lunedì 31 ottobre 2011

Dita da strega!! :-)

Di Daniela 

Ci siamo, siamo arrivati alla serata dei mostri e delle streghe, che esorcizzano la paura dei piccoli contro ciò che di oscuro e terribile circonda e popola il mondo delle fiabe , dei sogni e non solo, purtroppo. Per questa occasione, utilizzando la ricetta che vi ho dato dei Prezel, ho pensato, seguendo i suggerimenti della nostra amica M. Stewart, di realizzare delle terrificanti "dita da strega", create con il procedimento e la pasta dei prezel, in accompagnamento ad un piatto di formaggio. Nel mio caso ho utilizzato del gorgonzola piccante, anche per via di color piuttosto "inquietanti" e una formaggetta con rucola olive e peperoncino, che ben si prestano scenograficamente alle dita! Per la realizzazione del tutto ho avuto l'impagabile aiuto della Microba, che, nel suo ruolo preferito di arbiter elegantiarum, ha anche realizzato la laccatura delle unghie... I colori utilizzati per questa   laccatura  sono stati scelti con le seguenti motivazioni: verde, perché fa tanto muffa, rosso-arancio per il look "aggressivo", qualcuna lasciata scura, perché fa naturale e qualcuna argento, per la strega chic, ovviamente!!!  
Può essere un antipasto un po' diverso e buooooooonissimooooooooooooooo!
Dita da strega
  strega 
Ingredienti per i prezel
40 gr lievito di birra (ridotti a 25 gr)
1 cucchiaino da tè di zucchero
500 gr di farina 00
1 cucchiaino da the di sale
20 gr burro a temperatura ambiente
ca 230/240 gr di acqua per l'impasto
Pentola con 2 litri di acqua + 20 gr di bicarbonato 2 cucchiai di sale grosso
Per le dita in aggiunta
Colori alimentari,
un pennello
mandorle pelate e non

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I brezel e le streghe di Halloween per i piatti storici

Di Daniela

Illustrazione dal manoscritto Hortus Deliciarum
(Alsazia 1190 circa)
Come ogni volta che ci troviamo a parlare di un piatto nazionale, ciò che colpisce è la grande varietà di ricette, che praticamente quasi ogni famiglia nel tempo ha adottato, variando leggermente l’originale, per meglio adattarla ai suoi gusti, come pure l’incertezza sulle origini precise del piatto. Così succede per il piatto di cui ci occupiamo oggi, i Prezel. Cominciamo subito con il dire che perfino il nome ha diverse grafie: sono laugenbrezel, pretzel, pretzl, breze o brezn o brezel a seconda del luogo in cui si cerca. Per ciò che riguarda la creazione di questo squisito impasto ci sono diverse storie, ugualmente interessanti La prima, più prosaica, racconta che già nel 610 d.C., nei monasteri a sud della Francia ed a nord dell’Italia, i monaci  utilizzavano dei ritagli di pasta per creare dei lunghi cilindretti, che poi annodavano, dandogli la forma delle braccia di un bimbo raccolto in preghiera. Con queste golosità, premiavano (pretiola (da pretium), piccoli premi) i bimbi più bravi, cioè quelli che avevano imparato a memoria le preghiere o brani della Bibbia…
Memmingen- Il simbolo dei prezel e la Torre di St. Martins
A poco a poco questi pretiola, si sono trasformati, secondo la pronuncia, in preziola e sono giunti anche in Austria e in Germania, come prezel o brezel (in questo caso trasformando un brachiola, piccole braccia, nome alternativo dei premi).
Da qui, parte un’altra storia, che vuole i prezel come offerta ben augurante ai mercanti che si incamminavano alla volta della Fiera di Francoforte: questi infatti venivano attaccati da predoni prima di giungere in città e così, gli abitanti, uscivano dalle mura a cavallo e porgevano un benvenuto “protettivo” ai mercanti offrendo loro brocche di vino e prezel infilati agevolmente, data la forma, sulle loro lance, chiamati Geleit-prezel ( prezel di scorta, di protezione insomma). 
Icona dei panettieri su una casa dell'isola di Juist, Bassa Sassonia

Dal 1400 i brezel sono diventati anche simboli pasquali cotti con 2 uova sode e nascosti in tutto il giardino, per farli cercare dai bambini, precursori della caccia all’uovo di Pasqua o al coniglietto pasquale attuale...
Il Brezel sembra rappresenti, con la sua forma particolare, anche il simbolo del nodo d'amore e del legame matrimoniale. Pare infatti che nell’Europa centrale, nel VII secolo, ci fosse l'usanza di fare un voto matrimoniale sotto ad un Brezel che poi veniva spezzato in due dagli sposi, tirandolo ognuno dalla sua parte, come il celebre ossicino di pollo : chi rimaneva con il pezzo più grande, avrebbe visto realizzati i suoi desideri! Il pretzel è stato in uso come un emblema di panettieri al tempo loro corporazioni, nel sud della Germania dal 12 ° secolo.
La fontana del ragazzo del prezel a Speyer (Germania)
E già in questo secolo in una illustrazione del Hortus deliciarum, un manoscritto medievale compilato nella abbazia di Hohenburg in Alsazia, è conteuta la prima raffigurazione di un pretzel.
A proposito di panettieri, un’antica leggenda tedesca sulla creazione dei prezel racconta proprio che un panettiere tedesco, essendosi rovinato la reputazione presso il suo re, venne arrestato e mandato a morte. Ma siccome aveva sempre fatto un buon lavoro, il re decise di concedergli una seconda possibilità, e gli chiese di inventare un dolce attraverso cui i raggi del sole passasser0 per tre volte (o secondo un'altra versione, riflettesse i raggi del sole per tre volte), pena la perdita della sua stessa vita. Riflettendo a braccia conserte, il nostro panettiere risolse l'enigma, creando proprio il prezel, per la gioia del goloso sovrano! (grazie alla mia amica Paola e a Stefan B. per la traduzione :-)))) ) Ci sono diverse versioni di questa leggenda anche in Alsazia con poche variazioni dei personaggi....
Il carnevale contro la quaresima. - P. Bruegel 1559
particolare della Quaresima





