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giovedì 6 maggio 2010

Ricette sbagliate?...oh yeah...

di Alessandra

spaghetti al nero con seppie

Giusto ieri mattina, laRoby si lamentava della sempre più diffusa tendenza di molte pubblicazioni di cucina a non svelare in modo chiaro le ricette, se non a proporle addirittura errate, come le è capitato con una pasta sablè che l'ha terribilmente delusa.
L'argomento mi sta particolarmente a cuore perchè, come ormai saprete io soffro di una incurabile dipendenza da tutto quanto fa cucina: attrezzatura, porcellane, posateria e, new entry dell'anno, le cavolate da blog. Non faccio in tempo a scorgerle all'orizzonte, reale o virtuale che sia, non fa differenza, e subito mi prende la frenesia del possesso, tanto che, fino a quando non le ho fatte mie, non quieto. Che poi le dimentichi nei meandri dei cassetti o neppure le tolga dalla confezione, è un'altra storia: ma finchè non hanno varcato la porta della mia cucina, non mi dò pace.
In tutto questo scenario, la carta stampata occupa un posto d'onore. Non che coincida precisamente con la logistica, perchè è finita n stireria, ma sta in una libreria su misura, dallo zoccolo al soffitto, in un ambiente che proprio piccolo piccolo non è. In più, a distanza di un anno e mezzo dal trasloco, quando ogni cosa era al suo posto e ne restava un tantino di più, sono di nuovo ai punti di prima, con riviste che spuntano da tutte le parti e libri in rigorosa doppia fila, fra raccoglitori, quaderni-quadernoni- quadernetti, scatole ikea colme di ritagli di giornali e via dicendo.
Il tutto, ovviamente, rigorosamente comprato. Non faccio i conti di quello che spendo ogni mese per questo genere di acquisti, perchè temo che mi vergognerei di me stessa. Ma, che mi vergogni o no, è innegabile che spenda e che pertanto, al pari di ogni compratore che si rispetti, io abbia il diritto di avere in cambio una merce adeguata al suo prezzo. Cosa che, in questo campo, sempre più spesso non è.
Siccome quando affronto questioni del genere, preferisco che a parlare siano i fatti, dall'archivio delle niusletter ne ho recuperata una proprio sull'argomento, scaturita dai miei soliti 5 minuti- e pertanto puntigliosa, rancorosa e pedante.
Non so a quale anno risalga, anche se ricordo bene la testata, visto che, da allora, non la compro più. Se non la riporto qui sopra è solo perchè ho già abbastanza rogne e soprattutto perchè le farei un torto, visto che è in buona compagnia: per cui, ho riportato solo le parti incriminate, ance se, se avete velleità da Sherlock Holmes, può essere che riusciate a trovarla. Se invece le vostre velleità si orientano più su San Tommaso, nulla vi vieta di sperimentare e, in caso di riuscita, di sbugiardarmi qua sopra: nessun problema a riconoscere di essermi sbagliata e a chiedere umilmente scusa. Ma solo sul buon esito del risultato finale, sia chiaro, su cui per altro non mi son pronunciata: ma, per il resto, rimango della mia idea: e ditemi un po', se non ho ragione...


