì 20 marzo 2012

I Pancakes


La variante russa di questa dolcezza soffice si chiama blini, in Romania le chiamano clătită e sono salate o dolci, in Cina vengono apprezzati i Bing Zi, mentre in  Cile sono molto diffusi  i panqueque che si riempiono con dolce di latte. Abbiamo poi gli Scottish pancakes, nelle isole britanniche, nei Paesi Bassi i pannenkoek, i naleśniki in Polonia mentre in Australia e Nuova Zelanda furoreggiano i pikelets... insomma paese che vai PANCAKE che trovi!!


pancake

Ingredienti
125 gr farina
25 gr burro
15 gr zucchero
200 ml latte
2uova
6 gr lievito per dolci
1 pizzico di sale


pancake

Versate la farina in una ampia ciotola e mescolatela con una forchetta con il latte e il burro fuso. Aggiungete le uova, un pizzico di sale, lo zucchero semolato, il lievito e mescolate bene il tutto. Per ultimo unite le uova:  intere, se volete velocizzare la preparazione, oppure, se desiderate i vostri pancake ancora più soffici, solo i rossi.
Nel secondo caso, dopo aver diviso i tuorli dagli albumi, sbattete questi ultimi con una frusta, aggiungendo un paio di gocce di limone, fino ad ottenere una consistenza spumosa, ma non eccessivamente dura: unirli all’impasto potrebbe risultare in questo caso più difficile, poiché potrebbero formarsi grumi. Ottenuto un composto liscio, lasciatelo riposare per 2 o 3 minuti.
Fate riscaldare su fuoco medio un padellino di circa 10 cm di diametro, meglio se antiderente e, dopo averne unto il fondo con un velo di burro, rovesciate sul fondo la quantità contenuta in un piccolo mestolo di pastella.
pancake
Appena sulla superficie del pancake si formeranno delle bollicine (40 secondi circa) voltatelo e lasciatelo cuocere finché non assume da entrambe le parti un bel colore dorato (in totale qualcosa meno di 2 minuti).  Toglietelo dal padellino e mettetelo su un piatto, dove impilerete anche gli altri a mano a mano che saranno pronti.

 pancake 

Il numero di pancakes che otterrete dipenderà dalle dimensioni del pentolino, ma con queste dosi ne vengono dai 12 ai 15 di 10 cm di diametro. Serviteli finché sono ancora caldi, spolverati di zucchero a velo e accompagnati da sciroppo d’acero, da miele o da gelatina di frutti di bosco.
Buona giornata
Dani

lunedì 6 febbraio 2012

I krapfen -1-

Di Daniela

Non avevo mai fatti i krapfen in vita mia.. non so bene neppure perchè, dal momento che sono tra i dolci che più amo, da sempre. Il perchè io li ami, invece lo so



e si perde nella notte dei tempi....Quando ero piccola, infatti, passavo una bella parte d'estate nella splendida casa dei miei padrini ai Ronchi (più precisamente in località "Poveromo", come leggevamo sul cartello che dalla spiaggia, attraverso una bellissima pineta, ci portava a casa) vicino a Forte dei Marmi: un luogo meraviglioso nei miei ricordi. La casa era bellissima e per noi bimbi, abituati a vivere in appartamento, sembrava fatta su misura: aveva la pista per le biciclette che girava intorno al giardino, un angolo dove noi avevamo creato la nostra capanna segreta, una grande altalena, un tavolo da ping pong, una voliera (vuota) che noi usavamo per nascondere i nostri giocattoli, un grande cedro del libano, un salice piangente, un lavatoio in petra e un sacco di altre cose bellissime che ci regalavano divertimento assoluto...
Ma soprattutto eravamo liberi: liberi di girare in bicicletta tutti insieme per la pineta, liberi di giocare in spiaggia per delle ore, stando solo attenti a non farci pungere dalle raganelle o pizzicare dalle meduse :-), liberi di girare in pattìno (accompagnati solo e non sempre) da un paio di sorelle più grandi , cantando a squarciagola fino a perdere la voce...
"E che c'entra il Krapfen con le gite in pattino?" direte voi. Parecchio, in verità! Infatti due sono le cose che sono rimste scolpite nella mia mente, dal momento che le ho vissute soltanto lì: prima di tutto il lancio dei paracadutini. Ridicolo nome, lo so, ma noi li chiamavamo così. Il fatto è che ogni giorno ad ore prestabililite passavano sopra la spiaggia un paio di piccoli aerei da turismo, quelli con attaccati alla coda gli striscioni con i messaggi pubblicitari, che lanciavano sulla spiaggia dei piccoli paracadute bianchi e rossi con attaccati  giochini o qualche sciocchezza che potesse piacere ai bimbi: non potete immaginare il putiferio che si creava quando vedevamo avvicinarsi l'aereo... un delirio di corse, risate, tuffi in mare per prenderne uno di più, per conquistarne anche solo un'altro finito in acqua... bellissimo!! 
L'altro  ricordo è legato a quando le mamme, mosse a pietà da richieste supplicanti, preghiere sparse e occhi da cocker spudorati, cedevano (o fingevano solo di cedere ;-)) e ci compravano i bomboloni ripieni da quei divertenti personaggi, con cassetta al collo colorata o con enormi cestoni in vimini, che attraversavano i chilometri di spiaggia assolata urlando "BOMBOLONIIIIIIIIIIIIIII", a cui a volte aggiungevano "bimbi, fate le bizze, che mamma ve li compra!!" e ci facevano impazzire con la scia di profumo di zucchero che si lasciavano dietro!!! Era tutto un "Mamma, ti prego ti prego, sarò buonissima per tutto il giorno, solo per oggi, daaaaaai......Per piacere....." e giù occhi languidi! Ah la magia di sprofondare in quel dolcissimo e morbido dolce....con il ripieno che scappava fuori ad ogni morso....
Solo molto più tardi ho scoperto che è più trendy chiamarli Krapfen....
Perciò, vi presento i krapfen con una ricetta del Trentino Alto Adige, nei prossimi giorni ve ne racconterò anche la storia, ma nel frattempo il mio pensiero è ancora su quella spiagga, a correre dietro all'omino che urlava "BOMBOLONI....."