La rappresentazione forse più nota dei Prezel è in un quadro di Pieter Bruegel del 1559 "Streit des Karnevals mit der Fastenzeit" (Il Carnevale contro la Quaresima") dove, in basso a destra la Quaresima è rappresentata su di un carro con un cesto di pane quaresimale, i prezel appunto, che nella loro semplicità ben si adattavano al periodo, oltre ad avere una forma che richiamava quella della Santa Trinità.
The Baker, (1681) Job Adriaensz Berckheyde (1630-1693)
L'ultima storia sulla nascita dei prezel riguarda quelli salati bavaresi : sembra che questi siano la creazione involontaria di un fornaio di Monaco di Baviera, tale Anton Nepomuk Pfannenbrenner. Il signor Nepomuk lavorava nella prestigiosa Kaffehaus Königliches (Caffetteria Reale) ed era colui che si occupava della preparazione dei prezel dolci. Un giorno del febbraio 1839, il signor Pfannenbrenner (il cui nome è già una garanzia! Mi pare che significhi bruciatore di pentole) scambiò distrattamente la soluzione di sciroppo di zucchero che solitamente usava, con una di acqua e soda caustica e la usò per la cottura dei suoi dolci. Incredibilmente, i clienti del prestigioso caffè non solo non morirono, mangiandoli, ma anzi, apprezzarono moltissimo l’improbabile miscuglio di sapori ed è così che nacque il prezel bavarese.
...E sapete che perfino Keplero nel suo Astronomia Nova 1609 scrisse "....ma piuttosto in modo simile ad un pane quaresimale, (panis quadragesimalis) come mostra il prossimo diagramma."
Ed eccolo il diagramma in questione.... in effetti ricorda un prezel....
Queste sono le storie principali che ho raccolto qua e la , girando in rete e avvalendomi anche per la traduzione dal tedesco dei miei due gentilissimi amici Stefan e Paola.
Naturalmente, c'è tutta una lunga storia anche riguardante i prezel di oltre oceano... anche in questo caso in molti si contendono il primato della importazione... ma questa è un'altra storia... :-)
La spiegazione della seconda parte del titolo "e le streghe di Halloween" arriverà oggi pomeriggio e spero lo troverete divertente e "interesssssssantemente pauroooosoooo"...
Per quello che riguarda la ricetta che voglio proporvi è anch'essa una ricetta storica. Mi è arrivata direttamente da un'altra mia cara amica, Silvia, che a sua volta la ebbe, quando abitava a Monaco di Baviera, da una gentile signora ottuagenaria, Frau Thum, sua vicina di casa. La signora, mossa a compassione dalla golosità di Silvia, le rivelò la ricetta che lei usava  per preparare i Prezel quando era la governante di Karl Valentin, sfollato fuori Monaco a causa dei bombardamenti
Per chi non conoscesse Herr Valentin, è stato un cabarettista, attore teatrale e produttore cinematografico tedesco, che ha avuto una influenza significativa sulla cultura tedesca al tempo della Repubblica di Weimar, come ci informa Wikipedia. Qui la sua ricetta preferita :

I Brezen di Karl Valentin
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domenica 30 ottobre 2011

E chiudiamo in bellezza: i profiteroles di Teresa



...che è tornata dal suo meraviglioso viaggio di nozze e ha subito coinvolto il suo novello sposo, nell'MTC: viste le sorti degli altri mariti, gli è andata di lusso: non si è dovuto cimentare i riparazioni della siringa con la tettarella del biberon, non ha dovuto vegliare sul forno fino a tarda notte, non è stato costretto a tenere ferma la ciotola, che non sia mai che si imbianchino le pareti di pasta choux. Lui, si è limitato ad esprimere un desiderio e a vederlo esaudito, in men che non si dica, con questo trionfo di profiteroles che vedete nella foto. A Teresa, il nostro solito grazie e tutti gli auguri di questo mondo. Al novello sposo, la stessa vagonata di cose belle, più una: benvenuto nel club :-)))

Ricordate Bubba, l’amico di Forrest Gump nell’omonimo film, quando inizia ad elencare ad oltranza tutte le specialità che si possono realizzare con i gamberi? Beh, la stessa cosa è successa a me quando ho letto il tema dell’MTC di ottobre proposto da Stefania! Ho iniziato a snocciolare una vagheggiante tiritera a proposito di farcie e coperture dolci, salate, probabili, estreme, di questa terra e anche un tantino marziane..
Dopo un po’ però questa abbondanza di possibili scelte mi ha creato un momento di stallo decisionale per surriscaldamento cerebrale …
L’illuminazione mi proviene dal “novello sposo” che, con aria da gatto con gli stivali di Shrek, mi dice: “me lo fai un profiterole classico classico con tanta panna?” Come dirgli di no!
Mi sono concessa solo due minime variazioni sul tema: per la copertura ho alternato cioccolato fondente e cioccolato bianco (più per l’effetto visivo che per il gusto) ed ho aggiunto alla crema di farcitura (una classica pasticciera) un cucchiaino di aroma alla zuppa inglese che al marito-gatto con gli stivali piace molto.
I bignè li ho fatti con la ricetta proposta da Stefania, utilizzando una doppia dose per ottenere circa 24 bignè:
46 ml di acqua
10 ml di latte
66 gr di burro
70 gr di farina
2 uova
Un pizzico di sale.

Per la crema ho utilizzato:
5 uova (delle galline della suocera!), 500 ml latte, 2 cucchiai di maizena, 100 gr zucchero, 1 cucchiaino scarso di aroma “zuppa inglese”, semi di vaniglia.
La ganache di copertura invece l’ho preparata sciogliendo a bagnomaria circa 200 gr di cioccolato fondente con 200 ml di panna liquida e 20 gr circa di burro.
Stesse dosi e procedimento con il cioccolato bianco.
Il risultato è questo: è piaciuto molto a tutti, anche alla suocera che continuerà quindi a fornirmi le uova fresche per le future preparazioni. A presto!
Teresa G.

