OverBlog

giovedì 30 giugno 2011

Piatti storici : Baccalà alla Mastai

Di Daniela
Pio IX

In via delle Muratte, a Roma, via che va da piazza Fontana di Trevi fino a via del Corso, nella prima metà dell’Ottocento c'era una trattoria alla moda, quella dell’Armellino, frequentata da personaggi di spicco come Massimo D’Azeglio e dal giovane conte Giovanni Mastai, destinato a salire nel 1846 al soglio pontificio con il nome di Pio IX, venuto a Roma per chiedere di essere ammesso nel Corpo della Guardia Nobile. Ancora il conte Mastai era un semplice abate, che ignorava che sarebbe divenuto non solo papa con il nome di Pio IX , figura amatissima e odiatissima al tempo stesso, con il pontificato più lungo della storia della Chiesa (San Pietro a parte!) e ultimo sovrano dello Stato Pontificio. Era lui, infatti, eletto al soglio pontificio quando nel 1870, alla caduta di Napoleone III, le truppe dei Savoia entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine alla sovranità temporale dei "papi re". Il Papa, sostenendo di non poter avere gli spazi necessari per esercitare il suo ministero in piena libertà e autonomia dal Regno d'Italia, si ritirò nel Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo Stato e dichiarandosi prigioniero politico. Fu questa la situazione, la celebre Questione Romana, che si trascinò fino al 1929 e che fu risolta con i Patti Lateranensi.
Documento autografo di Pio IX
Ma intanto Pio IX sempre chiuso all'interno di ciò che era rimasto del suo Stato promulgò il celebre "non expedit" con il quale richiese ai cattolici italiani e a tutti gli ecclesiastici che in Italia vivevano di non partecipare attivamente alla vita politica del nuovo Stato, l'Italia, che aveva commesso un atto gravissimo di violenza contro la Chiesa Romana. E nonostante nel 1871, venissero riconosciute dallo Stato Italiano i doveri e i diritti dell'autorità del Papa, Pio IX non accettò mai il nuovo Stato e scrisse anche al Re Vittorio Emanuele II, continuando a dichiararsi "prigioniero dello Stato Italiano".
Ma tutto questo, negli anni di cui stavamo parlando il giovane Conte Giovanni Maria Mastai Ferretti non lo immaginava ancora: era solo un giovane abate, appunto, che amava farsi servire, nella sua trattoria preferita, un piatto particolare. Era un semplice piatto di baccalà, ma ebbe così vasta eco che per anni la trattoria rimase celebre per avere nel suo menù questa prelibatezza, preparata con uvetta e sugo che dal suo nome divenne nota come il "baccalà alla Mastai".
Con questo piatto "i piatti storici" vi salutano: riprenderanno a settembre...


Baccalà alla Mastai
baccalà alla Mastai
ingredienti per 4
50 gr di uvetta
olio
1 cipolla o uno scalogno
400 gr di polpa di pomodoro (passata)
peperoncino
800 gr di filetto di baccalà
prezzemolo tritato ( io basilico)
DSCF6530
Mettete 50 gr di uvetta in una ciotolina d'acqua. Affttate una cipolla e fatela dorare in un tegame con 2 cucchiai di olio e.v.o. Poi unite 400 gr di pomodoro, salate, unite il peperoncino e l'uvetta sgocciolata e cuocete per 12 minuti.
DSCF6536
Tagliate 800 gr di filetto di baccalà ammollato a tocchi, privateli della pelle e delle spine, passateli nella farina e friggeteli in un tegame con l'olio.
DSCF6534
Scolateli, posateli su carta assorbente da cucina per qualche istante, poi uniteli alla salsa preparata e completate con le foglioline di basilico spezzettato o prezzemolo tritato
DSCF6527Questo piatto è veramente gustoso e particolare nell'accostamento dell'uvetta con il pesce fritto passato nella salsa: per rendergli giustizia, ho usato una passata davvero squisita che ci ha regalato il nostro mitico Mario, e che valeva davvero la pena di utilizzare per qualcosa di speciale... Inoltre, essendo aromatizzata al basilico, ha fatto si che la mia scelta cadesse sulle foglie di quest'ultimo, invece che di prezzemolo per la rifinitura del piatto.  Davvero un insieme eccellente
Buona giornata a tutti
Dani

mercoledì 29 giugno 2011

mtc giugno- gli ultimi kaki age!!!!


Se non fosse che si è svolto tutto alla luce del sole ( e in certi casi, anche della luna, visto che c'è chi, per socngiurere la calura estiva, ha pure fritto di notte), qualcuno potrebbe alzare più di un sopracciglio, di fronte all'ondata di kaki age che si è abbattuta sul nostro blog in queste ultime ore. Chiudiamo a 67 ricette e 65 partecipanti, due terzi dei quali hanno dato il loro contributo in zona Cesarini. Non hanno fatto eccezione neppure gli "anche no", ed è per questo che, contrariamente alle abitudini del fine settimana, dobbiamo pubblicare entrambe le ricette che ci sono arrivate ieri (entro il tempo regolamentare) nella serata di un caldo mercoledì. Sono i kaki age di Teresa, una nuova amica che, pur frequentando da poco la comunità dei food blogger, si è subito lanciata nell'emmetichallenge (imparate, gente, imparate) e la nostra Flaminia, che invece è orma ina habituèe della nostra sfida e che, pur fra mille impegni, è riuscita a lasciarci il suo contributo anche questa volta. Le trovate rispettivamente qui e qui e sono la degna conclusione a questa tornata, alla quale non dedichiamo altre parole, in attesa della grande giornata di premi di venerdì prossimo, il I luglio. 
buona serata
ale e dani

per Starbooks : Confettura "de vieux garçon" ai mirtilli e lamponi e al kirsch e confettura di lamponi

Di Daniela
starbooks ferber
Eccomi con gli ultimi due consigli di Christine Ferber per creare ottime confetture.
Il primo argomento sono i materiali necessari per preparare le confetture:  
    1. lei utilizza una pentola di rame, più larga che alta, che le garantisce una miglior diffusione del calore ed al tempo stesso una maggior evaporazione dell'acqua contenuta nella frutta. Dovrebbe essere una casseruola dedicata a quest'unico scopo. Naturalmente non bisogna mai mettere a macerare la frutta in un contenitore di rame perchè si ossiderebbe (è sempre èreferibile usare il vetro o la terraglia che non comunicano sapori o colori alla frutta stessa). Va bene anche , per cuocere la confettura, l'utilizzo di una pentola in acciaio inox a fondo spesso, prestando molta attenzione a che la frutta non attacchi sul fondo.
    2. Anche la schiumarola deve essere d'acciaio inossidabile: è adatta a schiumare la marmellata , ma anche a girarla delicatamente, a controllare la cottura dello sciroppo, a rimuovere le spezie e in fine cottura a prendere la frutta che sarà divisa ne vasetti.
    3. C'è bisogno anche di un cucchiaio di legno , un mestolo, da riservare peò anche questo alla preparazione delle marmellate.
    4. Indispensabile è il mestolo in inox per riempire i vasetti.
    5. Un pelapatate ed un coltello da cucina in acciaio sono necessari per preparare la frutta
    6. un tagliere
    7. un colino , utilizzato per lavare e scolare la frutta
    8. un passaverdure con una serie di griglie utile per trattenere i semi e la buccia in certe preparazioni
    9. una casseruola in acciaio per sbianchire le scorze della frutta
    10. un coperchio adatto alla pentola per la cottura
    11. 2 terrine per raccogliere la frutta pulita, il succo per le gelatine, gli sciroppi e per fare macerare alcune preparazioni prima di farle cuocere
    12. una bilancia da cuicina per pesare gli ingredienti
    13. un colino a trama fitta
    14. una garza di seta o nailon o cotone per filtrare
    15. un mixer
    16. uno spremi agrumi
    17. uno strumento per prelevare la scorza dai frutti
    18. uno schiaccianoci
    19. carta forno
    20. strofinacci
    21. 1 termometro da cucina
    22. un imbuto per poter travasare meglio le confetture
    23. vasetti di vetro con tappo a vite
    24. etichette
    DSCF6410
    Sono in realtà tutti oggetti di uso più che comune che chiunque di noi ha sempre in casa: ma non fa male sincerarsi di avere tutto sottomano prima di cominciare!
     
