venerdì 28 maggio 2010

La Cena- Hermann Koch


Passare dall'ultima riga di un libro alla prima di un post non è sempre positivo, per chi lo deve recensire: non sempre, cioè, il flusso delle emozioni non ancora decantate è garanzia di un giudizio completo, equilibrato, rispettoso dell'opera e del sentire del lettore. E meno che mai lo è se il libro in questione è La Cena di Koch, che è un'opera devastante, sotto ogni aspetto: nel contenuto e nel messaggio, anzitutto, sorretti da una scrittura che, dalla metà del racconto in poi, si libera dela pesantezza di un ritmo lento e dispersivo, per ingranare la marcia forsennata e travolgente della follia. Non è un caso che , questa volta, abbia bisogno di un po' di tempo, prima di riprendermi da una lettura davvero sconvolgente, nel senso più vero del termine, dandovi appuntamento ai prossimi giorni, quando un maggiore distacco mi consentirà di guardare le cose con obiettività maggiore. Vi lascio però le prime due impressioni di Silvia e di Mapi, che danno entrambe la misura della potenza di un libro di spessore, che coinvolge e travolge e che non si dimenticherà facilmente.

Agghiacciante.
Ho letto solo un altro romanzo che ha avuto il potere di annichilirmi in questo modo: 'l'errore di Platini' di Recami.
E' agghiacciante la totale assenza di valori, di espressioni di emotività affettiva, la supremazia della superficialità del sembrare rispetto alla profondità dell'essere.
L'aspetto educativo, o meglio, l'assenza dell'aspetto educativo, è qui volutamente esasperata, ma ho paura sia ormai una quasi normalità: qualche anno fa, ad una riunione della 3a elementare frequentata da mia figlia, i genitori cui venne fatta presente l'eccessiva insolenza ed arroganza dei loro pargoletti, risposero orgogliosamente: "i nostri figli sono molto svegli e questa aggressività ne è l'inevitabile rovescio della medaglia" ...
C'è infine un aspetto-sorpresa che si rivela poco a poco: infatti fin dall'inizio il raccontare pacato e distaccato del protagonista narrante non fa per nulla presagire il suo carattere violento, ma solo alla fine, mettendo insieme tutti gli episodi, finché poi emergono anche esami genetici, si arriva alla possibilità della patologia mentale - forse si riferisce ad un disturbo bordeline di personalità?
Ma non è un'attenuante, perchè ben si capisce che lui stesso, col sostegno della moglie, ha sempre rifiutato di curarsi.
La moglie, apparentemente così dolce e paziente, si rivela la vera anima nera del gruppo, con un rapporto diabolicamente edipico con il figlio (è lei che dice 'in fondo era solo una barbona'...).
La conclusione è amara e ci predisporrebbe ad un pessimismo inevitabile.
Ma per me la domanda cruciale non deve essere:
Cosa avremmo fatto noi? come avremmo agito noi al posto di quei genitori?
Vorrei invece che chi legge questo libro arrivi a chiedersi: cosa possiamo fare noi per evitare una tale evoluzione del sistema famiglia-società...

silvia - piacenza


Mapi

"Comincio a postare qui il mio commento perché ho paura di perderlo; quando sarà aperto il thread di discussione, lo copierò anche lì.

Molto bello e forte questo libro dove nulla è come appare, che è un pugno nello stomaco e allo stesso tempo spinge a riflettere su se stessi, sui valori che si è tentato di trasmettere ai figli e sulla libertà dei figli medesimi, che a un certo punto fanno le loro scelte personali.
Fin dall’inizio la sensazione è strana: si percepisce uno strano distacco, un certo non so che di irreale, che si delinea e chiarisce a mano a mano che si prosegue con la lettura.

Il libro si apre con la citazione dell’incipit dell’Anna Karenina e l’accenno alla famiglia felice si ripete come un refrain lungo tutta la narrazione.

A fare da contrappunto alla storia vi è il menù del ristorante, dall’aperitivo alla mancia, con il Maître che è quasi la controfigura di Paul: quel suo dito mignolo che si avvicina fastidiosamente agli ingredienti che compongono le varie pietanze quasi fosse una lente d’ingrandimento, che li dettaglia ad uno ad uno rivelandone le incongruenze (olive del Peloponneso, olio dalla Sardegna e rosmarino olandese) senza riuscire a coglierne l’unità, richiama i flashback di Paul, che richiama alla memoria spezzoni del suo vissuto per cercare di capire come le cose siano potute giungere al punto a cui sono giunte. E come il Maître, neanche Paul riesce a trovare un nesso tra i vari spezzoni, che dia unità alla sua vita. Togliendo la lente d’ingrandimento che cerca di studiare il singolo episodio, quello che prevale è il vuoto (come il vuoto del piatto), un vuoto beffardo che sembra dirti “tanto lo so che non hai il coraggio di andare a fondo”.

Nulla è come appare: Serge, che sembrava egoisticamente preso dalla sua carriera politica, si rivela invece più corretto e morale degli altri, con la sua decisione di dimettersi; Babette, all’apparenza un’ambiziosa arrampicatrice che mira allo status di First Lady e che sembra avere adottato Beau per mere questioni di immagine, in realtà ama veramente il ragazzo. Claire, che sembrava la persona più equilibrata del quartetto, risulta la più ferocemente egoista, pronta a tutto pur di mantenere lo status quo, compresa la complicità nell’omicidio del nipote adottivo e l’attacco fisico al cognato. Paul è un personaggio stranito, smarrito, che cerca di raccapezzarsi tra i vari episodi della sua vita, in una evidente dissociazione della personalità che pensa alla sua vita come a una serie di episodi staccati e senza senso, a cui manca un filo conduttore. Il personaggio più coerente in assoluto è Michel, con i suoi occhi sinceri: soffre dello stesso disturbo del padre, ma non ha avuto un’educazione che cercasse di contrastare le sue tendenze violente e quindi tutti i suoi atti sono assolutamente logici e non gli creano nessun conflitto interiore.

Chiudendo il libro viene in mente l’opposto dell’incipit dell’Anna Karenina: “Tutte le famiglie infelici si assomigliano, ma ogni famiglia felice è felice a modo suo.”

E gli altri, cosa ne pensano?
Ale

The day after...- e il tiramisu alle fragole

di Alessandra

tiramisu alla fragola

Ho due caviglie, ma due caviglie, ma due caviglie che, al confronto, Dumbo è la Audrey Hepburn... E ora sono le 06.45, ho già litigato con la creatura che ha dormito dai nonni, portandosi dietro tutto il necessaire per la Notte e il Mattino ma dimenticandosi - toh, che caso- lo zaino con i libri di scuola("potevi dirmelo prima, che devo andare in autobus, ora come faccio????) e fatto il primo Atto di Coerenza dalle mattina ("domani, dormi un po' di più, altro che in ufficio alle otto/ a che ora è che vai in ufficio? no, perché la Carola etc etc"). E, buon ultimo, ho acceso il forno, da cui devono uscire due Stupendissime prima delle dieci, ora in cui, invece, devo uscire io, se voglio salvarmi il posto di lavoro, almeno per oggi.
Al di là delle lamentazioni quotidiane, comunque, ieri mi sono divertita più del previsto. L'evento-tutto-maiuscolo era la chiusura della stagione di un'associazione concertistica genovese, organizzato dalla suocera: per cui, più che di un dopocena, si trattava di una specie di "prima dell'alba", visto che quando finalmente abbiamo potuto iniziare a far sul serio mancavano pochi minuti a mezzanotte. Non a caso, in un primo momento si era detto "solo dolci". E lo si era anche fatto, ad essere precisi, con una produzione di biscotti e pasticcini che non finiva più. Poi, però, tant'è, abbiamo cominciato a pensare che magari, un piatto caldo, almeno per i musicisti, sarebbe stato meglio farlo e da lì ad aprire con un aperitivo il passo è stato breve.
Alla fine, il menu è stato questo (per 30 invitati)
Aperitivo
Bollicine- cocktail analcolico- cocktail di rum e anguria (rigorosamente nell'anguria)
Olive al Martini
Mini croissant con burro salato, soncino e salmone affumicato
Polpette di carne
Polpette di melanzane
Spiedini tricolori (i soliti pomodorini/mozzarella/basilico, che personalmente sono 40 anni che non ne posso più ma mai una volta che ne avanzasse mezzo)
Kiwi/prosciutto crudo; ananas/prosciutto affumicato

Trofie al pesto con fagiolini

Crema meringata alle fragole
Mandorlata
Truffle Cake (pure con le candeline sopra, era il compleanno di mio suocero)

a seguire, col caffè
Canestrelli
Brutti ma Buoni della Suocera
Tartufi al cioccolato e qualcosa
Tartufi al cioccolato e qualcos'altro
Dolcetti di marzapane

A parte che, tolto qualche dolce "a seguire" non è avanzato nulla, la palma del "più apprezzato del buffet" va alla crema meringata di fragole, a cui è stato dato un vero e proprio assalto.

tiramisu alle fragole


A questo punto, uno normale si aspetterebbe, qui di seguito, la ricetta della suddetta crema- come minimo. Che invece non c'è. Perchè uno normale, come minimo, si sarebbe portato dietro la macchina fotografica. Come minimo. Oppure, l'avrebbe trovata in casa della suocera.
E invece, niente. L'attrezzatura da reporter d'assalto è rimasta nela libreria dello studio, la digitale tutto fare chissà dov'era finita e, tolto un cellulare d'altri tempi, con cui per altro ho immortalato solo gli aperitivi, non c'era nulla che potesse servire allo scopo.
E così, recuperiamo un vecchio tiramisu alle fragole, un classico delle porche figure, giurando e spergiurando che la prossima crema meringata mi troverà attrezzatissima, con tanto di cavalletto, set di obiettivi e pannelli per la luce e maritoshop al fianco, che tanto, ormai, i nostri ospiti ci si stanno abituando, a queste performance. E se in cambio "se magna", questo ed altro...