spaghetti al nero con seppie


Tanto per ricollegarci ai miei piagnistei di qualche giorno fa sul de profundis per la cucina...
siccome sono due settimane che trascino le mie stanche membra, terreno prescelto di appuntamento di tutti i virus in circolazione , senza per questo avere fatto MAI DICO MAI un giorno di assenza in ufficio....
siccome oggi a Genova c'è una giornata stupenda, con panorami da cartolina e clima da tropici e io la santifico degnamente stirando un armadio di roba...
siccome siamo pure in Quaresima- la qual cosa mi ha sempre intristito, sarò liturgopatica...
ho deciso di consolarmi comprando l'ultimo numero di una rivista di cucina "per pochi eletti: una di quelle cose di nicchia, ultra patinate, con le ricette dai titoli altisonanti, gli clef fotografati fra coltelli e sguardi assassini, che il solo fatto di comprarla ti fa sentire un po' come loro, anche se le tue ricette si chiamano "pasta al pesto" o "scaloppine" o, quando proprio sei in vena "il tricolore sventola a Capri" , se ti arrangi con pomodori e mozzarella o " trasparenze di coscio di maiale in crosta di pane" , quando ti sbrighi con gli avanzi di prosciutto nel panino del giorno prima.
In ogni caso, mentre ero lì che fra petali di zenzero e pomodori datterini, gettavo alle ortiche le mie ultime certezze in fatto di biologia, ecco che, in mezzo a "trilogie di spade" (spero si riferisse al pesce) e composizioni di varie forme e taglie , mi imbatto in una volgarissima "torta di carote".
Giuro. "Torta di carote" e nient'altro: venire a vedere, per credere.
Nessuna salsaa nappare il piatto, nessun "cuore morbido", nessun vezzeggiativo stile " tortino" o " dolcetto" o "delizia". Tanto che, alla fine, mi è pure venuta voglia di prepararla.
Piccola digressione: visto che ormai questa newsletter è una specie di confessionale virtuale, vi confiderò che le fonti del mio sapere culinario risalgono tutte al Manuale di Nonna Papera. Qui ci vorrebbe un minuto di silenzio, stile quello di ieri a Wimbledon, senza nemmeno l'applauso finale, perché Nonna Papera è tuttora uno dei miti incrollabili della mia vita. Secondo mio marito, ci somiglio pure, ma qui si aprirebbe il doloroso capitolo delle "perle ai porci" che è meglio chiudere subito. Tornando a bomba, nelle prime pagine del detto manuale, c'era scritto che, prima di cominciare a cucinare, si doveva leggere tutta quanta la ricetta, pena scenari da tregenda, tipo realizzare di non avere le uova per il soufflé o essere senza mozzarella per la pizza. Ligia al Magistero, ho iniziato a leggere, ed ecco qui le nefandezze che hanno scatenato l'ira funesta della sottoscritta:
Torta di carote
ingredienti per 4 persone : ( e già cominciamo bene. Chi fa una torta per 4 persone, alzi la mano, please... foodblogger escluse, aggiungo oggi, ma la rivista non era destinata a loro, posto che ci fossero già)

gr. 62 di mandorle
................................
..............................
mezza bustina di vanillina
2 uova.

Ora, non è che ci voglia Einstein per capire che qui c'è qualcosa che non va, anzi: chi ha un minimo di nozioni culinarie, sa già che questa è una sonora presa per i fondelli. E ora vi spiego il perchè.
In Pasticceria- la P maiuscola è voluta- le dosature al grammo sono la prassi, anche se sono al limite del demenziale come 62 invece di 60: sappiamo tutti che la Pasticceria sta alla Cucina come la Farmacia sta alla Medicina, che è un'arte di precisione, che guai ad andare a occhio eccetera eccetera...ma allora mi pesi le uova, e che diamine!!! Lo sanno anche i bambini che in pasticceria - la p minuscola è voluta- si pesano tuorli e albumi, a maggior ragione al giorno d'oggi dove sotto la categoria "uovo di gallina" rientra ogni dimensione, da quelle tipo acino d'uva a quelle stile uovo di Pasqua! E invece no: 62 grammi di mandorle e 2 uova, sic et simpliciter.
E la vanillina?!? Sia chiaro: i talebani non abitano qui e in certi casi la uso e ringrazio che esista: ma la mia è una cucina senza pretese e se devo preparare qualcosa di più raffinato è implicito ricorrere alla bacca di vaniglia, anche per una pasticcera dilettante come me: ma leggere 'ste robe su una rivista di fascia alta e che se la tira ancora di più, grida vendetta al cospetto di Dio.
Sulla preparazione, lascio a voi i commenti: cottura a 170 per 40 minuti (una torta così piccola, ha tempo di bruciare e risorgere dalle ceneri almeno sette volte, in tutto quel tempo) e poi - udite udite IN FRIGO, per circa due ore.
Il tocco finale è la guarnizione con il ciuffo di prezzemolo, ma oramai è come sparare sulla Croce Rossa....
alla prossima
alessandra

E intanto, famose du spaghi....

