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venerdì 18 maggio 2012

Di sandwich di mozzarella e della "Notte dei musei " a Genova...

Di Daniela

Questa volta il post di oggi è dedicato e la dedica è semplice : a tutti coloro che vivono a Genova e dintorni: Infatti desidero parlarvi o meglio ricordarvi, un'iniziativa davvero interessante che avrà luogo nella nostra città domai, sabato 19 maggio e che si intitola "La notte dei musei".
E' con grande piacere che "copioincollo" direttamente dal sito del Comune di Genova l'articolo che parla di questa bella iniziativa:
"Sabato 19 maggio 2012, nell’ambito della Nuit européenne des Musées, iniziativa Europea a cura del Ministère de la Culture et de la Communication...
Nella notte tra il 19 e 20 maggio 2012 i Musei di tutta Europa si mostreranno nell’inusuale e seducente veste serale, arricchendo l’offerta con musica, mostre, visite guidate, degustazioni, attraverso musei statali, civici e privati, aree archeologiche, gallerie, biblioteche, per un’emozionante ed insolita esperienza del nostro patrimonio.
Anche Genova aprirà i suoi musei e palazzi, con concerti, spettacoli, intrattenimenti, visite guidate, laboratori per bambini, proiezioni cinematografiche, giochi storici e altro ancora.
jpg_nottemusei2012.jpg

Clicca qui per il programma completo:



L'iniziativa si inserisce in un'altra iniziativa, sempre interessante e bella, la "rolli days", cioè la due giorni dedicata agli splendidi palazzi nobiliari genovesi, che vengono chiamati Palazzi dei Rolli, patrimonio ormai da anni dell'UNESCO . Come recita l'opuscolo promozionale "l'Unesco ha scoperto Genova, scoprila anche tu.": merita veramente . Anche per questo vi rimando al sito ufficiale dei Rolli Days 2012, per ottenere tutte le informazioni utili per godere appieno della bellezza della nostra città.
Vale la pena di fare un salto qui,  soprattutto per chi non conosce ancora Genova, ma anche per chi, e nel novero mi metto anche io, ci vive da anni ma non la conosce ancora a fondo.



clicca qui per il programma













Sandwich di mozzarella con melanzana, pomodori e olive
 da un'idea di "cucinare bene" di maggio

sandwich mozzarella

venerdì 30 marzo 2012

Di acciughe marinate e di ....lauree!!!

Di Daniela

Innanzitutto vorrei chiedere scusa perché ieri sera, per causa di forza maggiore, nel caso specifico interruzione della connessione internet di Ale e mia assenza, non abbiamo potuto dar vita al consueto "salotto letterario del Giovedì" . Recupereremo prestissimo, promesso e scusate ancora!
Poi lasciatemi scrivere due righe un po' fuori controllo, per un volta guidata solo dall'orgoglio e dalla soddisfazione grandissima che mi dà quello che sto per dirvi... Vi ricordate della questione cui vi accennavo l'altro giorno, circa il famigerato conglomerato bituminoso? Ecco, finalmente abbiamo risolto tutti i conti in sospeso anche con questa affascinante materia ed è con grande soddisfazione che vi presento la neo dottoressa, con laurea Magistrale in Scienze e Teconologie dell'Ambiente conseguita presso la Università degli studi di Milano-Bicocca,
Francesca

franci

mia nipote, nonchè figlioccia e anche da qui, tesoro, tutte le congratulazioni del mondo e gli auguri per un futuro radioso come il tuo sorriso!



Acciughe marinate
da ELLE à table
acciughe marinate
Vi metto di seguito, la ricetta originale e tra parentesi ciò che ho variato.
Ingredienti per 4 persone
30 acciughe (le mie pesavano ancora da pulire circa 220 gr, tanto sono piccole tenere e compatte le acciughe liguri!!)
4 cipollotti freschi
4 limoni (2 bastano)
1 cucchiaino semi di coriandolo
1 cucchiaino bacche di ginepro (non le ho messe)
pepe macinato di fresco
aceto di vino bianco
olio d'oliva
2 chiodi di garofano
2 foglie di alloro
sale (grigio di bretagna)