TIRAMISU ALLE FRAGOLE

tiramisu alle fragole

per venti bicchierini- 10 persone

500 g di mascarpone BUONO
500 g di fragole
4 uova (tuorli e albumi)
150 g di zucchero
liquore alla fragola (avevo una grappa del Trentino, fra i souvenir) oppure Cointreau
savoiardi, qb- una trentina circa, dipende dalla larghezza della teglia

In primis, ormai son secoli che per il tiramisu pastorizzo le uova- tuorli e albumi- con lo sciroppo di zucchero. Una pate a bombe da una parte, una meringa italiana dall'altra- ed ecco qui che il rischio salmonella o altri virus è annientato.
Quindi, si inizia con lo sciroppo di zucchero: 150 g di zucchero e 75 g di acqua e ho lasciato ridurre fino alla temperatura di 121 gradi. A occhio, quando inizia a diventare denso, ci siamo
Si montano i tuorli con metà dello sciroppo: si inizia montando semplicemente i tuorli, poi si versa a pochissimo per volta lo sciroppo, sempre montando, per evitare che l'uovo "si cuocia": alla fine, otterrete una pasta liscia e vellutata, che i pasticceri chiamano pate à bombe.
Lo stesso dicasi per gli albumi: prima, li si monta a neve fermissima, e poi si aggiunge lo sciroppo, sempre montando e continuando a montare, fino ad ottenere una specie di meringa, liscia e compatta.
In ultimo, si monta il mascarpone da solo, per pochi minuti; poi si unisce la pate a bombe, montando e, in ultimo, la meringa: in questo caso, incorporatela con una spatola, facendo attenzione perchè non smonti
Preparate una bagna per i savoiardi con acqua e liquore: le proporzioni variano, a seconda del tasso alcolico dei destinatari, per cui fate voi. SE volete eliminare del tutto l'alcool, del succo d'arancia, sempre diluito con acqua, va benissimo.
Inzuppate i savoiardi e disponetene uno strato sul fondo della teglia o nei biccierini, se fate delle monoporzioni (è evidente che qui "uno strato" sarà costituito da un quarto del biscotto. Potete anche sbriciolarlo a secco e bagnarlo con due cucchiaini di sciroppo, se preferite)
Spalmatevi sopra la crema, in uno strato bello spesso, su cui poi adagerete la metà delle fragole, mondate, lavate e tagliate a pezzetti.
Secondo strato di savoiardi e ultimo strato di crema: a chiudere, l'altra metà delle fragole, sempre tagliata a pezzettini e qualche fogliolina di menta per decorare.
In frigo fino al momento di servire.
I tiramisu della foto risalgono alla festa della creatura e, per bieche ragioni scenografiche, sono stati arricchiti di colorante rosso. Non siete tenuti a questo scempio.
Buona giornata
Ale



giovedì 27 maggio 2010

Cartolina da...Shangai

Top
Comincia , con questa, una serie di Cartoline, quelle proprio vere, spedite tramite posta, decisamente datate, inviate quasi tutte intorno agli anni 20 alla madrina di mia mamma, amica intima della mia nonna, da suo fratello , in quel periodo imbarcato e di stazione in oriente.
Sono cartoline bellissime che ci richiamano alla mente un periodo elegante e un po' sofisticato, che sa di cappellini sulle 23, sigarette fumate con un bocchino lunghissimo e fatali abiti da charleston!
Sciangai, situata sul fiume Huangpu, è la più popolosa città della Cina e una delle città più popolose del mondo. Il suo sviluppo è iniziato proprio negli anni venti e trenta del secolo scorso, quando era nota anche per la sua corruzione, il traffico di droga e la prostituzione. Shanghai è vista come capitale economica della Cina ed è conosciuta come "La Parigi d'oriente", "La regina d'oriente" o "Perla d'oriente".
Questa mia prima cartolina è appunto datata 1926 e riprende Foochow road, con alcuni splendidi risciò... Sperando vi piaccia, vi auguro buona serata
Dani

Parmigiana di zucchine

Di Daniela
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Il caldo sta ormai cominciando a farsi sentire, come è normale che sia, e con lui, per ciò che mi riguarda, una scarsa voglia di cucinare costantemente. Eccolì che cerco di recuperare in questo frangente piatti che si possano preparare con buon anticipo e magari già porzionati, da poter congelare e tirare fuori in giornate di "pigrizia globale culinaria" quando, dopo aver magari lavorato in giardino per un bel po', mi ritrovo con la voglia di mangiare qualcosa di goloso , e la scarsissima voglia di prepararlo... oppure quando, non so, sono inginocchiata per terra e mi sto picchiando con una stupida pianta infestante che non vuole saperne di farsi sradicare, e mi si presenta la microba col suo sorriso radioso dicendo: "scusa Memy (scritto proprio così, mi ha spiegato) , non si potrebbe mangiare qualcosa di squisitissssimo? Magari non nella dose da blog però eh? " non so se a voi capita ;-) .
Comunque di questo goloso classico della cucina italiana, preparato con gli zucchini invece delle melanzane, ho cucinato 2 versioni: una più golosa, seguendo pedissequamente la ricetta e una invece più light. Varia in pratica la cottura delle verdure che da fritta , passa ad essere cotta alla griglia, con un buon risparmio di calorie e di unto in casa!!! E devo dire che in casa una parte dei miei commensali ha preferito proprio la versione light.
Scegliete la preferita e fatemi sapere il vostro parere..... Diana, hai visto che ti ho pensato?
PARMIGIANA DI ZUCCHINE
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Ingredienti per 4 abbondanti porzioni:
  • 10 zucchine circa piuttosto grandi
  • 2 mozzarella
  • 6 pomodori maturi
  • 2 uova
  • farina
  • parmiggiano grattuggiato
  • 2 spicchi d' aglio
  • olio di semi di girasole
  • olio evo
  • sale
Preparazione:
Versione l' olio in un tegame, aggiungete 2 spicchi d' aglio tritati e fate soffriggere per 2 minuti. Unite poi i pomodori sbucciati e tagliati a filetti, salate e cuocete per 7 minuti. Tagliate le zucchine a fette, infarinatele e passatele nell' uovo sbattuto.
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Fatele friggere in abbondante olio bollente finchè non saranno dorate, poi scolatele su carta assorbente. Continuate fino ad esaurimento delle zucchine.
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In alternativa, fate cuocere le stesse fette su di una griglia facendole ammorbidire e colorare.
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Procedete poi in entrambi i casi nel seguente modo.
In una teglia fate uno strato di zucchine, spolverizzatelo con il parmigiano, aggiungete 2 cucchiai di sugo di pomodoro, coprite con delle fettine di mozzarella.

Fate cuocere in forno per 15 minuti a 180°, poi gratinate per 3/4 minuti.
Buon appetito
Daniela


Parmigiana with zucchini
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Ingredients for 4 :
  • 10 big zucchini
  • 2 mozzarella
  • 6 ripe tomatoes
  • 2 eggs
  • Flour
  • Grated Parmesan
  • 2 cloves' garlic
  • Sunflower seed oil
  • Extra virgin olive oil
  • Salt
Preparation:
Put the evo oil in a pan, add 2 chopped garlic cloves' and fry for 2 minuti. Add the peeled tomatoes cut into strips, salt and cook for 7 minutes. Cut the zucchini slices, flour them and pass in beaten egg.
Fry in hot sunflower seed oil until they are golden brown, then drain on paper towels. Go on until all the zucchini are fried. Alternatively, cook the same slices on a grill, making them soften and coloured.
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Then proceed in both cases as follows.In a pan make a layer of zucchini, sprinkle with the Parmesan, add some tablespoons of tomato sauce, cover with slices of mozzarella.
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Bake for 15 minutes at 356 F°, then baked for 3 /4 minutes using grill.
Bon appetit
Dani

