domenica 31 luglio 2011

E il vincitore è .....

il brivido calmo alla camomilla, tiglio e finocchietto di Fabiana

Motivazioni, considerazioni e tutto quanto fa "travaglio da giudice dell'mtc" le trovate da Loredana.  A noi, le solite riflessioni di fine sfida
Un dolce, finalmente- e un dolce senza fuoco: che cosa avremmo potuto chiedere di più?- è stato l'interrogativo retorico con cui si è aperta la gara, in un'esplosione di gratitudine per la gentilezza di Loredana, che aveva accantonato la sua prima scelta per una ricetta che soddisfacesse la voglia di dolce che trapelava qua e là. Ma oggi, osservando le 70 ricette che sono arrivate, la domanda che formuliamo è un'altra: e cioè che cosa avremmo potuto chiedervi di più, in una sfida estiva, che ci vede distrutti dalle fatiche dei mesti trascorsi e distratti dalle vacanze dietro l'angolo, con le valigie in mano e i pensieri rivolti in mille direzioni- ma quella della cucina, proprio no. 
e invece, ancora una volta, ci avete stupito. Con la qualità delle vostre proposte, ovviamente, ma soprattutto con il desiderio di partecipare, sempre e comunque, ad una sfida che vi appassiona e che affrontate con un entusiasmo contagioso: prova ne sono i nuovi amici che si sono affacciati alll'mtc anche in questo mese di luglio, tutti dotati dei requisiti essenziali per poter diventare dei veri affezionati: desiderio di imparare, di mettersi in gioco, di trovare un nuovo modo per condividere questa passione per la cucina che ci ha fatto incontrare e che ci ha portati fin qui. 
Anche se non siamo tipe da bilanci, non possiamo nasconderci che ormai l'mtchallenge è diventato un gioco dei concorrenti, prima ancora che dei suoi ideatori: non si attendono solo le ricette, ma le performances dei singoli partecipanti: si è curiosi di sapere quante ricette farà Libera, per esempio, o quante ne inventeranno Acquaviva e  Stefania, o che novità ci porteranno i nostri amici dell'Arabia, della Svezia, del Marocco, della Nuova Zelanda, del Giappone, dell'Inghilterra e di Marte e se Stefania vincerà finalmente una sfida- e ci scusiamo se, per ovvi motivi non nominiamo tutti i partecipanti ma vi preghiamo di crederci quando vi diciamo che i nostri lettori hanno imparato a conoscervi tutti, anche gli amici che non hanno un blog ma che sono riusciti lo stesso, con le loro ricette e con le loro storie, a suscitare interesse e curiosità. 
Da domani, Menuturistico va in vacanza: la Dani si godrà a tutto tondo  il suo buen retiro valtellinese e io ho un aereo che  mi aspetta, per mettere più km possibili dalle fatiche di questi durissimi mesi. Distribuiremo un po' di premi, lasceremo qualche ricetta, magari ci affacceremo per un saluto veloce, ma fino a settembre ci consideriamo "chiuse per ferie". Ma quando apriremo, ufficialmente, sarà con la nuova ricetta del'emmetichallenge, a conferma di come questo gioco e tutti voi che lo seguite lo seguono, dai partecipanti attivi ai lettori silenziosi, siano diventati la spina dorsale del nostro blog. 
Ma prima, corriamo da Fabiana, per stappare champagne!
Ci rivediamo il 5 settembre
Buona Vacanze a tutti
Ale e Dani

MTCHALLENGE : i premi 30 mm di luglio!!

di Giorgia

30 MM PER L'MTC ufficiale

Ed ecco il grande giorno dei verdetti dei giudici dell MTC... e quindi anche il mio momento!!! Mi emoziono sempre. E cosa c'è di meglio, in questo periodo di caldo, con ferie e vacanze alle porte, di rinfrescarsi con una ricetta sfiziosa e ristoratrice come quella del soufflè glacè? Ma io, come sapete, guardo le foto che avete fatto e lascio il compito più arduo ai due boss :-)
E quindi... cominciamo!


TERZO CLASSIFICATO
al soufflè glacè al caffè e al caramello salato di Tery e il soufflè glacè al limone e fragola di Zucchero e Viole
Due foto semplici, ma belle. Ben proporzionate e inquadrate, Coloratissime e fresche!





















SECONDO CLASSIFICATO

il secondo premio 30mm va a Dauly con il suo soufflè glacè allo zenzero con salsa di ciliegie e zenzero!
Bellissima la composizione e l'uso del colore. E' una foto davvero invitante e allegra. Chiara e pulita.


PRIMO CLASSIFICATO
I tre tipi da spiaggia di Fabio e Annalù!!!
che dire??? ...BRAVISSIMI RAGAZZI!!!!! meravigliosa l'inquadratura, lo sfondo, i colori e l'idea!!!



e ora passiamo ai premi speciali della giuria:

Originalità: questo premio va sicuramente e senza ombra di dubbio a Libera, di Accantoalcamino per i suoi CINQUE, e dico CINQUE, soufflè glacè. Davvero strabiliante, per ogni ricetta c'è un colore ed un abbinamento diverso di atmosfere. Le foto sono tutte deliziose e coloratissime!!! brava!!!























Composizione:
A Fabiola. Oltre ad essere soufflè decisiamente estivi, anche la foto è decisamente... bellissima!!! Allegra, fresca e solare, questa fotografia merita il premio composizione per la sua originalità e per i suoi splendidi colori!

Inserisci link

Eleganza:
a pari merito il premio va a Simonetta di Glu.Fri con il suo soufflè glacè alla pesca, lavanda e miele e a quello alle pesche e frutti di bosco di Monica.davvero due fotografie eleganti e ben fatte. Tres chic!!!

E per ultimo il premio speciale a "Quelli che non mollano mai", quelli che non presentano mai foto men che belle, men che interessanti o men che ammirabili : questa volta il premio va a Stefania di Profumi&Sapori che con due sue creazioni merita assolutamente un riconoscimento.



















Ora che ho concluso la mia missione non mi resta che abbracciarvi tutti e farvi tantissimi complimenti per la vostra bravura, creatività, originalità ma soprattutto per la vostra passione!!! BRAVISSIMI E ANCORA COMPLIMENTI A TUTTI!!!!!!!
A presto,
Giorgia


Il vincitore dell'MTChallenge di luglio....



...lo proclamiamo eccezionalmente oggi, alle 21.
I premi, invece, un po' oggi e un po' domani.
A fra poco
ciao
ale

sabato 30 luglio 2011

Mtc luglio- Il soufflé glacé al limone e lampone di Cristina e Andrea

Ormai è tradizione chiudere l'emmetichallenge con le proposte di Cristina e dei suoi ragazzi. Di solito, è una cucina a 4 mani che ogni tanto diventano 6 e che sempre trasmette il calore di una esperienza vissuta, della ricerca di un nuovo modo per stare assieme, della bellezza che nasce dal condividere una passione con le persone a cui si vuole bene. Stavolta, però, i ruoli si sono invertiti in modo deciso ed Andrea è passato alla sezione operativa: quindi, tutto quello che vedete in questa foto è opera sua. Certo, la mente è sempre la mamma, ma diteci voi dove lo trovate un ragazzino così: Cristina, alla fine, ci chiede se sia il caso di iscriverlo all'alberghiero, ma noi vediamo molto più in là e facciamo un tifo spudorato: anche perchè volete mettere la soddisfazione, fra qualche anno, nel poter dire "l'ultimo tre stelle michelin, si è formato all'emmetichallenge"????? :-)

SOUFFLE' GLACE' AL LIMONE E LAMPONE di Andrea- dirige Cristina

Io faccio parte della categoria che non ama i dolci. Lo so che la mia "stazza" fa storcere il naso a questa affermazione ma per me non è mai il momento giusto per un dolce. Non che proprio non mi piacciano ma se devo scegliere tra dolce e salato, non ci sono dubbi, salato forever! Quindi si innesca un circolo vizioso per cui per apprezzare un dolce dovrei mangiarlo al posto di tutto il resto, perchè alla fine mi rovina il buon saporino-saporito-salatino e finisce così che non mangio mai i dolci.
Per quanto riguarda la stazza, vorrei precisare che non mangio volentieri i dolci, ma mooooolto volentieri tutto il resto!
Per questo ho cercato di sfidare me stessa trasformando il dolce in salato ed ho pensato a fare un soufflé al parmigiano da servire su un letto di melanzane grigliate. Non vi dico la faccia dei miei figli. A parte un'aria schifata che più non si poteva, si vedevano anche sfumare una delle rare preparazioni dolci, la delusione dipinta sui loro volti mi ha fatto pensare a qualcosa di più "normale"..... e soprattutto dolce!
Quindi, ogni giorno ho provato a scovare un abbinamento un po' originale o giù di lì e non mi è venuto veramente nulla, nulla, nulla. Per cui propongo un classicissimo abbinamento estivo di limone e lamponi. 