Krapfen 
KRAPFEN 1

Ingredienti

  • 300 g di farina
  • 160 ml di latte
  • 60 g di burro
  • 20 g di lievito
  • 30 g di zucchero
  • 2 tuorli d'uovo
  • 1 bustina di zucchero vanigliato
  • 1 pizzico di sale
  • 1 presa di scorza di limone grattuggiata (ho preferito l'arancia)
  • 1 c di rum (io ne ho usato 1 cucchiaino)
  • zucchero a velo da spolverare
  • marmellata o crema per il ripieno
KRAPFEN 1  
  1. Versare la farina formando una tipica fontana
  2. mescolare il latte tiepido con il lievito sbriciolato e lo zucchero, versare il composto al centro della fontana, riporre il tutto in luogo caldo e far riposare per 20 minuti.
  3. Aggiungere il burro fuso, i tuorli, lo zucchero vanigliato, il sale, il limone e il rum, ed impastare bene. Coprire la pasta con un panno e farla lievitare in modo da raddoppiarne il volume
  4. impastare nuovamente e dividere la massa in 10 parti a cui sarà data la forma sferica dei krapfen
  5. adagiare su una superficie un panno, cospargerlo di farina (disporre sopra  i krapfen) e ricoprirli con un panno. Far lievitare i krapfen in modo che raddoppino il loro volume.
  6. Disporre i krapfen nell'olio bollente con la parte superiore rivolta verso il basso. Il grasso deve avvolgerli. Chiudere la padella con un coperchio e continuare brevemente la cottura. Voltare i krapfen e terminare senza coperchio.
  7. Asciugarli e quindi farcirli con il ripieno scelto e cospargerli di zucchero a velo.
Consigli sparsi : 
  • il rum ci sta benissimo. Il sapore non si avverte, ma l'aroma è delizioso, quindi è ok anche per i piccoli, dato il quantitativo.
  • Non ho coperto la padella mentre friggevano i krapfen se non la prima volta: non ho notato differenze nella cottura e così ho evitato complicazioni leva-metti.
  • Un po' di attenzione va , a questo proposito, prestata alla temperatura dell'olio. Non deve essere eccessinvamente caldo, altrimenti i vostri dolci si cuoceranno troppo fuori rimanendo crudi dentro. Perciò cercate di tenere la temperatura costante a fuoco medio e togliete i krapfen dall'olio quando hanno raggiunto un bel colore dorato. 
  • La ricetta dice una bustina di zucchero a velo. Io ne ho messo 3 cucchiai, dal momento che utilizzo confezioni piuttosto "corpose", e mi sono sembrati perfetti.
  • Per il ripieno io ho usato la mia marmellata di frutti di bosco : insieme da urlo!

Buona giornata
Dani

martedì 24 gennaio 2012

Mini muffins al doppio cioccolato : golosità allo stato puro!

Di Daniela

Le mie figlie hanno tutte avuto il vezzo di nascere in prossimità di un qualche evento, anniversario o comunque data importante per il resto della famiglia. Ha cominciato la grande, nascendo esattamente il giorno tra il compleanno di sua nonna paterna e del suo papà, suscitando subito i commenti del suddetto padre, tipo "l'hai fatto apposta per non farla nascere nello stesso mio giorno!", che per l'occasione dicuteva con sua madre sul tema "a chi assomiglierà di più?" suscitando l'ilarità degli astanti. Ah, va da se che ora che la bimba di anni ne ha qualcuno in più, lui è passato al rimpallo delle responsabilità : quando discutono lei diventa quella che : "A me? non assomiglia neppure un po'! Ha tutto il carattere di sua nonna e sua mamma!!" :-)))).
Ha proseguito la tradizione la seconda figlia, portando gioia e serenità in una giornata altrimenti cupa e non poteva certo smentirsi la terza nascendo esattamente a 6 ore e 45 minuti dallo scadere del giorno del mio anniversario... e dire che avevo scelto gennaio proprio perchè praticamente tutte le nascite e i compleanni nella mia famiglia e in quella di mio marito cascano in settembre-ottobre (nipoti, cognate, figlioccie, sorella, suocera, cognati e perfino amici più cari!)  e io volevo avere un momento di festa tutto per noi due ! Invece, implacabile, la Microba è arrivata, facendosi attendere parecchio pur di rispettare la tradizione delle sue sorelle....
Perdonerete quindi, se in questi giorni sarò un po' più telegrafica, ma tra torte festeggiamenti multipli e riunioni di famiglia, il tempo diventerà ancor più tiranno. :-)
Intanto inizio festeggiamenti gdetevi con me questi morbidi e golosissimi

