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domenica 25 novembre 2012

25 Novembre 2012 - Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.


"Una ogni tre giorni. Dall'inizio dell'anno 115 donne sono state uccise dai mariti, dai compagni, dai figli. Ma non esiste una statistica precisa. Il 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne, contro il cosiddetto femminicidio. Rainews dalle 10 racconterà le storie di quelle donne che hanno avuto il coraggio di scappare e denunciare i loro aggressori, e la fortuna di aver trovato chi le sapeva ascoltare. Ma parleranno anche quegli uomini che, dopo aver toccato il fondo, hanno avuto l'umiltà di mettersi in discussione e farsi curare.
Il 25 novembre è stata scelta dall'Onu come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, su indicazione nel 1981 di un gruppo di donne riunitesi in un consesso femminista a Bogotà, perchè fosse ricordata la vicenda delle sorelle Mirabal, tre giovani, assassinate il 25 novembre di oltre mezzo secolo fa perché si erano opposte alla tirannia di un governo brutale come quello di Rafael Leonidas Trujillo, nella Repubblica Dominicana. La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne prende le mosse proprio dal sacrificio di Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa e di Patria Mercedes, uccise mentre andavano a trovare i propri mariti in carcere."
(Da http://www.rainews24.rai.it)
Non credo ci sia bisogno di aggiungere alto. Ma il dolore per ognuna di loro è grande e la paura che si avvolge i nostri cuori immensa, soprattutto per le creature più fragili che ci circondano. Vigiliamo costantemente su ciò che ci circonda, non chiudiamo gli occhi..... 
Ale e Dani

sabato 14 aprile 2012

Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo a San Marino

Di Giorgia


Ecco la mostra, complementare a quella da Vernìmeer a Kandinsky di cui vi parlavo ieri. Queste due parti di uno stesso progetto, raccontano attraverso i secoli l'arte figurativa in Europa come in America : il compito di illustrare il XIX secolo per l'America, attraverso 18 tele di grandi maestri,  viene affidata alla mostra che si tiene, contemporaneamente alla prima, a Palazzo SUMS a San Marino, fino al 3 giugno . Le opere in mostra sono state prestate da alcune delle più prestigiose realtà museali americane e precisamente il Museum of Fine Arts di Boston, il Wadsworth Atheneum di Hartford, la Terra Foundation for American Art di Chicago, la Broad Art Foundation di Santa Monica e l'Adelson Gallery di New York.
Il titolo è molto  evocativo : Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo e vuole, nelle intenzioni del curatore, Marco Goldin di Linea d'Ombra,  far si che il fruitore possa avere una rapida visione d'insieme di tutte le correnti più importanti della pittura Americana del secolo scorso, dal realismo di Hopper
Edward Hopper, Drug Store (1927)
e di Benton

Laboriosità (donne che filano) [1924-27]
Thomas Hart Benton

attraverso la sfaccetata opera di Giorgia O’Keeffe

Teschio di cervo e il monte Pedernal [1936]
Georgia O’Keeffe

fino all'astrazione di Pollock
Jackson Pollock, No. 8 (1952).

Gorky 

Good Hope Road [1945]
Arshile Gorky

e Kline  

Franz Kline, ProbstI, 1960

e a  Mark Rothko, protégé di Peggy Guggenheim, precursore degli artisti del "Color field",

M. Rothko
tra i quali sono rappresentati anche Morris Louis

M. Louis
e Sam Francis, per un inno al colore in ogni sua possibile utilizzazione!



Jakie (1964)
Grande risalto viene dato poi ai due geni della pop art, Warhol Lichtenstein,
Nudo con piramide [1994]
Roy Lichtenstein
che certo non potevano mancare, al punto che la locandina della mostra è poprio l'opera Jakie (1964), di Warhol.
L'artista con cui si chiude la mostra è poi il grande Andrew Wyeth, figlio fratello e padre di altrettanti artisti, molto vicino al realismo di Hopper ,

Wyeth

mentre il quadro "finale" è di Keith Haring , grandissimo tra i pittori contemporanei americani, l'autore morto di AIDS a soli 31 anni, che produsse con incredibile fantasia e una creatività ed una firma sempre riconoscibile, dipinti, disegni e murales.