acciughe marinate

Chiedete al pescivendolo per pulire il pesce o pulitelo voi, se preferite, lavandolo le acciughe sotto l'acqua corrente fredda rimuovendo la testa con le interiora e dividendole in due filetti.
Sciacquatele, e mettetele ad asciugare su un tagliere inclinato o tamponatele con carta assorbente per asciugarle. 
Sbucciate e affettate i cipollotti, escludendo la parte verde del gambo. In un contenitore meglio se di vetro, mettere un po' di cipollotto tritato, i semi di coriandolo e il ginepro con 2 cucchiaini di aceto. 
Posizionate su un piatto di portata o su un piccolo vassoio una fila di acciughe e cospargetele con 1 cucchiaio d'olio d'oliva. Aggiungete un po' di pepe appena macinato e un po' di sale, e di nuovo una fila di acciughe con un paio di cucchiai di aceto aromatizzato, preparato prima, procedendo così fino ad esaurimento degli ingredienti, terminando con le acciughe. Coprire l'ultima fila con olio d'oliva, succo di limone, foglie di alloro e chiodi di garofano. Coprite e lasciate riposare in frigo per almeno 2 giorni e fino ad un massimo di 8 giorni.

acciughe marinate
Prima di servire le acciughe, tenetele per un'oretta a temperatura ambiente. Potreste portarle in tavola come aperitivo accompagnate da fette di pane tostato strofinato d'aglio o come secondo, con una semplice un'insalata verde o mista. ma in questo caso aumentate un po' le dosi in rapporto all'appetito dei vostri commensali.

DSCF2473
La ricetta è dedicata a Cristina G. e alla sua raccolta, ovviamente!!


Buona giornata a tutti 
Dani


Anchois marinés
Ingrédients
30 anchois
4 oignons tiges frais
4 citrons
1 c. à café de graines de coriandre
1 c. à café de baies de genièvre
poivre du moulin
vinaigre de vin blanc
huile d’olive
2 clous de girofle
2 feuilles de laurier

 Demandez au poissonnier de vider les poissons ou bien faites-le vous-même, c’est très simple. Sous un filet d’eau froide, enlevez du bout des doigts les quelques écailles, puis retirez la tête en entraînant les intestins. Glissez le doigt le long de l’arête des deux côtés de façon à décoller la peau, coupez l’arête à la base avec desciseaux et laissez le petit bout de queue. Rincez les anchois au fur et à mesure et déposez-les sur un papier absorbant. 
Pelez et émincez les oignons en gardant la moitié des tiges. Dans un récipient (terrine ou bol), mettez quelques oignons émincés, un peu de coriandre et de genièvre et 2 cuillères à café de vinaigre. Déposez une rangée d’anchois et arrosez d’1 cuillère à soupe d’huile d’olive. 
Parsemez d’un peu de poivre moulu et d’un peu de sel, puis à nouveau mettez oignons, genièvre, coriandre et ainsi de suite jusqu’à épuisement des ingrédients, en terminant par des anchois. Recouvrez cette dernière rangée d’huile d’olive, du jus des citrons, des feuilles de laurier et des clous de girofle. Couvrez et mettez au frais au moins 2 jours et jusqu’à 8 jours. 
Sortez les anchois un bon moment avant de les manger à température ambiante. 
Proposez ces anchois dans une salade mélangée ou sur des tartines de pain de campagne grillées et frottées à l’ail.

giovedì 16 giugno 2011

Lo strudel (anche primaverile e salato) per il piatto storico

Di Daniela

Ci sono piatti che hanno tradizioni così particolari e strane, che sembra quasi incredibile siano arrivati fino a noi senza trasformarsi in immangiabili misture di ingredienti…. Tanto lontana è l’origine, che il pensiero quasi non riesce ad immaginarsi la prima apparizione a tavola di queste creazioni, che attraversano in modo trasversale il tempo e lo spazio: è il caso del nostro piatto odierno, lo Strudel. Pensavo che fosse un dolce di origine altoatesina, o insomma nordica, ed ecco che invece scopro tutta un’altra storia.

