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venerdì 29 giugno 2012

Salsa di yogurt e feta e salsa allo zafferano di Theo Kostoglou

Di Daniela

L'ispirazione per il post di oggi mi è venuta dalla lettura interessantissima del glossario del libro di Vefa, in particolare, in accordo perfetto con la mia curiosità/golosità, dal capitolo sui formaggi, Vefa ci ricorda che "Secondo la mitologia greca, gli dei dell'olimpo mandarono Aristeo, figlio del dio Apollo, per insegnare le arti del fare il formaggio e dell'apicultura ai greci. Nessuno sa quando e come il primo formaggio fu preparato, ma probabilmente capitò per caso, magari in molti posti contemporaneamente, quando un pastore usò lo stomaco di un giovane agnello per trasportare del latte. Il primo resoconto di quest'arte casearia si trova nel IX libro dell'Odissea, quando, nella sua caverna, il ciclope crea del formaggio dal latte delle sue pecore. Ma anche prove più antiche sono state scoperte dagli archeologi in Tessalia, sia sulla terra ferma sia a Creta, che datano intorno al 3000 a.C. Attraverso la storia greca ci sono moltissimi riferimenti alla passione dei greci per il formaggio, dalle commedie di Aristofane ai moderni food writers e chef che non hanno mai smesso di cercare nuovi modi per utilizzare il formaggio greco."
Ma possiamo integrare questa piacevole digressione, aggiungendo che  una leggenda narra che fu un mercante Arabo (la cultura e la cucina araba, come abbiamo più volte detto, sono all'origine della storia di moltissimi piatti) il primo che "creò" il formaggio, avendo deciso di portare con sé nell'attraversare il deserto, come pietanza, del latte contenuto in una bisaccia ricavata dallo stomaco di una pecora. Il caldo, gli enzimi ancora contenuti nello stomaco dell'animale e il costante movimento resero acido il latte, trasformandolo proprio in “formaggio”.
Preparazione del formaggio ( XIV secolo)
Possiamo aggiungere che la prima rappresentazione conosciuta è il "Fregio della Latteria", Sumero, databile intorno al III millennio a.C., che vedete in alto :  ma la storia della produzione del formaggio risale a tempi decisamente anteriori, visto che i primi dati certi sulla presenza di animali da latte allevati  da esseri umani , proprio in Mesopotamia e in generale nell'Asia centrale, risale a 10000 anni fa e che quindi la necessità di conservare la preziosa fonte di nutrimento del latte era già "stata risolta" dalla creazione del formaggio.
In epoche molto più recenti Aristotele ci spiega come ottenere il formaggio tramite il succo di fico, tradizione vivissima anche nel mondo Ebreo, mentre il celebre medico Ippocrate, vantava il formaggio come alimento importante per gli atleti, in quanto nutriente e sano... Muovendoci in avanti, dopo un veloce passaggio attraverso le notevoli capacità degli Etruschi, eccoci alla golosità dei romani (che ne prevedevano, ci racconta Virgilio, perfino una dose giornaliera per i legionari) e la loro capacità di creare eccellenti formaggi: non possiamo fare a meno di notare che “caseus” la parola latina per formaggio (cacio) è rimasto come base in molte lingue moderne:  "cheese" in inglese, "kase" in tedesco, "kaas" in olandese, "queso" in spagnolo: questo chiarisce direi la grande capacità e la passione dei dominatori del mondo. Procedendo ancora nel tempo, eccoci nell'alto medioevo e, per quanto in un primo momento il formaggio non fosse considerato cibo adatto alle tavole della nobiltà, possiamo arrivare alla golosità del grande Carlo Magno e poi grazie alla grande abilità dei monaci, con la loro necessità di mangiare qualcosa di diverso dalla carne nei giorni e nei periodi di astinenza, fino alla sua rivalutazione nel Basso Medioevo.

giovedì 16 febbraio 2012

Spiced Brioche Rolls allo Zafferano

libanese spiced rolls


In origine era il Tarmeric- e tanto bastò a garantire la folgorazione. 
Già: perchè io il tarmeric celo. 
Manca l'origano, manca il basilico, a volte manca anche il sale (quello vulgaris, sia chiaro: chiedetemene uno di qualsiasi altra foggia e colore e ve lo tiro fuori in un fiat):ma il tarmeric c'è.

lunedì 25 luglio 2011

Torta al cacao, pesche e zafferano e... sì,sì, è la RAI (prima parte)

torta cacao pesche e zafferano


"Dani, l'hai letta la posta?"
"No"
Che domande. Leggere la posta del blog è un'operazione che ancora non ci appartiene. il problema è reciproco, sia chiaro, perchè oltre ad avere ciascuna le proprie magagne, la Dani ed io condividiamo un denominatore comune di deficienze totali nel campo dell'informatica, gestione del blog compresa. Rispetto ai primi tempi, un po' più di dimestichezza c'è, ma da lì a ricordarsi di scaricare la posta di menuturistico tutti i giorni, ce ne corre. 
"Ci ha scritto una giornalista della RAI del Friuli Venezia Giulia- che ci vuole intervistare"
Prevengo tutte le domande- "no, non ha sbagliato indirizzo, sì, vuole parlare proprio con noi, no, non andiamo in televisione, sì, non ci sente nessuno di quelli che conosciamo"- e le lascio formulare l'unico interrogativo che conta
"ma perchè ?"
Perchè è estate, anzitutto- e al pari del guardaroba, anche le scalette delle trasmissioni si alleggeriscono: gli argomenti pesanti lasciano il posto a temi più leggeri, le fronti corrugate si spianano in qualche sorriso e la parola d'ordine è levità, in barba alle prime pagine dei giornali e alla prova costume, che porca-miseria- neanche- quest'anno- etc etc.
E poi perchè si parla di collaborazione- e di collaborazione al femminile e di che cosa siano capaci di fare le donne, quando decidono di sotterrare l'ascia della competizione, dell'emulazione, dello sgambetto, per mettersi a remare insieme, nella stessa direzione, imparando ad accordare il proprio ritmo su quella dell'altra, in un lento ma costante sciabordìo, che è sottofondo e preludio delle grandi conquiste, quelle che hanno portato l'uomo sulla luna ma porteranno noi su Marte, quelle che ci schiuderanno gli orizzonti che meritiamo, le vette che ci competono, il culmine per il quale siamo state create....