Senza Titolo [1984]
Keith Haring


Una mostra insomma da tutta da godere.... 

Giorgia

P.S. Potrebbe esserti utile anche questo, Sabrina?

Da Hopper a Warhol
Palazzo Sums, Repubblica di San Marino
21 gennaio 2012 – 3 giugno 2012
Orario mostra
da lunedì a venerdì: ore 10 – 18
sabato e domenica: ore 10 – 19
Info e prenotazioni
Call center
Tel.             +39 0422 429999      
Fax +39 0422 308272
biglietto@lineadombra.it
www.lineadombra.it
dal lunedì al venerdì, 9.00-13.30 e 14.30-18.00
Chiuso il sabato, la domenica e i festivi.

venerdì 13 aprile 2012

Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini

Di Giorgia


L. Lotto : La Vergine ed il Bambino con San Girolamo e San Nicola da Tolentino

dal sito ufficiale di Castel Sismondo
Nella metà del 1400 Sigismondo Pandolfo Malatesta, nobile signore di Rimini e Fano, condottiero ed esperto di arti belliche, decise di costruire una rocca difensiva che fosse simbolo del suo potere : il Castel Sismondo, a Rimini e chiamò al suo fianco Filippo Brunelleschi, architetto di grande prestigio, presente a Rimini dalla metà del '400 per controllare e rimodernare le principali fortezze della signoria. Sigismondo,: Questi, architetto secondo gli scrittori di Corte dei Malatesta, fu certamente l'ispiratore e coordinatore del progetto e creò così lo splendido castello che da lui prende il nome, oggi  cornice della mostra di cui vorrei parlarvi.
Degas : Piccola danzatrice
di quattordici anni
Si tratta di "Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini", una mostra che racchiude sotto lo stesso tetto capolavori di artisti lontani fra di loro 500 anni di storia della pittura oltre che centinaia di migliaia di chilometri nella realtà, e che espone  un'ottantina di quadri, più la bellissima  «Piccola danzatrice di quattordici anni» in bronzo, unica statua, e tocca tutti i più importanti periodi artistici in Europa, con uno sguardo particolare all'Italia, e si divide in 8 sezioni dai titoli:
"Pittura a Venezia nel '400 e '500", 
"Pittura in Italia nel '500 e nel '600", 
"Pittura a Venezia nel '700", 
"El Siglo de oro in Spagna", 
"La golden age in Olanda", 
"Pittura in Inghilterra tra '700 e '800", 
"L'eta' dell'Impressionismo", 
"Pittura nel XX secolo in Europa".


Ma le opere non sono esposte secondo un ordine cronologico rigoroso, bensì secondo quello che il curatore Marco Goldin definisce un ordine "che corrisponde all'emozione del vedere "

P. Veronese:Il riposo durante la fuga in Egitto,






Vorrei farvi solo alcuni nomi degli artisti esposti nelle varie sezioni, nomi che, confesso, fanno tremare i polsi al pensiero di poterli ammirare così insieme. Ecco qualche esempio: per il '4 e '500 Veneziano abbiamo «Il riposo durante la fuga in Egitto» di Paolo Veronese e la «Deposizione del Cristo» di Tintoretto accompagnati da opere di Tiziano, Lorenzo Lotto (Il particolare offre l'immagine al titolo, in alto) e Gerolamo Savoldo.

A. Carracci : Venere abbigliata dalle Grazi






Per la «Pittura in Italia nel Seicento», le Opere esposte ci parlano del classicismo di  con opere che documentano il classicismo di Annibale Carracci, Guercino, Mattia Preti, Guido Reni, Luca Giordano;






Canaletto: Bacino di San Marco,  1738



Per la pittura Veneziana del '700 invece potremo dare uno sguardo sul "Bacino di San Marco a Venezia" di Canaletto che copisce lo sguardo insieme  a opere di Guardi, Tiepolo e Bellotto





 Velázquez: Don Baltasar Carlos con un nano



Il “siglo de oro” spagnolo, cioè il secolo d'oro per la Spagna, va dai primi del cinquecento a tutto il seicento e corrisponde al periodo della maggior gloria politica e militare della nazione, da poco unita, dopo aver cacciato i mori. L'arte figurativa in questo periodo passa dal realismo al trionfo barocco, originale per ricchezza espressiva e grande tecnica, qui degnamente rappresentato da Velázquez, Murillo, El Greco, Ribera, Zurbarán.