MINI MUFFINS AL DOPPIO CIOCCOLATO
muffins ciocco  
Per 20 mini muffins al doppio cioccolato

150 gr di farina 00
70 di gocce di cioccolato fondente o al latte
40 gr di cacao in polvere amaro 
45 gr di farina di mandorle 
90 di zucchero 
100 di burro 
125 di latte 
1 puntina di bicarbonato
½ bustina di lievito vanigliato 
1 uovo grande o 1 uovo e 1 tuorlo piccolo 
1 pizzico di sale 
Una decina di pistacchi
Zucchero di canna q.b.

muffins ciocco

Mescolate come sempre gli ingredienti secchi setacciati in una ciotola (farina 00, farina di mandorle, cacao, lievito, sale, zucchero e bicarbonato) e in un'altra quelli liquidi (burro fuso, latte, uova). 
Mescolate bene i due componenti separati e poi uniteli in un’unica ciotola mescolandoli brevemente. 
Versate il composto negli stampini da minimuffins (ne otterrete una ventina muffin più, muffin meno), cospargete su ognuno un bel pizzico di pistacchi tritati e uno di zucchero di canna. Infornateli a 180 °C nel forno statico, per evitare lievitazioni tipo torre di Pisa.

mini muffins ciocco
Non farete in tempo a farli raffreddare, una volta sfornati. Provate. Golosi e morbidi oltre ogni dire.
Buona giornata

Dani

mercoledì 18 gennaio 2012

Starbook : La farina di castagne della Val di Bisenzio. L'arte

Di Daniela
starbooks
Eccomi entrare, felicissima, nel vivo del nostro Starbook rinnovato : sono proprio contenta di quest'altro progetto un po' movimentato, ma entusiasmante!   Oggi vi parlerò  di un aspetto particolare del nostro libro del mese e precisamente la parte che riguarda l'arte.
Nel libro, molto elegante e curato nella grafica, c'è, infatti, un capitolo estremamente interessante dedicat0 a questo argomento,  che si addice perfettamente alla nostra rubrica "il cibo nell'arte".
"La Farina di castagne della Val di Bisenzio"- Claudio Martini Editore, infatti, dedica a questo argomento un intero capitolo: "Viaggio nell'arte tra ricci, castagne e profumi d'autunno" di N. Bastogi. Non stupisce che la Martini Ed. sia specializzata in libri d'arte: le illustrazioni a colori dei dipinti e delle opere d'arte in cui sono riprodotte le castagne nel corso dei secoli,  sono bellissime.
Giotto : La Carità
Il percorso storico artistico parte dal significato della castagna, sia come simbolo dell'Autunno insieme a funghi, uva e melagrana, ultimi frutti raccolti prima dell'arrivo dell'inverno, sia come simbolo della passione di Cristo sia "allegoria della Immacolata concezione di Maria e della castità, in quanto evoca l'immagine di qualcosa che viene accuratamente preservato. Da ciò deriverebbe anche il suo nome latino, castanea, che contiene la radice casta, ovvero pura". 
Nell'arte, una delle prime rappresentazioni, quando ancora non si parlava di "natura morta" risale addirittura a Giotto, che nella cappella degli Scrovegni (1303-5), nelle Allegorie dei vizi e le virtù inserisce, in mano alla Carità, un cesto pieno di fiori e frutta, dove spiccano proprio le castagne ancora nei loro ricci, prima natura morta inserita in un dipinto a tema religioso.

giovedì 22 dicembre 2011

Il Kugelhopf

Di Daniela

Allora ragazzi come va? Come state? Siete caldi? (vi risparmierò un "ànchio", che solo i più attempati potrebbero comprendere:-)) State scalpitando dietro agli ultimi preparativi, pronti al rush finale? Belli tonici nell'attesa del giorno più magico dell'anno? Ecco, io no!!  Io sono riuscita ad acchiapparmi al volo una simpatica influenza spossante, con una signora febbre "stremante", occhi da pesce lesso e ossa tutte frantumate :-( Non male , vero? 
Sono uno spettacolo deprimente al momento! E siccome mi fanno male occhi e testa vi lascio subito con la ricetta del giorno.
Si tratta di una ricetta tradizionale mittel europea che mi ha sempre interessato, fino al punto di indurmi a comprare delle formine adatte all'uopo che, in realtà, ho sempre usato per altri scopi : finalmente eccole utilizzate come si deve!
La ricetta che ho seguito parlava di un solo Kugelhopf , ma io ho preferito farne diversi più piccoli, dalla monoporzione da buffet, per capirci, a quella leggermente più grande. Il commento : squisito! Ricorda un po' il sapore di una brioche, ed è perfetta a fine di un pasto importante, eccellente per Natale, ma veramente speciale anche a colazione e con un buon tè o magari una cioccolata calda... Un dolce a 360 gradi di gradimento, direi.... bè assaggiatelo e sappiatemi dire

Kugelhopf 
essendo un dolce tradizionale austriaco-alsaziano , ho preso la ricetta direttamente da qui

kugelhopf

martedì 20 dicembre 2011

Boston Cream Pie Cupcakes e un po' di storia delle Cupcakes...