SPAGHETTI AL NERO CON SEPPIE, POMODORINI E BASILICO

spaghetti al nero con seppie



Ennesima non ricetta, senza tante dosi, veloce, fatta ieri sera per placare gli appetiti post partita coi colleghi del marito e per colmare il vuoto di una "dispensa" del blog che ultimamente langue....

Per mio marito (2 persone un po' scarse)
100 g di spaghetti al nero di seppia (comprati in un raptus di follia, ma ormai son lì e tanto vale usarli)
Seppie (circa 4 hg, pulite)
Una quindicina di pomodorini
5 o 6 foglie di basilico
mezzo peperoncino
1 spicchio d'aglio
olio EVO
sale
brodo di pesce (facoltativo: io lo avevo e l'ho usato)

Pulire bene le seppie, lavarle e asgiugarle con carta da cucina. Passarle nell'olio caldo, salarle e portarle a cottura, coprendo a filo con acqua o brodo. I tempi dipendono dal tipo di seppia: quelle grosse, cuociono prima: in ogni caso, una ventina di minuti. Quando son tenere, son pronte. In ultimissimo, aggiunger ei pomodorini, tagliati in quarti o a metà. Io faccio così, perchè altrimenti si spappolano un po' e non mi piacciono, ma se preferite un sugo più rosso, aggiungeteli prima.
Cuocere al dente gli spaghetti, scolarli e farli saltare nella padella dove avete cotto il sugo, insieme a un po' di peperoncino. In ultimo, le foglie di basilico, tagliuzzate.
Finita lì.
Buona giornata
Alessandra

domenica 15 novembre 2009

Torta di polenta nera con calamaretti (E. Knam)

di Alessandra

Scroll down for the English Version

torta di polenta nera con calamaretti


Dirvi che ho un po' di cose da fare non renderebbe l'idea del marasma lavorativo in cui mi trovo: come scrivevo poco fa su FB, ho da finire un lavoro per lunedì ( scorso) e ne devo consegnare un altro martedì (più domani che dopodomani, a quest'ora). Ovviamente, fra i due non c'è nessuna connessione, nemmeno una lontana parentela, per cui la possibilità di un discreto travaso dall'uno all'altro non esiste proprio. In più, tanto per non farci mancare niente, mi è anche venuto il colpo di genio, di mettere a posto la libreria delle pubblicazioni di cucina:, intanto che cuocevano le lasagne al forno (ci sono dei momenti in cui proporrei mia sorella per una causa di beatificazione - e iquesto è uno di quelli) : una parete intera, per capirci, traboccante di libri, riviste, enciclopedie, quaderni della nonna, sacri tomi e foglietti sparsi per ogni dove: e se sono riuscita a fare un minimo di pulizia, ho ancora tutte le riviste appilate nella stireria, in una specie di skyline gastronomico che mi mette male solo a guardarlo. Quindi, se avete in mente che mi dilunghi nelle solite scemate, stavolta, lasciate ogni speranza perché, come vedete, non ho tempo.
A parziale discolpa, vi lascio una ricetta d'autore, che è un capolavoro di eleganza, originalità, equilibrio di odori e sapori : non dico che vi farà fare la solita porca figura perché la firma è di Ernst Knam e quindi è bene usare le buone maniere: ma a buon intenditor...