Jan Vermeer : Cristo in casa di Maria e Marta









Che dire poi delle opere dei pittori fiamminghi, per la Golden Age in Olanda, Antoon Van Dyck, Hendrick ter Brugghen e Gerard van Honthorst e infine il famoso «Cristo in casa di Maria e Marta» di Vermeer...



William Hogarth










A rappresentare la pittura in Inghilterra a cavallo di '7 e '800 sono chiamati pittori del calibro di Hogarth, insieme a William Turner, John Constable, il ritrattista Josha Reynolds e Thomas Gainsborough.



Van Gogh: Alle porte dell'eternità





Un posto di grande riguardo e direi quasi di primo piano è stato riservato, a «L’età dell’Impressionismo», dove la presenza dei più grandi pittori di questa corrente è notevole. Sono presenti tutti i più grandi, a partire da Van Gogh di cui è presente un'opera dal titolo commovente quanto l'opera stessa ( “Alle porte dell’eternità”) a Manet con "cantante di strada", a Millet con "il seminatore" a Courbet, a Monet con un meraviglioso “Campo di papaveri vicino a Giverny”, Degas, Renoir, Sisley e Pissarro.

Monet: Campo di papaveri vicino a Giverny









Picasso : "il ratto de le sabine"


















Conclude le "epoche" visitate la sezione dedicata alla «Pittura del XX secolo in Europa», che presenta a Rimini quadri di grandissima bellezza e ...quali il «Lago» di Kandinsky e poi "la pianista con natura morta" di Matisse, e ancora Picasso e  Mondrian, Bacon, De Staël, il bolognese Morandi oltre a Francio Bacon con il suo grandissimo ma inquietante “Seconda versione del Trittico 1944” 






  F. Bacon : Seconda versione del Trittico 1944
Kandinsky : Lago 
Matisse : Pianista con natura morta
Se voleste fare una piccola "visita virtuale" potete guardare qui:  
C'è poi una "seconda parte"  di opere di questa stessa epoca che viene messa in evidenza nella mostra di cui parleremo presto, intitolata «Da Hopper a Warhol» a San Marino: una specie di parallelo Americano dell'arte dello stesso periodo.


Giorgia



Castel Sismondo, Rimini
dal 21 Gennaio al 3 giugno 2012

Da lunedì a venerdì: 9 - 19; sabato e domenica: 9 - 20.
Ingresso: intero euro 10, ridotti euro 8.
Informazioni e prenotazioni: www.lineadombra.it, tel. 0422/429999


BIGLIETTI PER PRIVATI :
INCLUSO DIRITTO DI PRENOTAZIONE CON POSTO ASSEGNATO
  • Intero € 11
  • Ridotto € 9: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, iscritti TCI muniti di tesserino.
  • Ridotto € 7: minorenni.
  • Biglietto speciale aperto € 13: dà diritto al posto prenotato in qualsiasi momento della mostra, senza necessità di bloccare data e fascia oraria precise. Acquistabile via internet o chiamando il call center. Questo stesso biglietto potrà essere regalato a chi si desidera. All’atto dell’acquisto verrà inviata una mail al destinatario del regalo con, oltre al codice per il ritiro del biglietto, anche un messaggio personalizzato da parte dell’acquirente.
SENZA DIRITTO DI PRENOTAZIONE
  • Intero € 10
  • Ridotto € 8: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, iscritti TCI muniti di tesserino.
  • Ridotto € 6: minorenni

BIGLIETTI PER SCUOLE  E GRUPP
I

  • Ridotto € 9: gruppi con prenotazione obbligatoria (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito).
  • Ridotto € 6: scolaresche so­­lo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
    [Le scolaresche possono godere della tariffa loro riservata esclusivamente per visite dal lunedì al venerdì. Per visite effettuate il sabato e la domenica viene applicata la tariffa dei gruppi]

  • Ingresso gratuito: per i bambini fino a cinque anni, giornalisti con tesserino, accompagnatore di portatore di handicap.



