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venerdì 3 maggio 2013

Torta di mandorle (gluten free)

Di Daniela

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Non avrei decisamente potuto considerare la primavera arrivata senza condividere con voi almeno due o tre foto dei miei fiori!  Ormai è un vizio che mi fa sentire insoddisfatta  se non lo soddisfo e quindi, come sempre in questi mesi ormai da anni,dovrete subire qualche colore di quelli che maggiormente mi riempiono il cuore e gli occhi di gioia. Ovviamente non vi tedierò raccontandovi le ore di lavoro che i suddetti colori mi costano, perchè veramente sono parecchie, ma poche altre cose nella vita mi regalano un senso di maggior pace e tranquillità di quando immersa nella terra con tutte e due le mani, inzaccherata all'inverosimile, con le unghie che per tornare a posto richiederanno almeno cinque o sei passaggi con la spazzolina, mi dedico alle mie piante!

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Le curo, le rinvaso, le poto, talvolta con una certa "ferocia", le nutro e le sistemo magari in un luogo diverso per assecondare la loro sete di sole o di ombra.o di umidità.
I risultati si vedono dopo poco tempo, in alcuni casi, oppure richiedono una paziente attenzione, in altri, ma sempre arrivano e ti regalano un senso di soddisfazione unico!

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Insomma, mi dispiace, ma dovrete avere con me la pazienza che si ha con le persone un po' fissate e rimirare i miei fiori e anzi, gradirei molto un qualche commento estatico !!!!!! :-)))))) 
La loro perfezione, lo splendore dei colori o della sferica meraviglia della goccia sulla foglia mi incantano e spero vi offrano un senso di serenità, preziosissima in tempi come i nostri.....

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Per accompagnarli? semplicemente una tazzina di buon caffè e una fettina della leggerissima torta che vi propongo . La ricetta è di Stefania (che proprio oggi festeggia l'uscita del suo secondo libro) e quindi rigorosamente gluten free:  ho avuto il piacere di prepararla anche per lei non molto tempo fa ed è talmente piaciuta in famiglia che ho dovuto riproporla prestissimo! 

Torta di mandorle (gluten free)

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Vi indico la ricetta della Stefi , così come da lei rielaborata da una versione con glutine di Gianni


Ingredienti

100 g di mandorle macinate
100 g di zucchero
50 gr di fecola di patate
50 g di burro
4 albumi 
Mezza bustina di lievito per dolci
Zucchero a velo


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Montate gli albumi a neve ferma. Utilizzate metà dello zucchero per montarli bene (secondo il suggerimento di Donna Cardamomo) mentre l'altra metà utilizzatela per tritare le mandorle fino a ridurle in farina.
Fate sciogliere  il burro  in un pentolino, badando bene a non farlo friggere e aggiungetelo alla farina di mandorle, al lievito e alla fecola. Unite delicatamente gli albumi montati con il solito movimento dal basso verso l'alto per non smontarli e versate il composto in una teglia a forma di ciambella di circa 22 cm di diametro. e infornate a 170 °C ventilato per 30 minuti.
Una volta sfornata, lasciatela raffreddare, sformatela e spolverizzate con dello zucchero a velo ed eventualmente decorate con qualche mandorla
Soffice e buona.....
Buona giornata
Dani

mercoledì 27 marzo 2013

Starbooks di marzo : Sea salted caramel tart with Javanese milk chocolate

Di Daniela

PicMonkey Collage


Direi che non ci può essere una presentazione migliore di quella che lo stesso Paul Young fa della sua tarte:
"Questa crostata con il suo voluttuoso ripieno di cioccolato al caramello, è l'adattamento di una mia ricetta di caramello al sale marino, che mi ha consentito di vincere il mio primo premio in assoluto all'Accademia del Cioccolato del Regno Unito. L'aggiunta di un pizzico di sale marino al cioccolato o al caramello è molto popolare in questi giorni: equilibra i livelli di zucchero, intensificando il gusto naturale di caramello e riducendo la sensazione stessa dello zucchero. Si può provare a sperimentare con diversi sali, che sono così numerosi, sia marini che di roccia, nei supermercati. Il Fleur de sel, la crema di sale marino francese, è uno dei miei preferiti. Qualunque cosa decidiate di fare, però, evitate i sali da tavola in quanto è troppo evidente il sapore non naturale e non sono affatto adatti per il cioccolato" .
E' assolutamente veritiera. Il caramello salato al cioccolato è come una morbida onda che si scioglie in bocca, a cui i chocolate nibs, il cuore delle fave di cacao, sbriciolati, oppure, come suggerisce in un'altra occasione lo stesso autore, le mandorle spezzettate e tostate, conferisconi una piacevole nota croccante .E' un insieme decisamente poco dietetico, ma equivale ad un piccolo piacere speciale che, nel periodo del cioccolato per eccellenza, la Pasqua, è bello regalarsi.

starbooks
Oggi le splendide ricette mozzafiato che vi presentiamo con le altre starbookers sono:
La Apple Pie di Mary Pie : Vellutata di topinambur con cialde di pecorino e cioccolato


