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lunedì 25 ottobre 2010

Le Rece di MT- Strage di Loriano Macchiavelli


"Quasi nessuno ha potuto leggere finora questo straordinario romanzo perchè non appena uscito, nel 1990, fu subito ritirato dal suo editore, dopo la denuncia di uno degli imputati della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologma, e mai più ripubblicato". Così recita la quarta di copertina e così ribadisce nell'introduzione Loriano Macchiavelli che ricorda come questo romanzo facesse parte in origine di una trilogia dedicata ai grandi misteri d'Italia, scritta sotto lo pseudonimo di Jules Quicher. Strage fu il secondo romanzo, dopo quello dedicato alla tragedia di Ustica ed interruppe la serie: a seguito dell'immediata denuncia di uno degli imputati del processo, poi assolto, il libro venne ritirato dalle librerie e Macchiavelli si trovò a sua volta in Tribunale, con un'accusa da cui fu assolto un anno e mezzo dopo, anche alla luce dell'articolo 21 della Costituzione, che sancisce l'esercizio del diritto di cronaca e di critica. A questa motivazione, l'unica che l'autore riporta, in quanto da lui stesso ritenuta la più importante, fa subito seguito l'affermazione per cui tutto quello che staremo per leggere è opera di fantasia, "nient'altro che ipotesi di un romanziere, basate su alcuni dati emersi nel corso delle tante indagini dei magistrati e che io ho utilizzato per aumentare l'interesse dell'intrigo e rendere più credibile la vicenda. Anche il finale, è di pura invenzione". Ma poi, sul sito dell'Einaudi, corregge il tiro: " «È un libro di docufiction, scritto quando il concetto ancora non esisteva. I romanzieri da sempre lavorano con la fantasia sulla realtà. Io ho scelto una realtà dolorosa, misteriosa, inquietante. È un diritto dello scrittore svelare con la scrittura quel che viene tenuto nascosto dagli interessi e dai poteri. Quando pronunciò il suo celebre "io so", Pasolini questo intendeva. Non è significativo che un libro di fiction sia stato assolto per aver esercitato il diritto-dovere di cronaca?"

Superfluo aggiungere che a pagina 3 avevo voglia di prendere un mitra.
Poi, però, ho pensato, nell'ordine
1. che Macchiavelli è amico di Guccini
2. che anche se le avrò lette secoli fa, le storie di Sarti non mi erano dispiaciute
3. che il mio fegato non è ancora in condizione di reggere altri 21 euro buttati nella rumenta
e così ho preso fiato e ho iniziato a leggere.
E, come prevedevo, sono pure arrivata in fondo, e pure velocemente, rapita da una trama interessante, da una scrittura coinvolgente, da una disinvolta gestione dei tempi narrativi, da tutto quello che, per farla breve, fa di un romanzo un buon romanzo.
Il che ha lenito l'irritazione iniziale, ma solo fino a un certo punto: perchè l'ambiguità di fondo rimane e carica quest'opera di significati e di pregi che, onestamente, non ha.
Non ha senso, intanto, parlare di docufiction- quanto meno non nei termini in cui se ne parla qui. In primo luogo, voglio sperare che Machiavelli fosse distratto, laddove sostiene di essersi fatto interprete di un genere che prima non esisteva- perchè se fossi il signor Frederick Forsyth, autore di un capolavoro come Dossier Odessa (1972), probabilmente non la prenderei così bene, tanto per citare il primo caso che mi viene in mente. Senza contare che tutte le docufiction degne di questo nome o hanno sempre mantenuto un equilibrio fra la storia e la finzione oppure hanno delimitato con dei confini molto precisi la parte storica- e quindi documentata in modo oggettivo- da quella di fantasia.
Qui, invece, si fa una gran confusione fra piano della realtà e piano dell'invenzione, consegnando una storia marcatamente inficiata dalla fretta di arrivare a conclusioni che risultano giocoforza banali e prevedibili.
Ipotizzare che, dietro alla strage di Bologna, ci fosse una connivenza di poteri occulti- mafioso, politico e massone- il cui braccio armato fosse la banda della Magliana e il terrorismo, non è così semplice: è evidente che, all'epoca, la situazione fosse quella, ma da lì alla tesi del complotto ce ne passa. Intendo dire, che bisogna avere documenti, prove, riferimenti certi che suffraghino una parte delle nostre affermazioni: altrimenti, sono i soliti discorsi da bar.
Il punto debole della storia, quindi, è proprio questo: non la storia in sè, che, nella sua astoricità, funziona, ma la pretesa che essa sia sostenuta da una documentazione degna di questo nome.
Ed è un peccato: perchè la strage di Bologna è una piaga che ancora sanguina, nella memoria storica degli Italiani ed è, soprattutto, una pagina che non va dimenticata. Affidarne il ricordo ad una ricostruzione così romanzata e romanzesca, a personaggi stereotipati al limite dell'irritante, a conclusioni così superficiali e scontate, nella loro banalità, è un'occasione perduta, che si macchia a tratti anche di mancanza di rispetto per le vittime della strage e le loro famiglie.
E' un peccato, ripeto, perchè Machiavelli è un bravo scrittore e il suo coinvolgimento nella storia è sincero: ma il romanzo non è all'altezza della materia trattata, che impone serietà, delicatezza, rispetto. Altrimenti, è solo fiction: ma di quelle, ne facciamo a meno.
Alla prossima
Ale