sabato 29 ottobre 2011

Le tre versioni di Profiteroles di emily



Una delle cose più strane che hanno accompagnato l'emmetichallenge è legata alla nascita di alcuni blog, a cui pare che questo giochino abbia dato impulso. Non so se sia stato detto per bieco compiacimento delle due autrici di MT, ma di fatto nessuno contesta l'affermazione che cimentarsi ogni mese con una sfida via internet, strutturando una ricetta in un post e cimentandosi quindi con introduzioni, fotografie e syling sia stato una spinta verso la nascita di blog personali. Tuttavia, era da un po' che non sentivamo più parlare di questo argomento, complice anche l'accoglienza che i nostri lettori riservano agli "anche no": ne parleremo a conclusione della gara, ma la vera sorpresa di questa tornata sono stati proprio i loro post, gettonati e commentati come mai accaduto in precedenza, a conferma di come ormai qui sopra sia tutti una grande famiglia- e pazienza, se per voi in teoria sarebbe dovuto essere solo un passatempo. Quindi, vi lascio immaginare con quale piacere abbiamo letto la mail di presentazione di questa nostra nuova amica che ha deciso di lanciarsi nella sfida, per muovere i suoi primi passi in questo mondo virtuale. Lei si chiama Emily e, a quanto vediamo, ha tutte le carte in regola per affacciarsi in questo mondo: non solo è brava e fantasiosa, ma riesce anche a parlare di cibo in modo coinvolgente: delle sue tre versioni, una è dedicata alla mamma, una allo scorso MTChallenge e l'ultima è la prova golosa dei risultati della fantasia, quando incontra la legge del "non si butta via niente": in circostante diverse, avremmo commentato con un "ce n'è per tutti i gusti". Ma ora, invece, lo prensiamo come un aperitivo goloso, facendo il tifo per quello che verrà!


venerdì 28 ottobre 2011

Masterchef - sesto episodio (seconda parte)

MasterChef


Prova in esterno: o meglio, in interni color crema, appena screziati dal fucsia delle orchidee che si riflette sull'argento delle suppellettili, in un ambiente di grande eleganza, perfettamente intonato al tema dell'alta cucina. L'anfitrione è l'ambasciatore australiano, che accoglie la sgarruppata squadra di Masterchef in infradito, camicie scozzesi, TShirt imbarazzanti e i soliti capelli al vento senza fare una piega. Neppure reagisce quando Cracco sciorina regole e menu con un tono che avrebbe fatto invidia ad una prefica ad un funerale e riesce pure a trattenersi dall'ordinare a Barbieri , in imbarazzante cravattino e giacca chiara, di ritirare i cappotti degli ospiti e offrir loro qualcosa da bere. La brigata, dal canto suo, si rivela all'altezza: Danny esordisce, dicendo di non avere mai visto un ambasciatore da vicino (sic) e Luisa commenta l'odore di pulito, "tipico delle case di lusso". Per il resto, è tutto un annuire convinto, alle parole dell'ospite, indizio infallibile di un'altrettanto incrollabile verità: non hanno capito una cippa.


Masterchef- sesto episodio (prima parte)

MasterChef

Si increspano le acque, attorno alla nave  di Masterchef, con un equipaggio che acquista sicurezza, a mano a mano che vede avvicinarsi la meta e tre comandanti che sembrano divertirsi a cambiare la rotta, forti di una consapevolezza altrettanto chiara di chi arriverà in fondo e chi no. A sparigliare ulteriormente gli equilibri, intervengono i meccanismi del gioco, sempre più stritolanti , sempre più impietosi: cadono teste coronate, l'esercito è abbandonato alla sorte della propria vigliaccheria e i giullari, al solito, sono gli unici capaci di puntare dritto al cuore della verità. Uno spaccato dell'umana società, un ripetersi di una storia, una lente puntata sulle dinamiche che regolano l'agire degli uomini- e guai a dire che è solo una gara di cucina...

giovedì 27 ottobre 2011

I limoni di Monterosso

Di Daniela

Eugenio Montale : I limoni

 Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.


Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.


Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.


Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità. 

Foto di Ema Orellana
Quando si ama un luogo, lo si fa allo stesso modo in cui si ama qualcuno: senza condizioni, indipendentemente da anni, lontananza, età, eventi. Lo si ama per sempre, anche se non ci sei nato, perchè rimane nel cuore, resta "il paese dell'anima". E lo si capisce  molto bene soprattutto quando viene ferito e si ha paura di perderlo, proprio come una persona. Questa poesia, "I limoni", scritta da chi ha molto amato Monterosso, la offro a chi lo ama ora, ferito, travolto ed in ginocchio.
Buona giornata a tutti

Dani

mercoledì 26 ottobre 2011

La Macedonia di Profiteroles di Fabiola


Forse non tutti sanno che nei giorni immediatamente precedenti al disvelamento della ricetta della sfida, avevo spalmato un po' di indizi rivelatori. Va da sè che fossero difficili, perché sennò sarebbe finito il (mio) divertimento, che invece è durato parecchio e in un caso si è trasformato in sgodazzamento puro- vale a dire con la storia del piccione, dei piselli e delle palline. Si trattava di una citazione tratta dal Gargantua e Pantagruel di Rabelais, che contiene una delle prime menzioni del profiteroles, in origine una sorta di panino di pasta choux, solitamente ripieno di carne. Le "palline" della traduzione, quindi, erano il vero indizio, che però è stato colto da pochi. I più, infatti, si son fatti ingannare dal piccione- e giù "io passo", "no-il-piccione-no", conditi dai soliti "ale te possino", che ormai son diventati come il prezzemolo, da tanto van bene dappertutto.


Blondies&Brownies per The Hummingbird Bakery e..... ABBIAMO VINTOOOOOOOOOO!!

Collage di Brownies

Sì, lo so, lo so, lo so: non è così che si fa. Nel senso che, quando si vince, bisogna aver più stile di quando si perde. E quindi, contenere le emozioni, far vedere che sì, ok, si è felici, ma le gioie che ci interessano sono ben altre e, a questo punto, far partire un florilegio di citazioni da salotto, dai classici che non tramontano mai ("per noi, l'essenziale era partecipare") alle ultime perle di saggezza contemporanea ("sappiamo di aver fatto qualcosa di buono, di molto buono. Ma ora guardiamo avanti"). E questo vale soprattutto se, al contest a cui si è partecipato, hanno dato il loro contributo anche alcuni dei tuoi amici più cari, che magari sono arrivati in finale come voi e magari un pensierino avrebbero anche potuto farlo, su questa vittoria.


martedì 25 ottobre 2011

Di ragnatele e ragni 2 ....