    Confettura "de vieux garçon" ai frutti di bosco, lamponi e kirsh. 
    DSCF6022
    1kg di mirtilli
    1kg di lamponi
    1.6 kg zucchero
    Il succo di un piccolo limone
    60g (6 cl) di kirsh

    lamponi mirtilli
    Sciacquare rapidamente i mirtilli sotto l’acqua fresca corrente. In una casseruola mescolare i mirtilli e 800 g di zucchero e la metà del succo di limone. Portarli ad ebollizione. Spegnere e versare il risultato in una terrina. Coprirla con un foglio di carta da forno e conservarlo al fresco fino al giorno dopo.
    Sciacquare rapidamente i lamponi allo stesso modo. Metteteli in un’altra casseruola con gli altri 800 g di zucchero e l’altra metà di succo di limone. Portarli ad ebollizione, spegnere e versare anche questo preparato in un terrina, coprirla con della carta a forno e riporla al fresco fino all’indomani.
    vieux garcon
    Il giorno seguente portate la preparazione di mirtilli ad ebollizione mescolando delicatamente. Mantenete la cottura a fuoco vivo per 10 m circa, mescolando spesso e schiumando se necessario. Verificate la densità. Mettete velocemente la vostra confettura in barattoli sterilizzati riempiendoli fino a metà. Lasciate raffreddare.
    Ora prendete la preparazione di lamponi, portatela ad ebollizione, mantenete la cottura a fuoco vivo per 5 minuti, mescolando spesso e schiumando se necessario. Verificate anche qui la densità. Spegnete il fuoco, aggiungete il kirsh e finite di riempire i barattoli. Aggiungete due o tre gocce di kirsh in ogni barattolo e coprite. Potete rimpiazzare i mirtilli con le more.
    Una volta in ogni casa si preparava una confettura "de vieux garçon" con frutta e alcool. In Alsazia, dopo ogni raccolto di frutti rossi e neri di giardino o nel bosco, si depositano poche manciate di frutta in una grande terrina di terra cotta e la si copre con una misura di zucchero e di kirsh.
    D’autunno si possono degustare queste confetture con dolci secchi e croccanti o con un formaggio bianco.
    Ora una piccola delizia semplicissima

    Confettura di lamponi
     
    confettura lamponi
    1 kg di lamponi
    800 gr di zucchero semolato
    Succo di un limone piccolo

    Scegliete i lamponi migliori. Non sciacquateli al fine di preservare la loro fragranza.
    In un tegame a fondo spesso, mescolate i lamponi, lo zucchero e il succo di limone.
    Portate ad ebollizione, mescolando delicatamente. Tenere la casseruola a fuoco alto per cinque-dieci minuti mescolando e schiumando attentamente. Riportate ad ebollizione. Controllate la densità.
    Mettere la vostra marmellata nei vasetti e chiudeteli.

    Buona giornata
    Dani

    martedì 28 giugno 2011

    mtc giugno- il kaki age al salmone di flaminia

    IL KAKI AGE DI SALMONE DI FLAMINIA




    Questa volta arrivo proprio per il rotto della cuffia …..!!!
    Sarà perché a Roma questi giorni sono 35 ° C (che non invogliano proprio a mettersi davanti ad una pentola di olio bollente), saranno gli esami scolastici della prole, sarà la luna di traverso, ma mi sento di aver veramente dato poco spazio alla ricetta di questo mese.
    E sì che il post di Aquaviva mi aveva davvero entusiasmato…! così ricco di notizie, costumi, cultura,mi metteva quasi in imbarazzo, per me che sono sempre un po’ istintiva e all’impronta del momento, avere dettami così precisi persino su come si piega il tovagliolo, ti credo che quelle povere geishe dovevano studiare per anni … )))


    Comunque “meglio tardi che mai” eccovi qui la mia ricetta

    Kaki age di salmone

    Filetto di salmone (io surgelato Ikea ma va bene qualsiasi tipo)
    Semi di finocchio q.b.
    Pepe rosa q.b.
    Lamponi ½ cestino
    Fragole ½ cestino
    Soia q.b.
    Zucchero 2 cucchiai

    Per la pastella come da copione


    Tagliare il salmone a cubetti e metterlo a marinare con il pepe rosa, i semi di finocchio e un po’ di soia in frigorifero coperto da pellicola trasparente per un paio di ore.
    Intanto preparare la salsina facendo bollire brevemente i lamponi con le fragole, lo zucchero e la salsa di soia. Lasciare intiepidire.
    Preparare la pastella con il tuorlo e l’acqua gelata, a cui aggiungere la farina sbattendo il tutto velocemente.
    Friggere a cucchiaiate e buon appetito accompagnando con fragole e lamponi freschi e un bel bicchierino di thè verde magari ghiacciato !!!
    A presto
    flaminia

    mtc giugno: il kaki age con salsa allo zafferano aquilano di Teresa




    Premetto: ho scoperto il magico mondo dei foodbloggers solo da poco tempo ed il vostro menuturistico è uno dei miei punti di riferimento!
    E' già da qualche mese che mi riprometto di partecipare alle sfide dell'MTC, impegno che non riesco a mantenere per il sopraggiungere di mille imprevisti, il che, unito ad una discreta percentuale di pigrizia, fa si che io resti spettatrice o semplice esecutrice dei magnifici manicaretti che vengono proposti.
    Ma questa volta no, seppure in zona Cesarini, non potevo assolutamente mancare per 2 motivi:
    1) adoro la cucina orientale, la passione per i fornelli è iniziata innanzitutto grazie alla scoperta delle magnifiche culture, gastronomiche e non, dei Paesi orientali;
    2) mi sento particolarmente vicina ad un popolo che ha vissuto una grande tragedia che io, cittadina di L'Aquila, non posso che capire e condividere...
    Ed al popolo giapponese, così forte, tenace, orgoglioso, ho voluto dedicare il mio
    tris di kaki age con salsa allo zafferano aquilano.Ecco la ricetta:
    ho preparato 2 dosi di pastella con la ricetta base di Acquaviva (250 gr farina 00, 2 tuorli, 400 ml circa di acqua freddissima e gasata) ed un'altra dose con la farina di riso (125 gr farina d riso, 1 tuorlo, 200 ml acqua come sopra).
    dopodichè ho preparato gli ingredienti dei singoli kaki age:
    alle capesante:
    - una decina di capesante - 2 patate piccole,- 1 zucchina piccola: il tutto tagliato a rondelle sottili. In più: semi di papavero;
    alle cozze:
    - una decina di cozze, - 1/2 melanzana, - 2 patate piccole: il tutto tagliato a dadini. In più: miscela shicimi togarashi;
    ai gamberi:
    - 10 gamberi - 1/3 di peperone rosso - 2 patate piccole: il tutto tagliato a julienne. In più: semi di finocchio
    Dopo aver preparato e fatto riposare le pastelle le ho unite ai tris di ingredienti, ben miscelati tra loro con l’aiuto delle mani, riservando al fritto con le melanzane la pastella di riso: ho pensato che la farina di riso compensasse la caratteristica delle stesse di assorbire molto olio.

    Ho fritto il tutto a cucchiaiate in due wok diversi (per le due diverse farine) con olio di arachide.

    Nel frattempo ho preparato la salsa allo zafferano:
    Per la salsa: 250 ml di panna fresca, 1 pezzetto di cipollotto fresco tritato, 1 cartina di zafferano in polvere, sale q b.
    Ho riscaldato la panna con il cipollotto facendola sobbollire per un minuto, ho aggiunto lo zafferano in polvere ed il sale. Se si volesse utilizzare lo zafferano in stimmi, ricordare di metterlo in liquido caldo (acqua, brodo, latte ecc..) almeno un’ora prima di utilizzarlo e coperto affinchè non disperda il profumo.

    Inoltre: ho preparato anche della salsa di soia con scagliette di zenzero fresco.
    Sembrerà strano ma la combinazione dei due accompagnamenti, quando si amalgamano nel piatto individuale, è anch’essa gradevolissima!

    Ecco quindi il mio tris di kaki age:

    P.S. non facevo una foto con la macchinetta da circa due anni: spero che per questa volta ciò serva a giustificare ambientazione e tecnica scolastiche….
    A presto! Teresa Gilda

    Cartolina da...Jamestown

    DSCN1322(1)
    Il 13 maggio 1607 una spedizione inglese della Virginia Company raggiunse la costa degli Stati Uniti, in quello che oggi è lo stato della Virginia (dal nome della compagnia), con 108 uomini e tre navi (Susan Constant, Godspeed e Discovery) per costruire il primo insediamento stabile nel nuovo mondo. Il nome fu dato, invece, in onore del Re inglese James I, sul trono al momento della partenza dei Coloni.
    This portrait of Captain John Smith appeared on a 1616 map of New England
    Su una di queste navi viaggiava anche il celebre capitano inglese John Smith (quasi ogni bambino ormai lo conosce anche da noi) che, grazie al suo rapporto personale con Pochaontas, figlia di un capo indiano, riuscì a salvare in più occasioni la vita dei coloni e del loro villaggio, costituito all'inizio più che altro da poche case di legno, una chiesa e fortificato da alte palizzate.
    Indiano Algonchino