martedì 13 aprile 2010

Niccolò Ammaniti- Che la Festa Cominci


Ok, faccio outing: fino a pochi giorni fa, non avevo mai letto niente di Ammanniti. Non che la cosa mi abbia lasciato indifferente, tutt'altro: fra i miei amici, non ce n'è uno che si perda l'ultima sua uscita, tutti trovano Io non ho paura un capolavoro assoluto, c'è pure il cultore che cita a memoria "ti prendo e ti porto via" , il tutto con grande disagio da parte mia, visto che vengo giocoforza tagliata fuori dai loro discorsi. Tuttavia, per quanto mi sia ripromessa, ad ogni giro in libreria, di leggere almeno un romanzo di questo autore, non l'ho mai fatto-almeno fino a questa volta, complice un regalo del libraio che, senza tanti giri di parole, ha infilato una copia di "Che la festa cominci" nelle mie borse della spesa.
Mio marito lo ha letto per primo e, da fine critico letterario quale è, lo ha definito una sonora boiata. Il che, di solito, corrisponde ad un giudizio entusiastico da parte mia. Cosa che si è puntualmente verificata, fino alla prima metà. Dopodichè, il diluvio.
Ma andiamo con ordine
Il romanzo è diviso in tre parti, che fungono da introduzione, prologo ed epilogo, secondo la migliore tradizione letteraria. Tanto la trama quanto la narrazione procedono su binari paralleli: da una parte, c'è un gruppo di borgatari frustrati ed inetti, che hanno trovato in un satanismo di periferia lo sfogo alle loro insoddisfazioni; dall'altra, lo scrittore di successo, che succhia le ultime gocce di una popolarità sempre più esangue, legata ad un unico libro fortunato - il best seller- e ad un programma televisivo che ne ha consacrato l'immagine di intellettuale bello, cattivo e di sinistra. A far da scenario a questi personaggi, troviamo due sfondi adeguati, che fanno risaltare in modo impietoso le loro caratteristiche - il desiderio di affrancarsi da una vita grigia ed umiliante con un gesto eroico, per Saverio Moneta, la brama di ritrovare i palcoscenici che gli competono per Francesco Ciba, sfruttando ogni possibile trucco mediatico.
Fin qui, come dicevo, tutto bene, anzi: tutto benissimo. Ammaniti ha una penna felicissima, una notevole padronanza dei tempi e dei dialoghi, uno sguardo acuto e senza pietà, sorretto da uno stile asciutto, capace di far ridere e riflettere nello stesso tempo.
I problemi cominciano invece con la seconda parte, che è il punto di convergenza della narrazione, dove i protagonisti si incontrano e dove dovrebbe svolgersi il momento clou dell'azione, vale a dire l'uccisione della pop star colpevole di aver ripudiato il satanismo per convertirsi ala religione cristiana. Lo scenario è Villa Ada, acquistata dal losco arricchito di turno, che inaugura la sua nuova residenza con una festa che, nelle sue intenzioni, deve essere quanto di più spettacolare si sia mai visto, l'atto finale di un riscatto sociale che sa di vendetta e di tronfia vanità. Qualcosa va storto e l'evento si trasforma in una bolgia infernale - quasi nel senso letterale del termine- dove violenza, splatter, horror e pulp si susseguono incessantemente, fino al collasso della catastrofe finale.
Le intenzioni dell'autore, a questo punto, sono fin troppo smaccate: la sua satira dei vizi della nostra società dovrebbe assumere le forme deliranti del surrealismo, in una sorta di traduzione letteraria dei quadri di Hieronymus Bosch, dalla fantasia allegorica ed inquietante. Ma qui Ammaniti pecca di hybris, rivelandosi del tutto incapace di padroneggiare la materia: il surreale scade nell'irreale e, da qui, nel fine a se stesso, nello sconclusionato e, infine, nella noia.
E' un vero peccato, perchè l'idea di partenza è quasi geniale e i personaggi riscattano la loro immagine stereotipata rappresentando una galleria completa dei molti vizi e delle poche virtù della società odierna. Però manca la zampata finale, nonostante le occasioni per entrare a gamba tesa siano molte ed anche ben congegnate. Il che svilisce anche la sorpresa dell'epilogo, che sfuma in un romanzo abbozzato, irrisolto, irresoluto: insomma, un'occasione mancata
alla prossima
ale