mercoledì 26 maggio 2010

Ricette therapy- il pan brioche di Luca Montersino

di Alessandra


brioches

Tolte le incombenze familiari, per quale motivo cucinate, voi?
Io, ultimamente, sempre più per rilassarmi. Anzi, a pensarci bene, solo per quello. Anzi, a pensarci bene due, mi viene il sospetto che dietro tutto lo stress che accumulo, ci sia un piano preciso, ordito da marito&capo&creatura per poter godere di una robusta razione del pane quotidiano, visto che, altrimenti, mi dedicherei ad attività se non più amene sicuramente meno dannose per il giro vita, con buona pace dei loro desiderata, dalla torta a strati in poi.
In ogni caso, la cucino-terapia, qui da noi, funziona, e pure da anni, tanto che ho pure elaborato una sorta di tabella delle corrispondenze a due colonne, con tutta la casistica da una parte e i relativi rimedi dall'altra
Per esempio: avete appena finito di programmare 19 giorni in Irlanda, battendo a km il Paese, incastrando al nano secondo luoghi da vedere-cose da fare-robe da mangiare e imparando a memoria i nomi di tutte le pecore, nessuna esclusa e vostro marito risponde, con aria annoiata, che tutto sommato, lui preferisce la Scozia? Fruste e planetaria, in quel caso: perchè le meringhe magari ci mettono un po' di più a montare, della carogna, ma vuoi mettere una scofanata di spumette, contro un'indigestione di fiele????
Oppure: avete avuto in sorte una figlia che nel compito in classe di greco del lunedì, alla domanda sul participio congiunto, risponde beata "gliel'ho già detto sabato, quando mi ha interrogato" e, non paga di cotanto oltraggio, si ostina a sostenere con voi che la risposta è valida "perchè sabato gliel'ho detto giusto, il participio congiuto"? Ratatouille, tartare, mirepoix e tutto quanto fa coltello: anche perchè con un colpo di spugna, il piano della cucina è pulito.. Mentre lavare il sangue, è sempre una gran rottura di pelotas
E ancora: pensate di trovare riscatto in ufficio, dove lì sì che avete un Ruolo e lì sì che vi devono rispettare tutti, per contratto, e trovate che il vostro posteggio riservato è occupato dal furgone del giardiniere? E se, quando lo fate presente al portinaio, dicendo oltretutto che il parcheggio era completamente libero, e che bisogno c'era di farli mettere proprio lì, vi sentite rispondere "perchè lì ci sanno posteggiare tutti, se ci entri tu", in barba a ruoli e rispetti, contrattuali e non, meglio, molto meglio ricorrere a questi spiedi qui, piuttosto che ad altri analoghi strumenti. non foss'altro per non stropicciare il tailleur.
Potrei andare avanti per ore, ma il risultato sarebbe sempre lo stesso: che per me, cucinare, funziona e che, più di tutto, funzionano i lievitati. E se poi la ricetta è tratta da un libro tutto dedicato ai Tiramisù, beh, allora, la forumla è infallibile...
brioches montersino


PAN BRIOCHE
(Luca Montersino)
1 kg di farina 00
160 g di latte intero fresco
30 g di lievito di birra
360 g di uova intere
140 g di zucchero semolato
30 g di miele
15 g di rum
1,5 g di buccia di limone (ne ho grattugiato un po')
1 bacello di vanigli Bourbon
360 g di burro
15 g di sale
per spennellare
50 g di tuorli
50 g di panna
brioches

Mettere in planetaria la farina con il lievito sciolto nel latte a temperatura ambiente, le uova, lo zucchero semolato, il miele, il rum, la buccia di limone e i semi di vaniglia, impastare per 8 minuti a velocità ridotta. Unite il burro ammorbidito, incorporandolo poco per volta all'impasto, terminate con il sale ed impastate per altri 5 minuti, fino ad ottenere un risultato liscio ed omogeneo. Coprite con la pellicola e lasciate lievitare a temperatura ambiente, fino a che il volume sarà raddoppiato, quindi impastate con le mani e riponete, sempre coperto con la pellicola, in frigo per 3 ore. Trascorso tale tempo, formate delle palline con la pasta e disponetele sulla teglia a lievitare, fino a che il volume sarà raddoppiato, possibilmente in un ambiente tiepido (30 gradi) e con un tasso di umidità elevato (80%). Se non ci fosse sufficiente umidità, coprite le teglie. Una volta lievitate, spennellate con i tuorli e panna ben amalgamati e cuocete in forno a 180 gradi per 25 minuti
Nota mia: non preoccupatevi troppo del tasso di umidità e della temperatura, perchè l'impasto lievita bene. Se non ci credete, date un'occhiata qui...

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Buona giornata
alessandra

martedì 25 maggio 2010

...anche se questa vita, un senso non ce l'ha...

prova fiori 019

So che molti di voi, oggi, si aspettano il resoconto della festa di sabato scorso: mi avete scritto in posta, mandato messaggi su facebook, qualcuno mi ha anche telefonato per sapere come era andata. A tutti, ho dato appuntamento a martedì, cioè a oggi, quando avrei pubblicato foto, flash e ricette di una serata allegra e spensierata come solo i compleanni dei quindicenni sanno essere. Invece, non ce l'ho fatta. Ci ho provato, credetemi, ma non ci sono riuscita. Perchè è da ieri che gli stessi ragazzi di sabato sera piangono straziati il papà di una di loro, strappato alla vita in un modo assurdo, improvviso, ingiusto. Daniela e io siamo sgomente ed attonite ed oggi è la prima volta, da che esiste il nostro blog, che il nostro farci coraggio a vicenda si sgretola di fronte all'incredulità e al dolore. Piangiamo una persona perbene, disponibile, gentile, un vuoto che gela, un destino crudele, risposte che non sappiamo dare a domande che non avremmo mai voluto che ci venissero poste, di fronte alle quali restiamo in silenzio.
Un silenzio che è fatto di cordoglio, di dolore e di impotenza e che oggi estendiamo anche a queste pagine di diario, certi che possiate capirci e scusarci.
A domani
Alessandra


lunedì 24 maggio 2010

cartolina da...Lubecca

lubecca
Tra chiese gotiche e stradine medievali e splendidi castelli Lubecca ci regala un'atmosfera magica dove la storia si sposa con la cultura e la bellezza. Scriveva il suo figlio forse più illustre, Thomas Mann: «Per ereditare bisogna anche essere in grado di capire. Ereditare: questa è in fondo la cultura». E sembra che a Lubecca la lezione sia stata assorbita perfettamente
Buona serata
Dani

Empanadas

Di Daniela
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Oggi sono qui in veste di rapprentante ufficiale del blog per ringraziarvi tutti. Si proprio ringraziarvi e non solo per la vostra assidua lettura del nostro "lavoro" e neppure per i numeri a dir poco insperati che ci avete fatto raggiungere, ma per aver trasformato il nostro "condominio" virtuale in un magnifico salotto in piena regola, dove tutti si sentono liberi di ridere, di condividere, di prendersi un po' in giro e di chiacchierare a ruota libera, a dispetto del fatto che stiamo spesso in luoghi molto lontani uno dall'altro. Siete diventati per noi presenze praticamente indispensabili nel nostro quotidiano, persone delle quali e con le quali si parla, come con amici e soprattutto ci si libera da strutture pesanti e si da libero sfogo a tutta la "belinaggine", direbbero a Genova, di cui siamo capaci.....Basta leggere ogni tanto la parte dei commenti per farsi una risata e le sciocchezze che noi scriviamo, le condividiamo come si farebbe con un bel caffè. Perciò, per le gratificazioni che ci date, per gli scherzi, gli sfottò, i sorrisi, le ghignate e i complimenti GRAZIE di cuore!!!!
Per festeggiare il vostro affetto e la nostra fortuna abbiamo pensato di riproporvi ogni tanto qualcuno dei nostri primi post, quelli di quando ancora non immaginavate neppure che ci fossimo, e ci sentivamo al settimo cielo se raggiungevamo 50 visitatori al giorno.....
Cominciamo con una ricetta a cui sono particolarmente affezionata e che è anche splendidamente di stagione: le empanadas. Premetto, come ho fatto nel post originario che è una ricetta personale, donatami da una signora che mi è sempre piaciuta moltissimo, cilena verace, con tutta la brillantezza, la gioia di vivere e il cuore che spesso chi viene da quella parte del mondo ha.
Perciò vi ripropongo fedelmente la sua squisitissima ricetta :

EMPANADAS
empanadas 031
Eccomi con il mio primo intervento diretto: sono Daniela, l’altra faccia della medaglia di questo blog, quella che cerca di occuparsi principalmente di trovare chi spieghi ad Alessandra e a me come funziona questa “cosa” a cui abbiamo dato vita e che prova a mettere in pratica, con dubbio successo, i consigli.
Amo anche la fotografia e , appena posso mi occupo di fotografare le nostre creazioni. Apro le danze con una ricetta che a me piace moltissimo: le Empanadas
E’ un piatto semplice , che mi è stato insegnato un po’ di anni fa , da una deliziosa signora cilena che, scoperto il mio piacere per i piatti a base di carne , mi ha voluto far assaggiare questa ricetta del suo paese (anche se credo l’origine sia argentina), che lei mi ha raccontato viene preparata in tutta l’America latina, anche per strada, un po’ come, in quella del nord capita con gli hot dogs. Anzi ho addirittura avuto il piacere di gustare direttamente quelli che lei ha preparato per me e le mie bimbe e che ci hanno subito conquistato, insieme alla sua cadenza ancora un po' "spagnoleggiante" nonostante gli anni in Italia e la sua travolgente simpatia latina. Dunque la ricetta, così come lei me l’ha scritta (si sa che queste ricette tradizionali hanno 10000 variazioni e ogni famiglia ha la sua, speciale), prevede l’uso, per circa 22/24 empanadas, di :
Per il ripieno
. 500 gr. di carne trita di manzo
. 500 gr di cipolla bianca (approssimativamente 5 cipolle di media grandezza)
. una confezione di olive nere ( denocciolate o da denocciolare per evitare odiose sorprese ai nostri molari)
. 5 uova
. sale
. pepe
. maggiorana
. paprica
. strutto ( o olio e burro)
Per la pasta
. 500 gr di farina
. 4 cucchiai olio
. acqua tiepida ( 2,1/2 dl. , dipende dalla farina)