"sì, ho capito, ma noi cosa c'entriamo?"

Ve l'ho detto, no, che su certe cose non ci arriva? In più, ora è a Bormio, in mezzo alle sue montagne, ai cavalli e alle caprette che fanno ciao e se mai pensa al blog è solo per giustificare la "scimmia da conserve" di cui è preda tutto l'anno, ma in estate ancora di più. 
E così, mi tocca spiegarle che, a quanto pare, siamo diventate una specie di fenomeno. Un piccolo argomento per sfatare gli ultimi resti di un pregiudizio che vuole le donne per forza nemiche e un ancor più piccolo esempio di dove possa portare una sintonia, meglio ancora se ottenuta limando gli spigoli di due personalità diverse come le nostre. 

"Hai capito, adesso? L'intervista verterà su questo argomento. Quando le donne collaborano, etc etc. Tutto facile, quindi. In più saran due minuti in tutto, la giornalista è simpaticissima, insomma, secondo me ci fai una porca figura che il giorno dopo a Bormio le caprette ti fanno la ola, altro che..."

Silenzio. 

"No, Dani, senti, non è che io non voglia intervenire.... è che quel giorno lì sono a Savona, di sicuro sarò in un punto dove il cellulare non prende, in più magari in quel momento lì proprio non posso...e poi lo sai che ogni volta che apro bocca sparo cavolate e faccio danni..."

Silenzio alla seconda. 

"Ok, Dani, mi vergogno. Mi vergogno come 10-100-1000persone vergognose che si vergognano, ma ci pensi, alla Rai?, che va bene che mio marito dirà subito che belin, lo sapevamo che il servizio pubblico stava cadendo in basso, ma così in basso non se lo aspettava", ma ti rendi conto di che onore che ci hanno riservato... menuturistico alla rai,è una roba che non potremo nemmeno raccontare, che chi vuoi che ci prenda sul serio...mi vien l'ansia al solo pensiero, figurati quando son lì...

"TIRIAMO A SORTE- e chi perde, va"

il resto, alla prossima puntata :-)

TORTA MORBIDA ALLE PESCHE E ZAFFERANO

(da Cioccolata & C., Speciale Estate)

torta cacao pesche e zafferano

Di solito, è difficile che prepari ricette "fresche di edicola", diciamo così: normalmente, compro le riviste, le sfoglio e le dimentico chissà dove, salvo poi ritrovarle nella stagione sbagliata, leggerle con maggiore attenzione, scoprire un sacco di spunti che mi erano sfuggiti, cospargerle di post it in attesa che il calendario faccia il suo corso e perderle di nuovo, non appena ciò avviene. 
Perchè mi decida ad agire immediatamente, c'è bisogno della folgorazione: un ingrediente, un abbinamento, un tipo di portata che risvegli il neurone dalla modalità stand by in cui finisce in automatico, appena ho in mano una rivista di cucina, e lo renda abile a sorvegliare tutte le operazioni legate alla preparazione del piatto. 
E' successo con questa torta- vista/meditata/replicata- sul cui esito, però, ho poco da dirvi, purtroppo. Infatti, ha spaccato in due la famiglia, cosa che di norma non succede, vantando un numero dispari che ha quanto meno il pregio di sbloccare da certi empasse. Ma con le pesche, ahimè, son fuori dai giochi: gonfio al solo vederle, figuriamoci a mangiarle.
E così, mi tocca parlare "de relato", testimoniandovi di una figlia letteralmente impazzita ("chefigata-chefigata-chefigata") e di un marito scettico ("lo zafferano rovina tutto"), senza poter fare da ago della bilancia. 
Quello che posso dirvi è che si tratta di un dolce facile da fare, bello da vedere e di sicura riuscita, perchè non c'è stato bisogno di aggiustatine qua e là. In più, la fonte è una delle migliori riviste che ancora si trovino sul mercato, che si distingue proprio per i motivi di cui sopra: che poi sono gli stessi per cui ho deciso di pubblicarla comunque, convinta come sono che a me sarebbe piaciuta, eccome...

Al solito, il testo originale qui sotto e a seguire le mie note

tempo: 1 ora e 10
calorie 321 a testa
occorrente per 8 persone

150 g di farina
150 g di fecola di patate
25 g di cacao amaro
100 g di zucchero
120 g di burro
un uovo
2 pesche non trattate piuttosto mature
un cucchiaino di lievito per dolci
un cucchiaino di bicarbonato
la punta di un cucchiaio di zafferano
burro e farina per lo stampo

Come si prepara
Sbattete con le fruste elettriche il burro, lasciato ammorbidire a temperatura ambiente, con lo zucchero, fino a quando il composto risulterà soffice, quindi unitevi, sempre sbattendo, l'uovo intero. Sciogliete lo zafferano in 3 cucchiai di acqua bollente e fate raffreddare. Setacciate intanto la farina con la fecola, il cacao, il lievito e il bicarbonato e uniteli a cucchiaiate al composto di burro, alternandoli con lo zafferano sciolto. trasferite il composto preparato in uno stampo a cerniera da 20 cm di diametro prima iburrato e infarinato e fatelo assestare. Lavate le pesche, quindi privatele del nocciolo e tagliatele a fette piuttosto sottili. Affossatele leggermente nell'impasto partendo dall'esterno e creando via via il centro di una serie di cerchi concentrici

Come si presenta
Mettete lo stampo in forno caldo a 180° e cuocete la preparazione per circa 35 minuti (prova stecchino, deve uscire asciutto). Togliete dal forno, eliminate lo stampo e lasciate raffreddare il dolce su una gratella