Di Daniela

Rieccomi con la seconda parte delle idee su ragnatele e ragni per Halloween. Questa poi è un'idea di ancor più semplice realizzazione dell'altra! Si tratta di creare dei ragnetti con del cioccolato fondente, da lasciare soli, su un piatto al posto dei più banali cioccolatini "di tutti i giorni", oppure da utilizzare come decorazione su un dolcetto per una merenda un po' più inquietante, adatta all'occasione.
Per la tortina da decorare, come al solito, potete far ricorso a tutta la vostra fantasia : potete creare cupcakes, muffins al cioccolato, o a qualunque gusto vi piaccia o creare una torta intera, decorandola con tanti ragnetti tipo, tanto per non smentire la nostra conoscenza già più volte testata di Harry Potter, tipo Aragog e figli....
Bando alle ciance partiamo con il nostro
Aragog di cioccolato fondente

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Come diceva una pubblicità di qualche tempo fa, questa idea ha la lista ingredienti più corta del mondo, perché si può senza dubbio limitare a :
1 tavoletta di cioccolato fondente al 70%  e, opzionale,
un po' di zucchero.

Di ragnatele e ragni.......e di Halloween!

Di Daniela
Scroll down for English version

Lo so , ne parliamo tutti gli anni della faccenda di Halloween:  e tutti gli anni ci ripetiamo che non è una festa che sentiamo, perché non ci appartiene, legata com'è al mondo anglosassone. Ma tant'è, non si può negare che i bimbi ne rimangano affascinati, né possiamo evitare le feste che ogni anno qualcuno degli amici o dei compagni di scuola, organizza per l'occasione, o  ci piace semplicemente cedere al  piacere di creare una merenda un po' più "terrificante" per i nostri ragazzi, o bimbi, o anche adulti, perché no.... Due anni fa eravamo partite con i fantasmini, l'anno scorso ci siamo divise tra un paio di occhi di drago (Ungaro spinato, ovviamente) e  le scopette di strega (Nimbus 2000 , altrettanto ovviamente!), con annessa strega ovviamente ..... Quest'anno, invece, partiamo da qualcosa di molto semplice da poter creare in casa, in qualunque momento con ciò che abbiamo sottomano sempre e cioè zucchero, cioccolato fondente (70%) e acqua.
Perciò per la gioia di piccoli di ogni età partiamo con le
Ragnatele al caramello
da un'idea di Martha Stewart del 2004
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Ingredienti
220 gr di zucchero semolato
3 cucchiai di acqua

lunedì 24 ottobre 2011

Ma grande Noraaaaaaa- Gli Spatascio-Roles!!!!

"Non ce la posso fare, ti prego, stavolta no"- era il tenore delle suppliche di Nora, appena pubblicata la ricetta della prossima sfida. "Mai fatto un bignè tondo in vita mia, ti prego, esentami con tanto di benedizione e andiamo al mese prossimo", continuavano le litanie. Ma figuriamoci se, qui sopra, ci si fa intenerire. O meglio: figuriamoci se ci si fa intenerire dalla Nora, della quale ormai conosciamotutto il potenziale, specie dopo averla apprezzata al meglio nella ormochat del mercoledì. E quindi, bisognava insistere. Lo abbiamo fatto e stasera ce ne godiamo i frutti, visto che questo "spatascio-roles" è tale solo nel nome: per il resto, è una gran ricetta, raccontata con tutta la simpatia di cui Nora è capace, accresciuta per l'occasione dal tifo di Andrea, il suo bambino, al  cui palato  dobbiamo la capitolazione finale della mamma. Quindi, non cogliete l'invito finale di chiudere gli occhi, ma apriteli bene- e non perdetevi neanche una virgola di quello che segue...


Una pessima annata. E un favoloso Bonet. E una novità...

pranzo formaggi Ale (31)

"Signora, se ancora dovessimo vivere solo dei prodotti della terra, questo sarebbe un anno di carestia". 
Sono queste le parole che hanno sugellato l'infruttuosa missione materna nel paesino del Cuneense che, da anni, ci rifornisce di castagne, marroni e noci. Che stavolta, oltretutto, mia madre si era pure offerta di sbucciare/sgusciare, sbollentare/tostare, dando la stura alla realizzazione di una serie infinita di ricette meravigliose, il cui unico ostacolo, per la mia innata pigrizia, erano appunto i fastidi dei preliminari richiesti per rendere commestibili questi frutti. 
E invece, niente. 
Missione fallita.

Bonet


pranzo formaggi Ale (31)


Originario delle Langhe- del Monferrato, per la precisione- ma diffusosi ben presto in tutta la regione, il Bonet ha origini antichissime: è citato nelle liste delle portate dei banchetti delle corti minori del XIII secolo, in una versione che non prevedeva il cacao (la scoperta delle Americhe era di là da venire) ma solo una base di mandorle e nocciole, contenuta negli amaretti. Il nome significa “cappello” e più precisamente “berretto da notte”, mentre l'etimologia è incerta: secondo le versioni ufficiali, il Bonet era il nome del recipiente in cui si cucinava questo budino, così chiamato dalla forma arrotondata, che lo rendeva simile ad un copricapo. Secondo altri, invece, il nome gli deriva dal fatto che, essendo un dolce- anzi: “il” dolce, per eccellenza- esso veniva tradizionalmente servito a fine pranzo, a fare da “cappello” appunto all'intero pasto. Quale che sia la vera origine del nome, il Bonèt resta un dolce squisito, che ha resistito alle mode e ai mutamenti del gusto e che, ancora oggi, occupa un posto speciale nei menu dei ristoranti del Piemonte e nei ricettari domestici, nelle solite numerosissime variazioni : quella prescelta è una via di mezzo, fra le più antiche, ricchissime di uova, e le più moderne, più leggere.

domenica 23 ottobre 2011

MTC: una parte per il tutto :-) Il TORO di Cristina- ovvero profiteroles alla crema di zucca e fonduta al tartufo

Ve la ricordate, la macedonia delle dite incrociate della sfida precendente? Bene, possiamo scoglierle, finalmente e lasciare che le nostre mani tornino alle loro normali funzioni. Perchè la missione è stata compiuta e Cristina ha passato l'esame da guida turistica. Va da sè che mi piacerebbe pensare che le abbiamo portato fortuna, se non fosse che non è vero: perchè questo diploma Cristina se lo strameritato, sudando sui libri e per le strade della sua città, ispezionando monumenti, digerendo nomi e date e pure in più lingue, con la tenacia e la grinta  tipiche di  chi decide di dare una svolta alla propria vita quando per tutti è solo un rettilineo, quello che ti resta da percorrere. Fatto di impegni, di doveri, di priorità- e di sguardi critici, che non comprendono il desiderio di cambiare, di fare qualcosa di diverso, che sia non solo per gli altri, ma, una tantum, anche per noi. Io, per queste donne, che restano madri, lavoratrici, persone sempre al servizio di tutti e che sono ancora capaci di convogliare la loro vitalità e il loro entusiasmo sul binario del cambiamento, faccio un tifo sfrenato. Così sfrenato che poi mi commuovo, quando sento che ce l'hanno fatta. E poi mi esalto, all'idea che da ora in poi Milano sarà anche la città di Cristina, di una donna coraggiosa, tenace e sempre positiva- e che magari me la guarderò con lei. 
E magari potremmo anche farci un MTChallenge tour, cosa ne dite?


sabato 22 ottobre 2011

L'indice aggiornato di tutte le ricette!