Di Daniela
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Rieccomi tornata ai vecchi amori: la magica Martha e le sue squisitezze targate USA.
Questa volta mi sono lanciata in una cupcake, che, data la stagione ed il momento, ho proposto anche come tortina decorata "(St)renne style", perchè la Microba quando si trova con un pennello in mano, non la ferma più nessuno!
Due rapide curiosità sulle cupcakes. La prima menzione della cupcake la troviamo nel lontano 1796, quando una nota ad una ricetta del libro “Cucina Americana” di Amelia Simms, parla di "una torta da cuocere in piccole tazze" . La prima documentazione del termine Cupcake , invece, è stato in “Seventy-five Receipts for Pastry, Cakes, and Sweetmeats”, libro di cucina di Eliza Lesie nel 1828. (Da http://EzineArticles.com).
"The Oxford Encyclopedia of Food and Drink in America." dice che si chiamano così per due motive diversi : il primo è perchè hanno introdotto un nuovo modo di misurare gli ingredienti, non più a peso, ma a cup, tazze, più semplice e rapido e il secondo perché erano di dimensione molto più ridotte di una torta tradizionale e quindi venivano cotte in piccoli contenitori, e, tra questi, i primi sono stati proprio le tazze da tè.  In Inghilterra, d’altra parte,  per le loro dimensioni, le cupcakes vengono chiamate Fairy cakes, alludendo proprio al fatto che potrebbero essere torte per una festa di fate!!  Romantico vero?
Altro nome dei nostri dolcini, il primo forse utilizzato per descriverle, era number cakes, per la facilità di ricordare le misure dei vari ingredienti necessari per prepararle : una tazza di burro, due tazze di zucchero, tre tazze di farina, quattro uova, una tazza di latte e un cucchiaio di soda, per fare un esempio. Ma il motivo principale per cui queste  delizie monoporzione hanno avuto tanto successo, è legato anche e soprattutto alla velocità di esecuzione e di cottura: nulla a che vedere con i tempi e le temperature indispensabili per cuocere le grandi torte tradizionali, che, specialmente nell’800, dovevano essere piuttosto complicati da raggiungere e mantenere costanti per il periodo necessario, in forni a legna o a carbone.
Le cupcakes devono essere, naturalmente, rifinite da una glassa, che è spesso una crema al burro, ma che può diventare una glassa reale o una ganache al cioccolato o semplice panna montata: da qui il loro prestarsi ad essere decorate in mille modi, in mille colori e con mille sapori.
Quindi dolci, graziose, veloci e buone : ecco il successo delle tortine conosciute in tutto i mondo, al punto che alcune pasticcerie, nel mondo anglosassone particolarmente , sono specializzate solo nella loro creazione.
Per oggi voglio proporvi questa ricetta, appunto di Martha Stewart, da lei create nel Febbraio 2009, partendo dalla ricetta della Boston crem pie tradizionale.  Godetevele!


Boston Cream Pie Cupcakes
boston

lunedì 31 ottobre 2011

I brezel e le streghe di Halloween per i piatti storici

Di Daniela

Illustrazione dal manoscritto Hortus Deliciarum
(Alsazia 1190 circa)
Come ogni volta che ci troviamo a parlare di un piatto nazionale, ciò che colpisce è la grande varietà di ricette, che praticamente quasi ogni famiglia nel tempo ha adottato, variando leggermente l’originale, per meglio adattarla ai suoi gusti, come pure l’incertezza sulle origini precise del piatto. Così succede per il piatto di cui ci occupiamo oggi, i Prezel. Cominciamo subito con il dire che perfino il nome ha diverse grafie: sono laugenbrezel, pretzel, pretzl, breze o brezn o brezel a seconda del luogo in cui si cerca. Per ciò che riguarda la creazione di questo squisito impasto ci sono diverse storie, ugualmente interessanti La prima, più prosaica, racconta che già nel 610 d.C., nei monasteri a sud della Francia ed a nord dell’Italia, i monaci  utilizzavano dei ritagli di pasta per creare dei lunghi cilindretti, che poi annodavano, dandogli la forma delle braccia di un bimbo raccolto in preghiera. Con queste golosità, premiavano (pretiola (da pretium), piccoli premi) i bimbi più bravi, cioè quelli che avevano imparato a memoria le preghiere o brani della Bibbia…
Memmingen- Il simbolo dei prezel e la Torre di St. Martins
A poco a poco questi pretiola, si sono trasformati, secondo la pronuncia, in preziola e sono giunti anche in Austria e in Germania, come prezel o brezel (in questo caso trasformando un brachiola, piccole braccia, nome alternativo dei premi).
Da qui, parte un’altra storia, che vuole i prezel come offerta ben augurante ai mercanti che si incamminavano alla volta della Fiera di Francoforte: questi infatti venivano attaccati da predoni prima di giungere in città e così, gli abitanti, uscivano dalle mura a cavallo e porgevano un benvenuto “protettivo” ai mercanti offrendo loro brocche di vino e prezel infilati agevolmente, data la forma, sulle loro lance, chiamati Geleit-prezel ( prezel di scorta, di protezione insomma). 
Icona dei panettieri su una casa dell'isola di Juist, Bassa Sassonia