Soufflé glacé al limone e lampone di Cristina (ma fatto da Andrea)

La ricetta della meringa è quella suggerita da voi, ho copiato dosi e ingredienti da Loredana.
Ho solo aggiunto il succo di mezzo limone e un pochettino di buccia grattuggiata perchè ho avuto la fortuna di averne avuti in regalo non trattati e raccolti direttamente dalla pianta.

I lamponi sono freschi e la marmellata (sempre di lamponi) mi è stata regalata da un'amica, fatta da lei con le sue manine d'oro. Vi rimando ad una ricetta classica, non so quale possa avere seguito lei, ma vi garantisco che è buona!

Non è stata difficile, come ricetta, ma è un dolce e non mi ha dato molta soddisfazione, se non per il fatto che non mi sono nemmeno sporcata le mani: ho solo diretto mio figlio Andrea nelle varie fasi.
Che dite? Lo iscriviamo all'alberghiero????

Un altro ostacolo affrontato è quello delle fotografie e quello c'è sempre, dolce o salato che sia..... ma perchè non istituite anche un premio per la foto più scialba, banale e senza fantasia? Io lo vincerei di sicuro.

Ne approfitto per augurare vacanze serene, rilassanti e rigeneranti a tutti.

Cristina (e Andrea)

Soufflé Glacé all'arancia con caramello morbido al cardamomo e zenzero- Teresa


La volta scorsa, quando ha inaugurato la sua partecipazione all'emmetichallenge con il kaki age, Teresa non ci ha raccontato nulla di sè: ha preferito parlare attraverso le ricette, usando un linguaggio che noi conosciamo bene e che comprendiamo ancora meglio. Tuttavia, una volta rotto il ghiaccio, è stato tutto più semplice, anche raccontarci qualcosa di lei. ci ha scritto una mail che trabocca di allegria e di entusiasmo, gli stessi che scorgiamo nella sua partecipazione a questo gioco e nelle rielaborazioni delle varie ricette- e così abbiamo pensato di lasciarle la parola, senza tante mediazioni, proprio perchè possiate conoscerla a tutto tondo: noi abbiamo scoperto una cuoca di sostanza, capace di rielaborazioni originali e innovative e, insieme,  una persona deliziosa, simpatica ed ironica,  come quelle che transitano qui sopra e che ci piacciono ogni giorno di più....

Mi chiamo Teresa Gilda, ho 45 anni, vivo a L'Aquila da più di venti anni, ma le mie origini sono pugliesi (Tavoliere e Gargano per l'esattezza). La mia base culinaria proviene proprio dalla Puglia, sono cresciuta acquisendo le basi della cucina garganica di mia madre. Lei era molto brava a mediare questa sua cucina della costa con quella dell'entroterra, un tantino più "carnivora" e ricca di condimenti.
Da lei credo di aver ereditato la capacità di fondere i sapori derivanti dalla mia personale transumanza!
E così, sempre alla ricerca di nuove ricette da sperimentare, ho incontrato la vostra stupenda  e fornitissima cucina, che, come già scritto in precedenza, è diventata un punto di riferimento per conoscere anche altre realtà gastronomiche.
Vi auguro di continuare così: ho riproposto a casa alcune vostre ricette ed il successo è stato strepitoso!
Commento della dolce metà: "da quanto leggi tutte 'ste ricette sei diventata ancooora più brava!!". Ha omesso però l'effetto bilancia...
SOUFFLE' GLACE' ALL'ARANCIA CON CARAMELLO MORBIDO AL CARDAMOMO E ZENZERO
Amo le arance e l’estate non è certo la stagione ideale per questo agrume delizioso. Per questo a dicembre e gennaio passo almeno un paio di pomeriggi a farne marmellate, con ricetta rigorosamente di famiglia, alla quale anno per anno aggiungo (ma solo per qualche barattolo) una variazione sul tema.
La prima torta preparata per il mio compagno fu proprio una variante di Sacher all’arancia! Lo sviluppo della situazione a posteriori conferma che fu un successo (quando si dice prender l’uomo per la gola…)
Per me è stato naturale quindi pensare alle arance per il mio soufflé glacé: lode lode a Loredana per averci fatto conoscere questa laboriosa ma appagante ricetta!

Ho preparato:

Soufflé glacé all’arancia con salsa di caramello morbido al cardamomo e zenzero

Per il soufflé ho seguito le indicazioni date, mettendo la marmellata di arance nel composto ed utilizzando parte di yogurt greco e parte normale, secondo la classica e collaudata formula del “questo c’era in frigo” e aggiungendo allo sciroppo, in fase di cottura, un cucchiaino scarso di macerato di vaniglia, che aggiungo quasi sempre ai dolci (al contrario, non amo lo zucchero a velo o altri lavorati già vanigliati)

200 ml di panna
175 gr yogurt bianco greco
75 gr yogurt bianco
200 gr zucchero a velo
100 ml acqua
100 gr albumi
Un cucchiaino di macerato di vaniglia
Marmellata “homemade” di arance.

Ho preparato la meringa montando gli albumi ed aggiungendovi uno sciroppo ottenuto cuocendo lo zucchero a velo nell’acqua e vaniglia.
Mentre il composto così ottenuto si raffreddava in frigo ho montato la panna e l’ho unita allo yogurt e alla marmellata di arance, incorporando il tutto alla fine alla meringa.

Non è un caso che io abbia dimenticato di dire che, prima di mettermi ai fornelli, ho provveduto a preparare i contenitori: con prosopopea da furbettina del quartiere ho pensato: “mo’ vi frego tutti” ed ho rispolverato il caro vecchio scotch da carrozziere, amico di tanti traslochi e tanti lavoretti casalinghi, immaginandolo già solerte come nelle precedenti occasioni a reggere la carta forno su per i bei bicchierini che avevo preparato… il resto è omissis, fate conto che io abbia un vuoto mentale (se fosse pieno sarebbe molto molto volgare), fatto sta che ho dovuto spatolare, come un bravo muratore tutti i bicchierini per renderli presentabili! La prossima volta che li faccio ricorrerò ad altre machiavelliche invenzioni tipo protesi in polistirolo, silicone aumenta taglia o stantuffo sotto al bicchiere..

Per il caramello ho utilizzato:
120 gr zucchero
80 gr di panna
100 gr burro
3 – 4 baccelli di cardamomo
2 o 3 cucchiaini di succo di zenzero fresco

Ho sciolto a secco lo zucchero con i semi tritati del cardamomo, quando è diventato liquido l’ho allontanato dal fuoco ed ho aggiunto (con cautela perché schizza) la panna riscaldata, mescolando fino ad ottenere un composto omogeneo. A questo punto ho aggiunto il burro a pezzetti, mescolando anche questo fino a scioglimento ed infine il succo di zenzero. Se lo si prepara il giorno prima è ancora più buono!