    Questo almeno finquando i rapporti cambiarono e addirittura il 22 marzo del 1622 gli indiani Algonchini uccisero 347 persone, ben un terzo degli abitanti della colonia (Il massacro di Jamestown).
    Jamestown 1607
    Costumes prepared for a TimeTeam Special for the 400 yearanniversary of the founding ofthe colony. Characters allbased on documented records.
    In questo luogo per loro così importante, gli americani hanno costruito un museo all'aperto per ricordare l'inizio, pur così prossimo, della loro storia: nel villaggio ricostruito fedelmente, insieme a quello indiano vicino, lavorano dei figuranti per rendere più viva la memoria degli eventi.
    Qulle che vedete nella foto sono le tre navi storiche ricostruite seguendo i disegni trovati nei cantieri inglesi.
    Sembra incredibile che abbiano potuto attraversare l'oceano e risalire un fiume con quei gusci di noce....
    Buona serata
    Dani e Silvia

    Arnilemonato- Agnello al limone e all'origano di Tessa Kiros



    agnello al limone( cucina greca)


    Stamattina sono di corsa. Il marito è partito all'alba per Madrid, prima tappa l'obitorio (ve l'ho detto, no, che è un gran periodo...) che però in Spagna si chiama Tanatorio e al telefono gli è sembrato di capir Sanatorio e non vi dico la commedia degli equivoci, iniziati con un "ah, ma no estaba muerta, la segnora???" e finiti con la mia solita filippica pro liceo classico, che suderai sì lacrime e sangue sul greco, ma almeno'ste figure non le fai, ecchecaspita...

    In più, fra poco devo essere in ufficio per i festeggiamenti per san Pietro e Paolo- che è domani, ma noi festeggiamo oggi, perchè domani siam chiusi perchè festeggiamo sul serio. In ufficio da me, potrebbe andar bene il famoso verso della Gertrude Stein- "una rosa è una rosa è una rosa", adattato alle festività. "Una festa è una festa è una festa". A qualsiasi ora arriviate, infatti, da noi  c'è sempre qualcosa da mangiare. E sempre con un po' di "habilliè" tutto intorno, tanto per valorizzare quello che è stato portato. Era stata un'intuizione felice del mio Capo, tanti anni fa, che negli anni si è rivelata una genialata. Già che ci siamo scelti un lavoro tutto particolare, a contatto con sofferenze di ogni genere, cerchiamo almeno di creare un ambiente sereno tutto intorno, deve aver pensato, inaugurando un costume che oggi è diventata un'abitudine che tutto il mondo ci invidia- e non è un'esagerazione. A parte le ricorrenze private (ne abbiamo tutti almeno due, il compleanno e l'onomastico, ma qualcuno festeggia anche l'assunzione) e pubbliche, ormai viene spontaneo portare qualcosa in ufficio, anche se è un avanzo del dolce preparato la sera prima, che tua figlia ha disdegnato, al marito piace poco, a te invece piace troppo e pertanto  è meglio che sparisca dalla circolazione, prima che attenti al tuo girovita. Per inciso, gli orari di lavoro restan quelli (non a caso, stamattina son di corsa: entro mezz'ora prima), ma la qualità del nostro tempo è nettamente migliore: perchè un conto è ricaricare le batterie buttando giù un liquido tiepido e maleodorante che esce da una macchinetta dove c'è scritto "caffè", ben altro è ristorarsi con una fetta di torta fatta in casa o la focaccia calda del fornaio o i biscotti all'avena "che questi fan  bene, dai, cosa pensi alla dieta che hai bisogno di star su". Il tempo della pausa è esattamente lo stesso- ma la carica che vi dà il cibo - questo cibo, condiviso con l'affetto e la consapevolezza di chi sa di remare con te, da anni, nella stessa direzione e nello stesso mare in tempesta- è davvero tutta un'altra cosa. 
    Ma probabilmentelo sapevate già...


    ARNILEMONATO- AGNELLO AL LIMONE E ALL'ORIGANO
    da Tessa Kiros, Food from Many Greek Kitchens


    agnello al limone( cucina greca)

    Come già detto più volte, a me ogni tot tocca preparare l'agnello. Io non lo mangio non perchè sia vegetariana o perchè sia facile alla compassione, ma per il semplice fatto che non mi piace. Ma vedere la creatura mangiare finalmente di gusto mi ha fatto superare ogni remora, tant'è che oggi lo cucino volentieri e pure spesso. Ancora più spesso quando arriva l'estate, visto che "agnello" è per noi sinonimo di Grecia e Medioriente in genere, tutti Paesi che abbiamo da sempre nel cuore e che ci parlano di una cucina fresca, profumata, che sa di sole e di mare. Il piatto di oggi non fa eccezione e semmai è quanto di più deliziosamente estivo abbia prodotto finora, temepratura del forno a parte. Ma siccome si cuoce da solo e le cotture lente tengono lontano ogni rischio di bruciature, nulla vi vieta di dimenticarvelo in forno e di prendervi un po' di sole...

    per 4-6 persone
    il succo di 6-7 limoni- circa 375 ml
    125 ml di olio d'oliva
    1 cucchiaio colmo di origano secco
    1 cosciotto di agnello del peso di 1 kg e mezzo, con l'osso tagliato dal macellaio in modo da stare tutto nel tegame di cottura
    sale e pepe nero

    1, 200 g di patate, tagliate a pezzetti

    Procedimento
    Massaggiate bene il cosciotto di agnello con sale e pepe e mettetelo in una marinata formata dal succo di limone unito all'olio, all'origano e a 375 ml di acqua. Giratevelo due volte, in modo che si ricopra bene del liquido, poi coprite con una pellicola trasparente e lasciate a riposare in frigo tutta la notte. 

    Il giorno dopo, accendete il forno a 180 gradi e fate cuocere l'agnello a recipiente coperto per un'ora. Abbassate a 150, girate il cosciotto, coprite nuovamente e proseguite la cottura per altre 2 ore. 

    Trascorso questo tempo, girate nuovamente l'agnello con delicatezza, perchè sarà diventato molto morbido, aggiungete le patate, salatele leggemente e fate cuocere per altre due ore, sempre a 150 gradi, sempre coperto, rigirando le patate una volta sola

    Dopodichè, togliere il coperchio, dare una bella mescolata alle patate e far dorare a 200 gradi, per 20-30 minuti. Sfornare e lasciar riposare la carne 5 minuti prima di servire. 

    agnello al limone( cucina greca)

    note mie
    • partiamo dagli ingredienti
    Siccome noi siamo in tre e l'agnello lo mangiano in due, non era il caso che mi giocassi i favori del macellaio con un cosciotto da un kg e mezzo. Quello che vedete in foto pesava intorno agli otto etti e stava di misura nella teglia, per cui non c'è stato bisogno di "spiezzare in due" un bel niente, con buona pace di tutti. 
    Origano secco, ma comunque buono. Potete anche sostituirlo don del timo o, meglio ancora, con del timo limone, entrambi freschi.
    l'olio è sempre extravergine
    Non preoccupatevi per le dosi massicce di limoni: alla fine, l'acido si perde in cottura e resta un meraviglioso sapore di agrumi e d'estate. 
    Per quanto riguarda le patate, prendetevela con mio marito. L'ultima novità è che devo fare due cotture separate, perchè le patate cotte nel grasso della carne non gli piacciono più. quindi, smettete pure di strabuzzare gli occhi sulle foto, perchè non le troverete mai.

    • marinata
    è semplicissima, quindi non è richiesto nessun accorgimento particolare, se non quello di massaggiare bene la carne: prima col sale, poi col pepe e ppoi, anche se la ricetta non lo dice, anche col liquido della marinata. Non eccedete con le spezie: bastano un cucchiaino di sale e un po' di pepe, macinato di fresco. 
    riposo
    rigorosamente in frigo e rigorosamente coperto. Più la carne riposa e meglio è: gli acidi (il limone),  hanno tutto il tempo di scomporre le proteine della carne, rendendola più tenera e gli aromi di aggiungere sapore. considerata la lunga cottura a cui il cosciotto verrà sottoposto, conviene davvero portarsi avanti con la preparazione e lasciar marinare una notte

    • cottura
    trattasi di una cottura a fuoco lento, la più adatta in assoluto per le carni di agnello. Va fatta coperta, per cui il recipiente ideale sarebbe una pentola di terracotta coperchiomunita. In mancanza di ciò, potete usare du fogli di alluminio sovrapposti e ben adattati al perimetro della casseruola.
    Ovviamente, i tempi di cottura variano a sencoda del peso del cosciotto: noi li abbiamo ridotto, all'incirca così:
    - a 180 gradi, 45 minuti
    - prima cottura a 160 gradi, un'ora e mezza, scarsa.
    - seconda cottura a 160 gradi: 40 minuti
    - doratura, a 200 gradi: fino a doratura, credo un quarto d'ora

    All'incirca, 3 ore e mezza, minuto più minuto meno. Rispetto alla cottura tradizionale è parecchio più lenta, ma non preoccupatevi: alla fine, mangerete l'agnello più tenero e più profumato del mondo.