Dal 1400 i brezel sono diventati anche simboli pasquali cotti con 2 uova sode e nascosti in tutto il giardino, per farli cercare dai bambini, precursori della caccia all’uovo di Pasqua o al coniglietto pasquale attuale...
Il Brezel sembra rappresenti, con la sua forma particolare, anche il simbolo del nodo d'amore e del legame matrimoniale. Pare infatti che nell’Europa centrale, nel VII secolo, ci fosse l'usanza di fare un voto matrimoniale sotto ad un Brezel che poi veniva spezzato in due dagli sposi, tirandolo ognuno dalla sua parte, come il celebre ossicino di pollo : chi rimaneva con il pezzo più grande, avrebbe visto realizzati i suoi desideri! Il pretzel è stato in uso come un emblema di panettieri al tempo loro corporazioni, nel sud della Germania dal 12 ° secolo.
La fontana del ragazzo del prezel a Speyer (Germania)
E già in questo secolo in una illustrazione del Hortus deliciarum, un manoscritto medievale compilato nella abbazia di Hohenburg in Alsazia, è conteuta la prima raffigurazione di un pretzel.
A proposito di panettieri, un’antica leggenda tedesca sulla creazione dei prezel racconta proprio che un panettiere tedesco, essendosi rovinato la reputazione presso il suo re, venne arrestato e mandato a morte. Ma siccome aveva sempre fatto un buon lavoro, il re decise di concedergli una seconda possibilità, e gli chiese di inventare un dolce attraverso cui i raggi del sole passasser0 per tre volte (o secondo un'altra versione, riflettesse i raggi del sole per tre volte), pena la perdita della sua stessa vita. Riflettendo a braccia conserte, il nostro panettiere risolse l'enigma, creando proprio il prezel, per la gioia del goloso sovrano! (grazie alla mia amica Paola e a Stefan B. per la traduzione :-)))) ) Ci sono diverse versioni di questa leggenda anche in Alsazia con poche variazioni dei personaggi....
Il carnevale contro la quaresima. - P. Bruegel 1559
particolare della Quaresima





La rappresentazione forse più nota dei Prezel è in un quadro di Pieter Bruegel del 1559 "Streit des Karnevals mit der Fastenzeit" (Il Carnevale contro la Quaresima") dove, in basso a destra la Quaresima è rappresentata su di un carro con un cesto di pane quaresimale, i prezel appunto, che nella loro semplicità ben si adattavano al periodo, oltre ad avere una forma che richiamava quella della Santa Trinità.
The Baker, (1681) Job Adriaensz Berckheyde (1630-1693)
L'ultima storia sulla nascita dei prezel riguarda quelli salati bavaresi : sembra che questi siano la creazione involontaria di un fornaio di Monaco di Baviera, tale Anton Nepomuk Pfannenbrenner. Il signor Nepomuk lavorava nella prestigiosa Kaffehaus Königliches (Caffetteria Reale) ed era colui che si occupava della preparazione dei prezel dolci. Un giorno del febbraio 1839, il signor Pfannenbrenner (il cui nome è già una garanzia! Mi pare che significhi bruciatore di pentole) scambiò distrattamente la soluzione di sciroppo di zucchero che solitamente usava, con una di acqua e soda caustica e la usò per la cottura dei suoi dolci. Incredibilmente, i clienti del prestigioso caffè non solo non morirono, mangiandoli, ma anzi, apprezzarono moltissimo l’improbabile miscuglio di sapori ed è così che nacque il prezel bavarese.
...E sapete che perfino Keplero nel suo Astronomia Nova 1609 scrisse "....ma piuttosto in modo simile ad un pane quaresimale, (panis quadragesimalis) come mostra il prossimo diagramma."
Ed eccolo il diagramma in questione.... in effetti ricorda un prezel....
Queste sono le storie principali che ho raccolto qua e la , girando in rete e avvalendomi anche per la traduzione dal tedesco dei miei due gentilissimi amici Stefan e Paola.
Naturalmente, c'è tutta una lunga storia anche riguardante i prezel di oltre oceano... anche in questo caso in molti si contendono il primato della importazione... ma questa è un'altra storia... :-)
La spiegazione della seconda parte del titolo "e le streghe di Halloween" arriverà oggi pomeriggio e spero lo troverete divertente e "interesssssssantemente pauroooosoooo"...
Per quello che riguarda la ricetta che voglio proporvi è anch'essa una ricetta storica. Mi è arrivata direttamente da un'altra mia cara amica, Silvia, che a sua volta la ebbe, quando abitava a Monaco di Baviera, da una gentile signora ottuagenaria, Frau Thum, sua vicina di casa. La signora, mossa a compassione dalla golosità di Silvia, le rivelò la ricetta che lei usava  per preparare i Prezel quando era la governante di Karl Valentin, sfollato fuori Monaco a causa dei bombardamenti
Per chi non conoscesse Herr Valentin, è stato un cabarettista, attore teatrale e produttore cinematografico tedesco, che ha avuto una influenza significativa sulla cultura tedesca al tempo della Repubblica di Weimar, come ci informa Wikipedia. Qui la sua ricetta preferita :

I Brezen di Karl Valentin
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sabato 10 settembre 2011

Ciambella di cioccolato amaro, banane caramellate al rum , essenza di liquirizia e gelato alla vaniglia e il concerto delle Altre Note in Valtellina

 Di Daniela

Innanzi tutto vorrei rivolgervi un invito: se qualcuno di voi fosse così fortunato da trovarsi ancora in vacanza in Valtellina o  se  vi abitaste,  non perdetevi questa sera il concerto che chiuderà il festival de "Le altre note" e che si terrà alle 21  nell'Auditorium delle Terme. Sarà un bellissimo spettacolo sulle musiche di Nino Rota, organizzato per completare la celebrazione, iniziata nei precedenti concerti anche dagli allievi della Masterclass, del centenario della sua nascita. 