Montaggio dei bicchierini pre-congelamento:

Ho mescolato della marmellata di arance (calcolando più o meno un cucchiaino per bicchiere, se si usano quelli piccoli come i miei) con un po’ di vodka, per evitare l’effetto “mattoncino di ghiaccio” e ne ho posto un cucchiaino abbondante sul fondo dei bicchierini. Poi ho versato il composto. Dopo un’oretta ho scavato con un cucchiaino il centro dei soufflé per: 1) versione ufficiale = ottenere la base per la decorazione; 2) versione confessoria = pappare in anteprima e da sola tutti gli scarti ottenuti…

Per servirli ho messo un altro po’ di marmellata nell’incavo e ho colato un po’ di caramello, decorando poi con mini scorzette di arancia candite.
A noi è piaciuto molto e credo che farò quanto prima un bis !
A presto! Teresa Gilda










Soufflé Glacé allo yogurt con mousse di albicocche al ginepro mentuccia e rosmarino


Ci sono ricette che già dal nome sono una poesia. E ci sono post che sin dalle prime righe prendono dritta la strada del cuore. Qualche volta, queste ricette e questi racconti si incontrano- e allora, scatta una piccola magia, una condivisione che va oltre la tecnica, oltre la cronaca, e parla solo col linguaggio dell'emozione. Quello che usa oggi Flaminia, affidando la delicatezza del suo soufflé ad una pagina di diario che ha il potere di strapparci dalla frenesia della vita di tutti i giorni e di commuoverci. Un grazie- immenso-per aver scelto di condividerla con noi





Carissimi tutti dell’ MTC,
Anche questo mese arrivo in affanno, ma luglio sembra essere volato via in un secondo!

Ci si son messi in successione: gli esami di greco di una figlia, partenza e ritorno dalle vacanze dell’altra figlia, partenza e ritorno del figlio maschio, nuove partenza e ritorno delle ragazze (questa volta fortunatamente insieme) e in ultimo ( ma solo in ordine cronologico) il trasloco della mamma. E poi dicono che occuparsi della famiglia non sia un lavoro !!! Io questo mese sono stata agente di viaggio, agente immobiliare, ditta “LA FULGIDA” e, come se non bastasse, ho gestito anche una emergenza ricerca badante in tre giorni (perché quella della mamma doveva partire urgentemente per le Filippine per problemi familiari).
Ma è stato soprattutto il trasloco ad impegnarmi, fisicamente ma ancor di più emotivamente, nello svuotare una casa che aveva in se un carico di ricordi familiari da distruggere una come me che ho notoriamente la lacrima facile… L’ operazione si è dunque trasformata in un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo e nei ricordi.
E’ stato così coinvolgente e commovente vedere come i “tesori” di generazioni fossero stati amorosamente conservati: dai cappelli della nonna Bice ( che anche volendo nessuno è riuscito più ad infilarsi), ai capelli della mamma tenuti da parte chissà poi perché….?!
E poi foto e foto di personaggi improbabili, vecchi avi sconosciuti, con meravigliosi vestiti d’epoca, in pose fiere e altere, matrimoni che coprono due generazioni e viaggi ai quattro angoli del globo (Russia, Giappone, cascate del Niagara quando i viaggi non erano ancora così scontati come adesso…)!!!
E poi vestiti, tanti vestiti …. da cerimonia, da passeggio, di grandi e piccini, completi di accessori guanti, cappelli, sciarpe perfino un cilindro e un ventaglio di piume di struzzo. Vestiti conservati anche se nessuno lì ha più indossati se non per fantasiosi giochi improvvisati ( quanto ci piaceva da piccolini sgattaiolare nella soffitta della nonna per mascherarci!!). Tra i tesori più ammirati un meraviglioso velo da sposa di pizzo, non vi dico che spettacolo!!!

Tutto questo però ha fatto sì che per vuotare ogni singolo cassetto ci sia voluta mezza giornata, una buona dose di coraggio, una mascherina anti-polvere e tanta voglia di ricordare, andando raminghi in cerca di chi ancora conserva una memoria (purtroppo la mia mamma non l’ha più) per ricomporre un puzzle di parentele familiari che non sfigurerebbe in una storia di Garcia Marquez (con una famiglia materna che conta: 2 genitori (e fino a lì è facile), 6 figli, 22 zii e ben 35 cugini primi!!!)
E’ stata dura ma ce l’abbiamo fatta … abbiamo passato il testimone: inscatolato, catalogato e distribuito tra le varie soffitte di chi ne desiderava il dono. Adesso in salotto resta solo uno scatolone di vecchie lettere e diari della mia adolescenza che vorrei rileggere, ma con l’intenzione di farlo assolutamente sparire prima del rientro delle ragazze …. onde non perdere quel po’ di autorevolezza che ancora mi resta )).

In tutto ciò rimuginavo sulla bella ricetta di Loredana, che mi ha colto del tutto impreparata. Nonostante la mia indubbia passione per tutto ciò che ha sentore di dolce e soprattutto di gelato lo ammetto : MAI SENTITO PARLARE DI SUFFLE’ GLACE’ !!!

Ma dovevo farlo a tutti i costi non fosse altro per l’idea di apprendere una ricetta che permette il riciclo degli albumi (il mio amico pasticciere si arrabbia moltissimo quando li chiamo chiare :-D).
Mi sembrava una svolta nella lotta di cui vado tanto fiera: non quella con la bilancia ( che ahimè là vince sempre lei) bensì quella per il consumo senza spreco, della serie:” a casa mia non si butta mai niente “ a costo di mangiare frittate con 2 uova e 4 chiare (dove la mia famiglia comincia a protestare rumorosamente !!!)

Così mi sono ridotta all’ultimo, partiti tutti e in più senza neppure la macchina fotografica (che naturalmente viaggia con i figli che devono immortalare ogni animale che incrocia il loro percorso nel raggio di km – con reportage dettagliatissimi di gatti, cani, cavalli … qualsiasi essere più grande di una mosca e che resti abbastanza fermo da poter essere fotografato)

Ecco quindi la mia ricetta e non me ne voglia Giorgia per le foto!! fatte con il cellulare non sono neppure sicura di riuscire a spedirle in un formato leggibile.

SUFFLE’ GLACE’ ALLO YOGURT CON MOUSSE DI ALBICOCCHE AL GINEPRO, MENTUCCIA E ROSMARINO.

Per il sufflè
250 gr yogurt bianco greco
3 albumi (del peso di circa 100gr)
200 gr zucchero a velo
100 ml acqua per lo sciroppo
200 ml panna montata
1 rametto di rosmarino
1 rametto di mentuccia (Nepitella)

per la composta di albicocche
4 albicocche mature
2 cucchiai rasi di zucchero
1 cucchiaino di bacche di ginepro
1 bustina di vanillina

Per il sufflè ho usato la ricetta di Loredana quindi preparare gli stampi, fare la meringa italiana, e aggiungere yogurt e panna montata, unico accorgimento mettere le erbe in infusione nella panna per una notte e filtrare prima di montarla. Inoltre aggiungere qualche foglietta di mentuccia al composto finale.
In freezer per 1 ora poi fare una piccola fossetta al centro e di nuovo a freddare per una notte.

Per la composta di albicocche cuocere le albicocche tagliate in piccoli pezzi con lo zucchero fino a che saranno un po’ sfatte, frullarle e rimetterle sul fuoco con le bacche di ginepro leggermente pestate. Far cuocere ancora per qualche minuto e in ultimo aggiungere la vanillina.

Al momento di servire tirare fuori dal freezer, versare la mousse di albicocca nell’incavo creato apposta nel sufflè e lasciare a temperatura di frigo per circa 1 ora (o temperatura ambiente per 20 minuti), decorare con foglioline di rosmarino e mentuccia fresca.

Una vera leccornia !!! Peccato per la famiglia che non può assaggiarlo, vedrò di lasciarne un po’ per il ritorno , ma non ne sarei poi così sicura ….. !!!!