"Tutte" è un'esagerazione perchè, conoscendomi, qualcosa mi è di sicuro scappato. Però la maggior parte è presente, bella catalogata, bene in ordine. E quindi, se vi va di divertirvi a dare un'occhiata alle cose che abbiamo prodotto in questi quasi due anni e mezzo di blog, potete fare un salto qui. Non prima di esservi messi comodi, però :-)
buon fine settimana
ale

venerdì 21 ottobre 2011

Masterchef- 5° episodio, II parte- e ve la dò io, l'Ormo-chat!

MasterChef


Prova in esterno: "ma è Genova?" si chiedono le indigene dell'ormo chat, a mano a mano che la telecamera inquadra gli spalti del Ferraris. "Sì, è Genova" commenta il marito, al quale viene improvvisamente in mente che un suo amico glielo aveva detto, "che ci sarebbe stata la troupe di Masterchef, allo stadio". La tragedia domestica è evitata dallo strafalcione della speaker - lo stadio di "marassi"- prontamente corretto da super Cracco, che lo ricorda sempre come il Luigi Ferraris. Quando poi nomina il Genoa prima dell'altra squadra, pronunciandolo pure in modo corretto G-E-N-O-A e non Genova, come ci tocca sempre sentire, gli ho perdonato la moglie, le figlie e pure l'accenno di pancetta che, bontà loro, mi fanno notare i maschietti della ormo chat /pure quelli ad honorem, via sms). La sfida consiste nel far mangiare verdure ai pulcini di entrambe le squadre ed Anna, da vincitrice, sceglie i componenti del suo team. Al solito, di qui i più bravi, di lì gli sfigati- e il tifo va ovviamente per chi parte in salita. Sceglie il vincitore il rigorista delle due compagini, in maglia rossoblu,  che centra la porta con un tiro da campione che ci rende edotti di due cose: la prima, è che, per una volta, i favoriti non vincono. La seconda, che il ragazzino è già del Milan...

Masterchef- quinto episodio

MasterChef

Veloci, che stamattina è già tardi....

Lugete Veneres Cupidinesque: l'anteprima della Ormo-chat si apre con le immagini inedite, di quelle che mai avremmo voluto vedere, della moglie di Cracco (una) e dei figli di Bastianich (tre). L'ormone parte comunque, ed è una partenza di gruppo, alla vista della cucina di Bastianich, che apre uno spiraglio di speranza nel muro del rassegnato "non ci resta che bruno". I bambini di Bastianich sono belli, biondi e felici (e non scrivo "te credo", perchè sento come un coro alle mie spalle) La moglie di Cracco è carina, spigliata e compensa i centimetri che le mancano per arrivare alla spalla del marito con un paio di tacchi da paura. Come dire, che qualcuno di nostra conoscenza non ce l'ha di nuovo fatta, ad arrivare prima...

giovedì 20 ottobre 2011

Sformatini di pere ai formaggi ... e qualche accenno di storia

Di Daniela

Non vi darò informazioni pratiche sulle pere, sulla loro coltivazione o altro. Per queste ed altre notizie interessantissime, vi rimando al blog di Dana e in particolare ai post sulle pere Williams Bon Chretien interessantissimo , con richiami storici al Re Sole e quello di oggi sulle pere Kaiser
Natura morta con fruttiera di vetro colma e vasi;  70 a.C. circa
 Vi parlerò solamente tramite le parole del divino Omero che nell’Odissea cita l’albero di pero in due splendidi orti-giardini : uno quello meraviglioso,  quasi favoloso,  del re Alcinoo e l’altro, quello ad Ulisse infinitamente più caro, a Itaca, di suo padre Laerte, che ritrova vecchio e stanco a lavorare vicino ad una alto pero, e dove gli ricorda le loro passeggiate di tanti anni prima …. 
" Vicino alle porte, fuori dal cortile, c'era un giardino grande quattro iugeri circondato da siepi. Alberi alti la crescevano e c'erano peri, granati, fichi e meli e olivi pieni di olive. Dagli alberi non cadeva nessun frutto, né appassiva né s'infiacchiva; lo Zefiro fa crescere i frutti e li fa maturare. Il frutto matura sull'altro, la pera su pera, il grappolo su grappolo, il fico su fico. Là c'era anche una vigna piena di grappoli; alcuni si seccano al sole, altri vengono vendemmiati o pigiati; alcune uve acerbe fioriscono, altre scuriscono. Verso la fine del giardino crescevano ogni sorta d'ortaggi di colore verde lucente. Da due fonti scaturisce l'acqua, da una si propaga in giardino, dall'altra vi attingono le genti del popolo. "  
(Odissea, libro VII,  il giardino di Alcinoo)
"Tosto che Ulisse l’avvisò dagli anni Suoi molti, siccom’era, e da’ suoi molti Mali più ancor, che dall’età, consunto, Lagrime, stando sotto un alto pero, Dalle ciglia spandea. Poi nella mente Volse e nel cor, qual de’ due fosse il meglio, Se con amplessi a lui farsi e con baci, E narrar del ritorno il quando e il come, O interrogarlo prima, e punzecchiarlo Con detti forti risvegliando il duolo, Per raddoppiar la gioia; e a ciò s’attenne." 
Odissea, Libro XXIV
"Fanciullo io ti seguìa con ineguali Passi per l’orto, e or questo árbore, or quello Chiedeati; e tu, come andavam tra loro, Mi dicevi di lor l’indole e il nome. Tredici peri a me donasti e dieci Meli e fichi quaranta, e promettesti Ben cinquanta filari anco di viti, Che di bella vendemmia eran già carche: Poiché vi fan d’ogni sorta uve, e l’Ore, Del gran Giove ministre, i lor tesori Versano in copia su i fecondi tralci". 
Odissea, Libro XXIV