Note mie


ingredienti
  • Contrariamente a quanto potrebbe far pensare la mia passione per i dolci anglosassoni, non amo il bicarbonato. Probabilmente non riesco a dosarlo, ma sento sempre un retrogusto che trovo fastidiosissimo. Per cui, ogni volta che mi imbatto in questo ingrediente, lo sostitiusco, aumentando leggermente la dose di lievito. 
  • Considerate che, a causa della presenza delle pesche sulla sua superficie, questa torta non crescerà in modo pazzesco: resta estremamente soffice (la fecola e il burro fanno il loro dovere) ma non aspettatevi un bordo alto 4 dita, perchè la fisica ha le sue leggi- e funzionano anche in cucina
  • La ricetta dice di usare pesche mature, io vi direi di no: dovete tagliarle a fette e questo prevede che facciate un minimo di pressione sul frutto. Le pesche mature si spappolano, senza ritegno: per cui, trovate una via di mezzo, che vi permetterà oltretutto di fare delle fette abbastanza sottili, più facili a sciogliersi
  • La teglia: non ho usato uno stampo a cerniera, ma una normale teglia da dolci, del diametro di 22 cm, unta sul fondo e ai bordi con un po' di burro. Dopo pochi minuti la torta si staccava da sola dallo stampo e l'ho sformata capovolgendola su un piatto da portata- e poi capovolgendola di nuovo, sul piatto che vedete nella foto (neanche a dirlo, ho confuso i due piatti, per cui in foto c'è finito quello poco fotogenico, ma vabbè- ormai dovreste esserci abituati, qui sopra...)

procedimento

  • fruste elettriche o anche robot da cucina, se lo avete- e tanta pazienza, perchè trattandosi di torta soffice, più aria si incorpora e meglio è. Idem per quanto riguarda l'obbligo di setacciare le polveri: con la farina, è sempre meglio farlo, perchè l'ossigeno che si crea da questa operazione "risveglia" gli organismi presenti nella farina e la fa lavorare meglio: ma quando si parla di preparazioni con poco lievito, che devono comunque essere soffici, si tratta di un passaggio obbligato. 

  • il primo che ride lo ammazzo, ma prima di capire come fare a sciogliere lo zafferano in tre cucchiai d'acqua bollente ci ho messo un po'- e lì per lì pensavo di dover far bollire tre cucchiai d'acqua in un pentolino. Basta far bollire un po' d'acqua, prelevarne tre cucchiai, metterli in un bicchiere e lì sciogliere lo zafferano. Chiedo venia per il dettaglio - che so che è superfluo per tutti- ma se mai ci fosse qualcuno imbranato come me, ecco: non sentiamoci soli...

  • Per tagliare le pesche a fettine, non è il caso di snocciolarle, prima: basta tagliare tante piccole fette, il frutto in una mano, il coltello nell'altra, ed ecco lì che l'operazione è conclusa, senza nemmeno sporcarsi. La fettina si stacca bene da sola dal nocciolo- ed è per questo che vi dicevo di usare frutti maturi, ma ancora sodi. 

  • Cottura: 180 gradi a  modalità statica per una quarantina di minuti. Lo stuzzicadenti non deve uscire asciutto, ma umido: altrimenti, la torta si seccherà troppo, al contatto con l'aria. L'essenziale è che esca pulito, senza grumi di impasto tutto intorno. 