Buone vacanze a tutti!
flaminia




mtc luglio: il soufflé glacé di Fabiola- la Cassata all'Italiana di Santin


Qualche tempo fa, Fabiola aveva organizzato una cena anni '70-80: una cosina da niente, a sentir lei "che non ha fantasia", giusto per qui 30-40 amici che di quel periodo avevano condiviso  mentalità e tendenze, mode culinarie incluse. Ne era venuto fuori un menu vintage divertentissimo, specie per chi, come noi, poteva vantare di aver imparato a cucinare affettando a mano il vitel tonnè o di aver provato l'ebbrezza di un risotto alle fragole, per tacer della rucola messa fra un po' anche nel caffè. Da brava ingegnera, Fabiola non aveva trascurato nulla, neppure un dolce a base di panna e meringa, rielaborazione alta della meringata che furoreggiava a quei tempi e che nella sua versione porta la firma di Maurizio Santin. Anche se la forma non è quella di un soufflé glacé, si tratta comunque di un dolce a base di meringa italiana, inserita in un pan di spagna a sua volta ricoperto di uno strato di cioccolato. Una roba da urlo, insomma, come potete vedere sin dalla foto, che vi dà anche la riprova di quanto sia brava 'sta ragazza. Che lasciamo andare in ferie, ovviamente- anche perchè da riposata, a Settembre, di cosa sarà capace????

Carissime,
da più di 1 mese ho chiuso la cucina e in agosto sarò in ferie, pensavo quindi di saltarmi anche questa ricetta.
Poi mi è venuto in mente che per la mia festa anni 78/80 avevo fatto un dolce di Santin che forse potreste accettare vista la presenza della meringa che è stata pastorizzata con il miele a bollore (che guarda un po’ lo  diventa a 120°).
La cassata è stata racchiusa in uno scrigno di pan di spagna di Santin, coperta di cioccolato al 60% fuso e pure spruzzata a metà con burro di cacao. A metà perché la bomboletta nuova di trinca a metà dell’opera ha cileccato e non c’è stato verso di rimetterla in funzione

La foto è quella del buffet, da questo PC non riesco a ritagliare la cassata. Portate pazienza
Baci
Fabiola


CASSATA ALL’ITALIANA  DI SANTIN
200 gr albumi
100 gr miele di acacia
100 gr ricotta fresca
50 gr zucchero semolato
400 gr panna liquida fresca
50 gr  pinoli
50 gr pistacchi
10 gr canditi misti  (per me ciliegie, arancia, cedro)

Esecuzione:
Lavorare a crema la ricotta, Montare gli albumi aggiungendo poco alla volta lo zucchero e poi a filo il miele fatto bollire per 1 minuto sempre montando il composto.
Far raffreddare la meringa e unirvi la crema di ricotta, pinoli pistacchi e canditi amalgamando delicatamente con un movimento dall’alto verso il basso con una spatola.
Infine montare la panna e incorporarla allo stesso modo. Mettere nel congelatore per almeno 12 ore

Mie indicazioni
La panna va sempre montata alla Santin-maniera e cioè deve rimanere morbida altrimenti quando si amalgama con il resto perde di sofficità.
Ho messo la cassata  in un guscio di pan di spagna (Santin) bagnato abbondantemente di Strega puro e fatto congelare. Poi l'ho rivestito di cioccolato fondente fuso. Avrei dovuto spruzzarlo completamente con burro cacao ma la bomboletta ha cileccato a metà dell'opera. La cioccolata serigrafata è rigorosamente “compera”, come si dice qui a Bologna
 

venerdì 29 luglio 2011

La nazionale di Pallacanestro a Bormio

Di Daniela




Tornate in Valtellina, al fresco, all’aria che sa di erba tagliata , di fiori e di pulito non potevano mancare le occasioni sportive e culinarie che ce la rendono sempre più gradita; quest’anno , per la parte sportiva abbiamo la Nazionale di pallacanestro che svolge qui il suo ritiro estivo…. Ora per una come me, che era una fan di  Meneghin e di Marzorati è un’occasione da non perdere: poter  assistere ad un allenamento della nostra squadra ed ammirare dal vivo le stelle nascenti e già note di questo sport, era un’esperienza che non potevo perdere. Così a fine giornata con le ragazze siamo andate a sbirciare le partitelle fra loro che utilizzano come allenamento, mentre in giro per il paese ogni tanto si vede svettare di una testa buona sul traffico dei “normodotati”, qualche viso giovane e sorridente e non solo italiano, ma anche Turco (sono vice campioni del mondo!) perché anche la loro nazionale è stata qui! E sono qui anche quelle di  Bulgaria, Macedonia  e Canada per partecipare stasera e domani al Torneo Internazionale "Diego Gianatti" … Tantissimi campioni tutti insieme alla “portata” di fans entusiasti che li possono vedere camminare a loro fianco per strada e fermarli e farsi fotografare con loro….

Tra i nostri eravamo curiose di vedere Gallinari che già gioca a 23 anni quasi compiuti nell’NBA (Denver) e che manda in visibilio tutti i ragazzini presenti , maschi e femmine, sia per la sua tecnica, che perla sua classe che, e non meno per la sua avvenenza, perché caso vuole che il talento in questo caso sia “appoggiato” su un fisico di tutto rispetto”!!! Comunque è veramente un’esperienza piacevole: incredibile velocità nelle azioni, tiri rocamboleschi, qualche scenografico salto in sospensione sul canestro e poi scivolate, contatti, cadute, urla, incitamenti da parte dell’allenatore ( e pochissime parolacce!) scuse, frasi incomprensibili ai non esperti… Insomma un mondo nuovo ma divertentissimo, direi ben di  più del vedere una partita in televisione
Buona serata a tutti
Dani

Spaghetti alle vongole e ...In Onda, finalmente!!!

spaghetti


Riassunto delle puntate precedenti: Dopo aver lasciato l'isola di Ogigia, dove era prigioniero della ninfa Calipso, Ulisse... ah no, scusate, questa è un'altra storia...

Anzi, facciamo prima: qui e qui, i riassunti degli antefatti, mentre a casa di questa signora qui l'unica  fonte diretta dell'intervista, almeno per quanto riguarda la sottoscritta. Essì, perchè, a conferma di quanto dicevamo con la giornalista, noi qui sopra abbiamo trovato un sacco di amici, con cui ci si scrive (tantissimo), ci si sente (qualche volta), ci si vede (appena si può) e la Roby non fa eccezione, tutt'altro: a pensarci bene, dopo le peripezie dell'altra volta, potrebbe benissimo avere una cittadinanza onoraria, qui su MT, visto che il giorno che decide di venire a Genova parte lo sciopero dei treni, le muore il cellulare appena arriva e poi succede quello che succede... ma è meglio andare con ordine

Dunque, sono le dieci e qualcosa ed esco dall'ufficio per recuperare la Roby, abbandonare alla sua sorte il di lei marito ed arrivare al tavolino del solito bar, su cui ormai ho allestito una sorta di depandance dello studio, visto che tutto quello che non riguarda il lavoro viene svolto lì, intervista telefonica compresa. Neanche a dirlo, sono anch'io su un cellulare e, neanche a dirlo due, lì fuori c'è un traffico da vigilia di Natale, con tanto di sirene di ambulanze, pompieri e polizia. Di star dentro, neanche a parlarne: è una bella giornata, il sole splende, gli ombrelloni fanno il loro dovere e, soprattutto, è da quando ci siamo incontrate, due chilometri prima, che non abbiamo smesso di chiacchierare, dimenticandoci di tutto il resto, marito errabondo e intervista compresa. 

A Bormio, invece, la tensione avanza: il primo messaggio, con un contenuto "sai niente?" è arrivato all'alba delle sette del mattino e da lì è stato un susseguirsi fermo ma costante, una richiesta ogni tot, tanto per far vedere che noi, da alassù, non ci scomponiamo. Solo che io sto a chiacchierare e non sento il bip del telefono e quindi la lascio lì, a macerarsi nel dubbio- che la socia non sappia nulla, che l'intervista non si faccia e che il cellulare, porcavacca, non prenda. 