Il concerto, gratuito, comprenderà diversi brani del repertorio del grande Maestro milanese che saranno eseguite dall'Albatros Ensemble, creato da tre musicisti che noi conosciamo da anni sia come eccellenti esecutori, sia come maestri della Masterclass di cui vi ho più volte parlato. Tra i pezzi che eseguiranno ci sarà anche il bellissimo  Rotafantasy per flauto violino e pianoforte arrangiata dal Maestro Rocco Abate appositamente per loro, che richiama i temi principali delle più celebri musiche da film del maestro Rota (I clowns, La dolce vita, Ottoemezzo, Amarcord, il Gattopardo, Rocco e i suoi fratelli, Prova d'orchestra e infine il Padrino). Insomma, in breve, se potete, andate ad ascoltarli: sarà una serata senza dubbio splendida!
Detto questo parliamo della ricetta di oggi:  ha un titolo talmente lungo, che non credo proprio di aver bisogno di scrivere anche un piccolo post introduttivo: da solo chiarisce tutti i componenti e i sapori che troverete in questo dessert. E un accostamento un po' audace che però da un risultato davvero gustoso e particolare, ricco di sfumature. Non resta che provarlo, che ne dite?

Ciambella di cioccolato amaro, banane caramellate al rhum , essenza di liquirizia e gelato alla vaniglia

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Per la ciambella
180 gr di burro
160 gr di cioccolato fondente
4 uova
70 gr di zucchero
150 gr di farina bianca
6 gr di lievito
per le banane caramellate
3 banane
50 gr di zucchero di canna
per la salsa caramellata all'essenza di liquirizia
200 gr di zucchero
50 gr di acqua
200 di panna fresca
3 gr di liquirizia
50 gr di rhum

lunedì 13 giugno 2011

Brioches all'olio di oliva con ciliegie per le (St)renne d'estate

Di Daniela
ciliegie

Non so chi di voi si trovi in una situazione simile alla mia: io, come ormai sapete, ho 3 figlie e fin qui non c'è nulla di particolare; la particolarità sta che le mie figlie hanno tra di loro una bella differenza d'età, per cui tra la prima e la terza ci sono parecchi anni di distanza..... come dire, dopo lunga e matura riflessione ho creato tre figlie uniche!! Partendo da questo considerevole numero di anni, ormai frequento tra una storia e l'altra la scuola italiana in ogni suo ordine e grado da assai più tempo di quanto mi piaccia ammettere e sotto i ponti di tale frequentazione sono passati insegnanti di ogni genere, specie, tipo, attitudine e capacità. Abbiamo incontrato cammin facendo insegnanti eccellenti nella preparazione, ma a volte umanamente un po' carenti, altri meravigliosi dal punto di vista della sensibilità e comprensione, ma magari troppo indulgenti, altri, diciamolo pure, che avrebbero fatto senza dubbio meglio a dedicarsi ad altre attività, più consone alla loro essenza :-))). Ma tra tutti questi insegnanti pochissimi si possono definire Maestri e solo alcuni hanno conquistato in pieno il nostro cuore : una di queste è la maestra delle elementari delle mie figlie n. 2 e n. 3, incidentalmente maestra anche della giovane creatura figlia di Ale, residente al di la del pianerottolo..... Dieci anni filati con lei hanno dato molto alle mie figlie e hanno regalato a me la consolante convinzione che ci sono persone che fanno il loro lavoro con passione, impegno e grande capacità e non è poco!
Comunque, dopo questa sbronza di elementari, di anni e anni passati ad andare a prenderle, accompagnarle, partecipare a (qualche) gita e a tutte le recite scolastiche, ora con questa scuola ho terminato... sono gli ultimi giorni in cui vedrò un grembiulino bianco, gli ultimi di compiti buffi con disegni e parole colorate, gli ultimi di "Mamma , la MAESTRA ADRIANA (pronunciato proprio  così, con tutto maiuscolo) ha detto che questo si fa così!" e, in fondo in fondo, ora un po' mi dispiace.... è come chiudere con la loro infanzia definitamente: santo cielo, ricominceremo tra poco con un'altra adolescente !!!! :-))))
Per sollevarci lo spirito ho pensato di dedicarmi queste piccole brioches assolutamente deliziose, che sono, per di più preparate senza uova e senza burro, ma solo con una piccola quantità d'olio. Le ho trovate nel sito la Cuisine de Mercotte e mi hanno conquistata proprio per la loro leggerezza e per la morbidezza dell'impasto: l'olio non si avverte, il sapore è eccellente, ma anche il profumo sdilinquisce la papilla olfattiva!! Qualche piccolo ritocco , come d'abitudine (ma veramente minimo all'impasto l'ho fatto, ma l'idea di aggiungere le ciliegie invece è mia: un po' di frutta fresca, anche se cotta per qualche minuto, mi piace per la colazione delle ragazze.
  strenne frutti rossi
Ah, l'ultima cosa, per le altre ricette delle strenne di questa settimana, domani si comincia con l'appuntamento da Annalu e Fabio :-)