Crostata al caramello salato con cioccolato al latte
(Sea salted caramel tart with Javanese milk chocolate)
tarte

Per la frolla
350 gr di burro a temperatura ambiente
150 gr di zucchero di canna
4 rossi d'uovo
500 gr di farina 00
Per il ripieno
200 gr burro a temperatura ambiente
200 gr di zucchero Muscovado (lo zucchero di canna più scuro e umido)
200 gr di panna fresca
1 cucchiaino di sale marino
200 gr di cioccolata al latte al 40 % (se la trovate, giavanese)
Per la decorazione 
50 gr di fave di cacao spezzettate o altrettante mandorle spezzettate e tostate

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Preriscaldate il forno a 180 gradi.
Preparate la frolla mescolando burro e zucchero con un mestolo di legno, finché non otterrete un insieme soffice. Aggiungete i rossi d'uovo e 50 ml di acqua mescolando bene. Aggiungete poi gradualmente la farina fino a formare una pasta soda. Avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela raffreddare per almeno un'ora.
Tirate con il mattarello la pasta ad uno spessore di circa 3 mm e utilizzatela per rivestire 4 formine da crostata. Cuocete in forno per 25 minuti, finché non diventa dorata e croccante.
Intanto preparate il ripieno: scaldate il burro e lo zucchero in una padella larga e fate sobbollire per 2 minuti.
Aggiungete la panna e il sale e riportate ad ebollizione per 5 minuti.
Togliete  dal fuoco e buttate dentro il cioccolato al latte spezzettato, mescolando finché non é completamente sciolto.
Rovesciate delicatamente il caramello in ogni crostatina e lasciate raffreddare in frigorifero, finché non diventa sodo.
Per decorare ed aggiungere croccantezza, mettete  un po' di fave di cacao, o nel mio caso mandorle tostate in un padellino leggermente imburrato, sulla superficie del caramello.

Suggerimenti
  • Per effetturare una miglior cottura in bianco, bucherellate il fondo della crostata con i rebbi di una forchetta e dopo avere ricoperto il tutto con un pezzo di carta forno, mettete sopra fagioli secchi o quello che di solito usate per far si che la pasta non si gonfi troppo in cottura.
  • Avendo finito il fleur de sel ho utilizzato del sale rosa dell'himalaia in quantitativo leggermente minore.
  • Ultima osservazione: ho utilizzato delle formine per crostata del diametro di circa 12 centimetri ed ho ottenuto così 9 crostatine.
Buona giornata a tutti
Dani

venerdì 8 marzo 2013

Pani dal mondo: i Parker House Rolls di Martha Stewart

Di Daniela

Per gentile concessione della New York Public Library

Termino la settimana richiamando il post di mercoledì: vi raccontavo che al Parker House Hotel (Omni Parker House) insieme alla Boston Cream Pie, è nato anche il celebre Parker House Roll, un panino burroso e morbidissimo, eccellente sia per la colazione, che come accompagnamento a vari piatti.

La sua storia questa volta è divertente : viene creato , secondo la leggenda, da un cuoco tedesco, un certo Ward, impiegato presso la cucina dell'Hotel (sapete che all'Omni Parker House ha lavorato anche Malcom X?), il quale, arrabbiatissimo sa il cielo per cosa, dopo aver preparato l'impasto dei panini e averli tagliati alla bell'e meglio, li lancia stizzito all'interno del forno: i panini cuociono e lui, costretto a servirli per la mancanza di tempo, riceve moltissimi complimenti per la loro creazione, cominciando così la produzione giornaliera.


In realtà ben più logico ed interessante è il ragionamento storico dell'autrice di abreadaday, che spiega che l'abitudine americana a panificare con mais ed altri cereali, legata al difficile reperimento iniziale (Gambetto!! i soliti padri :-))) ed all'alto costo della farina di frumento importato dall'Europa, abitua i coloni a pani rapidi e morbidi. 

foto da qui
Quando poi l'agricoltura indigena prese a produrre grano in proprio ormai l'abitudine alla crosta morbida era molto radicata e quindi si continuarono per molti anni a preferire panini come i Parker House Rolls, teneri al morso, profumati e burrosi.
Di questi in particolare Fannie Farmer, appassionata esperta di cucina, fornisce una ricetta nel 1896 nel suo Boston Cooking-School Cook Book, un mito in America, il primo ad affrontare la cucina in modo più rigoroso, anche nella stesura delle ricette.

Io ho seguito quella di Martha, tanto per cambiare, anzi una delle ricette di Parker House Rolls. In casa li hanno trovati deliziosi e come al solito la mia velleità di congelamento è sparita nei loro capaci stomaci!