. sale
Collage di Picnik
La realizzazione è la seguente. Innanzi tutto la pasta: preparatela come sempre, lavorandola fino a che non sia ben compatta e liscia.
Lasciatela riposare coperta da un panno mentre voi procedete con la preparazione degli ingredienti.
Tritate quindi le cipolle o se preferite tagliatele a fettine sottili, e fatele appassire in un po’ di strutto ( o olio e burro, ma anche solo l’olio va benone) finché non siano ben dorate. Avvertenza d’obbligo : non passate il livello doratura per evitare uno spiacevole sapore amaro!
Aggiungete a questo punto il macinato , fatelo rosolare con tutti gli aromi e cuocete il tutto per 35 / 40 minuti . La quantità di spezie che metterete, naturalmente, varierà a secondo dei vostri gusti, ma tenete conto che un certo tono piccante qui è proprio indispensabile…..
Nel frattempo fate rassodare le uova (8 minuti e sono perfette) , lasciatele raffreddare e tagliatele a fettine.
Ora tornate ad occuparvi della pasta. Stendetela allo spessore delle lasagne , cioè non troppo spessa ma neppure sottilissima. Ritagliatela in quadrati regolari (per 24 empanadas, 12 per12 cm)e mettete al centro di ognuno una cucchiaiata di macinato (deve essere freddo), una fettina di uovo e un’oliva nera.
Ripiegate su se stesso il rettangolo, badando a sigillare bene i bordi e, se volete, dategli una forma più aggraziata a mezza luna.
Ora disponeteli su una pirofila oliata o con carta forno, stando attente a NON sovrapporli, per evitare fastidiose “appiccicature”.Volendo potete lucidarli con uovo sbattuto.
Lasciate in forno per una ventina di minuti a 200°, finché non risultano ben dorati.
Si possono anche friggere, se lo si desidera, ma diventano, naturalmente, un po’ più pesanti, anche se forse più golosi.
Sono perfetti accompagnati da un’insalata di pomodoro con qualche foglia di basilico o con maggiorana e sono squisiti appena sfornati , ma ottimi anche a temperatura ambiente.
A questo punto non mi resta che ringraziare ancora di tutto cuore la Signora Dina e augurare a tutti buon appetito.
Daniela


Today I am here as the representing of the official blog to thank you all. We just thank you and not just for your careful reading of our "work" nor for the unexpected numbers that you have made us reach, but for turning our virtual "building" in a magnificent living room, where everyone feels free to laugh, to share, and to talk freely, despite the fact that we are often in places far away from each other. You have become virtually indispensable presence for us in our daily lives, people whom and with whom we speak as friends..... Just read any of the comments to get a laugh and the silly things we write, share it with you as a good coffee. Thus, for the rewards that you give us, for the jokes, the teasing, smiles, grin and compliments thanks!!
To celebrate your love and our luck we thought to
show you forward again, occasionally, some of our first posts, when you not yet even imagine that we exist, and we were in heaven if we reached 50 visitors a day .....
Let's start with a recipe which I am particularly fond of and which is also perfect for the Season: empanadas. I just want to tell you, as I did the original post, that this is a personal recipe, given to me by a lady who I always loved very much,
Chilean, with all the brilliance, joy of life and heart that often those who come from that part of the world have.
Therefore, I propose again her exquisite recipe:

EMPANADAS
empanadas 027
"Here I am with my first direct intervention: I'm Daniela and I'm the other side of this blog, one that tries to find someone explaining to Alessandra and me how works this "thing" that we have created and trying to put into practice, with dubious success, advice.
I also love photography and as soon as I can I am taking photographs of our "creations". I begin with a recipe that I like very much: the Empanadas
It 's a simple dish, that I had some years ago, from a delicious Chilean lady who wanted me to try this recipe of her country (although I think the source is Argentina). She told me this dish is a street food prepared throughout Latin America. When I had the pleasure to taste directly what she has prepared for me and for my girls , we have been conquered. So the recipe as she wrote to me (you know that these recipes have 10,000 variations and each family has its own, special), is for about 22/24 empanadas.
Ingredients:
For the filling
. 500 gr. of minced beef
. 500 grams of white onion (about 5 medium sized onions)
. a pack of black olives (pitted or stoned in order to avoid surprises odious to our molars)
. 5 eggs
. salt
. pepper
. marjoram
. paprika
. lard (or oil and butter)
For the dough
. 500 grams of flour
. 4 tablespoons oil
. warm water (2.1 / 2 dl. depends on the flour)
. Salt
Collage di Picnik2
First the dough: Prepare it as usual, working all the ingredients, until the dough is well compact and smooth.
Let stand covered with a cloth while you proceed with the preparation of ingredients.
Then chop onions or if you prefe, cut them into thin slices and sauté in a little 'lard (or oil and butter, but even the oil should be just fine) until they are golden. Warning not to pass the gold level to avoid an unpleasant bitter taste!
Add to this the minced beef, let it brown with all the spices and cook for 35 / 40 minutes. The amount of spices can change according to your taste, but of course, a little bit hot here is really necessary ... ..
Meanwhile let the eggs harden (8 minutes and are perfect), let cool and cut into slices too.
Now go back to take care of the dough. Roll out to the thickness of lasagna, not too thick nor thin. Regular crop it into squares (for 24 empanadas, 12 x 12 cm) and put in the center of each a spoonful ofminced beef (must be cold) a slice of egg and a black olive.
Fold the rectangle on himself, taking care to seal the edges well and if you like, give it a more graceful crescent shape.
Now arrange on an oiled baking dish or baking sheet, being careful not to overlap. Polish them with beaten egg.
Leave in oven for twenty minutes at 200 ° until they are golden brown.
You can also fry if you wish, but they become naturally a bit 'heavier.
They are perfect with a salad of tomatoes with some basil leaves or marjoram . They are delicious freshly baked, but also excellent at room temperature.
Now I just have to thank again Mrs. Dina and wish everyone a good appetite.
Daniela

sabato 22 maggio 2010

MT challenge, la Sfida di Giugno: la Tortilla di Patate


tortilla di patate

Fra i tanti debiti di riconoscenza che menuturistico ha contratto in questo primo anno di vita, uno dei più grossi riguarda la Spagna. Perchè, se è vero che tutto è cominciato da qui, è anche vero che la pista di lancio è stato il famigerato invito del Principe delle Afturie e tutta l'euforia che ne è derivata: surreale, subito dopo, quando qui sopra si parlava Efpagnol, e reale, di lì a poco, quando il reportage galiziano, imboccando strade che ancora non ci sono note, si è aggiudicato la pubblicazione su Saveur Travel e la nomination nella lista dei loro siti preferiti.
Al di là di queste gratificazioni, che ora ricapitolo compostamente seduta alla scrivania ma che l'estate scorsa mi /ci hanno fatto fare veri e propri salti di gioia, è fuori di dubbio che la Spagna ci abbia portato fortuna: e così, quando si è trattato di decidere la ricetta con cui dare inizio al nostro gioco, non abbiamo avuto dubbi: ci voleva qualcosa di spagnolo, che sapesse di estate, di divertimento, di voglia di giocare con allegria e leggerezza e che, nello stesso tempo, fosse per noi sinonimo di buon augurio

tortilla di patate

Diciamo subito che propriamente leggera, la Tortilla di Patate non è. Però, diteci voi se non la associate al tirar tardi la sera, al dolce far niente, alla libertà di un tapear che non vuol sentir parlare di agende e scadenze, di obiettivi e di impegni, di fili di perle su tailleur gessati. Lo stesso che, per me e la Dani, è questo blog, dove facciamo tardi la sera, dove incontriamo gli amici, dove facciamo a gara a chi ne spara di più. E visto che la nostra sfida non vuol essere nulla, ma proprio null di diverso, bando alle ciance, e che tortilla di patate sia

tortilla di patate


Ricetta classica

per 6 persone
5 o 6 patate a pasta bianca e a buccia fine
1 cipolla grande
6 uova
sale

il segreto : 2 padelle...