Questo frutto già noto in tempi così antichi ha continuato ad essere coltivato ed apprezzato, passando attraverso colture in Magna Grecia e poi in Roma antica (Plinio nomina almeno 40 “cultivar” (come dire “razze di una specie animale realizzata con la domesticazione e la selezione” insomma, simile a “varietà”) fino ai giorni nostri, e alle innumerevoli varietà estive ed invernali dei giorni nostri: l’unico periodo in cui la pera perse un po’ del favore di cui aveva sempre goduto è stato il medioevo, dove addirittura veniva indicata , “secondo la scuola salernitana attorno all'anno mille [come] nociva perché reca malinconia agli ammalati, donde "senza vino le pere son veleno".” (Da http://www.dooyoo.it di Marina 1987) Ma dal 1600 circa la sua coltivazione riprende vigore e i coltivar aumentano in tutta Europa in particolare Inghilterra Francia Belgio. Grandi pittori le hanno dipinte da Caravaggio

mercoledì 19 ottobre 2011

il Filetto alla Wellington di Gordon Ramsay per The Receptionist di Ottobre

Collage di filetto

Antefatto numero 1:
è dai tempi del famoso contest di Hart to Hart che non ci perdoniamo la mancata partecipazione. Era un momentaccio per entrambe e davvero ci è voluto un rendez vous di tutte le calamità sopra le nostre teste per impedircelo ma tant'è, ci siamo rimaste male. E non solo e non tanto per il contest in sè- che era talmente azzeccato da aver battuto non so quanti record di partecipazione- ma soprattutto perchè c'era di mezzo Flavia.

Il filetto alla wellington

Il Duca di Welington - F. Goya
Ancora una volta la nobiltà e la eleganza di un personaggio storico di primo piano entrano a far parte della storia della cucina: ma questa volta, in modo atipico. 
Il nostro personaggio di oggi infatti non è un gran gourmet, né un semplice appassionato o un amante della buona tavola: anzi, i suoi chef spesso lo abbandonavano, seccati e frustrati dal non poter mai dimostrare il loro valore, dati i gusti “banali” del loro datore di lavoro, e dall'impossibilità di tentarlo con preparazioni originali, per la sua indifferenza ai sapori.
Stiamo parlando del celeberrimo Duca di Wellington, eroe dell’Inghilterra Vittoriana, l’uomo che ha contribuito a guidare e segnare i destini d’Europa per molto tempo.



martedì 18 ottobre 2011

Pumpkin Meringue Pie- e finalmente, lo Starbook del mese è...

pumpkin meringue pie

La Hummingbird Bakery, al 133 di Portobello Rd., fa parte di quella Londra che non mi appartiene. E' solo una questione di tempo, sia chiaro, perchè quando, nel 2004, Tarek Maluf decise di aprire qui questo delizioso negozio di dolci americani io risiedevo stabilmente da questa parte della Manica da molti anni- troppi per non provare rimpianti per una scelta sbagliata che mi aveva allontanato per sempre dalla città che amo di più al mondo. Tornarci di continuo non è la stessa cosa ma aiuta e, quanto meno, non ti fa del tutto perdere il filo di una metropoli che cambia, con una velocità impressionante e che, nello stesso tempo, sa fermarsi, quando pesca dal mazzo una carta vincente.


lunedì 17 ottobre 2011

VOJTĚCH KUBASTA', magie di carta di un artista praghese

Di Giorgia

VOJTĚCH KUBASTA' magie di carta di un artista praghese

KUBASTA

Eccomi a svelarvi l'arcano che stamani vi abbiamo proposto : sabato, infatti, è stata inaugurata a Genova una mostra tra le più originali e particolari che si possano immaginare: infatti al museo di sant’Agostino sono esposte le opere di VOJTĚCH KUBASTA', un artista conosciuto innanzitutto per i suoi libri pop-up, quei meravigliosi libri che hanno reso così piacevole per milioni di bambini di tutto il mondo la prima lettura. E’ stata una invenzione concepita nella sua città di elezione, Praga, mentre giovane architetto, iniziava una carriera da illustratore di libri e disegnatore di pubblicità.

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E’ del 1956 la sua prima edizione di “cappuccetto rosso” tridimensionale… da quel momento non si è più fermato e i suoi libi sono stati pubblicati in tutto il mondo, insieme a presepi, illustrazioni, cartoline e depliant pubblicitari che lui architetto, pittore, illustratore, insomma artista a tutto tondo ci ha regalato in più di mezzo secolo,

Vojtech Kubasta. Magie di carta di un artista praghese

Questa genovese è la prima mostra italiana a lui interamente dedicata: un’occasione preziosa per tornare bambini ammirando lavori che raccontano un mondo meraviglioso creato per dare gioia anche ai più piccoli, oltre a permetterci una “sbirciatina” privilegiata ad una parte della storia della Cecoslovacchia.
«Picasso disse che ogni bambino è un artista - scrive il curatore del Museo di Sant'Agostino Adelmo Taddei nell'introduzione al catalogo che accompagna la mostra - e che il problema è come rimanere tali crescendo. Un amico di Vojtěch Kubasta commentò: "Vojtì era un bambino. Io spero che, grazie a questa mostra, un po' di "bambinitudine kubastiana", un po' del suo sguardo incantato ed acuto, sempre divertito e paziente penetrino nell'animo dei visitatori».
Alla mostra è affiancato un bel catalogo, edito da Edizioni Giacché . La Spezia.
Listener
La mostra è organizzata da:
Comune di Genova, Settore Musei, Museo di Sant'Agostino;
Provincia di Genova , Assessorato alla Promozione Culturale , Centro Sistema Bibliotecario;
Comune di Genova - Sistema Bibliotecario Urbano, Biblioteca Internazionale per Ragazzi "E. De Amicis"

Dal 15 ottobre fino al 12 novembre nelle sale del Museo Sant’Agostino in Piazza Sarzano 35 a Genova.
Apertura: martedì-venerdì dalle 9:00 alle 19:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00.
Per informazioni o per prenotare visite guidate per le scuole contattare: museosagostino@comune.genova.it –
tel. 010 2511263 oppure cbs@provincia.genova.it – tel. 010 5499 771 / 772

E' necessaria la prenotazione. INFO: 010 5499771 o curletto@provincia.genova.it

sabato 29 ottobre, a partire dalle 16.30 - Visita guidata per bibliotecari, librai, insegnanti, illustratori e… adulti curiosi a cura di Donatella Curletto, Ufficio Cultura e Beni culturali, Centro sistema bibliotecario della Provincia di Genova.