Parker House Rolls
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Ingredienti per circa 36 panini

  • 113 gr (1/2 tazza burro fuso ), più burro fuso per spennellare i panini 
  • 355 ml (1 1/2 tazze) di latte caldo (115 gradi) 
  • 7 gr (1/4-once) di lievito secco attivo
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiaini di sale
  • 2 uova grandi, leggermente sbattute
  • 650/ 700 gr (6 o 6 1/2 tazze) di farina,  più un po' per il piano di lavoro

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Spennellate una grande ciotola con il burro e mettetela da parte. In una piccola ciotola, sciogliete il lievito in 60 ml di latte. Lasciate riposare fino a quando si formano un po' di bollicine in superficie, circa 5 minuti. In un'altra ciotola, unite il burro fuso, lo zucchero, il sale, il rimanente latte e le due uova leggermente sbattute. Sbattete con una frusta per mescolare. Unite il lievito.
Con un cucchiaio di legno, unite la farina, 1 tazza alla volta, fino ad ottenere un impasto morbido. rovesciate l'impasto su un piano di lavoro infarinato e impastate fino a che non otterrete un impasto liscio ed elastico, da 5 a 10 minuti. Mettete la pasta nela ciotola preparata, e rigiratela per ungerne tutta la superficie. Coprite con pellicola trasparente. Lasciate riposare in un luogo caldo fino al raddoppio per circa 1 ora e 15 minuti.
Sgonfiate la pasta e dividetela in 2 parti. Rovesciate la ciotola usata per la lievitazione sui due pezzi di pasta e lasciate riposare per 10 minuti. Lavorate con un pezzo alla volta, su una superficie leggermente infarinata: create un quadrato da 30 x 30 cm  spesso un po' meno di 1 cm.. Tagliare in sei strisce (prima a metà e poi la metà in 3 parti). Tagliate poi ogni striscia in tre rettangoli.
Spennellate con burro fuso i rettangoli. Con un coltello, incidete leggermente i rettangoli (non perfettamente a metà) e ripiegateli  su se stessi con la parte imburrata all'interno. Disponete i rettangoli in file regolari leggermente sovrapposte, su una teglia imburrata. Lasciate circa 1 cm di spazio tra le righe. Coprite con un panno e lasciate riposare fino al raddoppio della massa, da 20 a 30 minuti.

rolls della Martha

Preriscaldate il forno a 190 gradi. Spennellate i panini con burro fuso. Trasferite in forno e cuocete fino a doratura, circa 17 minuti, se cuocere una singola striscia, circa 25 minuti, se cuocete 3 strisce alla volta . Togliere dal forno e spennellate nuovamente con il burro fuso e spolverateli con un pochino di sale (per me rosa dell'Himalaya) Se li assaggiate tiepidi non riuscite più a smettere di mangiarli!

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Se desiderate congelarli, preparate tutto seguendo le indicazioni, fino alla disposizione in teglia: quando sarete a questo punto congelate le singole "strisce" e quando desidererete utilizzarle, basterà estrarle dal freezer e disporle su una teglia imburrata, coperte dalla pellicola trasparente fino a quando non saranno scongelate e avranno raddoppiato il loro volume, in circa un paio d'ore. A questo punto potrete cuocerle seguendo le istruzioni precedenti.
Potete trovare questi spettacolari panini anche dalla  Stefi, una garanzia!!!
Buona giornata
Dani

venerdì 1 marzo 2013

Pani dal modo : Ensaimada de Mallorca, il pane dolce dalle Baleari

di Daniela

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Questo pane dolce ha tradizioni molto antiche, probabilmente orientali (c'è chi sostiene che derivino dagli arabi, da cui hanno preso la forma a turbante, mentre c'è chi ritiene che siano una derivazione delle 'bulemas' ebraiche),  ma i primi riferimenti scritti all'ensimada  risalgono al XVII secolo.  E' il più celebre a Maiorca, ma diffusissimo in Spagna e in Argentina, portato con se da alcuni abitanti di Maiorca lì emigrati: una storia comune agli alfajores di cui già abbiamo parlato. Il più celebre o forse il primo ad esportarli, tal Juan Puig, nel 1951 al suo arrivo in Argentina ha creato una pasticceria che è stata scuola per tutti a San Pedro.  Vi posso anche dire che la più grande Ensaimada del mondo, perfino registrata nel Guinnes dei primati, è stata prodotta da Paolo Rosano Heber Castillo : misura 10 metri di diametro e pesa 1.350 chili; solo per assemblarla ci sono volute 15 ore! L'hanno assaggiata la bellezza di almeno 10.000 persone! 
Nelle Filippine invece, colonia spagnola per alcune centinaia d'anni dove l'ensaimada si è ben diffusa, il opane dolce è preparato con il burro al posto dello strutto, ed è condito con formaggio grattugiato e zucchero o con crema al burro e zucchero : tradizionalmente si consuma in particolare nel periodo natalizio
Dal 1996 gode della indicazione geografica protetta "Ensaïmada de Mallorca" nome deriva da saim, nella parlata di Maiorca, lo strutto, il grasso di maiale
P.S. Mi fa sempre piacere aggiungere le vostre personali note ai miei post. In questo caso si tratta di Antonia, che a Maiorca a vissuto, che ama le Ensaimada e che mi ha scritto : "Se posso aggiungere una cosa, la mia preferita era la ensaimada de albaricoques, con albicocche fresche cotte insieme all'ensaimada. Provare per credere! Ah! E le migliori sono quelle di Can Joan des Aigo, se andate a Mallorca non potete non provarle"
Indicazioni preziose, vero ? Grazie, Antonia!