Brioche all’olio di oliva  (di Christophe Michalak) con ciliegie
da un'idea di  la Cuisine de Mercotte
con ciliegia
 
15 minuti tempo preparazione
3 h riposo
15 minuti cottura

Per 9 piccole brioches
190 gr di farina Manitoba
4 gr sale
30 gr zucchero (45 gr per me)
10 gr lievito fresco (3,5 di lievito liofilizzato)
130 gr latte intero
35 gr olio di oliva
una 20ina di ciliegie
1 uovo per dorare (o qualche cucchiaio di latte freddo, per chi ha intolleranza all'uovo)
Zucchero in granella (io lo preferisco di canna)
Semi di sesamo
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Mescolate la farina, il sale e lo zucchero nella tazza del mixer e lavorateli per un paio di minuti. Aggiungete il lievito e poi il latte e l'olio di oliva. Mescolate per 2 minuti. L'impasto viene morbidissimo e tende a non staccarsi dalle pareti della ciotola. La ricetta originale prevede in questa fase di usare un robot da cucina con le lame, ma io mi sono trovata benissimo utilizzando il gancio a K o a foglia, insomma quello per l'impasto dei dolci.
Dopo aver ben lavorato l'impasto, mettetelo a riposare in un luogo tiepido e al riparo delle correnti per 1 ora.
Finito il tempo, riprendete l'impasto, ripiegatelo su se stesso e mettetelo questa volta in frigorifero per 1 altra ora. Trascorso anche questo tempo, tirate fuori l'impasto dal frigo e dividetelo in 9 palline. Non preoccupatevi della dimensione, perché durante l'ultima lievitazione prima e in forno poi, crescono molto. Lavorare l'impasto non è facile, per via della sua assoluta morbidezza, che fa si che si appiccichi alle mani. Per lavorarlo meglio, sarebbe bene utilizzare o i guanti usa e getta in lattice o le mani ben unte di olio.
briochina
Mentre date la forma alle vostre palline potrete inserire all'interno di ognuna 1 o 2 ciliegie denocciolate e tagliate a metà. Mettete le palline nello stampo che avrete scelto (io ho usato quello da muffins) e mettetele di nuovo a riposare al tiepido per 1 altra ora. Passata l'ora, prendete le vostre palline, che saranno cresciute, e pennellate la superficie con un uovo sbattuto, o con del latte, e cospargete con un po' di zucchero di canna e qualche semino di sesamo (su qualcuna non li ho messi ed ho aumentato un po' lo zucchero). Nel frattempo portate il forno a 180° e infornate le vostre briochine per 15 minuti.
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Non potrete credere alla leggerezza e alla morbidezza che hanno : il sapore poi non richiama l'olio per nulla e, non essendo eccessivamente dolci, potrete farcirle se vi va con una delle marmellate che vi suggerirò nei prossimi giorni. Una colazione eccellente e leggera.
Buonissima giornata a tutti
Dani

martedì 3 maggio 2011

pane, pane, paneeeeeee!!! E un arrivederci all'Euroflora 2015

 Di Daniela
Piccola osservazione iniziale: si sono concluse ieri due splendide manifestazioni che hanno portato a Genova centinaia di migliaia di visitatori da tutta Italia e perché no, anche da gran parte d'Europa :
la mostra Mediterraneo : da Courbet a Monet a Matisse a Palazzo Ducale
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e l'Euroflora.

EuroFloraLogo
 Due esempi di quanto di bello e positivo può ospitare la nostra città e di come sia originale la nostra mentalità: ieri in centro non c'era praticamente nulla di aperto... Salutiamo allora i magnifici fiori e le ambientazioni splendide che rivedremo belle e rigogliose con un po' di anticipo sui tempi consueti, tra 4 anni, in occasione dell'abbinamento con l'esposizione internazionale di Milano 2015 , con qualche "foto ricordo" ....Ovviamente ammesso che si superi, come ci augura questa aiuola, il fatidico 2012 :-)))))))
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e ora fiori e varie a gogò...
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e per ultimo il tavolo dei record :
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Detto questo mi piacerebbe parlarvi un po', stamani, di pane. Lo confesso, io amo il pane, mangerei tutto con il pane: perfino quando in ospedale mi tenevano a dieta liquida dopo avermi tolto le tonsille, da piccola, o l'appendice, più grandicella, o perfino dopo il cesareo d'urgenza per la prima figlia, da grande, mentre tutti sognavano manicaretti prelibatissimi, io continuavo a immaginare panini col salame o con la mortadella o con del culatello che mi volavano davanti....insomma, panini per tutti i gusti e di tutte le dimensioni, le forme e i profumi... lo so, non fa decisamente chic, però così è!!
Eccovi quindi due ricette con la farina di semola rimacinata che ho provato a preparare e che mi sono piaciute moltissimo:  semplici, relativamente veloci e gustose, ideali per una panificatrice senza nessuna esperienza come me. Provate un po' anche voi e ditemi. Posso solo assicurarvi che le ricette "funzionano" perfettamente: alla fine il pane viene talmente buono e piacevole anche alla vista, che la Microba, guardandolo, nel suo candore assoluto, mi ha detto "Mamma, che bello, sembra proprio pane vero!!!" Nemo propheta in patria!!!!
Ah, ultima cosa: questo pane è dedicato alle nostre due amiche siciliane veraci Stefania e Flavia, due Signore veramente deliziose...La prima è pure una maga con le farine alternative!