Budino di castagne al caramello con sciroppo di zenzero

Di Daniela


Vojtech Kubasta. Magie di carta di un artista praghese

"[...] Quanto a me, nuotai affidandomi alla fortuna, mentre il vento e la corrente mi spingevano avanti. Di tanto in tanto lasciavo scendere verso il fondo le gambe, senza riuscire a toccare. Quando ero ormai sfinito e incapace di lottare sentii che toccavo, mentre la burrasca si era un po' placata. Il pendio del fondale era così dolce, che mi ci volle un miglio di cammino prima di raggiungere la riva e calcolai che a quell'ora dovevano essere le otto di sera. " da I viaggi di Gulliver  di J. Swift

Rassicuratevi, non ho intenzione di trattarvi da bambini :-)...Voglio solo incuriosirvi un po 'nell'attesa del post di oggi pomeriggio dove Giorgia vi accennerà alla nuova ed originale mostra in corso a genova in questi giorni, inaugurata sabato scorso.  Giusto un piccolo anticipo: si parlerà anche di favole e di libri......

Budino di castagne con sciroppo di zenzero
da La cucina del Corriere della Sera di ottobre

budino di castagne


domenica 16 ottobre 2011

Tremoooooooooooooooooooooo- MIA SORELLA all'MTC!!!!

berta

"Ale, cos'è quel giochino che fate sul blog... quello dei profiteroles, me lo spieghi? Perchè ho trovato la mia ricetta e volevo portarli ad una cena e ho visto che fate una specie di sfida proprio su questo...ma ci sono delle regole o basta farli, così, e poi al resto ci pensi tu? Insomma, me lo spieghi?"
...la sventurata rispose...

MTC- I Profiteroles di Valeria





La scorsa volta, complice un dessert alla frutta con cui non riuscivano ad andare d'accordo, hanno passato: e, anche se è il regolamento, anche se una volta si può, anche se senza Giorgio & Valeria una tantum non muore nessuno, a noi sono mancati. Ci è mancata quella cucina di talento declinata nei toni bassi di chi l'enfasi un po' la detesta, per carattere, e un po' la trova superflua, visto che mai come nel loro caso basta il primo boccone per sentirsi in testa la musica del paradiso. Stavolta, però son tornati, con Valeria al forno e ai fornelli e Giorgio nella inedita versione di idrovora umana: il che ci dà un indizio, sulla sua prossima invenzione...


sabato 15 ottobre 2011

Starbooks- il punto della situazione

starbooks


Qui si comincia ad essere orgogliose. Ma di brutto...
Perchè la Biblioteca sta crescendo di giorno in giorno, ampliandosi nei titoli e nelle ricette e tutto questo grazie ai vostri contributi, che stanno arrivando sempre più numerosi. Parliamo a ragion veduta perchè, al momento, le Grandi Assenti siamo noi: con tutta che le ricette non d'autore di questo blog sono la netta minoranza, non abbiamo ancora provveduto ad inserire quasi nulla. Ma ci ripromettiamo di farlo in breve, magari a spizzichi e bocconi, considerato che la precedenza viene data al vostro lavoro e il tempo, al solito, è quello che è. 

Vi aggiorniamo comunque sullo stato dei lavori e cerchiamo di chiarire alcuni dubbi, a mano a mano che li sollevate.

venerdì 14 ottobre 2011

Masterchef- quarto episodio

MasterChef

Cos'è successo, la scorsa settimana, nella cucina di Masterchef? Cos'hanno mangiato-bevuto-respirato i giudici e i concorrenti per trasformarsi nel giro di pochi giorni gli uni in animali da palcoscenico e gli altri in una brigata di cucina quasi perfetta? Quelle della ormo-chat se lo son chieste per l'intera durata del quarto episodio, di fronte alla sempre più scaltrita padronanza dei tempi televisivi di Cracco, alla naturalezza di Barbieri, alla veemenza contenuta di Bastianich. E, soprattutto, di fronte alla incredibile trasformazione degli sfidanti, che hanno sfornato piatti più che dignitosi, lavorando con fantasia, sicurezza e competenza. Tutto perfetto, quindi? Assolutamente no, è la risposta: e se volete i dettagli, mettetevi comodi, che cominciamo.

giovedì 13 ottobre 2011

ORO. Dai Visconti agli Sforza

di Giorgia


ORO. Dai Visconti agli Sforza.
Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano



Dal 30 Settembre al 29 Gennaio il museo Diocesano ospita la mostra dal titolo ORO dai Visconti agli Sforza, curata da Paola Venturelli, in occasione della celebrazione del primo decennale di attività del museo (2001-2011).

Per la prima volta si può ripercorrere la storia dell'oreficeria del Ducato di Milano, tra il XIV e il XV secolo, in una esposizione. Attraverso questo percorso di 60 opere provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private italiane e internazionali, si possono ammirare smalti, oreficeria sacra e profana e codici miniati di enorme valore. La mostra infatti punta molto sulla eccezionalità dell'esposizione, visto che, in virtù della loro fragilità, molti dei pezzi proposti escono per la prima volta dal museo che li conserva. La sua particolarità e prestigio  vengono anche sottolineati dal fatto che sia stata realizzata col patrocinio della Provincia di Milano, col contributo di Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Fininvest, PUBLITALIA '80 e dalla Banca Popolare del Commercio e dell'Industria.