Biglietto abbinato Genova, Rimini e San Marino:
A tutti coloro che compereranno un biglietto aperto valido in abbinata per la mostra di Rimini e per quella di Genova (Van Gogh e il viaggio di Gauguin), sarà dato in omaggio l’ingresso alla mostra di San Marino (Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo). 




Fonti principali:
http://www.sanmarinofixing.com/smfixing/categorie/cultura/7025-da-vermeer-a-kandinsky-a-rimini-guida-alla-mostra.html
http://corrieredibologna.corriere.it/fotogallery/2012/1/mostra%20rimini/da-vermeer-kandinsky-1902960603472.shtml#11
http://www.daringtodo.com/lang/it/2012/01/03/capolavori-dai-musei-del-mondo-a-rimini/bacon_001m-2/
http://www.lineadombra.it/da-vermeer-a-kandinsky/informazioni






sabato 31 marzo 2012

Rembrandt. Incidere la luce - i capolavori della grafica

Di Giorgia

Rembrandt. Incidere la luce - I capolavori della grafica.

17 marzo – 1 luglio 2012

duo1
Morte di Maria, Dürer (1510)  e  Morte della Vergine, Rembrandt (1639)

Autoritratto alla finestra (1648)
Ecco una mostra per poter ammirare la produzione grafica di Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669), grande pittore ma anche elegantissimo incisore, considerando che la sua produzione artistica comprende circa 400 dipinti, 300 incisioni e un gran numero di disegni. Spesso utilizzò proprio la tecnica dell'incisione per meglio esprimere nei suoi lavori un'intensa partecipazione emotiva, in particolare nelle opere che trattano di povertà e vecchiaia, due tematiche spesso affrontate dagli artisti olandesi nel periodo successivo alla guerra dei trent'anni che di miseria e abbruttimento ne aveva creato molto.

Non si sa chi esattamente insegnò a Rembrandt la pratica dell'incisione , certo è che imparò a padroneggiarla perfettamente, prediligendo la creazione di opere di piccolo formato, anche se si conoscono prevalentemente lavori di grande dimensione. Affrontò con questa tecnica tutti i temi trattati con la pittura tradizionale, utilizzando la sua grande capacità nel saper "imbrigliare" la luce piegandola ai suoi desideri, seguendo la via aperta dal Caravaggio, dalle scene sacre, ai paesaggi ai ritratti.

Autoritratto con la sciarpa al collo (1633)

Fra i mostri sacri dell'incisione a cui certamente Rembrandt potè ispirarsi ci sono quelle del grande Albrecht Dürer (le due opere il alto, entrambe dedicate alla Morte della Vergine, mettono in evidenza le caratteristiche dei due Artisti)), di cui la mostra offre tre esempi proprio per sottolineare il legame tra i due incisori, certo fra i più grandi di sempre.
Tutte le opere esposte, molte mai mostrate al pubblico prima, provengono dalla Collezione del Marchese Malaspina, collezionista appassionato tra l'altro di stampe, che raccogleiendone un enorme numero ha saputo regalarci una visione di insieme molto importante della storia di questa particolare tecnica per il periodo che va dal 1400 fino al 1700 circa. 
Ritratto di Jan Six (1647).
Tra quelle presenti nell'esposizione alle Scuderie del Castello Visconteo potrete ammirare l’Autoritratto alla finestra (1648), l’Autoritratto con la sciarpa al collo (1633) o il ritratto di Jan Six (1647).