giovedì 17 febbraio 2011

Tisane, elisir e pozioni...lo Zafferano

Di Daniela
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Eccoci con la seconda spezia in programma per la nostra rubrica "Tisane, elisir e pozioni": parliamo del prezioso, profumato, coloratissimo
ZAFFERANO
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"C’era una volta un bellissimo giovane mortale, di nome Croco. Costui si innamorò perdutamente di una ninfa dei boschi, elegante e graziosa, Similace che ricambiava il suo amore…ma l’amore tra un mortale e una divinità non era ammesso e così, vuoi per la gelosia di Afrodite per lei o di Hermes per lui, gli dei trasformarono il bel Croco in una pianta odorosa e preziosa e la giovane ninfa in un’altra piantina…."
Non è un bell’inizio? Non è una favola, è il mito di Croco, che racconta la nascita di questo preziosissimo fiore.. tanto per soddisfare la vostra curiosità la bella ninfa fu trasformata nella similax aspera e cioè la salsapariglia europea [ricordate i Puffi con l’odioso Gargamella? Tutto torna alla fine, in un grande cerchio :-)] i cui frutti erano utilizzati, come ci racconta Euripide nelle sue Baccanti ("Tutte si incoronavano con ghirlande di edera, di quercia e di smilace in fiore") per i riti dionisiaci….
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E non solo questa versione: la mitologia romana invece racconta che Mercurio, il Dio dei ladri e dei mercanti (bella accoppiata vero?) oltre che messaggero preferito degli dei e protettore della medicina, avendo sbagliato il lancio del disco, colpì a morte il suo amico Crocus e fece tingere del suo sangue il fiore della pianta affinché gli uomini, attraverso il colore ed il nome, lo ricordassero per sempre.
In entrambi i casi il personaggio nella mitologia aveva una doppia natura : morte e rinascita o meglio rigenerazione, tanto da diventare sia il fiore degli sposi, che il fiore usato nelle cerimonie funebri.
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Lo zafferano era molto conosciuto tra i popoli antichi.
Gli Egizi lo usavano per colorare le vesti, per preparare unguenti e profumi, per tingere le bende delle mummie e nel composto di erbe necessarie per l’imbalsamazione. I Greci come i persiani lo ritenevano un potente afrodisiaco ottimo per risvegliare la passione e lo usavano per farne corone oppure per spargerlo nei teatri o nei letti nuziali (sembra che anche il letto di Zeus fosse coperto da crochi); per i Romani era il colore del velo delle spose (flammeus, fiammeggiante come le tonalità degli stigmi dello zafferano) e il fiore che ,come dicevo prima, addobbava la casa della sposa, oltre ad usarlo anche per ornare le tombe, come auspicio per una vita ultraterrena. Persino la Bibbia nel Libro dei Cantici (4:14) viene citato come pianta aromatica e odorosa.
Lo zafferano prodotto dal fiore del croco, è stato usato da sempre per colorare con il colore dell’oro abiti sacri e religiosi, dalle toghe degli antichi Egizi all’abito del Dalai Lama, ma era usato anche per tingere la lana per i tappeti persiani, per le lane ed i tessuti del Kashmir, per gli abiti dei re d’Assiria, come per quelli Babilonesi fino ai re d’Irlanda.
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Il rosso dei veli da sposa si tramandò dai romani fino al medioevo , dove con la preziosa spezia si tingeva una veste che le spose indossavano sotto gli abiti per le nozze ed è stato usato da sempre per purificare la pelle : le donne si tingevano le guance, le labbra, le unghie e i capelli con questa spezia e la usavano per trattare l'acne, ma anche per trattare scottature, graffi e lividi. Bagni, olii per i massaggi e belletti a base di zafferano erano noti ovunque, e si ritrovano anche " nell’arte di amare " araba e persiana.
Prezioso fino al punto di essere noto come l’oro rosso, compariva addirittura nei contratti matrimoniali nel 1700, insieme a vesti, tele, abiti, terre e denaro… Forse la pianta è originaria di creta: il nome deriva infatti dal greco Kròkos (c'è un esplicito riferimento a questo fiore nell'Iliade di Omero – Libro XIV, versetto 347) che significa “filo di tessuto” e si riferisce ai lunghi stigmi ben visibili nella specie più conosciuta (e coltivata) di questo genere (Crocus sativus o zafferano vero). La prima documentazione dell'uso di questo nome lo abbiamo da Teofrasto di Efeso filosofo e botanico greco antico nonché discepolo di Aristotele. La parola zafferano, invece, deriva dalla parola latina safranum, che a sua volta deriva dall'arabo zaʻfarān (زعفران) (da aṣfar (أَصْفَر‎), che significa "giallo").
Sembra che la pianta sia originaria dell’isola di Creta e che da li sia stata portata nel Medio Oriente, in Africa e in Italia, dove, nel periodo romano, come ho detto, ebbe grande importanza anche economica. Con la caduta dell’Impero Romano la popolarità dallo zafferano venne meno, e la sua coltura sopravvisse in Oriente, nell’impero di Bisanzio, e nei paesi arabi. Attorno all'anno mille (961 a.C.) furono gli Arabi che ne reintrodussero in Europa la coltivazione attraverso la Spagna. Ci fu così, in tutto il bacino del Mediterraneo un grosso incremento nell’utilizzo di questa spezia. Il suo valore fece si che fossero comminate in Spagna pene molto severe per chi cercava di portar fuori i preziosi bulbi: fino alla pena di morte. Ma Padre Santucci, un frate che nel 1230 sappiamo far parte in Spagna di un tribunale dell’inquisizione di Gregorio IX, riuscì a trafugare qualche pianta, portandola in Abruzzo, sua terra d’origine, dove ottenne risultati di qualità addirittura superiori all’originale e dove tutt’ora, oltre che in Toscana e in Sardegna, viene coltivata con ottimi risultati. Curiosità locale: da qualche tempo abbiamo anche noi in Liguria una piccola coltivazione: è a Minceto un minuscolo paesino nel comune di Ronco Scrivia, a 600 metri di altitudine alle spalle di Genova, quindi!
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Da questo connubio fortunato, l’inizio dell’utilizzo anche in cucina dello zafferano anche in Italia: già nel ‘400 “giravano” moltissime ricette con la preziosa spezia e così, oltre ad utilizzarlo per tingersi i capelli, cominciò a far parte della “cucina d’autore” soddisfacendo i palati più raffinati e soprattutto , forse , aiutando a coprire con il suo aroma i sapori un po’ “forti” di molte pietanze del tempo.
sformato capesante gamberi
Un’ultima curiosità sul suo utilizzo culinario: sapete qual è la leggenda sulla nascita del risotto alla milanese, il piatto forse più classico (arancini e altre squisitezze a parte :-)) per l’utilizzo dello zafferano? Nel 1500 il Maestro pittore fiammingo, Valerio da Profondovalle (Diependale), lo utilizzava per colorare le vetrate del Duomo di Milano e così, per un caso, pare che durante il matrimonio di sua figlia, anch’essa pittrice) un po’ di zafferano cadde sul piatto di riso che stavano preparando per il banchetto: lo assaggiarono, un po’ prevenuti, i cuochi, e si accorsero così che era squisito. Da qui a poco a poco la fama del risotto si sparse fino a diventare quasi il piatto simbolo della città ed apprezzato ovunque.
zafferano
Parliamo un po’ della pianta ora. Si tratta di un croco autunnale che fiorisce nel periodo che va dalla metà di ottobre alla fine di novembre a seconda del clima. La sua coltura deve essere effettuata quasi interamente a mano rendendo estremamente costosa la spezia che se ne ricava: la fioritura dura dai 15 ai 20 giorni, durante i quali, ogni mattina si raccolgono, manualmente, fiori appena in boccio (infatti con il sole si schiuderebbero rendendo facile, con la manipolazione, il deterioramento degli stimmi), dai quali si estraggono, sempre a mano, i tre preziosissimi stimmi rossi.
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Questi vengono poi essiccati al sole oppure con l'esposizione a una blanda fonte di calore, per conservarli accentuandone l'aroma e il potere colorante. La raccolta deve essere effettuata giornalmente perché il fiore appassisce in poche ore. Per avere 1 grammo di Zafferano essiccato occorrono mediamente dai 140 ai 150 fiori.
zafferano pistilli
Le sue proprietà sono tali da venir ritenuto, da sempre un "elisir di lunga vita" . Vediamole:
- è un fantastico antiossidante, grazie alla crocetina, crocina e picrocrocina, carotenoidi contenuti negli stimmi che hanno la capacità di legarsi ai radicali liberi e neutralizzarli proteggendo le cellule e innalzando le difese immunitarie. E' ricco inoltre di vitamine B1 e B2 essenziali per la crescita e il corretto funzionamento del metabolismo.
- contiene anche una sostanza (la zeaxantina) che protegge gli occhi e la vista
- è un efficace digestivo, grazie ai suoi aromi, ai pigmenti e ai numerosi principi attivi aumenta la secrezione della bile e dei succhi gastrici facilitando la digestione. Molti liquori digestivi contengono lo Zafferano.
- è un ottimo depurativo, ha proprietà disintossicanti e antinfiammatorie che aiutano ad eliminare le tossine e ad abbassare le quote di colesterolo e trigliceridi contenuti nel sangue.
- è un toccasana anche nei confronti della sindrome premestruale, dove le sperimentazioni hanno già dato risultati molto incoraggianti contro sbalzi d’ umore e tensione nervosa.
- è un efficace anti-stress, ha un effetto antidepressivo e tonificante sul sistema nervoso, inoltre ha proprietà sedative .
- è un ottimo afrodisiaco, agisce sulle ghiandole surrenali, stimolando la produzione di ormoni quali adrenalina e cortisolo. (Il cardinale Richelieu, che evidentemente aveva interessi discosti dalla sua “vocazione” usava come eccitante una confettura allo zafferano, e alla fine dello stesso secolo il chirurgo francese Ambrogio Parè consigliava agli impotenti il risotto condito con questa spezia.)
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Oggigiorno si è stabilito che in alcuni casi la quantità di 10 gr di zafferano presa in una unica somministrazione, può risultare nociva, e 20 gr addirittura pericolosa: ma per dare al tutto la giusta proporzione vi ricordo che una bustina ne contiene 0,15 gr e in una porzione di risotto o di una pasta ne sono contenuti circa 0,03 gr… e considerate anche che un piatto preparato con lo zafferano può far eliminare il 20% delle scorie di radicali al giorno: più della vitamina C o E… fate due calcoli voi!