Immaginate : siamo in Assiria una regione dell'alto Tigri (vi ricordate la storia della mezzaluna fertile insieme all’Eufrate?), corrispondente all'estrema regione settentrionale dell'odierno Iraq. E’ l’ VIII secolo a.C. e sulla tavola dei benestanti del luogo troviamo una preparazione dolce, cotta solo in occasioni speciali, un’insieme di noci tritate e miele messi tra strati sottili di pasta di pane , cotto in forni a legna. E’ il “padre” della baclava.
Da li a poco i vari mercanti che vennero in contatto con il popolo assiro e con questo suo dolce, pensarono di portarlo con loro per farlo conoscere anche nelle loro terre di origine….Così, solcando il mare su veloci imbarcazioni la ricetta arriva in Grecia passa , e qui viene apportata una sostanziale modifica: niente più strati di pane ma sfoglie sottilissime di pasta, che può essere tirata fino ad avere fogli (φύλλο) che alternati al ripieno , donano morbidezza e leggerezza al dolce. La nuova ricetta prende il sopravvento e siamo già nel III secolo a.C. quando questo dolce divenne “il dolce” da preparare nelle occasioni importanti….
Immagine da qui


Nel corso del tempo e passando di nazione in nazione di paese in paese e di famiglia in famiglia il dolce fu arricchito di vari ingredienti : gli Armeni , che vivevano lungo la via delle sete e delle spezie regalarono il gusto della cannella e dei chiodi di garofano, mentre gli Arabi, dai gusti raffinati, amanti dei profumi e degli aromi, aggiunsero all’impasto acqua di rose e cardamomo ed arabo è anche il nome بقلاوة , che deriva da baklavi, noci. Ma come sempre, quando si tratta di piatti così antichi esistono le più diverse versioni,
baclava turco da qui