Ma forse la più celebre incisione del grande Rembrandt è un'acquaforte nota come La stampa dei 100 fiorini (1642-49), nome che le derivò dalla cifra iperbolica per l'epoca che fu pagata per averla (presente tra le opere esposte ). 
Il Cristo guaritore, vero titolo dell'opera, racconta un intero capitolo del Vangelo di Matteo (XIX) mettendo al centro di tutto la figura luminosa di Gesù che guarisce i malati mentre
<[...] i farisei discutono delle domande da porre [...] per poterlo confondere, i discepoli lo ascoltano e una madre conduco da lui il proprio figlio. 
Sullo sfondo della scena spunta dalla penombra un cammello[...]: è un'allusione alle parole di Cristo " E' più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel regno di Dio">(V. Sgarbi)

Buon sabato a tutti voi

Giorgia

Viale XI febbraio, 35 – 27100 Pavia

Orari: martedì, mercoledì, venerdì:10.00 – 13.00 / 15.00 -19.00 
ogni giovedì apertura fino alle 21.00 sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00 / 14.00 – 20.00 
lunedì chiuso
La biglietteria chiude 30 minuti prima della chiusura delle sale espositive
Biglietti:
Intero: euro 7,00 Ridotto convenzionati: euro 6,00
Convenzionati con ingresso a euro 6,00 : feltrinelli, fondazione per leggere, ghislierimusica, abbonati trenord.
Ridotto per over 65, studenti universitari fino a 26 anni con tesserino, scuole e gruppi (min. 15 max. 30 persone), accompagnatori di disabili: euro 5,00. 
Gratuito: fino a 6 anni, giornalisti con tesserino, disabili, accompagnatori di disabili, guide di gruppi e scolaresche, guide abilitate gite, soci ICOM. 

mercoledì 28 marzo 2012

Casa museo Boschi - Di Stefano

di Giorgia



Quando l’amore per l’arte di due coniugi si trasforma in un bene per tutti:
Casa Boschi di Stefano 


Il Museo Bagatti Valsecchi, Casa Boschi di Stefano, Villa Necchi Campiglio e il Museo Poldi Pezzoli dal 2 ottobre 2008 sono riuniti nel circuito delle case museo milanesi.





Il circuito nasce con l’intento di far conoscere e promuovere il patrimonio culturale e artistico milanese, nel corso di quasi due secoli di storia, attraverso alcuni dei suoi protagonisti: i nobili Gian Giacomo Poldi Pezzoli e i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi nell’Ottocento, i coniugi Boschi di Stefano e gli industriali Necchi Campiglio nel Novecento.
 Le quattro case museo, tutte situate nel  centro di Milano, sono accomunate dalla generosità dei loro fondatori, che hanno messo a disposizione della collettività le loro abitazioni e le loro collezioni d’arte, e sono oggi luoghi di grande fascino. Visitarle permette di conoscere storie personali e scelte di gusto che riflettono anche l’evoluzione e la trasformazione della società cittadina. La nuova rete museale, nata da un accordo di programma sottoscritto nel 2004, è realizzata per volontà e in collaborazione con: Regione Lombardia e Comune di Milano e con il sostegno e il contributo di: Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Fondazione Cariplo.