TISANA (e altri rimedi) ALLO ZAFFERANO
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Ingredienti
1 pizzico di zafferano o 3 stimmi
100 ml o poco più d'acqua
1 cucchiaino di miele

Mettete un pizzico di zafferano in polvere in una tazza d’ acqua, portate ad ebollizione e lasciate riposare per una decina di minuti. In alternativa, lasciate in infusione per 10 minuti in 100 ml (un bicchiere circa) di acqua calda 2 o 3 stimmi . Se aggiungete un cucchiaino di miele, avrete un ottimo infuso digestivo e antistress da bere la sera per conciliare il sonno.
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Oppure, per rafforzare le difese dell'organismo, per esempio durante l'inverno o in periodi di superlavoro, è consigliabile diluire una bustina di zafferano in mezzo litro di succo di carota, da bere nel corso della giornata.
Un consiglio per i capelli chiari? Per rendere luminosa una capigliatura bionda, e accentuare i riflessi dorati eliminando il giallo innaturale, è sufficiente sciogliere una bustina di zafferano o alcuni pistilli polverizzati in mezzo litro di acqua bollente. Una volta che si sarà colorata di giallo, filtrarla e versarla sui capelli dopo la shampoo, lasciando asciugare all'aria. Avrete una chioma lucente e profumata…
Ora l’ultimo suggerimento sul tema: per avere una pelle splendente, invece, si può preparare un impacco rigenerante a base di zafferano e carota. Basta frullare 250 grammi di carote ben pulite, e aggiungervi 1/2 tazza di tè verde in cui avrete fatto sciogliere 2 bustine di zafferano. Appena il preparato si è raffreddato potete amalgamarlo con dell’ olio d'oliva fino a ottenere una crema morbida e compatta, da applicare su viso, collo e décolleté per 15 minuti.
Buona giornata
Dani

TISANE (and other remedies) SAFFRON
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Ingredients
1 pinch of saffron or 3 stigmas
100 ml water
1 teaspoon honey


Put a pinch of saffron powder in a cup of 'water, bring to a boil and let it stand for about ten minutes. Alternatively, leave 2 or 3 stigmas to infuse for 10 minutes in 100 ml (about a cup) of hot water. If you add a teaspoon of honey, you'll have a great digestive and anti-stress tea to drink in the evening to sleep
Or, to strengthen the immune system, for example during the winter or during periods of overwork, it is useful to dilute saffron in half a liter of carrot juice to drink throughout the day.
A tip for light hair? To make light blonde hair, and accentuate the golden yellow, eliminating the unnatural, simply dissolve one sachet of saffron pistils or a pinch of powder in boiling water. Once it is yellow, filter it and pour it on the hair after the shampoo, air dry. You will have a shiny and fragrant hair..
Now the last suggestion : to get a glowing skin, however, you can prepare a rejuvenating cream made with saffron and carrot. Just mix 250 grams of carrots cleaned, and add 1 / 2 cup of green tea that you do dissolve in 2 sachets of saffron. As soon as the mixture has cooled, you can mix it with 's olive oil until creamy, smooth and compact, and apply on the face, neck and chest for 15 minutes.
Have a nice day
Dani




Fonti:
http://www.erbeofficinali.org Scheda 'ZAFFERANO' by Alberto Tucci
http://www.amo-bulbi.it/tec_C_sativus_zafferano.htm Testo adattato dall'articolo di Mariella Prato " Zafferano, pianta preziosa. Come l'oro, anzi di più", apparso in GARDENIA, n.29, settembre 1986.