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Ingredienti dose per 20 panini dolci:

500 g farina 
75 g zucchero 
50 g burro o strutto
10 g lievito di birra 
4 cucchiai di olio d’oliva
2 uova 
burro  
sale


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Preparare il poolish con 100 g di farina, il lievito, circa 100 g d’acqua e far lievitare 12-18 ore.
Mettere in una ciotola capiente il resto della farina, le uova sbattute, 100 g d’acqua tiepida, un cucchiaino di sale e lo zucchero.
Aggiungete il poolish lievitato ed impastate a lungo, unendo 4 cucchiai d’olio, uno alla volta. Lavorate per almeno una decina di minuti a mano e 5 o 6 con l'impastatrice fino a che avrete ottenuto un composto morbido.
Dividete l’impasto in 20 pezzi e spianarli con il matterello su un piano unto d’olio o su un tappetino antiaderente, dando ai pezzetti di pasta uno spessore di 
circa mezzo centimetro. Spennellateli con il burro fuso, ripiegateli e stendeteli di nuovo, ancora ungeteli e ripiegateli. Ripetete questo passaggio per tre volte.
Dopo aver schiacciato le i pezzetti di pasta per l’ultima volta, date loro una forma cilindrica e poi  arrotolateli a spirale. Io ho cominciato con le forme piccole e poi mi sono divertita aumentando la dimensione delle spirali. Per ottenere le forme più grandi però sarebbe meglio allargare leggermente le spirali ,in modo da lasciar lievitare la pasta anche "in largo" e non  solo "in alto".
Appoggiate le spirali su una teglia adatta al forno, tenendole piuttosto distanti (perchè crescono molto sia in lievitazione che in cottura) e mettetele nel forno spento, leggermente tiepido, a lievitare per 4 ore.
Cuocetele a 200/220°C, sempre a seconda del vostro forno, per circa 20 minuti o finché non avranno un bel colore dorato.


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Essendo piuttosto neutro, come sapore, io prima di metterle in forno le ho spennellate con il burro fuso e cosparse di un misto zucchero e cannella. Il profumo che mi ha invaso la casa e ha deliziato tutti. Per non dire del sapore.
Potete gustarli semplici così o con marmellata o crema o cioccolata, come preferite e, se non li avete zuccherati in precedenza come me, cospargeteli di zucchero a velo. Se avete bisogno di sollevare il morale, li consiglio caldamente.
Nota : Se vi fa più piacere potrete anche formare una unica grande spirale, ma confesso che le porzioni più piccole sono più graziose e semplici da consumare.
Buona giornata

venerdì 22 febbraio 2013

Pani dal mondo : il Kalach dalla Russia

Di Daniela

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Oggi cominciamo così, con un modo d'altri tempi di salutare voi, miei gentili ospiti : immaginate di venire a farmi visita, invece che affacciandovi nel blog, entrando dalla porta della mia casa; se fossimo in una Russia di qualche tempo fa, vi riceverei sull'uscio con un kalach appoggiato su un panno ricamato ed una coppetta di sale, augurandovi "Хлеб да соль", pane e sale.
da qui
Voi dovreste prenderne un pezzetto, intingerlo nel sale e mangiarlo. Con queste parole vi augurerei fortuna e prosperità nella speranza che, nelle nostre case, non manchino mai i prodotti considerati essenziali per la vita: il sale, indispensabile per conservare il cibo per i momenti difficili e per renderlo più gustoso e il pane per saziare la fame.  
Questo saluto rende perfettamente l'idea di quanto fosse importante nella cultura popolare di quella nazione, come di tutte quelle con una forte componente rurale,  Italia compresa, il pane, come segno di benessere e di amicizia: non erano solo gli ospiti che si accoglievano così, ma anche i giovani sposi ricevevano pane e sale e si riteneva che, chi condivideva il pane, dovesse rimanere legato da amicizia per sempre; è un messaggio trasversale, che lega epoche, nazioni e momenti diversi, dall'Ultima Cena al più laici convivi.
Ma non divaghiamo: torniamo alla Russia e al suo pane. Il pane nero era il più diffuso sulle tavole  russe e non solo dei contadini, a causa della scarsa diffusione delle coltivazioni di frumento rispetto a quelle di segale, orzo, avena e di altri cereali:   in caso poi di cattivi raccolti, quando vi era la mancanza di scorte di segale e frumento, la farina veniva unita ai più vari componenti vegetali, coltivati o selvatici , dalla carota alla barbabietola, dalle patate fino all'ortica, alle ghiande o perfino alla corteccia di quercia. 
Dal museo del pane di San Pietroburgo
foto da qui