TORTA DI POLENTA NERA CON CALAMARETTI
da E Knam- Viva le Torte
Bibliotheca Culinaria Ed

torta di polenta nera con calamaretti

per 6 persone
300 g di calamaretti
200 g di farina di mais a grana gorssa macinata a pietra
50 ml di nero di seppia
50 ml di olio EVO
1 litro d'acqua
10 g di sale grosso
sale e pepe nero di Sarawak

Preparare la polenta
Portare l'acqua ad ebollizione, aggiungere il sale e versare a pioggia la farina di mais. Cuocere, rimestando frequentemente, per 45 minuti. Verso fine cottura, aggiungere il nero di seppia e mescolare bene. Distribuire la polenta negli stampi monoporzione e far raffreddare in modo che si rapprenda.
Cuocere i calamaretti
Scaldare l'olio EVO in una padella aggiungere i calamaretti ben puliti e lavati, salare, pepare e cuocere per pochi minuti, per mantenerli teneri.
Capovolgere gli stampini di polenta sui piatti di servizio e versare sopra i calamaretti. Accompagnare con una piccola insalata verde.

E' chiaro che, lavoro o non lavoro, Knam o non Knam, io le mie modifiche le ho fatte, per cui:

1. ho usato la polenta bianca, ma solo perché pensavo con terrore al colore che avrebbe potuto prendere quella gialla, mischiata col nero di seppia. In più, trovo che la polenta bianca si sposi meglio con il pesce.

2. il nero di seppia, udite udite, stavolta era quello original, perché nell'altra padella, avevo le seppie (ricetta di mercoledì, trattenete il fiato fino ad allora): però, si può usare anche quello comprato.

3. invece che gli stampi monoporzione, ho usato un coppa pasta, così da avere i bordi lisci, senza dover penare troppo

4. a parte che la ricetta non dice quando mettere il pepe di Sarawak, così da soli i calamaretti sanno di poco. Serviteli con un giro d'olio e un po' di pepe macinato di fresco ( quello rosa va benissimo)

buon appetito
Alessandra

English Version

POLENTA CAKE WITH BLACK SQUID


torta di polenta nera con calamaretti

SERVING 6
300 g of squid
200 g of corn flour,
50 ml of sepia
50 ml of oil EVO
10 g of salt
salt and black pepper of Sarawak


Prepare polenta

Bring water to a boil, add salt and pour in the cornmeal. Cook, stirring frequently, for 45 minutes. Towards the end of cooking, add the squid ink and mix well. Distribuire la polenta negli stampi monoporzione e far raffreddare in modo che si rapprenda. Dish out the polenta in the molds and allow to cool so that it hardens.
Cook the squid
Heat the oil in a frying pan ,add the squid thoroughly clean and wash, sprinkle with salt and pepper and cook for few minutes, to keep them soft.
Flipping the molds of polenta on serving dishes and pour over the squid. Accompany with a small green salad.
Buon Appetito
Alessandra