mercoledì 23 giugno 2010

Caro Felipe - mini brioches di zafferano col cuore al cioccolato

mini brioches cioccolato e zafferano

Caro Felipe,
uno agno es trascurrido da la mia ultima vifita en Efpagna e me efcufo de nuevo por el mio Espagnol che non hablo da la nostra scorfa corifpondencia, si non si confidera la revisiòn rapida dopo la cota del Brunuelos de Montalcinos, de cui però prefiero no ricordar nada- e pacienca por lo espagnol
Non puedo però no escriber dos rigaf, el jorno prima del partìr por Madrid, primero para preguntar como estas: como eftas Vostra Majestas? como estàn lo nignos? E sobra todo: como eftàs la mujer? L'habeo vista in foto, dalla peluquerìa- siempre tan amabile, siempre tan de incuentro, che ho pensado che gracias a Dios que l'han appelada Letitia e non Dolores...Por mi, es porquè es mas magra. Asì che ho pensado di regalarle un pequigno de mis kilos de mas- non tantos, folos lof dof che ho portado da Palermo: con mucho gusto per todos, fidate.
A propofito di Palermo: fuppongo che la TVE abbia trafmisso la derecha dell'encuentro por el libro de la fotofcritta e si la Letitia non ti ha fatto cambiar el pagnos de la nignas proprio in quel momiento lì, tu sabes de que sto hablando. Bisogna correre a los riparos, porchè el nemigo està là e ha les sembiances di una fascinante mujera, che ufficialmente se fa chiamar Estebania, ma que in realtà è la segnora Zeppatero. Creème: habeo las provas: dos armadios plenos de armas de ogni calibros. aquì, si chiaman "tacchi", ma arma potentes sono....
In esto momiento fto facendo las valigiaf e fono mucho cnotenta de partir e vuoi sabèe porquè? te stai teniendo fuerte? Anzi, mejo: estàs sedutos?
...porque parto con el maximo entufiafmo.
Battuda de mierda, que non compriende neffuno, fe non el Segnor Maffimo Entusiasmo. Che trae tan soddisfaciòn da le battudas, che si è pure dato esto pseudonimo, como dire che cuando el està lì, c'è el maximo entufiafmo. Como la Letitia, paro paro....


MINI BRIOCHES DI ZAFFERANO COL CUORE AL CIOCCOLATO

mini brioches cioccolato e zafferano

Siccome sono di corsa, ve la sintetizzo: poi, con calma, la spiego meglio.
In ogni caso, la pasta di partenza è il pan brioche di montersino, ve lo ricordate?, a cui aggiungo una bustina di zafferano, sin dal primo impasto. Se vi piace il colore della foto, va bene questa dose. Altrimenti, mettetene di più, tenendo conto che anche il sapore di zafferano aumenta. Fate lievitare e poi dividete l'impasto in tanti piccoli pezzi, grossi circa come una noce se volete fare le mini brioches, altrimenti un pochino più grandi. Mettete al centro un quadratino di buon cioccolato fondente, date la forma di una pallina, spennellate con latte e tuorlo d'uovo e lasciate lievitare per mezz'oretta. Infornate a 180 gradi per una ventina di minuti

A stasera, che vi saluto come si deve
Alessandra


venerdì 16 aprile 2010

sformati di gamberi e capesante in salsa di zafferano


di Alessandra

sformato capesante gamberi

Se mi guardo indietro non ho pentimenti. Dovessi ricominciare, farei esattamente tutto quello che ho fatto. Tutto. Mi risposerei anche. Con un'altra, naturalmente.(Raimondo Vianello)

Io, si sa, sono una laudator temporis acti. Se così non fosse, non mi sarei presa una deprezzatissima e disprezzatissima laurea in lettere antiche, non amerei la Storia in modo così viscerale e non starei a rimpiangere gli echi delle musiche finite e a voler preservare i miei ricordi dalla foga del tempo che fugge.
E' per questo che ogni tanto rispolvero le ricette di famiglia, metto in moto il carillon di mia nonna, mi danno l'anima a spiegare a mia figlia e a mio nipote la lezione del passato e, sempre più spesso, mi sento estranea ad un presente che non mi appartiene e ad un futuro che mi fa paura.
Ed è per questo che stasera piango Raimondo Vianello. Lo piango come attore, come personaggio e come uomo: perchè era un comico sopraffino, un caratterista geniale, una persona per bene. Ma soprattutto lo piango come ultimo rappresentante di un intrattenimento garbato, che sapeva graffiare senza mai scadere nella volgarità, fulmineo nelle battute senza essere mai sopra le righe, intriso di una cultura disinvolta, mai ostentata e sempre coniugata nelle forme della signorilità e della misura.
Per me era l'ultimo argine rimasto a trattenere una volgarità ormai divenuta misura di tutte le cose, un'ignoranza crassa esibita come un vanto e questo circo di nani, ballerine, adulatori e vanesi che da tempo si è impadronito della nostra televisione, tanto più urlata quanto più vuota.
Mi fermo qui, perchè non amo la retorica e neppure i piagnistei: in fondo, abbiamo quello che ci meritiamo e tanto basta. E tuttavia, sapere che se ne è andato anche lui, mi fa davvero tristezza. Tutto qui.