Nel 1836, il conte Sheremetev scrisse ad Aleksandr Pushkin: “Mio caro amico, è una vera pena vivere a Parigi. Non c'è niente da mangiare e il pane nero è introvabile”.
Ho letto che invece Stalin era un convinto sostenitore del grano, rispetto alla segale, fino al punto che ordinò che ne fossero create piantagioni anche in zone che mai storicamente lo avevano coltivato, rivoluzionando la proporzione tra i due cereali e creando qualche scompenso conseguentemente nella produzione di pane: aumentò infatti quella meno tradizionale di pane bianco.
Fino alla fine dell'800 quest'ultimo era ancora considerato un lusso per la popolazione, riservato alle grandi occasioni.
"Uno dei pani bianchi più famosi del Paese è il kalach, fatto con farina di frumento e modellato a forma di maniglia. Intorno al XIV secolo, i russi presero in prestito dai tartari la ricetta del pane bianco azzimo e le abili mani dei panettieri locali lo trasformarono in qualcosa di unico. Il kalach veniva preparato con farina bianca di altissima qualità, ma la caratteristica principale della pagnotta era il suo impasto speciale, che veniva lavorato a lungo e in un luogo fresco. I tipi più famosi di kalach erano il moskovsky (da Mosca) e il muromsky (da Murom, nella regione di Vladimir).


immagine da qui
Il kalach era il pane preferito dall'imperatrice Caterina la Grande, e sin da allora, le famose pagnotte decorano lo stemma araldico della città di Murom. Il folklore russo è ricco di proverbi e modi di dire basati su questo prodotto nazionale. Se solo i kalachi stessi fossero così numerosi" (da qui)
Il Kalach si poteva trovare, quindi, sulla mensa delle case più umili come su quella degli Zar. Tale era la sua considerazione di pane prezioso, che lo Zar talvolta lo usavano come segno di apprezzamento, inviandolo al Patriarca e ad altri alti prelati della Chiesa Russa o che, quando un signore concedeva il permesso di uscita alla servitù, spesso regalava loro anche una moneta da "spendere per un kalach". Anche Tolstoj lo cita spesso come simbolo di pane goloso: in Anna Karenina in un colloquio il fratello di Anna, al quale viene fatto notare che chi è sazio non ruba un kalach (metaforicamente parlando), risponde : " Perchè mai ? Il kalach ha un profumo tale che non ti puoi trattenere e allora lo mangi!" (I parte XI capitolo).
Il nome viene dalla parola slava Kolo (коло) che significa "cerchio","ruota" per la sua forma originale, ma c'è anche una versione in cui viene presentato come un cerchio intrecciato o una treccia e viene utilizzato durante le festività sia natalizie che pasquali, oltre che per matrimoni e perfino per le cerimonie funebri e ne esistono versioni sia salate che dolci. Questa che vi propongo è la versione di San Pietroburgo.
museo del pane Sant'Angelo Lodigiano

Solo un attimo ancora per sottolineare che anche noi qui in Italia abbiamo alcuni Musei del Pane : uno si trova Sant'Angelo Lodigiano (LO) e uno il  Museo del pane rituale a Borore (NU) (grazie Edith!)
Magari varrebbe una visitina se passate di li....


Fonti:http://www.britannica.com/EBchecked/topic/398167/Murom
http://en.wikipedia.org/wiki/Kalach_(food)
http://en.wikipedia.org/wiki/Kolacz
http://en.wikipedia.org/wiki/Kolache
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Questa volta, per la traduzione della ricetta originale, tratta da qui , ho ricevuto l'aiuto di un'altra amica, anche lei talentuosa e anche lei internazionale. Questa volta si tratta però di una pittrice, russa di nascita, mamma di una giovane studentessa di arpa, compagna di scuola e di Conservatorio della Microba: la signora Valentina Kartavitskaia, che gentilmente si è offerta di tradurre per me il testo in cirillico.
E' un pane leggero, morbido e ben alveolato, con la crosta esterna morbida e lucida... insomma, anche in questo caso pur non avendo mai avuto la fortuna di assaggiare l'originale, devo dire che questa ricetta è piaciuta molto qui in casa, tanto che ho stentato a fotografarli perchè, ancora caldi, sono stati fatti sparire a gran velocità per merenda da chi di dovere spalmati di marmellata e uno pure imbottito di salame.
Questo il risultato :

Per sette Kalach del peso di 100 gr cadauno
Pasta lievitata (biga)
250 gr farina 00
140 gr acqua
5 gr lievito di birra
Pasta:
240 gr farina 00
120 gr acqua
7,5 gr sale
30 gr zucchero
15 gr margarina (meglio burro)
decorazione:
10 gr farina 00
5 gr burro
0,75 gr olio per ungere la piastra del forno
4 gr uovo

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Impastare:
Per la biga impastare energicamente farina e acqua dove avrete sciolto il lievito. Lasciate lievitare per almeno 3 ore , 3 ore e mezzo
Trascorso il tempo , sciogliete i 30 gr di zucchero nei 120 gr di acqua e impastate con la biga e, quando è ben amalgamata, aggiungete anche gli altri ingredienti: lavorate bene fino a quando otterrete una pasta liscia e soda.
Lasciate lievitare per 1 ora , 1 ora e mezza
Trascorso anche questo tempo, riprendete la pasta e dividetela in pezzi di circa 110 gr cadauno. Lasciate riposare per altri 15 minuti.