Sbucciare le patate, lavarle, asciugarle e tagliarle a fette sottili: 2-3 mm di spessore. Farle andare in una padella, in olio caldo, mescolando ogni tanto e, quando iniziano ad essere più morbide, unite la cipolla, anch'essa affettata sottilmente. Salare e continuare la cottura, fino a quando saranno quasi cotte.
Nel frattempo, sbattere bene le uova in una terrina e unire le patate e le cipolle. Amalgamare bene e aggiustare di sale.
Prendere un'altra padella, a bordi alti e ungerla d'olio. Appena quest'ultimo è caldo, versare il composto di uova e patate e fate cuocere, come per una normale frittata. Gli Spagnoli la girano due volte: la prima per completare la cottura, la seconda per aggiustare i bordi e dare la tipica forma rotonda.
Si serve tiepida o fredda.

tortilla ingre

E ora, la sfida.
Potete interpretarla come volete: potete seguire la ricetta classica, potete arricchirla con altri ingredienti, potete destrutturarla, scomporla e ricomporla come vi pare e piace. L'essenziale è che siano presenti le patate e le uova
La ricetta va pubblicata sul vostro blog NON PRIMA del 13 giugno, pena squalifica (e torture annesse, ovviamente) e non dopo il 27, con indicazione del banner e del link a questa pagina del nostro blog.
Appena ci comunicherete la pubblicazione della ricetta- nei commenti a questa pagina- la linkeremo in homepage e lì resterà almeno fino alla proclamazione del vincitore
Il vincitore verrà proclamato il 1 luglio e dovrà comunicare la ricetta della sfida successiva alla Dani e a me entro il 5 luglio, giorno in cui la pubblicheremo su menturistico.
Per iscrizioni, chiarimenti, domande di senso etc etc rispondiamo su mtchallenge@gmail.com
Vi aspettiamo
Ale&Dani



venerdì 21 maggio 2010

Lassì yogurt-miele-cannella e fragola- vaniglia

Di Daniela
Scroll down for English version
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Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura!
Direi che questo è il più famoso incipit della letteratura italiana . La sua chiarezza è assoluta e sa descrivere perfettamente lo stato d'animo di chi si trova al'improvviso perso in un ambiente ostile, reale o immaginario..... Ora, lungi da me l'idea di insozzare cotanta arte con un banale paragone reale , ma ormai , ogni volta che guardo fuori dalla finestra della mia camera, non posso fare a meno di pensarci!!! Tutta questa pioggia, tutta questa umidità che ci ha annacquato nella scorse settimane, ha infatti favorito una crescita incredibile dell'erba, che ormai sta raggiungendo livelli di guardia.... le mie povere tartarughe, sembrano animali preistorici persi in antiche savane e si muovono perplesse in tanta abbondanza di verde (che d'altra parte consente loro di acchiappare qualche preda prelibata in più) e i miei amati merli ogni tanto, saltellando, comparedo a tratti tra i fili verdi, fanno capolino per controllare gli spostamenti degli abitanti di taglia extra del giardino.
Quindi non ci rimane che prepararci ad una bella e drastica tagliata, non appena 2 o 3 giorni di sole consecutivi avranno asciugato un po' il giardino... Intanto mi godo questi nuovi colori e, in previsione dell'immane sforzo "pulitorio", mi e vi preparo qualcosa di rinfrescante che aiuti ad affrontare meglio il lavoro: si tratta di un piacevole
LASSI' ALLA CANNELLA E MIELE e ALLE FRAGOLE E VANIGLIA
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Domanda assolutamente lecita: che cosa diavolo è un lassì? Per chi come me ne ignorava l'esistenza fino ad un attimo fa, ecco una spiegazione. Il lassì è una bevanda a base di yogurt dalle tantissime proprietà benefiche. Vado ad elencarvene qualcuna : favorisce la digestione, rafforza la flora intestinale, apporta fermenti lattici vivi, enzimi, calcio, proteine, vitamine del gruppo B, soprattutto la B12. Aiuta il sistema immunitario intestinale da cui spesso dipende la salute dell'intero dell'organismo. Così almeno ci assicura il Dott. F. Perugini Billi. E' ottimo anche in casi di..... ma di questo è meglio non scrivere :-))))
Per prepararlo, ho utilizzato lo yogurt che faccio in casa, con i fermenti lattici vivi da latte intero, ma anche quello in vasetti, basta che sia di ottima qualità è perfetto.
Passo a darvi le mie dosi per 6
500 gr di yogurt
1 e 1/2 tazze d'acqua freddissima
3 cucchiai di miele
1/2 cucchiaino di cannella
qualche cucchiaino di cacao amaro
qualche cubetto di ghiaccio (facoltativo)
oppure
1/2 cucchiaino di essenza di vaniglia
6/7 fragole (tagliate a pezzettini) più qualcuna intera per la decorazione
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La preparazione è veeeeeeeeeeeeramente complicata: mettete tutti gli ingredienti insieme in una ciotola e frullate energicamente a mano o con la frusta elettrica.
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Quando inizia a montare leggermente, formando una morbida schiuma, versate in un bicchiere e servite subito, bello freddo, spolverato con il cacao amaro, se vi va!.
Questa è la ricetta che ho seguito io: va da se che potrete aggiungere alla vostra base di acqua e yogurt qualunque altra spezia desideriate (dai chiodi di garofano alla noce moscata, piuttosto che cumino o coriandolo o qualunque altra cosa vi suggerisca la vostra fantasia). Si può anche aggiungere frutta fresca (io un bicchiere l'ho preparato con fragole e vaniglia) o secca o addirittura usare già direttamente yogurt aromatizzati, giocando così sui colori oltre che sui sapori. Piccola aggiunta: il lassì è più digeribile se bevuto a temperatura ambiente, ma, secondo me, risulta un po' meno dissetante.
Manca solo una curiosità: nella medicina ayurvedica, l'utilizzo adeguato delle spezie conferisce ai cibi e alle bevande qualità terapeutiche specifiche per le singole costituzioni. Per esempio, aggiungendo il coriandolo, il lassi va bene per i tipi i Pitta (Fuoco-Acqua), aggiungendo cannella, pepe nero e cumino, il lassi è ottimo per i tipi Kapha (Acqua-Terra) e, infine, aggiungendo cumino e limone, il lassi è indicato per i tipi Vata (Aria e Etere). Se volete sapere qual'è la vostra costituzione Ayurvedica, o se siete semplicemente curiosi, potete sempre dare un'occhiatina qui
Godetevi la vostra fresca e salutare bevanda
Dani
Lassì yogurt, honey, cinnamon and vanilla and strawberry
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An absolutely legitimate question: what is a lassì? He is an easy explanation. The lassì is a drink made of yogurt with many beneficial properties. I'm going to list a few: promotes digestion, strengthens the intestinal flora, add lactic ferments, enzymes, calcium, protein, B vitamins, especially B12, to our body . Help the intestinal immune system which often depends on the health of the whole organism. At least that tells us Dr. F. Perugini Bill. And 'is useful also in case of..... but about this is better not to write :-))))
To prepare it, I used yogurt that I do at home, with whole milk, but also in pots, if they're high quality is perfect. Step to give you my serves 6
500 g yogurt
1 e 1 / 2 cups cold water

3 tablespoons honey

1 / 2 teaspoon cinnamon

few teaspoon unsweetened cocoa

few ice cubes (optional)
or
1 / 2 tsp vanilla essence
6 / 7 strawberries (chopped) plus some whole for decoration


The preparation is
veeeeeeeeeeeery complicated : Place all ingredients in a bowl and beat vigorously by hand or with electric mixer. When it begins to fit slightly, forming a soft foam, pour into a glass and serve immediately, looking cold, dusted with cocoa powder, if you like!. This is the recipe I have followed: obviously you can add to your water-yogurt based drink, any other spices you want (from cloves to nutmeg, cumin and coriander rather than anything else suggest your imagination) . You can also add fresh fruit (I a glass I made with strawberry and vanilla) or dry, or even use flavored yogurt, so playing on the colors as well as on flavor. Small addition: the period is more digestible when drunk at room temperature, but in my opinion is a little 'less refreshing. Let me add only a curiosity: In Ayurvedic medicine, the proper use of spices give the food and drink therapeutic qualities specific to individual constitutions. For example, adding the coriander, lassì is good for the types Pitta (Fire-Water), add cinnamon, black pepper and cumin, types lassì is good for Kapha (Water-Land) and, finally, adding cumin and lemon juice, lassì is indicated for types Vata (Air and Ether). If you want to know what your Ayurvedic constitution, or if you're simply curious, you can always have a look here
Enjoy your fresh, healthy drink

Dani

giovedì 20 maggio 2010

Cartolina da... Cremona

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La sua origine romana è chiaramente disegnata nella sua pianta, la leggenda vuole che sia stata fondata da Ercole e la sua storia attraversa i secoli e i millemmi con alterne fortune, ma spesso in primo piano per fama, data la sua posizione: era infatti sede di porto fluviale e attraversata dalla via Postumia che collegava Aquileia a Genova.
È scherzosamente detta la "città delle tre T", ossia turòon, Turàs, tetàs (torrone, Torrazzo, tette). Da qualche anno la terza "T" viene spesso sostituita con il nome di Tognazzi, il celebre attore cremonese: "Torrone, Torrazzo, Tognazzi". Ha regalato al mondo un contributo icredibile per ciò che riguarda la musica a cominciare dagli strumenti e in particolare il violino: i più famosi e celebrati liutai del mondo hanno creato qui i loro capolavori.
Andrea Amati, Carlo Bergonzi, Andrea Guarneri, Giuseppe Guarneri del Gesù, Pietro Giovanni Guarnieri, Antonio Stradivari... impressionante vero? E che dire di Claudio Monteverdi e Amilcare Ponchielli ? e Mina ? E in campi diversi abbiamo già detto di Tognazzi ma ci sono anche la celebre pittrice Sofonisba Anguissola ed Oreste Perri, 4 ori e 1 bronzo con il k1 a diverse edizioni dei mondiali
Insomma una città piena di storia, di fascino, di cultura e di bellezza.... Che altro dire?
Buona serata
Dani

Torta Mousse ai Tre Cioccolati- and the Creatura's List


di Alessandra

torta mousse


Sabato prossimo, a casa nostra, la creatura festeggia il suo quindicesimo compleanno.
Il che, tradotto in termini organizzativi, significa che fra grosso modo una sessantina di ore, io avrò la casa piena di adolescenti inquieti, con annessi e connessi su cui preferisco non soffermarmi. Almeno per ora.