sono greche (μπακλαβά), albanesi (bakllava), bulgare (баклава), serbe (baklava/баклава), arabe appunto (بقلاوة baqlāwa), israeliane (בַּקְלָוָה, בקלווה baqlava), persiane (باقلوا baqlavā),
armene (փախլավա paḫlava), bosniache e turche (baklava).
da qui
Così piano piano siamo arrivati ai bizantini e agli ottomani, che spazzano via l’impero romano d’oriente : il baklava divenne ora per la sua raffinatezza , la passione dei grandi sultani. C’è anche una ragione ben precisa per questo; a loro, i padroni di grandi harem, piaceva in modo particolare che questa delizia dolce contenesse tra gli altri, due ingredienti che godevano fama di potenti afrodisiaci, il pistacchio e il miele che, uniti con la cannella, per le femmine, il cardamomo per i maschi e i chiodi di garofano esaltavano le loro proprietà…
Gli Ottomani intanto continuarono ad espandersi, conquistando terre e paesi lontani…
finché, 1526 il sultano Solimano il Magnifico, arrivò a sconfiggere gli Ungheresi nella battaglia di Mohacs, annettendo gran parte dell'Ungheria, e giungendo nel 1529 perfino ad assediare Vienna, che resiste mentre la gran parte dell’est europeo finisce sotto il suo giogo, dove rimane per molti anni. In questo periodo, quindi, gli inevitabili contatti dell’Europa con una potenza ed una cultura che già da molti anni la terrorizzava portarono cambiamenti in molti aspetti della vita delle nazioni sottomesse e tra questi, sicuramente, anche le abitudini alimentari. Tra queste, il dolce delle grandi occasioni, quello per il quale ancora oggi si dice in Turchia "Non sono ricco abbastanza da poter avere in tavola baklava e burek ogni giorno", arriva in Ungheria. Qui i pasticceri già noti per le loro meravigliose capacità se ne appropriano, trasformandolo con due fondamentali aggiunte: innanzitutto le mele, poco presenti in Turchia ma abbondanti e gustose in Ungheria e poi il nome, che in tedesco vuol dire vortice, e che deriva dall’idea di arrotolare la pasta intorno al suo ripieno. Così rimaneggiato, ebbe una fortuna incredibile e “con l'impero austro-ungarico il dolce divenne tra i più diffusi e dopo il Congresso di Vienna del 1815 entrò alla grande anche nella tradizione gastronomica delle Tre Venezie. Ma non è stato un caso isolato perché la Repubblica di Venezia ha sempre avuto l'accortezza di portare a casa tutto ciò che di buono ha trovato nella sua espansione e nei suoi contatti commerciali” come racconta Giampiero Rorato, autore dei testi e curatore delle ricette di "Dolci e pani del Veneto. Storie e ricette dalla Serenissima alla Mitteleuropa".
strudels
Da qui le infinite versioni dello strudel, che, approdato in alto Adige, anche grazie alla grande produzione di mele, è diventato una “gloria locale”. Le ricette dolci, naturalmente sono le più note e l’apfelstrudel, il più conosciuto. Ve ne abbiamo già descritte due versioni classiche dolci d’autore (sono della celeberrima A. Kompatscher); una innovativa (ancora d’autore, lo chef Bassi), e una versione  salata per le (St)renne di Carnevale . Oggi è ancora il turno di una versione salata adatta alla stagione, con verdure fresche e la croccantezza della pasta strudel, ancora secondo la ricetta della nostra Annelise. E’ perfetto da gustare con una bella insalata fresca! Solo una cosa: ricordatevi che il segreto principale per la pasta dello strudel è, per dirla in modo romantico, secondo un vecchio detto austriaco, che la sua consistenza sia quella che consente di leggere una lettura d'amore postagli sotto…..
Strudel salato ai cipollotti e ai 3 timo 
strudel salato3
sale e pepe giugno 2009
Per la pasta come vi dicevo ho utilizzato la ricetta di A. Kompatscher
Ingredienti
250 gr di farina
1 uovo
1 presa di sale
2 cucchiai di olio
1 /16 di litro d’acqua
Per il ripieno
400 gr cipollotti
60 gr di pangrattato
50 gr di mandorle a lamelle
200 gr di crescenza
50 gr di parmigiano reggiano
3 rametti di timo (io ne ho usato un rametto per tipo: 2 timo limone e il serpillo!)
Olio evo
Farina sale
strudel slato 2
Preparate la pasta per lo strudel . Setacciate la farina sulla spianatoia e con una mano impastatela con l’uovo, il sale e l’olio, mentre con l’altra aggiungete poco per volta l’acqua necessaria perché la pasta abbia la giusta consistenza. Lavorate ora energicamente la pasta con entrambe le mani fino a quando non sarà liscia ed elastica. Raccoglietela formando una palla, spennellatela con l’olio e lasciatela riposare per mezz’ora.
fetta strudel3
Nel frattempo preparate il ripieno. Pulite i cipollotti , eliminate parte delle foglie verdi e le radici, lavateli e tagliate ognuno a metà nel senso della lunghezza.
Sfogliate i rametti di timo. Scaldate 4 cucchiai di olio in una padella antiaderente, unite i cipollotti, le foglie di timo, e un pizzico di sale e cuoceteli su fiamma bassa per 7/8 minuti. Fate tostare il pangrattato e le mandorle in un padellino con 3 cucciai d’olio finché saranno dorati, versate gli ingredienti su di un piatto e lasciateli raffreddare. Riducete la crescenza a tocchetti e tagliate il parmigiano in scaglie sottili. Stendete la pasta dello strudel direttamente su un canovaccio leggermente infarinato e con un mattarello e l’ausilio delle mani tiratela fino a raggiungere uno spessore minimo che consenta di vedere la trama del canovaccio attraverso la pasta stessa.
STRUDEL SALATO
Raggiunto questo spessore, ritagliate gli eccessi di pasta per formare un rettangolo e cospargetelo con il composto di pangrattato e mandorle in modo da lasciare libero un margine di 2 cm circa, allineatevi sopra i cipollotti, unite la crescenza a fiocchetti e il parmigiano in scaglie.
Ripiegate verso l’interno i bordi di pasta laterali e, aiutandovi con lo strofinaccio arrotolate la sfoglia sul ripieno, sigillando bene le estremità per evitare che la farcia fuoriesca durante la cottura. Trasferite lo strudel nel forno già caldo a 200°C e cuocetelo per circa 30 minuti.
Servitelo a piacere tiepido o freddo.
Una buona giornata a tutti
Dani
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