    • per quanto riguarda le patate,
    noi le prepariamo sempre secondo una ricetta di un'amica sarda dellla suocera, un'autorità in fatto di cottura della carne di agnello, sempre accompagnata da questo contorno.
    Sbucciate le patate, le lavate bene, le tagliate a tocchetti piccoli (grosso modo, mezzo pollice) e le fate sbollentare per qualche minuto in acqua bollente salata. Le scolate, le asciugate bene e poi le mettete in teglia, con olio, tre o quattro spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati con la lama di un coltello e un peperoncino, privato dei semi e sminuzzato. Di solito, le facciamo cuocere a 200 gradi, mescolando ogni tanto, fino a quando son pronte (all'incirca, un'oretta). Stavolta, abbiamo infornato un po' dopo la  metà della prima cottura, incastrando la teglia sullo stesso ripiano di quela dell'agnello- per un totale di un'ora e tre quarti: ci vogliono tutti, perchè a parte gli ultimi minuti di doratura, si cuoce lentamente.

    Buona giornata
    ale




    lunedì 27 giugno 2011

    Della semplicità e della modestia: Alain Ducasse e il menu per le nozze del Principe Alberto



    E' di qualche settimana fa la notizia che Alberto di Monaco e la sua futura sposa hanno scelto Alain Ducasse come chef per il pranzo di gala per le loro nozze. Fin qui, nessuna sorpresa. Al di là del fatto che solo il Principe di Monaco può permettersi di offrire una cena al Louis XV a 450 persone, era abbastanza ovvio che la scelta cadesse sul cuoco più famoso del Principato: a maggior ragione dopo che, tre anni fa, lo stesso Alberto, con un decreto firmato pirsonalmente di pirsona, aveva insignito Ducasse della cittadinanza monegasca, facendolo schizzare in cima alla lista di tutti gli altri pretendenti. Quello che mi è parso meno ovvio, invece, sono state le immediate dichiarazioni rilasciate a tutti i giornali della terra in merito al tipo di menu che verrà proposto. Di solito, su queste cose c'è riserbo totale e se trapela qualcosa è solo per accrescere ulteriormente l'attesa e la curiosità per tutti i particolari dell'evento. Stavolta, invece, se ne parla, e solo per un motivo: perchè il menu nuziale dovrà essere uno dei tanti veicoli per affidare all'universo intero il messaggio che la coppia incarna: " di semplicità, armonia e modestia".
    Siccome siamo in fascia protetta, non sto qui a trascrivervi tutto quello che mi è venuto in mente, appena ho letto 'ste sparate. Mi limito a dirvi che avevo deciso eufemisticamente di relegare la questione in altri luoghi che non fossero gli spazi occupati dal mio neurone e così avrei fatto, se la mia amica Marina non mi avesse chiesto di scrivere due righe sulla faccenda. 
    Visto che a lei non so dire di no, ho vinto il timore di non essere all'Altezza :-) e ho obbedito, trasferendomi una tantum fuori dai confini di MT. L'articolo è on line da ieri e se vi fa piacere darci un'occhiata, lo trovate qui
    ciao 
    ale

    Tarte al cioccolato e al caramello morbido al lampone per le Strenne ai Frutti Rossi

    di alessandra


    crostata al caramello al lampone


    Giusto ieri pomeriggio, nel consueto scambio di e mail con la mia amica maga dei menu, in cui lei elenca serenamente tutto ciò che imbandirà nelle sue prossime cene, io sbavo sulla tastiera, si diceva come a noi non piaccia l'usanza britannica del "portare ciascuno qualcosa". 
    In origine, non ero di questa opinione, ed  anzi: nelle feste informali, quelle di inizio estate, con le bistecche che sfrigolano sul barbecue e i fiaschi di vino che girano come trottole, l'idea di dividere le incombenze culinarie fra tutti i partecipanti mi ha sempre trovato d'accordo.
    Tuttavia, se invito a casa, preferisco essere io ad occuparmi del menu, dalla prima all'ultima portata.
    Questo perchè, come vado ripetendo da sempre, la parte più difficile della cena è buttar giù ll'elenco delle portate. Non si tratta solo di trovare piatti che si accordino fra di loro e con i gusti degli invitati, ma che si sincronizzino con i tempi della cucina (detesto non stare a tavola con i miei ospiti) e con la disponibilità di forno, fornelli e attrezzature varie. Anche se in teoria è un'ottima accoppiata, una lasagna alla bolognese non potrà mai essere abbinata ad un roast beef a lenta cottura, almeno non in casa mia, dove dispongo di un solo forno, che cuoce ad una sola temperatura per volta. 
    Senza contare che mi diverto da matti, a scrivere menu e che spesso e volentieri (anzi, praticamente quasi sempre) se si viene a cena da noi è prevalentemente per mangiare. C'è una primizia, un prodotto tipico, una ricetta che mi intriga e che per noi tre è francamente sprecata? Ecco che mi metto a scrivere un menu a tema. 
    Addirittura, fino a pochi anni fa, mio marito spediva il menu alla lista degli amici e i primi 4 che si prenotavano erano invitati: era una sorta di appuntamento al buoio gastronomico (non è detto che si conoscessero tutti), l'avevamo battezzata "Operazione Palati Fini" e alla fine eravamo tutti contenti: loro, di scofanarsi (Palati fini era nato da qui), io di sbizzarrirmi, lasciando da parte la noia della routine dei pasti settimanali. 
    A fronte di ciò, però, se sono invitata da amici, non riesco a trattenermi e chiedo se posso portare il dolce. Predico bene e razzolo male, lo so, ma è davvero più forte di me. Anche perchè, da che esiste il blog, son sempre alla ricerca di occasioni per sperimentare qualcosa e passi se gli amici si son trasformati da ospiti da coccolare in cavie su cui fare esperimenti: la legge di MT non perdona e visto che, familiari a parte, ci si son sottomessi tutti volentieri, andiamo avanti così, fino al prossimo ammutinamento. 
    Questo dolce, quindi, rientra nella categoria di cui sopra: trattandosi di roba troppo elaborata per i gusti di famiglia (e il tetto massimo di calorie che ci è concesso), l'abbiamo pensata per i nostri amici, gli stessi a cui avevamo portato la famosa Stupendissima e che da allora hanno un posto speciale nella classifica dei Palati Fini.
    Grazie al cielo, ha avuto l'imprimatur del gradimento, ragion per cui ve la racconto qui, in tutti i dettagli.



    TARTE AL CIOCCOLATO E CARAMELLO MORBIDO AL LAMPONE
    (libera rielaborazione della Torta Incontro di Giovanni Pina)



    crostata al cioccolato e caramello al lampone


    Prima la fonte, poi le mie note che vi prego di leggere perchè ho fatto alcune modifiche importanti

    per uno stampo da tarte
    Pasta frolla al cacao 300 g
    Caramello morbido al lampone, 500 g
    Lamponi e zucchero a velo per decorare

    per la frolla al cacao
    (dosi per circa 1200 g)
    farina 00 w 150-169, g 400
    burro, 250 g
    uova 100 g
    cacao, 100 g
    zucchero, 250 g
    latte 150 g
    vaniglia in bacche, 1/2

    Setaccia la farina e il cacao insieme
    Lavora tutti gli altri ingredienti, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo
    Unisci la miscela di farina e cacao, lavorando il composto soltanto il tempo necessario per il suo assorbimento
    Avvolgi la pasta ottenuta in fogli di carta da forno e lascia riposare in frigo fino a che si sarà rappresa


    per il caramello morbido al lampone
    220 g di zucchero
    65 g di acqua
    110 g di panna
    lamponi frullati e senza semi 110 g

    In un tegame antiaderente (non usare una pentola di acciaio: avresti grandi problemi), cuoci l'acqua con lo zucchero, fino ad ottenere un caramello color nocciola
    A parte unisci la panna e i lamponi frullati e scaldali fino a raggiungere la temepratura di 80 gradi
    Quando il caramello avrà ottenuto la colorazione desiderata (medio ambrato), versavi, mescolando con molta attenzione, la miscela di panna e lamponi ben calda.
    Cuoci mescolando fino a raggiungere la temperatura di 110 gradi e raffredda immediatamente, immergendo la pentola in un contenitore con acqua gelata

    Assemblaggio del dolce
    (e qui vi dico come ho fatto io, perchè l'originale è un disco di frolla a cui si aggiunge un bordo che poi si riempie di caramello)

    Imburrare lo stampo e stendervi la frolla. 
    cuocere in bianco a 180 gradi, forno statico (160 forno ventilato) per 18 minuti e lasciar raffreddare. 
    Versarvi il caramello quando è appena pronto, quando è denso ma fluido: ci penserà da solo ad occupare tutti gli spazi liberi. 
    Lasciar raffreddare a temperatura ambiente e decorare a piacere. 

    crostata al cioccolato con caramello ai lamponi

    note  mie

    • per la frolla al cacao
    come vi dicevo, si tratta di una ricetta d'autore (e che autore!) e quindi, per una volta, sono riuscita a seguirla alla lettera. Propriamente, non si dovrebbe chiamare frolla, perchè la presenza del latte la rende molto morbida e poco friabile, però si presta ugualmente ad essere riempita e anzi: proprio per la sua morbidezza, è più indicata per un dolce da chiudi-cena, di quelli che si dovrebbero mangiare con cucchiaino e forchetta, per capirci. 