lunedì 10 agosto 2009

tortino di riso ai gamberi con mollica tostata e salsa al nero di seppia

Passalacqua è un cognome che ci piace, perché è delle nostre parti e profuma di casa. Ma ancor di più ci piace l'abbinata Passalacqua- Corelli, sempre che i nomi di battesimo siano quelli giusti, e cioè Pia per lei e Igles per lui, a formare un sodalizio vincente, nella vita come nella professione, in un incontro fecondo fra l'estro e l'originalità dell'interior design e il genio creativo dello chef. Se avete l'occasione, fermatevi un week end alla locanda delle Tamerici ad Ostellato, la prova concreta delle vette che questo sodalizio ha raggiunto negli anni e, per molti, un vertice indiscusso ed assoluto della ricerca gastronomica italiana (se avete dei dubbi, chiedete al marito e alla creatura, che tiene come pagina da incorniciare, nel diario della memoria, la colazione preparatale nientemeno che da Igles, pirsonalmente di pirsona). Ma se invece l'occasione non c'è, fermatevi a sognare sulle pagine di questa collana, curata a quattro mani da Pia Passalacqua e da Carlo Vischi, editor de Il Gusto di Gribaudo- e su questo libro in particolare, interamente dedicato ai crostacei. L'impianto è di ampio respiro, in tutti i sensi: dalla selezione degli chef, non troppi, ma neppure troppo pochi e tutti indiscutibilmente "buoni", alla gamma infinita delle materie prime, per ognuna delle quali esiste una scheda tecnica accurata e precisa, per terminare con le ricette, piatti d'autore, nel vero significato del termine: e cioè capaci di sprigionare il meglio da una combinazione magistrale di pochi ingredienti, preservati nella loro freschezza da tecniche rispettose della materia prima, ma combinati in modo fantasioso e scenografico, come rivelano le strepitose fotografie che accompagnano ogni ricetta. Il primo piatto che abbiamo scelto per questo secondo appuntamento con il "Chi lo fa?" rispecchia in pieno le caratteristiche appena ricordate: ottime materie prime, tecniche di cottura veloce, abbinamenti orignali, senza essere eccessivamente arditi, quel tanto che basta per intrigare e stupire.
E allora: Chi lo fa??? Io aspetto...

tortino di riso ai gamberi con mollica tostata e salsa al nero di seppia


Da I frutti del Mare- Crostacei, molluschi e altre golosità- Pia Passalacqua e Carlo Vischi- Ed Il Gusto, Gribaudo

Ricetta di Massimo Riccioli, ristorante La Rosetta (Roma)

per 4 persone
280 g di riso carnaroli
800 g di gamberi rossi
3 spicchi d'aglio
2 dl di brodo vegetale
2 cucchiai di cognac
1 mestolo di fondo di gamberi rossi
50 g di mollica di pane
2 filetti di acciughe sotto sale
1 noce di burro
1 dl di olio extravergine di oliva
sale e pepe

per la salsa: 2 sacche di nero di seppia- 1 cucchiaio di salsa di pomodoro- 1 mestolo di fumetto di gamberi rossi- 1/2 cucchiaino di miele- 1 noce di burro- 4 foglie di basilico- sale e pepe

Sgusciate e pulite i gamberi, tenendone 4 con la testa per la guarnizione. Utilizzate le carcasse perpreparare il fondo e tritate le code. Tostate il riso con un filo di olio in padella. In una casseruola, scaldate due cucchiai di olio, insaporiti con due spicchi daglio leggermente schiacciati. Rosolate il trito di gamberi, salate, poi sfumate con il Cognac. Togliete l'aglio, unite il riso e proseguite la cottura, versando prima il fondo e poi il brodo vegetale, fino a portare il risotto quasi a cottura.Salate, se necessario, e pepate.
Imburrate 4 stampini e riempiteli con il risotto. Terminate la cottrua in forno a 120-130 gradi, percirca 5 minuti.
Dislicate e sciacquate le acciughe, riducetele in poltiglia, poi dissolvetela nell'olio, con lo spicchio d'aglio rimasto, finemente tritato. Scaldate l'olio in una padella e tostate la mollica di pane sbriciolata. Mescolate il fondo di gamberi e il brodo vegetale in parti uguali, e versatene un mestolino in una casseruola, nella quale avrete sciolto una noce di burro.
Unite il miele, il basilico tritato e il nero di seppia, diluito in un cucchiaio di salsa di pomodoro. Fate ridurre, fino ad ottenere una salsa abbastanza densa.
Velate i piatti con la salsa, sformate il tortino di riso al centro, guarnitelo con i gamberi interi e spolveratelo con la mollica di pane tostata. Completate con un filo di olio.