La mostra, che inaugura il decennale del Museo Diocesano, deriva da moltissimi studi che trovano il loro punto focale nella grande esposizione del 1958 a Palazzo Reale dedicata all'Arte lombarda dai Visconti agli Sforza, curata da Alberto Dell'Acqua. Quello che veniva fuori da tutti questi studi era l'impossibilità di distinguere in maniera netta la produzione artistica viscontea da quella sforzesca. Cosi, il Museo Diocesano ha voluto riproporre lo stesso tema, apportando modifiche e esponendo opere nuove e rare e dichiarando cosi il suo radicamento nella storia dell'arte lombarda, di cui vuole cogliere la peculiarità e l'incessante aspirazione alla novità e al progresso. Si vogliono così mettere in risalto i valori di uno stile che fa leva sul passato, ma che sa unire il nuovo e l'antico in opere uniche, dove l'attenzione di chi visita si sposta da questioni puramente artistiche a ragioni devozionali, grazie anche all'intervento e presenza di grandi maestri dell'epoca e al loro continuo aggiornamento stilistico.

L'interesse della mostra per le arti decorative di questo periodo costituisce un'occasione suggestiva per ripensare non solo al mecenatismo della corte milanese, ma più in generale al ruolo di Milano in questo ambito, alla ricchezza e alla diversità delle tecniche e dei materiali impiegati per il raggiungimento di una preziosità che è negli intenti e negli ideali prima ancora che nell'oro e negli smalti.


Bottega orafa lombarda (circa 1400; incorniciatura, circa 1884-1897), Medaglione raffigurante la Trinità, oro, smalti, perle; 12,6 cm (diametro totale), 5,9 cm (parte figurata) Washington, National Gallery of Art, Widener Collection


Michelino da Besozzo (attribuito) (documentato a Pavia, Milano e Venezia da 1388 a 1450) (Petrus de Castelleto) Sermo in exequiis Johannis Galeatii ducis Mediolani datato (f. 1r) "MCCCCII, XX octobris Mediolani", membr., 376 × 242 mm, cc. 1+12 Parigi, Bibliothèque Nationale de France


Bottega lombarda (1495; fine del XVIII - inizi del XIX secolo [pergamena dipinta]) (Gasparo Visconti) Canzoniere per Beatrice d'Este; pergamena purpurea; legatura: metallo dorato, argento, smalti, 12,2 × 9,6 cm Milano, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana


INFORMAZIONI

ORO dai Visconti agli Sforza
Smalti e oreficeri nel Ducato di Milano
Milano, Museo Diocesiano (Corso di Porta Ticinese,95)
30 Settembre 2011 - 29 Gennaio 2012

dal martedi alla domenica, 10 - 18, lunedi chiuso
Ingresso : intero 8 euro , ridotto 5 euro
Per informazioni 0289420019
info.biglietteria@museodiocesano.it
www.museodiocesiano.it


Involtini di vitello ai pistacchi

 Di Daniela

Tra poco, un mese circa, partirà la mostra di cui vi aveva parlato Giorgia nello scorso aprile, organizzata da Linea d'ombra qui a Genova, al palazzo Ducale per l'esattezza, e che vale assolutamente la pena di essere vista, data l'eccezionalità di alcuni tra i dipinti esposti.

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Lo stesso quadro che viene utilizzato come "biglietto da visita" della mostra, il celeberrimo Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, conferisce un che di straordinarietà all'esposizione, poiché il museo di Boston, presso il quale è conservato, lo ha concesso in prestito solo quattro volte nella sua storia, e questa di Genova è la seconda volta in Europa, dopo quella di Parigi  di circa 10 anni fa.  E poi ci saranno ovviamente Van Gogh, Hopper, Kandinsky, Friedrich, Turner, Church, Homer, Hopper, Rothko, Monet....
Allora, che ve ne sembra?

Involtini di vitello ai pistacchi
da La cucina del Corriere della Sera, ottobre 2011
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mercoledì 12 ottobre 2011

Maialini di pane rosa e würstel

Di Daniela

maialino


Ogni tanto Ale viene colta da raptus : improvvisamente mentre stiamo preparando qualcosa o anche semplicemente pensando di preparare qualcosa, lei è colta da pensieri tipo "E di questo che ne possiamo fare? Come potremmo trasformarlo?" Ed è inutile che io cerchi disperatamente di cambiare argomento o di distrarla; lei mi segue per un po' e poi improvvisamente se ne riesce con un "Si, ok questa cosa va bene così... ma intanto di questo che ne potremmo fare?"  Di solito cedo e mi applico nella pensata: anche perchè se è qualcosa in cui occorre, diciamo, "creare", lei senza un attimo di indecisione dice "ah si si, questo lo devi proprio fare, perchè è bellissimo!" e non importa quante volte io cerchi di spiegarle che non ho affatto una gran manualità e che il più delle volte le mie realizzazioni non sono che pallide copie dell'originale idea: Ale da quest'orecchio non ci sente proprio.... e così io provo e voi dovete subire i miei esperimenti!

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lunedì 10 ottobre 2011

Filetto di maiale alle mele

Di Daniela

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Sono figlia di un appassionato lettore di Tex.... ma non solo: sono moglie, cugina, madre e cognata di grandi estimatori di questo fumetto così amato. Ricordo tanti bellissimi pomeriggi da piccola, a Colle Val d'Elsa, durante il settembre di solito dedicato ai nonni paterni, passati spaparanzati su vecchie amache o a cavalcioni di improbabili cavalcature nel giardinetto di casa, con mio cugino Alessandro e mio papà, intenti a leggere le storie dell'eroico Aquila della notte e dei suoi pards (parola al tempo dal bel suono senza significato per noi piccoletti) indiani e non. Ci immmaginavamo nel deserto, nelle grandi praterie o dovunque ci portasse la fantasia dei Bonelli e dei loro disegnatori.... imparando ad amare il coraggio dei buoni senza tentennamenti e la loro lealtà, e ad odiare i cattivi, sleali e crudeli, ma sempre sconfitti alla fine, chiedendo spesso che ci venissero preparati (in fondo eravamo in toscana...) i famosi menu dei nostri eroi a base di fagioli, bistecche "ricoperte da una montagna di patatine fritte" e carne secca, sostituita degnamente , secondo il nostro giudizio, da salame o fette belle spesse, tagliate a mano, e bianche di sale di prosciutto crudo.... Insomma questo post è un saluto ed un ringraziamento a Sergio Bonelli per tutto quello che ha regalato ai suoi lettori e come Paperino, vestito alla Tex, salutiamo un grande che è stato compagno invisibile di moltissime ore di fantasia, di allegria e di divertimento puro.
Filetto di maiale alle mele
da In cucina con le mele (2004) Gribaudo ed.
arrosto

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