    • per quanto riguarda gli ingredienti
    la farina W 150 è una farina a basso contenuto di glutine: una buona 00 è perfetta. Nessuna aggiunta di manitoba o altro. 
    Pina dice di setacciare sempre la farina, anche quando si devono preparare impasti che non devono crescere: questo perchè i microrganismi che si trovano il suo interno assorbono ossigeno e sprigionano anidride carbonica: una bella setacciata è il sistema migliore per ridare ossigeno alla nostra farina ed averla al meglio delle sue forze 
    Il peso delle uova corrisponde a 2 uova grandi

    • per quanto riguarda la lavorazione
    di solito, faccio la frolla a mano. vel'avrò detto mille volte, ma l'unico modo che conosco per non far bruciare il burro è legato al tatto: se metto gli ingredienti nell'impastatrice, finisce sempre che o li lavoro per troppo tempo o a velocità troppo alta, surriscaldandoli inevitabilmente. 
    Stavolta, invece, ho messo tutto nel Kenwood (frusta k), per "la più grossa": poi, ho impastato velocemente a mano
    Come dicevo prima, la presenza del liquido toglie friabilità all'impasto e questo si nota sin dalla lavorazione a crudo: resta infatti un po' umido. Di conseguenza, il riposo in frigorifero è indispensabile e va fatto due volte:la prima, subito dopo avere impastato (almeno 3 ore); la seconda, dopo aver steso l'impasto nella tortiera (almeno mezz'ora)

    • cottura in bianco
    per la cottura in bianco, mi regolo così. 
    dopo che ho steso la frolla in teglia, ritaglio un foglio di carta da forno leggermente più largo dello stampo e lo dispongo sopra l'impasto. Lo cospargo di fagioli e metto in forno. In questo modo, evito di perdere gli occhi e la pazienza a togliere tutti i fagioli che, in cottura, vengono inglobati nella sfoglia e mi rimane il fondo perfettamente liscio. 

    • per il caramello morbido al lampone
    confesso che con il procedimento descritto, non mi è venuto: mea culpa, sia chiaro, perchè a me il caramello con l'acqua non viene. Quindi, ho rifatto tutto a modo mio,con il solito metodo da "astenersi puristi". 
    In precedenza, avevo frullato i lamponi e passato la purea al setaccio, in modo da togliere tutti i semini. 
    Fatto il caramello e aggiunta la panna, ho aggiunto la purea di lamponi, sempre sul fuoco, a poco a poco, e sempre mescolando: una volta che avete preparato la salsa al caramello, però (vale a dire caramello e panna) non ci dovrebbero essere più problemi ad aggiungere altri liquidi, ma tant'è ho proceduto con un po' di cautela. La prossima volta, vado in scioltezza e aggiungo tutto in una botta. 

    Si rassoda in fretta, ma non resta duro: purtroppo, non abbiamo foto dell'interno,perchè la torta è stata portata ad una cena da nostri amici ed è un periodo in cui non ho più voglia di tediare tutti con il set e lo scatto: se vi fidate, l'effetto è lo stesso della choco-caramel tarte
    Il sapore e la scena, invece, sono da porca, anzi: porchissima figura...
    A domani, dagli Assaggi di Viaggio
    Ale

    P.S.  visto che  mio marito, a cui non piacciono i"dolci dolci", ha avuto da ridire sulla dolcezza di questa tarte, a suo parere eccessiva,  mi sembra corretto riportarlo qui. come ho scritto nei commenti, questo è uno dei dessert da "più porca figura" che abbia mai preparato e avreste dovuto vedere le facce, a cominciare dalla mia, quando è stato portato in tavola. Per non parlare delle espressioni di puro godimento, al primo assaggio. Però, in effetti, dolce lo è. Quindi,  se preferite smorzare un po' lo zucchero, potete riempire il guscio di frolla con una ganache al cioccolato fondente (sceglietelo con una percentuale di cacao da uomini duri: minimo, il 72%) e poi sopra il caramello al lampone. Vedrete che bontà.

    domenica 26 giugno 2011

    mtc giugno- il kaki age "gran frittura" di Giorgio e Valeria


    Uno dei mille motivi per cui sarò sempre grata ai potenti mezzi della tecnologia informatica sono gli amici che ho incontrato grazie ad Internet: tutte persone che in altro modo difficilmente avrei potuto incontrare, per ovvie ragioni logistiche, e senza le quali la mia vita di oggi sarebbe più vuota e più noiosa. Valeria e Giorgio sono fra questi e penso che ormai non ci sia più bisogno di parole per raccontarvi quanto siano unici e speciali, viste le numerose partecipazioni all'mtc che ci hanno permesso di sbirciare nella loro cucina e nella loro vita. Stavolta, però, si sono superati, dando prova di una generosità e di un affetto davvero rari: nelle scorse settimane Valeria è incorsa in una disavventura che ci ha lasciato tutti col fiato sospeso e che avrebbe distratto chiunque da un appuntamento mensile di così poco conto come la nostra sfida. Chiunque, ma non lei- che ha trovato tempo e voglia di giocare anche questa volta, affrontando l'ardua impresa di convincere Giorgio a cimentarsi con la frittura da lui più detestata, visto che la pastella- udite udite- sporca l'olio. 
    E così, eccoli di nuovo qui, con un kaki-age trionfale, che ha visto finire in pastella gamberi di Lampedusa, alici, sarde, peperoni e melanzane, accompagnato da una salsina mediterranea e dal sale nero delle Hawai, in una sorta di goloso giro del mondo gastronomico di fronte al quale restare impassibili, proprio non si può.
    Da parte nostra, un grazie commosso, di quelli che iniziano e non finiscono, grande come l'augurio che tutto possa tornare come prima e meglio di prima.

    IL KAKI -AGE GRAN FRITTURA DI GIORGIO E VALERIA


    Ebbene sì, devo ammettere che questa sfida di giugno pensavo proprio di doverla saltare, visto com'ero bell'e sistemata ad inizio mese! Ma poi la "cosa" si è evoluta positivamente e stasera ci siamo approcciati a questa nuova sfida!
    Devo anche dire che ho dovuto lavorare lo 'scef' ai fianchi per convincerlo a fare "'sta cosa con la pastella" perché dovete sapere che Furio è il re della frittura ma...odia la pastella perché "gli sporca l'olio"..........
    Dunque, la pastella l'ho fatta come da regolamento: ho usato la farina Gran Fritto del Molino Quaglia (oramai non usiamo altro per friggere: è fantastica!), il tuiorlo e l'acqua ghiacciata. L'ho fatta
    a mezzogiorno e l'ho messa in frigo.
    All'ora di cena ho preparato una salsina con uovo sodo, aglio orsino, yogurt greco e olio.
    Eppoi vai con la gran frittura: peperone rosso a falde, melanzana a pezzetti, gamberi di Lampedusa, alici e sarde.
    Il tutto fritto rigorosamente in olio extra vergine di oliva e poi messo in calda dentro a tiepidino.
    Sale nero delle Hawaii e vai..........
    Come al solito abbiamo esagerato con le quantità: sarà contenta mia mamma che domani ha una razione gigante di fritto misto...però non le dico che è una ricetta giapponese...non si sa mai...
    Alla prossima,
    Valeria e Giorgio.

    Kaki-age al baccalà di Cristina, Giulia e Andrea



    Gustare su una tavola apparecchiata con cura, perchè questo piatto ne trae beneficio e noi anche. 
    queste sono le parole con cui Cristina conclude il suo post- e che abbiamo scelto come introduzione al suo kaki age, proprio perchè vanno dritte al cuore della ricetta della sfida di questo mese. Mai fermarsi alla lettera, ci vogliono dire la nostra amica e i suoi ragazzi, che dopo aver preso alla leggera la semplicità del piatto, si sono accorti via via che ne studiavano i passaggi di quanto coinvolgimento esso comportasse- dalla preparazione del piano di lavoro, all'attenzione ai dettagli, fino alla cura della tavola. Tutti gesti che, di norma, noi facciamo di fretta o che, in nome della fretta, vengono trascurati, se non addirittura dimenticati, con l'unico risultato di ritrovarci a fine giornata con la sensazione che il tempo "buono", quello per noi e per le persone e le occupazioni a noi care, sia stato fagocitato dal  senso del dovere o dalla routine. Riprenderci il nostro tempo per cucinare, dando al gesto stesso della preparazione del piatto la dignità che gli compete, è un primo, grande passo verso la riconquista degli spazi più nostri: appena lo ha capito, Cristina ha voluto coinvolgere i suoi figli e insieme hanno scoperto quanto sia facile e salutare chiudere le porte allo stress e alla frenesia di certi ritmi, recuperando nella condivisione di gesti abituali la consapevolezza di un presente che va salvagaurdato e goduto, meglio che si può.