E stavolta, le considerazioni le lascio a voi, perché se non ci fossero i bagagli da preparare che mi chiamano, un salto al mercato del pesce stamattina, non me lo avrebbe tolto nessuno...
Buon inizio settimana
Alessandra

venerdì 19 giugno 2009

rillette di sgombro con crostoni neri


rillette di sgombro

Ieri ho spedito, con sempre maggiore ritardo, la sempre meno consueta newsletter settimanale e, fra le risposte in arrivo, qualcuno si chiedeva che effetto facessero i miei post: se cioè questa diffusione planetaria (cito testualmente) degli affari di famiglia avesse qualche esito sul raddrizzamento morale delle persone coinvolte o, quanto meno, di conforto spirituale da parte delle nuove amiche della sottoscritta che, puntualmente subisce.
Non nascondo che l'interrogativo mi ha fatto un po' sorridere- amaramente, sia chiaro: intanto perché ho scoperto che, fino a ieri, molti di voi credevano che la newsletter arrivasse solo a loro e non a settemilaottocentocinquantasette persone, sparse a tutti gli angoli della terra (che, per inciso, se è rotonda, non capisco come faccia ad averci gli angoli, ma già di prima mattina preferirei non inquietarmi con questi problemi); poi perché, come al solito, mi state sempre tutti a sentire ( la domanda di questa volta era: volete continuare a ricevere la niusletter??? mi rispondano solo i no- e sono arrivate circa settemilaottocentocinquantasette suppliche - nooooo, la radiazione nooooo) il che conferma che, se in tutti 'sti anni non avete imparato a cucinare, una ragione ci sarà - e non è da cercare nell'imbranataggine della vostra maestra; infine perché ho belle fresche le reazioni all'ultimo post, quello dei cellulari, sia sul fronte del conforto morale delle amiche e della redenzione della figlia, come schematizzo velocemente qui sotto:
1. le amiche. Al solito, non si sono fatte attendere ed hanno anzi confermato la loro inclinazione per il Pronto Soccorso Spirituale, declinato per l'occasione nella versione double face, con il lato A dal titolo " ma che donna fortunata ad avere una figlia così" ed il lato B " ma che donna fortunata ad avere ancora una figlia così, non ti puoi immaginare cosa è toccato a noi...". Quindi, come vedete, conforto assicurato
2. la figlia. Inseguendo una pia illusione, ho sperato che la lettura del post la facesse rinsavire, stile catarsi aristotelica, visto che comunque di tragggedia si trattava. E devo confessare che lì per lì ci ho anche un po' creduto, visto che alla prima lettura, non ha mosso ciglio. Alla seconda, ha iniziato a sorridere. Alla terza, era tutto uno sganasciamento, con tanto di telefonate alle amiche- vai a leggere il blog di mia madre, sì lo so che è una palla, ma oggi no- e commento finale " son troppo un mito" a chiudere il tutto.
A coronamento finale, sabato scorso sono rimasta chiusa fuori di casa.
Premetto che il cellulare nuovo è stato acquistato di venerdì , con corredo di raccomandazioni. suppliche- minacce incluse, tutte tese a ricordarle che stavolta- STAVOLTA- non ci sarebbero stati nè ictus nè archetti di sorta e 'sto telefonino doveva ressitere almeno per un anno. Superfluo aggiungere che a ciascuna di queste raccomandazioni-suppliche e minacce sono corrisposte assicurazioni granitiche, con espressione contrita, stile martire prima del sommo sacrificio, "che guarda mamma, ti gggiuro che questo lo tengo trooooppo bene, che non lo uso nemmeno, che la musica non ce la metto, che il bluetooth non lo accendo" e variazioni sul tema. Questo, dicevo, venerdì, nel tardo pomeriggio.
Il giorno dopo, intorno alle 4, vedo a fare la spesa e vengo colta da un rarissimo attacco compulsivo per cui compro mezzo chilo di lievito di birra, io che panifico una volta ogni tre mesi, e mai d'estate, ma tant'è. Sulla via di casa, incrocio il marito che va a ritirare la pagella della creatura, e in quell'istante realizzo di non aver preso le chiavi di casa.
"amen, mi dico, c'è la figlia" e mi attacco al campanello, pensando di sponda che fa un caldo bestiale e il sole non giova a mio lievito: decido allora di provare a telefonare e faccio il numero di casa.
Tre minuti dopo, il lievito ha preso a trasudare e la via rimbomba della suoneria del telefono, senza che nessuno risponda
Cinque minuti dopo, mentre il lievito sembra un grumo di fango dopo la pioggia, il telefono di casa squilla che neanche le trombe del giudizio ed io interpreto la parte principale della telenovela "Albaro come Secondigliano", gridando a squarciagola il nome della creatura, arriva la figlia numero uno della daniela.
Che, per chi non lo sapesse, è la Causa Prima della nascita di questo blog, la base su cui poggiano i rapporti di buon vicinato, l'amicizia fra me e sua madre, le collaborazioni passate presenti e future. E questo non per una insana passione per la cucina o la blogsfera o entrambe le cose, ma seplicemente per la profonda ed inspiegabile somiglianza con mia figlia, con cui condivide misteriosi processi logici, otre a una vita semi contemplativa nell'iperuranio, che se gli altri hanno la testa fra le nuvole, 'ste due ci tengono i piedi, e tutto il resto a vagare in un mondo di fantasie e ideali preclusi a noi poveri umani.
"prova sul cellulare", mi suggerisce, senza fare una piega.
" come, sul cellulare...è sotto la doccia... non può mica essersi portata il cellulare in bagno, scusa... ne ha già rotti tre, questo è nato eri..."
" il cellulare", prosegue imperterrita.
Vabbè, ve la faccio breve: ha risposto al primo squillo.
La tesi della difesa, secondo la quale era appena uscita dalla doccia, proprio nello stesso preciso istante in cui l'ho chiamata, non è stata accolta dalla giuria, considerata anche la cover umidiccia e una sospetta impronta rettangolare sul marmo del lavandino...
La pubblica accusa si è poi sfogata in cucina, con le briciole del lievito supersiste e con un pane che rispecchiava peinamente il suo umore...