Al momento, infatti, la principale fonte della mia inquietudine è il numero dei partecipanti. Perchè, a grosso modo una sessantina di ore dall'inizio dell'Evento, la lista degli invitati suona grosso modo così:

1. la IV A, quasi tutta
2. la V D , non tutta
3. qualcuno della III L
4. e poi tutti gli altri.

Va da sè che le abbia provate tutte, ma invano. Alle ore 7.30 del 20 maggio, l'unico successo degno di questo nome è che avrò una lista nominale. Quando, non è dato saperlo, ma l'avrò. E comunque, sia chiaro, le mie sono preoccupazioni inutili, in confronto alle sue, visto che al già greve carico del "sono brutta- sono triste-sono troppo magra-sono troppo grassa" si è aggiunto il turbamento più atroce di tutti: e cioè il terrore che sua madre voglia rovinarle la festa, ostinandosi a cucinare, anzichè comprando patatine, popcorn e salatini, "come fanno tutti".
Pare che una festa dei 15 anni con un buffet preparato dalla mamma sia in cima alla hit delle Cause del Pubblico Ludibrio. E questo anche se la metà degli invitati gozzoviglia beatamente da anni nella mia cucina e se almeno un terzo degli stessi ha goduto di teglie di muffins al triplo cioccolato infornati alle 4 del mattino o di colazioni che "finchè non ho fatto fuori l'ultima briciola di 'sta torta, col cavolo che dici a mia madre di venirmi a prendere".
Però, per la festa, non va bene.
E quindi, son qui che sto lambiccandomi il cervello con una lista della spesa che neanche festeggiassimo la Barbie e le sue amiche, da tanto alta è la percentuale di plastica, scervellandomi su cosa comprare che non sia per lei fonte di assoluta vergogna (i cipster, per esempio: ai miei tempi erano da orgasmo multiplo, ma adesso????) e, soprattutto, organizzando la spesa tre quartieri più in là, nel timore di essere riconosciuta.
Una concessione, però, mi è stata fatta. Perchè, a discapito delle mode e del gruppo e di tutto quanto fa "famolo uguale", c'è una mia creazione culinaria che oltrepassa i confini di casa nostra, abbatte le barriere del pregiudizio, travolge l'in and out, riconcilia lo yin e lo yan, mette d'accordo tutti, insomma. I miei insuperabili, incomparabili, ineguagliabili salatini ai wursteln. "quelli lì, falli, mamma, che ti riescono bene..."


(La torta che vedete qui sotto è stata quella con cui si sono festeggiati i 15 anni della creatura in famiglia. Che, ovviamente, mi è stata imposta dalla figlia che, altrettanto ovviamente, l'ha benedetta con una ditata ancor prima che la si tagliasse (foto sopra). E ha preteso che non si facessero foto al dolce, "almeno il giorno del mio compleanno!" E guai, dico guai, ad offrirne una fetta a qualcuno, senza il suo benestare. Però, evidentemente, le feste con i genitori sono vintage- e quindi, ci sta di essere al settimo cielo quando si sfasciano i regali, di ridere tutto il santo giorno perchè si hanno quindici anni e, soprattutto, di farsi fuori un'intera torta ai tre cioccolati, incuranti dei brufoli e di quello che diranno a scuola. Sabato torneremo trendy, con pop corn, patatine e languore, nello stomaco e sul viso. Ma per un giorno, ce la siamo goduta...)



torta mousse

per il biscuit
(ricetta della base del fraisier)


4 uova non separate
120 g di farina
140 g di zucchero
40 g di burro fuso


Accendete il forno a 220 gradi (210 se in modalità ventilata)
In una bastardella mettete le uova e lo zucchero e, con le fruste elettriche, inizate a montare. Dopo circa cinque minuti, proseguite l'operazione a bagno maria, fino a quando le uova non triplicano di volume e diventano bianche e spumose. Togliete dal fuoco e aggiungete la farina, incorporandola con una spatola. In ultimo, il burro fuso tiepido.
Prendete una teglia da biscotti e rivestitela con un foglio di carta da forno.
Versate il composto per il biscuit sulla teglia e, con l'aiuto di una spatola, lavorando delicatamente perchè non si smonti, stendetelo per tutto il perimetro della teglia.
Infornate per 4 minuti
Appena sfornato. copritelo con un canovaccio pulito e rovesciatelo sul piano di lavoro, in modo che la parte coperta dalla carta da forno resti sopra. Togliete delicatamente la carta da forno, eventualmente bagnandola con una spugnetta umida per staccarla meglio

Prendete il piatto da portata e ricopritelo con un foglio di carta da forno, in modo che sbordi di circa 5 cm da due lati opposti. Tagiate a metà questo foglio e disponetelo di nuovo sul piatto da portata, leggermente sovrapposto. Questo trucco serve per evitare di sporcare il piatto.
Con un anello da pasticceria, ritagliate un cerchio della misura esatta del diametro dell'anello, a seconda di quanto volete che il dolce sia grande. Per le dosi della mousse, siamo intorno ai 24 cm

per la mousse al cioccolato fondente

1o0 g di buon cioccolato fondente
3 cucchiai di zucchero
2 chiare d'uovo
1 foglio di colla di pesce
250 ml di panna

per la mousse al cioccolato al latte
140 g di cioccolato al latte
2 chiare d'uovo
1 foglio di colla di pesce
250 ml di panna

per la mousse al cioccolato bianco
140 g di cioccolato bianco
25 g di burro
2 chiare d'uovo
250 ml di panna

per la mousse al cioccolato, seguite il procedimento, come descritto qui
per la mousse al cioccolato al latte, fate fondere il cioccolato a bagno maria e fatelo raffreddare mescolando bene con una spatola: deve rimanere fluido.
Fate sciogliere la colla di pesce in pochissima panna liquida, scaldata sul fornello e aggiungetela al cioccolato, sempre mescolando. Quando è bene amalgamata, aggiungete la panna montata e, alla fine, gli albumi montati a neve

per la mousse al cioccolato bianco:
fate fondere il cioccolato bianco a bagnomaria, con una noce di burro.
Perchè? Non lo so. Però, ho notato che, se aggiungo un po' di burro, il cioccolato bianco sciolto non mi si divide mai, cosa che invece ogni tanto capita se non lo metto. Le difficoltà della lavorazione di questo tipo di cioccolato dipendono dalla maggior percentuale di burro di cacao, per cui non è semplicissimo da sciogliere, temperare etc etc. Da quando metto il burro, però, mi sono semplificata la vita.
Procedere come per la mousse al cioccolato al latte

Assemblaggio del dolce:
Ritagliare un cerchio dal biscuit delle stesse dimensioni dell'anello da pasticcere e posizionatelo sul piatto da portata, meglio se con della carta da forno sotto (v. sopra). Riposizionare l'anello sul biscuit, in modo da non lasciare spasi vuoti sul fondo. Stendere il primo strato di mousse al cioccolato fondente e mettere in frigo per un'ora.
Dopo un'ora, aggiungere la mousse al cioccolato al latte e poi far riposare in frigo.
dopo un'altra ora, aggiungere la mousse al cioccolato bianco e lasciare in frigo per almeno tre ore.
Per servire, togliere l'anello e decorare la superficie a piacere

La torta della foto ha due soli strati e le decorazioni fatte con la mousse al cioccolato al latte, per il semplice motivo che mi mancava il tempo materiale per soddisfare in pieno alla richiesta della festeggiata. Il core de mamma ha ceduto di fronte al diktat della ricetta, che vuole i tre cioccolati uno in cima all'altro.
Per quanto riguarda la tempistica, il riposo in frigo è fondamentale; nei tempi di riposo, si prepara la mousse successiva che si versa semplicemente sopra l'altra. Ricordatevi di livellare subito la superficie, perchè dopo è troppo tardi.