Alle undici meno un quarto il primo squillo
"wow, in anticipo!", penso, mentre schiaccio felice il pulsante di risposta, col sole che acceca me e scurisce il display
"Babba?"
"Babba lo dici alla sorella che non hai, brutta maleducata che non sei altro"- è il fumetto che prende corpo sopra la mia testa, appena sento mia figlia che mi apostrofa in quel modo. Ma non faccio a tempo a proferir minacce, che quella prosegue
"Ho uda trbebda allergia"
Sospiro. Son due mesi che andiamo avanti a nasi che colano e a venti piani di morbidezze varie, fra kleenex, scottex e pure rotoli di carta igienica, nell'emergenza dei fine settimana in campagna. Colpa di una balorda fioritura di pollini e di una madre altrettanto balorda che la trafila di ospedali di quest'inverno ha distratto dai test prenotati per indagare su queste allergie. Solo che, di solito, oltre a qualche pacco di fazzoletti non si va e la situazione resta sempre sotto controllo. Di solito.
"E' che bi sebto che dod riesco più a respirare... cobe se bi vedisse ud attacco di asba"
Ussegnur, l'asma no. E' una di quelle cose che mi terrorizzano al solo nominarla, figuriamoci all'idea che ne sia vittima mia figlia. E così, scatta il piano A, quello della spia rossa e dell'"andiamo al Pronto Soccorso". A cui la creatura reagisce con un "dod ci pedso debbedo, bi devo vedere cod le bie abiche oggi poberiggio"- il che scatena immediatamente il piano b "ok, allora vai dalla nonna e vai dal dottore"
Riattacco, guardo l'ora e chiamo mia madre: "sta arrivando, valle incontro, come il dottore non c'è? e allora portala in farmacia... nemmeno il farmacista, c'è? il Gaslini c'è ancora, mamma, o sono in ferie anche lì? ah, non ha più l'età..."
Chiedo alla Roby se ha mai visitato il bellissimo complesso di San Martino, magari arrivandoci anche a sirene spiegate e quando sto per descriverle le ardite vette dell'architettura moderna del Monoblocco, il cellulare risquilla. 
"Taci, ci siamo- penso" e invece no: è il marito, che vuol sapere come sta la creatura: e siccome lei ha chiamato pure lui, per comunicargli il bollettino medico, lui chiama me, un minuto dopo, per sapere come sta. Non so come funzioni altrove, ma da noi è prassi. 
E così, richiamo la figlia, che nel frattempo si è ricongiunta alla madre e mi comunica felice che "dod ce l'ho più quella cosa di priba...ora ho solo ud edorbe peso sul cuore"
Un attimo dopo, chiama RADIO RAI. 
"Signora, la metto in linea" dice la voce dell'operatore, mentre il neurone si affanna a risolvere l'ultimo dei problemi i cui dati (figlia con attacco di cuore e madre snaturata al tavolino di un bar e al telefono per gli affari suoi) non sono per nulla incoraggianti. Mi guardo attorno, alla ricerca di un'illumiazione e tempo due secondi sto scrivendo pizzini alla Robi, sui tovagliolini del bar:  "chiama questo e chiama quello" sono gli ordini della seconda tornata di emergenza, almeno fin quando la sua espressione sconsolata non mi ricorda che il suo cellulare è scarico.
Ma siccome lassù qualcuno ci ama, ecco che all'improvviso le cose si sistemano, e pure tutte insieme: il cellulare della Roby risorge, alla figlia passa tutto e noi due facciamo questa benedetta intervista, riuscendo non solo a sentire le domande, ma anche a capirle e - più o meno- a rispondere. 
Se volete sapere come è andata, eccovi il commento che Raffaella (colei che ha avuto l'ardire di organizzare tutto questo) ha provato a lasciare l'altro giorno, senza fortuna. Lo ha rispedito in posta e ve lo giriamo qui, giusto perchè si sappia che da venerdì scorso non siamo più solo "suonate". siamo pure radiofoniche :-)

"..come si dice da queste parti... siete TROPPA ROBA!!! delle IDOLE!
...ah scusate, sono la NON giornalista che ha avuto l'onore di intervistare LE beniamine.
purtroppo i potenti mezzi di mamma RAI FVG non sono dotati di tecnologia contemporanea...comunque chiederò alla mia capa di poter pubblicare il pezzo con l'intervista alle foodblogger numero 1!
grazie ancora ragazze... e vi dico solo che siete piaciute da matti, siete moooolto radiofoniche! in tanti, poi, mi hanno chiesto del vostro blog (l'ho anche inserito tra i siti preferiti di colleghi RAI).
scusate devo scappare: la mia polpetta (camilla di anni 3) mi sta chiamando... è ora di colazioneeeeeee.
un abbraccio,
raffaella
ps
stavo proprio cercando qualcosa di stuzzichevole da fare con le ottime pesche di fiumicello... no comment ;*

buona giornataaaaaaaaaaaaaaaa e vado da camilla :)"

Ancora il nostro sempre incredulo grazie.

spaghetti1

Gli spaghetti alle vongole sono uno dei piatti che, in assoluto, mi piacciono di più e, nello stesso tempo, quello che più mi lascia delusa, ogni volta che li mangio. Questo perchè, 90 volte su 100, quello che ho nel piatto è ampiamente inferiore alle mie aspettative, tutte tarate su alcune meravigliose versioni, provate anni fa e talmente gustose da aver lasciato traccia indelebile nella mia memoria. La nota negativa vale anche per me, ovviamente, perchè per quanto mi sia sforzata, in questi anni, non ho mai centrato il bersaglio. Almeno fino a questa estate, quando mi ci son messa d'impegno e ho elaborato una versone che, finalmente, mi soddisfa. Tanto che la metto pure nel blog, sfidando le sopracciglia alzate del marito che la trova troppo banale per finire qui sopra. Ma siccome son convinta che se iniziassi ad avere delle soddisfazioni piene anche nella cucina di tutti i giorni, così come le ho in quella delle grandi occasioni, sarei una casalinga meno disperata, me ne infischio della banalità del piatto e vado con tutti i trucchi che ho applicato per questa meraviglia qui sotto

per 3 hg di spaghetti ho usato
un kg di vongole
un bicchiere di vino bianco
la scorza grattugiata di un limone
sale grosso
tanto prezzemolo
un niente di burro
uno spicchio d'aglio
olio EVO
un po' di peperoncino. 

si comincia col far spurgare le vongole. Chiedete lumi al pescivendolo sul tempo che ci vuole, perchè cambia a seconda del tipo di vongole che comprate. Quelle che ho usato questa volta venivano dritte dritte dalla pescheria del supermercato, per cui è bastata un'ora a bagno in acqua fredda e poco sale grosso per far dar via anche l'ultimo granello di sabbia. 
sciacquatele bene sotto l'acqua corrente e poi mettetele in una larga padella bassa, a fiamma media e a recipiente coperto. Scuotete ogni tanto e controllate cosa è successo dopo circa 5 minuti: dovrebbero essersi aperte quasi tutte.
tiratele via con una pinza e sgusciatele, tenendo da parte i gusci
Io le sguscio tutte, perchè odio dover star lì a tirar fuori il mollusco mentre mangio. Se devo fare un po' di scena, metto le conchiglie vuote, ma siccome questo è un piatto da tutti i giorni punto dritta alla sostanza e meno fronzoli ci sono e meglio è. 
Dopodichè, filtro l'acqua di cottura, in questo modo: 

Collage di Picnik
colino, recipiente e tovagliolo bianco, meglio se di lino, messo sopra il colino e usato come primo filtro. E' un'operazione indispensabile perchè purtroppo, per quanto le si spurghi, le vongole trattengono sempre un po' di sabbia al loro interno. In questo modo, la trama fittissima del tessuto impedisce il passaggio anche ai granelli più fini e voi potete avere la sicurezza di non correre nessun rischio
Metto su l'acqua per la pasta. 
Nel frattempo, faccio imbiondire uno spicchio d'aglio in poco olio, poi lo tiro via, aggiungo le vongole, sfumo col vino bianco, sempre a fiamma media. Dopodiche,aggiungo il liquido di cottura, un po' di prezzemolo e una bella grattata di zeste di limone e faccio cuocere un minuto o due,a fiamma bassa, quel tanto che basta perchè il liquido si riduca leggermente. Se vi piace, il peperoncino va messo in questa fase.
Scolo gli spaghetti al dente, tenendo da parte un mestolo dell'acqua di cottura, el caso il sugo dovesse asciugarsi troppo (ma di solito non succede). Li verso nella padella delle vongole, aggiungo una noce di burro (trucco a cui non mi sono voluta piegare per anni, poi l'ho fatto e ora stramaledico le mie preclusioni mentali) e condisco velocemente. In ultimo, tanto prezzemolo e ancorauna grattatina di buccia di limone. 
uno spettacolo 
ciao 
ale