RILLETTE DI SGOMBRO CON PANE AL NERO DI SEPPIA


DSC_0841
le rillettes sono patè rustici, molto diffusi nel nord della Francia e a casa nostra, dove si nutre una passione insana per queste creme, in special modo per quella allo sgombro. Quella che segue, è una versione eretica, elaborata in successive degustazioni, e prevede la sostituzione della creme fraiche con del mascarpone. Indispendabili il timo limone e il riposo di 24 ore prima di essere consumata

2 scatole di sgombri sott'olio della migliore qualità
250 g di mascarpone
50 g di burro ( facoltativo: dà morbidezza)
la scorza di un limone non trattato
timo limone
sale

Far sgocciolare benissimo lo sgombro dall'olio di conservazione e frullarlo, fino ad ottenere una pasta liscia . Con la spatola, amalgamare il mascarpone, quache goccia di limone, il timo, il sale e la scorza grattugiata. Mettere in un contenitore con il coperchio e far riposare 12 ore (almeno) prima di consumarlo, accompagnato da crostini
Ultimamente, ci abbiniamo questi, al nero di seppia

CROSTINI AL NERO
250 g di farina 00
250 g di manitoba
200 ml di latte intero
100 g di burro
25 g di lievito di birra
un cucchiaio di zucchero
nero di seppia ( se usate quello in bustina, 2 bustine)
sale

Far intiepidire il latte
Sciogliere il lievito nel latte, con un cucchiaio di zucchero e lasciar riposare coperto finché non cresce.
Impastare tutti gli ingredienti, nero di seppia compreso, e attendere fino al raddoppi ( un'oretta, non di più)
Smontare limpasto, dare la forma di baguette e far lievitare per almeno mezz'ora.
Forno caldo a 200 gradi per 20 minuti max.
buona notte
ale
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