SFORMATO DI GAMBERI E CAPESANTE IN SALSA DI ZAFFERANO



sformato capesante gamberi

La ricetta proviene da un blog francese di cui ho perso le tracce: ne trascrissi le dosi su un foglietto, al volo, in una traduzione per giunta sgarruppata, tanto che qualche dubbio sulla corrispondenza con l'originale mi viene. Ciononostante, resta uno dei miei antipasti preferiti, tanto che le foto che vedete risalgono ad un po' di tempo fa, quando avevo bisogno di una "liscia porca figura". Era anche finito in fondo alla dispensa del blog e chissà quanto sarebbe rimasto lì se ieri Giulia non avesse pubblicato una salsa allo zafferano che ricorda molto da vicino quella in abbinamento a questo sformato. E' una ricetta che fa scena ma molti facile da preparare, con il pregio di poter essere surgelata- da cruda, ovviamente- e preparata in anticipo, con l'avvertenza di non aggiungere le uova, se non al momento della cottura. Le dosi della salsa sono abbondanti e, a meno che non vogliate affogarci gli sformati, ve ne avanzerà un po', quel tanto che serve per condire una pasta veloce, magari passata anche al forno

sformato capesante gamberi


per 6 persone
375 g di gamberi (o mazzancolle)
250 g di capesante
1 uovo intero e un tuorlo
125 g di ricotta
2 cucchiai di succo di limone (io uso la scorza grattugiata di un limone)
125 ml di panna
aggiunta mia: prezzemolo

per la salsa allo zafferano
30 g di burro
30 g di farina
185 ml di brodo di pollo (ecco, questa per me è un'eresia: io uso il brodo di pesce, direttamente con gli scarti dei gamberi)
125 ml di panna
zafferano in pistilli ( sennò una bustina)
erba cipollina per decorare (io non la metto, c'è il prezzemolo negli sformati)

sformato capesante e gamberi

Si inizia pulendo i gamberi e le capesante: per queste ultime, è necessario lasciare il corallo. Sentite, fuori dai denti: io le capesante fresche non le sto a comprare, per questa preparazione. E' tutto cotto e "contaminato" e , oltre a non valerne la pena dal punto di vista economico, sarebbe un mezzo delitto sprecarle così. Ho un "pusher" di fiducia, che me le procura surgelate, con il loro corallo e per me sono perfette.
Mettete da parte gli scarti dei gamberi (ricordate di togliere le teste) e fate un fumetto di pesce, con acqua, prezzemolo, limone e un po' di sale.
Tritate finemente le capesante e i gamberi, ambedue crudi e incorporateli al resto degli altri ingredienti, mescolando bene
Imburrate 6/8 stampini monoporzione e infornate a 180 gradi per 30 minuti o fino a quando saranno belli gonfi e dorati. Potete anche cuocerli a bagnomaria: nel qual caso, aumentate i tempi di cottura.

Per la salsa, si parte da un roux al quale si aggiunge il brodo, come per fare una bechamelle. Quindi fate fondere il burro, unitevi la farina, mescolate bene fino a quando i due composti si amalgamano e, a fiamma bassa, incorporate il brodo a poco a poco, semre mescolando. Portate a bollore, aggiungete lo zafferano e aggiustate di sale e pepe. Togliete la pentola dal fuoco e aggiungete la panna.

Componete il piatto.
Lasciate intiepidire gli sformati, prima di sformarli (perdonate il pessimo italiano: "farli fuoriuscire dagli stampi" non mi piaceva, "stamparli" mi sa che non va bene)
Riportate la salsa sul fuoco, fin quasi a bollore e nappatevi lo sformato.
Buon appetito
Ale

lunedì 17 agosto 2009

Spaghetti allo zafferano con zucchine e pistacchi di Bronte (Recipe also in English)

Di Daniela
Scroll down for English version
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Nel periodo di ferragosto capita spesso di avere per casa qualche amico che si diverte al pensiero di mangiare in compagnia, specialmente ora che a preparare il pranzo è l'amica che scrive ricette su un blog: "Vabbè, allora, vorrai farci sperimentare, no?" . Non è che sia facilissimo trovare qualcosa di originale, gustoso e che stuzzichi le papile gustative (velo ricordate il vecchissssimo "titilla la papilla"? ecco una cosa analoga!) degli ospiti, perchè d'estate tutto deve essere leggero, ma gustoso, rapido da preparare ma appetitoso, originale ma semplice e profumato.....
Quindi, conscia dei miei doveri di ospite ho pensato di organizzare un veloce menù estivo che comprederà un primo e un dolce tanto per non appesantirsi troppo.... e il "primo" ho pensato che sarà rappresentato da

SPAGHETTI ALLO ZAFFERANO CON ZUCCHINE E PISTACCHI DI BRONTE


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La ricetta arriva, diretta, con qualche piccolo "aggiustamento" , da "Io cucino" dell'8 agosto.
Dunque per 4 persone
  • 350 gr di spaghetti
  • 300 di zucchine
  • 50 gr di pistacchi freschi, sgusciati e di Bronte, se possibile
  • 2 cipolle
  • 1 bustina di zafferano
  • pecorino grattugiato
  • 1/2 bicchiere di vino bianco(100 ml. circa)
  • basilico e finocchietto selvatico
  • olio evo
  • sale grosso e fino
Un'unica premessa: in tutto Monterosso, Levanto e nell'unico supermercato di Genova dove ho mandato in avanscoperta mio marito non ho trovato neppure l'ombra di un pistacchio...... Quindi con la morte nel cuore devo sostituire ai 50 gr di pistacchi previsti dalla ricetta i 20 gr che posseggo e 40 gr di pinoli, sperando che l'effetto generale sia simile.
Andiamo a cominciare.

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Sbucciatele cipolle e tagliatele a spicchietti sottili. Pulite e lavate le zucchine e tagliatele a bastoncini piccoli . Mettete prima le cipolle e poi dopo pochi minutio le zucchine a dorare in una padella con poco olio evo e fatele cuocere a fuoco dolce per una decina di minuti.
Nel frattempo frullate insieme o tritate finemente con la mezzaluna o meglio ancora col mortaio, i pistacchi, un paio di rametti di finocchietto e una manciata di foglie di basilico.
Se usate i frullatore o il mortaio, aggiungete, un pochino di olio e sale per creare una cremina direttamente nel bicchiere o ne vaso, mentre se tritate a mano trasferite il trito in una ciotolina e fate lo stesso.