giovedì 9 aprile 2009

INDICE LIBRI



i libri

Bryson, Bill, Una passeggiata nei boschi
Calza, L. La commedia è finita
Camilleri, A. La Caccia al Tesoro
Camilleri, A., La danza del gabbiano
Carofiglio, G., Le perfezioni provvisorie
Chevallier, T., Strane Creature
Coe, J. L'amore non guasta
Collins, P. Al Paese dei Libri
Cooper, G. La Biblioteca dei Morti
DeLuca, E., Il peso della farfalla
Dennis, P. Zia Mame
De Silva, D., Mia Suocera Beve 
Diffenbaugh, V., Il Linguaggio Segreto dei fiori
Divakaruni, C., La maga delle spezie
Dixie, J. Cosa nostra- storia della mafia siciliana
Dunne, C., Donna alla Finestra
Gimenez- Bartlétt, A. Riti di morte
Giordano, P. La solitudine dei numeri primi
Glauser, F. Il Tè delle tre vecchie signore
Goodwin, J. L'albero dei giannizzeri
Harris, J., Vino Patate e Mele Rosse
Hackman, K., Il giardino delle Favorite
Hall, T. Vish Puri
Hasser, N., La rete a maglie larghe
Hornby, Nick- Shakespeare scriveva per soldi
Isherwood, Christopher, Un Uomo Solo
Kinsella. S. La ragazza fantasma
Lackberg, C. La principessa di ghiaccio
Larrsen, S., Uomini che odiano le donne
Mc Court, F. Le ceneri di angela
Malvaldi, M., La Briscola in cinque
Malvaldi, M., Odore di Chiuso
Mankell, H.Scarpe italiane
Marai, S., Le Braci
Meheran,M., Caffè Babilonia
Meheran., M., Pane e Acqua di Rose
Mones, N. L'ultimo chef cinese
O'Carroll, B., Agnes Browne Mamma
O'Carroll, B., Agnes Browne Ragazza
O'Carroll, B. Agnes Browne Nonna
O'Carroll, B. I Marmocchi di Agnes
Rocha, L., La Morte del Papa
Rotemberg, R. City Hall
Safier, D., L'Orribile kharma della formica
Setterfield, D. La Tredicesima storia
Sjowall, M- P. Walhoo, Un assassino di troppo
M. Sjowall- P. Walhoo. Roseanna
Tiano, M., Uno di troppo
Torday, P., L'irresistibile eredità di Wilberforce 
Van der Kwast, Mama Tandoori
Vargas, F. Scorre la Senna
Vargas, F. Prima di morire, addio
Vitali, A., Dopo Lunga e Penosa Malattia






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