Oggi volevo parlarvi della seconda casa-museo che ho visitato a Milano ( avevo già parlato di villa Necchi-Campiglio qui).
Il collezionismo d’arte ha avuto a Milano una storia lunga e complessa, fatta di grandi acquisti e accumuli di opere e, più o meno, subitanee dispersioni, a loro volta divenatate parte di altre raccolte. La storia del collezionismo milanese si è spesso unita con l’idea di una condivisione pubblica di una passione nata principalmnte come piacere privato, ma in grado, di  marcare e indirizzare il gusto dell'intera collettività.
Tale condivisione si è anche sviluppata  e manifestata nell'apertura di alcune abitazioni private ad un pubblico di comuni visitatori; cioè non più solo ad un limitato pubblico costituito da un' elite di studisi, critci o artisti ai quali era piu facile accedere alle collezioni private. Ma oltre al fatto di fare avvicinare all'arte e al bello  un pubblico "non specialista", c'è da sottolineare che  fu tramite questo tipo di iniziative che anche i più conservatori poterono cominciare ad avvicinarsi ad un’arte differente e distante da quelle che erano allora i gusti, le idee e le aspettative artistiche dominanti.
L’amore per le opere d’arte, davvero irrefrenabile, si traduceva in un’ansia di possesso che non lasciava spazio a modifiche o ripensamenti .
Giorgio de Chirico
(Volos, Grecia 1888 - Roma, 1978),
Les brioches,
"Quadri dappertutto: dal pavimento al soffitto, uno sopra l’altro in un succedersi senza tregua che non risparmiava neppure le ante delle porte; e poi le sculture, disseminate negli ambienti, appoggiate sul piano dei mobili, costodite nelle vetrine. Cosi ricorda casa Boschi chi ha avuto occasione di visitarla negli anni in cui la collezione era ormai formata nelle sue linee essenziali. L’imrpessione era quella di un coinvolgimento totale, un assedio di immagini che lasciava senza fiato il visitatore, continuamnte stimolato al riconoscimento di un artista, alla ricomposizione di un percorso, all’associazione di un’immagine all’altra. La sequenza delle opere era interrotta e apparentemente affastellata: in realtà, una logica interna ordinava gli accostamenti, creava dei nuclei, dava coerenza a una collezione che gli spazi dell’ appartamento di via Giorgio Jan stentavano ormai a contenere. Eppure Antonio Boschi continuava ad incrementarla, incurante della saturazione che lo costringeva a stipare anche i ripostigli, a stireria, i corridoi dove spesso i quadri appoggiati alla parete si sovrapponevano imperiosi i nuovi aquisti."
Propio cosi: l'amore immenso che questa coppia provava l'uno per l'altra si unì profondamente con un amore altrettanto profondo per l'arte. I coniugi Boschi - di Stefano erano i mecenati nella accezione più moderna del termine, i loro momenti più intensi erano dedicati all'arte a loro contemporanea, girando per gallerie, mostre e atelier di artisti emergenti. Questo modo innovatore di percepire il ruolo del collezionista in termini di militanza, di intervento diretto nel campo, e quindi di una scelta immediata, è quello che ci fa capire e amare maggiormente la capacita di critica, e la sicurezza tra ciò che sarebbe rimasto nella storia dell'arte futura e quella che inevitabilmente sarebbe stato spazzata via.
"Le visite compiute dai coniugi Boschi negli studi degli artisti, ci fa intuire quali rapporti li legassero soprattutto ai giovani emergenti, ci consente di capire come alla base di acquisti massicci della produzione di uno stesso pittore, ci fosse anche la comprensione per le sue difficoltà materiali e il desiderio di venir loro in aiuto. In questa incetta a vasto raggio di opere nuove entrava in gioco anche il piacere della scoperta, la scommessa sul talento di chi si sarebbe o meno affermato, prima ancora che la critica ufficiale lo promuovesse.
Piero Marussig,
(Trieste 1879 - Pavia 1937)
La lettrice, 1935
La collezione però non è solamente composta da opere milanesi, ma anche di molte opere di artisti provenienti da tutta italia: si delinea cosi il panorama di quel quarantennio nel corso del quale i coniugi Boschi hanno dato vita a una collezione quanto mai rappresentativa della cultura artistica italiana."
Nel 1968 però accadde un fatto che mutò la vita dei due mecenati: Marieda di Stefano moriva, lasciando un vuoto incolmabile che spense l’entusiasmo dell’ingegner Boschi e la sua voglia di continuare a mantenere i contatti con il mondo dell'arte.  Proprio questa perdita portò l'ingegnere  alla decisione di donare al comune di milano l’intera collezione e la casa di via Giorgio Jan. Questo accadde nel 1973. Gli accordi del contratto con il Comune prevedevano che il donatore conservasse le opere nel proprio appartamento fino a che fosse stato in vita e che, successivamente, questo venisse aperto al pubblico come casa-museo del collezionista.
Anche nell'ultima decisione della sua vita, l'ingegner Boschi si dimostrò come la persona che era stata per tutta la sua vita: un marito devoto e innamorato di sua moglie, dell'arte, e cosciente di quanto quest'ultima dovesse essere per tutti.