     KAKI AGE AL BACCALA' DI CRISTINA, GIULIA E ANDREA

     

    Mamma mia, che sfida!!!!!
    Dunque, prima ho letto il post di Acquaviva e sono rimasta incantata dalla sua poesia, poi l'ho stampato e l'ho riletto con più calma per poter seguire la tecnica corretta, stupita come sempre dalla filosofia giapponese applicata ad ogni fase della vita, anche a delle "semplici" frittelle.... ecco, l'ho detto!!!!! La ricetta in sè è davvero semplice, ingredienti sminuzzati, pastella, "salsina" di accompagnamento.... quindi l'ho presa alla leggera, una sera in cui avevo un'oretta libera, con tutto ammassato disordinatamente sul tavolo, mentre ridevo e scherzavo con i miei figli, ecc. e alla fine l'ho capito: non è semplice e non sono nemmeno frittelle! Fidatevi di questo e io mi astengo dal raccontarvi i dettagli......
    Mi spiego, la vera sfida, almeno per me, è stato rimettermi a fare tutto dall'inizio, in un'altra serata, senza limiti di tempo e completamente assorbita dalla ricetta e dal post di Acquaviva. Con gli stessi ingredienti e i figli intorno, anche loro gli stessi :-)) ma questa volta in veste di collaboratori.Non pretendo di arrivare a dire che ho capito, ma almeno ci ho provato seriamente ed è stata un'esperienza rilassante e rilassata.
    La cucina questa volta era linda e ordinata, con a portata di mano solo ciò che serviva. Gli ingredienti disposti su piatti e ciotole, in modo logico e noi tre, in silenzio quasi religioso, Andrea con lo scalogno e Giulia alla mandolina con le zucchine e le patate.
    Tutta un'altra cosa!
    Grazie Acquaviva, hai saputo dare un uno stop alla frenesia tutta milanese con cui ci buttiamo in ogni cosa e ci hai regalato una serata di armonia e tranquillità.
    Da ripetere!

    Kaki-age al baccalà di Cristina, Giulia e Andrea
    400 gr di baccalà già ammollato2 zucchine2 patate piccole o 1 grandeolio di arachidisale e pepe

    Pe la pastella rimando esattamente al post di Acquaviva
    Per l'accompagnamento:1 scalognoun bicchiere di lattefoglie di menta

    Sminuzzare il baccalà al coltello in pezzetti irregolari e unirlo alle zucchine e patate tagliate a jullienne, togliendo l'eventuale acqua in eccesso.Salare e pepare e mescolarlo alla pastella preparata e messa in frigo per non farla scaldare troppo.
    Friggere un cucchiaio di composto per volta per non abbassare la temperatura dell'olio e girare per dare cottura e colorito uniforme. Io uso un pentolino piccolo rivestito in ceramica con cui mi trovo veramente bene.
    A parte, prima, tritare uno scalogno e farlo appassire a fuoco bassisiimo senza che soffrigga, aggiungere il latte e portare quasi ad ebillizione, spegnere il fuoco e mettere 3-4 foglie di menta rotte con le mani.Lasciare raffreddare a temperatura ambiente, non freddo.
    Gustare su una tavola apparecchiata con cura, perchè questo piatto ne trae beneficio e noi anche.

    sabato 25 giugno 2011

    Kaki age alla ligure di Diana (salvia e acciughe fritte)


     
    Non so se sia un'usanza circoscritta solo ai nostri confini, ma da noi, appena spunta un raggio di sole e si può mangiare in terrazza, ci si precipita a friggere la salvia. Lo stesso vale quando si vedono delle belle piantine al mercato e le si seziona mentalmente - le foglie brutte nella focaccia, quelle più tenere nei condimenti, quelle più grosse nella pastella- e sempre più spesso, nei cartocci di fritto che offrono durante i buffet, capita di incotrare anche queste delizie. L'acciuga fritta, poi, è quanto di più vergognosamente irresistibile si conosca, almeno da noi. Personalmente, mi tiro fuori dal mucchio (non mi fanno impazzire, per cui riesco a contenermi), ma di fronte a un piatto di acciughe impanate, appena scolate dall'olio della frittura e spruzzate di sale e limone, ho visto cose che voi umani etc etc. 
    Di conseguenza, se tenpura deve essere, in Liguria, è a partire da questi ingredienti. E se tenpura ligure dev'essere, qui sopra, porterà la firma di Diana che ormai è diventata la tesimonial di MT di tutti i profumi, i sapori e i segreti della cucina della nostra regione, laddove tira il vento di Ponente. E' così tanto ligure che ha pure messo il vino bianco nella pastella, cosa che non si sarebbe dovuta fare ma che, da figlia di madre che col vino bianco ci fa pure la sfoglia dei ravioli (invece che con le uova), capisco fino in fondo. E apprezzo pure.

    Insomma, a farla breve: non sarà proprio un kaki-age ortodosso, ma penso che saremo in pochi a restare impassibili, di fronte a questa ricetta. Anche perchè la salvia è bella fiorita sul balcone e sto giusto andando dal pescivendolo, a vedere il pescato della mattina....

    IL KAKI-AGE ALLA LIGURE (SALVIA E ACCIUGHE) DI DIANA

     

    Eccomi, come sempre in ritardissimo, ma ci sono........la tempura non la so fare, ma forse stavolta ........ devo dire che questa ricetta è di una semplicita' disarmante ed è anche da porca figura, come direbbe la Ale, pero' come sempre, il fritto è sempre il meglio!!! certo che non possono aspettare e quindi bisogna assolutamente cucinarle e mangiarle, ma sono talmente veloci che, anch'io nella mia solita imbranataggine sono riuscita.
    Ho intravisto questa bella ricetta su Gambero Rosso e visto che nell'orto la salvia abbonda, le acciughe le abbiamo sempre, mi sono detta: why not?
    ANTIPASTO o APERITIVO

    INGREDIENTI E DOSI PER 4 persone
    24 belle foglie di salvia;
    12 filetti di acciuga sott'olio
    per la pastella: 150 g di farina; 1 uovo; 2 o 3 cucchiai di vino bianco; 1 cucchiaio d'olio d' oliva;
    olio di oliva o di arachide per friggere
    Rompere l'uovo in una ciotola, sbatteterlo e unitevi la farina, l'olio e il vino.
    Mescolare bene e aggiungere, poco per volta, tanta acqua fredda quanto basta per avere una pastella fluida.

    Lavorare bene il composto sciogliendo eventuali grumi e lasciar riposare per almeno un'ora.
    Lavare le foglie di salvia, asciugarle con un panno e allinearne la metà sul tavolo.

    Mettere su ogni foglia un filetto di acciuga e coprirla con l'altra metà delle foglie fissando i due strati con uno stecchino.
    Scaldare abbondante olio nella padella dei fritti e, quando sarà ben caldo [175°], tuffarvi i pacchettini dopo averli passati nella pastella.

    Scolarli quando saranno dorati e appoggiarli su un doppio foglio di carta da cucina.
    Un consiglio, non salate perchè le acciughe fanno gia' la parte del leone e servire le frittelle caldissime con un aperitivo o come antipasto.