giovedì 28 luglio 2011

le altre note e il pane azzimo

Di Daniela


Tra me e la Ale ormai ben lo sapete possediamo 4 creature… la distribuzione non è proprio omogenea, ma comunque 4 sono , e tra loro 3 si occupano attivamente di musica e una di arte…. Particolari vero? E tra l’altro tre strumenti diversi: abbiamo, in rigoroso ordine d’età , un violino, un pianoforte e un violoncello. Per ora solo 2 sono in grado di suonare insieme, perché una è proprio all’inizio dei suoi studi, ma è un piacere ascoltarle, fosse anche solo per la passione e l’amore che mettono in quello che fanno;, e a volte non riusciamo neppure a renderci conto che possano essere così brave!!! La loro è una passione “globale”, che coinvolge tutto e tutti : amici genitori parenti e chi più ne ha più ne metta.
Non so se ricordate , ma lo scorso anno vi avevo parlato dell’esperienza di Ginevra della Masterclass bormina. Bene quest’anno, sempre in nome della passione globale di cui sopra, parteciperanno tutte e tre a questa splendida manifestazione. I maestri sono bravissimi, giovani concertisti di talento che mettono al servizio di studenti di mezza europa la loro esperienza e il loro amore per la musica, in un ambiente stimolante, coccolati e spronati da un’intera comunità che mette a loro disposizione delle location antiche e cariche di cultura dove i ragazzi possono muoversi liberamente ed esprimere tutto quello che hanno dentro.

Anche i maestri oltre agli allievi sono internazionali : quindi oltre al Trio Albatros (Stefano Parrino, flauto, Francesco Parrino, violino, Alessandro Marangoni, pianoforte) e da Alessandra Garosi (musica da camera) quest’anno ci saranno anche il clarinettista spagnolo Iñigo Alonso e i finlandesi Jouko Mansnerus (viola) e Samuli Peltonen (violoncello).
Le nostre ragazze saranno così davvero immerse nella cultura musicale più varia e ascolteranno e saranno ascoltate da maestri e coetanei con i quali , conoscendole, si industrieranno di comunicare in un inglese tutto personale accompagnato da gesti disconnessi tanto per rendere più comprensibile diremmo un eloquio non troppo fluente: ma si sa le espressioni contano più di mille parole e loro a mimica facciale e non, sono proprio imbattibili!!!!!!!!!!!!!
Comunque scherzi a parte, a questa parte di studio si accosterà anche una serie di concerti, tenuti dai maestri stessi e musicisti ospiti di livello internazionale, che come dice il comunicato stampa con “un articolato calendario di quindici concerti gratuiti che faranno risuonare chiese, strade e antichi palazzi in un coinvolgente rapporto con il pubblico”.
Meglio di così! Anzi se siete in Valtellina o nella possibilità di farci “un salto” e siete appassionati di musica, e non solo classica (ci saranno concerti dedicati anche alla musica di N. Rota per il centenario della nascita) non perdetevi questo evento: ne vale davvero la pena! Se volete maggiori informazioni questo è il sito dove potrete trovarle : www.lealtrenote.org e qui in particolare troverete i programmi delle serate...


PANE AZZIMO
da " Fare il pane" di N. Negri ed. Mondadori


Tecnica: impasto diretto
Preparazione: 10 minuti
Cottura: 20 minuti
Difficoltà: facile

Ingredienti per 8 panini:
- 300 gr di farina 00
- 150 gr di farina integrale biologica
- 250 ml di acqua circa
- olio extravergine di oliva
- 1 cucchiaino da tè raso di sale
- 1 cucchiaio d’olio d’oliva per la ciotola

Preparazione:
1. Setacciate insieme le due farine, con il sale. Versate sulla spianatoia, a fontana, e bagnate con 200 ml di acqua. Impastate energicamente per ottenere una massa morbida ma elastica. Qualora fosse necessario, unite l’acqua rimasta. Se,al contrario, l’impasto risultasse troppo morbido, incorporate qualche manciata di farina.
2. In una ciotola dai bordi alti, versate 1 cucchiaio di olio e rigiratevi la pasta in modo da ungerne tutta la superficie. Coprite con un telo o con pellicola trasparente quindi lasciate riposare per 60 minuti.
3. Accendete il forno e regolate il termostato a 230°C. rivestite la placca con la carta da forno. Riprendete l’impasto e dividetelo in 8 pezzi. Date loro una forma sferica e stendeteli con il mattarello fino ad ottenere uno spessore di mezzo centimetro.
4. praticate tanti piccoli fori sulla superficie usando i rebbi di una forchetta e spennellate con l’olio. Infornate e fate cuocere per 10 minuti, quindi estraete le focaccine e rigiratele. Infornate nuovamente e continuate la cottura per altri 10 minuti. 
Vi confesso che io ho fatto sfogliette molto più sottili, privilegiando la croccantezza.... In casa le hanno preferite alle più classiche.
Buona giornata a tutti
Dani

mercoledì 27 luglio 2011

Salsa alle pesche per carpaccio- e Si Si' è la RAI (parte seconda)


salse per carpaccio

Riassunto della puntata precedente: strappate alla tranquillità della montagna (l'una) e alla frenesia della città (l'altra) dall'invito di una giornalista a partecipare ad una trasmissione radiofonica della RAI, le eterne vicine di casa di MT ingaggiano una lotta all'ultimo sangue per l'unico posto in trasmissione....


Nel frattempo, sento la giornalista e appuro nell'ordine che 
punto uno: non scherza. 
punto due: è una bella tosta, che i blog li conosce e non dall'altro ieri
punto tre: è pure simpatica
ragion per cui, nel giro di trenta secondi, cambio idea e un minuto dopo son di nuovo in diretta con la Valtellina -perchè INSIEME, Dani, ci intervistano INSIEME!!! e cos'è 'sto fischio sulla linea? Ah, sei tu che sospiri di sollievo...

A farla breve, arriviamo a venerdì, fra palpitazioni nostre e commenti caustici del marito, per il quale il segreto della nostra collaborazione sta nel fatto che incontrarci e attaccare a parlare senza interruzione è praticamente tutt'uno. A sentir lui, i nostri caffè operativi del lunedì mattina sono due fiumi di parole paralleli, per cui l'una parla e l'altra pure e alla fine ci si alza belle soddisfatte, convinte che le proprie proposte siano state approvate, quando in realtà non abbiamo neppure sentito cosa l'una stava dicendo all'altra: "Belin, se vi intervistano assieme lo capiranno subito, il segreto di menuturistico" continuava a ghignare, come un deficiente : "altro che Fatima, qui. Date loro un microfono, e vi tramortiranno il mondo" e altre cavolate del genere, tutte intervallate dagli "auah-auah" del ritornello di Video Kill the Radio Star, che c'è voluta tutta la mia pazienza per non trasformarmi io in un killer, e pure con un km di attenuanti.

Prima, però, c'è da sistemare la questione del telefono: perchè mica andiamo fin là, sia chiaro. L'intervista è telefonica, ma ci vuole un telefono fisso. Ora, a sentire la Dani, l'ultimo esemplare di questo genere avvistato a Bormio è riprodotto nelle incisioni di Grosio: senza contare che non abbiamo idea di quando arriverà, questa famosa telefonata, e se si piazza nell''unica cabina telefonica della Valtellina per un'ora e mezza come minimo rischia di finire o sulle locandine del giornale della Valle- "no-globber occupa il suolo pubblico"-  o dritta dritta all'obitorio "abbandonata nella cabina del telefono, muore FU-blogger"*
Io, per contro, non sono da meno: depenno l'ufficio mio (un'ora e mezza di do not disturb è del tutto impossibile), quello del marito (no comment), il telefono di casa (niente ferie, troppo presi) e un po' per volta tutti i fissi della zona che risultano o impraticabili o improponibili: e così, ce la rischiamo col cellulare, aggrappandoci al filo della speranza- che funzioni, almeno quello..
a venerdì, per l'ultima puntata


*guaiachilaruba-guaiachilaruba-guaiachilaruba....