Pane siciliano: la Mafalda
da "Fare il pane:50 ricette da tutto il mondo" di N. Negri
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Non so se il risultato è proprio come l'originale, perchè non l'ho mai assaggiato, però quello che è uscito dal forno è un pane proprio squisito....
Ingredienti
400 gr di farina di semola di grano duro
110 gr di farina 00
310 ml di acqua
20 gr di lievito di birra ( o una bustina di lievito secco per pane e pizza)
1 cucchiaino di malto liquido o in polvere (sostituibile, nel caso non lo abbiate, con zucchero o miele nelle stesse quantità: mi hanno spiegato che il suo ruolo è essenzialmente quello di facilitare la lievitazione)
1 cucchiaino e 1/2 da tè di sale
olio d'oliva per la ciotola
semi di sesamo per decorare.
pane siciliano
Preparate gli ingredienti. Sbriciolate il  lievito di birra in una scodella e fatelo sciogliere con parte dell'acqua e il malto. Versatelo insieme ai restanti ingredienti (farine, sale e acqua) nella ciotola dell'impastatrice munita di gancio e azionatela. Fate lavorare per 6 minuti circa a media velocità (30 minuti a mano più o meno) poi staccate l'impasto con le mani e trasferitelo sulla spianatoia. Modellate una sfera e ponetela in una ciotola in cui avrete versato un cucchiaio di olio di oliva. Rigiratela in modo che tutta la superficie risulti unta. Coprite con la pellicola trasparente e lasciate riposare in luogo tiepido per 1 ora circa.
pane siciliano
Trasferite sul tavolo e dividete l'impasto in 2 parti. Modellate due lunghi rotoli; disegnate una spirale con il primo e una stretta serpentina con il secondo. Per chiudere questa forma, congiungete l'estremità del rotolo con la parte terminale delle code. Sistemate la pasta sulla placca rivestita di carta forno, coprite e fate lievitare per 90 minuti. Nel frattempo preriscaldate il forno a 200°C. Spennellate la superficie dei pani con dell'acqua, e cospargete di semi di sesamo.
pane siciliano2

Infornate e fate cuocere per 15 minuti, poi abbassate la temperatura a 190°C e continuate la cottura per 10 minuti. Togliete i pani dalla placca e metteteli direttamente sulla griglia del forno per 15 minuti. Sfornate e fate raffreddare su una gratella.

Pane di semola rimacinata alle noci
pane di semola e noci
Per questo pane invece, ho ripreso la ricetta che ha postato Ale un po' di tempo fa, e ho semplicemente aggiunto un po' di noci... vado a riportarvi tutto, seguendo passo passo il mio operato.
Per una pagnotta da 1 kg circa
600 g di semola rimacinata di grano duro
mezzo cubetto di lievito di birra (12 g)(o mezza bustina di lievito secco)
400 g di acqua
15 g di sale fino
1 manciata abbondante di noci tritate grossolanamente

pane di semola e noci
Sbriciolate il lievito e scioglietelo in una tazza con un paio di cucchiai di acqua tiepida, impastatelo con un po' di semola e lasciarlo riposare 30 minuti. Unite al resto della semola ed impastate aggiungendo gradualmente l'acqua. Se invece usate il lievito secco, unitelo direttamente agli ingredienti, aggiungendo un cucchiaino abbondante di zucchero. Aggiungete il sale e le noci alla fine e continuare ad impastare per circa trenta minuti , se siete dotati di una impastatrice, a media velocità per circa 10 minuti. qui, a sentire mia figlia Ginevra si deve ottenere un impasto "ploppoloso" che nel nostro lessico familiare equivale a : morbido, ma sostenuto e perfettamente liscio. Quindi, quando avrete ottenuto una "ploppolosità" adeguata, formate una palla, incidete una croce in alto per favorire la lievitazione e lasciate lievitare per circa tre ore in un luogo tiepido e comunque privo di correnti d'aria: abbiamo già detto che la temperatura ideale dovrebbero essere quella di 28°C. Trascorso questo tempo, riprendete l'impasto e schiacciatelo, senza impastarlo, dandogli la forma di pagnotta. L'operazione di formare una pagnotta e spostarla sulla leccarda per la cottura è l'unico punto delicato dell'intera preparazione; fatelo con delicatezza perché la pasta tende ad afflosciarsi con facilità: Ale consigliava, e io l'ho fatto , di utilizzare due spatole per non manipolare troppo la pasta. Praticare dei tagli obliqui sulla superficie, con un coltello ben affilato, cospargere di farina e lasciar riposare per circa 30 minuti. Infornare a 220 gradi per 30-40 minuti. Avvolgere la pagnotta in un paio di canovacci di cotone e far raffreddare.
Buon appetito
Dani
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