    SALSA DI ACCOMPAGNAMENTO
    .......quasi un gazpacho!
    1 pomodoro cuore di bue
    foglie di basilico freschissime
    2 falde peperone verde
    1 cipollino fresco
    sale pepe e olio q.b.
    Tagliare a tocchetti il pomodoro, il peperone, le foglie di basilico e il cipollino, mettere il tutto nel mixer con olio, frullare e aggiustare di pepe e sale. Tenere al fresco.
    Versarne un poco in un fingerball e intingere le frittelle di salvia nella salsa.
     

    venerdì 24 giugno 2011

    FFF: che c'è di nuovo oltreoceano? (U.S.A.Lemonade e Smoothie al mirtillo)

    Collage di smoothie

    Per quanto resti convinta che, sul fronte dell'ospitalità, noi Italiani non siamo secondi a nessuno, è ormai radicata la convinzione che siano gli Stati Uniti a fare scuola, nel campo del catering e soprattutto del banqueting. Non è una regola scritta e, a dirla tutta, avrei molto da eccepire, specie quando penso al de profundis per il genio italico, travolto dalla trasumananza di chi passa di moda in moda, con buona pace del senso estetico e del buon gusto. Però, è innegabile che i ricevimenti di tradizione anglosassone abbiano un fascino tutto loro, tanto da rendere doveroso per chi lo sceglie per professione e divertente per chi invece lo fa per hobby uno sguardo oltre l'Oceano. 
    C'è da dire, poi, che da qualche tempo a questa parte, sulla scia del furoreggiare dei wedding planner, si tende a trasformare tutto in evento- anche quello che ancora non c'è. Sto parlando dei famosi "baby shower", delle piccole festicciole fra la mamma del nascituro e le sue amiche, per festeggiare l'imminente nascita del bambino. 
    In origine, la festa aveva il nobile scopo di riunire le amiche della futura mamma per darle consigli e porterle dei doni: anche il termine "shower", che di primo acchito evoca la doccia, stava proprio ad indicare la pioggia di doni che "inzuppava" la neo mamma. Non a caso, di solito era il primogenito ad avere l'onore di questo incontro: con i figli successivi, si supponeva che la madre avesse acquisito sufficiente esperienza da rendere superflui questi inviti in casa sua- e assolutamente necessari quelli in casa d'altri. Neanche a dirlo, si trattava di una riunione esclusivamente fra donne, da cui gli uomini erano del tutto banditi: potevano invece essere ammesse le future nonne, alle quali spesso e volentieri toccava l'organizzazione del buffet: mai una cena, ma l'equivalente di un "rich tea", senza il piatto caldo: quindi tramezzini, pasticcini e la solita torta a più strati. 
    Oggi le cose sono un po' cambiate: non è infrequente organizzare un "baby shower" dopo che il piccolo è nato, le porte sono aperte a tutti- anche ai mariti-e-padri, pensa te- e le grandi e piccole aziende di banqueting hanno fiutato l'affare. Basta un rapido giro su internet per essere sommersi da foto di eventi di questo tipo, con cupcakes, cake pops, layer cake a fare da protagoniste incontrastate del banchetto. 
    Detto fra noi, a me piacerebbe moltissimo curare l'organizzazione di qualcosa del genere: si tratta di feste per poche persone, legate ad un evento importantissimo e per una come me, per cui l'ambientazione è tutto, sarebbe davvero l'ideale. In Italia, purtroppo, non c'è nulla del genere: anzi, con tutta che ormai sono passati anni dall'ultima volta, porto ancora i segni di quelle orribii feste da bambini con il vassoio (di carta) di pizzette (fredde) e la torta di compleanno sempre uguale, perchè guai a noon comprarla nella pasticceria che ti ha indicato la scuola, che maniman se la fai tu ci uccidi tutti. 
    Così, da un lato mi limito a sognare su questi reportage; dall'altro, appena scorgo all'orizzionte l'occasione per poter proporre anche solo che un pezzettino di questi buffet, la colgo al volo. E' il caso di questi smoothies al mirtillo e queste limonate, che si sarebero dovute servire in caraffa, ma che son finite nei bottiglini del succo di pomodoro (abbiamo mangiato pummarola per un mese), con tanto di etichetta di riconoscimento al seguito. Chiedo venia per le cannucce, ma, causa ritardo nella spedizione delle originali, mi sono arrangiata con quello che c'era. 
    Potrebbe essere una bella idea per il banchetto di un battesimo o di una comunione o anche di una festa per bambini, anche se, a dirla tutta, è stata apprezzata moltissimo anche dai grandi. 
    Va da sè che dentro possiate metterci qualsiasi cosa, meglio se colorata perchè fa più allegria. Calcolatene uno a testa- più qualcun altro, per i più golosi

    SMOOTHIES AL MIRTILLO

    smoothie al mirtillo



    Si chiama "smoothie", si beve "frullato", perchè la sostanza, bene o male, è quella. L'unica differenza sostanziale è che, al posto del latte (e del ghiaccio) si usa lo yogurt, a cui si deve la consistenza cremosa. 
    La ricetta ortodossa prevede che si frulli una parte di frutti insieme a due parti di yogurt, più l'aggiunta di quello che volete, per dolcificarlo (zucchero, miele, sciroppo d'acero) o per diluirlo (di solito, latte o succo d'arancia). 
    Stavolta, visto che si doveva anche ricercare quel determinato colore e visto che, se posso, non uso coloranti, ho fatto ricorso ad un piccolo trucco, sostituendo una parte di yogurt bianco con quello al mirtillo e l'altra parte con lo yogurt da bere (non dico la marca, ma ci siamo capiti) aromatizzato alla vaniglia. 

    vi metto le dosi standard- poi calcolate voi, in base al numero di bottiglini che dovete riempire e alla loro capienza

    per 10 bottiglini da 125 ml
    500 g di yogurt bianco 
    500 g di yugurt al mirtillo
    500 g di mirtilli
    vaniglia per aromatizzare
    Frullare prima la frutta e poi aggiungere i due yogurt e continuare a frullare, fino ad avere un composto cremoso. Filtrare (fondamentale: non c'è niente di più frustrante di una cannuccia intasata da un pezzo di mirtillo...) e tenere in frigo sino al momento dell'uso. Trasferire nelle bottigliette servendovi di un imbuto. 

    U.S.A. LEMONADE

    lemonade

    Quella di Lucy, per intenderci...
    Succo di limone, acqua e zucchero, in mille proporzioni diverse, a seconda dei gusti. Quella che beviamo noi, si fa così
    1 parte di zucchero
    1 di acqua
    1 di succo di limone, spremuto e filtrato
    altra acqua per diluire

    Si prepara uno sciroppo di zucchero, scaldando sul fornello a fiamma medio-bassa la stessa quantità di acqua e di zucchero. Quando quest'ultimo si è sciolto e lo sciroppo è diventato abbastanza denso, si toglie dal fuoco e si aggiunge il succo di limone. Si assaggia e si aggiunge altra acqua, quel tanto che basta per diluire la bevanda- e poi si mette in frigo, per almeno tre ore. Si puà ridurre la quantità di zucchero, a seconda dei gusti. Se guardate qui, potrete anche trovare un'altra variazione sul tema che vi abbiamo proposto qualche tempo fa.
    Buona giornata
    Ale





    giovedì 23 giugno 2011

    per il piatto storico : il tè freddo

    Di Daniela
    Iced tea ovvero, storia di un’idea americana al 100%

    "Neoclassical architecture in the Government Building at the Louisiana Purchase Exposition," from: David R. Francis, The Universal Exposition of 1904 (St. Louis: Louisiana Purchase Exposition Company, 1905), p. 91. Da http://en.wikipedia.org/wiki/Louisiana_Purchase_Exposition
    Ora, come al solito devo confessare la mia ignoranza sull’argomento: mai avrei pensato che ci fosse qualcuno al mondo che potesse vantare la “scoperta” del tè freddo! Credevo sinceramente che fosse una dei quelle preparazioni che, come dire, si evolvono così, strada facendo, senza avere un inizio né, presumibilmente, una fine. E invece no! La storia di questa bevanda ha degli creatori e molte leggende che la riguardano oltre che parecchie date di nascita. L’unico punto su cui non ci sono dubbi è la nazionalità del tè freddo: gli Stati Uniti d’America. Le storie invece sono diverse. La più celebre riguarda la persona del mercante Richard Blechynden, e siamo nell’estate 1904 a St.Louis nel Missuri.
    Entrance to Creation Exhibit on the Pike.Da http://en.wikipedia.org/wiki/Louisiana_Purchase_Exposition


    Il nostro Richard, proprietario di una grande piantagione di te, aveva infatti deciso di far assaggiare per farne apprezzare la bontà e l’aroma ai suoi possibili acquirenti, una tazza del suo tè nero dell’India,che voleva commercializzare alla Louisiana Purchase Exposition. Ma nell’estate del 1904 appunto, un’estate particolarmente calda, la sua offerta non suscitava grandi entusiasmi tra i compratori… anzi i più proprio rifiutavano di bere la bevanda bollente. Allora il signor Blechynden prese una decisione storica. Decise di spezzare un po’ di ghiaccio per metterlo nelle tazze ed offrire agli assaggiatori un po’ di refrigerio, oltre al sapore e all’energia del suo tè: il successo fu strepitoso, immediato ed a livello mondiale! Tant’è che venne attribuita proprio a questo momento l’invenzione del tè freddo.
    Altra storia: siamo nel 1890 : in un giornale del 28 settembre, il Nevada Noticer, si racconta in una nota , tutto ciò che viene servito durante la riunione dei veterani ex-confederati nella Riunione dello stato del Missuri di quell’anno . Ecco la parte che ci interessa:
    Da qui
    Il fatto che venga menzionato il tè freddo senza altre aggiunte, vuol dire che già doveva essere conosciuto a chi leggeva : spostiamo così indietro di 14 anni la data di nascita . Pat Villmer della “ St. Louis World's Fair Society” scrisse che questo tè " wasn't 'invented' at the World's Fair. The good people of the South were serving iced tea in their homes long before the Fair. It was just popularized at the Fair. It was called sweet tea served cool not hot in the summer in the South. Ice, when available, was used. Remember, ice was the premium in the early days before refrigeration, not tea." (non è stato inventato al World’s Fair
    da qui