Non è il caso di bagnare il biscuit, perchè la mousse è molto umida. Se proprio dovete, usate uno sciroppo al rum oppure al cointreau.
Classicissima porca figura, of course...
Buon Appetito
Alessandra

mercoledì 19 maggio 2010

Del Furor d'Aver Libri- novità di maggio 2010


Maggio caliente, almeno in libreria. Domani esce La Caccia al Tesoro, ultima avventura del Commissario Montalbano, sempre per i tipi della Sellerio: stavolta, il commissario è alle prese con due maniaci religiosi, nella cui casa piena di crocifissi spunta però una bambola, gonfiabile e pure mutilata. Qualche giorno dopo, ne verrà trovata un'altra, dando il via ad una macabra caccia al tesoro, alla ricerca di una ragazza scomparsa. L'inizio promette bene, gli ingredienti ci sono tutti, l'affetto per il Commissario è ormai paragonabile ad un sentimento fraterno... io, domani in libreria ci corro, mi sa...
Ci corro anche perchè ieri è uscito Innocente, di Scott Turow, che altro non è che il seguito di Presunto Innocente. Stessi personaggi, stesse ambientazioni e addirittura stessa scena iniziale, con Rusty che si sveglia e trova la moglie Barbara morta, nel letto. Neanche a dirlo, viene subito accusato di omicidio dallo stesso accusatore di allora, contro il quale il povero Rusty ingaggerà una lotta senza quartiere per dimostrare ancora una volta la sua innocenza. il " ce la farà?" di rito, però, è rivolto a Turow: ce la farà, cioè, a ripetere il successo della sua prima opera? Nel dubbio, si compra....
Ultimissima news: Non esiste saggezza, raccolta di racconti di Gianrico Carofiglio, uscito il 12 maggio per Rizzoli. Le recensioni sono controverse, c'è chi parla di assoluto capolavoro, chi di stanca operazione editoriale-ma siam sempre lì: questi sono autori di cui non riuscirei a fare a meno, neppure se scrivessero la lista della spesa...
Insomma, io domani son da Feltrinelli, se non si è capito. Se passate di lì, ci prendiamo un caffè...
ciao
ale

Farinata

Di Daniela
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Ci sono degli animali che sono , per così dire, istintivamente simpatici... deve essere un'alchimia di voce, colore, "carattere", che te lo rende piacevole e che crea feeling tra essere umano (io, io, l'essere umano in questione sono io!!! Il primo che fa battutacce si becca un cicchetto con i contro fiocchi, come diceva mio papà.. :-(() e animale. In questo caso, lo so che è un po' particolare, ma sto parlando dei merli. Okkkkei, come animale domenstico direi che non è universalmente noto, e diciamo pure che, a parte quelli Indiani , difficilmente si tiene un merlo in casa per far compagnia, lo ammetto.... Diciamo anche che la letteratura per ciò che riguarda il merlo non da un immagine eccessivamente positiva di questa bestiolina : dal classico "ma, sei un bel merlo!" al film "il merlo maschio" (di P Festa Campanile) , al tipico "hai trovato il merlo eh!". Non saprei dire perchè : forse solo per il suo carattere tranquillo e fiducioso, che si lascia avvicinare e ti gironzola tra i piedi appena ti metti a lavorare in giardino... Perchè da noi funziona così: appena cominciamo, non so, a strappare le erbacce o insomma a fare qualcosa che smuova la terra , loro arrivano immediatamente, spesso in coppia, a scavare con noi nella terra smossa per trovare grassi vermetti e non accettano un "pussa via " come risposta!
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E poi hanno una voce melodiosissima, sanno cantare benissimo, e cantano molto, e alle ore più impensate, ma sono così bravi...
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Beh oggi hanno gorgheggiato tutto il giorno, forse per la soddisfazione di aver goduto di un'intera giornata di sole, dopo tutte queste settimane di pioggia ininterrotta.... e ci ha fatto compagnia mentre , insieme a mia figlia stavamo preparando la cenetta per il papà. Come antipasto gli abbiamo fatto trovare questa gustosa

FARINATA ALLA MANIERA DI ALDO
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250 gr di farina di ceci
1 litro di acqua
sale
pepe
7 cucchiai (circa) di olio di semi (risulta un po' più leggera che con quello di oliva, ma voi potete scegliere ciò che preferite)
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La ricetta è molto semplice: mettete la farina di ceci, setacciata, in una ampia ciotola e aggiungete l'acqua , poco alla volta mescolando bene. Lasciatela in "infusione" per almeno 2 ore, meglio se un po' di più anche 4 o 5 ore, se avete tempo, mescolando spesso.
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Aggiungete il sale. Prendete 2 teglie antiaderenti, se possibile, ma vanno bene anche quelle in rame e perfino quelle in alluminio (anche se non sono l'ideale) e metteteci dentro circa 7 cucchiai di olio evo: deve esserci uno strato sottile di olio sul fondo. Versate sopra metà del composto di farina di ceci e acqua su ognuna a con un mestolo di legno "agitate" un po' il composto così le bollicine d'olio vengono bene in superficie. Macinateci su un po' di pepe.
Mettete la teglia nel forno a media altezze per 15 / 20 minuti con il solo grill.
Servite molto calda su un piatto da portata o direttamente nella sua teglia.
PS: questa ricetta è dedicata a quel figurino di Fede (checchè ne dica sua madre) che se non ricordo male è piuttosto goloso.... Giulia, opera, mi raccomando !!!!!
Buon appetito
Dani

FARINATA (with chickpea's flour)DSCF4198

For 2 baking pans (36 cm)
250 g chickpea flour
1 liter of water
salt
pepper
7 tablespoons (about) vegetable oil , that it's a little bit lighter, but, if you prefer, you can use also olive oil: it's just more tasty
The recipe is very simple: Put the chickpea flour, sifted in a large bowl and add water gradually, stirring well. Let it in "infusion" for at least 2 hours, preferably a bit 'more, up to 4 or 5 hours if you have time, stirring frequently.
Add salt. Take 2 non-stick pans, if possible, but even in copper or in aluminum (although not ideal) and put in about 7 tablespoons extra virgin olive oil: there must be a thin layer of oil on the bottom. Pour over half the mixture of chickpea flour and water on each pan and, with a wooden spoon, "shake" a bit the mixture sothe little bubbles of oil come on the surface. Sprinkle with a little 'pepper freshly ground.
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Put the pan in the oven at medium height for 15 / 20 minutes with the grill alone.
Serve hot on a serving dish or directly in the pan.
Bon appetite
Dani

martedì 18 maggio 2010

Brendan O'Carroll- Agnes Browne Mamma


Come da copione, mia figlia lo ha letto prima di me. E, come da copione, si è chiusa in camera per tre ore, nel corso delle quali gli unici segni di vita al di là della porta sono stati il fruscio delle pagine e le improvvise risate. Per cena, neanche a dirlo, abbiamo avuto Agnes Browne come ospite, e con lei Marion e Mark e Cathy e i gemelli e le porte dei pub che si schiudono ogni giorno sui colori e sul vociare del Jarro. "Però, è diverso, da Agnes Browne Ragazza: lì, c'erano scene tristi, raccontate in modo comico, qui, ci son scene comiche, raccontate in modo comico", è stato il giudizio conclusivo che ha sancito il passaggio del testimone e che, passate le perplessità iniziali, mi ha trovato, alla fine, del tutto d'accordo.
Agnes Browne Mamma è il primo romanzo della saga di Agnes Browne, che ci presenta una Agnes trentacinquenne, fresca vedova di un marito ubriacone e violento e adorabile madre di sette figli, a cui le avversità della vita non hanno tolto nè la bellezza, nè il sorriso. Con lei c'è Marion, l'amica dell'infazia e, tutt'intorno, decine e decine di comparse che spennellano di colori accesi il vivido sfondo del povero e malfamato quartiere di Dublino, talmente connaturato alla storia da essere un protagonista di prim'ordine delle vicende, prima ancora che il teatro ove esse si svolgono.
La trama è un susseguirsi di tanti brevi racconti, ben concatenati l'uno all'altro e con una fortissima predominanza del comico, sia nei toni che nelle situazioni ,che, se da un lato strappa sonore risate al lettore, dall'altro rappresenta il limite ad una narrazione più piena e coinvolgente, lasciando a metà un lavoro altrimenti ben fatto.
Se non avessi letto prima Agnes Browne Ragazza, probabilmente non sarei rimasta delusa dalla lettura di questo libro. E, altrettanto probabilmente, avrei atteso con impazienza l'uscita dei romanzi successivi, catapultandomi in libreria per essere la prima a comprarli e la prima a leggerli Ma sicuramente non mi sarei resa conto della grandezza di O'Carroll come romanziere. Lo avrei solo intuito, a sprazzi, perchè è indubbio che la stoffa si veda anche qui: ma l'impressione generale è che, in questa sua fatica, l'autore non avesse ancora piena consapevolezza delle proprie capacità narrative. Lo dimostrano, per esempio, i ritratti appena abbozzati dei personaggi, Agnes compresa, un debolissimo scavo psicologico e, su tutto, l'ansia di mantenere costante il registro della comicità, quasi che fosse una sorta di coperta di Linus letteraria, a cui affidare le proprie insicurezze e le proprie paure.
Nulla a che vedere con la consapevolezza artistica dell'ultimo romanzo, dove tutti i personaggi sono figure ben delineate, indimenticabili, potenti, dove la trama è retta da una struttura solida e manifesta e dove la vis comica si eleva al grado della tensione etica. E' qui che O'Carroll si riconosce artista di tutto rispetto e, di par suo, si concede il lusso di un romanzo vero, che abbraccia una storia a tutto tondo, dove si piange, si ride, si soffre e si gioisce. Ed è proprio qui, nel confronto con una materia così variegata, che il tratto inconfondibile della comicità dello stile dell'autore va oltre la semplice risata per modularsi sui toni ora accesi della condanna, ora amari della rassegnazione, ora pungenti dell'ironia, in accordo con una trama più ampia e profonda: le scene tristi raccontate in modo comico, insomma, che segnano il punto di arrivo di un percorso di cui Agnes Browne Mamma costituisce l'inizio, un po' incerto e malfermo. E tuttavia, io lo consiglierei, questo libro: per la freschezza, il brio, la fulmineità della battuta, la felicità di certi spunti, la vividezza degli ambienti, che fanno chiudere un occhio su ritratti a volte sbiaditi o ingenuità troppo smaccate.
Alla prossima
alessandra