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Nel frattempo mettete l'acqua sul fuoco, dove scioglierete una bustina di zafferano, per saporire e colorare la pasta e, quando bolle , buttate gli spaghetti e cuoceteli per circa 8 minuti (comunque controllate i tempi di cottura sulla confezione) . A questo punto scolateli , tenendoli un po' umidi e conditeli subito con il pesto di pistacchi, finocchietto e basilico, che, se serve , potete allungare con un mestolino di acqua di cottura. Ora versate sugli spaghetti le cipolle e gli zucchini, che saranno ancora caldi, unendo anche i pistacchi tritati tenuti da parte. Togliete dal fuoco e spolverizzate il piatto con abbondante pecorino romano grattugiato. Servite subito.
Vi asssicuro che i profumi che si sprigionano dalla terrina sono eccellenti e il sapore, particolare ed aromatico insieme, ne è assolutamente all'altezza. Vale la pena di provarli, senza dubbio.

Buon appetito a tutti

Daniela

SPAGHETTI WITH SAFFRON , ZUCCHINI AND PISACHIOS
(translated by Daniella Guagliardo)
  • 12 oz spaghetti
  • 1 1/2 c. zucchini (aprox. 3 medium)
  • 2 onions
  • 1/2 c. white wine
  • 1/4 c. grated pecorino romano cheese
  • 1/4 c. pistachios
  • 1 packet saffron
  • fresh basil, wild fennel fronds
  • extra virgin olive oil
  • coarse salt, fine salt, pepper
Peel the onion and chop into thin small pieces. Cut the zucchini into "matchstick" pieces. In a frypan on medium heat add some olive and cook onion until golden, then add zucchini and wine, cook another 10 minutes.
While this is cooking, chop finely with a mezzaluna
or knife, or grind with mortar and pestle the pistachios, herbs, salt and pepper and a little oil to form a creamy consistency. Set aside.
Heat water and add coarse salt. Add the saffron for flavor and color. When boiling, add spaghetti and cook 8 minutes or according to package directions.

Drain, keeping a little of the cooking water. Add pasta to zucchini mixture, then add reserved pistacchio mixture, adding a little of the pasta water, if too dry.

Sprinkle with lots of grated pecorino romano.

Serve immediately

venerdì 22 maggio 2009

mezze maniche con capesante, fave e zafferano

di Alesssandra





Era da una settimana che avevo voglia di un risotto con le fave e, per una ragione o per l'altra, non riuscivo mai a prepararlo: ora perché il marito è intollerante al riso e quindi bisogna andarci piano, ora perché alla creatura le fave non piacciono e quindi bisogna lavorare su due fuochi , con di qua il risotto vergine e di là quello contaminato, ora per tutta una serie di priorità, non ultima quella dei tagliolini al limone, per cui si rimandava sempre al giorno dopo.

Siccome le fave, però, non hanno pazienza più di tanto e cominciavano a scarseggiare, l'altro giorno ho fatto un bliz al mercato orientale, della serie "oggi o mai più" e ho fatto una spesa mirata- fave, capesante, porri, tutto insomma. E quando finalmente è arrivato il momento di mettermi ai fornelli, ho deciso che tanto valeva prepararlo con tutti i crismi, a partire dal soffritto di mezz'ora e per finire con la spellatura delle fave, passando per il brodo di pesce insaporito con lo zafferano.
E quando finalmente era tutto pronto, mi sono accorta che mancava il riso.
Cioè: avevo il patna, il venere, il basmati, il roma, persino un inquietante avanzo di "riso per risotti orientali", ma nessuna traccia di carnaroli, o di arborio o di qualsiasi altro chicco che non fosse destinato a squagliarsi in una minestrina collosa nel giro di due minuti.
Giuro che i miei 5 secondi di sconforto ce li ho avuti- facciamo anche dieci, va'. Ma siccome la necessità aguzza l'ingegno, ho trovato soccorso in un avanzo di mezze maniche, cotto per metà a mo' di pastasciutta e per metà a mo' di risotto (mi piangeva il cuore a non utilizzare il porro stufato per venti minuti...) ed è venuta fuori una delle paste migliori che mai siano state prodotte in questa cucina: cotta al punto giusto, ben legata e con un fondo di cremosità dovuto al metodo di cottura, che le altre paste asciutte difficilmente raggiungono.
Ecco qui la ricetta

MEZZE MANICHE CON CAPESANTE, FAVE E ZAFFERANO




per 4 persone
320 g di mezze maniche
1 porro
olio EVO
brodo di pesce
zafferano
20 capesante
6 hg di fave
martini dry
sale
peperoncino ( facoltativo)

In una casseruola capiente, o in una risottiera far stufare il porro in poco olio, portando a cottura aggiungendo mestoli d'acqua, a fuoco basso e a recipiente coperto, per almeno una quindicina di minuti.
Nel frattempo, far sbollentare le fave, sbucciate, per qualche minuto in acqua bollente non salata; appena tiepide, togliere la pellicina esterna.
Mettere su l'acqua come per una normale pastasciutta e, quando bolle, salarla e buttarvi le mezze maniche
Nel frattempo, togliere le capesante dalla conchiglia, prendere solo i frutti e farli insaporire nel porro, a fuoco alto, per qualche minuto. Salare e bagnare con mezzo bicchiere di Martini dry e far evaporare
Dopo sei minuti di cottura della pasta, scolarla e metterla nella risottiera con il porro e le capesante, mescolare bene e terminare la cottura a mo' di risotto, aggiungendo tre mestoli di brodo caldo di pesce, nel quale avrete fatto sciogliere una o due bustine di zafferano (dipende dal tipo: se colora molto, va bene una. Io uso i pistilli, ne ho messo un cucchiaino).
Portare a cottura, a recipiente scoperto, mescolando di tanto in tanto, aggiungendo eventualmente altro brodo, se vedete che asciuga troppo.
In ultimo, aggiungete le fave, mescolate ancora in modo da legare bene il piatto e servite.
Secondo mio marito, ci starebbe bene anche un po' di peperoncino: può aver ragione (stamattina son magnanima), ma solo se in minime quantità, altrimenti il piatto si snatura.
Buona giornata
ale

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