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Stendete le palline di pasta in cerchi dello spessore di 1 cm e mezzo circa (i primi li ho "schiacciati" di più e si sono gonfiati un po' meno): sui dischetti incidete con una lama affilata un semicerchio lasciando 3 o 4  cm di bordo. Utilizzate il burro rimasto , fuso, per pennellare il semicerchio creato e poi ribaltatelo sull'altra metà.
Fate lievitare i dischetti ancora per 20-30 minuti e poi, prima di metterli in forno spennellateli con l'uovo.
Fateli scivolare sula teglia da forno ben unta con l'olio o ricoperta con carta forno.
Infornateli per 10 minuti a 220 °C (la ricetta dice 240 - 260° , ma per me è un po' troppo)
Tirateli fuori appena ben dorati .
Assaggiateli caldi : sono profumatissimi e morbidi, ma vanno benone anche a temperatura ambiente; sono leggeri e gustosi, perfetti da mangiare, vista la scarsa quantità di sale che contengono, anche con pietanze saporite.

Kanach 2

P.S, ho provato pure a presentarlo come treccia a 4 capi: bellissimo e comunque buono!
P.P.S. ne esiste anche una versione dolce che temo proverò prestissimo !
P.P.P.S. potete immaginare l'entusiasmo della Microba per questo pane così "trendy"? :-))))

Buona giornata a tutti
Dani

lunedì 10 dicembre 2012

Di un week end ricco e di morbidissimi scones salati con burro home made e acciughe

Di Daniela
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torta zietta


Oggi ho un sacco di cose da raccontarvi: questo fine settimana è stato molo intenso e pieno di avvenimenti uno più piacevole dell'altro. 
Prima di tutto è stato il compleanno della mia Zietta : una signora meravigliosa per spirito, vivacità e coraggio che noi tutti in famiglia adoriamo. E' arrivata con grazia e gioia di vivere ad un traguardo rimarchevole : TANTI AUGURI ANCORA ZIETTA!! (la torta preparata per lei ve la racconterò più avanti :-)

A questa ricorrenza familiare bellissima hanno fatto contorno altre manifestazioni piacevoli e curiose. La prima è stata il rifornimento entusiasta da parte di tutta la famiglia, come ogni anno, alla fiera agroalimentare a La Spezia, dove ci siamo appropriati di salamini al tartufo, al barolo, olive in salamoia, cipolline sotto aceto, salse piccanti, lardo di Colonnata, funghi secchi e sott'olio miele, formaggio e chi più ne ha più ne metta, provenienti da tutt'Italia, dalla calabria alla lombardia. Un piacere incredibile per il naso così come , poi, per le papille gustative.... Vi racconterò se ne farò qualcosa di meritevole, oltre mangiarle in 3 nanosecondi. Ma se siete in zona un saltino vale la pena di farlo: un po' di tempo da dedicare ai piacere di assaggiare cose buone .

Di altro genere ma molto gratificante e piacevole questa volta per la mente, invece che per lo stomaco, sono gli ultimi due eventi del lungo we dell'Immacolata.
foto da qui
Ho potuto godere con gioia del concerto del Maestro Claudio Abbado al Carlo Felice, in un teatro finalmente pieno di gente venuta ad ascoltare ed applaudire il grande Maestro che ha saputo, da par suo, dirigere splendidamente l'Orchestra Mozart di Bologna, regalando emozioni a tutti. Io ho avuto il piacere di avere la mia figlia n.2, la pianista, con me, che mi ha commosso per la conoscenza profonda e per l'amore incredibile per la musica che la anima, mentre mi spiegava passaggi e piccoli segreti di un Bach che amo moltissimo.