Pollo alla Cannella con Pere Caramellate- e ripariamo l'offesa....

di Alessandra

pollo alla cannella

Mio marito ed io abbiamo iniziato a bazzicare per ristoranti stellati in tempo non ancora del tutto sospetto: per carità, al'epoca andava già di moda, ma non così tanto da impedire a noi poveri mortali di comprendere il menu ad una prima occhiata e di godere di due chiacchiere con lo chef che- sorpresa- parlava di cibo: e lo faceva in modo tale che, attraverso il resoconto della sua ricerca della materia prima, della tecnica di cottura, della scelta di un abbinamento o di un contrasto, era possibile non solo ricostruire a ritroso il percorso che aveva portato alla creazione del piatto, ma riconoscere che quello che avevi appena assaporato e gustato trovava nelle parole del suo creatore una spiegazione e una piena corrispondenza.
Oggi che gli chef fanno i filosofi e i clienti i repoter gastronomici, le nostre scorribande in giro per il mondo si sono bruscamente interrotte. La "goccia" è stata una pessima esperienza in terra di Sicilia, lo scorso anno, ma la misura era colma da un po', fra l'avanguardia di tecniche obsolete, l'ingegnosità di omologazioni al limite della scopiazzatura e le declinazioni di aria fritta, dalle parole ai fatti, anzi, ai piatti.
Considerato che nè i nostri portafogli nè le nostre intelligenze potevano permettersi il lusso di aspettare che da qualche autorevole pulpito si levasse il grido de "Il Re è nudo", siamo corsi a domestici ripari, limitando al minimo le cene fuori e ricorrendo ogni volta ad un personale prontuario contro la fregatura, stilato dalla sottoscritta, ovviamente, con tutta una serie di commi e sottocommi, altrettanto ovviamente, a cui si fa puntualmente ricorso prima della scelta di un ristorante.
E che, altrettanto puntualmente, 9 volte su 10 fallisce in modo ignobile
L'ultima, in ordine di tempo, è stata lo scorso sabato sera, nello storico ristorante arabo di Genova. Dove 15 anni fa avevo giurato di non rimettere più piede (art. 5 del Prontuario contro la Fregatura: sii implacabbbile nel tuo giudizio negativo- a meno che non ti offrano la cena) e dove sono invece tornata, insieme ai Palati Fini, complice un'uscita serale della creatura, a 10 metri dal locale.
Il menu è carino e completo, il locale è caratteristico e il servizio relativamente veloce. Siamo in un tavolo da 12 nell'ultima sala e c'è un caldo asfissiante, a dispetto della pioggia che sentiamo, a sprazzi, oltre i vetri della finestra chiusa. Le ordinazioni, però, le fa il proprietario: mio marito tenta di modificare- per altro, aggiungendo- quanto è già stato deciso, ma non c'è verso: si parte con un assaggio di meze per tutti- e così sia. (il primo che chiosa "inshallah" lo anniento...)
Il che, sia chiaro, a me sta più che bene perchè, di norma, mangio poco di tutto. Anzi, a dispetto della taglia e dei chili in più, io tendo a spiluccare, ancor prima che mangiare. Quindi, "gli assaggini" per me sono il massimo della vita. Sempre che, però, mi si dia la possibilità di assaggiare e magari di rendermi anche conto di che cosa ho dentro al piatto.
Per 11 persone vengono portati otto assaggi diversi in otto piattini da antipasto. Posto che 11 falafel e 11 kofti mi possano anche star bene, non esiste che per "assaggio" si intenda UN cucchiaino di hummus e UN cucchiaino di salsa di melanzane. E meno che mai esiste se poi scopri che a 6 cucchiaini più un falafel e un kofti, con una fetta di pita corrisponde un costo di oltre 7 euro. Senza contare che i falafel sono decisamente cattivi, l'hummus non è niente di speciale e tutto il resto è privo di gusto, personalità e sale.
Ci rifaremo con il piatto principale, pensiamo tutti , anche perchè il menu è prodigo di portate e di dettagli nelle descrizioni: anzi, quando qualcuno dice che ci è stato dato poco antipasto, perchè poi ci si riempie con il resto, sono persino preoccupata, all'idea delle montagne di carne di agnello e di pollo che fra poco passeranno direttamente dalle cucine alla nostra tavola.
Fossimo stati a casa, i suddetti piatti sarebbero passati direttamente dalle cucine al bidone della rumenta.
Ma, siccome eravamo al ristorante, invece, abbiamo dovuto sforzarci di mangiare, o meglio, di mandar giù pezzi di carne asciutta e stopposa, da retrogusti imprecisati, ringraziando il cielo che, contrariamente alle aspettative, le portate fossero in quantità risibile.
Io ho ordinato un pollo alla cannella con i nidi di rondine che non c'erano e, per i pezzi di manzo del taboulleh della mia amica ,è stato necessario un atto di fede, perchè tutto potevano essere quelle palline nere e rinsecchite adagiate sulla semola, ma manzo, onestamente, proprio no. Avrei voluto chiedere a mio marito com'era, il suo agnello, ma mi è bastata un'occhiata da lontano per capire che non era cosa. Il tutto condito da una rara maleducazione del proprietario, che per due volte è venuto a riprenderci perchè, a suo dire, parlavamo a voce troppo alta: per cui, oltre che nel cibo, ci siamo pure mortificati nella conversazione, ridotta a esangui bisbiglii con gli immediati vicini di sedia, in un crescendo di tristezza cosmica e di "ma chi ce l'ha fatto fare?- sempre meno sussurrati, per la verità.
Ho archiviato il dolce sotto la voce "da dimenticare", per cui non mi dilungo nella descrizione di un budino fatto con acqua, zucchero e fecola, per altro in proporzioni discutibili (era un mattone e non sapeva di niente). Questa "rece", invece, se ne va su menuturistico: non tanto per voi, quanto per me. Non sia mai che da qui a quindici anni mi salti di nuovo in mente di tornarci...

P.S. l'ammontare preciso del conto non lo so ancora (siamo andati via prima, causa figlia da recuperare): azzardo un 25/30 euro a testa, in ogni caso, bevendo tè alla menta e vino di seconda scelta (quello buono era finito, sic dixit). Comunque troppo, in ogni caso.




Pollo alla Cannella con Pere caramellate

pollo alla cannella



per 4 persone
2 petti di pollo medi
2 cipolle grandi
1 cucchiaino colmo di cannella
1 stecca di cannella
1 cucchaino di zenzero
farina
olio EVO
sale
3 belle pere, qualità Abate, a polpa soda
1 cucchiaino di miele
1 noce di burro

riso per accompagnare

La ricetta è un mix fra questa e quella che ho ordinato l'altra sera: alla prima, si deve l'aggiunta della pera caramellata, alla seconda quella del riso anche se, in tutta sincerità, mi intriga di più l'idea di accompagnarlo con un semolino dolce, così come consigliato dalla prima fonte. Niente taijine, comunque, ufficialmente perchè la cucina algerina non ne fa uso, ufficiosamente perchè non ce l'ho (ancora). In ogni caso, pollice verso- e pure bello in alto, per un piatto intrigante, profumato, facile da preparare e originalissimo, almeno qui da noi, dove di pollo al curry, onestamente, non se ne può più.

Mi sono fatta tagliare il petto di pollo a pezzetti dal macellaio. Dopodichè, l'ho lavato, asciugato e infarinato. Quella dell'infarinatura è un'operazione che faccio sempre quando è previsto un fondo di cottura di accompagnamento, perchè in questo modo rimane bello denso, senza bisogno di aggiungere roux.
Nel frattempo, ho scaldato mezzo litro d'acqua e, arrivato a bollore, ho aggiunto una stecca di cannella
L'ho fatto rosolare, in una padella dai bordi alti, in 3 o 4 cucchiai d'olio e ho coperto a filo con il "brodo alla cannella", aggiungendo subito dopo le altre spezie, sale compreso. Fiamma bassa e recipiente coperto fino a completa cottura: grosso modo 3/4 d'ora, ma anche un po' di più, perchè è cottura a fuoco lentissimo. In ogni caso, fa fede la prova assaggio:quando il bocconcino di pollo è tenerissimo, è pronto.

Da parte, ho caramellato le pere.
Ho mondato le per e e le ho tagliate a dadini
Ho fatto fondere il burro in un pentolino, ho aggiunto i dadini di pera, ho fatto insaporire e ho aggiunto il miele. Ho sempre sorvegliato l'operazione, perchè le pere sono pronte appena sono dorate. Devono mantenere comunque una certa consistenza, motivo per cui è importante che si scelgano frutti a pasta soda.

Ho assemblato tutto alla fine, lasciando insaporire pollo e pere per pochi minuti, sempre a fuoco lentissimo. Poi, come vi dicevo, ho servito con del riso bianco, condendo con il fondo di cottura del pollo, il che, alla resa dei conti, "ci ha detto" così e così e questo indipendentemente dal fatto che abbia replicato il piatto del ristorante. Next time, semolino...
ciao
ale




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