    [L’esposizione del 1904 di cui abbiamo parlato prima] . La brava gente del Sud, serviva nelle proprie case tè freddo ben prima della Fiera. La Fiera lo rese solo popolare. Si chiamava Sweet Tea ed era servito fresco, non caldo, in estate al sud. Il ghiaccio, veniva usato solo quando disponibile. Bisogna ricordare che il
    ghiaccio era il premio, nei giorni precedenti l’uso della refrigerazione, non il tè!)
    Altra nota storica : sappiamo da varie fonti che alla World's Columbian Exposition (detta anche World's Fair: Columbian Exposition o The Chicago World's Fair) del 1893 ci fu un espositore che riuscì a guadagnare ben 2.000 $ solo vendendo tè freddo e limonata!
    World exhibition in Chicago, 1893 (da Wikipedia)
    La storia allora poi, ci racconta che il tè venne introdotto in America nel 1700, dal naturalista Francese A. Michaux (1746-1802) insieme ad altre piante nuove per il continente come camelie, gardenie e azalee. Lo piantò nella zona intorno a Charleston (vi sovviene , per caso, Via col vento ?) e la nuova coltura ebbe grande successo.
    da qui
    Proprio li, infatti, dato il calore delle estati, oltre al tè caldo, nei primi dell’800, alcuni libri di cucina cominciarono a proporre anche tè da servire freddi, creati con tè verde e spesso arricchiti con liquori, che chiamavano punch e cui spesso davano nomi altisonanti, come Regent’s Punch, il punch dedicato al principe di Galles , poi re Giorgio IV; più tardi invece, a metà ‘800 vennero preferiti nomi patriottici, come Chatam Artillery Punch, una “piccante” versione di Savannah. Ecco una ricetta di questo Punch di tè del 1839 tratta dal libro di cucina The Kentucky Housewife : Tea Punch - Make a pint and a half of very strong tea in the usual manner; strain it, and pour it boiling (hot) on one pound and a quarter of loaf sugar. (That's 2 1/2 cups white sugar) Add half a pint of rich sweet cream, and then stir in gradually a bottle of claret or of champaign (sic). You may heat it to the boiling point, and serve it so, or you may send it round entirely cold, in glass cups. ( Tea Punch - Fare una pinta e mezzo di tè molto forte nel modo consueto e versarlo bollente su una libbra e un quarto di pan di zucchero(che sono 2 tazze e mezzo di zucchero bianco). Aggiungere mezzo litro di panna dolce, e poi aggiungere a poco a poco una bottiglia di vino rosso o di champagne (sic). Lo si può riscaldare al punto di ebollizione, e servire così, oppure freddo, in tazze di vetro).
    L’alternativa era l’utilizzo di tè nero , invece del verde. La prima ricetta con questo tè stampata risale al 1884 , nel Mrs. Lincoln's Boston Cook Book: What to Do and What Not to Do in Cooking. (Ice Tea o Russian Tea – Preparate il tè e tenerlo fresco. Al momento di servire, mettete due cubetti di zucchero in un bicchiere, riempire fino a metà con ghiaccio rotto, aggiungere una fetta di limone, e riempire il bicchiere con il tè freddo.)
    In uno studio completo, Linda Stradley sottolinea anche che c'è una differenza tra "tè dolce" servito a sud con l'aggiunta di zucchero per la brocca e "tè freddo" servita al nord, con lo zucchero offerto a parte, se non assente del tutto.
    C'è un altro elemento introdotto nel 1904 che ha notevolmente influenzato la
    propensione nazionale Americana per il tè, freddo o no. In quell’anno, infatti, è stata inventata la bustina di tè, da un mercante di New York, Thomas Sullivan, in modo peraltro assolutamente fortunoso, come spesso accade: voleva solo trovare un modo meno costoso per commercializzare il tè...Tutti al mondo, almeno una volta abbiamo adoperato le bustine invece del tè sfuso (che noi per esempio preferiamo), per la loro maggiore praticità di utilizzo e forse anche questo ha contribuito a esportare nel mondo l’idea del tè freddo.
    In ogni caso, che sia originario del Missuri, o della Carolina o di qualunque altra zona d’America, il tè freddo ha indubbiamente conquistato il mondo e reso piacevole una bevanda che anche si apprezza per la sua freschezza  che da carica e gusto : sto naturalmente parlando di preparazioni home made….
    Eccovi alcune ricette che mi sembrano decisamente apprezzabili:
    DSCF6340
    Te freddo classico
    Preparate un infuso con una varietà non affumicata di tè nero, con bustine di tè 3-4 per litro di acqua bollente. Lasciare in infusione 5 minuti. Rimuovere bustine di tè e portare a temperatura ambiente. Versare sopra i cubetti di ghiaccio e servire con fettine di limone e rametti di menta e zucchero a piacere. O conservare in frigorifero per un massimo due giorni e poi servire
    .
    Tè del sole dagli anni Cinquanta
    Aggiungi 8-10 sacchetti di Orange Pekoe o tè prima colazione inglese a 1 gallone (3,7 l) di acqua filtrata o acqua di sorgente (direi che possimo usare una minerale naturale :-)) in un barattolo di vetro o brocca con coperchio. Mettetelo, coperto, in pieno sole per 3-5 ore. Rimuovere bustine.
    Raffreddate in frigorifero per servire senza ghiaccio dopo, o versare sopra i cubetti di ghiaccio e servire subito.

    Tè verde freddo dal Giappone
    Luogo 2-4 bustine di tè verde in vaso di vetro o brocca con coperchio e aggiungere 1 litro di acqua fredda. Mettete in frigorifero da 2 a 6 ore. Rimuovere bustine di tè e servire con o senza ghiaccio.

    Te multigusto freddo
    (Adattato da Cucina TV Martha Stewart)
    6-8 bustinedi tè alla frutta assortita o alle erbe (es. agrumi, ribes, mela, ciliegia, ibisco)
    1-2 bustine di Orange Pekoe o tè colazione inglese
    8 tazze d'acqua (meglio se filtrata o acqua di sorgente )

    Portate l'acqua ad ebollizione e versatela sopra le bustine di tè in una brocca o contenitore resistente al calore. Lasciate in infusione il tè per dieci minuti, quindi rimuovete i sacchetti e lasciate raffreddare il tè  a temperatura ambiente. Servite immediatamente con ghiaccio o conservate in frigorifero per un massimo di due giorni. Aggiungere le fette di limone, rametti di menta e zucchero a piacere.
    DSCF6346
    Inutile dirvi le infinite varietò di tè con ogni tipo di frutta di stagione che potrete realizzare a vostro piacimento.
    Qui da noi vaanno fortissimo
    Tè alla fragola e menta fresca
    4 bustine di te ai frutti rossi , oppure English breakfast
    2 l. di acqua
    1 cestino di fragole
    6 foglie di menta
    2 o 3 cucchiai di zucchero (facoltativi)
    Preparate il te come sempre. Mettete in infusione le bustine insieme alle fragole fresche pulite e tagliate in quarti o anche intere se sono piccole. Zuccherate se vi piace. Quando è freddo togliete le foglioline di menta e servitelo subito con ghiaccio. Alle ragazze piace moltissimo!
    DSCF6348
    Tè verde al limone e menta fresca
    2 litri d'acqua
    4 bustine di tè verde
    il succo di 1 piccolo limone più alcune fette di limone per decorare i bicchieri
    Menta fresca per decorare e qualche foglia per l'infusione
    4 cucchiai di zucchero (facoltativi)
    Procedete al solito modo. Mettete in infusione con le bustine il succo del limone, le foglie di menta e zuccherate se vi piace. Quando è freddo togliete la menta, servitelo nei bicchieri con ghiaccio e decorate con foglie di menta e 1 fetta di limone.
    DSCF6336
    Tè alla pesca

    4 bustine di tè alla pesca o English Breakfast
    3 pesche sode e mature
    2 o 3 cucchiai di zucchero (facoltativo)
    succo di 1/2 limone
    2 litri d'acqua
    Procedete come sopra. Quando mettete in infusione le bustine aggiungete le pesche tagliate a spicchi o a dadini, il succo del 1/2 limone e zuccherate (se vi piace). Appena freddo servite con ghiaccio. Rinfrescante e buonissimo
    Buon pomeriggio
    Dani


    http://www.h-tea-o.com/h-tea-o/www/scripts/main/downloads/hundred.pdf
    http://whatscookingamerica.net/History/IcedTeaHistory.htm
    http://members.cox.net/jjschnebel/cookin.html
    http://www.lyndonirwin.com/1904%20Tea.htm
    http://en.wikipedia.org/wiki/Louisiana_Purchase_Exposition


    Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...