Ultimo spettacolo che mi ha coinvolto in questo weekend, è forse quello che mi colpito di più, perchè in qualche modo inatteso. Sono andata ad assistere, in un Carlo Felice invece purtroppo con molti posti vuoti , ad una delle rappresentazioni più gradevoli che abbia visto negli ultimi anni. Si tratta della Cindarella, danzata su musiche di Rossini: non un'opera unica, bensì un insieme delle sue arie più celebri.
Se posso darvi un consiglio spassionato, se potete, andate assolutamente a vederla e portatevi dietro i più piccoli: è uno spettacolo meraviglioso, pieno di intelligente ironia, di bellezza e di spirito, oltre che di buona musica. Io sono andata con mia figlia grande questa volta e mia nipote e siamo rimaste tutte e tre affascinate dalla semplicità così piacevole e dalla coinvolgente bravura di tutto lo staff. Le musiche sono suonate in modo impeccabile, talvolta accompagnate dalla voce di alcuni cantanti e i ballerini sanno divertire e coinvolgere il pubblico, compresi proprio i più piccoli , che ogni tanto esplodono in qualche risata divertita durante lo spettacolo. La storia è ambientata negli anni '50 e i costumi, peraltro, sono belli, colorati e divertenti. Anche lo stile della danza  è particolare  e spazia dal classico al moderno, dal contemporaneo all'acrobatico, e i ballerini, peraltro giovanissimi nella maggior parte, non si limitano a danzare, ma recitano e creano quadri di gran divertimento.
Non mi aspettavo una performance così bella, originale e interessante: Tanto mi è piaciuto che il mio personale regalo di Natale alla Microba, sarà un biglietto pere questa piacevolissima Cinderella di Giorgio Madia (che, incidentalmente, ha vinto il prestigioso Gold Mask Critics Award 2007 per la miglior coreografia).
Vi ricordo le prossime date dello spettacolo:
Martedì 11 dicembre ore 15.30
Venerdì 14 dicembre  ore 20.30
Sabato 5 gennaio 2013 ore 15.30
sabato 5 gennaio  ore 20.30
Nel sito del Carlo Felice le ulteriori informazioni utili

Scones salati con acciughe e burro home made

scones salati

venerdì 7 dicembre 2012

Di apple and oats scones di Martha Stewart , ma anche di latticello e burro.....

Di Daniela
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scones Martha c

Decisamente questa è una settimana dove siamo state veramente crudeli e senza alcuna pietà: vi abbiamo già propinato due ricette dolci, di quelle da gustare senza pensare a taglie e costumi!
Ma siccome ogni promessa è debito, vi passo anche la terza: i meravigliosi scones di Martha Stewart, che sono assolutamente perfetti per il tè pomeridiano, ma, diciamo, che non stonano proprio in una ricca colazione di metà dicembre, consumata in santa pace magari una domenica mattina o addirittura la mattina di Natale!
clutted creamQuesta particolare ricetta mi ha regalato davvero moltissime soddisfazioni e, decisamente, una mattina in cucina, tra panna e profumi meravigliosi così intonati alla stagione (improvvisamente e finalmente "messasi in pari" con il calendario), aiuta non poco a tenere alto e natalizio l'umore !
Vi scrivo solo due righe di presentazione al tutto.
Intanto eccovi la definizione dei suoi scones da parte dell'autrice :"Questi scones sono leggeri, ma ricchi e i più ricchi di salute . La freschezza della mela li mantiene umidi, il latticello contribuisce alla morbidezza e l'avena aggiungere una texture piacevolmente gustosa" 

lunedì 22 ottobre 2012

Per il piatto storico - gli hamburger e i loro panini!

Di Daniela

hamburger
Ci credereste se vi dicessi che, anche di fronte alla vulcanica Martha  ed ai suoi hamburger, io non ho saputo resistere e devo, per forza, parlarvi un po' di storia?
Bé, farete bene a crederci perchè, ahimè, è proprio così.:-)
D'altra parte, il piatto è di quelli che si prestano ad essere indagati a fondo da noi viaggiatori del tempo-culinario, perchè non solo è, anche se non sempre correttamente, una delle colonne portanti della moderna cucina globale, che prevede di poter trovare ovunque gli stessi cibi, cucinati più o meno allo stesso modo, ma anche perchè accompagna, in qualche maniera, una gran parte della  storia degli Stati Uniti d'America, pur avendo origini antichissime ed impensate....
Immagino di non dirvi nulla di nuovo se vi racconto che il termine Hamburger, prima ancora di definire il famoso panino dei fast food di mezzo (anzi direi 3/4) di mondo, viene direttamente dal termine Hamburger (di Amburgo) o più precisamente Hamburg steak o steak nach Hamburger art (cioè “bistecca alla moda di Amburgo"), città nota anche per l'eccellenza delle carni prodotte nella sua zona. Infatti, sembra che l’Hamburger originario e su questo concordano la quasi totalità delle fonti che ho letto, fosse una polpetta di carne, che i marinai tedeschi consumavano cruda e condita da molte spezie e che venne  poi importata ai primi dell’800 in America,  attraverso gli immigrati.