SALSA ALLE PESCHE E ALLO SPUMANTE 


salse per carpaccio

Anche se proprio caldissimo quest'estate non fa, la voglia di stare ai fornelli è calata sensibilmente: in più, sono stanca morta e anche solo pensare a cosa mettere in tavola è un pensiero troppo gravoso, per quel che resta dei brandelli della mia immaginazione. Per fortuna, in mezzo a tutti i "non mi piace" della creatura, spicca una passione insana per tutto ciò che è carne, dal filetto alle interiora, meglio se passando per tagli poveri e quindi io che di norma non la amo, mi trovo a benedirla di continuo, per tutte le volte che mi viene in soccorso in questo periodo. 
L'altro ieri, con l'immaginazione ai minimi storici, ho puntato il dito verso un meraviglioso stallo di manzo, perfetto per un carpaccio. Solo che, al momento di metterlo in tavola, quel poco di core de mamma che ancora batte nel mio petto si è risvegliato e, complici due pesche nella fruttiera e due dita di spumante della sera prima, ho preparato questa salsa alle pesche da servire come accompagnamento. 
Neanche a dirlo, la creatura - che ama le pesche e odia la menta- si è fatta fuori il carpaccio con gli avanzi di mint sauce rimasti nel frigo, alla faccia di tutti i gourmand di questo mondo. Il marito, per contro, l'ha apprezzata moltissimo- e se lo dice lui, mi sa che vale la pena di riportarla pure qui...

due pesche, meglio se mature
una noce di burro
mezzo cucchiaino di farina di riso
mezzo bicchiere di spumante
sale rosa dell'himalaya (il primo che ride lo ammazzo, ma giuro che stavolta l'ho usato- e ci stava pure benissimo)

Sbucciare le pesche, tagliarle a fettine abbastanza sottili e farle ammorbidire in padella, a fiamma media, con la noce di burro. Quando sono tenere, frullarle bene, prima da sole, poi con lo spumante. Passare al colino e rimettere sul fuoco, a fiamma bassa. Prelevare un cucchiaio di salsa, metterla in un bicchiere e sciogliervi il mezzo cucchiaino di farina di riso. Unire i due composti, portare a bollore mescolando con una frusta e fare addensare. Aggiustare di sale, filtrare ancora (son noiosa) e servire. 

Note mie
in origine, questa salsa serviva ad accompagnare un piatto di carne cotta: purtroppo, ho perso tutti i riferimenti, perchè la ricetta proviene da uno di quei quadernetti su cui mi appuntavo le cose, prima di convertirmi al pc, ma sono certa che si trattasse di una rivista. In ogni caso, la base era un fondo di vitello, che serviva come addensante. Ora, è evidente che se non ho la forza di preparare due scaloppine e vado di carpaccio, non ci penso nemmeno a mettermi a fare un fondo bruno. Ragion per cui ho usato l'addensante più a portata di mano che avevo, vale a dire una specie di roux, preparato in modo non ortodosso, ma che ha comunque sortito gli effetti desiderati. 

propriamente, il roux è un composto di grasso e farina, che può essere preparato sia a freddo che a caldo e che, come dicevo, serve per addensare. Quello che conosciamo tutti è la base di burro e farina che prepariamo per la bechamelle, per intenderci, ma ne esistono molti altri. In questo caso, ho usato la farina di riso, che ha il pregio di lucidare la salsa ed ha un retrogusto meno persistente della fecola, tanto per dire. 

l'unico accorgimento è di non stemperare direttamente la farina nella salsa, erchè si formerebbero grumi: prima la si fa sciogliere in poco liquido caldo, aiutandovi con un cucchiaio e poi la si versa nel resto del composto. 

sono fissata con il filtraggio- o come cavolo si chiama questa operazione: lo so, ma non me ne pento. E' questione di mezzo minuto e si sporca un recipiente in più, ma non c'è come un grumo, anche piccolo, rimasto in una preparazione che ha il suo pregio anche nella consistenza vellutata che riesca a guastare tutto. Per cui, se siete come me, dateci dentro :-); altrimenti, perdonatemi e saltate il passaggio. 

ciao 
ale

martedì 26 luglio 2011

Starbooks : Mes confetures. Confettura ai 3 frutti di bosco (o 4!)

Di Daniela
starbooks ferber



Ok ok lo so che d'estate fa caldo, ma io,  impavida, con una famiglia di divoratori naturali di confetture alle spalle non posso fare a meno di produrne di tutti i tipi e di tutti i colori....Non lo dice sempre la Ale che ho la "scimmia da conserve? In più, in questi ultimi giorni qualche grado in meno ci consente di affrontare il fornello un po' più spavalde, come dice Ginevra.
Quindi nessuna scusa per non dedicarci a queste delizie... Ora siamo nella fase "frutti di bosco" perché oltre ad avere una consistente produzione in giardino di more,

 e posso contare sull'aggiunta di qualche fragola invece "normale" che le mie vigorose piantine producono.

E che dire di queste squisitezze selvatiche che mi hanno portato dai boschi, praticamente delle perle blu...
o di questi sodi e coloratissimi lamponi?
Quindi, così ispirata, ho deciso per la produzione di quest'altra delizia "targata" Ferber, per il piacere di sentire i sapori dell'estate, quando le temperature saranno diverse dalle attuali!!
Vi propongo, in ensemble, i suggerimenti di Christine sull'"imbarattolamento" e la sterilizzazione: notizie basi da seguire scrupolosamente!
"I vasetti migliori sono quelli in vetro che devono essere perfettamente puliti ed integri. Prima di utilizzarli per le confetture vanno sterilizzati: C. Ferber li immerge per qualche minuto nell'acqua bollente e poi li mette in forno a 110°C per 5 minuti.
Quando la confettura è pronta, va versata ancora bollente nei vasi fino quasi al bordo e poi chiusi ancora bollenti e rovesciati. Quando sono freddi si possono rigirare ed etichettare per poi riporli in un luogo fresco e al riparo dalla luce."

Confettura ai 3 frutti di bosco (o 4)
marmellata frutti di bosco
500g di more
500g di lamponi
500 g di mirtilli
1.2kg di zucchero
Il succo di un piccolo limone

Sciacquate rapidamente i mirtilli sotto l’acqua fresca corrente. In una solita casseruola mescolate i mirtilli con 400g di zucchero e portate ad un primo bollore. Spegnete e versate la preparazione in una terrina. Copritela con carta a forno e mettetela al fresco fino all’indomani. Sciacquate rapidamente le more e i lamponi sotto acqua fredda e corrente. In una solita casseruola portateli a bollore con 800g di zucchero. Versate anche questa preparazione in una terrina coprite con carta a forno e mettetela al fresco fino al giorno dopo. L’indomani passate la preparazione di more e lamponi in un passa verdura a griglia fine per eliminare i semi. Versate la polpa ottenuta in una casseruola con il preparato di mirtilli e il succo di limone. Portare ad ebollizione e mescolare delicatamente. Mantenete la cottura a fuoco vivace per 5 minuti mescolando spesso e schiumando. Fate ridare un bollore. Verificate la densità. Mettete nei barattoli sterilizzati e chiudete.
Io ho aggiunto  al tutto le mie fragoline profumatissime, circa 1/2 kg e ho aggiunto pochissimo zucchero circa 1 hg. Controllate bene la consistenza con la prova piattino.... ed è una meraviglia su una fetta di pane fresco....o sulle briochine all'olio di oliva per una colazione perfetta...
Buona giornata a tutti
Dani

lunedì 25 luglio 2011

Vacanze Matte- Richard Powell


"I Simpson esistevano già, prima che li inventassero. Si chiamavano i Kwimper, ed erano una versione ancora rozza, poco tecnologica e senza una cultura pop radicata fin nelle viscere-casomani solo un intuito pop, una specie di istinto. I Kwimper erano dei protosimpson, dei presimpson, degli urisimpson. In pratica, erano l'essenza della negazione del sogno americano. Non la degenerazione, la proprio la negazione (che è un bel po' diverso). Nel senso che sembravan, a voler pescare nel luogo comune riferito al nostro contesto, dei meridionali della commedia all'italiana, sempre alla ricerca di assistenzialismo, come se rivolgersi allo Steto potesse risolvere ogni problema, qualsiasi malanno. Come se lo Stato fosse una roba tipo i fiori di Bach"