Arturo Martini
(Treviso 1889 - Milano 1947),
Le stelle,1931-32, terracotta,
“Nei dieci spazi espositivi della Casa-Museo Boschi Di Stefano sono riunite circa trecento delle oltre duemila opere raccolte da Antonio e Marieda Boschi Di Stefano, distribuite adottando un criterio di successione cronologica e di selezione qualitativa curato da Maria Teresa Fiorio ex Direttore delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano.
All’ingresso si trovano i ritratti dedicati ai coniugi Boschi e le ceramiche della stessa Marieda, indi attraverso un corridoio con tele di Severini e di Boccioni si raggiunge la “sala del Novecento italiano” con opere di Funi, Marussig, Tozzi, Carrà e Casorati. Nella “sala Sironi”, interamente dedicata all’artista, sono presenti sculture di Arturo Martini. Il successivo ambiente comprende il Gruppo di Corrente, sette Morandi e sei De Pisis. In un piccolo corridoio sono riuniti i Chiaristi, mentre proseguendo la visita si giunge nella sala degli “Italiens de Paris”: Campigli, Paresce, Savinio con L’Annunciazione (1932) e de Chirico con La scuola dei gladiatori (1928). La “sala Fontana” propone un prezioso insieme di ventitré lavori, mentre le ultime due stanze sono riservate ai postcubisti picassiani, agli spazialisti, ai nucleari e ai pittori informali, fra cui Piero Manzoni con i celebri Achrome".
P.Manzoni Achrome, 1959


Casa-Museo Boschi Di Stefano
Orario di apertura
dal martedì alla domenica dalle 10.00  18.00
Ingresso gratuito
prenotazione obbligatoria per i gruppi  0220240568
chiuso il 1° gennaio, il 1° maggio, il 25 dicembre e tutto il mese di agosto
Come raggiungerla
MM1 Lima, Tram 33, Bus 60

lunedì 26 marzo 2012

Dell'Arte del Liutaio e di spaghetti ai calamaretti ...

Di Daniela


violoncelloSabato pomeriggio ho passato un paio d'ore diverse dal solito insieme ad altre due generazioni della mia famiglia: mia madre e mia figlia piccola. Siamo state tutte e tre trascinate, insieme ad una nutrita platea di giovani musicisti attentissimi, qualche altrettanto interessato genitore e due insegnanti di musica, nel mondo splendido  della liuteria.
E' stato un viaggio interessantissimo, organizzato  dal Conservatorio N. Paganini, durante il quale il nostro ospite, il Liutaio milanese Delfi Merlo, ci ha trascinato, per mezzo della sua passione ed esperienza, in un mondo fatto di precisione, di delicatezza, di conoscenza, di legni, essenze particolari, vernici, intagli e suoni, ma soprattutto di grandissimo amore per un mestiere così antico e tanto celebrato.
Liuteria | Violini | Milano
Il laboratorio del Maestro  Delfi Merlo a Mi : foto Ingrid Berniga Dotras
Chi al mondo non ha mai sentito parlare di un violino Stradivari, tanto per citare solo il più noto? Perfino l'incredibile Sherlock Holms cede al fascino di uno strumento tanto perfetto!
Il Maestro Delfi Merlo, dopo un breve excursus sulla sua storia di Liutaio, si è presentato ai suoi ascoltatori con qualche titolo, a garanzia della sua professionalità e competenza, specificando che non si ritiene un'artista, ma che il suo è solo artigianato di eccellenza. Giudicate voi! Noi abbiamo saputo, tra l'altro, che lui si occupa degli strumenti storici di grandi Conservatori (Milano e Torino) di Musei (Museo degli strumenti musicali presso il Castello Sforzesco) e che ha restaurato alcuni contrabbassi di proprietà della Scala di Milano.  Non male vero?
Il nostro appassionato liutaio, restauratore e creatore di violini, viole e violoncelli, ci ha mostrato alcune fasi della lavorazione, partendo dalla scelta dei legni (abete rosso della val di Fiemme e acero dei Balcani i suoi preferiti),  riveladoci i segreti della loro leggerezza e resistenza, che consente di utilizzarli in spessori che li aiutano a caricarsi di armonici, come pur della cura che si ha per evitare che i boschi da cui si ottengono questi preziosi alberi subiscano dissennate razzie; del modo migliore per tagliare i tronchi  che devono avere almeno un diametro di 70 cm, allo scopo di ottenere tavole adatte alla costruzione di strumenti musicali e della precisione e della delicatezza del taglio e dell'incollaggio.