lunedì 8 ottobre 2012

Rösti al forno

Di Daniela

Rieccomi, verso il finire della stagione calda, di ritorno in giardino.... Certo, è molto più divertente prepararlo per l'arrivo della primavera/estate, quando, a marzo comincio con il mettere in terra nuove piantine  o devo nutrire, sistemare, proteggere e disinfettare quelle che ho da sempre, perché possano rendere al meglio durante  i momenti in cui in famiglia ci godiamo di più  il nostro verde.
Comunque anche adesso, quando si tratta di organizzare tutto perché l'inverno non lo rovini, anzi lo faccia riposare al meglio; quando devo occuparmi di potare, pulire, curare e proteggere  l'insieme di piante che mi regalano tante soddisfazioni e gioia con la loro bellezza, per farle tornare in primavera  forti e sane, il seguirlo è un'esperienza davvero coinvolgente. Certo non è da sottovalutare  la fatica dal momento che una bella fetta dell'attività in questione è composta dall'estirpare le erbacce, che proliferano arroganti in ogni momento dell'anno: cosicché pure nella presente occasione, ricordo tanto miss Marple e la sua creatrice : che sia una fissazione la mia?,
Per ora mi sto limitando ad una pulizia superficiale, ma dal prossimo week end e per un po' di tempo, diventerà quasi un lavoro a tempo pieno, finché tutto non sia preparato nel modo migliore......
Intanto condivido con voi qualche piccolo capolavoro naturale, che ancora mi rallegra nonostante l'autunno incipiente:

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venerdì 14 settembre 2012

Tortino al cioccolato con pere caramellate e le Altre Note

Di Daniela

Siamo appena tornati e ne ho già nostalgia: questi ultimi 15 giorni di vacanze insieme a musicisti di mezza europa, lasciano sempre un segno profondo nel mio cuore. Anche questa volta la gioia è stata grande: seguire i concerti, le prove e i progressi di tanti entusiasti partecipanti alla masterclass e al festival delle Altre Note ci ha coinvolti moltissimo, regalandoci sensazioni davvero uniche. I Maestri, concertisti di grande livello e i loro ospiti, si sono dedicati totalmente a quelli che loro chiamano "i nostri giovani colleghi" e al pubblico attento che li ha seguiti con entusiasmo, senza risparmiarsi e con tutta la passione possibile ed immaginabile: Stefano e Francesco Parrino, Alessandro Marangoni, Samuli Peltonen, Alessandra Garosi, Jouko Masnerus, Inigo Alonso hanno saputo creare un meraviglioso amalgama tra i loro allievi, che si sono divertiti come pazzi studiando con molto impegno, dispiaciuti di lasciarsi a fine corso, già parlando dell'edizione del prossimo anno, promettendo ancora maggior impegno per migliorare insieme, pregustando già risate, musica e la gioia di una amicizia che attraverso gli anni li sta aiutando a crescere come musicisti e come persone.
Perciò grazie a tutti , allievi e Maestri, di averci regalato tanta gioia, tanta allegria e tanta eccellente musica e ...all'anno prossimo!!!!!
Dedico a tutti questa dolcezza che nei sapori e profumi ricorda un po' la Magnifica Terra,http://www.lealtrenote.org/ dove musica, tradizione e cultura ci sanno affascinare così bene....

Tortino al cioccolato con pere caramellate
chef D.Fratton - O.Rama

tortino cioccolato e pere caramellate

Un classico , anche in questo caso rivisitato,  per gli chef Fratton e Rama: un morbido tortino al cioccolato accompagnato da pere rese dolci e leggermente croccanti. Una delizia assoluta!!!

Ingredienti per 6 persone
125 gr di cioccolato fondente 70%
150 gr di burro
150 gr di miele (acacia o millefiori)
150 gr di farina
100 uova
40 gr di tuorli d'uovo
5 gr di lievito
1 bustina vaniglia
200 gr di zucchero
200 gr di acqua
qualche cucchiaio di zucchero (meglio se di canna)
tortino cioccolato e pere tortino cioccolato e pere

Sciogliete il cioccolato a bagno maria ed unite il miele. A parte, lavorate il burro morbido a crema, aggiungete adagio il cioccolato, poi una alla volta le uova e per ultima la farina setacciata con lievito e vaniglia.
Versate il composto in stampini monoporzione precedentemente imburrati. Cuocete a 170°C per 30 minuti.

tortino cioccolato e pere

Nel frattempo mettete a bollire i 200 gr di zucchero e altrettanti di acqua, fini a creare lo sciroppo per caramellare le pere. Preparatele sbucciandole, tagliandole a metà, privandole del torsolo e poi immergetele nello sciroppo lasciandole cuocere per 5 minuti: la pera non deve essere eccessivamente matura , altrimenti si sfalderebbe durante l'operazione.
tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere

Levatele appena pronte dallo sciroppo, appoggiatele su un tagliere e tagliate la parte più grossa a listarelle abbastanza sottili, lasciandole attaccate nella parte superiore.
Appoggiatele ora su una placca coperta di carta forno, spolverizzarle con un po' di zucchero (meglio se di canna. ) e con l'apposito cannello caramellatele. Se non avete l'attrezzo, pochi  istanti sotto il grill in forno otterranno un effetto abbastanza simile. Sformate ora il tortino, tagliatelo a metà , adagiate la parte inferiore nel piatto di portata, appoggiate la pera al centro, adagiatevi sopra l'altra metà del tortino e spolverate di zucchero a velo...

tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere
tortino cioccolato e pere

...oppure fate tutto direttamente sul piatto di portata!
Buona giornata a tutti
Daniela
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