Quando ho letto per la prima volta Vacanze Matte, avevo undici anni. E ho riso, dalla prima all'ultima pagina. 
Quando l'ho riletto, avevo undici anni e qualche mese. E di nuovo, ho riso, dall'inizio alla fine. 
E così è sempre andata, ogni volta che lo riprendevo in mano, fino a quando la memoria ha iniziato a subentrare al piacere della rilettura, anticipando situazioni, dialoghi e battute e spingendomi a lasciare il testo su qualche scaffale e passare ad altro. Ma da allora, quando scorrevo i dorsi dei libri, alla ricerca di qualcosa da da leggere (erano gli anni in cui l'addetta agli acquisti era ancora mia mamdre), se mi imbattevo con lo sguardo in Vacanze Matte, finiva sempre con un sorriso: divertito all'inizio, sempre più nostalgico in seguito, a mano a mano che il tempo passava e i confini della mia biblioteca ideale si allargavano sempre di più, dai due scaffali appesi nella mia cameretta alla Babele letteraria che scoprivo sui banchi di scuola e che neppure la mia immaginazione riusciva a contenere. 
E' stato allora che ho perso il piacere di rileggere, di assaporare il gusto rotondo  delle parole, di coglierne sfaccettature e sfumature, di godere delle pause altrimenti travolte dall'ansia del dover arrivare in fondo, quella soddisfazione piena che è propria di una degustazione e che solo una rilettura può dare.
E ho perso anche Vacanze Matte
Colpa del trasloco, probabilmente, o di qualche incauto prestito- oppure, più semplicemente, della veste dimessa che l'ingessata editoria di quegli anni riservava ai manoscritti che non rientravano nelle categorie dei classici e che, meno che mai, avevano i requisiti per potervi ambire. I miei ricordi di quel libro mi rimandavano una specie di scartoffia, lo scotch a tener ferme le pagine di una brossura che non aveva retto alle troppe mani in cui era passata e una copertina arancione, finita chissà dove. "Libro da poco e pure tenuto male"- sarà stato il verdetto che ne ha preceduto la fine, in qualche pacco da dare ai ciechi (ai miei tempi, si usava così: i libri si davano ai ciechi e non chiedetemi il perchè) o, peggio, in qualche sacco della spazzatura.
Fatto sta che da tempo immemore ne avevo perduto le tracce.
E da tempo altrettanto immemore, le mie crisi di nostalgia passavano tutte per Vacanze Matte, diventato simbolo non solo di un'età che non c'è più, ma anche e soprattutto di una capacità di scrittura che si fatica a ritrovare nei più blasonati autori di oggi, quelli a cui gli editori riservano copertine rilegate, premi da lungomare ferragostano e vetrine dei megastore.
A quanto pare, non ero la sola: eravamo in tanti, a rimpiangere questo libro e, per quelle strane alchimie di cui ogni tanto il web è capace, giorno dopo giorno siamo cresciuti, sempre di più. Copie della vecchia edizione hanno preso a circolare in internet, ad essere scaricate sui pc, ad essere addirittura stampate e poi focopiate, per gli irriducibili della carta stampata come la sottoscritta. Fino a quando Einaudi non si è deciso a ripubblicarlo- e questa volta con tutte le fanfare di cui gli editori moderni dispongono, quando si tratta di lanciare un prodotto, meglio ancora se atteso da vent'anni da un gruppo di afecionados. E così, la veste grafica è di tutto rispetto, con tanto di immancabile fascetta di copertina per le allodole, la collocazione è strategica, bene in vista sugli scaffali delle principali librerie, quasi che tutti questi anni di paziente spulciamento di tutte le bancarelle d'Italia non ci avessero addestrato a riconoscerlo, a un km di distanza, e, buon ultimo, c'è pure l'onore della prefazione.
Che è fatta benissimo, sia chiaro: arguta, intelligente, profonda e mai pedante. Tanto che, contrariamente al solito, sono riuscita ad arrivare in fondo senza annoiarmi ed anzi divertendomi pure, in questo confronto con i Simpson, sullo sfondo di un sogno americano che iniziava a mostrarsi quello che era- un sogno, appunto, e nulla di più.
Ma, mentre ne scorrevo le righe, non riuscivo a togliermi dalla mente l'immagine di me bambina, che mi rotolavo dal ridere ad ogni pagina- e questo quando i Simpson erano di là da venire e il sogno americano era un'espressione che nè conoscevo nè avrei compreso.
E allora, perchè ridevo così tanto? mi sono chiesta, affrontando la rilettura di Vacanze Matte col timore che qualcosa si fosse rotto, da allora, e che a distanza di trentepass'anni sarei andata incontro ad una delusione.
Mi è bastato il primo paragrafo per capirlo- e quelli successivi per averne la conferma. Ridevo così tanto perchè Vacanze Matte è un libro comico. Tout court. Di una comicità elementare, che nasce dall'aderenza a situazioni oggettivamente ridicole e che si sublima in un capolavoro esilarante, grazie alla straordinaria maestria con cui l'autore usa tutti i mezzi a sua disposizione: stile brillante, ritmo incalzante, situazioni esilaranti e, soprattutto, la punta di genialità della scelta della voce del narratore: affidata a Toby, il figlio maggiore di questa squinternata famiglia, che dello stereotipo del giovane americano cresciuto a ricostituenti e a cieca fiducia nello Stato, ha di tutto e di più. Toby è più bravo dei bravi ragazzi, il più ingenuo, il più onesto, quello che prende per oro colato gli insegnamenti di un padre unicamente dedito all'arte di vivere a spese del Governo, che non sa riconoscere la disonestà neppure di fronte alle sue manifestazioni più evidenti ma  che trae proprio da questo suo essere senza macchia la forza per raddrizzare tutte le storture che gli stanno intorno: "egli possiede la forza di dieci uomini, perchè è un puro di cuore", dirà di lui un personaggio chiave, alla fine del libro. Quello che non dice, ma che noi abbiamo già inteso, è che è proprio osservando le cose da questa prospettiva straniata che il romanzo sprigiona tutta la sua forza, affidando le tematiche importanti, a volte anche grevi, che ne costellano la trama alla potenza travolgente di una comicità allo stato puro, quella che ci fa sbellicare dalle risa ancora oggi, a dispetto degli anni che passano e della malinconia che avanza. Per cui, l'invito che vi faccio non è solo quello di leggere questo libro, come capita di solito quando mi imbatto in qualcosa che mi piace: ma di regalarlo agli amici, ai colleghi, ai vicini, a chi vi sta attorno. Ve ne saranno tutti grati.
ciao
ale
p.s. tale è l'entusiasmo, che non ho neppure fatto un cenno alla trama. Ve la sintentizzo in poche righe, quel tanto che basta per darvene un'idea. La famiglia protagonista della storia è formata dal papà, dal figlio Toby, dai gemelli Eddy e Teddy e dalla baby sitter che di cognome fa Jones ed è l'unica "non Kwimper- in una contea dove abitano solo loro. Al ritorno da un viaggio verso Sud, il padre si infila in una strada chiusa al pubblico e di lì a poco si ritrovano senza benzina, in un luogo selvaggio, non ancora abitato.  Costretti ad accamparsi, inizieranno una sorta di conquista del territorio, come dei veri pionieri (il titolo original, non a caso è Pioneer, Go Home!)combattendo tutta una serie di battaglie, prima per sopravvivere, poi contro il Governo, poi addirittura contro la mafia, in un susseguirsi dirompente di avventure fino ad un lieto fine così in linea con tutta la storia da essere ancora più esilarante del resto. Ottima la scelta dei curatori di lasciare intatta la traduzione della prima edizione italiana, datata in alcuni termini ma strepitosa nella resa del ritmo narrativo. Per i cinefili, da questo libro fu tratto un film(etto) cin Elvis Presley nel ruolo del protagonista, Lo Sceriffo Scalzo. Ma il libro, ovviamente, è tutta un altra cosa


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