strumenti

lunedì 19 marzo 2012

La Battaglia di Anghiari (forse) ritrovata

Di Daniela

La Battaglia di Anghiari (forse) ritrovata


Sono circa 37 anni che un ingegnere fiorentino, il dott. Maurizio Seracini, Direttore del Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology dell’Università di San Diego sta cercando di dare corpo ad una sua convinzione: il meraviglioso affresco della battaglia di Anghiari, l’affresco della sconfitta, quello dove il genio per eccellenza cercava l’affermazione definitiva su un più giovane ed arrogante Michelangelo, al quale era stata commissionata un’altra grande opera nella parete di fronte, la Battaglia di Càscina. In realtà, come sapete, la Sala non contenne mai entrambe le opere: Leonardo, abbattuto dal fallimento della sua idea innovativa e antica insieme, l’encausto, interruppe il trasferimento del dipinto dal cartone alla parete nel dicembre 1503 ; Michelangelo si fermò al solo cartone, prima di partire per Roma chiamato dal Papa Giulio II. Da sempre si è sperato che Vasari, appassionato ammiratore del Genio da Vinci, non avesse voluto distruggere la parte esistente del l’opera del Maestro, quando nel 1555, gli fu affidato da Cosimo I de' Medici il restauro dell’intero Salone dei 500. Dovendolo trasformare nel salone di rappresentanza del Duca, il Vasari alzò il soffitto di 7 metri, lo coprì con una struttura a cassettoni splendidamente decorata, e realizzò e fece realizzare splendidi affreschi sulle pareti. 
Ma come dicevamo, la speranza che anima da sempre gli studiosi è che la Battaglia di Anghiari non sia andata distrutta. Due sono le ragioni che hanno convalidato questa aspettativa: la prima, più debole forse, è una bandiera, dipinta molto in alto e quindi non facile da vedere, proprio nell'affresco del Vasari dedicato alla Vittoria di Cosimo I a Marciano,con scritto in bianco su campo verde la frase «CERCA TROVA». La seconda, decisamente più pragmatica è data dalla scoperta che il muro su cui è dipinto l’affresco della Battaglia di Marciano, che prese il posto di quello di Leonardo, in realtà ha, dietro, un altro muro. Inizialmente non si capiva se i due muri fossero uniti o se esistesse tra loro un piccolo spazio: gli esami endoscopici eseguiti alla fine del 2011 affermano ora, senza possibilità di errore, in quanto corredati da immagini ottenute con l’uso della sonda, che esiste un’intercapedine tra le due strutture. Il muro posteriore potrebbe essere quello della Battaglia di Anghiari e il Vasari potrebbe aver realizzato l’intercapedine tra le due pareti proprio per proteggere l’opera di Leonardo.
 Su questa parete posteriore sono state inoltre rilevate tracce di colori: rosso,nero e beige che sembra siano stati stesi con un pennello. Fino ad ora si sapeva che un piccolo campione di nero ha mostrato agli esperti che la sua composizione chimica è particolarmente simile a quella del colore utilizzato da Leonardo per la gioconda e per l’Adorazione dei Magi. Ora , ed è notizia di oggi pomeriggio alle 17, sembra che anche le tracce di rosso rivelino una composizione compatibile con il colore del Maestro nell’Adorazione dei Magi. 
Da più parti però si richiede che le controanalisi vengano effettuate al più presto dall’ Opificio delle Pietre Dure (è un Istituto autonomo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la cui attività operativa e di ricerca si esplica nel campo del restauro delle opere d'arte) come garante di una maggior obiettività. L’ingegner Saracini ed il suo team, stanno lavorando in collaborazione con l’Università di San Diego, il Comune di Firenze, ed è stato affiancato nelle operazioni dalla Soprintendenza al Polo Museale fiorentino e, come detto, dall’Opificio delle Pietre Dure.
Immagine da qui
Volete avere qualche notizia in più su questo affascinante giallo artistico e di tutte le sue implicazioni? Domani sera il National Geographic Channel manderà in onda alle 21 “Leonardo l’ultimo segreto”, dove le fotografie e le riprese di Dave Yoder del  National Geographic ci racconteranno tutto. 

A presto
Dani.

P.s: tutte le immagini senza didascalia provengono da  qui

fonti
http://it.wikipedia.org/wiki/Salone_dei_Cinquecento
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